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Aquileia (Ud). Al via in piazza Capitolo il 17mo Aquileia Film Festival intitolato “Raccontare l‘invisibile” otto serate tra storia e archeologia accessibili a tutto il pubblico tra documentari, incontri con studiosi, anteprime per guardare oltre ciò che gli occhi possono vedere. Aprono l’incontro con Giada Messetti e il film “Orcolat” sul 50mo del terremoto del Friuli

Piazza Capitolo ad Aquileia animata per l’Aquileia Film Festival 2026 – AFF (foto n. oleotto / fondazione aquileia)

Al via domani martedì 28 luglio 2026, alle 21, la diciasettesima edizione dell’Aquileia Film Festival intitolata “Raccontare l‘invisibile”: in piazza Capitolo otto serate – dal 28 luglio al 4 agosto 2026 – tra storia e archeologia accessibili a tutto il pubblico tra documentari, incontri con studiosi, anteprime per guardare oltre ciò che gli occhi possono vedere. Organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm in collaborazione con ministero della Cultura, Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia e Basilica di Aquileia e con il sostegno di PromoTurismoFVG,  il festival dedicato al cinema archeologico e culturale propone un programma che intreccia grandi documentari, prime visioni, incontri con archeologi, storici, giornalisti e protagonisti della ricerca, trasformando il cinema in uno strumento di conoscenza e dialogo. Tutte le proiezioni iniziano ogni sera alle 21. L’ingresso è gratuito con prenotazione online obbligatoria (su www.fondazioneaquileia.it), ad eccezione delle due serate INCinema OUTSIDE (1-2 agosto), a ingresso libero. Inoltre tutti i documentari sono fruibili con sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche e audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti attraverso l’app Earcatch, mentre le conversazioni saranno accompagnate da un servizio di trascrizione dedicato. Nelle serate del 29-30-31 luglio 2026 inoltre il pubblico potrà votare il film preferito e nella serata di venerdì 31 luglio verrà consegnato il Premio Aquileia, che quest’anno raddoppia, affiancando al mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli un prezioso manufatto in vetro soffiato nel forno vetrario di Aquileia.

Aquileia Film Festival 2026 – AFF: tutti i documentari sono fruibili con sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche e audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti attraverso l’app Earcatch (foto fondazione aquileia)

“L’edizione 2026”, spiega il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo, “invita il pubblico a guardare oltre la superficie. L’invisibile è ciò che l’archeologia riporta alla luce, ma anche ciò che il cinema riesce a raccontare: le storie nascoste nei luoghi, le connessioni tra passato e presente, le persone che dedicano la propria vita alla tutela del patrimonio, le memorie collettive che continuano a costruire l’identità delle comunità. Inoltre – aggiunge – anche quest’anno l’Aquileia Film Festival rinnova il proprio impegno per una cultura realmente accessibile. Tutti i documentari saranno infatti fruibili con sottotitoli per persone sorde e ipoacusiche e audiodescrizione per persone cieche e ipovedenti attraverso l’app Earcatch, mentre le conversazioni saranno accompagnate da un servizio di trascrizione dedicato”.

Copertina del libro “Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto” di Giada Messetti (Mondadori)

Il festival si apre martedì 28 luglio 2026 con una serata speciale, presentata da Giulia Pruneti, giornalista di Archeologia Viva, dedicata al cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976. In programma la presentazione del libro “Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto” di Giada Messetti, giornalista e sinologa che verrà intervistata dalla giornalista e scrittrice Elena Commessatti. Giada Messetti, nata a Gemona del Friuli, dopo la laurea in Lingue orientali a Ca’ Foscari, ha vissuto a Pechino dal 2005 al 2011 lavorando per Rai e Corriere della Sera. Rientrata in Italia è diventata autrice televisiva per Rai3, dove collabora a CartaBianca, e cura una rubrica sulla Cina per Rai Radio1. Ha pubblicato con Mondadori “Nella testa del Dragone” (2020) e “La Cina è già qui” (2022).

A seguire la proiezione del film “Orcolat” di Federico Savonitto (Italia 2025, 92’), prodotto da Kublai Film e RAI Cinema. Narrato dalla voce inconfondibile di Bruno Pizzul, Orcolat è un racconto corale che intreccia memoria, identità e rinascita del Friuli a quasi cinquant’anni dal terremoto del 1976. Attraverso le testimonianze di artisti, sportivi, scrittori e studiosi — tra cui Dino Zoff, Manuela Di Centa, Fabio Capello, Paolo Rumiz, Ester Kinsky, Davide Toffolo, Tullio Avoledo e molti altri — il film restituisce un mosaico emotivo e collettivo di quel momento storico che ha segnato in modo indelebile il territorio e la sua gente. Lontano da ogni retorica, Orcolat esplora non solo la forza e la solidarietà della ricostruzione, ma anche le sue contraddizioni e le ombre dei primi interventi di soccorso. Con le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti ed Elisa, il film diventa un viaggio nella memoria e nella resilienza di un popolo capace di rinascere, trasformando il dolore in energia vitale e patrimonio condiviso.

