Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, riaperta al pubblico la galleria sotterranea con l’affresco della Città Dipinta e il Grande Mosaico, restaurati e valorizzati con gli interventi di riqualificazione nell’ambito del PNRR – Caput Mundi


C‘è un nuovo tesoro da ammirare a Roma. Alle Terme di Traiano, sul Colle Oppio, torna accessibile la galleria sotterranea che conserva il Grande Mosaico e la cosiddetta Città Dipinta, dopo gli interventi di restauro e valorizzazione realizzati nell’ambito del PNRR – Caput Mundi. I lavori hanno interessato gli spazi superiori dell’esedra e la galleria sotterranea, con l’obiettivo di migliorare la conservazione, l’accessibilità e la fruizione di uno dei complessi archeologici più importanti del Colle Oppio. L’apertura al pubblico inizia in via sperimentale, solo per alcune giornate e in piccoli gruppi, per poter monitorare e valutare l’impatto della presenza antropica sulla conservazione delle delicate opere. Per il mese di settembre, a partire da sabato 12 e domenica 13 settembre 2026, la galleria sotterranea e l’esedra sono aperte al pubblico nel fine settimana con visite guidate gratuite, in lingua italiana e su prenotazione. Poi, a partire dal 2 ottobre 2026, le visite si svolgeranno dal venerdì alla domenica. Per ciascuna giornata sono previsti sei turni, alle 10, 11, 12, 13, 14 e 15 per un massimo di 15 partecipanti per fascia oraria. Prenotazione consigliata allo 060608. “Con questo intervento”, dichiara il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, “restituiamo alla città e rendiamo finalmente fruibile un luogo meraviglioso, nel cuore del Colle Oppio, recuperando e valorizzando testimonianze uniche della storia di Roma. Il restauro della Città Dipinta e del Grande Mosaico, insieme alle nuove scoperte emerse dagli scavi, racconta anche la straordinarietà di una città in cui ogni intervento sul patrimonio può riportare alla luce nuovi frammenti di storia e arricchire la conoscenza del nostro passato. È questo uno degli obiettivi più importanti di Caput Mundi, un programma che ci ha consentito di intervenire in maniera diffusa sul patrimonio archeologico e culturale della Capitale, coniugando tutela, ricerca e accessibilità e restituendo a romani e visitatori luoghi per troppo tempo poco conosciuti o non accessibili. Le Terme di Traiano sono un nuovo importante tassello di questo grande lavoro di cura e valorizzazione della storia millenaria di Roma”.

Le Terme di Traiano furono costruite per volontà dell’imperatore Traiano su progetto di Apollodoro di Damasco, il più celebre architetto dell’epoca, e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Esteso su circa 60.000 metri quadrati, il complesso sorse su un ampio terrazzamento del Colle Oppio, inglobando strutture più antiche, tra cui ambienti della Domus Aurea. Attorno al corpo termale si apriva una vasta area verde porticata, destinata non solo alla cura del corpo, ma anche allo sport, allo svago e alla cultura. L’esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano, di circa trenta metri di diametro, conserva ancora la memoria della sua funzione culturale: le due file di nicchie erano probabilmente destinate ad armadi per libri e documenti, mentre i gradoni dovevano accogliere chi partecipava a letture e riunioni pubbliche. Davanti all’esedra correva il portico sorretto dalla galleria sotterranea che custodisce la Città Dipinta e il Grande Mosaico. Una stratificazione unica, nella quale si leggono, nello stesso luogo, le diverse fasi della storia monumentale del Colle Oppio, dall’età neroniano-flavia al grande impianto termale traianeo (I-II secolo d.C.).

Tra gli esiti più suggestivi del progetto c’è il recupero dell’affresco della Città Dipinta e del Grande Mosaico: due straordinarie opere del mondo antico che, per qualità stilistica e superficie conservata, rappresentano un unicum nel panorama archeologico romano, che il pubblico potrà adesso ammirare da vicino. Il restauro ne ha migliorato la leggibilità e la conservazione grazie a un trattamento biocida preventivo, alla rimozione dei depositi superficiali, al consolidamento e alle necessarie stuccature. La Città Dipinta è un affresco di circa dieci metri quadrati che raffigura, in una suggestiva veduta a volo d’uccello, una città cinta da mura e torri, con edifici rappresentati in prospettiva. La decorazione appartiene a un edificio precedente alla costruzione delle Terme di Traiano ed è databile al I secolo d.C.



