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Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria inaugurazione dell’installazione “Mediterranee. Architettura e Design per Gianni Versace”

Mercoledì 1° aprile 2026, alle 12, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria inaugurazione dell’installazione espositiva “Mediterranee. Architettura e Design per Gianni Versace”, realizzata dal dipartimento di Architettura e Design dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, nell’ambito del programma della mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Roots Tribute”, un dialogo tra architettura, design e spazio museale, reinterpretando l’immaginario mediterraneo del grande stilista. L’installazione è un omaggio a Gianni Versace da parte di giovani futuri architetti e designer che nella sua opera riconoscono e rievocano le visioni delle comuni radici mediterranee. Il tributo prende forma proprio nel luogo che più di ogni altro esprime la sua personale concezione e definizione del passato come “via per il futuro”. All’inaugurazione intervengono Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Giuseppe Zimbalatti, rettore dell’università Mediterranea; Tommaso Manfredi e Consuelo Nava, coordinamento del comitato scientifico e curatoriale; Marinella Arena, Francesco Armato, Alessandra Barresi, Nino Sulfaro e Marina Tornatora, comitato scientifico e curatoriale; una rappresentanza degli studenti coinvolti nel progetto.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, la tavola rotonda “Fondare il futuro: cultura tecnologia e impresa per un nuovo modello di sviluppo in Calabria” promossa da Associazione Civita

Martedì 31 marzo 2026, alle 10, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, la tavola rotonda “Fondare il futuro: cultura, tecnologia e impresa per un nuovo modello di sviluppo in Calabria”, promossa da Associazione Civita, occasione per approfondire il ruolo strategico della cultura come leva di sviluppo territoriale, in dialogo con innovazione tecnologica e sistema produttivo, con un focus sulle prospettive di crescita della Calabria e del Mezzogiorno. Dopo i saluti di Domenico Battaglia, f. f. sindaco di Reggio Calabria; introduce e modera la tavola rotonda Simonetta Giordani, segretario generale Associazione Civita; intervengono Roberto Occhiuto, presidente Regione Calabria; Fabrizio Sudano, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Mario Nobile, direttore generale AgID (in collegamento da remoto); Giuseppe Zimbalatti, rettore università Mediterranea; Andrea Guglielmo, direttore relazioni esterne e comunicazione Philip Morris Italia; Elvira Brunelli, prorettrice università della Calabria; Aldo Ferrara, presidente Unindustria Calabria. Per partecipare è necessario registrarsi al seguente link:
https://www.eventbrite.com/e/fondare-il-futuro-cultura-tecnologia-e-impresa-in-calabria-tickets-1984632793109.

Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide presentazione della nuova campagna di scavo del Siris Project con cantiere aperto, e visita alla mostra “Le dee del grano”

Lunedì 30 marzo 2026, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale della Siritide (Policoro, Mt), porte aperte alle indagini archeologiche del progetto Siris Project 2026 della Humboldt-Universität di Berlino riprese da una settimana. Un’occasione unica per scoprire da vicino il lavoro degli archeologi. Sarà il direttore Carmelo Colelli con Annarita Doronzio e i suoi studenti ad aprire le porte dei cantieri per raccontare obiettivi e novità della campagna di ricerca di quest’anno.  Alle 18, visita guidata alla mostra “Le dee del grano” che presenta anche reperti provenienti dal Siris Project. Prenotazione consigliata al 3336128053. Attività inclusa nel biglietto di ingresso (escluse gratuità di legge).

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi

Copertina del libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi

Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è stato presentato il libro “Dioniso immortale. Il Don Giovanni tra iniziazione e mito” di Domenico Alessandro De Rossi (Tipheret editore). Dopo l’introduzione di Luana Toniolo, direttrice museo ETRU, l’autore ha dialogato con Paolo Ricci, semiologo, e Pier Giorgio Dionisi, musicista, professore di Storia e Filosofia. Per rinvenire ciò che da tempo è rimasto nascosto del Don Giovanni di Mozart è essenziale andare oltre. Un percorso insicuro e non facile, tra ordine e disordine, tra libertà e negazione, tra Eros e Thanatos, tra sacro e profano, tra sublime bellezza e oscenità. Ma il mito ci è compagno con Dioniso l’immortale. Conoscerlo, quando afferrati da un rischioso processo di conoscenza, egli ci mostra un (nostro) rimosso pezzo del Sé. Rispetto alle altre opere non è azzardato definire il Don Giovanni come la più misteriosa tra le opere di Mozart. Proprio per quella sua peculiare dimensione altra, posta sulla soglia della metacognizione, espressione dell’archetipo coperto come tale, che si manifesta a tratti nell’Opera tra le evidenti apparenze comico-drammatiche. Il libro narra di una ribollente vitalità, in parte provocatoria ma solidamente fondata su significati tradizionali che disvelano dimensioni meno note riguardanti sicuramente più il mito e il numinoso, la massoneria e gli Illuminati di Baviera, che non delle avventure di un play boy di campagna della fine del XVIII secolo. Qui Praga: rappresentazione dell’Opera 1787 appena venti mesi dalla Rivoluzione francese, dove con audace incoscienza si anticipa il trinomio: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. Viva la Libertà.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso isola d’Elba”: dal vino in anfora al vino marino, dallo scavo della villa romana di San Marco alla produzione attuale. Ne hanno parlato l’archeologa Laura Pagliantini dell’università di Siena e Antonio Arrighi dell’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro (Li)

