Pordenone. Al museo Archeologico del Friuli Occidentale a Castello di Torre arriva il progetto “Anche le statue parlano” con Caterina Bernardi, Alessandro Maione ed Edoardo De Angelis
Il progetto “Anche le statue parlano” approda al museo Archeologico del Friuli Occidentale a Castello di Torre a 3 chilometri dal centro di Pordenone. Domenica 20 agosto 2023 (alle 15.30, alle 16.45 oppure alle 18) gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e il cantautore Edoardo De Angelis porteranno i presenti alla scoperta delle affascinanti storie che il museo Archeologico del Friuli Occidentale (Castello di Torre – Via Vittorio Veneto 19) di Pordenone conserva. Sono previsti tre turni di visita: alle 15.30 (1° gruppo); alle 16.45 (2° gruppo); e alle 18 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. È obbligatoria la prenotazione su Eventbrite al seguente link: bit.ly/statuepordenone. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo (3 euro intero; 1 euro ridotto). “Anche le statue parlano” nasce dall’idea che i Musei non vadano solo visti, ma anche ascoltati, con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Il progetto “Anche le statue parlano” è finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli ed è organizzato dall’Associazione A.C.CulturArti in collaborazione con il Comune di Pordenone.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Notti d’Estate al MArRC” sulla terrazza sullo stretto il Planetario Pythagoras propone la conferenza “Scill’e Cariddi” con Mauro Geraci (università di Messina) e Vincenzo Zappia (Iuav di Venezia)
Sabato 19 agosto 2023, alle 21, sulla splendida terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nuovo appuntamento con “Notti d’Estate”: dopo l’affascinante incontro sulla Medea di Euripide, il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria presenta “Scill’e Cariddi” nel mito, nell’arte e nella letteratura: un dialogo appassionante tra relatori e pubblico sul “mythos” che unisce le due sponde dello Stretto. “Un altro imperdibile appuntamento con il Planetario Pythagoras”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino, “che ringrazio per la collaborazione a questa edizione delle Notti d’Estate, nel solco ormai consolidato di coinvolgenti manifestazioni rivolte alla divulgazione scientifica. Attività che si aggiungono alla possibilità di ammirare i reperti della Calabria antica, in un momento di notevole afflusso di visitatori”. Dopo i saluti iniziali del direttore Malacrino e di Angela Misiano, direttrice del Planetario, relazionano Mauro Geraci, professore ordinario di Antropologia culturale al Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’università di Messina, e Vincenzo Zappia architetto allo Iuav di Venezia. Presenta l’incontro Fortunato Zappia, con la partecipazione di Angela Misiano. Dicevano i Greci: il mito insegna, racconta come comportarsi. Il mito insegna la vita. Scilla e Cariddi erano due donne e in quanto meridionali bellissime. A causa di terribili sortilegi, da bellissime quali erano, sono trasformate in mostri che pattugliano da opposte sponde lo stretto di mare che divide Reggio Calabria da Messina, incutendo terrore e rappresentando una letale minaccia per i marinai. Come tante altre creature mitologiche sono lo specchio di reali pericoli e banco di prova per gli eroi. “E qui subentra l’astuzia dell’intelligenza”, commenta la prof.ssa Misiano, responsabile del Planetario. “Scilla e Cariddi è per certi versi il racconto della lotta tra l’uomo e la bestia per fronteggiare con astuzia e stratagemmi gli ostacoli che ci troviamo davanti nella vita. Ma di queste due donne che gli dei hanno trasformato in mostri, non si può parlare senza tenere conto di quel peculiare ambito geografico che è lo stretto di Messina e del mare che lo contiene, il Mare Nostrum”. Nell’immaginario collettivo che li presenta come mostri, posti a guardia dello stretto di Messina, Scilla e Cariddi sono emblema della lotta tra ragione e sfera emotiva. Sabato il Museo resterà aperto fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30). Dalle 20, il prezzo del biglietto sarà di 3 euro, con 1 euro di maggiorazione a favore del patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione in Emilia Romagna (art. 14, DL 61/2023). Sarà possibile visitare tutto il Museo che, attualmente, oltre ai quattro livelli di collezione permanente ospita ben tre nuove esposizioni. In Piazza Orsi, atrio del MarRC, la mostra “Bronzi di Riace, cinquant’anni di storia”, a cura di Carmelo Malacrino. Al Livello E “Per gli uomini e per gli Dei. Musica e danza nell’antichità” a cura di Carmelo Malacrino, Angela Bellia e Patrizia Marra e “Le nuvole e il fulmine. Gli Etruschi, interpreti del volere divino”, a cura di Carmelo Malacrino, Mario Iozzo, Barbara Arbeid.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Segni e testimonianze della lingua etrusca” con Luigi Corbelli, terzo appuntamento del ciclo “Sabato al museo”
Da un sold out all’altro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Anche per la visita guidata “Segni e testimonianze della lingua etrusca”, terzo appuntamento del ciclo “Sabato al Museo” di sabato 19 agosto 2023, alle 17, esauriti tutti i posti disponibili. Luigi Corbelli condurrà i fortunati partecipanti in un viaggio alla scoperta delle iscrizioni conservate nella sezione epigrafica del museo di Villa Giulia che sveleranno le caratteristiche di base della lingua e della scrittura. E con un alfabetario in mano si andrà a caccia di iscrizioni tra i reperti fino a provare a scrivere come un Etrusco.
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Notti d’Estate al MArRC” sulla terrazza sullo stretto conferenza della prof.ssa Paola Radici Colace su “La Medea di Euripide. Le scritture nel tempo”
Giovedì 17 agosto 2023, alle 21, sulla splendida terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nuovo appuntamento con “Notti d’Estate”. Il Centro Internazionale Scrittori della Calabria promuove la conferenza “La Medea di Euripide. Le scritture nel tempo” di Paola Radici Colace, ordinario di Filologia classica dell’università di Messina, presidente onorario e direttore scientifico del Cis. Un viaggio straordinario sul tema delle riscritture del teatro greco, rivivendo la tragedia “Medea” di Euripide, andata in scena ad Atene nel 431 a.C. e nella versione filmica di Pasolini (Medea 1969), con protagonista Maria Callas. Un’analisi comparativa dei due ‘testi’, distanti tra loro ventiquattro secoli tra analogie e differenze. Introdurranno l’incontro Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria. “L’irruzione di Giasone, elemento esterno e straniero nella vita di Medea”, commenta la professoressa Paola Radici Colace, “segna di fatto il repentino passaggio dal sacro allo sconsacrato, dal mitico al razionale, e la trasformazione improvvisa della giovane donna. Infatti, quando capisce che Giasone e i suoi compagni hanno usanze totalmente opposte alle sue, la fanciulla ha una crisi spirituale in cui le sensazioni di tormento si acuiscono, in un conflitto tra la realtà della nuova terra e la vita scandita dai rituali del suo passato nella Colchide”. E il direttore Malacrino conclude: “Una affascinante narrazione della tragedia greca, con richiami a pensieri ed attitudini umane sempre attuali. Con una location d’eccezione, rappresentata dalla panoramica terrazza del Museo, che rende questo viaggio di ventiquattro secoli ancora più sensazionale”.
Cesenatico. Al via al Parco di Ponente il festival di rievocazione storica celtica Druidia, quattro giorni di invasione di celti e romani tra concerti, mercatini e spettacoli a tema. Il ricco programma
Torna Druidia, il tanto atteso festival di rievocazione storica celtica che anima Cesenatico con concerti, mercatini e spettacoli a tema. Dalle 18 di giovedì 17 agosto alle 23.59 di domenica 20 agosto 2023, all’interno del Parco di Ponente di Cesenatico, a ingresso libero, un’invasione di celti e romani sarà pronta a riportare i visitatori indietro nel tempo. “Un vero e proprio salto all’indietro per capire come vivevano veramente i nostri antenati, tra stage e iniziative didattiche per adulti e bambini per farti sentire come uno di loro!”, assicurano gli organizzatori. Le giornate del festival saranno accompagnate dalla musica itinerante dei Siegel Senones, al ritmo di cornamusa e tamburi. Durante l’intera festa gli accampamenti saranno costantemente animati dai rievocatori che, oltre a svolgere stage e didattiche, faranno vita da campo anche fuori dagli orari indicati. I gruppi storici presenti: per i celti, Teuta Cenomanes, Utis Bedo, Clan Antico Olmo, Lagói, Aidu Carui; per i romani: Colonia Iulia Fanestris, Legio VI Ferrata, Legio XII Fulminata, Legio I Italica; per le danze antiche: ass. cult. Ninuphar eventi; per la falconeria: Falconeria Freddy. Ci sono anche stand gastronomici con menù a base di pesce, carne, cinghiale e vegano; ippocrasso, idromele e birra; mercatino con artigianato a tema.
Il programma di giovedì 17 agosto 2023. Alle 18, apertura festival; 20.30, folk notes: melodie irlandesi, ritmi incalzanti, voglia di divertirsi e di divertire; 22, green clouds: chiamate “le cinque fate della musica celtica”, uniscono le sonorità degli strumenti della tradizione classica con le tecnologie elettroniche; 23.30, Daridel: band paganfolk dai ritmi tribali contaminati dalla musica celtica e medievale.

