Velia (Sa). Nell’area archeologica la XIII edizione dei “Processi alla storia” con il “Processo a Parmenide” e la consegna del Premio Franco Pugliese
Giovedì 24 agosto 2023, alle 21, nell’area archeologica di Velia, appuntamento con “Processi alla storia – Processo a Parmenide”. L’evento, giunto alla sua tredicesima edizione ed ideato dall’avvocato Marco Fimiani, è organizzato dal parco archeologico di Paestum e Velia, dalla Camera Penale di Vallo della Lucania e dagli Amici di Paestum e Velia Aps. Anche in questa edizione al “Processo alla storia” è collegato il “Premio Franco Pugliese”, che verrà assegnato ad una personalità del territorio che si è particolarmente distinta in ambito culturale, professionale ed artistico. Biglietto di ingresso 10 euro. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso serale al Parco, nella card Adotta un blocco e nell’abbonamento “Paestum & Velia”. Il biglietto Velia by night è già disponibile presso la biglietteria di Velia, acquistabile la sera stessa dell’evento oppure on line al link: http://www.vivaticket.com/it/Ticket/velia-by-night/211920… Dopo aver portato sul banco degli imputati numerosi personaggi storici, da Cesare a Ferdinando II di Borbone, da Caravaggio a Pasolini, quest’anno il “Tribunale del Popolo”, allestito per l’occasione, vedrà come imputato alla sbarra il filosofo Parmenide. I protagonisti dell’evento, tra difensori ed accusatori, consulenti storici e membri del Tribunale, saranno eminenti figure dell’Avvocatura, della Magistratura e dell’Accademia. Dopo una relazione sulla vita e le opere dell’imputato, a cura del consulente del Tribunale, la parola verrà data al Pubblico Ministero che sosterrà le ragioni per chiedere la condanna dell’imputato. Dopodiché sarà la volta del difensore di Parmenide che cercherà di convincere il Tribunale dell’innocenza di Parmenide. Alla fine della discussione sarà letta la sentenza.
Paestum. È sold out lo spettacolo unico “Medeae… da Euripide in poi” di Sarah Falanga con Sarah Falanga, portato in scena dall’Accademia Magna Grecia al tempio di Nettuno nell’area archeologica
“Medea” è sold out. Chiuse anticipatamente le prenotazioni dello spettacolo unico “Medeae… da Euripide in poi” di Sarah Falanga con Sarah Falanga (Medea), libera, magica e orgogliosa creatura, al tempio di Nettuno nell’area archeologica di Paestum, giovedì 24 agosto 2023, alle 21.30, portato in scena dall’Accademia Magna Grecia e realizzato in collaborazione con la Città di Capaccio Paestum, nell’ambito della XIII rassegna teatrale estiva Dal Mito a più Infinito. È proprio l’Accademia Magna Grecia a comunicarlo: “Per motivi logistici e di capienza, non possiamo più garantire sedute e, pertanto, accogliere nuove prenotazioni. Siamo dispiaciuti ma al tempo stesso grati per la numerosa richiesta di partecipazione. Per chi non potrà diamo appuntamento al prossimo anno o a un prossimo nostro evento”.

Sarah Falanga nei panni di Medea (foto amanda marie annucci)
“Medeae… da Euripide in poi” di Sarah Falanga. “Il personaggio femminile forse più noto e controverso della tragedia greca rivive in una cornice suggestiva, in sé ricca di storia e cultura”, si legge nella recensione pubblicata su sipario.it. “Medeae da Euripide in poi, scritto da Sarah Falanga e prodotto dall’Accademia Magna Grecia, è un adattamento cui tutti gli autori che nei secoli hanno affrontato l’eroina tragica (Euripide, Seneca, Grillparzer, Alvaro, Pasolini, fino a Christa Wolf) contribuiscono in spirito e parola. Il genitivo latino Medeae si riferisce al viaggio teatrale compiuto dal personaggio, ma soprattutto a quello umano della donna che è nel contempo cittadina esiliata e sposa tradita. La messa in scena non avviene tradizionalmente in palcoscenico, ma tra il pubblico, lungo il corridoio e dai vari angoli del chiostro. Da lì, come cariatidi, interagiscono le corifee (lo spettacolo rispetta in pieno il ruolo originario del coro nella tragedia greca): sette, con esattezza, che sono come sette Medea; diverse, ma accomunate dal dolore. Una sofferenza che si esprime in battute identiche, sovrapposte in leggera differita, così da dare il senso di un delirio disperante. Il pubblico si volta di continuo, smarrito tra grida e lamenti innalzati da diverse angolazioni. Quand’ecco sul palco apparire lei: la principessa della Colchide e nipote del Sole Medea.