L’archeologa Laura Pagliantini dell’università di Siena presenta il vino in anfora, tra archeologia e produzione, sull’isola d’Elba al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

C’è un tipo di vinificazione che viene da lontano e ha radici nella storia antica: è il vino in anfora. E sull’isola d’Elba si tocca con mano questa continuità tra archeologia (con lo scavo della villa di San Marco, divenuta famosa per la cella vinaria) e produzione locale (con vini bianca in anfora). Ma l’Elba è stata anche testimone della sperimentazione del vino marino, il mitico vino dell’isola di Chio, amato da Giulio Cesare. Nel viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia proposto nel convegno archeoVINUM, organizzato dall’università di Bari e presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, non poteva quindi mancare il “caso isola d’Elba”. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo, la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr), e la vigna “archeologica” nel parco archeologico di Pompei (vedi Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso Pompei” dove col progetto “Coltivare la storia” si creerà una vera e propria vigna “archeologica” di 6 ettari con produzione di vino grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio. Ne hanno parlato l’ing. Vincenzo Calvanese e l’arch. Claudia Bonanno del parco archeologico di Pompei, e Ilaria Zanardini, project manager di Feudi di San Gregorio | archeologiavocidalpassato), andiamo a scoprire il caso dell’isola d’Elba: dal vino d’anfora al vino marino. Li hanno illustrati ad archeologiavocidalpassato.com l’archeologa Laura Pagliantini dell’università di Siena e Antonio Arrighi dell’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro (Li).

“Le indagini nel sito di San Marco sull’isola d’Elba, in località San Giovanni”, spiega Laura Pagliantini (UniSi) ad archeologiavocidalpassato.com, “sono state avviate nel 2012 da parte dell’università di Siena e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. Gli scavi si sono protratti per otto campagne nel corso delle quali è emersa una villa romana costruita alla fine del II sec. a.C. straordinariamente conservata. La villa era costruita in argilla cruda, perciò un incendio l’ha distrutta. In un certo senso questo incendio l’ha praticamente conservata intatta.

Elaborazione grafica della villa di San Marco sull’isola d’Elba a cura di M.T. Sgromo e C. Mendolia (foto graziano tavan)

La villa era articolata in una serie di stanze al piano inferiore dedicate alla preparazione degli alimenti, alla conservazione delle derrate alimentari, e una serie di stanze invece poste al piano superiore riservate al soggiorno dei proprietari quando venivano sull’isola d’Elba. Si tratta di stanze riccamente affrescate e affacciate verso il mare. Le stanze che sono poste al piano terra gravitavano attorno a quella che noi chiamiamo la cella vinaria, che era una stanza caratterizzata con cinque dolia a fossa interrati che servivano alla conservazione del vino.

Villa romana di San Marco sull’isola d’Elba: cantina con dolia (foto graziano tavan)

Il ritrovamento di questi dolia è stato eccezionale sia perché erano eccezionalmente conservati ma anche perché abbiamo recuperato su alcune pareti dei numerali incisi che ci hanno indicato approssimativamente la capacità contenuta, quindi circa 1600 litri per dolio, ma soprattutto abbiamo recuperato il nome del produttore di questi orci, quindi rivelando una proprietà all’isola d’Elba della gens Valeria.

Villa romana di San Marco sull’isola d’Elba: cantiere aperto al pubblico (foto graziano tavan)

“Quello che abbiamo cercato di raccontare oggi – continua Pagliantini – è che al di là del cantiere, nato come uno scavo universitario destinato alla formazione degli studenti, quello che intendiamo invece a sottolineare è che nel giro di pochi anni questo cantiere si è trasformato in un cantiere aperto al pubblico. Abbiamo fortemente voluto rendere questi scavi aperti alla cittadinanza e la cittadinanza è stata quella che per prima si è proposta anche come finanziatrice degli scavi, attiva, promotrice, e quindi negli anni tutta una serie di associazioni, imprese e imprenditori locali, si sono avvicinati con curiosità e interesse a quello che stavamo facendo.

