Archivio | luglio 2023

Roma. A un mese dalla riapertura al pubblico dell’area sacra di Largo Argentina il bilancio è lusinghiero: registrati quasi 12mila visitatori

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Panoramica dell’Area sacra di Largo Argentina a Roma (foto roma capitale)

È passato un mese dalla riapertura al pubblico dell’area sacra di Largo Argentina a Roma (vedi Roma. Riapre al pubblico l’Area Sacra di Largo Argentina, teatro dell’omicidio di Giulio Cesare. Grazie ai lavori ultimati il sito è ora accessibile a tutti, e permette di leggerne le fasi dall’età repubblicana al Medioevo | archeologiavocidalpassato) e il primo bilancio è più che lusinghiero. Sono stati infatti 11.885 i cittadini romani e i turisti che hanno già visitato l’Area Sacra di largo Argentina, accessibile con un nuovo percorso di visita dal 20 giugno 2023. Una media di 400 visitatori al giorno di cui 2800 nella sola prima domenica gratuita del mese di luglio: un successo di pubblico per una delle aree archeologiche più significative della città che svela il volto della Roma repubblicana con i quattro templi finalmente visitabili a distanza ravvicinata.

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Le nuove passerelle prive di barriere architettoniche nell’Area sacra di Largo Argentina a Roma (foto roma capitale)

Il nuovo camminamento su passerella, realizzato sotto la direzione tecnica e scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, grazie al contributo della Maison Bulgari, consente una visita completamente priva di barriere architettoniche, con un percorso accessibile a tutti, per la prima volta a livello della quota archeologica. Alle spalle dei templi B e C dell’area, si può osservare il basamento della Curia di Pompeo, luogo di uno dei più noti episodi della storia romana, dove, secondo le fonti, venne ucciso Giulio Cesare nella celebre seduta delle Idi di marzo del 44 a.C.

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Spazi sotto del piano stradale di via di San Nicola de’ Cesarini a Largo Argentina a Roma: testa di statua colossale di divinità femminile forse Feronia (foto roma capitale)

Completano il percorso due aree espositive, una nel portico della medioevale Torre del Papito e l’altra nei locali al di sotto del piano stradale di via di San Nicola de’ Cesarini, allestite con una selezione dei numerosi reperti rinvenuti nell’area, che permettono di apprezzare la storia dell’Area Sacra dall’epoca repubblicana fino alle demolizioni degli anni Venti dello scorso secolo. La Torre del Papito ospita anche la nuova biglietteria e il bookshop. Per l’apertura è stata realizzata la guida “Largo Argentina. L’Area Sacra e la Torre del Papito” dove sono descritte la storia e le curiosità sull’area, le fasi di realizzazione del progetto, il percorso di visita e gli spazi espositivi.

A Gibellina (Tp) in prima nazionale e a Morgantina (En) in replica, in scena “Il derviscio di Bukhara” (narrazioni, musica, danze sufi e persiane) di Alberto Samonà

gibellina-morgantina_spettacolo-il-derviscio-di-bukhara_samonà_locandinaDoppio appuntamento per “Il derviscio di Bukhara” (narrazioni, musica, danze sufi e persiane), spettacolo scritto da Alberto Samonà sulla spiritualità dei sufi, di cui Bukhara, città nel cuore dell’Asia Centrale, fu in vari periodi uno dei centri più importanti. Un viaggio alla scoperta di un universo unico e ancora poco conosciuto, attraverso parola, musica sufi e danze dei dervisci e persiane. Domenica 23 luglio, in prima nazionale, alle 21, a Baglio Di Stefano di Gibellina (Tp), nell’ambito del festival Orestiadi (biglietto https://www.fondazioneorestiadi.it/…/il-derviscio-di…/); e martedì 25 luglio 2023, alle 19.30, al teatro greco di Morgantina (Aidone, Enna), nell’ambito del Barbablù Fest (biglietto https://terzomillennio.organizzatori.18tickets.it/…/984…). In scena gli attori Stefania Blandeburgo e Davide Colnaghi. Musica e canti sufi Tino Rinesi & Ensemble Dargah: Tito Rinesi (voce, tamburo a cornice, saz), Piero Grassini (oud e voce), René Rashid Scheier (flauto ney) e Flavio Spotti (percussioni e voce). Danze dei dervisci e coreografie con Grazia Cernuto (danze persiane) e Amal Oursana (danze sufi). Il testo è scritto da Alberto Samonà. “Tra simboli, racconti e analogie proprie del Sufismo”, spiega Samonà, “Il derviscio di Bukhara non è uno spettacolo teatrale, musicale o di danza, ma un invito alla ricerca interiore e alla scoperta di un universo che si dischiude in una dimensione senza tempo, ancorché antica di secoli. Un gesto di ringraziamento e al tempo stesso, una preghiera. È un incontro fra tradizioni: la spiritualità dell’Asia Centrale, le danze dei dervisci e quelle di più marcata influenza persiana, la musica sufi dell’area turco ottomana e del vicino Oriente e le narrazioni circolari e rituali dell’Asia. Un incontro che è metafora di un viaggio lungo la “Via della Seta”, di cui la città di Bukhara, fu tappa fondamentale, meta di viaggiatori di ogni provenienza che attraversavano vasti territori su questa rotta che congiungeva e congiunge, spiritualmente e culturalmente, Oriente e Occidente, fino al Mediterraneo. Le armonie musicali e i canti patrimonio dei dervisci accompagnano sovente il sacro rito dello zhikr e le danze danno la possibilità di scoprire un universo sacro che congiunge il nostro piano con quello Divino. Allo stesso modo, il ritmo della voce completa l’opera in una “circolarità rituale”, propria della tradizione dei cantastorie erranti d’Oriente. Il derviscio di Bukhara può, dunque, essere considerato come la ricerca di un incontro con il piano universale, che avviene mediante la parola, il suono e il movimento”.

