Archivio | aprile 2022

Quasi 7mila visitatori scelgono Paestum e Velia per le feste pasquali. Il direttore Tiziana D’angelo: “La rinascita post pandemia. E abbiamo già molte idee per l’estate”

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Visitatori nell’area archeologica dei templi di Paestum (foto pa-paeve)

Nel lungo weekend da sabato a lunedì in Albis, sono stati 6.667 i visitatori che hanno scelto di recarsi nei due siti magno-greci di Paestum e Velia. A conclusione delle festività pasquali, le prime post pandemia, il parco archeologico di Paestum e Velia registra una situazione positiva sui dati dei visitatori. Pasquetta è stata la giornata di maggiore affluenza con 3.076 presenze. I numeri sulle festività pasquali 2022 fanno ben sperare in una ripresa dopo il Covid-19: è stato, infatti, recuperato il gap pre-pandemico degli ultimi due anni con il raggiungimento dei numeri del 2019, quando i templi di Paestum furono visitati da 4.597 persone a Pasqua e Pasquetta, a fronte delle 4.747 di quest’anno. “A Paestum e Velia, i festeggiamenti pasquali quest’anno sono avvenuti in grande stile“, commenta il direttore, Tiziana D’Angelo: “le aree archeologiche e il museo erano gremiti di visitatori da diverse parti dell’Italia e del mondo.  Una ripresa straordinaria che ci ha portato a raggiungere e superare il numero di ingressi registrati l’anno prima dell’inizio della pandemia. Ho da poco preso servizio e sono già estremamente orgogliosa dello staff del Parco e della nostra comunità, che hanno dimostrato in questi ultimi due anni incredibile forza e resilienza. Si tratta senza dubbio di un risultato importante che ci dà nuova energia e motivazione, e per noi è solo l’inizio”.

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Visitatori davanti alla Porta Rosa nell’area archeologica di Velia (foto pa-paeve)

Positivi anche i commenti dei visitatori all’uscita dal museo e dalle due aree archeologiche che hanno apprezzato con entusiasmo la visita nelle due antiche città di Paestum e Velia. A favorire la fruizione dei due siti al pubblico, il recente miglioramento dei percorsi di visita, con particolare attenzione all’accessibilità fisica e cognitiva, l’apparato didattico con i nuovi cartelli, anche con focus sui progetti in corso, e, per Paestum, l’app con oltre 1000 schede e foto di approfondimento per grandi e bambini. Il parco archeologico di Paestum e Velia si prepara ad accogliere i visitatori per i prossimi weekend del 25 aprile e del 1° maggio 2022, mentre già è in programma una ricca serie di eventi per la stagione estiva.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, in occasione del Natale di Roma, presentazione in presenza e on line presentazione del volume “Che fine ha fatto Romolo?” di Sergio Fontana, un meraviglioso viaggio nel tempo e nel sottosuolo della Città Eterna

In occasione del Natale di Roma, nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 21 aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la presentazione del volume “Che fine ha fatto Romolo?” di Sergio Fontana, edito da Edipuglia, un meraviglioso viaggio nel tempo e nel sottosuolo della Città Eterna. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Paolo Carafa (Sapienza università di Roma), Valeria Di Cola (università di Roma Tre), Miguel Gotor, (assessore alla Cultura di Roma Capitale e storico) e Giuliano Volpe (università di Bari Aldo Moro) presentano il romanzo di Sergio Fontana che si svolge in scenari diversi dal punto di vista cronologico ma geograficamente uguali, che diventano il punto di partenza per un viaggio straordinario, stratigrafico e stupefacente, nella memoria stessa della città. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su eventbrite.it/e/311025203757. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “Che fine ha fatto Romolo” di Sergio Fontana

Che fine ha fatto Romolo? Roma, aprile 2018. Nei pressi di Via del Corso avviene un fatto straordinario anche se nessuno, o quasi, sembra essersene accorto: Romolo è riemerso dalle viscere della terra e, per alcuni giorni, è tornato nel tempo presente. Tra le strade di Roma cerca di ritrovare i luoghi della sua giovinezza, dove si svolsero i fatti straordinari che portarono alla nascita della città. I romani di oggi non possono né vederlo né ascoltarlo, ma lo notano altri fantasmi di epoche diverse; tra questi uno strano personaggio, morto da circa 180 anni, che comincerà a seguirlo per scoprire la sua identità e risolvere un antico mistero su cui ha cominciato a interrogarsi da ragazzo: come mai il fondatore, all’età di 54 anni, scomparve improvvisamente da una riunione che lui stesso aveva convocato presso la palude della Capra? Che fine ha fatto Romolo? Il romanzo si svolge in scenari cronologicamente diversi: l’ottavo secolo avanti Cristo, la prima metà dell’Ottocento e la Roma contemporanea. I luoghi geografici restano gli stessi ma diventano il punto di partenza per un viaggio straordinario, stratigrafico e stupefacente, nella memoria stessa della città.