La fabbrica di orci in terracotta a Impruneta (foto graziano tavan)

“Quindi a partire dal 2013 – sottolinea Pagliantini – abbiamo avuto l’opportunità di stringere una collaborazione con l’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro (Li) nella persona di Antonio Arrighi, che già da alcuni anni, tra i primi in Toscana, aveva cominciato ad affinare il vino all’interno di grandi orci di terracotta fabbricati a Impruneta. Quindi il ritrovamento di questi orci nello scavo dell’isola d’Elba, un territorio dove il vino viene fatto da duemila anni, una tradizione fortemente radicata nell’economia e nella struttura del territorio, questo ritrovamento ha fatto sì che questa collaborazione prendesse il via in un dialogo molto proficuo e stimolante, anche in uno scambio reciproco di valore. Noi abbiamo fornito quello che è la cornice storica e quello che avveniva nell’isola d’Elba duemila anni fa, e la vicinanza con Antonio ha permesso a noi archeologi di capire molto meglio quelle che appunto erano le tecniche di vinificazione.

I bianchi Tresse, Hermia e Valerius, vini in anfora, prodotti sull’isola d’Elba (foto graziano tavan)

“Da questa sinergia – conclude Pagliantini – sono nati tre vini in anfora, il Tresse e successivamente l’Hermia e il Valerius, che son dei vini bianchi, fermentati e affinati all’interno delle anfore di terracotta. E questo vino porta il nome dello schiavo e del padrone della villa di San Marco, quindi un voluto richiamo a quella che sono dei nomi emersi dalla terra, dall’archeologia, che hanno un forte legame con il territorio, un forte legame identitario. Questo, secondo noi, è l’esempio emblematico di quello che si può fare tra archeologia e cultura, e una vitivinicultura contemporanea e locale attenta e anche vogliosa di mettersi alla prova”.

“L’idea dell’esperimento del vino marino, il mitico vino dell’isola di Chio, il vino degli dei che Giulio Cesaree aveva utilizzato anche in banchetti”, spiega Antonio Arrighi dell’azienda agricola Arrighi di Porto Azzurro ad archeologiavocidalpassato.com, “è nata ascoltando in un convegno il prof. Attilio Scienza, la cui ricerca appunto era partita per capire perché questo vino aveva qualcosa di diverso da tutti gli altri vini dell’Egeo. E nell’ascoltarlo ho chiesto se aveva già messo in pratica questa ricerca, mi sono proposto, e così è nato l’esperimento.

Antonio Arrighi presenta l’esperimento del vino marino sull’isola d’Elba al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Siamo nel 2018, in settembre abbiamo immerso le uve del vitigno di uva ansonica a 10 metri di profondità in ceste di vimini. Tutto è nato dal fatto di cercare di fare un vino più naturale possibile senza utilizzare tecnologie. Dopo l’immersione, le uve sono state poste due giorni al sole ad asciugare dall’acqua di mare, quindi si è passati alla spremitura manuale in anfora per 6 mesi. Quindi per 6 mesi l’uva a macerare nelle anfore. È stato interessantissimo perché così il vino non aveva solfiti, non sono stati aggiunti solfiti, non sono stati aggiunti lieviti selezionati, né stabilizzazione, filtrazione: niente di tutto questo. Semplicemente un vino con il sale del mare. Quindi il sale come antisettico, disinfettante. Questo era l’obiettivo, questa era un’idea che poi con l’università di Pisa, le varie analisi, è finita in un convegno. Non avevamo calcolato che negli ultimi duemila anni non lo aveva mai fatto nessuno per cui c’è stato un interesse a livello mondiale. Ora continuiamo a farlo in piccole quantità, ma continuiamo”.

 

 

Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Conversazioni sul Mediterraneo: da Cipro al Polesine” con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, per il ciclo “Un Tè al Museo”

Domenica 22 marzo 2026, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) l’incontro “Conversazioni sul Mediterraneo: da Cipro al Polesine” con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, nuovo appuntamento del ciclo di incontri “Un Tè al Museo”, che unisce il piacere di un momento conviviale all’approfondimento di temi legati all’archeologia e alla storia antica. L’appuntamento di marzo è dedicato al Mediterraneo come spazio di incontro e di scambio tra culture, in occasione della mostra “Cipro e Italia. Identità culturali condivise all’alba della storia”, ospitata a Castel Sant’Angelo a Roma e visitabile fino al 30 giugno. La mostra, organizzata dal ministero della Cultura in collaborazione con il ministero della Cultura cipriota nell’ambito del Programma Culturale della Presidenza Cipriota del Consiglio dell’Unione Europea 2026, espone anche alcuni reperti provenienti dal villaggio dell’Età del Bronzo di Frattesina di Fratta Polesine, prova concreta di relazioni e contatti che attraversavano il mare già nelle fasi più antiche della storia europea.