“Medeae… da Euripide in poi” con Sarah Falanga (foto da sipario.it)
La maga dai poteri inarrivabili che per amore di Giasone si imbarca con gli argonauti rinnegando le proprie origini e l’affetto per il padre. Quante volte la donna sarà costretta a rimpiangere quella decisione presa ascoltando il cuore. Il suo Giasone la renderà madre, dandole due creature, ma poi la tradirà e ripudierà, chiedendo in sposa Creusa, la giovane figlia di Creonte, re di Tebe. Anche allora, nella disperazione più totale, Medea reagisce guidata da una passione cieca, più forte e devastante di ogni altra cosa. La principessa dei barbari, trascinata dal suo uomo nella “civiltà” e poi abbandonata a se stessa, maledice Giasone, Tebe e i suoi sovrani: per questo viene condannata all’esilio insieme ai suoi bambini. A nulla servono lacrime e suppliche: la pena inflitta da Creonte è dura e non si attenua. Allora Medea fa appello ai suoi poteri magici: attinge alle doti esoteriche attraverso cui un tempo, nella Colchide, parlava agli Dei; così prepara dei doni avvelenati (una corona e un mantello) per la giovanissima Creusa e manda i suoi bambini a offrirglieli. La principessa muore sul colpo, al primo tocco di quegli oggetti dannati e con lei suo padre Creonte. Ma la vendetta di Medea non è ancora compiuta: ella, sanguinaria e drammatica, sceglie di ammazzare i propri figli, prima che possano farlo i tebani. Le sue creature non cadranno per mano dei nemici. La grandezza di Medea sta nella sua tragicità, così cupa da renderla folle e incomprensibile; l’attualità del personaggio, oltre che nell’amore tradito e spezzato per sempre, risiede nella dolorosa condizione di esule. Una donna senza casa, né famiglia, senza più una terra; un’anima priva ormai di radici o appigli. Medeae da Euripide in poi è uno spettacolo dinamico e vibrante: tutti i protagonisti comunicano con il corpo e i gesti, prima che a voce. Naturalmente, rispetto ai ruoli maschili, a spiccare per intensità sono le donne; perché Medea è la tragedia della femminilità violata. Anche le musiche offrono suggestioni importanti”.
Campi Flegrei (Na). Al via la terza edizione di “Antro”, il festival del parco archeologico: appuntamenti con l’arte, la musica e la danza al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma
“Il colore delle cose” è il tema scelto per la terza edizione di “Antro”, il festival del parco archeologico dei Campi Flegrei, che, dal 25 agosto al 10 settembre 2023, proporrà appuntamenti con l’arte, la musica e la danza al Castello di Baia e al parco archeologico di Cuma.

Lisa Sastri è Medea: lo spettacolo apre Antro 2023 (foto pa-fleg)
Ad aprire il Festival sarà Lina Sastri con la sua “Medea per me”, di cui è regista e interprete, in programma al Castello di Baia – Piazza d’Armi, venerdì 25 agosto 2023, alle 21. La scena è nuda. Il testo della tragedia di Euripide, ridotto da Lina Sastri, è contaminato e sublimato da inserimenti di melodia classica napoletana. L’azione è sottolineata, a volte, dalle percussioni e dalla batteria che, oltre al pianoforte, scandiscono la colonna sonora dello spettacolo. La danza, rappresentata da Giasone che è corpo d’amore, Eros e Thanatos, amore e morte, che si realizza anche nel tango tra Giasone e Medea, completa la presenza nello spettacolo di parola e musica. In scena con Lina Sastri, che interpreta Medea, ci saranno Raffaele De Martino (Giasone), Federica Aiello (Corifea), Gennaro Monti (Corifeo), Ciro Cascino al pianoforte e Gianluca Mirra, batteria e percussioni.