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Sergio Fontana, archeologo e scrittore

Sergio Fontana, archeologo, scrittore e autore multimediale. Ha pubblicato numerosi studi scientifici sulla ceramica di età romana, sulle antichità dell’Africa del Nord e la stratificazione archeologica della città di Roma. Dopo aver lavorato per molti anni nell’ambito della ricerca sul campo si occupa di prodotti multimediali per la divulgazione del mondo antico e del patrimonio culturale. Ha realizzato le applicazioni Colonna Traiana (Mondadori Electa 2013), Imperial Fora (2015), Mostri Mitologici (2017). È autore dell’iBook Colonna Traiana (Mondadori Electa 2013) e del libro per ragazzi Mostri Mitologici (Scienze e Lettere 2017). Ha scritto i romanzi H. Memorie di Eracle (Edipuglia 2019), Fibula. Confidenze di un oggetto parlante (Edipuglia 2020), Che fine ha fatto Romolo? (Edipuglia 2022).

Torino. Oltre 18mila visitatori al museo Egizio nel ponte di Pasqua 2022  

Visitatori al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Sono stati 18.643 i visitatori del museo Egizio nei giorni delle festività pasquali, da venerdì 15 aprile a lunedì 18 aprile 2022.  Si tratta della prima Pasqua, dopo la pandemia, in cui il museo è aperto. I dati registrati cominciano ad avvicinarsi a quelli pre Covid: nel 2019, infatti, l’Egizio fu visitato a Pasqua da 21.750 persone. Il giorno in cui l’Egizio ha registrato più visitatori è stato sabato 16 aprile 2022 con 5.246 persone, grazie anche ad un’ottima affluenza alla mostra “Aida, figlia di due mondi”. Per poter accogliere tutte le richieste di prenotazione, il museo ha esteso l’orario di apertura fino alle 21 (in genere chiude alle 18.30) nei giorni che vanno da Venerdì Santo a Pasqua. Anche oggi, nel giorno di Pasquetta, il Museo ha osservato un orario speciale: chiusura alle 18.30 e non alle 14, come ogni lunedì.

Brescia. A un anno dal rientro trionfale della Vittoria alata è uscito il libro “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi, indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” con gli studi, le indagini e il restauro condotto fra il 2018 e il 2020 all’Opificio delle Pietre di Firenze

La Vittoria alata, capolavoro del I sec. d.C., è conservata dal 2020 nel Capitolium di Brescia, dove fu ritrovata nel 1826 (foto Fotostudio Rapuzzi / fondazione Brescia musei)

È uno dei simboli della città di Brescia. Dopo secoli di oblio, la Vittoria alata fu rinvenuta la sera del 20 luglio 1826, in parte smontata e accuratamente nascosta nell’intercapedine occidentale del Capitolium tra il tempio e il Cidneo, assieme a moltissimi altri pezzi bronzei tra cui la famosa serie di ritratti, per salvarla alle invasioni barbariche. E ancora per essere salvata, stavolta per lo scoppio della Prima guerra mondiale, la Vittoria fu trasferita a Roma lontano dal fronte. A Brescia la Vittoria rientrò nell’aprile 1920, sottolineato con una celebrazione solenne. E un secolo dopo, nel 2020, ecco un altro rientro trionfale a Brescia, dopo un lungo restauro realizzato dagli esperti dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze.

Copertina del libro “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi, indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” (Edifir, 2021)

Gli studi, le indagini e il restauro condotto fra il 2018 e il 2020 all’Opificio delle Pietre dure sulla statua bronzea della Vittoria Alata di Brescia, straordinario esempio dell’arte romana del I sec. d.C., sono stati raccolti nel libro, ora in libreria, “Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore. Studi indagini e restauro del grande bronzo di Brescia” (Firenze, 2021), a cura di Anna Patera e Francesca Morandini, volume n° 60 della Collana Problemi di conservazione e restauro di Edifir. Il volume presenta i lavori e le analisi svolti durante il restauro della Vittoria Alata di Brescia, restauro che non è solo un intervento su un reperto di grande valore archeologico e artistico ma anche l’occasione di riscoprire il significato della statua nel più ampio panorama dell’archeologia bresciana, e riflettere sui modi e sulle forme di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Simbolo della città, l’incantevole figura e la bellezza senza tempo della Vittoria Alata non cessano di affascinare, dopo quasi duemila anni, tutti coloro che hanno l’occasione di ammirarla e che sanno cogliere il grande potere evocatore di questo capolavoro della produzione artistica di età romana. Ma chi osserva la Vittoria Alata oggi, nel tempio rinnovato, non identifica più – o soltanto – l’oggetto meraviglioso prodotto dalla più alta manifattura del I secolo: è portato istintivamente a collegare l’immagine della statua con quella della più nobile identità femminile, una manifestazione della bellezza greca e della forza latina. Una forza femminile, benevola, resiliente, emblema della rinascita di Brescia, che cerca la pace, il rispetto dell’armonia, delle regole, degli equilibri e della concordia civile.