Combattimenti di gladiatori al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)
Il programma di venerdì 18 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint: Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, il Fabbro Celta: come si costruiva una cotta di maglia (Utis Bedo); 10.30, visita all’accampamento: attività comuni in accampamento armato celta (Teuta Cenomanes); 10.30, i celti e il fuoco: didattica sui metodi più arcaici di accensione del fuoco (Aidu Carui); 11, i celti in guerra: armi e armature del guerriero celta (Teuta Cenomanes); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, favole in movimento: raccontare una storia con la creatività del corpo (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, Cosmesi nell’antica Roma: beauty routine delle donne romane (Legio VI Ferrata); 14, la legione romana: evoluzione di armi, armamenti e tattiche di battaglia (Legio I Italica); 14, il matrimonio celtico: approccio alla pratica rituale (Clan Antico Olmo); 14.30, l’allenamento del gladiatore: le tecniche di pugilato e combattimento corpo a corpo (Legio XII Fulminata); 14.30, la forgia del ferro: la lavorazione del ferro al tempo dei celti, nel periodo del 300 a.C., dal mantice alla battitura (Teuta Cenomanes); 14.30, la cultura celtica: conferenza sugli aspetti relativi alla cultura materiale come abbigliamento, alimentazione, festività, calendario e curiosità (infopoint, Radio Druido); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, lo scriba: le origini dell’alfabeto attraverso strumenti, supporti e tecniche dello scriba (Legio VI Ferrata);

Il rito del fuoco sacro al festival celtico Druidia (foto druidia)
15, i celti e il fuoco: didattica sui metodi più arcaici di accensione del fuoco (Aidu Carui); 15.30, la medicina antica: la medicina in epoca etrusca e celtica (Lagói); 16, evviva gli sposi: imbucati ad un vero matrimonio celtico! (Clan Antico Olmo); 16.30, mandala della natura: crea il tuo mandala fatto di fiori e rametti (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 17, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint: Ninuphar); 17, la linea del tempo: spiegazione dell’orologio ad acqua (Colonia Iulia Fanestris); 17.30, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 20.30, Zeckyboys: band caratterizzata da molte influenze che vanno dal folk, alla musica classica fino al metal; 22, Winterage: metal sinfonico con forti influenze classiche, irlandesi e medievali; 23.30, Corte di Lunas: band celtic-rock con un repertorio che spazia da canzoni originali a rivisitazioni di pezzi tradizionali; 00.30, il rito del fuoco sacro: storia, spiritualità, musica e danza attorno al grande fuoco (arena spettacoli).

Spettacoli di danze antiche al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)
Il programma di sabato 19 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, favole in movimento: raccontare una storia con la creatività del corpo (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, la chimica dei colori: l’ingegno che ha colorato l’evo antico (Lagói); 10.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint: Ninuphar); 11, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani. (prenotare all’infopoint; Legio XII Fulminata); 11, la donna romana: usi e costumi nell’antica roma (Legio I Italica); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, la magia delle fate: costruisci la tua bacchetta magica (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, erbe e incensi: produzione di rimedi naturali per favorire il sonno (Clan Antico Olmo); 14, la marina militare romana: didattica sulle navi militari dell’antica Roma (Colonia Iulia Fanestris); 14, la forgia del ferro: la lavorazione del ferro al tempo dei celti, nel periodo del 300 a.C., dal mantice alla battitura (Teuta Cenomanes); 14.30, la magia celtica: conferenza sulle origini della magia nelle civiltà antiche con riferimenti ai miti e alla letteratura celtica e medievale (infopoint, Radio Druido); 14.30, la tenda praetoria: visita alla prima tenda allestita nell’accampamento, luogo di consigli di guerra e decisioni politiche (Legio I Italica); 14.30, trame e orditi: la tessitura al tempo di Roma (Legio VI Ferrata); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, la macchina del grano: i celti e l’agricoltura (Utis Bedo); 15, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio I Italica);

Legionari in rievocazioni storiche al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)
15.30, la legione romana: evoluzione di armi, armamenti e tattiche di battaglia (Colonia Iulia Fanestris); 16, la medicina antica: la medicina in epoca etrusca e celtica (Lagói); 16, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 16.30, gli eroi dell’arena: spettacolo di combattimenti tra gladiatori (Legio XII Fulminata in arena spettacoli); 17, numismatica dei celti: gli arbori della moneta (Teuta Cenomanes); 17, l’alimentazione dei celti: banchettare nei tempi antichi (Aidu Carui); 17.30, romani in marcia: movimentazione della legione (arena spettacoli); 17.30, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 21, “il rumore del silenzio”: spettacolo teatrale con i rievocatori (arena spettacoli); 22, Siegel Senones: con la loro verve animano il pubblico al suono di cornamuse e tamburi; 23.30, The Clan: band dal sound irlandese che ripropone classici popolari e brani inediti e che ha fatto parte nel 2022 di X Factor Italia.