Il Grande Mosaico è un’imponente decorazione parietale appartenente a un’ampia sala sulla quale si affaccia un ninfeo. Sulle pareti, messe in luce per circa cinque metri di altezza, il mosaico disegna una raffinata struttura architettonica identificata come una scaenae frons teatrale, articolata in due registri nei quali compaiono statue e personaggi reali. Le indagini archeologiche e l’approfondimento dello scavo, condotti nell’ambito del progetto PNRR, hanno consentito di acquisire elementi inediti sulla complessa stratificazione dell’area e di riportare alla luce un’ulteriore fascia decorata a mosaico, con una veduta di città portuale formata da una serie di edifici probabilmente affacciati sul mare e riconducibili al motivo delle cosiddette “ville marittime”. Più in profondità, al di sotto della decorazione musiva, sono stati inoltre individuati i resti di un rivestimento a grandi lastre marmoree e, al centro della parete, una nicchia, anch’essa decorata in marmo e alta circa 2,20 metri. Questi rinvenimenti permettono di ricostruire con maggiore precisione le imponenti dimensioni dell’ambiente, le cui pareti, riccamente decorate, dovevano raggiungere circa dodici metri di altezza. Anche questo complesso è databile alla seconda metà del I secolo d.C.

Alla valorizzazione delle decorazioni e all’ampliamento degli scavi si affiancano gli interventi pensati per accompagnare il pubblico nella visita e rendere più accogliente l’intero complesso, dalla galleria alla sovrastante esedra. L’ambiente adiacente all’ingresso della galleria ospita un punto di accoglienza e un bookshop. È stata inoltre realizzata una passerella di collegamento tra le due parti della galleria, al di sopra del vano del Grande Mosaico, mentre un ampio ambiente triangolare custodisce le fistulae (tubature) in piombo appartenenti all’antica rete di approvvigionamento idrico delle Terme. Nell’area dell’esedra sono state condotte indagini sulla vulnerabilità sismica e strutturale, anche attraverso prove di carico sulla volta della galleria sottostante. Sono stati inoltre realizzati nuovi percorsi pedonali e aree di sosta panoramiche, risistemati gli spazi verdi e installato un nuovo impianto di illuminazione, destinato sia agli spazi per il pubblico sia alla valorizzazione delle strutture archeologiche. La valorizzazione dell’area comprende anche un nuovo sistema di sedute a cavea, ideato per accogliere concerti, conferenze ed eventi, un collegamento verticale meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore e nuovi allestimenti didattici per arricchire l’esperienza dei visitatori.
Roma. Per le “Passeggiate romane” visita guidata “Il Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana” con Gianfranco Manchia promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali propone in collaborazione con Zetema progetto cultura

All’interno delle Mura Aureliane a Roma è visitabile un’area che offre una bucolica visione di come doveva essere la campagna romana, oltre alle tracce delle demolizioni della Spina di Borgo del 1939, costituite da depositi di frammenti architettonici. È il Bastione Ardeatino. Martedì 1° settembre 2026 per le “Passeggiate romane” la sovrintendenza capitolina ai Beni culturali propone in collaborazione con Zetema progetto cultura “Il Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana”: visita a cura di Gianfranco Manchia. Appuntamento alle 9.30 in via Lucio Fabio Cilone (al termine della via) a Roma. Attività non adatta a persone con difficoltà motorie. Si consigliano calzature chiuse e comode. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Massimo 15 partecipanti. In caso di disponibilità le persone possono aggiungersi anche il giorno stesso sul posto. Attività gratuita con ingresso a tariffazione vigente. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell’area metropolitana (con documento di identità valido), e per i possessori MIC card.

