Roma. Il mosaico della “Real Casa” di epoca tardo imperiale esposto dal 2 aprile alla Centrale Montemartini, dopo i restauri finanziati dalla Fondazione Paola Droghetti. Fu scoperto nel 1900 in via XX Settembre “nella zona tra il Ministero della Real Casa e il giardino”

Dettaglio del mosaico della “Real Casa” scoperto nel 1900 in via XX Settembre a Roma ed esposto alla Centrale Montemartini (foto Roma Culturale)

È visibile dal 2 aprile 2022 (e fino al 31 dicembre 2022) alla Centrale Montemartini di Roma il mosaico “della Real casa” scoperto a Roma nel 1900 in via XX Settembre “nella zona tra il Ministero della Real Casa e il giardino”, nei pressi dell’attuale Giardino del Quirinale. L’evento è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Il restauro del mosaico è stato promosso e finanziato dalla Fondazione Paola Droghetti onlus e realizzato dal restauratore Alessandro Ferradini con la direzione tecnico-scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. I frammenti dell’opera musiva, risalente alla metà del III/inizio del IV secolo d.C., facevano parte di un ampio mosaico pavimentale, già interessato al momento della scoperta da estese lacune causate dall’inserimento di strutture moderne che hanno distrutto parte della pavimentazione. La superficie è interamente decorata da girali vegetali che fuoriescono da kantharoi, contenitori con alti manici, collocati negli angoli e al centro dei lati lunghi del pavimento. La composizione è vivacizzata dall’inserimento di un riquadro policromo, collocato in posizione decentrata. Qui, all’interno di un campo giallo, è inserito un fiore a quattro petali con piccole foglie lanceolate negli spazi di risulta della composizione; una fascia separa questa decorazione da una cornice con motivo di fogliette di alloro stilizzate. Il grande ambiente pavimentato da questo mosaico, dalla superficie originaria di 8,40 x 6,70 metri, era la sala di rappresentanza di una nobile abitazione di epoca tardo-imperiale. In questo periodo si prediligono per i mosaici temi decorativi geometrici o riferiti al mondo della natura, mentre meno frequenti sono le tematiche mitologiche e quelle relative alla vita quotidiana, più diffuse nelle epoche precedenti.

La cosiddetta Sale delle Macchine alla Centrale Montemartini di Roma (foto musei in comune)

Nell’esposizione del mosaico della Real Casa alla Centrale Montemartini i frammenti del pavimento restaurati, ma tra loro non combacianti, sono stati posizionati su un grande tappeto calpestabile realizzato in linoleum, dove in scala 1:1 è riprodotto il motivo decorativo del mosaico. Questa ricostruzione grafica offre ai visitatori la visione d’insieme dell’opera, suggerendo con immediatezza la ricchezza decorativa del complesso disegno originario nell’ intento di restituire ciò che è andato irrimediabilmente perduto. Con il proposito di rivolgersi a un pubblico più ampio, a completamento dell’apparato didattico, è stato realizzato un pannello tattile corredato da didascalie in braille per ciechi e ipovedenti, sul quale è riprodotto a rilievo il motivo floreale del riquadro policromo del mosaico. L’esperienza di visita è resa multisensoriale per mezzo di un QR code applicato al pannello, grazie al quale i visitatori possono ascoltare un brano audio, un vero e proprio racconto sonoro che arricchisce e completa la percezione del mosaico esposto.

fondazione-paola-droghetti_logoIl restauro del mosaico ha comportato lo strappo dalla superficie su cui era collocato in origine, operazione sempre traumatica, ma necessaria nei numerosissimi casi in cui risulta l’unica soluzione per conservare resti altrimenti destinati alla distruzione a causa delle necessità derivate da trasformazioni urbane e del territorio. Le operazioni di restauro e conservazione successive a tali eventi hanno quindi lo scopo di ripristinare le condizioni di stabilità dei tappeti musivi che al momento dello strappo possono subire danni per l’asportazione delle malte originali con conseguente rischio per la continuità e la corretta disposizione delle tessere. Nel caso dei quattro mosaici oggetto del restauro che si presenta in questa occasione, le condizioni dei supporti hanno fortemente risentito di una modalità di lavoro praticata in passato, in base alla quale le superfici a mosaico erano allettate su nuovi supporti in malta cementizia rinforzata con un’armatura di barre in lega di ferro. Le operazioni conservative si sono svolte in due fasi principali: 1) rimozione del supporto in cemento e armatura in ferro; 2) ricostruzione del supporto secondo modalità adeguate ai moderni standard conservativi. Operazioni preliminari sono state la documentazione fotografica relativa all’ante operam, il trattamento biocida, la pulitura preliminare e la protezione della superficie musiva tramite bendaggio. Si è quindi proceduto all’abbassamento del massetto e alla rimozione dei ferri. La fase di ricomposizione del supporto ha visto la posa di uno strato di malta a contatto con il massetto cementizio prossimo alle tessere musive e il posizionamento di un pannello di supporto in aerolam. A completamento dell’intervento è stata effettuata la pulitura e la stuccatura delle superfici musive e si è proceduto alla stesura di una maltina liquida negli interstizi delle tessere. Un video permette di ripercorrere le fasi del restauro promosso e finanziato dalla Fondazione Paola Droghetti onlus e realizzato dal restauratore Alessandro Ferradini con la direzione tecnico-scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

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2 risposte a “Roma. Il mosaico della “Real Casa” di epoca tardo imperiale esposto dal 2 aprile alla Centrale Montemartini, dopo i restauri finanziati dalla Fondazione Paola Droghetti. Fu scoperto nel 1900 in via XX Settembre “nella zona tra il Ministero della Real Casa e il giardino””

  1. MDD dice :

    Non ho a disposizione la recentissima opera a stampa che per l’occasione è stata pubblicata, però anche solo “a braccio” direi di capire che uno “strappo” fosse già stato effettuato all’epoca del ritrovamento e che l’attuale intervento ne possa aver comportato uno ulteriore, probabilmente per sopravvenuta inidoneità del supporto. Guardando con attenzione la bellissima immagine pubblicata (grazie!) si coglie come queste operazioni -soprattutto quando intraprese inizialmente con modalità tradizionali e magari poi ripetute- arrivino a snaturare la superficie musiva e le malte di posa in termini di minute angolazioni delle facce (che nei manufatti antichi erano sottoposte ad interventi di finitura e venivano ulteriormente caratterizzate dall’uso prolungato) salvaguardando quasi solo l’aspetto iconografico. D’altra parte immagino che quando ci si trova di fronte a situazioni che hanno già preso tale via in conseguenza di vecchie decisioni conservative ormai storicizzate, non si possa oggi far altro che salvare il salvabile e valorizzarlo per le caratteristiche ed i significati culturali che ancora mantiene.

  2. Italina Bacciga dice :

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