Spettacolo di falconeria al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)
Il programma di domenica 20 agosto 2023. Alle 10, apertura festival; 10.30, braccialetti magici: laboratorio di fiori di carta crespa (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 10.30, erbe e incensi: produzione di rimedi naturali per favorire il sonno (Clan Antico Olmo); 10.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint. Ninuphar); 11, la donna romana: usi e costumi nell’antica Roma (Legio I Italica); 11, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio I Italica); 11, Tribal Celtic Dance Class: workshop di danza fusion e uso del cembalo a cura di Nico Ottawa (prenotare all’infopoint); 11.30, mandala della natura: crea il tuo mandala fatto di fiori e rametti (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 11.30, l’allenamento del gladiatore: i gladiatori si preparano al combattimento (Legio XII Fulminata); 14, l’arte musicale nel mondo romano: gli strumenti musicali più amati dai romani (Colonia Iulia Fanestris);

Tribal celtic dance al festival celtico Druidia a Cesenatico (foto druidia)
14, favole antiche: momento per ascoltare una storia e fantasticare (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 14.30, i celti in guerra: armi e armature del guerriero celta (Teuta Cenomanes); 14.30, danze antiche: laboratorio di danza per bambini (prenotare all’infopoint. Ninuphar); 14.30, la divinazione celtica: conferenza sulla divinazione nel mondo antico, il ruolo del druido, la divinazione nel folclore popolare e le tecniche divinatorie principali (infopoint, Radio Druido); 15, a letto con i romani: uno sguardo alla sessualità nell’antica Roma (Legio VI Ferrata); 15, truccabimbi: truccati e gioca ad essere chi vuoi tu! (Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 15, spada e scudo per bambini: imparare a combattere come gli antichi romani (prenotare all’infopoint. Legio XII Fulminata); 15, la macchina del grano: i celti e l’agricoltura (Utis Bedo); 15.30, la cura del corpo: igiene e bellezza in epoca etrusca e celtica (Lagói); 15.30, l’abbigliamento nell’antica Roma: come vestivano i romani nei tempi antichi (Legio I Italica); 16, laboratorio di bolle di sapone giganti: costruiamo insieme lo strumento per realizzarle (prenotare all’infopoint. Fata Camilla, Bosco dei Piccoli); 16, gli eroi dell’arena: spettacolo di combattimenti tra gladiatori (Legio XII Fulminata in arena spettacoli); 17, la grande battaglia: spettacolo di combattimenti tra celti e romani (arena spettacoli); 17.30, l’alimentazione dei celti: banchettare nei tempi antichi (Aidu Carui); 18, arena dei rapaci: spettacolo di falconeria (Falconeria Freddy in arena spettacoli); 20, etilisti noti: quintetto folk che propone brani editi in chiave acustica; 21.30, Tork: band celtic folk che spazia dal folklore tradizionale a quello celtico/norreno; 23, Drunken Lullabies: il meglio della musica folk, per scatenare il delirio a colpi di violino, cornamusa e tamburi. 00.00, ringraziamenti finali.
Roma. Per “Estate all’Etru”, visita guidata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con Valeria De Scarpis su “Etruschi, Greci e Vicino Oriente”
“Etruschi, Greci e Vicino Oriente”: è sold out il sesto appuntamento con le speciali visite guidate di Estate all’ETRU. Giovedì 17 agosto 2023, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valeria De Scarpis porterà i visitatori prenotati in un viaggio nel Mediterraneo, evidenziando la presenza di oggetti particolari sia per i materiali utilizzati che per le iconografie scelte. Attraverso gli straordinari reperti esposti nelle sale del Museo si potranno ripercorrere le rotte mediterranee, i contatti tra culture, gli scambi di conoscenze e pratiche che hanno contribuito alla grande fioritura dell’arte e dell’artigianato etrusco. Visita guidata gratuita compresa nel costo del biglietto al Museo.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale ancora due settimane per visitare la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” organizzata con Electa. L’intervento del direttore Giulierini. Gli approfondimenti sui principali temi della mostra

Mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”: da sinistra, i due curatori Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo tra il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il direttore del Mann Paolo Giulierini (foto graziano tavan)

Locandina della mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” al museo Archeologico di Napoli dal 29 maggio al 28 agosto 2023
Alessandro è stato re, filosofo, invincibile stratega e guerriero. Ha conosciuto meglio di ogni altro gli usi e i costumi dei popoli e delle genti di Europa e di Asia. È lui la guida che introduce il curioso visitatore alla scoperta delle sue imprese e delle grandi civiltà del passato. Un eroe che, come un’impareggiabile pop star, ha indossato gli abiti del faraone, quelli di Zeus, di Eracle, di Dioniso, di Shah di Persia, di raja di Taxila e dell’India. Solo le ali per ascendere al cielo non ha indossato, preferendo cavalcare due enormi e affamati grifoni come si raccontava nel Medioevo, attestando l’immediata aura di leggenda che ha avvolto Alessandro. La straordinaria figura di Alessandro Magno, le sue gesta, l’eco della sua immagine nei secoli, è narrata nella mostra “Alessandro Magno e l’Oriente”, a cura di Filippo Coarelli ed Eugenio Lo Sardo, per l’organizzazione di Electa, con 170 opere provenienti da ogni angolo del mondo, dall’antica Persia al Gandhara, insieme ai numerosi reperti della collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Napoli, il solo museo in cui si conservino tre ritratti del Macedone e tra questi il più prezioso, il Mosaico della battaglia di Gaugamela, dove si ammira l’eroe in sella a Bucefalo, mentre si scaglia contro Dario sull’alto carro. Quest’opera, attualmente in restauro, (la cui riproduzione è posta a tappeto nel Salone della Meridiana nell’area dove è ricostruito l’ambiente della casa del Fauno) secondo gli studiosi è una copia romana di un sublime quadro del più noto pittore dell’antichità, Apelle. La mostra si può visitare, salvo proroghe, fino al 28 agosto 2023 (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” che racconta con 170 opere il percorso di conquista giunto fino alla lontana India, dopo aver annesso l’Egitto dei faraoni, il medio Oriente e la Persia | archeologiavocidalpassato).
“La mostra Alessandro Magno e l’Oriente”, spiega il direttore Paolo Giulierini ad archeologiavocidalpassato.com, “è una tappa fondamentale di questi anni di ricerca del museo. Si parte con i ritratti di Alessandro passando per gli affreschi di Boscoreale, quindi per l’Annunciazione del destino di Alessandro, e poi si continua con un confronto tra i Persiani e i Macedoni. Si prosegue nel salone della Meridiana con le grandi battaglie di Alessandro – Isso, Gaugamela e il Granico – e infine con l’entrata di Alessandro in Persia e l’arrivo in India: un incontro di popoli e tradizioni che fanno di questo di straordinario personaggio un simbolo di come oggi l’umanità dovrebbe muoversi e ascoltare le culture. D’altra parte la mostra non nasce isolata ma nasce nel seno dell’operazione di recupero del mosaico della battaglia di Alessandro, rinvenuto alla metà dell’Ottocento nella Casa del Fauno di Pompei, parte adesso la seconda fase con il recupero della parte posteriore e successivamente del tessellato del mosaico nella parte superiore: 12 mesi di lavoro, un milione di investimento per poter riavere, in pieno splendore, il più grande mosaico che l’antichità ci ha restituito”.