Frame del film “Nella mente degli uomini. Unesco 1945-2025” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

Nelle serate successive, presentate da Giulia Pruneti, giornalista e responsabile PR di Archeologia Viva, il pubblico entrerà nel vivo del Festival e intraprenderà un viaggio attraverso il cinema tra alcuni dei temi più affascinanti dell’archeologia contemporanea: dalla missione dell’UNESCO nella difesa del patrimonio culturale alle sorprendenti scoperte nel sottosuolo di Roma durante i lavori di costruzione della metro C  attraverso i documentari che verranno proiettati mercoledì 29 luglio 2026 il film “Nella mente degli uomini. UNESCO 1945-2025”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, e il film “Roma sotterranea, una metro nella storia”di Laurent Portes.Dagli enigmatici “aquiloni del deserto” tra Arabia Saudita e Giordania ai preziosi vetri romani recuperati nei fondali del Mediterraneo che scopriremo giovedì 30 luglio 2026 attraverso il film “Il mistero degli aquiloni del deserto” di Nathalie Laville e il film “Vitrum – il vetro dei Romani”  di Marcello Adamo; fino alla prima mondiale di venerdì 31 luglio 2026 del film “L’Impero Assiro – La storia rivelata” di Luis Miranda che racconta il lavoro di una missione archeologica tedesca e l’articolato programma di ricerca di un’eccellenza del nostro territorio, la missione italiana dell’Università degli Studi di Udine diretta dal professore Daniele Morandi Bonacossi impegnata da anni nella salvaguardia di un patrimonio minacciato dai conflitti in Kurdistan iracheno. Il legame tra Aquileia e il suo territorio trova espressione anche nella proiezione del documentario “Aquileia e i cristianesimi perduti” di Massimo Garlatti Costa (lunedì 3 agosto 2026) e nella serata conclusiva (martedì 4 agosto 2026) con il documentario “Quello che resta” di Marco D’Agostini, dedicato alle ritualità ancora vive del Friuli Venezia Giulia.

Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

Accanto alle proiezioni, il festival ospiterà autorevoli ospiti del mondo della cultura e della ricerca, che verranno intervistatida Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, su temi che attraversano la conservazione del patrimonio, la memoria, il paesaggio e il ruolo dell’archeologia nella società contemporanea. Mercoledì 29 luglio 2026 saranno ospiti Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura e Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico del Colosseo; giovedì 30 luglio 2026 interverrà Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie e venerdì 31 luglio 2026 saranno protagonisti Daniele Morandi Bonacossi e Francesca Simi, rispettivamente professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente e ricercatrice in Archeologia del Vicino Oriente all’Università di Udine. In qualità di direttore e vicedirettrice, guidano la missione archeologica italiana Land of Niniveh Archaeological Project in Kurdistan iracheno. La serata finale di martedì 4 agosto 2026 sarà moderata da Paolo Mosanghini, giornalista e condirettore del Messaggero Veneto che intervisterà Elena Commessatti autrice del romanzo “Il tempo delle viole” edito da Newton Compton in cui narra le vite di tre ragazze che si intrecciano in un’Italia che si affaccia al nuovo secolo tra modernità e tradizione, tra la fatica del lavoro e il desiderio di emancipazione. 

Il programma si arricchisce inoltre della collaborazione con INCinema – Festival del Cinema Inclusivo, che sabato 1° e domenica 2 agosto porterà sul palco di Aquileia due grandi classici della storia del cinema, Rear Window (La finestra sul cortile) di Alfred Hitchcock e The Seven Year Itch (Quando la moglie è in vacanza) di Billy Wilder, in versioni in lingua originale con sottotitoli in italiano e completamente accessibili, a ingresso libero.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il laboratorio di ceramica “Il Simposio Greco: convivio e comunità” alla scoperta di uno dei momenti più importanti della cultura della Magna Grecia, il simposio, attraverso il corredo della Tomba 6 da Gaudo

Domenica 26 luglio 2026, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Paestum un nuovo appuntamento con Kéramos, il laboratorio di ceramica dedicato alla scoperta delle tecniche artigianali e dei significati culturali legati ai reperti del mondo antico. Il laboratorio, dal titolo “Il Simposio Greco: convivio e comunità”, accompagnerà i partecipanti alla scoperta di uno dei momenti più importanti della cultura della Magna Grecia: il simposio, un’esperienza che andava ben oltre il semplice banchetto e che rappresentava uno spazio di incontro, dialogo e condivisione, dove il vino, la musica, la poesia e il confronto delle idee diventavano strumenti di relazione e crescita culturale. Attraverso l’osservazione dei reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Paestum e la successiva attività di modellazione dell’argilla, i partecipanti saranno invitati a reinterpretare in chiave contemporanea i valori della convivialità, dell’ospitalità e dello scambio tra culture, realizzando manufatti ispirati alle forme e ai simboli del convivio antico. Biglietto per la partecipazione al laboratorio 2 euro (dai 6 anni in poi) che si aggiunge al costo del biglietto di ingresso ai Parchi (ove previsto) e all’abbonamento Paestum&Velia e che può essere acquistato presso le biglietterie dei Parchi oppure online: https://www.vivaticket.com/it/ticket/keramos-laboratori-di-ceramica/304047. L’incontro permetterà così di riscoprire il legame profondo tra ceramica, archeologia e memoria, trasformando la conoscenza del patrimonio in un’esperienza creativa e partecipata.

A guidare il percorso saranno anche le testimonianze provenienti dal territorio pestano: la Tomba 6 (seconda metà del IV sec. a.C.) rinvenuta in località Gaudo, a nord della città antica, ha restituito un corredo costituito da un servizio da vino in bronzo, un set completo per la preparazione e la distribuzione del vino durante il banchetto rituale (simposio). Si riconoscono un colino, impiegato per filtrare il vino eliminando residui di vinacce, erbe aromatiche e spezie. Un simpulum, piccolo mestolo con manico lungo utilizzato per attingere il vino dal recipiente principale e versarlo nelle coppe. Una situla, il vaso più grande del servizio, utilizzato per contenere il vino oppure una miscela di acqua e vino. Un bacile, contenitore ampio, con manici, utilizzato per la preparazione della bevanda e una coppa. A questi vasi in bronzo si accompagnavano anche forme in argilla che completavano il servizio. L’insieme di questi elementi all’interno di una sepoltura appartenente sicuramente ad un individuo di rango elevato, richiama il forte valore simbolico e rituale del simposio, pratica conviviale in cui il consumo del vino costituiva evidentemente il momento più importante, quasi un elemento identitario di una certa élite di cui doveva far parte il defunto.

