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Roma. Pasqua nei musei 2026: dal 1° al 6 aprile aperture straordinarie, visite guidate, laboratori e attività didattiche gratuite a cura della Sovrintendenza Capitolina

Da mercoledì 1° a lunedì 6 aprile 2026 torna l’appuntamento con “Pasqua nei Musei”, un fitto programma di aperture straordinarie, visite guidate, laboratori e attività didattiche gratuite nei musei civici e aree archeologiche di Roma Capitale che accompagnerà i visitatori in occasione della Settimana Santa. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. I Musei Civici saranno aperti al pubblico, compreso il lunedì di Pasquetta, offrendo ai visitatori il loro ricco patrimonio artistico e culturale. Il giorno di Pasqua, in concomitanza con la prima domenica del mese, l’ingresso sarà gratuito. Tra gli eventi speciali, confermate anche domenica 5 aprile 2026 le visite guidate a Palazzo Senatorio sul Campidoglio, sede del Comune di Roma sin dal 1143, durante le quali guide esperte accompagneranno i visitatori alla scoperta delle maestose sale del Palazzo, fornendo approfondimenti sulla sua storia millenaria. Le visite, gratuite con prenotazione obbligatoria attraverso il numero 060608, (le prenotazioni saranno aperte giovedì 2 aprile alle 16) si svolgeranno in lingua italiana in quattro turni da massimo 30 partecipanti ciascuno, con partenze alle 10, 11.30, 15 e 16.30, per una durata di circa 75 minuti. Ecco qualche iniziativa “archeologica”.

Mercoledì 1° aprile 2026, ore 15, appuntamento piazza di Porta Capena, angolo viale Aventino, lato F.A.O.: “La Valle delle Camene”. Lungo le pendici del Celio, nell’area compresa tra via delle Camene, viale delle terme di Caracalla e piazzale Numa Pompilio, gli autori antichi collocano un bosco, il lucus Camenarum, abitato dalle Camene, ninfe delle acque sorgive e dalla ninfa Egeria, una di loro. L’itinerario ripercorre le tracce dei luoghi abitati da queste divinità femminili e dalla ninfa Egeria la cui voce, definita “soave” dagli autori antichi, ci riporta all’armonia del suono delle acque sorgenti.

Giovedì 2 aprile 2026, ore 10, museo di Casal de’ Pazzi, via Egidio Galbani 6 (parcheggio, ingresso da via Adolfo Marco Boroli): “Caccia al tesoro di Pleisto-Pasqua!”. Attività per famiglie con bambini e bambine di età consigliata 6-10 anni. Dopo la visita guidata al giacimento preistorico, tutti i piccoli partecipanti al tour prendono parte a una caccia al tesoro rivisitata in chiave pleistocenica!

Giovedì 2 aprile 2026, ore 16.30, Centrale Montemartini, via Ostiense 106: “Orfeo, il mago malinconico”. Attività per famiglie con bambini di età consigliata da 7 a 11 anni con uno storytelling di parole e immagini per raccontare il mito di Orfeo, seguito da un laboratorio creativo.

Tutti gli incontri sono gratuiti, con pagamento del biglietto di ingresso al museo a tariffazione vigente e con prenotazione obbligatoria allo 060608.

LE MOSTRE. Ai Musei Capitolini (piazza del Campidoglio 1) le vacanze pasquali potranno essere l’occasione per ammirare, “La Grecia a Roma”, con oltre cento tra sculture e reperti archeologici per la graduale diffusione della cultura artistica greca a Roma, inizialmente attraverso episodici contatti commerciali e, in seguito all’espansione militare di Roma nel Mediterraneo Orientale, tramite la massiccia importazione di opere originali.

A Palazzo Caffarelli “Vasari e Roma”, un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra Giorgio Vasari (1511-1574) e la città eterna. Un omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento a conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista aretino.

“Antiche civiltà del Turkmenistan”, nelle sale al piano terra di Palazzo dei Conservatori espone una ricca collezione di opere, alcune delle quali mai uscite dal Turkmenistan.

Nelle sale di Palazzo Clementino si potrà invece visitare “I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini”, un’ampia panoramica sull’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli. (www.museicapitolini.org).

Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali (via Quattro Novembre 94), la mostra “Constantin Brâncuși. Le origini dell’Infinito”, che si inserisce nell’ambito del programma bilaterale dell’Anno Culturale Italia-Romania 2026, e nel quadro delle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario della nascita di Constantin Brâncuși (1876-1957), una delle figure fondatrici della scultura moderna. (www.mercatiditraiano.it).

Al Museo delle Mura (via di Porta San Sebastiano,18) la mostra “Amir Zainorin Gravity of the Wall”, personale dell’artista malese Amir Zainorin, la cui pratica interdisciplinare esplora la migrazione, la sostituzione, l’identità e la resilienza attraverso materiali, suoni ed esperienze collettive. Ambientata tra le mura storiche, le torri e i corridoi del museo, la mostra si sviluppa come un dialogo tra la fragilità dei gesti contemporanei e il peso duraturo dell’architettura antica. (www.museodellemuraroma.it).