Ostia antica. CoopCulture propone lo spettacolo “All’Alba finalmente l’approdo: Enea ad Ostia Antica”: percorso poetico all’alba con visite guidate e azioni sceniche di forte impatto emotivo

ostia-antica_spettacolo-all-alba-finalmente-l-approdo_Enea-ad-Ostia-Antica_locandinaNon uno spettacolo all’alba, ma l’alba stessa che diventa uno spettacolo. Il 23 luglio, il 6 agosto e il 10 settembre 2023, dalle 5.30 alle 7.30, Coopculture, in collaborazione con il Teatro Marconi di Roma, propone al sorgere del sole nell’area archeologica di Ostia Antica (viale dei Romagnoli, 717) “All’Alba finalmente l’approdo: Enea ad Ostia Antica”: nel VII libro dell’Eneide Virgilio descrive in 11 versi famosissimi lo scorgere da parte di Enea e dei suoi compagni del profilo della “terra promessa”. La scena virgiliana si svolge non casualmente all’Alba, quando “Aurora dorata inizia a rosseggiare nel mare”, ovvero all’inizio del giorno che è anche l’inizio della nuova Storia che sta per cominciare. Una visita articolata in monologhi e brevi azioni sceniche sul viaggio di Enea al sorgere del Sole. L’idea dello spettacolo a Ostia Antica nasce dall’esperienza delle visite teatralizzate all’alba che CoopCulture ha lanciato nei siti archeologici della Valle dei Templi di Agrigento e del parco archeologico di Selinunte, permettendo ad un pubblico internazionale di scoprire l’arte, l’archeologia e la cultura attraverso un linguaggio innovativo. Evento gratuito con ingresso all’area archeologica a pagamento. Biglietti online: clicca qui.

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Un momento dello spettacolo “All’Alba finalmente l’approdo: Enea ad Ostia Antica” al parco archeologico di Ostia antica (foto coopculture)

All’Alba finalmente l’approdo: Enea ad Ostia Antica. Il percorso poetico tratto dal mito dell’eroe troiano sarà articolato in brevissime azioni sceniche di forte impatto narrativo che intervengono durante le visite guidate contribuendo con la fascinazione del mito antico e la potenza evocativa di un linguaggio moderno a coinvolgere il pubblico in un’esperienza emozionante e totalizzante. Protagonista Enea, il suo viaggio, il suo esodo da una terra in fiamme e in guerra verso la ricerca di un futuro migliore, di una terra promessa. Dal mito di Enea vengono rievocati i passaggi più evocativi e legati ad alcune delle aree interessate dalla visita: la Necropoli Ostiense, il Tempio di Augusto, la Domus di Amore e Psiche, il Piazzale delle Corporazioni. In un excursus fortemente emotivo si assiste alla catabasi di Enea nel regno degli Inferi, agli incontri con Didone, con il padre Anchise, alla rievocazione della notte in cui tutto ebbe fine, sino allo sbarco dell’eroe sulle coste laziali e alla celebrazione della progenie romana. L’evento si conclude all’alba nella suggestiva area del Teatro dove spazio e tempo possono dilatarsi eterni nella rappresentazione tra storia e mito.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per “Notti d’Estate al MArRC” sulla terrazza sullo stretto il concerto “Note di luna” con i sassofoni del Cilea, e laboratorio “Una notte al Museo. Caccia al tesoro itinerante”

reggio-calabria_archeologico_notti-d-estate-2023_22-luglio_locandinaSabato 22 luglio 2023 tornano le “Notti d’Estate al MArRC”, con l’apertura prolungata del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30). Grande attesa per “Note alla luna”, l’esibizione dei sassofoni del Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, prevista alle 21 sulla spettacolare terrazza del Museo. Il quartetto di sassofoni sarà formato da Angelo Papazzo (sax soprano), Vincenzo Martorello (sax contralto), Martina Marafioti (sax tenore) e Orlando Russo (sax baritono). Per i più piccoli e le famiglie torna anche “Una notte al Museo. Caccia al tesoro itinerante”, sempre il 22 luglio, alle 20.30, nelle sale espositive. Un’esperienza ludico-didattica realizzata dallo staff di 4Culture con la supervisione della dott.ssa Maria Domenica Lo Faro. La partecipazione è gratuita; i bambini dovranno essere accompagnati da almeno un adulto, soggetto a bigliettazione. “Sarà una magnifica estate al Museo”, dichiara il direttore Carmelo Malacrino. “Tanti i turisti presenti, così come i cittadini che partecipano numerosi ai vari eventi. Mostre, concerti, laboratori per bambini, conferenze e tanto altro: quale modo migliore per “sentirsi a casa” al MArRC”. Fino al 9 settembre 2023 ogni giovedì e sabato dalle 20 il prezzo del biglietto sarà di soli 3 euro, maggiorato di 1 euro a favore del patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione in Emilia Romagna (art. 14, DL 61/2023). L’ingresso è sempre gratuito fino a 18 anni.

Tuscania. Nell’ambito del TAP – Tuscania Archaeological Project “Nuove scoperte dalla necropoli di Sasso Pinzuto”: presentazione dei risultati della campagna di scavo 2023

tuscania_necropoli-sasso-pinzuto_risultati-scavi_locandinaSabato 22 luglio 2023, alle 16, all’Istituto Lorenzo de’ Medici (largo della Rocca 7) di Tuscania, “Nuove scoperte dalla necropoli di Sasso Pinzuto, Tuscania”: durante l’incontro si parlerà dei traguardi raggiunti in questa stagione di scavi del TAP – Tuscania Archaeological Project e si presenteranno i risultati della campagna di scavo dell’università di Napoli Federico II nella necropoli di Sasso Pinzuto. Si tratta di una campagna di scavo condotta da CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) e università di Napoli Federico II, su concessione ministeriale in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. I posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria, scrivendo a info@camnes.org o compilando il seguente form: http://bitly.ws/LAoy. A introdurre sarà la funzionaria della Soprintendenza, archeologa competente per zona, Simona Carosi. Saranno il prof. Alessandro Naso e la dott. ssa Martina Zinni (università Federico II) a illustrare la rilevanza della tomba indagata e del contesto di scavo.