Capo Colonna (Kr). Al teatro del parco archeologico “Il viaggio di Ulisse” con Tony Esposito: il viaggio di Ulisse diventa un racconto affidato al ritmo

Sabato 25 luglio 2026, alle 22, al Teatro del Parco archeologico di Capo Colonna (Kr), “Il viaggio di Ulisse” con Tony Esposito: il viaggio di Ulisse diventa un racconto affidato al ritmo. Tony Esposito porta a Capo Colonna uno spettacolo nel quale il mito omerico incontra la ricerca musicale che ha attraversato tutta la sua carriera: le radici mediterranee, le sonorità africane, il jazz, il funk e la world music. Le percussioni accompagnano la partenza, lo spaesamento e il ritorno dell’eroe, trasformando il concerto in un percorso sonoro tra mondi e culture. Con Tony Esposito saliranno sul palco Tommaso Cavallo, voce e chitarra, Antonio Nicola Bruno, voce e basso, e Claudio Romano alla batteria. Nel luogo in cui il mito continua a dialogare con il paesaggio, “Il viaggio di Ulisse” ritrova la propria dimensione più naturale. Evento a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Archeologia in lutto. Si è spento, stroncato da un male incurabile a 60 anni, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte. Ecco il ricordo di enti culturali e colleghi

Il prof. Clemente Marconi, il grande archeologo di Selinunte, morto a 60 anni (foto museiitaliani)

Archeologia in lutto. Il 23 luglio 2026, si è spento a New York, dove era docente alla New York University, stroncato da un male incurabile, l’archeologo Clemente Marconi, tra i maggiori esperti di archeologia del Mediterraneo antico e del mondo greco d’Occidente, il cui nome è legato a filo doppio con Selinunte, in Sicilia. Aveva 60 anni- Era nato a Rona il 12 gennaio 1966. Lascia la moglie Rosalia Pumo e due figli. La triste notizia è rimbalzata da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico fino alla Sicilia, dove le attestazioni di cordoglio sono venute da enti culturali e colleghi archeologi. A dare la triste notizia è stata proprio la moglie Rosalia Pumo, a sua volta archeologa, conosciuta al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, che ha informato innanzitutto il direttore del Parco archeologico di Selinunte Felice Crescente. “Il 22 luglio mio fratello Clemente si è addormentato per sempre”, scrive la sorella Carolina Marconi. “Per metà della sua vita è stato tormentato da problemi di salute. Ma ha sempre lottato come un leone, e la vita gli ha dato una moglie e due figli stupendi. Gli ha dato un lavoro che adorava, sempre in movimento fra New York, Roma, Milano e l’amata Selinunte. Ora è in pace, insieme a papà e a tutti gli altri cari che non ci sono più”. Ha ricoperto incarichi accademici sia negli Stati Uniti che in Italia, ricoprendo il ruolo di James R. McCredie Professor of Greek Art and Archaeology, professore universitario all’Institute of Fine Arts della New York University e professore ordinario di Archeologia classica al dipartimento di Patrimonio culturale e ambientale dell’università di Milano. Marconi diresse anche gli scavi dell’Istituto di Belle Arti della New York University e dell’università di Milano sull’acropoli di Selinunte. E la Scuola Archeologica Italiana di Atene: “Con lui l’archeologia classica perde uno dei suoi maggiori protagonisti. Ricercatore di eccezionale valore, maestro autorevole e innovatore, Clemente ha saputo congiungere come pochi il rigore del metodo, la conoscenza dell’arte greca e l’esperienza concreta dello scavo. Per noi, tuttavia, non era soltanto una figura eminente dell’archeologia. Era un amico generoso, affettuoso e leale, capace di entusiasmo, ironia e rara umanità. La sua assenza apre un vuoto che nessuna formula di circostanza può colmare. La Scuola si stringe con commozione alla famiglia, agli allievi, ai colleghi e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Caro Clemente, ci mancheranno la tua lucidità, il tuo sorriso e la gioia con cui sapevi fare dell’archeologia una passione condivisa”.

Marconi ha conseguito la laurea in Lettere Classiche e Arti e Archeologia Greca e Romana all’università di Roma la Sapienza nel 1990. Nel 1997 ha conseguito il dottorato in Arte Classica e Archeologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove è stato formato da Salvatore Settis. La sua formazione accademica ha enfatizzato un approccio interdisciplinare al mondo antico, fondendo metodologie storiche, filologiche, archeologiche e di storia dell’arte. Dopo aver conseguito il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Marconi ha insegnato, dal 1999 al 2006, Arte e Archeologia Greca nel dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia University. Nel 2006 ha lasciato la Columbia University per entrare all’Institute of Fine Arts della New York University, dove ha insegnato Arte Greca e Archeologia. Nel 2010–2011 Marconi è stato Elizabeth A. Whitehead Professor all’American School of Classical Studies di Atene. Dal 2017 ha anche insegnato Archeologia Classica all’università di Milano. Nel 2019 è stato professore ospite all’Australian Archaeological Institute ad Atene. A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts—New York University a Selinunte. Oltre all’insegnamento e al lavoro sul campo, Marconi ha avviato il Seminario di Arte Antica e Archeologia presso l’Institute of Fine Arts della New York University nel 2012. Il seminario mira a esplorare criticamente nuove metodologie e approcci teorici nello studio dell’arte e dell’architettura antica. Nel 2021 è diventato membro dell’Accademia nazionale dei Lincei e dell’Academia Europaes.