Al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco (corso Vittorio Emanuele 166/A) “Il Nettuno di Lione al Museo Barracco”: in esposizione uno dei più grandi bronzi della Gallia romana, un prestito eccezionale dal Museo Lugdunum-Musée et Théâtres romains di Lione. (www.museobarracco.it )

 

Roma. Dal 27 marzo al via “L’Ara si rivela”, il nuovo e coinvolgente racconto dell’Ara Pacis: un’innovativa esperienza immersiva tra videomapping, narrazione e suggestioni sonore

L’Ara Pacis illuminata all’interno del museo progettato da Richard Meier (foto sovrintendenza capitolina)

Buio in sala. Il grande involucro monumentale progettato dall’architetto statunitense Richard Meier per “proteggere” l’Ara Pacis Augustae, l’Altare della Pace di Augusto, voluto dal Senato romano nel 9 a.C. per celebrare la Pax romana di Ottaviano Augusto, avvolge i bianchi marmi con i raffinati rilievi che raffigurano processioni ufficiali e scene mitologiche, a celebrare la stirpe imperiale. Ed ecco che poco a poco quelle figure riacquistano il loro colore originale e tornano “a vivere”. È un’esperienza unica quella che dal 27 marzo 2026 è offerta ai visitatori del museo dell’Ara Pacis, tra il lungotevere e la rinnovata piazza Augusto, di fronte al mausoleo di Augusto. Grazie infatti a un nuovo progetto multimediale di visita, romani e turisti potranno vivere un’affascinante esperienza immersiva di forte impatto visivo ed emotivo: “L’Ara si rivela” è un nuovo e coinvolgente racconto della storia dell’Ara Pacis. Una narrazione emozionante, ricca di informazioni, musiche e suggestioni sonore, condurrà i visitatori lungo un itinerario di colori, svelati in progressione grazie alla tecnica del videomapping. Con un percorso immaginato per “tappe”, un vero e proprio viaggio temporale permetterà di scoprire le mille vite del monumento, dalle sue origini augustee fino alle incredibili vicissitudini legate alla sua riscoperta. Vengono, così, ad aggiungersi le voci finora “mute” del monumento, quelle dei collezionisti cinquecenteschi, dei restauratori e degli archeologi che hanno contribuito a rivelare questo grande monumento dell’antichità. Le voci dell’Ara Pacis, ascoltabili in cuffia in italiano e inglese, rivivranno in tal modo attraverso le parole dei suoi protagonisti mentre i rilievi di marmo prenderanno vita, animati da suoni ed effetti visivi, accompagnati da contorni di luce che ne faciliteranno la lettura. Il progetto è promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, organizzato e gestito da Zètema Progetto Cultura e realizzato da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella. La direzione scientifica è a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali.

L’Ara Pacis si rivela: il fronte d’ingresso (foto sovrintendenza capitolina)

“Con L’Ara si rivela – spiega il sindaco Roberto Gualtieri – offriamo a romani e turisti un modo nuovo di conoscere uno dei monumenti più importanti della storia di Roma. È un progetto che valorizza il patrimonio culturale della città e rafforza il ruolo dei musei civici come luoghi capaci di avvicinare sempre più persone alla storia, grazie all’uso di tecnologie innovative e a un racconto immersivo basato sulla ricerca scientifica. L’Ara Pacis permetterà al pubblico di conoscere meglio i significati delle sue immagini e della sua storia attraverso le voci di chi, nel corso dei secoli, ha contribuito a riportare alla luce e a interpretare questo grande monumento dell’antichità, mentre i rilievi saranno animati da suoni ed effetti visivi. Un percorso che arricchisce l’esperienza di visita e consente di scoprire in modo nuovo uno dei simboli più importanti della città”. E l’assessore Massimiliano Smeriglio aggiunge: “Questo progetto multimediale rappresenta l’idea di uno spazio eterno e al tempo stesso di uno spazio rinnovato continuamente. Grazie all’esperienza immersiva, alle romane e ai romani, così come ai turisti, sarà possibile ascoltare, vivere ed emozionarsi con le voci di chi ha contribuito a tenere viva l’Ara Pacis: i collezionisti del Cinquecento, i restauratori, gli archeologi. Sarà un viaggio nel futuro e un viaggio nel passato, per vivere la storia finora non raccontata del monumento. E credo fortemente che Roma debba sempre più investire in spazi versatili, attraversabili, capaci di rinnovarsi continuamente, creando nuove opportunità conoscitive e grandi emozioni, proprio come questo”.

L’Ara Pacis si rivela: l’effetto del sistema multimediale di videomapping dinamico con 8 videoproiettori 4K laser (foto sovrintendenza capitolina)

Il sistema multimediale di videomapping dinamico utilizza 8 videoproiettori 4K laser, gestiti da un Mediaserver Watch Out che controlla l’intero show, comprese le luci del museo, garantendo precisione e sincronizzazione perfette. La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. I bassorilievi si illuminano in corrispondenza del punto di osservazione dei visitatori, rivelando dettagli, cromie e scene che restituiscono la ricchezza originaria dell’opera. La scelta delle singole colorazioni dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche greco-romane. La colorazione degli elementi vegetali è stata possibile anche sulla base di un importante studio che nel 2010 ha riconosciuto più di 50 specie vegetali realmente esistenti in natura. Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato negli anni passati un gruppo di studio nato in occasione dell’allestimento del nuovo Museo. In particolare, è stato approntato un modello tridimensionale dell’altare sul quale è stata applicata la restituzione del colore secondo criteri filologici e storico-stilistici. Dal modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici in marmo dell’altare raggi di luce colorata per ricreare, in via d’ipotesi, l’aspetto totale e realistico prossimo alla policromia originaria.