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Ingresso tomba a tumulo nella necropoli di Sasso Pinzuto a Tuscania (foto sabap-vt-em)

In questo 2023 è stata esplorata, nella necropoli di Sasso Pinzuto, una tomba a tumulo. Quest’ultima, con atrio trasversale e due camere, è compresa in un tumulo soprastante un tratto di via tagliata nel tufo, inglobato in epoca romana nel percorso della via Clodia. La particolarità del tumulo risiede nella crepidine rafforzata da filari di blocchi tufacei in opera quadrata, che completavano il monumento e il corridoio di accesso al sepolcro: una tecnica dettata dalle condizioni dello strato tufaceo naturale e impiegata a Tuscania anche nelle necropoli di Ara del Tufo e Guadocinto; e nella facciata della tomba a dado dei Maiali Neri, nella stessa necropoli di Sasso Pinzuto. L’esplorazione della tomba ha consentito di rinvenire resti dei corredi funerari che fanno risalire la sua datazione d’uso almeno all’inizio del VI sec. a.C.

Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto paerco)

Se n’è andata in pochi giorni, colta da un male rapido ed implacabile che le ha rubato anche la possibilità di scambiare un ultimo, estremo sguardo con i suoi cari. Lutto nell’archeologia: è morta Vincenzina Castiglione Morelli, l’archeologa innamorata di Ercolano. I funerali si terranno a Napoli, sabato 22 luglio 2023, alle 10, nella chiesa di S. Maria della Vittoria, in piazza Vittoria. È Giuseppe Di Leva a farne un ritratto di affetto e riconoscenza: “Minuta, riservatissima, la dolce Nella – come la chiamavano affettuosamente tutti quelli che l’hanno conosciuta – se n’è andata stamani (21 luglio 2023), in questo torrido luglio, in silenzio, quasi in punta di piedi, come faceva sempre, con la sua raffinata educazione. Vincenzina Castiglione Morelli si laurea in archeologia con Achille Adriani ma è con Alfonso De Franciscis che partecipa ad una delle avventure pompeiane più esaltanti: lo scavo della Casa di Giulio Polibio. Fu lo stesso grande archeologo napoletano ad affidarle l’incarico dell’inventariazione e schedatura dei reperti rinvenuti nella domus pompeiana. Con un altro celebre archeologo, Werner Johannowsky, intraprese lo scavo dell’Anfiteatro presso la località Fornaci, procedendo poi con la catalogazione dei reperti provenienti dalla stipe di Teano che erano custoditi nei depositi del Mann denominati proprio Johannowsky. Sempre con De Franciscis partecipò allo scavo della villa romana del Naniglio di Gioiosa Ionica ed alla successiva pubblicazione dello stesso scavo insieme agli allestimenti delle relative mostre presso più sedi. Da affezionata allieva di De Franciscis, dopo la morte dell’archeologo napoletano, ne curò la pubblicazione di alcuni lavori, come quello sul Sacello degli Augustali a Miseno. Un altro omaggio, Nella rese anche a Johannowsky, curando – nel 2010 – l’antologia di scritti Dal Tifata al Massico”.

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Copertina del libro “Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano”

“Tante altre sono state le sue attività di curatela redazionale – continua De Leva – come il volume dell’IDSN Ager pompeianus et Ager Stabianus, e, nel 2015, con De Carolis e Salerno, il volume Caio Giulio Polibio. Storie di un cittadino pompeiano. Nel 2011 Nella viene nominata Socia Corrispondente dell’Accademia Pontaniana e, dal 2016, ha avuto in affidamento dalla Direzione del Mann, su sua richiesta, il riordinamento dell’Archivio del professore Werner Johannowsky. Ma Nella era soprattutto una pompeianista. Colonna storica dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei, di cui era consigliere, all’area archeologica vesuviana la studiosa aveva dedicato numerosi articoli apparsi in riviste specializzate, una soprattutto, quella che possiamo a giusta ragione considerare la sua più dolce “pupilla”: Rivista di Studi Pompeiani. Correva il 1995 quando Nella ne divenne redattrice per poi assumere il ruolo – nel 2012 – di redattrice unica responsabile. Ed è a lei che, nel corso di oltre un ventennio, si deve forse soprattutto la tenacia con cui si è difesa una rivista che per tanti anni è stata strumento di conoscenza di ricerche archeologiche e di fondamentali contributi sull’area vesuviana. E sarà in sua memoria che, chi ne prenderà il posto in seno all’Associazione Internazionale Amici di Pompei, sarà chiamato a difendere non solo il prezioso lavoro di Nella ma una storia di passione per quell’antichità palpitante che continuiamo a scovare tra le pietre di Pompei”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli con Giuseppe Luongo nel 2017 in uno degli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Oggi la piangono in tanti – conclude -. E sono davvero parecchi quelli che l’hanno conosciuta. Ma a me piace ricordare in particolare Salvatore Nappo, Luciana Jacobelli, Margherita Tuccinardi, Antonio Varone, Angelandrea Casale, Grete Stefani, Antonio De Simone, Paola Miniero, Bianca Maria Sammarco, Stella Pisapia, Caterina Cozzolino, Peppino Lindinerro, Marco De Gemmis, Maria Rosaria Esposito a cui, chi scrive, è affezionato e legato come a degli zii e zie. Alla famiglia, ai suoi nipoti, cui Nella era legatissima e che i frequentatori delle sue conferenze al Mann hanno avuto addirittura modo di veder crescere, va tutto l’affetto e la vicinanza per una perdita grave”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto parco archeologico pompei)

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La copertina di un’edizione della Rivista di Studi Pompeiani di cui Vincenzina Castiglione Morelli è stata redattrice unica