Fabio Pagano, direttore parco Campi Flegrei (foto pa-fleg)
“Antro, il Festival del Parco archeologico dei Campi Flegrei, giunge, nel 2023, alla sua terza edizione: immutati, anzi potenziati dal successo dei precedenti anni, l’entusiasmo del voler fare e la convinzione che una scommessa si stia trasformando in una radicata tradizione”, scrive nella presentazione Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei. “Cos’è Antro? Antro è sia spazio sia tempo: quelli dell’arte che si incastona tra le bellezze della terra flegrea. I perimetri, quelli del Parco, che ancora una volta si dimostrano flessibili nel saper accogliere forme artistiche diverse da loro e tra loro: ne deriva un luogo dove si intrecciano prospettive – antiche e nuove, dove si sollecita lo spostamento dall’esperienza del visitatore a quella dello spettatore, dove ci si mette in contatto con la dimensione dell’altro, accolto, valorizzato, identificato. È l’arte della Sibilla, in estrema sintesi. Nel Libro delle streghe Joyce Lussu, la ‘Sibilla’ della nostra letteratura del Novecento, scrive che la memoria dei nonni è importante per i bambini, dà loro la dimensione della fluidità del tempo, del continuo scontro-incontro tra passato e futuro: un interstizio dove il passato smette di essere assuefazione a modelli costruiti in precedenza, diventando, al pari del futuro, uno spettro di tonalità e sfumature. Non a caso, il tema scelto per l’edizione 2023 è Il colore delle cose. Ancora una volta ha agito la seduzione della poetica di Virgilio il quale, in un passo delle Bucoliche, scrive Nimium ne crede colori (letteralmente: non fidarti troppo del colore). È questo il punto di partenza per indagare il rapporto tra realtà e apparenza, per interrogarsi sulla qualità e la condizione di ciò che è reale, che esiste in sé o per sé, per guardarsi allo specchio e scoprire se nell’apparenza, nel colore delle cose, si riesce a intravedere l’essenza, il reale. Ancora una volta – conclude Pagano – l’Antro della Sibilla si erge a metafora di una riflessione corale e il suo Festival rappresenta il palcoscenico ideale della sua rappresentazione”.
Il programma di Antro 2023 prosegue con “Voglio vivere così”, un allestimento di Vincenzo Borrino, tratto da “Il treno ha fischiato” e “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, con Vincenzo Borrino e la partecipazione musicale di Antonio Pignatelli, Carini Produzione ETS (Castello di Baia – Piazza d’Armi – sabato 26 agosto 2023, alle 21): in “Voglio vivere così” dialogano due volti complementari dell’esistenza umana, giocando sui contrasti tra due esperienze umane e accostando la simbologia del bianco e del nero, della risata e del pianto, della parola e del suono solitario della tromba.

“Oscae Personae”, drammaturgia originale di Roberta Sandias, regia di Maurizio Azzurro (foto pa-fleg)
Quindi “Oscae Personae”, drammaturgia originale di Roberta Sandias, regia di Maurizio Azzurro, in scena con Antonio Elia, Giulia Navarra e Marcello Manzella, musiche originali dal vivo di Giovanni D’Ancicco (Castello di Baia – Piazza d’Armi – domenica 27 agosto 2023, alle 21): “Oscae Personae” è un evento legato alla Maschera Teatrale, concepito come oggetto sciamanico che collegava il mondo divino degli inferi con quello umano. Il sacerdote sciamano custode dell’antro utilizzava sicuramente la maschera per officiare i suoi riti propiziatori di divinazione. La maschera oltre ad essere legata all’antro, al sottosuolo ed allo sciamano è legata attraverso il colore del volto del personaggio, ad una serie di simbologie che i colori richiamano: colori che sono vicini alla natura, che si ritrovano nella terra come il rosso e l’ocra, che richiamano il mondo animale e il mondo della flora che sono da tramite tra l’uomo e il divino. Chiude gli appuntamenti di agosto “La modernità malintesa”, conferenza di Giuseppe Lupo (Castello di Baia – mercoledì 30 agosto 2023, alle 18.30): la conferenza si incentra sul tema del lavoro industriale, ponendo particolare attenzione al tipo di interpretazione che ne è stata data, non sempre ottimistica e soprattutto secondo uno sguardo corrosivo, antimoderno, frutto di pregiudizi ideologici.
Venerdì 1° settembre, sabato 2 settembre e domenica 3 settembre 2023 gli appuntamenti diventano due al giorno, tra Castello di Baia e parco archeologico di Cuma, a cura del Festival Internazionale Rotta di Enea. Venerdì 1° settembre, in programma “Minerva e la rotta di Enea: da Castrum Minervae al Capo di Sorrento” con gli interventi di Francesco D’Andria, Luca Di Franco e Carlo Rescigno (parco archeologico di Cuma, alle 17.30) e “Il ballo delle ingrate” a cura dell’associazione culturale Accademia Reale (Castello di Baia, alle 21.30). Sabato 2 settembre, in programma “La ricerca archeologica italiana nel Mediterraneo e la Rotta di Enea: Butrinto e il canale d’Otranto” con gli interventi di Enrico Giorgi, Federica Carbotti e Barbara Davidde (parco archeologico di Cuma, alle 17.30) e “Lampedusa Beach” a cura di I due della Città del Sole (Castello di Baia, alle 21.30). Domenica 3 settembre, in programma “Il cratere di Enea: Napoli e/è il Mediterraneo”, incontro coordinato dall’associazione Rotta di Enea (Castello di Baia, alle 17.30) e il concerto a cura dell’associazione Jazz and Conversation “Le stagioni della vita e le musiche dal mondo”, con Stefano “Cocco” Cantini – sassofono, Jole Canelli – voce e Leonardo Marcucci – chitarra (Castello di Baia, alle 21.30).