La visita multimediale e immersiva sarà fruibile nelle serate di venerdì, sabato e domenica dalle 20 alle 23 (gli orari cambieranno nel corso dell’estate). I gruppi saranno composti massimo da 25 persone a turno accompagnati da un operatore (previsti 3 turni a sera, uno ogni ora). La durata di ciascuna visita, il cui percorso si snoda sia intorno al monumento che all’interno del recinto, è di circa 45 minuti. L’esperienza è fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. I biglietti sono pre-acquistabili online sul sito www.arapacis.it oppure acquistabili sul posto, se disponibili, nei Tourist Infopoint, in tutte le biglietterie dei musei civici e nelle librerie/biglietterie del Mausoleo di Augusto, del Clivo di Acilio e della Casina Vignola Boccapaduli. La prevendita è fortemente consigliata.

La visita che si svolge intorno al recinto dell’Ara, più un passaggio nell’ambulacro interno, accanto all’altare – cuore del monumento – è articolata in quattro punti. L’esperienza parte dal fronte dell’Ara, con una introduzione che contestualizza il monumento nella sua posizione originaria, all’interno della porzione nord del Campo Marzio, e ne specifica la funzione, legata alla celebrazione di un sacrificio annuale, fino alla descrizione dei pannelli sul fronte principale, che tessono la trama della relazione tra le origini di Roma e le origini della gens Iulia, la famiglia di Ottaviano Augusto. Sul grande fregio di destra si staglia la figura di Enea, mentre su quello di sinistra sono ritratti Romolo e Remo mentre vengono allattati dalla lupa sotto un albero di fico.

L’Ara Pacis si rivela: i personaggi sui lati lunghi (foto sovrintendenza capitolina)

Nel secondo e nel terzo punto (fregio Nord e fregio Sud) si approfondiscono i lati lunghi del recinto, sui quali è scolpita la processione, un unico gruppo di magistrati, sacerdoti e componenti della famiglia imperiale, pensato per essere osservato da due diversi punti di vista, come una istantanea impressa nel marmo. Il fregio Nord vede sfilare i rappresentanti dei più importanti collegi sacerdotali romani, seguiti da uomini, donne e bambini appartenenti alla famiglia dell’imperatore. I personaggi che compongono il corteo – i littori, i sacerdoti, la famiglia imperiale – sono disposti in modo ordinato e solenne e indossano tutti la toga, bianca o color porpora.

L’Ara Pacis si rivela: Ottaviano Augusto (foto sovrintendenza capitolina)

Il fregio Sud mostra Augusto circondato da circa 50 personaggi – sacerdoti, magistrati, littori, addetti al sacrificio, e poi donne, uomini e bambini – mentre con il capo velato si accinge alla celebrazione di un rito sacro: probabilmente sta delimitando e consacrando proprio lo spazio di fondazione dell’Ara Pacis. Se la descrizione di come questi personaggi si presentano ci aiuta ad individuarli, sono le voci di alcuni di loro a raccontarne il ruolo all’interno della famiglia imperiale e del progetto dinastico augusteo. A raccontarsi sono Marco Vipsanio Agrippa, con Antonia minore e Druso.

L’Ara Pacis si rivela: il fronte posteriore (foto sovrintednenza capitolina)

Dopo essere passati all’interno dell’ambulacro che circonda l’altare, ai visitatori si offre il fronte posteriore (fronte Est), con la descrizione delle figure femminili presenti sui pannelli, da Tellus, la dèa madre dei Latini, che siede su una roccia come su un trono, alla dèa Roma con le gambe avvolte in un ampio panneggio e la presenza di uno profilo di scudo e tracce di armi. Ma soprattutto con il meraviglioso e lussureggiante fregio vegetale più famoso di tutta l’arte romana, la cui comprensione, soprattutto dal punto di vista degli aspetti simbolici, è esaltata e facilitata dall’ipotesi ricostruttiva del colore. La rigogliosa vegetazione si sviluppa da un cespo centrale di acanto da cui nascono cardi e fiori di zafferano. Si riconoscono poi le rose, i fiori bianchi del lilium, le ninfee e le palme da dattero. Ma non solo: questo mondo vegetale è popolato da tanti piccoli animali nascosti tra i cespi e le foglie: uccelli, serpenti, lucertole, salamandre, rane, lumache, scorpioni, cavallette e farfalle. Si tratta in molti casi di animali legati al concetto di metamorfosi, che oggi si confondono nel bianco del marmo, ma che in antico erano facilmente riconoscibili per i loro colori. Su tutti spiccano due candidi cigni che si posano ad ali spiegate su alti steli.

L’Ara Pacis si rivela: dettaglio del corteo illuiminato a colori (foto sovrintendenza capitolina)

Nell’ultima parte dell’esperienza immersiva si è infine catapultati dall’età antica alle avvincenti vicende che il monumento ha vissuto successivamente: dal processo di interramento, che segnò il destino dell’Ara facendola calare per più di un millennio nel silenzio, al riaffiorare dell’altare in epoca rinascimentale fino agli scavi mirati che, tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso, hanno portato alla ricomposizione del monumento così come lo vediamo oggi.

 

Roma. Riaperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (I sec. a.C. – V sec. d.C.), nel quartiere di Spinaceto, dopo i lavori di restauro e valorizzazione del PNRR

L’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto a Roma (foto roma capitale)

È di nuovo aperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto, oggetto di lavori di restauro e valorizzazione curati dalla soprintendenza speciale Abap di Roma e dalla Sovrintendenza Capitolina nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. La villa – esempio significativo di residenza suburbana il cui arco di vita si estende dalla tarda età repubblicana (I sec. a.C.) alla fine dell’età imperiale (V sec. d.C.) – è visitabile il 25 marzi 2026 nell’ambito degli appuntamenti dedicati ai singoli cittadini. Il settore residenziale della villa si articola in tre parti: un atrio porticato che doveva fungere da ingresso, l’ala di rappresentanza posta subito dietro l’atrio porticato e un impianto termale situato al centro del complesso.