A partire dal 2006, Marconi ha diretto gli scavi dell’Institute of Fine Arts–New York University sull’acropoli di Selinunte, uno dei siti più significativi per l’archeologia greca e punica in Italia. Il suo lavoro a Selinunte, in collaborazione con il parco archeologico di Selinunte, e, a partire dal 2017, con l’università di Milano, ha visto la collaborazione di un numero considerevole di specialisti affiliati a numerose istituzioni accademiche e di ricerca europee e americane. Il suo lavoro portò a importanti scoperte riguardanti il principale santuario urbano del sito, lo sviluppo storico e l’archeologia della religione greca nei periodi Arcaico e Classico. I ritrovamenti del Tempio R, uno dei primi edifici monumentali di culto del sito, completamente sigillato nei suoi livelli arcaico e classico, contribuirono in modo significativo all’apertura, nel 2017, del museo locale nel Baglio Florio. Analogamente, la ricerca di Marconi sulle metope di Selinunte e il lavoro del progetto Selinunte sul Tempio B nel principale santuario urbano hanno portato a una nuova esposizione dei reperti provenienti da Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, dove è stato nominato consulente per la ristrutturazione del museo tra il 2009 e il 2015.

Felice Crescente con Clemente Marconi (foto regione siciliana)

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE, CAVE DI CUSA E PANTELLERIA. Quando il professor Clemente Marconi parlava di Selinunte, aveva gli occhi che brillavano, come un ragazzino al primo amore. Perché l’archeologo romano conosceva sul serio ogni pietra, restava sotto il sole asfissiante dell’estate se aveva anche lontanamente l’impressione che qualcosa di nuovo stava saltando fuori. E questa terra lo ha ricompensato, regalandogli i suoi segreti, la sua storia frastagliata che si leggeva in controluce, di reperto in reperto. Marconi amava Selinunte e Selinunte amava Marconi; era un rapporto esclusivo, non ammetteva terze parti. E questo suo amore spassionato lo ha trasferito alle decine di studenti provenienti da tutto il mondo, che ogni anno accorrevano a Selinunte. “Clemente Marconi ha veramente amato Selinunte, le ha dedicato decenni di ricerca, passione e rigore scientifico”, afferma, molto addolorato, Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte, “con un trasporto straordinario che andava ben oltre il lavoro da archeologo. Ogni sua campagna di scavo ci regalava un nuovo tassello della storia complessa e stratificata di questo sito che ha anche tanto da raccontarci. Ci mancherà moltissimo Clemente Marconi. Dalla mia finestra lo vedevo sugli scavi, sempre con un abito di lino bianco e il cappello, pareva una nuvola: ci mancheranno le sue discussioni dotte, la cura e la delicatezza che metteva in ogni studio o attività. Ma la sua eredità continuerà a vivere negli studi, nelle scoperte e nella memoria di Selinunte”.

MUSEI ITALIANI. I museiitaliani ricordano il prof. Clemente Marconi, archeologo classico di fama internazionale, che ha legato il suo nome agli scavi e alle ricerche archeologiche di Selinunte, a partire dai celebri studi sulle metope. Accademico dei Lincei e membro di numerose istituzioni scientifiche e accademie, si è contraddistinto per il rigore scientifico e metodologico e per la generosità nei confronti di colleghi e allievi. Negli ultimi mesi stava collaborando con la Direzione generale Musei al progetto di riallestimento del Museo archeologico nazionale di Metaponto: il prof. Massimo Osanna lo aveva chiamato a far parte del gruppo di lavoro, insieme al prof. Carlo Rescigno, per l’elaborazione del nuovo progetto espositivo del Museo, proprio in ragione della sua autorevole competenza sul mondo greco d’Occidente. Tutta la comunità scientifica del Ministero della Cultura si unisce nel ricordo dell’illustre studioso, e dell’esempio della sua straordinaria figura umana e professionale.

L’archeologo Clemente Marconi al museo Archeologico di Metaponto (foto drm-basilicata)

DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI BASILICATA. I Musei nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata esprimono il più profondo cordoglio per la scomparsa del prof. Clemente Marconi, eminente archeologo, professore all’Università di Milano e all’Institute of Fine Arts di New York, Accademico dei Lincei, direttore della missione di scavo a Selinunte. Componente del comitato scientifico del museo Archeologico nazionale di Metaponto, aveva appena terminato la sistemazione della sezione scultorea del nuovo allestimento. Di lui ricordiamo, oltre alla profonda competenza scientifica, la straordinaria umanità, la simpatia, la cordialità e la contagiosa allegria. Raccogliamo con profonda gratitudine la preziosa eredità della sua esperienza metapontina, che sarà per sempre custodita nelle soluzioni espositive da lui ideate.

L’archeologo Clemente Marconi (foto drm-calabria)

PARCHI ARCHEOLOGICI DI CROTONE E SIBARI. I parchi archeologici di Crotone e Sibari e il direttore Filippo Demma salutano il professor Clemente Marconi: amico e maestro.

Rossella Giglio con Clemente Marconi (foto profilo FB rossella giglio)

Rossella Giglio, archeologa, Regione Siciliana. “Partecipo una tristissima notizia, la scomparsa a New York di Clemente Marconi, un collega, illustre studioso. Le nostre strade professionali per lungo tempo si sono incontrate proficuamente. Un abbraccio alla moglie Rosalia Pumi e a tutta la famiglia”.