Affresco con filosofo, Alessandro e l’Asia, da Boscoreale, Villa di P. Fannius Synistor, oecus (metà del I sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann – luigi spina)
I Macedoni a Boscoreale. Agli inizi del Novecento fu scoperta a Boscoreale, nei pressi di Pompei, una splendida villa romana, quasi interamente ricoperta da pregevoli affreschi del II stile eseguiti alla metà del I secolo a.C., nell’età di Pompeo e di Cesare. La sontuosa dimora apparteneva, prima dell’eruzione del Vesuvio, a un tale Fannius Synister. La maggior parte degli affreschi fu strappata e venduta all’asta a Parigi nel 1903; solo alcuni rimasero a Napoli, dove oggi possiamo ammirarli. Da allora molti studiosi hanno tentato di interpretare il ciclo pittorico concentrandosi soprattutto sulla sala più importante del complesso, l’oecus. Ma era difficile giungere ad una interpretazione condivisibile senza avere una visione d’insieme, cosa che fu possibile solo grazie a recenti studi pubblicati nel 2013. Si può ora dire con certezza che il ciclo ripropone temi propri dell’età ellenistica e i dipinti dell’oecus in particolare, come alcuni sostenevano, raffigurano una corte macedone. Tale ipotesi è suffragata dalla presenza degli scudi con l’astro a rilievo, dagli abiti dei personaggi e dalle caratteristiche architettoniche degli edifici. Le scoperte archeologiche, avvenute in Grecia nella regione macedone negli ultimi decenni, confermano questa iniziale intuizione. La figura su cui maggiormente si è discusso, rappresentata sulla parete sinistra della sala, è quella del giovane in piedi in cui per diversi e inequivocabili motivi si può riconoscere Alessandro stesso. I segni che inducono a questa identificazione sono: il diadema, la lancia, lo scudo macedone, la kausia (il copricapo ufficiale dei re macedoni), le vesti, le caratteristiche fisiognomiche del volto simili a quelle del grande mosaico di Pompei e l’ambientazione. Il giovane re domina uno stretto di mare, una chiara allusione ai Dardanelli, e la punta della lancia è confitta sulla sponda opposta (dorikteta – conquistata colla lancia), quella asiatica, dove una donna seduta, in vesti orientali, si regge il capo con la mano destra e guarda verso il giovane che regnava sui due continenti allora conosciuti, l’uno per legittima discendenza, l’altro per diritto di conquista. E chi altro, se non Alessandro, aveva riunito sotto un unico scettro le due parti del mondo?

Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Gaugamela, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
L’immagine di Alessandro. Conosciamo Alessandro soprattutto attraverso le statue di Lisippo, l’unico artista, oltre ad Apelle, che ebbe il diritto di ritrarlo dal vivo. Ma del grande pittore di Colofone poco o nulla rimane e forse solo il grande mosaico della Casa del Fauno porta i segni della sua arte. Dello scultore invece sono giunte fino a noi alcune opere in cui si vede l’eroe in una postura a lui consueta, con il collo lievemente piegato verso sinistra e una celeste ispirazione nello sguardo. Plutarco riferisce che la carnagione del macedone era chiara e “il bianco della pelle diventava rosso particolarmente sul petto e sul volto”. Alcuni direbbero che era il segno di una certa femminea timidezza. Apelle lo rappresentò in un famoso dipinto nelle vesti di Zeus con un colorito bruno e scuro. Ma Plinio dice che il pittore aveva stabilito il principio teorico di “nascondere i difetti”, soprattutto quando ritraeva gli uomini famosi e potenti. Non sappiamo neanche quale fosse il vero colore dei suoi capelli, che pettinava colla scriminatura centrale, e, a differenza del padre e dei suoi conterranei, rasava accuratamente la barba. L’unico ritratto certo è nel citato mosaico conservato a Napoli, in cui lo si vede a cavallo, colla lancia ben ferma nella mano, avanzare deciso contro il carro di Dario. Ha i capelli rossicci e ondulati, gli occhi grandi e scuri un po’ inclinati verso il basso, il naso forte e leggermente adunco e la bocca piccola e contratta nella foga dell’azione e per lo sforzo. Sono gli stessi tratti che riconosciamo nell’affresco di Boscoreale in cui si profetizza il suo avvento sul trono dell’Asia. Molti particolari, in queste due immagini, discordano con i ritratti lisippei o col mosaico di Pella in cui è raffigurato nudo e giovane mentre caccia un leone. È difficile anche stabilire una somiglianza col padre. Molte fonti attendibili testimoniano che tra i due vi erano pochi tratti in comune. Anch’egli, quindi, come altri sovrani dopo di lui, volle diffondere di se stesso un’immagine ben diversa da quella reale e cambiò spesso abito e stile. Adottò senza esagerare i costumi orientali, si travestì da Eracle o da Dioniso e in Egitto vestì con i simboli e gli abiti del faraone. Il suo genio era poliedrico così come il suo aspetto, difficilmente assimilabile all’eroe alto, biondo, dagli occhi cerulei qualche anno fa propostoci da un bel film a lui dedicato.

Tetradramma in argento di Filippo II che sul dritto mostra la testa laureata di Zeus (359-336 a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Filippo II, il padre. Il padre di Alessandro, Filippo II, era nato nel 382 a.C. a Pella, terzo figlio del re Aminta III, ed aveva poche speranze di salire al trono. Da giovane aveva vissuto a Tebe, forse nella casa paterna di Epaminonda, e aveva avuto modo di apprendere le più avanzate tecniche belliche. Per una serie di favorevoli circostanze divenne reggente della Macedonia nel 359 all’età di 22 anni; uno dei primi affari a cui si dedicò fu la riforma dell’esercito, e alla potenza della falange sommò l’impeto e la velocità della cavalleria. Con questi strumenti Filippo, dopo avere ampliato il suo regno nei Balcani e verso la Tracia, volse la sua attenzione alle antiche città della Grecia. Si mosse con grande prudenza, ed anche con un certo reverenziale timore nei confronti di Atene. Finanziava un po’ tutti, in particolare i partiti a lui legati, quello di Atene capeggiato da Eschine, e minava sottilmente alla base le antiche democrazie. Da buon stratega aveva capito l’importanza del dominio sugli stretti, i Dardanelli e il Bosforo e, avendo esteso il regno fino alle sponde del mar di Marmara, stava sottraendo ad Atene gli alleati indispensabili per mantenere il dominio sul mare.