I percorsi attrezzati per il pubblcio nell’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (foto roma capitale)

La prima fase edilizia (I secolo a.C.) è caratterizzata dalle murature in opus reticulatum, come si osserva nei tramezzi del portico all’ingresso della villa. Seguono le fasi di età imperiale (I-III secolo d.C.), caratterizzate da murature in opus latericium e da pavimenti a mosaico geometrico in tessere bianche e nere. A questo periodo risalgono gli ambienti dell’impianto termale, con vasche rivestite di lastre marmoree, per il bagno in acqua calda (calidarium) e fredda (frigidarium).

Sarcofago dall’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci a Roma (foto roma capitale)

A nord del settore residenziale si estendeva l’area destinata alle sepolture: ai proprietari della villa era di certo riservato il monumentale edificio funerario di età tardoantica (IV-V secolo d.C.), con murature in opus latericium e in opus listatum. Esso presenta un’aula rettangolare, preceduta da un atrio “a forcipe” (ovvero con due absidi alle estremità) e conclusa da un’abside: una pianta basilicale che ne fa ipotizzare un uso di culto cristiano. Qui furono rinvenuti nel 1933 tre sarcofagi marmorei: uno di essi, ora nel Museo Nazionale Romano, mostra il busto del defunto al centro della fronte. Intorno si estendeva un’area sepolcrale con tombe a fossa, destinata al personale di servizio della villa.

 

Roma. Dall’8 febbraio per oltre due mesi, fino al 12 aprile, ogni domenica visite guidate gratuite (in italiano e in inglese) alla grande mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli: oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Da domenica 8 febbraio 2026 al via il ciclo di visite guidate gratuite alla grande mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, a Roma, fino al 12 aprile 2026 che, attraverso un corpus eccezionale di 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svela l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica. Al fine di comprendere al meglio l’esposizione, per cittadini italiani e turisti stranieri, sarà possibile partecipare, per oltre due mesi, a visite guidate gratuite. Gli incontri si svolgeranno ogni domenica, da domenica 8 febbraio 2026, per una durata di 75 minuti e con due turni, in due diverse lingue: alle 11.30 in italiano e alle 16.30 in inglese. La partecipazione è gratuita e libera fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria al numero 060608.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Per chi visita la mostra in autonomia, la mostra “La Grecia a Roma” offre un ulteriore strumento innovativo e coinvolgente: l’audioguida scaricabile tramite la piattaforma amuseapp – startup italiana che utilizza l’intelligenza artificiale per digitalizzare l’esperienza museale. Tale supporto è stato ideato con l’intento di approfondire le opere esposte, arricchendo la visita con chiavi di lettura aggiornate. Arte e tecnologia si incontrano infatti in un percorso che integra audiodescrizioni delle opere, contenuti multimediali e testi descrittivi. L’audioguida, inclusa gratuitamente nel biglietto e fruibile sul proprio dispositivo cellulare, è disponibile nella doppia lingua, italiano e inglese, ed è progettata per adattarsi a pubblici diversi. Accanto al percorso principale, infatti, è disponibile anche un itinerario dedicato all’accessibilità, pensato per facilitare la fruizione da parte di persone con esigenze specifiche, confermando l’attenzione verso un’esperienza culturale realmente inclusiva.

Il visitatore può utilizzare l’audioguida lungo il percorso espositivo tramite QR code presenti nelle sale senza alcun download obbligatorio, oppure scaricando l’applicazione Amuseapp da Google Play Store o dall’App Store per un’esperienza mobile dedicata. In questo modo l’utente può continuare a esplorare i contenuti online, approfondire, condividere, anche dopo aver terminato la visita. Gli itinerari possono essere consultati e scaricati anche dal sito dei Musei Capitolini. “La Grecia a Roma” è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

LA MOSTRA. Con oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta, la mostra racconta l’incontro tra due civiltà straordinarie, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Un viaggio che parte dalla fondazione di Roma e attraversa i secoli fino all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò la società romana: dapprima attraverso gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale, che portarono a Roma capolavori di inestimabile valore — statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso. Queste opere, spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città e contribuirono alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Anche negli spazi privati l’arte greca fu sinonimo di distinzione e potere.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Alessandro Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e oggi finalmente di nuovo visibile a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. Il percorso espositivo è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni che accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla scoperta del passato.

 

Roma. A Palazzo Braschi per il ciclo #RomaRacconta conferenza dedicata alla mostra “La Grecia a Roma”, in corso a Villa Caffarelli (musei Capitolini) con Claudio Parisi Presicce e Alessandra Avagliano (sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali) che ripercorreranno il rapporto complesso tra due civiltà fondamentali

La mostra “La Grecia a Roma” esce dalle sale di Villa Caffarelli (musei Capitolini) e arriva a Palazzo Braschi (museo di Roma) per una conferenza che racconta, in modo semplice e dialogico, come Roma abbia accolto e rielaborato la cultura greca: tra scambi, modelli, copie e originali, fino a diventare un pezzo della nostra idea di identità. Appuntamento giovedì 29 gennaio 2026, alle 16.30, nella Sala Tenerani del museo di Roma si tiene la conferenza nell’ambito di #RomaRacconta dedicata alla mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai musei Capitolini fino al 12 aprile 2026: Claudio Parisi Presicce e Alessandra Avagliano, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, ripercorreranno il rapporto complesso tra due civiltà fondamentali, con un taglio accessibile e dialogico che invita a guardare l’antico come uno spazio di confronto ancora attuale. Roma ha conquistato il Mediterraneo con la forza, ma ha scelto la Grecia come modello culturale, imparando, trasformando, rielaborando. La partecipazione alla conferenza in presenza è libera fino a esaurimento dei posti disponibili. È consigliata comunque la prenotazione allo 060608. Non è garantito l’accesso alla conferenza a coloro che arriveranno dopo le 16.30. L’ingresso è gratuito solo nell’area prevista per la conferenza. Il museo e le mostre potranno essere visitati previa esibizione del biglietto di ingresso secondo tariffazione vigente.

La mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli (Musei capitolini) a Roma (foto roma capitale)

Attraverso una selezione di opere e temi, l’intervento propone una lettura narrativa del processo con cui Roma, pur affermandosi come potenza politica e militare, fece della cultura greca un modello di riferimento, rielaborandone linguaggi e forme. La mostra diventa così occasione per riflettere su concetti quali scambio culturale, copia e originalità, costruzione dell’identità. La conferenza privilegia un approccio accessibile e dialogico, invitando a considerare l’antico come uno spazio di confronto ancora attuale.

Claudio Parisi Presicce è sovrintendente capitolino ai Beni Culturali dal 2022 (incarico già ricoperto dal 2013 al 2019). Ha diretto scavi archeologici e restauri a Selinunte, a Cirene (Libia) e a Roma in particolare sul Campidoglio, nei Fori Imperiali e al Mausoleo di Augusto. È direttore scientifico degli interventi di restauro di Palazzo Senatorio e dell’Ospedale Germanico sul Campidoglio; dei lavori di anastilosi delle colonne del portico occidentale del Templum Pacis; dei lavori di scavo per l’eliminazione di via Alessandrina; dell’intervento di ampliamento dell’area archeologica del Foro di Cesare; dello scavo archeologico del Templum Pacis a Largo Corrado Ricci. Ha pubblicato numerosi studi sull’architettura e topografia antica e sulla scultura greca e romana. Membro e organizzatore di comitati scientifici nazionali e internazionali, ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all’estero

Alessandra Avagliano è archeologa specialista in archeologia classica. Funzionaria della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, opera nei Musei Capitolini nell’ambito della valorizzazione e della catalogazione delle collezioni. Dottore di ricerca, è autrice di studi sulla scultura romana e sull’Italia antica.

 

Roma. Il 1° gennaio Capodarte anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46.

Il 1° gennaio 2026 torna Roma Capodarte con un ampio programma di iniziative gratuite e rivolte a tutti. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46. Una grande festa diffusa dedicata ai valori e ai principi fondamentali che hanno ispirato la nostra Costituzione e alle Madri e ai Padri Costituenti. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria e con la collaborazione dell’assessorato alle Attività produttive, alle Pari opportunità e all’Attrazione investimenti, il 1° gennaio 2026 anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. Questa quinta edizione intende onorare il percorso di libertà che, scaturito dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo, ha posto le basi per la fondazione della nostra democrazia. Un’intensa riflessione civile e artistica che ripercorrerà le tappe di questo cammino partendo dal 1946, data cruciale che inaugurò i lavori dell’Assemblea e sancì l’accesso delle donne alle urne per la prima volta nella storia nazionale. Proprio per sottolineare il valore di questa eredità, nel corso della giornata sono distribuite gratuitamente 10.000 copie della Costituzione Italiana durante gli eventi diffusi in tutti i 15 Municipi della città. La pubblicazione è arricchita da un’introduzione a cura del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore Massimiliano Smeriglio, e da un’ulteriore prefazione scritta dal costituzionalista Cesare Pinelli. Un momento di profonda e rinnovata consapevolezza sui principi fondamentali che sorreggono la nostra democrazia e altresì un inizio d’anno gioioso e di grande spettacolo. Roma Capodarte 2026, infatti, si prepara, anche in questa edizione, a trasformare la città in un gigantesco palcoscenico: una festa capillarmente diffusa, che vede la partecipazione dei Municipi, delle principali istituzioni culturali capitolineassociazioni del territoriooperatrici e operatori culturaliartiste e artisti.

Nel corso della giornata è possibile visitare gratuitamente i Musei Civici e le mostre temporanee in corso ospitate al loro interno e altri prestigiosi spazi espositivi cittadini quali Palazzo Esposizioni Roma, il Mattatoio e il MACRO. Per i Musei Civici fanno eccezione alla gratuità la mostra Cartier e il Mito ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Nuovo e poi ancora l’esposizione IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts , negli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis, che prevedono il biglietto a tariffazione ridotta. Biglietti gratuiti, ma con prenotazione obbligatoria e preacquisto online, sono previsti per la visita in realtà aumentata e virtuale Circo Maximo Experience, per le visite al Bunker di Villa Torlonia (alle ore 15 e alle 16), e per gli spettacoli a tema astronomico al Planetario di Roma (alle ore 16, alle 17 e alle 18). Aperti con ingresso gratuito anche alcune aree archeologiche e siti monumentali della città, quali l’area archeologica del Circo Massimo, il Museo della Forma Urbis presso il parco archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina e l’area archeologica della Villa di Massenzio.
A tariffazione ordinaria, invece, l’ingresso all’area archeologica dei Fori Imperiali.