Il parco archeologico di Ercolano e l’Herculaneum Conservation Project (HCP) si uniscono nel ricordo della straordinaria professionista. Il direttore del parco archeologico Francesco Sirano addolorato per la perdita, afferma: “Ho conosciuto Nella tanti anni fa in occasione della pubblicazione di un articolo sugli Atti dell’Accademia Napoletana di Archeologia e da allora ho avuto tanti contatti con lei, una persona molto discreta, sempre presente e dagli appassionati interessi condivisi per l’archeologia. L’ho ritrovata come direttore del parco archeologico di Ercolano e abbiamo collaborato in diverse occasioni, in particolare alla redazione annuale della parte di competenza di Ercolano nella Rivista di Studi Pompeiani e Nella rappresentava una presenza costante e vicina come di un’amica, una presenza sempre cortese pronta a sollecitare soluzioni. La sua scomparsa lascia tutto il personale del Parco e di HCP sgomenti. Non scompare solo una professionista ma una collega con la quale abbiamo stretto un rapporto reciproco di grande semplicità, stima e rispetto”.  I colleghi dell’HCP si stringono intorno alla famiglia nel ricordo personale e professionale della Castiglione Morelli sottolineando che la Rivista di Studi Pompeiani è l’unico ambito in cui la storia di Ercolano nel XXI secolo, il più grande partenariato pubblico privato per il patrimonio archeologico in Europa grazie al Packard Humanities Institute, viene raccontato in modo sistemico da oltre 15 anni, e questo è in gran parte merito suo.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Anche la direzione del parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa della prof.ssa Vincenzina Castiglione Morelli consigliere direttivo dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei. E, a nome di tutto il personale, saluta una grande studiosa ed una figura di grande spessore culturale, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Nella è stata una colonna della mia formazione da studente sino ai primi articoli e poi lavori assieme addirittura con grande onore mio. Mi mancherà tantissimo l’ultima telefonata che mi ha fatto pochi giorni fa fu bellissima … grazie di tutto quanto mi hai insegnato cara Nella”. Margherita Tuccinardi: “Ciao Nella carissima, amica, collega e soprattutto persona assolutamente speciale!”. Il grave lutto ha colpito l’associazione internazionale Amici di Pompei. Il presidente Antonio Varone e il segretario Angelandrea Casale porgono a nome dell’Associazione alla figlia dr.ssa Emilia Del Franco e ai familiari le più sentite condoglianze. Il direttore e lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli si associano al dolore della famiglia di Nella Castiglione Morelli, “di cui ricorderemo sempre lo sguardo limpido e dolce, il tratto gentile della persona e l’onestà intellettuale”.

Appia Antica. Per “Incontri di archeologia” alle Tombe di Via Latina con visita guidata alla Tomba dei Valeri, l’epigrafista Novella Lapini su “L’ara di L. Calpurnius Daphnus e la tomba dei Calpurni sulla via Latina”

appia-antica_parco_incontri-archeologia-alle-tombe-di-via-latina_22-luglio_locandinaNuovo appuntamento con gli “Incontri di archeologia” alle Tombe della Via Latina, in via dell’Arco di Travertino a Roma, promossi dal parco archeologico dell’Appia Antica. Sono occasioni uniche per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 22 luglio 2023, alle 10, Ingresso in via dell’Arco di Travertino 151, nell’incontro “L’ara di L. Calpurnius Daphnus e la tomba dei Calpurni sulla via Latina” si parlerà di economia in epoca romana in compagnia di Novella Lapini, epigrafista e curatrice della mostra attualmente in corso alle Gallerie degli Uffizi “Pecunia non olet. I banchieri di Roma antica”. Tra i reperti in mostra vi è infatti l’ara del banchiere L. Calpurnius Daphnus, oggi in collezione privata ma proveniente dalla tomba dei Calpurni, la più antica delle Tombe della Via Latina, proprio in queste settimane oggetto di nuove indagini scientifiche. Dopo i saluti del direttore del Parco, Simone Quilici, interverranno il responsabile del sito, Santino Alessandro Cugno, e Novella Lapini. Evento gratuito su prenotazione, scrivendo a: pa-appia.tombelatine@cultura.gov.it o chiamando lo 06.7809255. A seguire: visita guidata alla Tomba dei Valeri e al Sepolcro dei Calpurni (esterno).

Parco archeologico di Ercolano. Ripartono dal 21 luglio 2023 i Venerdì di Ercolano, i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35: ecco le tappe principali

ercolano_parco_i-venerdì-di-ercolano_2023_locandinaIl parco archeologico di Ercolano accoglie i visitatori nelle serate d’estate vestito di luce per “I Venerdì di Ercolano”.  Ripartono dal 21 luglio 2023 i percorsi notturni di visite guidate, arricchiti di illuminazioni artistiche e rappresentazioni teatrali di Teatri 35.  Quest’anno sono il cibo e l’alimentazione a ispirare il racconto nell’area archeologica. Il suggestivo percorso si articola con 8 tappe principali e 4 momenti artistici attraverso i quali si dipanerà un itinerario di scoperta di uno dei temi che insieme più ci avvicina e più ci allontana dal mondo degli antichi romani: la tavola e le cucine.  Le tappe principali saranno: l’area sacra con il santuario di Venere, la Casa dei Cervi, il V cardo con sosta alla grande taberna e al forno (pistrinum), il decumano massimo, la bottega di Nettuno e Anfitrite, la Casa del tramezzo di legno e la Casa dei due atri.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ai “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

“L’antica Ercolano riapre i cancelli nella sua veste serale”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “in un percorso con tappe di approfondimento legate al cibo, all’alimentazione e ai piaceri della tavola. I visitatori saranno coinvolti attraverso una rivisitazione piacevole dell’eccezionale documentazione ercolanese all’interno della quale reperti organici, cibi, oggetti, spazi connessi all’universo del cibo dalla cucina alla fogna sono in grado di illustrare come in nessun altro luogo di età romana non solo la dieta degli antichi, ma anche come si preparavano, cucinavano e consumavano i cibi. Il nostro obiettivo è offrire al pubblico una visita speciale e un racconto ispirato alle testimonianze provenienti direttamente dalle case e dagli edifici di culto, dalle strade, dalle botteghe e dalle mense degli antichi Ercolanesi. Insomma, l’intento è ancora una volta appassionare il pubblico ed immergerlo negli aspetti più particolari e unici dell’antica Ercolano per renderlo protagonista di un’esperienza di conoscenza”.