Medaglione in oro con, sul dritto, il busto di Olimpiade (III sec. a.C.) da Abukir, conservato al museo Archeologico nazionale di Tessalonica a Salonicco (foto graziano tavan)
Olimpiade, la madre. Olimpiade, la madre del nostro eroe, fu la quarta moglie di Filippo: si conobbero nel 357, a Samotracia, al santuario dei Grandi Dei. Lei, principessa dell’Epiro, il regno dei Molossi, era una donna dal carattere prorompente e volitivo. Una baccante, capace di amare e di uccidere con bruciante passione. Partorì Alessandro a Pella, il 6 di Ecatombeone, cioè il 20 o il 21 del mese di luglio. La sua nascita fu annunciata da diversi prodigi: il tempio di Artemide ad Efeso prese fuoco, il padre Filippo, dopo un lungo assedio, conquistò Potidea e i suoi cavalli vinsero ad Olimpia. Secondo Plutarco fu lei, offesa dal marito e temendo per la legittima successione al trono del figlio, ad organizzare l’assassinio di Filippo, avvenuto nel teatro di Ege (Verghina) nel 336 a.C. Olimpiade sopravvisse al figlio e con grande coraggio combatté, contro le mire di Cassandro, per difenderne la moglie e la progenie.

Statuetta in bronzo di Alessandro su Bucefalo da Ercolano probabile copia in miniatura del Gruppo del Granico di Lisippo, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Al Granico. Al Granico, i satrapi dell’Anatolia erano tutti in prima linea. L’ala destra della cavalleria era comandata da Memnone il rodio. Poi c’era Arsame, satrapo della Cilicia; quindi Arsite con i Paflagoni e infine gli Ircani con Spitridate. Al centro vi erano cavalieri di varia nazionalità, duemila dei quali provenienti dalla Bactriana, al comando di Reomitre; all’ala destra i Medi. La fanteria era schierata di riserva in seconda linea. Tra questi spiccavano duemila mercenari greci. I Macedoni erano così disposti: all’ala destra sette squadroni di cavalleria degli eteri, con gli arcieri, al comando di Filota, i prodromi e lo squadrone di cavalleria di Socrate. Seguivano gli ipaspisti, armati di spada, affidati a Nicanore, il fratello di Filota, i pezeteri (cioè la fanteria) guidati da Perdicca, Ceno, Cratero, Aminta e Meleagro. All’ala sinistra la cavalleria tracia e tessala. I due eserciti più o meno si equivalevano. Alessandro non fu il primo a varcare il fiume. Prima di lui le unità speciali – il piccolo battaglione dei prodromi, i Peoni e lo squadrone di Socrate – ebbero il compito di scompaginare le file dell’esercito nemico, attestate sulla sponda opposta del fiume. La loro funzione era quella di aprire alcuni varchi nelle file avverse e di preparare il terreno per la decisiva carica del loro re. I Macedoni gridarono in coro “Enualio!”, per incoraggiare gli arditi che attraversavano la rapida corrente sotto i dardi e i giavellotti nemici. I due battaglioni soffrirono non poco e molti soldati furono uccisi, tranne quelli che ripiegarono verso Alessandro che, vista la situazione, si gettò nell’acqua con l’ala destra del suo schieramento, i fedeli eteri, e raggiunse rapidamente l’altra riva. Divampò la battaglia. Demarato di Corinto combatté fianco a fianco con il giovane re e con lui Aretis, il suo staffiere. La lancia si spezzò nel terribile scontro e il re dovette presto chiederne un’altra. Nella mischia gli sembrò di vedere Mitridate, il genero di Dario, cavalcare in avanscoperta con uno squadrone di cavalleria disposto a cuneo. Alessandro l’affrontò, disarcionandolo. Ma i due quasi si equivalevano per coraggio e maestria. Il nobile persiano Resace a sua volta colpì il Macedone con un fendente, e quasi gli spaccò l’elmo, secondo Plutarco gli infranse la corazza. Alessandro reagì con prontezza leonina e lo trafisse con la lancia. Nel frattempo, alle sue spalle, nella mischia, era accorso Spitridate, pronto a vibrare un colpo fatale. L’avventura d’Asia rischiava di naufragare in quell’istante. Ma Clito il Nero, accortosi del pericolo, giunse in aiuto del re. Impugnò a due mani la spada e tranciò la mano al satrapo nemico. Di quel gesto si poté vantare per lungo tempo con compagni e amici, ma la sua insistenza esasperò Alessandro che, in un momento di cieca rabbia, trucidò l’amico che l’aveva salvato.

Stele egizia dal tempio di Iside a Pompei, con riferimenti alle imprese macedoni (fine del IV – inizi del III sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann – giorgio albano)
Egitto. L’Egitto fu una prova molto dura per le salde e semplici convinzioni dei Macedoni. Non dovettero combattere contro nemici forti e ben armati, ma piuttosto confrontarsi con idee molto diverse dalle loro. Si trovarono immersi in una delle più antiche civiltà del mondo e quell’anno di sosta, tra il 332 e il 331 a.C., li trasformò profondamente. Il primo a subire la malia dei luoghi fu proprio Alessandro. A Menfi fu accolto dai sacerdoti dei grandi santuari e nel tempio di Ptah fu incoronato faraone. I sacerdoti e le classi dominanti avevano le idee ben chiare. Il Paese sarebbe restato unito e pacifico solo a determinate condizioni, che Alessandro accettò. Doveva rispettarne la religione, gli usi e i costumi. Lasciare ai sacerdoti il loro potere e le loro ricchezze e occuparsi solo dell’ordine interno e della difesa dei confini. Secondo Curzio Rufo, un rodio di nome Eschilo e il macedone Peuceste furono nominati governatori del Paese e a Polemone fu affidato il compito di difendere, con una piccola flotta, le fortezze poste alle bocche del Nilo. Due egiziani, Doloaspi e Petisi, assursero a nomarchi, cioè reggenti dei due regni. Ma Petisi presto rinunciò all’incarico e tutto il potere amministrativo rimase nelle mani di Doloaspi. Non si hanno notizie sui due egiziani prescelti ma il nome Petisi richiama un altro notissimo personaggio: si tratta di un sacerdote di Amon-Ra, Petosiris, la cui tomba è uno splendido esempio di fusione dello stile egizio e di quello greco. Nella sua autobiografia il grande sacerdote narra di essere vissuto in un’epoca di estrema turbolenza, quando il Paese, retto da Nectanebo II (nelle fantasie del Romanzo di Alessandro il vero padre del Macedone), era libero dalla dominazione persiana. Poi, nel 352 a.C., le armate di Artaserse al comando di Mentore e di Bagoa costrinsero il faraone a fuggire nell’estremo Sud. L’eroe macedone si presentò come un pacificatore e spostò ad Alessandria, da lui fondata, tutte le attività economiche e commerciali, lasciando l’Egitto vero e proprio nelle mani delle aristocrazie sacerdotali.