Da non perdere le visite guidate a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, un’opportunità unica per conoscere da vicino opere d’arte ed esposizioni e approfondire alcune tematiche grazie al supporto di curatrici e curatori delle mostre stesse. Tra queste, si segnalano: ai Musei Capitolini le visite alla mostra La Grecia a Roma con Alessandra Avagliano (ore 12) e con Claudio Parisi Presicce (ore 17); al Museo dell’Ara Pacis le visite a IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts con Ilaria Miarelli Mariani (ore 16.30) e con Claudio Zambianchi (ore 18.15). Ilaria Miarelli Mariani guiderà, inoltre, alle ore 18 alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, anche la visita all’esposizione Gam 100. Un secolo di galleria comunale 1925-2025. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi alle ore 15.30 e alle 17.30 sarà Alberta Campitelli a condurre le visite a Ville e giardini di Roma: una corona di delizie. Alle ore 15, presso la Dipendenza della Casina delle Civette in Villa Torlonia, è inoltre prevista una visita guidata alla mostra Pysanka – La bellezza fragile dell’arte ucraina con l’artista Ala ZarvanytskaIn alcuni Musei Civici (Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, Museo della Scuola Roma a Villa Torlonia, Museo di Roma in Trastevere, Museo Carlo Bilotti, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo delle Mura, Museo di Casal de Pazzi) i visitatori verranno accolti da guide esperte che forniranno, in italiano, brevi approfondimenti con pillole di storia dedicate allo specifico museo e alla sua collezione.

Il programma completo, suscettibile di variazioni, tutte le informazioni per il pubblico e le modalità di accesso sono disponibili su www.culture.roma.it/romacapodarte, allo 060608 (tutti i giorni dalle ore 9 alle 19) oppure sui profili social con #Romacapodarte2026

Roma. Al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la vista guidata Occhi sull’Ara Pacis” che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione

Dettaglio dell’Ara Pacis Augustae a Roma (foto roma capitale)

Lunedì 8 dicembre 2025, alle 16, al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura propone “Occhi sull’Ara Pacis”, una visita che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione. La visita diventa un’occasione per sperimentare le potenzialità dello sguardo. Perché osservare è comprendere, scoprire, interpretare. La visita in Museo, della durata di 90 minuti, si svolge in due principali momenti: in una prima fase i partecipanti sono guidati dall’operatore nell’osservazione autonoma e nell’analisi visiva di alcune parti del monumento, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle loro capacità di osservazione e, al tempo stesso, un confronto partecipato su ciò che hanno osservato. La seconda fase prevede che, a partire dalle considerazioni fatte, l’operatore accompagni il gruppo alla scoperta delle storie che il monumento racconta, concentrandosi sull’importanza politica dell’Ara Pacis Augustae e sul racconto delle vicende legate alla sua costruzione, dalla scomparsa alla sua ‘riscoperta’ e ricomposizione. attività gratuita con pagamento del biglietto d’ingresso al museo secondo tariffazione vigente. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Roma. Apre a Villa Caffarelli (Musei Capitolini) la mostra “La Grecia a Roma”, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica”: 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica

150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica: quando l’arte greca fece splendere Roma. È un viaggio immersivo che ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente, quello che propone la nuova mostra “La Grecia a Roma” aperta a Villa Caffarelli – Musei Capitolini dal 29 novembre 2025 al 12 aprile 2026, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica” dopo il successo della mostra “Fidia”. La mostra, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, e catalogo edito da Gangemi Editore, narra la fortuna delle opere greche giunte nella Città Eterna nel periodo tra la fondazione di Roma e l’età imperiale grazie a contatti commerciali, conquiste militari e passione collezionistica.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))

In mostra una raffinata e preziosa selezione di oltre 150 capolavori – sculture, rilievi, ceramiche, bronzi – tutti originali greci, alcuni dei quali esposti per la prima volta e altri ritornati a Roma dopo secoli di dispersione. Così l’esposizione offre l’eccezionale opportunità di ammirare, in un unico e prestigioso spazio museale come Villa Caffarelli, un insieme così ricco e autorevole di originali, riuniti per restituire la magnificenza dell’arte greca ed esaltarne la bellezza e la purezza materiale. Vedere queste opere accostate significa anche poter ricostruire la storia dei significati che hanno assunto nel tempo: oggetti nati come votivi o funerari diventano simboli politici, entrano nelle domus aristocratiche per rappresentare cultura, prestigio e potere. Il progetto espositivo restituisce anche questa trasformazione, mettendo in evidenza come ogni opera abbia avuto più vite, più usi e più letture; non sono dunque solo testimonianze estetiche ma sono oggetti che, nel loro passaggio dalla Grecia a Roma, hanno cambiato funzione e hanno contribuito a plasmare il linguaggio artistico romano.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))

La mostra “La Grecia a Roma” ripercorre l’arrivo dell’arte greca nell’Urbe secondo tre tappe fondamentali – le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo. Parallelamente alle tre diversi fasi dell’arco narrativo, racconta i contesti d’uso delle opere, ossia gli spazi pubblici, quelli sacri e le residenze private. È quest’ultima l’età della diffusione del collezionismo privato, quando si sviluppa l’arte detta neoattica con la produzione di oggetti d’arredo su commissione dell’élite cittadina: i manufatti diventano strumenti di autorappresentazione e simboli di status.