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Mappa dei percorsi serali de “I Venerdì di Ercolano” con i monumenti toccati e le soste per le rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Sei le aperture serali previste, a partire dal 21 luglio fino al 24 agosto 2023, un viaggio tra luci e immagini che calerà il visitatore nell’atmosfera dell’antica Herculaneum. In ciascuna data (21, 28 luglio; 4, 11, 18, 25 agosto 2023), sono previsti 16 turni di visita a partire dalle 20 fino alle 22.50, con partenza ogni 10 minuti. I visitatori dovranno presentarsi 20 minuti prima del proprio turno di visita. I gruppi saranno composti da massimo 30 persone ciascuno, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di corso Resina. I biglietti sono acquistabili in biglietteria al costo di 8 euro intero + 1 euro per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna; 4 euro ridotto per under 30 e over 65 e possessori Artecard + 1 euro; gratuito per gli under 18. I possessori dell’abbonamento “Un giorno un anno” (acquistabile esclusivamente online) avranno diritto ad un ingresso gratuito in una delle date programmate mediante prenotazione presso la biglietteria del Parco. La prevendita è obbligatoria anche per i bambini /ragazzi che usufruiscono del biglietto gratuito. Sarà prevista una visita in lingua inglese alle 22. Considerato il ristretto numero di biglietti, è vivamente consigliato, per non perdere l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line. Parcheggio alla scuola Rodinò (via IV Novembre) e la scuola Iovino Scotellaro (traversa via IV Novembre) fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Grazie alle aperture serali di quest’anno, nella magica atmosfera del sito illuminato, i visitatori potranno conoscere alcuni peculiari aspetti del sito legati al cibo e all’alimentazione, accompagnati dal racconto delle guide e degli attori di Teatri 35, che animeranno alcuni punti del percorso.

Discesa dal viale Maiuri e dalla rampa sotterranea – Antica Spiaggia – arrivo all’Area Sacra

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Panoramica dell’antica Herculaneum illuminata per le visite serali dei “Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Viale Maiuri La cultura alimentare è una materia affascinante, che comprende, in ogni epoca, aspetti diversi, attinenti non soltanto alle abitudini alimentari, ma anche alla vita materiale, religiosa, commerciale e sociale di ogni singolo individuo, come di ogni comunità. Per quanto riguarda l’antichità romana, i testi degli autori antichi forniscono un’ampia rappresentazione degli aspetti più diversi della cultura alimentare. Numerosi, infatti, sono i riferimenti alla tavola in opere di autori come Plauto, Catone, Cicerone, Marziale e Plinio il Vecchio. Il “De re coquinaria” di Apicio contiene un vero e proprio ricettario composto da ben 10 libri per un totale di 450 ricette. Inoltre, anche le arti figurative, soprattutto gli affreschi e i rilievi, suggeriscono molte informazioni sull’alimentazione e il convivio. Ad Ercolano abbiamo però dei dati archeologici eccezionali e unici in tutto il mondo antico, che rivelano molti dettagli dell’alimentazione degli antichi abitanti, grazie al fatto che l’eruzione del 79 d.C. ha carbonizzato e, in assenza di ossigeno, ha sigillato e perfettamente conservato moltissimi alimenti. Inoltre, passeggiando tra le strade della città, ci si imbatte nelle cucine che utilizzavano un metodo di cottura basato sul surriscaldamento di un piano di cottura in terracotta (pietra ollare) provocato da un focolare collocato al di sotto del banco di cottura sul quale si appoggiavano le pentole e le padelle. Inoltre lungo le strade si incontrano i famosi thermopolia (luoghi di rivendita di bevande e cibo pronto da mangiare) in cui si sono conservati i grandi otri/vasi da dispensa (dolia) incassati nei banconi con i piani colorati di marmo e straordinarie strutture in legno carbonizzato, come mensole per le anfore, soppalchi e balaustre. In molte abitazioni si possono ancora vedere le cucine con i banconi in muratura e nei panifici i forni, a volte quasi del tutto integri.

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I fornici dell’antica spiaggia di Ercolano illuminati per le visite guidate serali (foto paerco)

Antica spiaggia A Ercolano si conoscono molte informazioni sull’alimentazione e sullo stile di vita della popolazione anche grazie agli studi sugli oltre trecento scheletri ritrovati ammassati nei fornici dell’antica spiaggia, che costituiscono un campione molto rappresentativo per gli antropologici. Ad esempio, dalle analisi effettuate sul collagene (una proteina che tiene insieme il tessuto osseo) di 6 scheletri femminili e 11 maschili, sembra che il consumo di pesce fosse piuttosto elevato rispetto a quello dei cereali. Inoltre, vi sono differenze significative tra maschi e femmine: gli uomini mangiavano più pesce rispetto alle donne, che invece ricavavano le proteine per lo più da carne, uova e latticini. Forse perché gli uomini erano più impegnati nella pesca e in altre attività marittime? Oppure perché avevano più facilmente accesso a prodotti alimentari più costosi, come nel caso del pesce fresco? Inoltre, lo scavo recente di un condotto fognario che era rimasto inesplorato nel secolo scorso, ha consentito di analizzare materiali coprologici (escrementi), archeobotanici, zooarcheologici e di ittiofauna e di fare nuove importanti scoperte sull’alimentazione.

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Il bancone della cucina del santuario di Venere a Ercolano (foto Paerco)

Area Sacra L’area sacra dedicata a Venere, sia come dea della fertilità, sia come protettrice dei naviganti, era un importante centro di culto per gli abitanti di Ercolano e per i visitatori stranieri. Le persone vi si recavano per pregare, offrire doni, partecipare a rituali religiosi e cercare la protezione e le benedizioni della dea. Nella cucina del santuario (illuminata e visibile dall’esterno) nella quale si ammira un enorme banco di cottura in pietra ollare, venivano preparati i pasti comuni, che rappresentavano un importante momento di condivisione comunitaria in occasione di determinate festività, costituendo un legame spirituale e sociale tra i partecipanti. Le offerte alimentari alla dea potevano includere frutta, cereali, carne, pesce, vino, pane o altri alimenti considerati sacri. Questi cibi venivano spesso posti su altari o bruciati come sacrificio.