Dopo il restauro a Firenze, Sky Arte ha trasmesso l’interessante documentario ”Vittoria alata. Il ritorno di un simbolo” di Davide Rinaldi (Italia 2020, 29’), che celebra il ritorno in città di una delle più straordinarie statue di epoca romana. E dove, tra gli esperti coinvolti, c’è l’intervento dell’indimenticabile prof. Marcello Barbanera, recentemente scomparso a soli 60 anni (vedi Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati | archeologiavocidalpassato). Il complesso intervento, che rientra in un più ampio progetto di valorizzazione dell’opera, è stato possibile grazie all’impegno condiviso di più Istituzioni (Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Opificio delle Pietre Dure, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Bergamo e Brescia) che ha consentito lo sviluppo di un progetto organico di conoscenza. Dal restauro, come spesso accade in queste situazioni, sono emerse novità e conferme sull’attribuzione e la cronologia dell’opera che in passato è stato oggetto di alterne valutazioni da parte degli studiosi. In questo volume sono raccolti i contributi di archeologi, storici dell’arte, restauratori ingegneri, chimici, esperti scientifici e in diagnostica dei beni culturali che hanno a vario titolo contribuito alla realizzazione dell’intervento in ottica globale e interdisciplinare.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la decima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali sul Palatino, a cominciare dalla Domus Aurea

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Veduta zenitale dei resti della Domus Aurea sul Palatino dove sono conservati tra i più bei esempi di pavimenti in opus sectile dell’antichità (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, ci porta ad ammirare – in più tappe – i lussuosi pavimenti in marmo delle residenze imperiali dove, non a caso, al più “povero” mosaico erano preferiti i preziosi pavimenti a lastre o in opus sectile.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“Tra le imponenti rovine dei palazzi imperiali sul colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “troviamo ogni genere di marmi policromi, il più delle volte l’importazione. I marmi preferiti dagli imperatori erano quelli nord africani, come il marmo giallo antico, detto anche numidicum, o il prezioso porfido rosso d’Egitto, ma anche marmi greci come il proconnesio, il porfido verde ed il marmo cipollino, con le sue eleganti venature verdi”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“La prima tappa del percorso – continuano – ci porta alla scoperta di quello che dagli studiosi del settore è stato definito come il pavimento più bello dell’Antichità, il lussuoso e raffinato opus sectile che doveva rivestire una sala monumentale scandita da portici colonnati della Domus Aurea sul versante del Palatino, la dimora di uno degli imperatori più famosi di sempre, Nerone. Di certo a gusto Nerone non era secondo a nessuno, come ci testimoniano ancora le monumentali architetture della Domus Aurea e le sue decorazioni pittoriche e pavimentali”.

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Pavimento in opus sectile policromo da ambienti della Domus Aurea sul Palatino (foto PArCo)

“L’opus sectile, redatto con marmi policromi quali giallo antico, porfido rosso, serpentino e portasanta, sviluppa un disegno geometrico particolarmente sofisticato e mai più riproposto nell’antichità, con motivi floreali nella zona centrale e lastre listellate sulle fasce. Da notare – concludono – la raffinatezza dei dettagli in porfido verde e rosso, come le foglioline, i bottoncini al centro degli elementi floreali, i triangoli negli elementi vegetali”.

Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi

Le note della Marcia trionfale risuonano al terzo piano del museo Egizio di Torino, dove sono previste aperture speciali a Pasqua 2022 (ore 9-21), Pasquetta (ore 9-18.30) e 25 aprile 2022 (ore 9-21) . È quello forse uno dei brani più iconici di una delle opere liriche più famose al mondo: Aida. Ambientata nell’antico Egitto, racconta la storia travagliata e piena di passione della giovane principessa etiope Aida, prigioniera degli egizi, e del condottiero Radamès. Amore, passione, fedeltà, tradimento, tragedia, magnificenza si mescolano nel libretto dell’opera verdiana che voleva celebrare la grande storia dell’Antico Egitto. Ma come nasce Aida? cosa si nasconde dietro quest’opera eterna? Fino al 5 giugno 2022 la mostra “Aida, figlia di due mondi”, con cui il museo Egizio celebra il 150mo anniversario del debutto di “Aida”, avvenuto al Cairo il 24 dicembre 1871 e alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872, anni in cui il dialogo e lo scambio culturale tra Europa ed Egitto erano intensi, racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi.