Serena Raffiotta, archeologa. “Una brutta notizia per l’archeologia internazionale. Una grandissima perdita per la Sicilia. Clemente Marconi era amico di tutti. Un Genio nel campo della scultura e dell’architettura greca di Sicilia. È stato tra i primi a pubblicare studi scientifici di elevato rigore scientifico sugli acroliti e la Dea di Morgantina, esaminando i reperti negli Stati Uniti prima ancora del loro rimpatrio. Mancherà a tutti noi. Oggi è un giorno tristissimo. Condoglianze di vero cuore alla sua famiglia”.

Massimo Cultraro, archeologo. “In una torrida estate infuocata anche dalle sterili polemiche sul film di Nolan, oggi Clemente Marconi (1966-2026), archeologo e studioso visionario, termina la sua Odissea. Perdiamo un valido ricercatore e formatore di una vera scuola, a me viene sottratto un vecchio e speciale amico. Buona navigazione Clemente…verso le isole dei Beati dove un giorno ci riabbracceremo. Mi stringo a Rosalia e ai suoi ragazzi”.

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA. “Il parco archeologico di Ostia antica si unisce al cordoglio della comunità scientifica internazionale per la scomparsa di Clemente Marconi, archeologo di straordinario prestigio, studioso dell’arte e dell’architettura del mondo greco e protagonista di alcune tra le più importanti ricerche archeologiche degli ultimi decenni. Con il suo rigore scientifico, la passione per la ricerca e la generosità con cui ha condiviso il sapere con colleghi e allievi, Clemente Marconi ha lasciato un segno profondo negli studi sull’antichità, contribuendo in modo determinante alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del Mediterraneo. La sua opera continuerà a vivere nelle sue pubblicazioni, nelle scoperte che ha consegnato alla comunità scientifica e nelle tante persone che ha formato e ispirato. Alla famiglia, ai colleghi, agli allievi e a tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e scientifico il Parco archeologico di Ostia antica esprime le più sentite condoglianze”.

Giuseppe Castellana, archeologo. “Ho appreso la notizia dolorosa della morte di Clemente Marconi che ho avuto modo di conoscere e di apprezzare per le sue straordinarie doti di studioso quando lo ebbi come collaboratore borsista al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento. Furono anni di intenso lavoro e Clemente schedò centinaia di manufatti del Museo di seconda scelta e di magazzino con profonda conoscenza. Fu un rapporto di amicizia sincera e al museo di Agrigento conobbe Rosalia Pumo con cui si fidanzò e che poi sposò. Siamo stati in certo senso complici di quel matrimonio che si tenne poi a Salemi. Quando partì per gli Stati Uniti perdemmo un grande collaboratore ma negli Stati Uniti si fece conoscere prima alla Columbia University e poi alla New York University come docente molto seguito ed apprezzato. Tutti i colleghi conoscono la sua rapida carriera di grande studioso della scultura greca e soprattutto di quella siceliota e selinuntina. Lo ricordo con grande affetto. Non ci siamo rivisti negli ultimi anni specie da quando sono andato in pensione. Ricordo un incontro che ebbi con Clemente a New York presso Central Park dove discutemmo di un progetto per una Mostra da realizzare proprio a New York sulle necropoli siceliote. Eravamo amareggiati per i tanti magnifici pezzi archeologici del Metropolitan Museum provenienti anche dalla Sicilia ma che non recavano mai la provenienza. Erano gli anni del ritorno in Sicilia della Dea di Aidone dal Paul Getty Museum di Los Angeles Malibu e delle accese polemiche che culminarono anche in una visita di Soprintendenti italiani organizzata dalla Ambasciata Americana in Italia sulla restituzione di opere provenienti dall’Italia in esposizione nei Musei Americani. A quella visita fui invitato assieme alla collega Ciiurcina allora direttrice del museo “Paolo Orsi” di Siracusa. Clemente fu uno degli archeologi che si batté per la restituzione di opere illegalmente trafugate. Clemente sei stato un grande studioso non solo ma sei stato un Uomo di grandi valori umani ed hai lasciato un patrimonio aere perennius. La Terra non ti sia grave. Riposa in pace. Alla moglie Rosalia e ai figli le più sentite condoglianze”.

Angela Bellia con Clemente Marconi (foto profilo FB bellia)

Angela Bellia, archeologa. “Oggi è un giorno di grandissima tristezza e di profonda inquietudine, di quelli in cui ci si interroga sul senso della vita e della morte, che ha portato via una persona buona, interamente dedita all’avanzamento della conoscenza. È venuto a mancare un caro amico e uno studioso straordinario, Clemente Marconi. È stato il supervisor della mia prima fellowship Marie Curie alla New York University dove mi ha accolta, e da lì il nostro lavoro è proseguito negli anni, condividendo la pubblicazione di volumi e la partecipazione a numerose conferenze. In tutto questo tempo, non mi ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento e i suoi consigli preziosi. Clemente è stato un grande archeologo e storico dell’arte a cui va il merito indiscusso di aver aperto nuove strade nella ricerca e di aver proposto letture inedite. Ma al di là della sua immensa caratura accademica, era di una generosità rara. Lo è stato con me come lo era con tutti, dimostrando un’attenzione speciale e un grande supporto specialmente verso i ricercatori e le ricercatrici più giovani. Con il cuore a pezzi, mando il mio abbraccio più grande a sua moglie Rosalia Pumo, cara amica, e ai loro due ragazzi. Grazie di tutto, Clemente”.