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La Casa dei Cervi a Ercolano illuminata per le visite serali (foto paerco)

Casa dei Cervi Iscrizione con una preghiera a Venere, graffita sulla cinta muraria della città, proprio lungo la rampa. “Fortunatus amat Amplianda. Ianuarius amat Veneria. Rogamus damna Venus ut nos in mente habias quod te modo introrgamus” “Fortunato ama Amplianda. Ianuarius ama Veneria. Preghiamo potente Venere che tu tenga presente quello che ora ti chiediamo”. La c.d. Casa dei Cervi è una grande dimora ispirata alle grandiose e principesche residenze ellenistiche. Il proprietario, Q. Granius Verus, del quale conosciamo il nome grazie ad un bollo impresso su una pagnotta di pane carbonizzato ritrovata nella cucina, acquistò diversi lotti abitativi per poter realizzare questa casa gigantesca, con sontuosi ambienti di rappresentanza al piano terra, in parte articolati intorno al giardino interno e, in altra parte, affacciati sulla splendida vista del golfo grazie ad un terrazzo con un piccolo giardino. Invece, il quartiere retrostante, con cucina e ambienti di servizio e un piano superiore, affacciato sul ballatoio nell’atrio, era riservato alla servitù. Muovendosi lungo il corridoio coperto (criptoportico), lungo le pareti affrescate, si notano numerosi quadretti con temi mitologici e naturalistici, che, durante la passeggiata lungo il corridoio, offrivano spunti di conversazione con gli ospiti. Ad esempio, la rappresentazione di amorini che, approfittando dell’assenza di Ercole, giocano con le sue armi. Le nature morte raffigurano frutta autunnale come noci, fichi e miele e anche cibi cotti: queste immagini erano anche un simbolo della ricchezza e della prosperità che si poteva trovare in una casa. Perché, nel mondo romano, come del resto in ogni epoca, il cibo era anche uno strumento attraverso cui ostentare lo stato sociale. Il settore meridionale della dimora appare interamente organizzato in funzione di ricevimenti e banchetti (symposium o convivium), per il cui svolgimento il proprietario aveva attrezzato non solo il grande triclinio aperto sul lato nord del corridoio coperto, ma anche le due sale rivolte verso il mare e soprattutto la grande sala finestrata (oecus Cyzicenus), immersa nel giardino.

Tra le classi più abbienti, i banchetti venivano organizzati in occasione del terzo pasto della giornata, la coena, e prevedevano il consumo di pietanze anche molto elaborate, mangiate con ingordigia fino alle tarde ore della notte. Durante queste cene, l’anfitrione, spesso il proprietario della casa in cui si teneva il banchetto, si sforzava di dare agli invitati il senso della propria ricchezza, magnificenza e buon gusto. Le portate (fercula) della coena erano almeno sette: Gustatio. Una serie di antipasti (uova, insalata, funghi, olive, crostacei, salsicce, cetrioli, tartufi e salse varie), accompagnati dal mulsum, cioè da vino misto a miele oppure annacquato. Prima mensa. Era costituita da varie portate di pesce, uccelli (gru, pavone, fenicottero, pappagallo), carni di manzo, agnello e maiale, oltre a tutti i tipi di cacciagione. Secunda mensa. Era più o meno un “dessert”, a base di frutta fresca e secca e dolci al miele.

Il cardo V doveva essere una strada particolarmente vitale e vivace, a giudicare dal numero di botteghe e laboratori artigianali che vi si concentravano.

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La Grande Taberna al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Grande Taberna All’angolo con il decumano inferiore, come spesso accadeva negli incroci delle strade, si trova la grande taberna, in posizione molto felice essendo anche in prossimità di uno dei luoghi pubblici più frequentati, cioè la palestra. Le stanze collegate funzionavano come retrobottega e in parte potevano ospitare gli avventori per consumare i pasti. Le tabernae erano luoghi in cui si poteva mangiare e bere oppure anche solo comprare pietanze e bevande, ma in quelle più grandi, come questa, si poteva anche trovare alloggio. Ci si fermava di solito per consumare il secondo pasto della giornata, il prandium, un pasto veloce e frugale, offerto con una vasta gamma di opzioni culinarie, per lo più semplici ed economiche, accessibili anche ai meno abbienti, ma non mancavano piatti più elaborati e costosi per coloro che potevano permetterseli. Le pietanze venivano conservate all’interno dei dolia, grandi recipienti di terracotta incassati in banconi di marmo. Ad Ercolano si assaporavano sicuramente piatti a base di legumi, come fagioli, lenticchie e ceci. Immancabili le uova, alimento comune e versatile nell’antichità, così come la carne e il pesce, serviti in diverse preparazioni. Poi ancora formaggi, dolci e immancabile come bevanda il vino. Il tutto accompagnato da pani e focacce. Tra i condimenti, uno dei preferiti era di certo il garum, una salsa più o meno liquida di interiora di pesce.

All’incrocio, la grande fontana pubblica in pietra assicurava l’acqua, elemento fondamentale anche per la preparazione dei cibi e per l’alimentazione in generale.

V cardo superiore fino al Pistrinum di Sextus Patulcius Felix In questa zona c’era una vera concentrazione di botteghe: rivendite di vino, di cereali e lugumi, ma anche tintorie e panifici. Al di sotto del V cardo superiore corre un tratto della rete fognaria che assicurava alla città un corretto smaltimento delle acque e dei rifiuti. Si tratta in realtà, in questo caso, di una fossa settica, che veniva ciclicamente svuotata, collegata da tubazioni e canali alle cucine e alle latrine delle soprastanti abitazioni e botteghe. Qui sono stati recuperati moltissimi scarti di cibo e di deiezioni, una vera miniera di informazioni sulle abitudini alimentari degli antichi ercolanesi. Dalle analisi è stato dedotto che la dieta si basava per lo più su prodotti campani quali cereali (grano, orzo e miglio) olive e olio, vino, uova, finocchio e molto pesce. Sono state riconosciute infatti circa 46 specie quali orate, alici, sardine, anguille, spigole e altre più comuni al tempo come squali e razze. Oltre ai prodotti locali, ritrovate tracce di prodotti di importazione quali vino, olio e garum dalla penisola Iberica e alcune spezie, tra cui granelli di pepe nero proveniente dall’India, indizio di una buona attenzione data al gusto delle pietanze.