Elio Germano in “Così è (o mi pare)” (foto pa-fleg)
Martedì 5 settembre 2023, alle 21, al Castello di Baia in programma “Così è (o mi pare)”, una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello, adattamento e regia a cura di Elio Germano, in scena con Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli.

“Alice, la Sibilla e la realtà alla rovescia” a cura di Consorzio Coreografi Danza d’Autore (foto pa-fleg)
Mercoledì 6 settembre 2023, doppio appuntamento al Castello di Baia: “I colori della valorizzazione. La strategia partecipata del Parco archeologico dei Campi Flegrei” con il direttore Fabio Pagano, Pasquale Bonasora, Marco d’Isanto e la moderazione di Giuseppe Cosenza (alle 18.30) e “Alice, la Sibilla e la realtà alla rovescia” a cura di Consorzio Coreografi Danza d’Autore (alle 21).

“A-bisso” di Alessandra Asuni a cura dell’associazione culturale Teatri 35 (foto pa-fleg)
Al Castello di Baia, giovedì 7 settembre 2023, alle 19, in programma “I colori del Cosmo”, una conferenza di Giuseppe Longo e, a seguire, osservazione dei corpi celesti a cura dell’associazione PONYS; venerdì 8 settembre 2023, “A-bisso” di Alessandra Asuni a cura dell’associazione culturale Teatri 35 (alle 21, 21.45, e 22.30); sabato 9 settembre 2023, “Policromia. La realtà dell’apparenza”, conferenza di Simone Foresta (alle 18.30) e “Entre chien et loup. Madrigali dal crepuscolo dell’anima” a cura di Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini (alle 21.30).

Gli Avion Travel in concerto al Castello di Baia (foto pa-fleg)
A chiudere il programma del Festival Antro 2023 sarà il concerto degli Avion Travel in programma domenica 10 settembre 2023, alle 21.30, al Castello di Baia.
Informazioni. È possibile partecipare a tutti gli eventi della rassegna con l’abbonamento myfleg card o myfleg special card. Abbonamento myfleg card: costo 20 euro. Consente la partecipazione a tutti gli eventi della rassegna Antro 2023 e l’ingresso illimitato nei 4 siti principali del Parco per 365 giorni dalla data di acquisto. Abbonamento myfleg special card: costo 10 euro. Consente la partecipazione a tutti gli eventi della rassegna Antro 2023 e l’ingresso illimitato nei 4 siti principali del Parco fino al 31 dicembre 2023. Agli spettacoli di Lina Sastri (25 agosto) e Avion Travel (10 settembre) sarà consentito l’accesso esclusivamente tramite myfleg card o myfleg special card. A tutti gli altri eventi si potrà accedere anche con biglietto di ingresso al sito. Intero: 6 euro; ridotto: 3 euro (per i cittadini dell’UE di età compresa tra i 18 e i 25 anni); gratuito minori di 18 anni e altre categorie previste dalla legge. I possessori delle myfleg card e myfleg special card dovranno necessariamente effettuare la prenotazione ai singoli spettacoli (solo la prenotazione dà diritto alla partecipazione all’evento). Le conferenze sono a ingresso gratuito con obbligo di prenotazione. PRENOTAZIONI QUI
Ferrara. Al museo Archeologico nazionale finissage della mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo” con due visite guidate, un brindisi e uno spettacolo di danza etrusca
Allestimento della mostra “Spina etrusca” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)