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Locandina della mostra “AIDA. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

La mostra è curata da Enrico Ferraris, egittologo del museo Egizio e ideatore di un progetto transmediale che travalica i confini dell’Egizio e coinvolge diverse istituzioni culturali, in un percorso che spazia tra opera, teatro, egittologia, storia, letteratura e cinema, frutto di un progetto scientifico firmato a quattro mani dal direttore del museo Egizio, Christian Greco e dal curatore, Enrico Ferraris. Main partner dell’esposizione è l’Archivio Storico Ricordi, mentre l’Istituto nazionale di Studi Verdiani e il Teatro Regio di Torino sono i partner scientifici. L’università di Torino, insieme al museo nazionale del Cinema, all’Aiace, al Teatro Regio di Torino e al Conservatorio, ha curato un palinsesto trimestrale di incontri, approfondimenti e rassegne cinematografiche, dedicati ad “Aida” e all’Egitto antico e contemporaneo, nell’ambito del progetto UniVerso. Al Circolo dei lettori poi è previsto un Gruppo di lettura dedicato, a partire da fine marzo e ad aprile un incontro col giallista Giancarlo De Cataldo, che propone una riflessione sul melodramma come teatro di tutti i sentimenti umani. Dallo scenario originale di “Aida” ai bozzetti di costumi, scenografie e gioielli, usciti dalla matita dell’egittologo Auguste Mariette, artefice del primo museo di antichità Egizie al Cairo, fino alle diverse stesure del libretto e degli spartiti di Giuseppe Verdi: la mostra ripercorre la genesi dell’opera, attraverso documenti, memorabilia, reperti, lettere e spartiti provenienti da 27 tra archivi e musei di tutta Europa, dal Louvre all’Archivio di Stato di Parma. Ricostruzioni filologiche di scene e costumi del debutto di “Aida”, realizzate dal Teatro Regio di Torino, ma anche podcast, videogame, pillole video, incontri e rassegne cinematografiche accompagnano il visitatore in un periodo storico che va dagli anni Quaranta agli anni Settanta dell’Ottocento.

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Il musicista Giuseppe Verdi: la sua “Aida” debuttò alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872: 150 anni fa (foto museo egizio)

È l’inizio di giugno del 1870, quando Giuseppe Verdi, dopo una lunga trattativa, accetta dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià, un compenso senza precedenti per comporre “Aida”, un’opera lirica, in lingua italiana, ambientata al tempo dei faraoni. L’Egitto punta sulla lirica per rispolverare il proprio passato glorioso e allo stesso tempo portare alla ribalta internazionale il proprio desiderio di modernità ed emancipazione dall’Impero Ottomano. E se l’Egitto nell’Ottocento guarda all’Europa come modello di modernità, nel Vecchio Continente già a partire dal 1809 la pubblicazione della “Déscription de l’Egypte” accende la passione per faraoni, papiri e reperti antichi. Esattamente 200 anni fa, nel 1822, con la decifrazione dei geroglifici, ad opera di Jean François Champollion, nasce l’Egittologia e due anni dopo, nel 1824 a Torino vede la luce il primo museo al mondo dedicato interamente alle antichità egizie, primo nucleo dell’attuale Museo Egizio. Due mondi, l’Egitto e l’Europa, che nel 1800 si intersecano e si intrecciano a più riprese. Ed è proprio questo intreccio di culture che la mostra “Aida, figlia di due mondi” vuole indagare. 

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Il viceré d’Egitto, Ismail Pascià: fu lui a commissionare “Aida” a Giuseppe Verdi

Il percorso espositivo si divide in due sezioni. La prima è dedicata al committente e all’ideatore di “Aida”, rispettivamente il viceré d’Egitto, Ismail Pascià, e il suo funzionario, l’egittologo e direttore degli scavi in Egitto, Auguste Mariette. Dalla nascita del Museo di Boulaq (1863), primo nucleo del Museo delle Antichità Egizie del Cairo, cui diede i natali lo stesso Mariette, all’Esposizione Internazionale di Parigi (1867), dove l’Egitto debuttò con i suoi imponenti padiglioni, tra cui il “Tempio di Hathor”, una ricostruzione scenografica di diversi templi e reperti egizi, ideata sempre da Mariette, fino all’inaugurazione del Canale di Suez e del nuovo Teatro Khediviale del Cairo (1869): sono le tappe del progetto di modernizzazione sostenuto dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià. È proprio all’Esposizione Universale di Parigi che Ismail Pascià rimane colpito dal “Don Carlos” di Verdi. E due anni dopo, per dare lustro al nuovo Teatro Khediviale del Cairo, il viceré d’Egitto pensa proprio al maestro di Busseto. Un clima che per Mariette sarà decisivo per dare i natali ad “Aida” e, più in generale, per raccontare al mondo il passato glorioso dell’Egitto e codificarne una nuova immagine internazionale. 

