Padova. Ai musei Eremitani la conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro (CNR, Catania) e Nicola Cucuzza (università di Genova), sesto e ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)
Martedì 2 dicembre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro (CNR, Catania) e Nicola Cucuzza (università di Genova), sesto e ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Massimo Cultraro, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc) (foto parco naxos)
Heinrich Schliemann, il celebre scopritore di Troia e Micene, ha una grande popolarità in Italia in parte favorita dai legami personali e istituzionali tra l’uomo d’affari tedesco e alcune figure di alto rango dell’accademia nazionale. “Indefesso viaggiatore e amante dell’Italia – ricordano Cultraro e Cucuzza -, Schliemann aveva compiuto, nel corso della sua esistenza, sei viaggi nel nostro Paese, alcuni dei quali si erano trasformati in permanenze fisse durate anche due mesi. Nell’ultimo decennio una fortuita combinazione tra il riordino generale del Fondo Schliemann conservato ad Atene e la (ri)scoperta dell’Archivio personale di Luigi Pigorini presso l‘università di Padova, ha posto le basi per la ricostruzione del ruolo giocato dallo scopritore di Troia all’interno della società degli intellettuali e del mondo dell’archeologia nazionale. Figura cardine di questo complesso sistema di relazioni è stato Luigi Pigorini, il quale, oltre a diventare anche amico personale dello studioso tedesco, aveva favorito l’attivazione di alcune missioni archeologiche in Italia, pressoché sconosciute in letteratura, ma oggi ricostruite grazie all’incrocio tra fonti archivistiche di differente natura.
“Pigorini aveva incontrato Schliemann nel 1868 a Napoli – continuano i due studiosi – all’interno del circolo di archeologi e antropologi dei quali facevano parte Giuseppe Fiorelli e Giustiniano Nicolucci. L’incarico di capo Sezione della direzione generale dei Musei e Scavi di Antichità, istituita a Roma in seguito allo spostamento dei ministeri nella nuova capitale, apre fin dal 1875 una nuova stagione di rapporti tra Pigorini e Schliemann. L’epicentro di questo rapporto è l’affidamento a Schliemann di una intensa attività di esplorazioni in Sicilia nell’autunno del 1875, a cui segue una campagna di scavi a Marino (Roma), sui Colli Albani alla ricerca della mitica Alba Longa. Quest’ultimo scavo sarà al centro di una violenta polemica che coinvolge i salotti romani e alcune figure della vecchia intellighenzia pontificia, come il geologo e antichista Miche Stefano De Rossi, al punto da richiedere un intervento istituzionale dello stesso Pigorini. Affetto, stima reciproca ma anche concessione di una parte della collezione troiana a Roma, sono gli ingredienti di un lungo rapporto, prima solo algido e formale, ma in seguito in grado di aprirsi anche a confidenze personali, come si ricava dalle lettere dell’archivio ateniese che oggi assumono un valore indiscutibilmente più denso dopo la scoperta della corrispondenza conservata a Padova.
“Luigi Pigorini, nella veste di presidente della Regia Scuola Archeologica di Roma, svolse un importante ruolo anche nella fondazione della Missione archeologica italiana a Creta nel 1899. Fu infatti grazie alla sua azione, coordinata con quella di Domenico Comparetti, un altro eminente studioso italiano di filologia e storia greca, che fu possibile inviare la missione archeologica nell’isola, allora posta sotto il controllo di alcune nazioni europee, fra cui l’Italia.

Le gradinate del teatro di Gortina (Creta) messe in luce dalla campagna di scavo 2025 dell’università di Padova (foto saia)
“Tra il 1900 ed il 1905 la Missione archeologica, guidata sul campo da Federico Halbherr, contribuì significativamente alla scoperta della civiltà minoica, portando alla luce il Palazzo di Festòs e la Villa di Haghia Triada. Più che un coinvolgimento sul piano scientifico, nel sostenere la Missione archeologica a Creta Pigorini avvertiva probabilmente la necessità che l’Italia mostrasse, attraverso l’impegno sul campo di archeologi operanti nella Scuola da lui diretta, la capacità di condurre delle indagini in un contesto internazionale. L’importanza politica di questa iniziativa agli occhi di Pigorini può quindi spiegare il limitato interesse che lo studioso dimostrò per le scoperte archeologiche effettuate dalla Missione cretese.
“Concluso nel 1905 il mandato di presidente della Scuola di Roma, Pigorini fu nel 1908 contrario alla costituzione della Scuola Archeologica Italiana di Atene, che a suo parere doveva essere solo una “sezione” di quella romana. I rapporti con gli archeologi impegnati nelle indagini a Creta continuarono comunque ad essere cordiali anche in quegli anni ed anzi, per una circostanza casuale, Pigorini fu il primo ad essere messo al corrente, per lettera, della scoperta del celebre disco di Festòs“.




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