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Nei percorsi notturni de “I Venerdì di Ercolano” sono previste alcune tappe con rappresentazioni teatrali (foto paerco)

Pistrinum Il ritrovamento all’interno della fossa di numerosi frammenti di noccioli di oliva, è forse da collegare alla presenza dei due panifici, dove i residui della molitura delle olive potevano essere utilizzati come combustibili per i forni. Il pane era una parte essenziale dei pasti ed era consumato da tutte le classi sociali. Ne esistevano di diverse tipologie e poteva essere gustato in vari modi. Da solo, accompagnato da condimenti come olio d’oliva o formaggio o utilizzato come base per altre preparazioni. Mentre all’inizio la produzione di pane era esclusivamente casalinga, la diffusione di questo elemento, la richiesta sempre maggiore e l’evoluzione delle tecniche di setacciatura, macinazione e cottura, portarono alla comparsa di figure quali il pistores e la nascita delle pistrinae, rispettivamente i fornai e panetterie. Ad Ercolano, conosciamo il nome di uno di questi panettieri, Sextus Patulcius Felix.

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Il decumano massimo dell’antica Herculaneum illuminato per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Il Decumano massimo era una delle vie principali di Ercolano, centro vitale per la presenza di tante botteghe, comprese quelle del mercato, la cui presenza è testimoniata da larghe buche di palo atte a sorreggere file di supporti lignei per i tendaggi. Qui vi sono ben due fontane pubbliche, che, così come gli edifici pubblici e privati, erano alimentate grazie al collegamento con l’acquedotto del Serino, che raggiungeva Napoli, dando acqua anche a Ercolano e Pompei. All’incrocio con il IV cardo, si riconoscono due massicci pilastri elevatori delle acque realizzati in laterizio. All’apice dei pilastri vi erano delle cisterne da cui discendevano una serie di condutture in piombo che permettevano la distribuzione dell’acqua in città attraverso una fitta rete di tubazioni distribuite sotto la pavimentazione, visibili in molti punti dei marciapiedi e anche all’interno delle abitazioni. Sul pilastro elevatore si conserva una iscrizione che nomina i magistrati Marcus Rafelius Robia e Orlus Tetius, i quali lanciano un duro monito ai cittadini, intimando loro di non gettare rifiuti nelle fontane pubbliche, pena una multa, se uomo libero, frustate, se schiavo. Ad Ercolano, come in altre città dell’Impero, la manutenzione di strade, mercati, fognature, fontane e controllo dell’igiene pubblica in generale era affidata a magistrati noti come aediles.

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Affresco all’interno della Bottega ad Cucumas nel sito di Ercolano (foto paerco)

Bottega ad Cucumas Con l’acqua veniva miscelato anche il vino, venduto in botteghe come quella ad cucumas, forse una caupona (locanda), dove si servivano bevande e cibi vari. Il pilastro all’ingresso reca dipinta l’insegna, che raffigura 4 brocche di colore diverso, con le bevande che qui si vendevano e l’indicazione del prezzo del vino. Il vino era parte essenziale di ogni banchetto: era più alcolico rispetto a quello che beviamo oggi e, per questo, veniva diluito con acqua calda o fredda o addolcito con il miele. Il vino poteva essere Atrum (rosso), Candidus (bianco) o Rosatum (rosato). I più diffusi nell’antica Roma provenivano dal Lazio, dalla Campania e dalla Sicilia. Alla fine della repubblica erano noti e ricercati il Falernum (Campano), il Caecubum e l’Albanum, che rimasero a contendersi i prime tre posti fino all’inizio del regno di Augusto. Nel territorio di Ercolano la viticoltura era una pratica agricola importante. I vigneti venivano impiantati lungo i pendii del monte Vesuvio per essere ben esposti al sole e favorire così una maturazione ottimale dell’uva.

Bottega di Nettuno e Anfitrite La bottega apparteneva al proprietario della Casa di Nettuno e Anfitrite, così chiamata per il famoso mosaico. È probabile che il padrone di casa fosse un commerciante, dato che il dio Nettuno era associato alla richiesta di protezione di chi viaggiava per mare. Certamente doveva trarre buon profitto anche dalla attrezzatissima bottega di generi alimentari, ricca di suppellettile in legno: scaffalature per sostenere le anfore, un soppalco e un tramezzo di separazione in ottimo stato di conservazione. Nel bancone in muratura sono ancora incassate le giare, da cui sono state estratte tracce di ceci e fave. Il crollo di parte del solaio consente di osservare la cucina e alcune delle stanze del piano superiore della casa.

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La Casa Sannitica di Ercolano illuminata per le visite serali de “I Venerdì di Ercolano” (foto paerco)

Casa Sannitica In età repubblicana (fine II – inizi I a.C.) questa abitazione si estendeva fino al limite dell’insula, raggiungendo il V cardo. Originariamente, alle spalle del tablino, si sviluppava il quartiere del peristilio, ceduto successivamente alla Casa del Gran Portale e alla Casa con giardino, mentre gli ambienti del piano superiore vennero dati in affitto. L’ingresso è inquadrato da un bel portale e nel corridoio di ingresso si ammira un ottimo esempio di decorazione parietale in Primo stile. Nel grande atrio tuscanico si conserva l’originario pavimento di cocciopesto, mentre la vasca dell’impluvio fu rivestita di marmo in età imperiale, quando fu anche rinnovata la decorazione delle pareti in Quarto stile. Bellissimo il finto loggiato di semicolonne ioniche.

Uscendo sul decumano inferiore si prosegue fino alla Casa dei due Atri, con una breve sosta alla latrina pubblica, che si puliva con l’acqua di spurgo del retrostante frigidarium della sezione maschile delle terme centrali. Entrando, la cucina sulla sinistra, con bancone di cottura a due bracci, e la contigua latrina posta sotto la finestra. Camminando lungo il III cardo, all’altezza della bottega di Messenius Eunomus, al primo piano sarà illuminata una delle latrine private site ai piani superiori delle case di Ercolano (ben 82!). Da citare mentre si va verso l’uscita oppure in concomitanza della latrina pubblica fuori alle terme centrali maschili. Uscendo, si costeggia la Casa dell’Albergo, che sfortunatamente non può essere apprezzata nella sua grandiosità per il cattivo stato di conservazione, ma della quale si può evidenziare il peculiare peristilio con l’ampio giardino posto a un livello inferiore rispetto al porticato, nel quale si scende attraverso una scaletta. Durante lo scavo, si rinvennero un pero, una quercia e una pianta di vite, che lo fecero interpretare da Maiuri come un piccolo frutteto (pomarium). Oggi vi sono piantati alberi di mele cotogne.