Laura Volpe con Clemente Marconi (foto profilo FB volpe)

Laura Volpe, archeologa. “Ci sono persone che, forse senza rendersene conto, cambiano il corso della vita degli altri. Undici anni fa il professor Clemente Marconi mi diede un’opportunità e scelse di credere in me quando ero solo all’inizio del mio percorso. Oggi, se sono coordinatrice del Conservation Lab sullo scavo archeologico di Selinunte e se sono la professionista che sto diventando, è anche grazie alla fiducia che ripose in me. Porterò sempre con me gli insegnamenti ricevuti, il rigore, la passione e l’amore per questo straordinario lavoro che è l’archeologia. Nonché i suoi indimenticabili “Evviva!!!!”. Grazie Clemente per aver creduto in me e in tanti altri giovani. Il suo esempio continuerà a vivere nel nostro lavoro, ogni giorno. Che la terra di Selinunte Le sia lieve”.

Maria Cecilia Parra, archeologa. “Volevo rispettare il silenzio richiestomi sulla scomparsa di Clemente, ma vedo un pullulare di post e non posso non aggiungere il mio. Ma nel dolore, mi limito a ricordare Clemente nei suoi anni pisani e poi a Entella, con me sullo scavo di una cava di gesso nell’area del complesso monumentale del vallone orientale , e poi ancora in un sopralluogo, io e lui soli, in una cava di Menfi, lui con tutti i suoi strumenti per la lavorazione dei materiali lapidei … era il momento del suo studio sulle metope del tempio E di Selinunte … gli strumenti non piacquero ai Carabinieri che ci fermarono per strada ma … È superfluo parlare dello studioso valente che in tanti stanno ricordando, in questo momento ricordo soltanto l’amico. Ciao Clemente”.

Giuliano Volpe, archeologo. “Apprendo con profondo dispiacere della scomparsa di una grande studioso, un grande archeologo, Clemente Marconi, un esponente di punta della moderna archeologia classica”.

Paestum (Sa). Al parco e al museo Archeologico nazionale arriva “IEROFANIA – Sulle vie del Sacro” seconda tappa del progetto itinerante curato da Samonà e Toscano. Due giorni con incontri, spettacoli di teatro, una mostra, letture e una visita guidata a cura del direttore

Dopo la tappa di Palestrina, “IEROFANIA – Sulle vie del Sacro” il 25 e 26 luglio 2026 arriva a Paestum, tra i templi della Magna Grecia, in uno dei paesaggi più iconici del Mediterraneo. L’evento, promosso dal ministero della Cultura, ideato dal dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale (DiVa) e organizzato tramite l’istituto centrale per la Valorizzazione economica e la Promozione del patrimonio culturale (IC-VEPP), prevede incontri, spettacoli di teatro, una mostra, letture e una visita guidata a cura del direttore dei Parchi, realizzati con l’obiettivo di esplorare il dialogo tra mito, rito e patrimonio culturale. I parchi archeologici di Paestum e Velia sono particolarmente onorati di ospitare questa prestigiosa iniziativa, che rappresenta un’importante occasione di valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso un dialogo tra i luoghi simbolo dell’antica Poseidonia e i linguaggi artistici contemporanei. L’evento intende offrire al pubblico un’esperienza culturale di elevato profilo, capace di coniugare ricerca, spettacolo e divulgazione in uno dei contesti monumentali più significativi del patrimonio culturale nazionale. L’ingresso agli appuntamenti è gratuito previa prenotazione. Per l’evento serale del 26 luglio 2026 che si terrà nel museo di Paestum, l’ingresso è gratuito per tutti senza prenotazione dalle 19.45 alle 22.45 (ultimo ingresso 21.45). L’accesso a tutti gli eventi è subordinato al ritiro del biglietto gratuito presso le biglietterie dei Parchi.

PROGRAMMA SABATO 25 LUGLIO 2026. Alle 11.30, al parco archeologico di Paestum, vernissage “Mater – L’energia del divino femminile” di Stefania Pennacchio. Accompagnamento sonoro di Renata Frana. Alle 18.30, sala auditorium del museo Archeologico nazionale di Paestum, “Arcana Sapienza. Tra mito e rito”: conversazione con Giulia Maria Chiodi, Tiziana D’Angelo, Roberta Moretti, Giovanni Sessa, Davide Susanetti e Angelo Tonelli. Introduce Alberto Samonà, curatore scientifico della rassegna. Modera Fulvia Toscano, direttrice artistica della rassegna. Alle 20.30, al parco archeologico di Paestum, “Mahābhārata”, spettacolo teatrale. Produzione STN – Studio Novecento.

PROGRAMMA DOMENICA 26 LUGLIO 2026. Alle 18, al parco archeologico di Paestum: visita guidata a cura del direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. Appuntamento presso la biglietteria di Porta Principale, nei pressi del tempio di Nettuno. Alle 19.45, al museo Archeologico nazionale di Paestum, “Pietre che cantano”: letture da “Canti Orfici” di Dino Campana, a cura di Roberto Latini. Introduce Alessandro Rivali.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Estate al MArRC” la conferenza “Apollo e Artemide sulle sponde dello Stretto: Mito e Culto da Anassilaos ai Mamertini ad Augusto fra Reggio e Messana” con Felice Antonio Costabile (università Mediterranea)

Venerdì 24 luglio 2026, alle 20.30, per “Estate al MarRC”, sulla terrazza panoramica del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la conferenza “Apollo e Artemide sulle sponde dello Stretto: Mito e Culto da Anassilaos ai Mamertini ad Augusto fra Reggio e Messana”. Dopo i saluti del direttore Fabrizio Sudano e della presidente del CIS Calabria Loreley Rosita Borruto, l’incontro sarà condotto da Felice Antonio Costabile, professore emerito di Diritto romano dell’università Mediterranea di Reggio Calabria. Un affascinante viaggio tra mito, storia e archeologia per riscoprire il ruolo dei culti di Apollo e Artemide nello Stretto, dalle origini greche fino all’età augustea. Museo aperto dalle 20 alle 23. Biglietto serale ridotto: 5 euro (include visita museo + conferenza). Accesso alla conferenza senza prenotazione, fino a esaurimento posti.