Rilievo in calcare con scena di battaglia tra Alessandro e Dario (fine II – inizi I sec. a.C.) conservato nel museo nazionale di Santa Maria delle Monache a Isernia (foto graziano tavan)
Gaugamela. La notte prima della battaglia Alessandro aveva a lungo ripassato i suoi piani e solo all’alba era andato a dormire. Come ultimo gesto pubblico aveva compiuto un sacrificio al dio della paura, Fobos. L’esercito persiano, composto da tanti diversi popoli, aveva tre principali punti di forza: la cavalleria, i carri falcianti e gli elefanti, non però in numero sufficiente per determinare le sorti dello scontro. Sul lato sinistro agiva la cavalleria bactriana, comandata da Besso, e sul destro quella persiana, affidata a Mazeo. Al centro operavano gli Immortali, i migliori guerrieri del Re dei Re. Il piano di Alessandro prevedeva una penetrazione degli eteri a cavallo, ai suoi diretti ordini, verso il centro dell’armata nemica. La sua azione doveva scattare fulminea dopo le prime cariche dei Persiani, che avrebbero sbilanciato in avanti l’esercito di Dario, lasciando dei possibili varchi di penetrazione. Frattanto Parmenione con i Tessali avrebbe dovuto riposizionarsi in diagonale e resistere alla carica dell’ala destra, comandata da Mazeo, mentre la falange macedone, dopo avere resistito all’attacco dei carri, avrebbe tenuto sotto pressione il centro dello schieramento nemico. La vittoria richiedeva tempismo ed intuito e un perfetto affiatamento tra gli eteri. Le cose andarono più o meno come lui aveva previsto e la fortuna, come in molte battaglie, aiutò i Macedoni. Le sorti dello scontro rimasero sospese per lungo tempo e la situazione si chiarì solo dopo la fuga precipitosa di Dario. In quello stesso frangente, però, Parmenione, sull’ala sinistra, stava per cedere e chiese aiuto ad Alessandro, che dovette abbandonare l’inseguimento di Dario e correre al galoppo verso quel lato del campo di battaglia. Nel mentre la falange era stata scompaginata dall’impeto dei cavalieri della guardia persiana che, per ordine di Dario, avevano proseguito la loro marcia fino all’accampamento macedone, al fine di liberare i membri della famiglia del re tenuti in ostaggio. I Greci avevano avuto così insperatamente il tempo di riorganizzarsi quando erano sul punto di soccombere. Fu una straordinaria ed inattesa vittoria. Dinanzi ad Alessandro si aprivano le porte dell’Oriente. Nessuno avrebbe contrastato la sua avanzata verso le splendide città di quella fertilissima terra La via della seta. Nel 328 a.C., Alessandro giunse a Maracanda (Samarcanda), nella Sogdiana. Proseguì di lì, declinando verso est, per raggiungere il fiume Iaxarte (il Syr Darya) dove fondò, nell’agosto del 329 a.C., la più lontana delle Alessandrie, Ultima, o Eschàte, che poi si è chiamata Leninabad. La città, situata nella parte sud occidentale della valle di Fergana (ora Chujand, in Tagikistan), ebbe vita lunga e gloriosa. Godeva di un’invidiabile posizione strategica e commerciale, sospesa tra due mondi: la Cina e l’Occidente. Furono soprattutto i cavalli di Fergana e i cammelli bactriani a incrementare gli scambi commerciali. L’imperatore Wu della dinastia Han definì quella razza equina con un termine felice: “cavalli celesti”. I discendenti dei Macedoni, che rimasero in quei luoghi, venivano chiamati dagli abitanti del celeste impero Da Yuan (i Grandi Ioni). Non erano nomadi, vivevano in città murate, ed erano divisi in tanti piccoli regni. Furono i primi a favorire il commercio della seta tra Oriente ed Occidente.

Nozze di Alessandro e Roxane, affresco dalla Casa del Bracciale d’Oro di Pompei, conservato nel parco archeologico di Pompei (foto graziano tavan)
Roxane. In quella lontana regione viveva la bellissima Roxane, la prima moglie di Alessandro. Curzio Rufo racconta che lo straordinario sposalizio, reso eterno dal pennello del pittore greco Aezione, avvenne per un caso fortuito. Alessandro aveva preteso, come atto di omaggio, che i tre figli di un signorotto locale si arruolassero nel suo esercito. Questi organizzò un sontuoso banchetto all’uso orientale. Mentre i commensali stavano mangiando, fece entrare trenta nobili giovinette e tra queste la figlia del satrapo Oxiarte, Roxane. Appena Alessandro la vide provò per lei una fortissima attrazione e decise di sposarla. Plutarco afferma: “si trattò di una storia d’amore”. Ed aggiunge subito dopo: “perfettamente in armonia con i progetti politici di Alessandro”. Roxane non era particolarmente nobile. Ma la loro unione ebbe un enorme valore simbolico. Per avvicinare i vincitori ai vinti bisognava togliere agli uni la superbia e agli altri la vergogna, e quale altro messaggio, se non l’amore, poteva infrangere con un solo gesto le barriere della diffidenza?