Un pettine d’avorio da Frettesina esposto alla mostra “Cipro e Italia” a Castel S. Angelo a Roma (foto drm-veneto)

Durante l’incontro, Maria Letizia Pulcini guiderà il pubblico alla scoperta dei legami che mettevano in relazione le comunità dell’Italia protostorica con il più ampio mondo mediterraneo e, in particolare, con l’isola di Cipro. Sarà l’occasione per raccontare il Mediterraneo non come un confine, ma come uno spazio di incontro e di connessioni: uno spazio attraversato da rotte lungo le quali circolavano persone, oggetti, saperi e idee, contribuendo già nell’antichità alla costruzione di un orizzonte culturale condiviso. Come di consueto, “Un Tè al Museo” si svolgerà in un clima informale e accogliente: una tazza di tè accompagnerà il dialogo tra la direttrice e il pubblico, favorendo la condivisione e il confronto su temi che mettono in relazione il passato con il presente. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti. Tel: 0425/668523; drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Per evitare sprechi, ai/alle partecipanti è consigliato di portare con sé la propria tazza.

 

Taranto. Al museo Archeologico nazionale il concerto “Sono nato con la bocca aperta”, canzoni e storie della cucina pugliese, quarto appuntamento dell’anno della rassegna “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, promossa dal MArTa con l’orchestra della Magna Grecia e L.A. Chorus

Domenica 22 marzo 2026 al museo Archeologico nazionale di Taranto quarto appuntamento della stagione 2026 di “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto, musica e aperitivo”, la rassegna di musica e archeologia organizzata in collaborazione con l’Orchestra ICO della Magna Grecia e L.A. Chorus, con la direzione artistica del maestro Maurizio Lomartire. Appuntamento col concerto “Sono nato con la bocca aperta”, canzoni e storie della cucina pugliese: Paolo Sassanelli, voce recitante; Martino De Cesare, chitarre; Umberto Sangiovanni, pianoforte. Uno spettacolo teatrale che intreccia parole, musica dal vivo e memoria popolare. Tra ironia, poesia e tradizione pugliese, la scena si fa tavola condivisa, dove le storie nutrono quanto il pane. . Ingresso al museo da corso Umberto al costo di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle 10 per la visita guidata, con inizio alle 10.30. L’accesso al concerto sarà dalle 11, con inizio alle 11.15. A seguire, l’aperitivo nel chiostro del Museo a partire dalle 12.15. Biglietti acquistabili presso Orchestra ICO della Magna Grecia, in via Giovinazzi 28 a Taranto, oppure su VIVATICKET: https://www.vivaticket.com/…/sono-nato-con-la…/294524.

Velia (Sa). Al parco archeologico “Velia e gli affioramenti argillosi. Storie di terre crude e cotte”, il primo appuntamento con il nuovo ciclo dei laboratori di ceramica “Kéramos”

Anche per il 2026 tornano ai parchi archeologici di Paestum e Velia i laboratori di ceramica “Kéramos”, organizzati dai Parchi in collaborazione con l’associazione Pandora Artiste Ceramiste: un appuntamento atteso che rinnova l’incontro tra creatività, tradizione e archeologia. Il primo appuntamento, “Velia e gli affioramenti argillosi. Storie di terre crude e cotte”, domenica 22 marzo 2026, alle 11, nell’area archeologica di Velia. In continuità con l’escursione “Alla ricerca della creta”, del 21 marzo 2026, nel territorio collinare di Terradura nel Comune di Ascea, le artiste ceramiste, nel laboratorio di domenica, guideranno i partecipanti alla scoperta del mattone di Velia, permettendo di conoscerne, attraverso la sperimentazione tattile e manuale, le peculiarità e le caratteristiche che lo rendono un unicum nella tecnologia costruttiva antica. Durante il laboratorio, i partecipanti avranno l’opportunità di modellare e decorare mattoni ispirati agli originali, approfondendo le loro funzioni e il valore nella cultura edilizia, e di conoscere i bolli tipici dei “mattoni velini”. L’iniziativa rappresenta un’opportunità unica per avvicinarsi alle antiche tecniche della ceramica e al patrimonio archeologico dei Parchi, valorizzando la tradizione artigianale e la conoscenza storica attraverso un’esperienza diretta e partecipativa. Posti limitati (max 25 partecipanti). L’iniziativa è compresa nel biglietto d’ingresso ai parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia. Prenotazione obbligatoria compilando il form al seguente link:  https://parchipaestumvelia.cultura.gov.it/velia-e-gli-affioramenti-argillosi-storie-di-terre-crude-e-cotte/.