Ricostruzione di un’abitazione di Spina (foto università di zurigo)
Quattro mesi non erano stati sufficienti ad accogliere le migliaia di visitatori giunti al museo Archeologico nazionale di Ferrara per “scoprire” la Spina etrusca, scoperta un secolo fa, nella tarda primavera del 1922, durante le bonifiche dei bacini lagunari attorno a Comacchio: tra operai al lavoro e trincee colme di acque di risalita, riemerse dall’oblio la ricca città portuale degli Etruschi fondata in prossimità del delta del Po alla fine del sesto secolo a.C., sommersa per secoli dalle acque dolci e dal fango e perduta alla conoscenza diretta degli uomini. Solo le fonti antiche e i poeti (Boccaccio e Carducci, per fare qualche nome) ne conservarono memoria fino a cento anni fa. “L’impresa archeologica più importante nell’ambito dell’Italia settentrionale preromana”: così Nereo Alfieri, primo direttore del museo Archeologico di Ferrara, avrebbe chiosato quarant’anni dopo, nel 1960, l’epica vicenda degli scavi di Spina. Così, visto appunto il successo di pubblico, la mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo” (vedi Ferrara. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Spina etrusca: un grande porto nel Mediterraneo”, culmine delle celebrazioni Spina100: racconta di una città costruita sull’acqua e votata alla navigazione per mare, potente centro dell’alto Adriatico in dialogo paritario con l’Atene di età classica | archeologiavocidalpassato), che rappresenta il culmine delle celebrazioni per il centenario della scoperta della città di Spina, vero spartiacque della archeologia etrusca, ad aprile 2023 era stata prorogata di quattro mesi, praticamente raddoppiando il tempo espositivo (Ferrara. Al museo Archeologico nazionale prorogata al 31 agosto la mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”. Il direttore Trocchi: “Un successo oltre le aspettative”. Il direttore regionale Musei Cozzolino: “Un atto dovuto, nonostante il grosso sforzo amministrativo”. Aperta una nuova sezione sui sequestri da scavi illegali | archeologiavocidalpassato).
Ma ora siamo giunti al finissage della mostra “Spina Etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”: e per il 31 agosto 2023, ultimo giorno di apertura, la direzione regionale Musei dell’Emilia Romagna e il museo Archeologico nazionale di Ferrara ha organizzato un pomeriggio-sera speciale. La giornata verrà scandita da due visite guidate gratuite, a cura dei servizi educativi del museo, rispettivamente alle 17.15 e alle 17.30, prenotabili telefonando al numero 0532 66299. Al termine delle visite guidate il direttore del Museo, Tiziano Trocchi, inviterà il pubblico ad un brindisi e ad assistere allo spettacolo di danza etrusca organizzato dall’ associazione storica Herentas.
Questo video della direzione regionale Musei dell’Emilia-Romagna svela il backstage della mostra “Spina Etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo” allestita al museo Archeologico nazionale di Ferrara, attraverso le interviste del direttore del Museo, Tiziano Trocchi, e di Elisabetta Govi, docente dell’università di Bologna.

Ceramiche esposte nella mostra “Spina etrusca: un grande porto del Mediterraneo” al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-emilia-romagna)
“Il successo della mostra ha sorpassato le nostre aspettative”, aveva spiegato il direttore Tiziano Trocchi. “Per fornire alcune cifre di riferimento, nelle giornate di Pasqua e lunedì dell’Angelo gli ingressi al Museo sono aumentati del 51% e del 73% rispetto alle stesse giornate dell’anno scorso. Questo conferma non solo l’aspettato richiamo dell’iniziativa, ma anche e soprattutto il ruolo centrale di Palazzo Costabili come punto di aggregazione culturale della città di Ferrara, che intendiamo consolidare nei nostri futuri programmi”. Soddisfatto anche il direttore regionale Musei Emilia-Romagna, Giorgio Cozzolino: “La proroga di più di quattro mesi ha richiesto uno sforzo amministrativo notevole, data l’eccezionalità e la quantità di prestiti, più di 250, e la varietà dei prestatori. Tuttavia è stato un atto dovuto, come omaggio alla grande accoglienza della città di Ferrara, che si conferma sito d’elezione per l’organizzazione di grandi mostre a livello nazionale ed internazionale”.
Reggio Calabria. Nell’anniversario della scoperta il museo Archeologico nazionale propone la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”. Il direttore Malacrino: “Il 16 agosto resterà sempre una data da celebrare in Calabria”

Il recupero dei Bronzi di Riace dal fondale marino: una delle immagini storiche presenti nella mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Visitatori alla mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
Porto Forticchio di Riace Marina, mattina del 16 agosto 1972: il sub Stefano Mariottini, avvista a 300 metri dalla costa e a 8 metri di profondità, i magnifici Bronzi di Riace, i due “Eroi venuti dal mare” oggi icone culturali dell’area dello Stretto e di tutta la Calabria. Alte rispettivamente 1,98 e 1,97 m, le due statue hanno un peso di 160 kg, dagli originari 400 kg del ritrovamento, in virtù della rimozione della terra di fusione. Costruite attorno alla metà V secolo a.C. da un unico Maestro la loro identificazione è, ancora oggi, un mistero. Sono passati cinquantuno anni. E il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria in questi giorni accoglie i tantissimi turisti con la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”, un suggestivo percorso multimediale curato dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino, che chiuderà il 26 novembre 2023 (vedi Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia”, fotografica e multimediale, che chiude le celebrazioni per il mezzo secolo della scoperta delle due statue | archeologiavocidalpassato).