Rilievo in marmo dedicato a Efestione (IV sec. a.C.) da Pella, conservato nel museo Archeologico di Tessalonica (foto graziano tavan)
La morte di Alessandro. Efippo d’Olinto, un compatriota di Callistene, scrisse un libello intitolato Morte di Efestione e di Alessandro, di cui sono rimasti pochi frammenti. Vi si vede Alessandro minacciato dalle ombre del crepuscolo. Siamo nel 324 a.C., il re si comporta in modo stravagante, porta gli abiti sacri agli dèi: “Talvolta il mantello di porpora, le scarpe e le corna di Ammone”; altre volte si veste da donna, come Artemide; o si mostra all’esercito in abiti persiani e ostentando un arco e una lancia; o ancora come Ermes con i sandali alati, il largo cappello e il caduceo nella mano. Molti altri commentatori riferiscono che nell’ultimo mese di vita Alessandro aveva rinunciato alla sua proverbiale sobrietà. Roxane era giunta agli ultimi mesi di gravidanza e da lì a poco sarebbe nato un figlio maschio, il sospirato erede al trono, che Alessandro non conobbe mai. Un giorno, Medio, uno dei più fidati tra gli eteri, lo invitò a partecipare ad un banchetto. Il re accettò. Seduti a tavola con lui c’erano anche Perdicca, Tolomeo, Olchio, Lisimaco, Eumene e Cassandro. Alessandro bevve smodatamente. Domandò una coppa colma di quattro litri di vino e la bevve in un sorso e si accasciò sul cuscino. Alcuni dicono che quello fu il vero motivo della morte, avvenuta dopo undici giorni. I Diari reali permettono di seguire con una certa precisione gli eventi. La festa di Medio durò circa due giorni. Quindi, dopo il malore, il re si riprese e rimase a bere con gli amici fino a notte inoltrata. Ma aveva già la febbre. Andò avanti così, tra alti e bassi, fino a che non gli andò via la voce. La notizia si sparse tra i soldati. Alessandro convocò tutti i fidati compagni nel palazzo imperiale, paventava disordini. I Macedoni, sicuri che alcuni nascondessero la verità, si radunarono intorno alle porte della reggia. Finalmente riuscirono ad entrare e sfilarono davanti al suo letto. Li salutò uno per uno, sollevando appena la testa. Dopo due giorni di agonia morì. Era il 10 giugno del 323 a.C., avrebbe compiuto 33 anni nel mese di luglio. “Era”, scrive Arriano, “di corpo bellissimo, amante delle fatiche; acutissimo di mente e coraggioso”. Il suo corpo mummificato fu portato in Egitto ad Alessandria, dove giacque in una tomba voluta da Tolomeo, figlio di Lago.

Testa in terracotta di Helios con raggi (in legno, integrazione moderna) (150-100 a.C.) conservata al museo Archeologico di Rodi (foto graziano tavan)
Imitatio Alexandri. Cesare, in Spagna, vedendo una statua di Alessandro si rattristò e gli amici lo videro piangere. Gliene chiesero il motivo ed egli rispose che l’eroe macedone alla sua età aveva conquistato mezzo mondo e regnava su infiniti popoli, mentre lui si affannava a combattere in Iberia. A Pompeo, il suo più acerrimo avversario, andò meglio. A poco più di 24 anni, le truppe lo acclamarono imperatore e Silla lo abbracciò e lo salutò a gran voce col soprannome di “Magno”. D’altronde avrebbe, nel corso della vita, ampliato i confini della Repubblica da un oceano all’altro e ne avrebbe esteso il dominio su tre continenti. Al suo terzo trionfo nel 61 a.C., quando aveva soggiogato la Media, la Mesopotamia, l’Armenia, la Siria e molti altri stati, non bastarono due giorni per fare sfilare le truppe, i vinti e gli elefanti. Lui e Cesare si contendevano la mitica eredità di Alessandro che a loro indicava la strada per divenire divini e cosmocrati, cioè imperatori del mondo. Il Macedone era riuscito lì dove molti altri, compreso il padre Filippo, avevano fallito. In Egitto i sacerdoti lo avevano venerato quale un dio sulla terra e l’oracolo di Siwa aveva confermato la sua diretta discendenza da Zeus. Anche gli imperatori romani dovettero coniugare gli opposti poli di un mondo diviso tra chi ammetteva che un regnante potesse essere divino in vita e chi non lo avrebbe in alcun modo accettato. Ottaviano fu quello che più di ogni altro individuò nel Macedone un modello ideale da imitare. Lo dichiarò esplicitamente e, quando giunse ad Alessandria, si recò sulla tomba dell’eroe, il famoso Soma, vi depositò una corona d’oro e la fece coprire di fiori. Quando gli chiesero se voleva vedere le tombe dei Tolomei, rispose “Volevo vedere un re e non dei morti”. A Roma Ottaviano, ormai divenuto Augusto, decorò il suo Foro con i dipinti di Apelle raffiguranti le vittorie di Alessandro. Per il suo Mausoleo utilizzò molto probabilmente i simboli e le immagini della tomba del Macedone – i gruppi scultorei di Achille e Pentesilea e di Aiace ed Achille – che aveva ammirato in Egitto. Dopo di lui fino ad Alessandro Severo tutti i sovrani, e in particolare Caracalla, in un modo o nell’altro ne seguirono le orme. Perfino Costantino, l’imperatore cristiano, che non poteva certo aspirare all’apoteosi in terra, esaltò l’humanitas di Alessandro. Virtù che, più della forza e della violenza, rende durature le conquiste e pacifica i popoli.

Frame del video che racconta il trasferimento del Mosaico di Alessandro da Pompei al Real Museo Borbonico (foto mann)

Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1916 (foto archivio mann)
Il restauro del mosaico della Battaglia di Gaugamela al centro della grande mostra su Alessandro Magno. Tema centrale della grande mostra “Alessandro Magno e l’Oriente” è il restauro dello straordinario mosaico della Battaglia tra Alessandro Magno e Dario di Persia (331 a.C.), capolavoro iconico del MANN e tra i più celebri dell’antichità. L’opera musiva scoperta nel 1831, datata tra la fine del II e l’inizio del I sec. a.C., è straordinaria non solo per il soggetto rappresentato, ma anche per le sue dimensioni: quasi due milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m). Il ‘gran musaico’ (peso stimato circa 7 tonnellate) giunse a Napoli nel novembre del 1843, quando fu messo in cassa e condotto da Pompei al Real Museo Borbonico su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra dell’ala occidentale; mentre nel 1916 fu spostato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione mosaici, al piano ammezzato. La mostra su Alessandro accompagna quindi l’avvio della fase ‘esecutiva’ dei lavori. Grazie a un cantiere ‘trasparente’ il pubblico e, naturalmente, la comunità scientifica potranno seguire una nuova ‘grande impresa’ nel nome di Alessandro Magno, che richiederà il ribaltamento della colossale opera (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale partita la seconda e ultima fase di restauro del grande mosaico di Alessandro (termine lavori marzo 2024) in concomitanza dell’inaugurazione della mostra “Alessandro e l’Oriente” alla presenza del ministro Sangiuliano. Intervista esclusiva della responsabile dei restauri Maria Teresa Operetto | archeologiavocidalpassato).