 

Il museo di Mattinata (Fg) è rinato come museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” con 2500 reperti “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” che rimandano all’antica cultura dei Dauni

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto drm-puglia)

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto drm-puglia)

“Non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio”. Così la direzione regionale Musei Puglia nell’annunciare che “il Museo di Mattinata rinasce come museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” allestito negli ambienti dell’ex Museo civico, in via Torquato Tasso, concessi dal Comune alla direzione regionale Musei Puglia”. Oltre 2500 reperti “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” che rimandano all’antica cultura dei Dauni in un percorso cronologico che va dall’età protostorica a quella romana. L’allestimento prevede sei sezioni e un deposito a vista che richiama nelle forme la nota farmacia che ha a lungo ospitato la collezione. La restituzione al pubblico dell’eredità che il farmacista Matteo Sansone ha lasciato allo Stato è cominciata il 19 luglio 2023 con il taglio del nastro, a meno di un anno dalla donazione della raccolta e dalla consegna dell’edificio. Il “nuovo” museo fino al 30 settembre osserverà l’orario estivo: dal martedì alla domenica, 10-13, 17-21. Dal 1° ottobre scatterà l’orario invernale: dal martedì al venerdì, 9-14; sabato e domenica, 10-13, 16-19. Il biglietto (intero 5 euro) è acquistabile all’ingresso del museo.

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto sabap-bat-fg)

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Le nuove sale del museo Archeologico nazionale “Matteo Sansone” (foto sabap-bat-fg)

La direzione regionale Musei Puglia, in accordo con la direzione generale Musei e in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Barletta-Andria-Trani e Foggia, ha curato i lavori di riallestimento dello storico Museo civico, riorganizzando e riqualificando gli spazi del percorso di visita anche in chiave accessibile. La collezione, formatasi a cavallo tra Ottocento e Novecento è considerata una fra le più importanti raccolte private della Puglia: nel 1990 è stata dichiarata dalla Soprintendenza archeologica “di eccezionale interesse artistico, storico e archeologico” (D.M. 27 luglio 1990) per il pregio del materiale archeologico di provenienza prevalentemente territoriale, ma soprattutto per il peculiare carattere antiquario che la caratterizza. Grazie alla generosità della famiglia che ha voluto fortemente che la collezione rimanesse a Mattinata, il Museo rappresenterà un importante attrattore che costituirà un unico polo culturale garganico insieme al museo Archeologico nazionale di Manfredonia e al parco archeologico di Siponto, in dialogo con gli altri siti statali e non del territorio.

Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Terza tappa al museo Archeologico di Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia

sambuca_archeofilm_2023_locandinaTerza tappa del Festival del Cinema Archeologico di Agrigento 2023 promosso dal parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi con RAM film festival di Rovereto, terza punta di diamante tra i luoghi della cultura affidati al Parco (vedi Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con RAM film festival. Il Festival del Cinema Archeologico 2023 si fa in tre e diventa Festival diffuso: Licata, Agrigento, Sambuca. Seconda tappa al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento | archeologiavocidalpassato). Dopo Licata e la Valle dei Templi, il festival diffuso raggiunge l’estremo ovest della provincia di Agrigento: il museo Archeologico di Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia. Sullo sfondo di uno dei borghi più belli d’Italia, il 21 e 22 luglio 2023 verranno proiettati, in collaborazione con il RAM film festival, cinque film: si partirà dai segreti delle donne romane per poi spostarsi nelle antiche città di Palmira e Medina Azahara e tornare, infine, in Sicilia, sul Monte Cuccio, meglio noto come “Il Gigante di Palermo”.

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Frame del film “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” di Meyar Al-Roumi

PROGRAMMA DEL 21 LUGLIO 2023. Al museo Archeologico di Palazzo Panitteri, alle 21: apre il film “Les visages oubliés de Palmyre / I volti dimenticati di Palmira” di Meyar AL-Roumi (Francia 2020, 83’). Gli archeologi vanno alla ricerca dei ritratti funerari di Palmira sparsi per il mondo, con l’obiettivo di raccontare la storia di questa antica città attraverso i volti dei suoi abitanti. Segue il film “A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma” di Gianmarco D’Agostino (Italia 2021, 5’). La vita dei bambini nell’Antica Roma, raccontata dalle opere d’arte, dalle immagini e dai suoni ad essa ispirati. Chiude la serata il film “Portraits and Secrets of Roman Women / Volti e segreti delle donne romane” di Gianmarco D’Agostino (Italia 2021, 4’). Attraverso la riproposizione di acconciature e abiti, le donne romane sono protagoniste di storie emozionanti, che ci ispirano ancora oggi.

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Locandina del film “Medina Azahara, the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus”

PROGRAMMA DEL 22 LUGLIO 2023. Al museo Archeologico di Palazzo Panitteri, alle 21: apre il film “Medina Azahara: the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara: la perla perduta di Al-Andalus” di Stéphane Bégoin e Thomas Marlier (Francia 2021, 52’). Soprannominata la “Versailles di Al-Andalus”, Medina Azahara è considerata uno dei più importanti siti archeologici islamici del mondo. Negli ultimi cinque anni, su questo sito, patrimonio dell’umanità, è stata condotta una campagna di scavi guidata da un team di archeologi europei. Segue il film “Il respiro del tempo. Il Gigante di Palermo” di Lorenzo Mercurio (Italia 2021, 34’). Palermo ha il suo gigante di pietra, il Monte Cuccio, di cui i palermitani si accorgono per lo più quando la sua vegetazione è illuminata dalla luce sinistra di un incendio doloso. Chiude la serata e il festival l’annuncio del vincitore del premio Città di Sambuca di Sicilia assegnato dalla giuria Antonella Di Giovanna, Clarissa Ferina, Ludovica Pendola.