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Per la mostra “Aida” i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana (foto museo egizio)

Al centro della seconda sezione la genesi vera e propria dell’opera, da quando cioè il nome di Aida compare per la prima volta, in una lettera datata 27 aprile 1870, fino alla sua prima rappresentazione al Cairo e poi a Milano. Per volere di Ismail Pascià, Mariette scrive, infatti, di suo pugno al librettista del “Don Carlos”, Camille Du Locle, svelandogli una storia dal “titolo curioso, Aida”. È l’inizio di un carteggio tra il Cairo, Parigi e Busseto, che in parte è possibile ammirare in mostra a Torino, grazie ai prestiti dell’Archivio Storico Ricordi. I bozzetti originali di Mariette, conservati alla Bibliotèque National de France, hanno preso vita grazie al Teatro Regio. Per questa mostra i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato appositamente un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana.

Vetulonia. Al museo Archeologico “Isidoro Falchi” arriva la vetrina olografica “Così lontano, così vicino. Tutto a Vetulonia, Vetulonia per tutti”, che permette al MuVet di riportare a casa, seppur virtualmente, quei reperti fondamentali per la conoscenza di Vatl, oggi conservati in altri musei

Qualche appassionato ha già avuto modo di vederla alla Borsa mediterranea del turismo archeologico (25-28 novembre 2021, Paestum) dove ha “debuttato” nello stand della Toscana, scelta a rappresentare i progetti di eccellenza della Regione per l’anno 2021, e poi a Tourisma, Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (17-18-19 dicembre 2021, Firenze). Parliamo della vetrina olografica “Così lontano, così vicino. Tutto a Vetulonia, Vetulonia per tutti”, un prototipo unico concepito in Italia e realizzato in Spagna, grazie al contributo della Fondazione CR Firenze e alla preziosa collaborazione del DIDA-Dipartimento di Architettura dell’università di Firenze. E sabato 16 aprile 2022, alle 16, viene inaugurata nel museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Aprono i saluti istituzionali di Elena Nappi, sindaco Comune di Castiglione della Pescaia; Chiara Lanari, assessorato alla Cultura della Regione Toscana; Francesco Tapinassi, direttore Toscana Promozione Turistica. Dalle 16.20, intervengono Adriano Maggiani, vice-presidente istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici; Cecilia Maria Roberta Luschi e Alessandra Vezzi del dipartimento di Architettura (DIDA) dell’università di Firenze; Simona Rafanelli, Maria Francesca Paris e Costanza Quaratesi del MuVet-museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”. A seguire brindisi a cura di Ais-Associazione Italiana Sommelier Toscana.

La vetrina olografica inserita nel percorso espositivo del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto da maremmaoggi.net)

“La vetrina arriva finalmente “a casa” e prende posto all’interno del nostro percorso espositivo”, spiega Simona Rafanelli, direttrice del Muvet, “arricchendolo delle più recenti tecnologie impiegate nella proiezione olografica, grazie a un progetto che iniziato nel 2021 proseguirà nell’anno in corso e che consentirà di valorizzare alcuni reperti riconnettendoli al loro contesto archeologico di provenienza, come nel caso della stele funeraria del principe guerriero Auvele Feluske”. E continua: “Il progetto “Così lontano, così vicino” permetterà inoltre al MuVet di riportare a casa, seppur virtualmente, alcuni di quei reperti fondamentali per il racconto storico e archeologico dell’antica Vatl, oggi conservati in altre sedi museali. Si potrà così finalmente ricomporre il patrimonio locale e offrire, attraverso il recupero di quegli oggetti “vicini e lontani”, il racconto completo e pienamente comprensibile della etrusca Vetulonia, un racconto coerente e, grazie alle innovazioni tecnologiche sperimentate, sempre più accessibile a tutti i segmenti di pubblico”.

Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi di Riace. Presentato il logo e il programma: sette mesi di iniziative, tra mostre, convegni, incontri, con il coinvolgimento del territorio. Occasione per valorizzare e promuovere l’immagine della Calabria nel mondo. E un obiettivo: candidatura dei Bronzi di Riace a patrimonio dell’Unesco

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Il volto del guerriero B, uno dei due Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Sette mesi di iniziative, tra mostre, convegni, incontri, coinvolgimento del territorio. Il tutto “raccolto” in un logo: 1972-2022. Tutto questo per il Cinquantesimo della scoperta dei Bronzi di Riace: una straordinaria occasione per valorizzare e promuovere a livello regionale, nazionale e estero l’immagine della Calabria; accendere i riflettori verso il patrimonio culturale regionale e principalmente verso i Bronzi e le testimonianze della Magna Graecia; creare un legame identitario tra i Bronzi e la Calabria basato sui concetti di bellezza, forza, fascino, ma anche di sostenibilità e innovazione. Con un obiettivo: candidatura dei Bronzi di Riace a patrimonio dell’Unesco.

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Il logo per il Cinquantesimo dei Bronzi di Riace 1972-2022

Reggio Calabria, e non solo, si prepara dunque alla grande ad accogliere sullo Stretto le migliaia di ospiti che verranno ad ammirare i due guerrieri da sempre considerati gli ambasciatori della Calabria nel mondo. È stato costituito un Comitato di coordinamento inter-istituzionale, una vera task force, composto da presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto; vice presidente della Giunta regionale, Giusi Princi; presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso; assessore a Sviluppo economico e attrattori culturali, Rosario Varì; assessore a Turismo, marketing territoriale e mobilità, Fausto Orsomarso; sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace; sindaco della Città di Reggio Calabria, Paolo Brunetti; sindaco del Comune di Riace, Antonio Trifoli; dirigente generale del Segretariato regionale del ministero della Cultura, Salvatore Patamia; soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Reggio Calabria, Fabrizio Sudano; direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino; direttore regionale Musei della Calabria, Filippo Demma; presidente Camera di commercio Reggio Calabria, Antonino Tramontana; rettore dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, Marcello Zimbone; direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Calabria, Antonella Iunti.

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Il comitato promotore dei Bronzi 50 nella sala che ospita i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto filippo toscano e graziella pensabene / MArRC)

Il programma delle manifestazioni per celebrare il Cinquantesimo dei Bronzi di Riace e il logo del Cinquantesimo sono stati presentati al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal direttore Carmelo Malacrino, con il vicepresidente della Regione Calabria, Giusy Princi, il sindaco della Città Metropolitana Carmelo Versace, il sindaco della città di Reggio Paolo Brunetti, il sindaco di Riace, Antonio Trifoli e il presidente della Camera di Commercio, Antonino Tramontana. “A livello locale, sono previste attività culturali e scientifiche, nonché di promozione e accoglienza rivolte a visitatori e turisti e finalizzate a rendere il territorio più accogliente e a dare visibilità alle eccellenze territoriali, attraverso eventi che vedranno il territorio protagonista. A livello nazionale e internazionale è in programma una intensa attività di eventi, marketing e comunicazione finalizzata ad accrescere la notorietà della Calabria turistica e culturale, con particolare riferimento ai Bronzi di Riace e alla Magna Graecia, in un’ottica di crescita dei flussi turistici”. E allora vediamo a grandi linee cosa ha in mente il Comitato per il Cinquantesimo dei Bronzi.

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Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

Mostre ed eventi a cura del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Solo a scorrere i titoli delle mostre si può apprezzare la ricchezza e la varietà dell’offerta culturale: “Salvati dall’oblio tesori d’archeologia recuperati dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale”; “Gli eroi e la Magna Grecia insieme per i Bronzi di Riace”; “I Bronzi di Riace, cinquanta anni di storia”; “Tra Oriente e Occidente gli ebrei e la Calabria”; “Oltre l’emergenza: attività e restauri dopo l’alluvione del 2018”; “Per gli dei e per gli uomini musica e danza nell’antichità”; “Gli iberi: arte e cultura nel Mediterraneo occidentale”; “Il vaso sui vasi, capolavori del museo Jatta di Ruvo”; “L’altra isola. La Sardegna tra antichità e medioevo”. E poi ci sono gli eventi: “Itinerari culturali del consiglio di Europa in Italia: un patrimonio europeo”; mostra fotografica a cura del Touring club italiano; “Naked” nel piazzale Orsi del MArRC, mostra fotografica di Oliviero Toscani su proposta del Comitato Paralimpico.