Locandina della mostra “I Bronzi di Riace. Cinquanta anni di storia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 20 luglio al 26 novembre 2023
Le foto d’epoca e i filmati degli archivi di Rai Teche accompagnano i visitatori alla scoperta di una storia straordinaria, immergendoli tra le voci dei protagonisti dei momenti salienti di mezzo secolo di storia delle due statue: la scoperta, i restauri, le esposizioni. “Il 16 agosto resterà sempre una data da celebrare in Calabria”, commenta il direttore Malacrino. Il rinvenimento dei Bronzi di Riace si annovera tra le scoperte più sensazionali dell’archeologia subacquea, con tanti misteri ancora irrisolti: chi rappresentavano le due statue? chi le ha create? dove? e soprattutto, in che modo finirono sui fondali del mare di Riace? Tante le proposte avanzate dai vari studiosi, ma ancora nessuna si è dimostrata certa. Quel che è certo è che resta sempre emozionante celebrare questa ricorrenza. Dopo il Cinquantesimo anniversario, oggi continuano a festeggiare i Bronzi di Riace, non solo perché restino meravigliosi capolavori del Mediterraneo, ma anche per farli diventare patrimonio dell’umanità”.
Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo”

Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’immagine restituita dagli scavi della lussuosa villa romana suburbana di Civita Giuliana, a circa 600 metri dalle mura dell’antica Pompei, potrebbe essere quella di una “rivista di arredo interno” di quasi duemila anni fa: ecco due letti, con le spalliere colorate di rosso, ecco due piccoli armadi, anfore e vasi in ceramica. Ma a guardar bene si nota che quei mobili non sono di legno, ma di gesso. In realtà sono dei calchi realizzati con la tecnica inventata proprio a Pompei da quel Giuseppe Fiorelli, prima ispettore ordinario negli Scavi di Pompei dal 1847 e poi direttore degli scavi dal 1860 al 1875, che per primo ridiede “vita” alle vittime dell’eruzione appunto col metodo dei calchi. Parliamo dell’ultima, sempre sorprendente, scoperta effettuata dal parco archeologico di Pompei. Siamo nella villa romana di Civita Giuliana. Qui è stato ritrovato l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi. Sembra una fotografia, che denuncia una situazione di precarietà e subalternità. Tuttavia, si tratta di un’immagine di quasi 2000 anni fa, realizzata con la tecnica dei calchi, esistente solo a Pompei e dintorni. Materiali quali mobili e tessuti, nonché corpi di vittime dell’eruzione del 79 d.C., sono stati coperti dalla nube piroclastica, divenuta poi terreno solido mentre la materia organica decomposta ha lasciato un vuoto nel terreno: un’impronta che, riempita di gesso, ha rivelato la sua forma originaria.

La planimetria con ortofoto (anno 2018) degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo del parco archeologico di Pompei (foto mibact)
L’esplorazione archeologica della villa di Civita Giuliana, già oggetto di scavi nel 1907-‘08, ebbe inizio nel 2017 in base a una collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, quale ente competente per la tutela dell’area circostante la città antica, e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che insieme ai Carabinieri aveva scoperto un’annosa attività di scavi clandestini nell’area della Villa, poi sgominata e perseguita sia penalmente che civilmente (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)
“Quanto ricostruito conferma la necessità di proseguire la ricerca scientifica in un luogo che, grazie all’opera della magistratura e dei Carabinieri, è stato strappato al saccheggio e al traffico illecito di beni archeologici per raccontare momenti notevoli della vita quotidiana dell’antichità”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Quel che si sta apprendendo sulle condizioni materiali e sull’organizzazione sociale dell’epoca apre nuovi orizzonti agli studi storici e archeologici. Pompei rappresenta un unicum che tutto il mondo ci invidia. Conclusa l’operazione Grande Pompei, progettiamo nuove iniziative e nuovi finanziamenti per proseguire nella ricerca e nella tutela”.

Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)
La nuova stanza, denominata “ambiente “A”, si presenta diversa da quella già nota come ambiente “C”, ricostruita a novembre 2021 in cui erano posizionate tre brande e che fungeva al tempo stesso da ripostiglio (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Quello che è emerso adesso fa pensare a una precisa gerarchia all’interno della servitù. Mentre uno dei due letti trovati in queste settimane è della stessa fattura, estremamente semplice e senza materasso, di quelli del 2021, l’altro è di un tipo più confortevole e costoso, noto in bibliografia come “letto a spalliera”. Nella cinerite sono ancora visibili le tracce di decorazioni color rosso su due delle spalliere. Oltre ai due letti, nell’ambiente recentemente scavato ci sono due piccoli armadi, anch’essi conservati parzialmente come calchi, una serie di anfore e vasi di ceramica e diversi attrezzi, tra cui una zappa di ferro.
È lo stesso Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, a portarci letteralmente dentro la nuova stanza degli schiavi scoperta nella villa romana di Civita Giuliana. “Siamo in un ambiente della villa di Civita Giuliana fuori Pompei”, illustra Zuchtriegel, “e la possibilità di realizzare dei calchi, cioè di riempire con gesso i vuoti lasciati nella cinerite, nello strato di cenere dell’eruzione del Vesuvio, ha consentito qua di ottenere quasi una specie di fotografia di un ambiente abitato molto probabilmente da servi, da schiavi. Abbiamo qui un letto di una fattura moto semplice, senza materasso, con una specie di rete smontabile. Qui un altro letto di una fattura un po’ più elevata, cosiddetto a spalliera. Si conservano i resti di colore di questi pannelli che isolavano il letto. Il materasso era qui, distrutto in gran parte dai cunicoli degli scavi dei clandestini.

Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)
Poi abbiamo qua due armadi, due piccoli armadi. In uno c’è ancora qualche contenuto, tra cui oggetti in metallo, un coltello, altri oggetti. Davanti c’è una panchina che sembra quasi un oggetto di un museo della civiltà contadina e invece è di duemila anni fa. Quindi qui ci si poteva sedere. Negli angoli ci sono delle anfore, quindi un luogo che serviva anche come ripostiglio. E questo è attestato anche dalle mensole che giravano intorno. Su alcune si sono conservate tre ceste abbastanza grandi. Sulle altre c’erano dei vasi. Dunque – conclude il direttore – un luogo, un ambiente pieno di oggetti che serviva anche per almeno due persone che qui dormivano”.

La Stanza degli Schiavi (ambiente C) nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La curiosità. Il microscavo di vasi e anfore provenienti dall’ambiente “C” ha nel frattempo rilevato la presenza di almeno tre roditori: due topolini in un’anfora e un ratto in una brocca, posizionata sotto uno dei letti e dalla quale sembra che l’animale cercasse di scappare quando morì nel flusso piroclastico dell’eruzione. Dettagli che sottolineano ancora una volta le condizioni di precarietà e disagio igienico in cui vivevano gli ultimi della società dell’epoca.

Veduta d’insieme dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto mic)
“Sappiamo che i proprietari usavano diversi privilegi, tra cui anche la possibilità di formare una famiglia, seppure senza alcuna tutela legale, per legare alcuni schiavi più strettamente alla villa, anche con la finalità di averli come alleati nel sorvegliare gli altri”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quello che emerge qui è la struttura sociale della servitù che doveva impedire fughe e forme di resistenza, anche perché mancano tracce di grate, lucchetti e ceppi. Pare che il controllo avvenisse principalmente tramite l’organizzazione interna della servitù, e non tramite barriere e vincoli fisici”. E annuncia: “Siamo impegnati a continuare le ricerche e progettare la fruizione di un luogo che, come nessun altro del mondo antico racconta la quotidianità degli ultimi. In occasione della riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale il prossimo autunno, prevediamo una sala per informare il pubblico sugli scavi in corso, gli stessi che, sotto la direzione del mio predecessore, Massimo Osanna, hanno portato alla scoperta del carro cerimoniale recentemente in mostra a Roma, alle Terme di Diocleziano (vedi Pompei. Ricostruito nelle sue parti mancanti il carro da parata di Civita Giuliana, a due anni dall’eccezionale scoperta. Sarà un pezzo forte della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi” alle Terme di Diocleziano a Roma. Zuchtriegel: “Dalla scoperta al restauro, alla fruizione: un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico” | archeologiavocidalpassato). Vorrei ringraziare, oltre alla squadra impegnata nello scavo archeologico, la Procura guidata da Nunzio Fragliasso per l’eccellente lavoro svolto”.

Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)
Per il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “Le ricerche a Civita Giuliana sono un esempio virtuoso di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. Una salda collaborazione tra il ministero della Cultura, la Procura di Torre Annunziata e le Forze dell’ordine ha già permesso di riportare alla luce un complesso imponente e i suoi straordinari arredi, tra cui il Carro della sposa. Le nuove acquisizioni confermano la rilevanza del progetto. Tali attività porteranno, spero presto, a restituire alla comunità pompeiana e ai pubblici tutti, un’area archeologica di grande importanza che racconta un altro tassello della biografia di persone, di diverse classi sociali, che hanno vissuto 2000 anni fa”.
Tre appuntamenti speciali al parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri per un fine agosto che già apre ai programmi dell’autunno. E poco male se giovedì 24 agosto 2023 non ci sarà il terzo appuntamento con l’edizione 2023 di “Dalla scavo alla collezione”, rimandato all’autunno. Alle 18, al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, largo al Medioevo con la prima delle “Lezioni smart” a ingresso gratuito. Conferenza di Giuseppe Hyeraci, archeologo medievista, su “Introduzione allo studio e alla conoscenza della ceramica medievale in Calabria. Produzioni, consumi, connessioni”. Attraverso i manufatti ceramici, i partecipanti saranno condotti in un viaggio affascinante per raccontarvi di come la Calabria del Medioevo è al centro degli scambi commerciali e culturali del Mediterraneo.
Il 25 agosto 2023 si svolgerà l’apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri con visite guidate a cura dell’Archeoclub Locri, dalle 20 alle 23. Durante l’apertura sarà poi possibile partecipare all’iniziativa “Usque ad Sidera” che darà la possibilità ai visitatori di contemplare le stelle al telescopio grazie alla collaborazione del Planetario di Reggio Calabria, nonché di visitare una piccola mostra sui corpi celesti. L’evento si svolge al solo costo del biglietto di ingresso.
Il 26 agosto 2023 torna la grande musica al Teatro Greco Romano, dalle 21.30 si esibirà l’Orchestra Giovanile di Fiati “G. Scerra” di Delianuova (RC), diretta dal M° Gaetano Pisano e promossa dall’associazione culturale Nicola Spadaro. L’evento e realizzato nell’ambito del progetto “Calabria Straordinaria” della Regione Calabria ed è organizzato in collaborazione con i Comuni di Locri e Portigliola.
Un viaggio dalla vigna al museo per poi far ritorno alla vigna stessa. Sarà questo “Eno. Un mese di…vino a Sibari” (dal 23 agosto al 30 settembre 2023), un viaggio tra archeologia, vino e jazz, promosso dal parco archeologico di Sibari in collaborazione con il Consorzio Tutela vini DOP Terre di Cosenza e il Peperoncino Jazz Festival. È la prima iniziativa tesa a promuovere lo sviluppo locale su base culturale dell’intera Sibaritide in cui rientra anche l’accordo di valorizzazione firmato dai sindaci, dai comuni, altri Enti e i musei privati e di impresa nei mesi scorsi. Si tratta di un affascinante percorso eno-archeologico accompagnato da una inedita esposizione di reperti selezionati nei magazzini del parco archeologico di Sibari che guiderà i visitatori alla scoperta di quattro focus sul vino nell’antichità: la più antica testimonianza del suo arrivo nella Penisola italiana, la circolazione, il banchetto e il vino nel sacro. E poi ancora: lezioni e conferenze, degustazioni, visite in vigna ed in cantina, jazz & wine. Dal 21 al 29 agosto 2023 il Museo e il Parco del Cavallo saranno aperti fino alle 23. Per tutta la durata dell’iniziativa, al punto ristoro del Parco del Cavallo gestito da Catasta Pollino, ci saranno aperitivi a tema; degustazioni di vini Dop Terre di Cosenza, accompagnati da prodotti gastronomici della Sibaritide e del Pollino. Per chi vorrà partecipare agli aperitivi jazz, poi, è utile sottolineare che i visitatori del Museo, presentando il biglietto d’ingresso, otterranno uno sconto del 20% sul costo delle serate in vigna. Le quattro masterclass sono a numero chiuso. È obbligatoria la prenotazione. Per info e prenotazioni si può contattare il numero 337 1603495 in orario di ufficio.



Se fine agosto sarà il tempo in cui si passerà dalla Vigna al Museo, settembre, invece, si caratterizzerà per essere il mese dove si transiterà a ritroso dal Museo alla Vigna e dove l’archeologia flirterà con il vino e le jazziste del Peperoncino Jazz Festival. Grazie ad una serie di “incursioni archeologiche” (tutte programmate alle 17), a cura dello staff del parco archeologico di Sibari, gli archeologi del Parco mostreranno e spiegheranno al pubblico originali reperti inediti collegati alla storia del vino e visite guidate alle cantine dei produttori di vini DOP Terre di Cosenza, accompagnati da note jazz tutte al femminile.
Martedì 22 agosto e martedì 5 settembre 2023, alle 16.30, Federico Poole accompagna il pubblico alla scoperta della mostra “Un falso autentico: la statua di Neshor” con una visita guidata molto speciale con il curatore. Durata: 60 minuti. Massimo 25 partecipanti. Prenotazione obbligatoria al link
I gladiatori sono tornati al Colosseo. E ci resteranno, alcuni almeno fino a fine anno. Il parco archeologico del Colosseo propone infatti la mostra “Gladiatori nell’Arena. Tra Colosseo e Ludus Magnus”, ideata e realizzata dal parco archeologico del Colosseo con la curatela di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi, Barbara Nazzaro e Silvano Mattesini. L’evento si compone di una installazione multimediale permanente (





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