Ceraso (Sa). A Palazzo Di Lorenzo “Il Parco incontra il territorio”, secondo appuntamento di “Velia oltre Velia”, il percorso di incontro e dialogo con il territorio

Venerdì 24 luglio 2026, alle 18, a Palazzo Di Lorenzo, in piazza Mazzini a Ceraso, nel cuore del parco nazionale del Cilento (Sa), “Il Parco incontra il territorio”, secondo appuntamento di “Velia oltre Velia”, il percorso di incontro e dialogo con il territorio. Un momento di confronto aperto tra il parco archeologico di Velia e la comunità locale, per condividere visioni, idee e prospettive sul ruolo del patrimonio culturale nello sviluppo del territorio. Interverranno Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Aniello Crocamo, sindaco del Comune di Ceraso. Un percorso nato per costruire nuove connessioni tra il Parco e i luoghi che lo circondano, perché la valorizzazione del patrimonio passa anche dalla partecipazione delle comunità che lo custodiscono ogni giorno.

Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” mostra “Archeologia Salvata. Dal saccheggio alla memoria”: reperti che raccontano il passato e il viaggio di ritorno a casa. Scavi clandestini. Traffici illeciti. Indagini. Sequestri. Restituzioni

Ci sono reperti che raccontano il passato. E altri che raccontano anche il viaggio che li ha riportati a casa. Scavi clandestini. Traffici illeciti. Indagini. Sequestri. Restituzioni. Nasce da queste storie la mostra “Archeologia Salvata. Dal saccheggio alla memoria” che si inaugura venerdì 24 luglio 2026, alle 18, al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” al Castello di Vibo Valentia. La mostra, promossa dalla direzione regionale Musei nazionali Calabria, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia e con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, invita a guardare i reperti non solo come testimonianze del mondo antico, ma anche come simboli dell’impegno quotidiano per la tutela del patrimonio culturale. Ogni pezzo esposto viene raccontato attraverso una duplice biografia: da un lato la sua storia antica (produzione, utilizzo e contesto d’origine), dall’altro la sua complessa vicenda contemporanea, caratterizzata da scavi clandestini, passaggi nel mercato nero internazionale, indagini giudiziarie e, infine, il restauro e la restituzione alla collettività e alla ricerca scientifica. Tra le opere esposte figura anche uno straordinario cratere apulo a figure rosse, recuperato a Venezia nell’ambito di un’attività di tutela condotta dalla Soprintendenza e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Dopo il recupero e il riconoscimento della proprietà dello Stato, il reperto è stato assegnato al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”, dove sarà finalmente restituito alla fruizione pubblica. “La nostra presenza a Vibo Valentia”, spiegano alla SABAP di Venezia, “vuole testimoniare il valore della collaborazione tra istituzioni nella tutela del patrimonio culturale e la soddisfazione di vedere un bene recuperato grazie all’attività svolta a Venezia trovare la sua definitiva collocazione in un museo dello Stato, dove potrà essere conosciuto e apprezzato da tutti”.

I parchi archeologici di Paestum e Velia aprono i propri spazi a un percorso di Pilates Autentico immerso nella straordinaria cornice dei due siti: al via “Il Respiro dei Templi – Pilates e Armonia Classica”. Ecco il programma

Per la prima volta, i parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa) aprono i propri spazi a un progetto dedicato al benessere della persona, trasformando il patrimonio culturale in un luogo di incontro tra archeologia, storia e cura della salute. Nasce “Il Respiro dei Templi – Pilates e Armonia Classica”, un percorso di Pilates Autentico immerso nella straordinaria cornice dei siti di Paestum e Velia, pensato per promuovere una nuova forma di fruizione del patrimonio: lenta, consapevole e orientata al benessere psicofisico. Con questa iniziativa, i Parchi archeologici di Paestum e Velia riscoprono simbolicamente una delle loro funzioni originarie: essere luoghi di vita, di pensiero e di benessere per la comunità. Un progetto che unisce passato e futuro, mettendo il patrimonio culturale al servizio della qualità della vita delle persone.

Le lezioni saranno condotte da Nicoletta Ciardo, insegnante di Pilates Autentico con un percorso di formazione d’élite, che ha conseguito diverse certificazioni internazionali studiando con i più grandi maestri del settore, tra cui Inelia Garcia, portavoce e referente mondiale del Metodo Pilates Autentico. Appuntamento a Paestum, dalle 18 alle 19, il 22 luglio, 29 luglio, 5 agosto, 19 agosto, 26 agosto, 2 settembre; appuntamento a Velia, dalle 9 alle 10, il 24 luglio, 21 agosto, 11 settembre. Il tappetino necessario allo svolgimento dell’attività sarà a carico dei partecipanti. Costo della singola lezione di pilates 5 euro (dai 18 anni in poi), in aggiunta al regolare biglietto d’ingresso o all’abbonamento. Il biglietto per la lezione può essere acquistato direttamente alle biglietterie dei Parchi archeologici di Paestum e Velia oppure online sul sito di Vivaticket. Capienza massima per ogni lezione: 20 persone. Appuntamento presso le biglietterie dei Parchi. La prenotazione non è obbligatoria.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (al centro), alla presentazione del progetto “Il benessere è un’opera d’arte” (foto pa-paeve)