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La locandina della mostra dell’artista Obey “Make art not war” a cura della Metamorfosi Eventi, al Palazzo della Cultura: la prima ad essere inaugurata nel programma Bronzi 50

Mostre ed eventi nel territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Mostra dell’artista Obey “Make art not war” a cura della Metamorfosi Eventi, al Palazzo della Cultura dal 15 aprile al 5 giugno 2022; mostra “I Bronzi di Riace e i miti della Magna Grecia” a cura del maestro Raffaele De Rosa, al Palazzo della Cultura dal 13 giugno al 5 settembre 2022; mostra collettiva “Mediterraneo” a cura del direttore artistico Giammarco Puntelli, al Palazzo della Cultura dal 10 settembre al 10 novembre 2022; mostra arazzo “Ananias e Saphira”, a cura della Diocesi di Locri Gerace, mostra itinerante di una arazzo di Raffaello, al MArRC dal 6 settembre al 6 ottobre 2022; “Tragedie greche” con il coinvolgimento delle associazioni culturali del territorio; animazione territoriale dedicata ai Bronzi nel corso degli eventi già programmati dalla Città Metropolitana: Feste Mariane, Roccella Jazz, Caulonia tarantella festival, Varia di Palmi, Concorso Metropolitano Francesco Cilea, I Tesori del Mediterraneo, Traversata dello Stretto, Raduno nazionale Vespa Club, Premio letterario Reghium Julii; promozione di eventi culturali e scientifici ludici e artistici che interesseranno particolarmente i comuni di Reggio Calabria e Riace, per il 16 agosto in occasione del giorno del ritrovamento dei Bronzi.

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Palazzo Piacentini sede del MarRC, realizzato negli anni Trenta de Novecento dall’architetto Piacentini per ospitare le ricche collezioni magnogreche

Convegni, seminari, pubblicazioni, campagne di scavo. Mostra Reghion Kiosk. La Piazza, il Museo, la Città” a cura dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, ottobre 2022; convegno di studi “Nel segno dei Bronzi”, settembre 2022, a Riace e Reggio Calabria; convegno internazionale “I Bronzi di Riace, 50 anni di studi e ricerche”, settembre 2022; seminario internazionale su “Architettura/ Archeologia: Il progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio storico”, settembre 2022 a Riace e Reggio Calabria; volume illustrato “Bronzi di Riace. 50 anni” a cura di Comune di Reggio Calabria e Città Metropolitana, in collaborazione con il Touring Editore e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Data di consegna prevista: 30 giugno 2022. campagna di scavi in piazza Garibaldi con cantiere didattico e di studio scientifico.

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I Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Servizi per visitatori e turisti. Il Comune di Reggio Calabria attiverà i seguenti servizi: video mapping animato effetto 3D su palazzi istituzionali presenti nella città; intensificazione delle corse del bus cabrio; servizi di informazione, accoglienza ed assistenza turistica nella città; progetto Sunoicheo, animazione del circuito delle aree archeologiche con visite guidate. La Città Metropolitana promuoverà la brandizzazione dei bus cittadini e metropolitani, acquisizione video del territorio con focus su siti culturali e sul MArRC. La Camera di Commercio di Reggio Calabria ha coordinato i lavori dei club di prodotto per la costruzione di pacchetti turistici dedicati ai Bronzi. Sono 20 gli itinerari di varia durata, resi già disponibili, dedicati ai Bronzi di Riace e finalizzati a far conoscere le grandi ricchezze culturali, naturalistiche ed enogastronomiche del territorio reggino. La Camera di Commercio promuoverà inoltre, in collaborazione con associazioni di categoria, consorzi di tutela, consorzi di associazioni tra produttori di beni identitari del territorio metropolitano di Reggio Calabria. L’intento è quello di rendere il territorio, e in particolar modo le Città di Reggio Calabria e Riace, una cassa di risonanza capace di amplificare l’effetto promozionale del logo celebrativo dei Bronzi di Riace. Le attività ristorative saranno invitate a promuovere anche la somministrazione di preparazioni enogastronomiche identitarie del territorio, dedicate all’evento.

