Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il “caso Pompei” dove col progetto “Coltivare la storia” si creerà una vera e propria vigna “archeologica” di 6 ettari con produzione di vino grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio. Ne hanno parlato l’ing. Vincenzo Calvanese e l’arch. Claudia Bonanno del parco archeologico di Pompei, e Ilaria Zanardini, project manager di Feudi di San Gregorio

Produrre vino negli orti delle domus più famose del mondo, quelle di Pompei. È l’obiettivo che si propone il progetto “Coltivare la storia” presentato il 3 febbraio 2026 al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare alla presenza de

Negli orti delle domus pompeiane spuntano nuovi vigneti (foto parco archeologico pompei)

l ministro Francesco Lollobrigida. Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti si costruirà una vera e propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino. L’esecuzione di questo progetto di lungo termine non è affidata ai classici strumenti di collaborazione pubblico-privato (la concessione o l’appalto), ma sarà garantita da un partenariato in cui il Parco e le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo collabora mettendo a fattor comune le rispettive esperienze e competenze (vedi Pompei. “Coltivare la storia”: nel parco nasce la nuova azienda vitivinicola – interamente a conduzione biologica – con oltre 6 ettari di vigneti (una vera e propria vigna “archeologica”) grazie a un partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio del Gruppo Tenute Capaldo | archeologiavocidalpassato).

Presnetazione a touismA 2026 nel convegno archeoVINUM il progetto “Coltivare la storia” del parco archelogico di Pompei in partenariato con le cantine Feudi di San Gregorio (foto graziano tavan(

Nel viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia proposto nel convegno archeoVINUM, organizzato dall’università di Bari e presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, non poteva quindi mancare il “caso Pompei”. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo, e la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr9 (vedi Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine) | archeologiavocidalpassato), il realizzando vigneto del parco archeologico di Pompei. Sono l’ingegner Vincenzo Calvanese, capo area tecnica del parco archeologico di Pompei; Ilaria Zanardini, project manager di Feudi di San Gregorio; e l’architetto Claudia Buonanno, valorizzazione delle aree verdi del parco archeologico di Pompei, illustrano ad “archeologiavocidalpassato.com” il progetto “Coltivare la storia” del parco archeologico di Pompei.

“Il convegno archeoVINUM”, spiega l’ingegner Vincenzo Calvanese ad archeologiavocidalpassato.com, “è stata l’occasione per raccontare come a Pompei, con lo strumento del partenariato pubblico-privato, il parco archeologico sta mettendo in piedi un’azione di tutela e valorizzazione dei propri territori ripristinando e realizzando nuove vigne con produzione di un vino locale con un marchio specifico, con un partner che è Feudi di San Gregorio nel tema ovviamente della sostenibilità e della valorizzazione del nostro patrimonio”. E Ilaria Zanardini sottolinea: “L’azienda Feudi di San Gregorio ha presentato oggi insieme al parco di Pompei il progetto che non è solo simbolico, ma concreto che prevederà la creazione di questa azienda vitivinicola all’interno del parco archeologico di Pompei in cui il vino diventa protagonista e viene associato a cultura e convivialità”. Conclude l’architetto Claudia Buonanno: “Questo strumento giuridico del partenariato speciale pubblico-privato ci garantisce una visione condivisa con il partner privato e degli obiettivi comuni. Momenti che ritengo fondamentali di questo percorso, e di questo oggetto che stiamo portando avanti, sono proprio i tavoli tecnici che diventano momenti di confronto e di condivisione con il partner, ma anche momenti di studio e di approfondimento come con il coinvolgimento del professor Attilio Scienza dell’università di Milano”.

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