L’iniziativa rientra nel progetto dei parchi archeologici di Paestum e Velia, denominato “Il benessere è un’opera d’arte” e si inserisce nell’ambito delle attività di Welfare Culturale previste dal Protocollo d’Intesa sottoscritto tra il ministero della Cultura e il ministero della Salute che prevede l’integrazione delle attività culturali e motorie nei percorsi di prevenzione sanitaria, valorizzando i luoghi d’arte come veri e propri presidi per il benessere psico-fisico della comunità. Il progetto parte dall’idea che un sito archeologico non sia soltanto un luogo da visitare e osservare, ma anche un ambiente capace di generare benefici per la salute, favorendo la connessione tra corpo, mente e paesaggio culturale. In questo contesto, la pratica del Pilates diventa uno strumento per riscoprire il rapporto tra movimento, equilibrio e armonia, valori che affondano le proprie radici nella cultura del mondo antico. Sebbene sviluppato nel Novecento da Joseph Pilates, il metodo richiama principi profondamente legati alla tradizione greco-romana: il controllo consapevole del corpo attraverso la mente, la ricerca dell’equilibrio proporzionale e l’importanza del respiro come elemento vitale. Praticare pilates tra i maestosi templi dorici di Paestum o tra i monumenti di Velia, significa confrontarsi con la stessa idea di armonia che caratterizza l’architettura classica, mentre il respiro diventa un ponte simbolico tra la dimensione interiore e il paesaggio circostante.

Lezioni di pilates condotte da Nicoletta Ciardo ai parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

Il progetto si pone molteplici obiettivi. Da un lato valorizza il patrimonio archeologico attraverso esperienze innovative e partecipative; dall’altro promuove la salute e la prevenzione, contribuendo a migliorare postura, mobilità articolare, flessibilità, forza e capacità respiratoria. Centrale è anche la dimensione inclusiva dell’iniziativa, che mira a rendere i Parchi uno spazio accogliente e accessibile a pubblici diversi. Le attività sono infatti progettate per coinvolgere persone di tutte le età e condizioni fisiche. Particolare attenzione sarà dedicata alla terza età, con programmi orientati al mantenimento della mobilità e dell’equilibrio, e alle categorie più fragili, attraverso esercizi adattati e modalità di partecipazione inclusive. Le lezioni saranno inoltre aperte a cittadini, visitatori e turisti, favorendo la costruzione di una comunità che vive il patrimonio culturale come esperienza condivisa. La scelta dei luoghi e delle modalità organizzative risponde a criteri di sostenibilità e rispetto della tutela. Le lezioni si svolgeranno negli spazi verdi limitrofi ai monumenti, senza alcun impatto sull’integrità delle strutture archeologiche e con l’utilizzo di attrezzature leggere ed ecosostenibili. Gli appuntamenti saranno programmati nelle ore dell’alba o del tramonto, quando la luce naturale valorizza il paesaggio e consente di vivere il sito in una dimensione particolarmente suggestiva.

Sibari (Cs). Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide la mostra “Orghia. Miti riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Visitata in anteprima dal ministro Giuli

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide la mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” (foto drm-calabria)

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide a Sibari (Cs) dal 18 luglio al 17 settembre 2026, la mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” che narra il mito delle “dee del grano”, Demetra e Kore-Persefone. Gli orghia – le azioni sacre – si svolgono in onore delle divinità, attraverso simboli, cibi, bevande, offerte rituali. La mostra conduce in un percorso che va dalle azioni degli dèi (il mito) a quelle ripetute dagli esseri umani (il rito), illustrando l’incontro tra culti italici e greci.

Allestimento della mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto drm-calabria)

L’esposizione presenta per la prima volta i rinvenimenti recenti effettuati nei santuari di Locri Epizefiri (RC) ed Eraclea lucana (Policoro, Mt). Affiancate alle dee del grano sono l’Hera Lacinia di Capo Colonna, signora della natura, degli animali e della fertilità femminile, e La Dama di Sibari (Athena), legata ai passaggi di stato e alle acque profonde. In un dialogo tra passato e presente, il percorso giunge sino ai rituali contadini del Sud Italia e al culto e alle celebrazioni in onore delle sante cristiane, che da quelle antiche derivano direttamente, e nelle quali permane la necessità di propiziare la crescita del grano e la rigenerazione della vita.

La mostra “Orghia. Miti, riti e misteri” al museo Archeologico nazionale della Sibaritide: il ministro della Cultura Alessandro Giuli (a dx) con il direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma (foto drm-calabria)

Nella serata di venerdì 17 luglio 2026 il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha visitato in anteprima la nuova mostra “Orghia. Riti, miti e misteri”, allestita al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, accompagnato dal direttore, Filippo Demma, ed accolto dallo staff dei Parchi. La visita al nuovo percorso espositivo ha offerto l’occasione per raccontare la direzione intrapresa dal museo della Sibaritide. Nel solco del Piano Olivetti per la Cultura, ricerca, patrimonio, pae*saggio e comunità diventano sempre di più gli elementi di una strategia condivisa, capace di trasformare la cultura in un motore di crescita per il territorio. Il ministro Giuli ha voluto anche visitare i locali in allestimento della nuova Biblioteca Popolare del Museo, un’iniziativa che arricchirà il territorio di un nuovo presidio culturale aperto alla comunità, dedicato allo studio e alla ricerca.