Testa di ariete in marmo pario (fine V-IV sec. a.C.) conservata al Museum of Fine Arts di Boston (foto wps / roma capitale)

Oltre ad opere provenienti dal Sistema Musei di Roma Capitale – Musei Capitolini, Antiquarium, Centrale Montemartini, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo della Civiltà Romana, museo dell’Ara Pacis, Teatro di Marcello, Area Sacra di Largo Argentina, museo dei Fori Imperiali – e da importanti istituzioni italiane, come il museo nazionale Romano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il museo Archeologico di Napoli, la mostra vanta prestiti provenienti dai più famosi musei del mondo, tra cui la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, il Museum of Fine Arts di Boston, i Musei Vaticani, il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Budapest. Completano l’esposizione anche opere provenienti da collezioni private, in particolare la Fondazione Sorgente Group di Roma e la Collezione Al Thani di Parigi.

Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica

Stele funeraria greca in marmo dall’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata (Rm) (410-390 a.C.) (foto roma capitale) (Per gentile concessione del ministero della Cultura – direzione regionale Musei nazionali Lazio)

e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della collezione Al Thani di Parigi, che nel Seicento era a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche rinvenute in recenti scavi archeologici presso il Colosseo.

Cratere di Mitridate VI Eupatore con dedica iscritta in greco. Bronzo, da Anbzio (fine II – prima metà I sec. a.C.), conservato ai Musei Capitolini (foto roma capitale)

L’allestimento della mostra “La Grecia a Roma” colpisce non solo per la magnificenza dei numerosi capolavori originali esposti, ma anche per l’efficacia della sua narrazione. Il percorso è arricchito da contenuti multimediali che guidano il visitatore in un viaggio immersivo tra ricostruzioni architettoniche, contesti cerimoniali e apparati decorativi. Questo approccio integrato, che unisce archeologia e tecnologie digitali, offre da un lato un’esperienza di visita coinvolgente e, dall’altro, la possibilità di contestualizzare le opere nel loro spazio originario, avvicinando il pubblico alle più recenti interpretazioni e alle moderne tecniche di studio e restauro dei manufatti antichi.

Roma. Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, ospita per la prima volta una mostra: “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione del card. Albani

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, il Palazzo Nuovo dei musei Capitolini a Roma ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”. Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea. Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection, saranno in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. La mostra, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger, dal sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è a cura di Sylvain Roca, con uno straordinario contributo creativo del Maestro Dante Ferretti.

Diadema, Cartier Paris, in platino, diamanti, perle naturali, eseguito su ordinazione (1907) per il matrimonio di Marie Bonaparte con il Principe Giorgio di Grecia e Danimarca (foto Nils Herrmann, Collection Cartier / Cartier)

Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno. “Cartier e il mito ai Musei Capitolini” è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma.

Statua seduta di Elena della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo. La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell’uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità.

Statua di Afrodite, Venere Capitolina, della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana. La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.

Pendente, Cartier Londra, 1920, in platino, diamanti, zaffiri, cristallo di rocca, pietra di luna, onice (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

Cartier ha tratto ispirazione dall’Arte Classica in vari modi, sia in modo diretto che attraverso il filtro di periodi storici evocativi profondamente influenzati dall’antichità, come il Rinascimento, la corte di Versailles e il Neoclassicismo.  La storia di Cartier si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica: dai revival storicisti della metà del XIX secolo allo stile a ghirlanda svolazzante della Belle Époque; dalla reinterpretazione delle forme antiche nello stile moderno dei primi del XX secolo, al ritorno dell’oro giallo negli anni Quaranta insieme alla libertà d’espressione femminile; dalla giocosa rivisitazione dei miti negli anni Settanta fino a un approccio contemporaneo all’antichità. I canoni classici rimangono una pietra angolare dell’eccellenza estetica grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto.

Mosaico delle Colombe che si abbeverano a un vaso (fine I sec. a.C.) da villa Adriana a Tivoli, consevato a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)

Ad introdurre la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar. Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra, degna della sua discendenza dal Sole. Una mitologia costantemente rivisitata, gioiosa e piena di sorprese, che parla al mondo di oggi: questo è ciò che Dante Ferretti riesce a creare nelle sue opere. È anche ciò che la Maison Cartier è riuscita a fare fin dalle sue origini attraverso il mito, reinterpretando costantemente un’antichità classica vivente, sempre rinnovata e pronta a fondersi con la modernità.

Spilla Stomacher, Cartier Parigi, in platino, diamanti, zaffiri, , eseguita su ordinazione, 1907 (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)

La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti. Fin dall’inizio del XX secolo, i disegnatori di Cartier si sono progressivamente allontanati dai riferimenti diretti all’antichità classica, che seguivano i fondamenti della geometria e della matematica dei filosofi greci, basandosi sul principio della sezione aurea. I miti greci compaiono in modo più indiretto e, al tempo stesso, più fedele allo spirito dell’ornamento antico, così come presentato dagli studiosi della religione greca. I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamano kosmos, una parola che indica sia la disposizione corretta degli abiti e dei gioielli, sia l’ordine imperscrutabile dell’universo. Nelle creazioni di Cartier, come nei miti antichi, i gioielli si presentano come riproduzioni in miniatura dell’universo e delle sue forze primordiali: la terra e i suoi minerali, l’oceano e le sue creature marine, il cielo stellato e il fuoco del sole. Efesto, il dio artigiano, riunisce questi elementi attraverso l’arte, proprio come fanno gli artigiani della Maison Cartier nei loro atelier, ispirati dal potere evocativo delle gemme. Il gioiello diventa così un discorso metafisico, oltre che un ornamento di prestigio.