Cordenons (Pn). Durante i lavori di ampliamento di una cava scoperta una necropoli altomedievale con diciotto sepolture in tombe a fossa delimitate da ciottoli

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Resti ossei di sepolture altomedievali emersi nei lavori d ampliamento di una cava a Manera di Cordenons (Pn) (foto sabap-fvg)

Scoperta una necropoli altomedievale. L’occasione è stato lo sbancamento presso la cava Ghiaie Santa Fosca, già cava di Villa D’Arco, al fine di un ampliamento della superficie estrattiva in località Manera nel comune di Cordenons (Pn). Durante la sorveglianza archeologica, prescritta dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia in ragione della presenza, in prossimità dei lavori, di un complesso rustico di epoca romana, precedentemente documentato, del quale sopravvive soltanto un ambiente seminterrato con pavimentazione in tegole e perimetrali in mattoni, sono stati individuati resti ossei, riferibili in un primo momento a quattro inumazioni in fossa, in parte sconvolte dalle arature. I lavori, condotti dalla società Ghiaie Santa Fosca s.r.l., si sono svolti in coordinamento con l’archeologo Pietro Riavez della ditta ArcheoTest s.r.l., con l’affiancamento dell’antropologa Lisa De Luca, e sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Serena Di Tonto per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Dopo il rinvenimento si è deciso di proseguire l’indagine archeologica per delimitare l’area di distribuzione delle sepolture, verificando in parallelo la possibile esistenza di componenti strutturali superstiti. Si è dunque arrivati a individuare diciotto sepolture, in vari stati di conservazione, per lo più prive di corredo funerario. Le poche evidenze hanno tutta via permesso di datare, in via preliminare, le sepolture all’epoca altomedievale. Solo una parte di queste risultano tuttavia non sconvolte da interventi arativi precedenti perché a una quota leggermente inferiore. I resti sono stati documentati e poi recuperati dagli archeologi operanti sul campo sotto la direzione della Soprintendenza, per poter essere conservati in strutture idonee, in modo anche da permettere la prosecuzione dei lavori all’interno della Cava.

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Dalla necropoli altomedievale di Manera di Cordenons (Pn) emersi pochi elementi di corredo (foto sabap-fvg)

La necropoli. Le tombe sono tutte in semplice fossa in terra, alcune irregolarmente delimitate da grossi ciottoli. La maggior parte sono orientate Est-Ovest e distribuite lungo una singola fila. Altre sepolture hanno orientamento divergente e paiono distribuite in maniera casuale. Tra i pochi elementi di corredo sono stati individuati pettini in osso, fusi circolari da telaio, un orecchino in rame, assieme a occasionali frammenti di ceramica a impasto grezzo. L’analisi antropologica, ancora in corso, ha per ora permesso di stabilire il sesso degli inumati, in massima parte donne adulte di varie età, e di individuare patologie, fratture e fenomeni di usura legati alle attività lavorative svolte. La tipologia della necropoli “a fila” e gli elementi di corredo permettono di sostenere un datazione all’epoca altomedievale: ad una prima ipotetica interpretazione, potrebbe trattarsi di una comunità di popolazione autoctona insediatasi tra le rovine della vicina villa rustica romana.

Aquileia. Il museo Paleocristiano sarà aperto ogni sabato gratuitamente e, nella stagione estiva, anche di domenica

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I resti della basilica paleocristiana conservati all’interno del museo Paleocristiano di Aquileia (foto nicola oleotto / fondazione aquileia)

Da sabato 16 aprile 2022 il museo Paleocristiano di Aquileia sarà aperto a ingresso gratuito tutti i sabati dalle 14.30 alle 19. Lo annuncia la fondazione Aquileia. Da sabato 28 maggio 2022 – e per tutta la stagione estiva – il museo Paleocristiano sarà inoltre aperto anche la domenica pomeriggio, dalle 14.30 alle 19. Resta sempre possibile richiedere gratuitamente e con adeguato anticipo l’apertura su prenotazione nelle giornate feriali (scrivendo a museoarcheoaquileia@beniculturali.it o telefonando al numero 0431 91035 dal lunedì al venerdì).

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Uno dei grandi mosaici paleocristiani conservati nel museo Paleocristiano di Aquileia (foto nicola oleotto / fondazione aquileia)

Si tratta di un museo molto suggestivo, dalle caratteristiche del tutto peculiari. In esso i concetti di “museo” e di “area archeologica” convivono in perfetta simbiosi: l’edificio attuale, infatti, corrisponde all’ultima di una serie di ristrutturazioni condotte nel corso di 15 secoli sul sito di una delle Basiliche paleocristiane di Aquileia. Il complesso, sorto all’esterno della cinta muraria antica, divenne nel corso dei secoli un monastero dell’ordine benedettino, per poi subire nuove modifiche e cambiare definitivamente destinazione. L’edificio è sede museale soltanto dal 1961. Oltre  ai resti della Basilica paleocristiana e dei suoi mosaici policromi, emersi nel corso delle indagini archeologiche, al suo interno sono raccolti gli splendidi mosaici provenienti dalla Basilica paleocristiana del Fondo Tullio alla Beligna, alcuni altri mosaici di provenienza aquileiese, nonché l’ingente raccolta epigrafica di iscrizioni cristiane pertinente al sito aquileiese.