 

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale week end con METALMORPHOSYS 3, che propone un dialogo tra arte classica, moda contemporanea e nuove tecnologie, evento collaterale della mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Tribute”

Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria promuove METALMORPHOSYS 3, un’iniziativa che propone un dialogo tra arte classica, moda contemporanea e nuove tecnologie. L’evento si inserisce nel programma degli eventi collaterali della mostra “Gianni Versace. Terra Mater. Magna Graecia Tribute”, confermando la vocazione del Museo a essere punto di riferimento culturale vivo e dinamico sul territorio nazionale e internazionale. Il progetto nasce dall’ispirazione tra l’estetica della Magna Grecia e l’immaginario creativo di Gianni Versace, fortemente influenzato dalla potenza plastica della scultura classica, dalla mitologia mediterranea e dall’iconografia della Medusa, simbolo ricorrente nel linguaggio estetico della maison. METALMORPHOSYS 3 offre un’occasione unica per esplorare le connessioni tra passato e presente, tra linguaggi antichi e contemporanei, sottolineando come l’arte classica continui a ispirare la creatività contemporanea in tutti i suoi aspetti. Nel contesto del Museo, custode dei Bronzi di Riace, l’iniziativa propone una riflessione sul rapporto tra corpo, identità e permanenza nel tempo. Grazie all’impiego di tecnologia di scansione tridimensionale, i visitatori potranno assistere e partecipare a un processo creativo che trasforma digitalmente il volto umano in scultura tridimensionale, restituendo volume, presenza e forma all’immagine di ciascun individuo. In questo modo, il gesto creativo degli antichi scultori trova un dialogo ideale con le possibilità offerte dalle tecnologie contemporanee, creando un ponte tra storia e innovazione.

PROGRAMMA SABATO 21 MARZO 2026. Alle 16, Palazzo Piacentini – MArRC, Sala Conferenze: presentazione ufficiale dell’evento METALMORPHOSYS 3. Introduzione al progetto artistico e tecnologico e al suo rapporto con la mostra dedicata a Gianni Versace. Intervengono i rappresentanti del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, Associazione Artistico Culturale Eventi, Alessandra Torrisi. Temi della presentazione: il dialogo tra scultura classica e moda contemporanea; l’estetica della Magna Grecia nell’immaginario di Versace; arte, tecnologia e nuove forme di rappresentazione dell’identità; il corpo nella scultura classica e nel linguaggio della moda; il patrimonio visivo della Magna Grecia nell’estetica contemporanea; tecnologia digitale e nuove forme di narrazione del patrimonio culturale. Dalle 17 alle 20, spazio ingresso mostra Versace, sessione pubblica di scansione tridimensionale dei volti. Allestimento di una postazione tecnologica con totem informativo e area dimostrativa, dove il pubblico potrà assistere e partecipare alla scansione digitale del volto. Il processo permetterà di generare modelli tridimensionali digitali, restituendo al volto umano volume e presenza, in continuità ideale con la tradizione della scultura classica. Personale tecnico: 2 operatori assistenti per scansione e gestione delle acquisizioni digitali.

PROGRAMMA DOMENICA 22 MARZO 2026. Dalle 11 alle 17, spazio ingresso mostra Versace, seconda sessione di scansione tridimensionale dei volti. Prosecuzione dell’esperienza partecipativa con il pubblico. I visitatori potranno osservare le fasi del processo creativo: acquisizione del volto tramite scanner 3D, elaborazione del modello digitale, visualizzazione tridimensionale della forma.

 

Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” l’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata

Cosa ci raccontano le antiche divinità e i riti che animavano il Santuario di Caporre a Ferrandina? Lo scopriremo venerdì 20 marzo 2026, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza, nell’incontro “Il mondo femminile nei culti lucani. Il Santuario di Caporre a Ferrandina” con Grazia Creanza dell’università della Basilicata, presentato da Sabrina Mutino, per il ciclo “Sulle tracce del sacrp. Il mondo femminile nell’antica Lucania”. Creanza propone un viaggio nel tempo per scoprire la centralità della donna e del sacro nei culti lucani, tra archeologia e mito. Ingresso libero.