Roma. Al museo Pietro Canonica a Villa Borghese la mostra “I Giganti gentili: architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan” che esplora l’architettura e il significato storico delle torri colombaie di Esfahan (Iran), affascinante aspetto poco noto della cultura locale

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Dal 22 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 il museo Pietro Canonica a Villa Borghese a Roma ospita la mostra “I Giganti gentili: architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan” a cura di Danilo Rosati, co-direttore della Missione di ricerca ISMEO nella regione di Esfahan (Iran), Ilaria Elisea Scerrato, responsabile della documentazione antropologica nel quadro della Missione, e Livio Pittui, coordinatore del progetto espositivo. La mostra, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, è organizzata da ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. ISMEO è un’associazione culturale fondata a Roma nel novembre 2012, erede scientifica dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO) e dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO), di cui prosegue le finalità ideali e accademiche, nonché le missioni e i programmi di ricerca archeologica, filologica e culturale in numerosi Paesi dell’Asia, dell’Africa e del bacino del Mediterraneo.

L’interno di una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

L’esposizione, che rientra nelle attività di divulgazione del progetto di ricerca ISMEO “Borj-e Kabotar” dedicate allo studio e alla documentazione delle torri colombaie della regione di Esfahan, intende valorizzare questo patrimonio culturale e architettonico, costruendo un percorso visivo che racconti la storia, la funzione e l’importanza di queste strutture nel contesto socio-culturale della regione. Attraverso immagini dettagliate, mira a sensibilizzare il pubblico sulla rilevanza di questi edifici e sull’importanza del lavoro di ricerca e di documentazione svolto sul campo. Il catalogo della mostra, prodotto da ISMEO ed edito dalla casa editrice Scienze e Lettere (Roma), contiene testi di Danilo Rosati, Ilaria Elisea Scerrato, Tania De Nile e Carla Scicchitano e foto di Gaetano Pezzella e Danilo Rosati.

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Le imponenti torri colombaie di Esfahan, esempi di una particolare architettura vernacolare in terra cruda, furono realizzate allo scopo di ospitare migliaia di colombi e raccoglierne il guano, utilizzato come fertilizzante naturale in agricoltura. Sovente cilindriche, esse potevano raggiungere i 25 metri di diametro e i 20 metri di altezza. Le pareti interne erano caratterizzate da nicchie per la nidificazione, mentre le superfici esterne erano rivestite da intonaci lisci, pensati per impedire l’accesso ai predatori. Molte delle circa tremila torri che un tempo circondavano Esfahan risalgono al regno di Shah Abbas il Grande (1557-1628), sovrano della dinastia safavide che lasciò un’impronta duratura sull’assetto urbanistico e monumentale della città. La mostra ruota attorno alla presentazione di vedute panoramiche e fotografie di dettaglio di queste imponenti strutture, con l’obiettivo di restituirne la complessità spaziale e architettonica. Ad accompagnare le immagini due modelli tridimensionali in polvere di gesso e resina che riproducono differenti tipologie di torri, insieme a materiali audio-video.

“Colombai per raccogliere il guano nelle pianure di kunickak e cavalcata persiana” di Aberto Pasini (foto roma capitale)

Un interessante legame tra il museo Pietro Canonica e il tema della mostra è offerto da due dipinti ad olio di Alberto Pasini (1826-1899), facenti parte della collezione di quadri raccolta dallo scultore. Le opere, realizzate durante il viaggio in Iran compiuto da Pasini tra il 1855 e il 1856 al seguito del diplomatico Prosper Bourée, includono una rara raffigurazione delle torri colombaie di Kunickak, preziosa testimonianza dell’immaginario orientalista dell’arte italiana dell’Ottocento.

Una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni, accompagnate da pannelli informativi in lingua italiana e inglese. L’ingresso è dedicato a introdurre il visitatore al contesto geografico e storico-culturale delle torri colombaie, evidenziandone l’origine, l’evoluzione nel tempo, l’utilizzo e l’importanza socio-economica che hanno assunto nell’ambito della vita rurale iraniana. La seconda sezione espone i dipinti di Pasini e presenta al pubblico il progetto di ricerca “Borj-e Kabotar”, che affronta lo studio delle torri attraverso una prospettiva multidisciplinare che combina archeologia, architettura e antropologia. L’approccio etnografico della Missione ha permesso di approfondire la relazione tra queste architetture e le comunità rurali, documentando conoscenze tramandate oralmente e analizzando le trasformazioni legate ai mutamenti d’uso. Le attività di ricognizione e rilievo architettonico, condotte con l’ausilio di tecnologie avanzate come sistemi GIS e WebGIS, hanno consentito la raccolta e l’analisi di dati dettagliati sulla morfologia e sulla distribuzione delle torri nella regione.

L’interno di una torre colombaia della provincia di Esfahan in Iran (foto progetto ismeo borj-e kabotar)

L’ultima sala, cuore dell’allestimento, è dedicata all’analisi tipologica delle torri e presenta una ricca selezione di fotografie realizzate nell’ambito del progetto ISMEO. Le immagini illustrano da un lato il dialogo armonico tra le torri e il paesaggio, dall’altro le peculiarità costruttive, materiche e decorative che ne caratterizzano le diverse tipologie. Si indagano anche i temi dell’abbandono, del restauro e del riuso contemporaneo, documentando esperienze di recupero che hanno trasformato alcune torri in spazi funzionali, come sale da tè, a conferma della loro integrazione nella vita quotidiana dei villaggi moderni. Un’occasione preziosa, dunque, per scoprire un aspetto poco noto ma estremamente affascinante del patrimonio culturale iraniano. Attraverso il percorso di immagini e racconti, i visitatori saranno guidati alla scoperta della varietà architettonica e della funzione storica delle torri colombaie di Esfahan e del costante dialogo che le lega al presente.