Restauratori al lavoro nel 2020 sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)
Un restauro epocale e indispensabile. Nata come mosaico pavimentale, l’opera è da oltre un secolo collocata in verticale, scelta fatta in virtù della presunta derivazione iconografica da un dipinto su tavola, ipotesi largamente condivisa dalla comunità scientifica. Dietro la superficie musiva si conservano ancora gli strati di preparazione antichi, ovvero malte realizzate oltre duemila anni fa. Nel corso del tempo il mosaico è stato oggetto solo di interventi di manutenzione ordinaria, eseguiti prevalentemente dai restauratori del Museo, consistenti in riadesioni puntuali di tessere, velinatura di piccole lesioni che sono andate formandosi, altre operazioni necessarie. Lo stato conservativo è andato, tuttavia, gradualmente peggiorando, ragion per cui da circa una ventina di anni il mosaico è diventato una sorta di ‘sorvegliato speciale’: si sono susseguite indagini diagnostiche e proposte di intervento, finalizzate alla definizione di un restauro complessivo e non più limitato a interventi puntuali. L’inaccessibilità del retro, infatti, non ha mai permesso di comprendere se e in che misura lo stato di conservazione delle malte originali è connesso ai fenomeni di degrado che si rilevano sulla superficie. Tali fenomeni consistono in: ampia depressione della superficie musiva nella parte centrale del mosaico, stato di generale e diffuso distacco delle tessere e della relativa malta di allettamento dagli strati preparatori sottostanti, rigonfiamenti puntuali in particolare lungo il perimetro, diffuse lesioni soprattutto in corrispondenza della citata depressione centrale. La scelta di intervenire anche sugli strati di preparazione che si trovano sulla parte posteriore del manufatto era pertanto improcrastinabile. Ne consegue che il ribaltamento del mosaico è una operazione propedeutica e necessaria alla esecuzione del restauro, per una conoscenza completa degli strati di sottofondo.

Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)
La squadra del restauro. Questa seconda fase, in continuità con la precedente, è condotta prevalentemente con professionalità interne al MIC, ricorrendo ad incarichi esterni solo per le competenze non rinvenibili all’interno dell’Amministrazione. Il progetto si realizza con la collaborazione tra il Mann, l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e il parco archeologico del Colosseo, mentre per le indagini diagnostiche sono coinvolti l’università del Molise e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS), organizzazione accademica formata dal Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’università di Napoli Federico II e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie (DST) dell’università del Sannio di Benevento. La progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono state invece oggetto di una procedura di gara aperta, a seguito della quale le prestazioni sono state aggiudicate ad un raggruppamento temporaneo di imprese.

Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)
I tempi e lo stato dell’opera. Il restauro del mosaico di Alessandro si configura, alla luce di questi elementi, come una operazione complessa e articolata, nella quale si alternano fasi di progettazione e di esecuzione di lavori. A seguito della prima fase diagnostica sullo stato del manufatto, seguita dalla messa in sicurezza, il passo successivo è stata la elaborazione del PFTE, Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica posto a base di gara, sulla base del quale gli operatori economici che hanno aderito al bando hanno elaborato il progetto definitivo. La successiva progettazione esecutiva ha avuto ad oggetto il sistema di movimentazione meccanica dell’opera: adesso tutto è pronto per dare il via alla seconda fase esecutiva, che prevede, appunto, il ribaltamento del mosaico in modo da rendere accessibile il retro dell’opera e indagare lo stato di conservazione del supporto originario.

Il grande mosaico della battaglia di Gaugamela tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)
Il cantiere trasparente. Il mosaico verrà restaurato in situ, il cantiere sarà allestito nelle sale espositive e sarà quindi sempre direttamente visibile al pubblico, benché opportunamente delimitato e inaccessibile. Solo nelle fasi in cui le lavorazioni da eseguire siano incompatibili con la presenza di visitatori – montaggio del sistema di movimentazione, uso di solventi, ecc. – le sale saranno chiuse al pubblico, ma sarà comunque garantita la visione delle attività, grazie alla presenza di delimitazioni trasparenti, che garantiranno anche la protezione dalla polvere, e di supporti audiovisivi (webcam) che restituiranno le immagini dei restauratori al lavoro. Questo restauro epocale, pertanto, parte della mostra “Alessandro e l’Oriente”, verrà eseguito in diretta, sotto gli occhi dei visitatori del Museo e di coloro che, da remoto, si connetteranno al sito web del Mann. La comprensione degli interventi, inoltre, sarà integrata da appositi momenti di approfondimento con gli esperti. Il costo complessivo, gran parte finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione (Piano stralcio cultura e turismo 2014/2020, Delibera CIPE 3/2016), dell’intervento è, in pari a circa 700.000 euro nella cifra è compresa la sponsorizzazione offerta dall’emittente giapponese The Asahi Shimbun, di 200.000 euro, prevista nell’ambito della collaborazione tra il Mann e il museo nazionale di Tokyo.
Il parco archeologico di Ercolano tra le scelte preferite dell’estate 2023: pienone nel weekend di Ferragosto. Sold out anche per le strutture ricettive del territorio

Boom di visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)
In crescita costante i visitatori del parco archeologico di Ercolano, che nel weekend di Ferragosto (da sabato a martedì 15 agosto 2023) ha registrato ben 7015 appassionati che hanno varcato i cancelli di ingresso all’area archeologica. Reduci dalla prima domenica del mese a ingresso gratuito in cui il Parco ha raggiunto le 3.335 presenze, si ripresentano come la scorsa estate i sold out ripetuti per serate e turni de i Venerdì di Ercolano, pur avendo il parco aumentato il numero di posti disponibili. I percorsi notturni di visite guidate e performance teatrali di Teatri 35 per l’edizione 2023 sono dedicati a Cibo e alimentazione con un tour che conduce i visitatori in un viaggio nelle abitudini degli antichi ercolanesi. Le serate si ripeteranno ogni venerdì fino al 25 agosto 2023 e la direzione consiglia vivamente l’acquisto con largo anticipo sul sito Ticketone per non perdere la magia delle meravigliose visite notturne nell’antica Herculaneum.

Migliaia di visitatori nel ponte di Ferragosto nel parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Tableau vivant nell’area sacra di Venere di Ercolano in occasione de “I venerdì di Ercolano” (foto paerco)
“Il tema del cibo, peculiarità tutta propria dell’archeologia ercolanese”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “è proposto in una accurata ricostruzione filologica che sta alla base di interventi scenici che, visti i numeri di questa estate, non manca di attirare come di consueto l’interesse dei visitatori. Si tratta di un successo annunciato, che prosegue e anzi supera la scia delle ultime estati tutte sold out del fortunato format del Parco, che dopo le restrizioni dell’epoca Covid torna finalmente a numero pieno, offrendo così la possibilità di fruirne a centinaia di visitatori italiani e stranieri, che estasiati si lasciano coinvolgere nelle luci e nelle suggestioni del percorso serale”. Il networking territoriale dà inoltre ottimi risultati anche sul fronte accoglienza ricettiva: si registra infatti il sold out dei posti letto sul territorio per i mesi da luglio a settembre. “I patti sinergici tra enti sono la vera forza delle località a forte attrazione culturale”, aggiunge il direttore, “la mission dell’ente continuerà ad essere quella di coinvolgere il territorio lungo un percorso di crescita diventando tutti ambasciatori dell’identità e dei valori culturali di Ercolano”.










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