L’itinerario inizia dal cancello alla fine di via Lucio Fabio Cilone, raggiungibile dopo aver percorso via di Villa Pepoli, che si apre con un arco su viale Giotto. Si costeggia l’interno del tracciato delle Mura Aureliane fino alla cesura, causata dall’abbattimento di 400 metri di mura romane, dove inizia il Bastione Ardeatino, costruito tra il 1537 e il 1542 dall’architetto Antonio da Sangallo, su ordine di Papa Paolo III. Lungo il percorso emergono cumuli di frammenti architettonici, alcuni di grandi dimensioni, esito dello sventramento risalente al 1939 del settore urbano della Spina di Borgo, dovuto alla nuova via della Conciliazione. Di particolare suggestione la visita di una delle tre casematte della fortificazione e la successiva discesa, tramite la scala originale di collegamento, alla galleria di scarpa e al cancelletto di uscita su via di Porta Ardeatina.
Roma. Apertura straordinaria e accesso gratuito all’area archeologica di via delle Botteghe Oscure che svela i resti monumentali di un grande complesso sacro di età romana, recentemente restaurati nel programma PNRR Caput Mundi

Mercoledì 24 giugno 2026, dalle 17.30 alle 19.30 (con ultimo ingresso alle 19), sarà eccezionalmente aperta al pubblico l’area archeologica di via delle Botteghe Oscure (ingresso da via Celsa 3), recentemente interessata da un importante intervento di restauro e valorizzazione curato dalla sovrintendenza Capitolina nell’ambito del programma PNRR Caput Mundi. I visitatori potranno accedere gratuitamente a uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del Campo Marzio antico, accompagnati da guide esperte in un percorso che svela i resti monumentali di un grande complesso sacro di età romana, identificato da alcuni studiosi con il Tempio delle Ninfe e la Porticus Minucia Frumentaria. Un’occasione per scoprire da vicino una testimonianza straordinaria della storia di Roma, riportata alla piena leggibilità grazie ai recenti lavori di restauro che hanno interessato le strutture archeologiche, l’illuminazione artistica e i sistemi di sicurezza del complesso. L’ area archeologica fu messa in luce nel 1938 durante i lavori di ampliamento di via delle Botteghe Oscure. Nell’80 d.C., durante il regno di Tito, un terribile incendio devastò il Campo Marzio centro-meridionale. Domiziano, salito al trono l’anno successivo, restaurò e ricostruì i numerosi edifici sacri e pubblici danneggiati dal fuoco e ne edificò di nuovi. Fu certamente interessato da questi interventi il quadriportico che circondava il grande tempio repubblicano, di cui rimangono solo alcuni tratti dei muri perimetrali sotto gli edifici moderni, mentre nell’area archeologica di via delle Botteghe Oscure sono visibili i resti del colonnato meridionale del tempio, di una fontana e di parte del lastricato della piazza.

Il tempio. L’edificio era periptero e ottastilo, cioè circondato su tutti i lati da colonne di cui otto erano allineate sulla fronte, e vi si accedeva tramite una scalinata. Il podio era rivestito di travertino e su di esso sono state rialzate due colonne di peperino, ricoperto di stucco, con capitelli corinzi in travertino. Dietro è visibile il muro della cella in mattoni, attribuibile al restauro domizianeo. All’interno delle cantine moderne, sotto il palazzo di via Celsa 3-5, si conservano invece il muro meridionale e quello orientale della cella. Addossato a quest’ultimo è visibile una sezione del grande basamento in opera laterizia per i simulacri di culto. Anch’esso di età flavia, come la cella, era di forma rettangolare con una sporgenza al centro e doveva essere affiancato da due piccoli ambienti ciechi, probabilmente occupati dalle scale che permettevano di salire sulla sommità del basamento stesso. All’interno della cella vi dovevano essere due file di colonne poste a poca distanza dai muri laterali, come è possibile desumere da un frammento della pianta marmorea severiana, la Forma Urbis, che raffigura una sezione del complesso. Ben conservata è anche una sezione del portico orientale del tempio, di cui sono visibili quattro basi di colonne di età repubblicana e le grandi lastre di travertino che costituiscono il rifacimento domizianeo della pavimentazione.

Ipotesi di identificazione dell’area e del tempio. Il frammento già ricordato della Forma Urbis reca l’iscrizione MINI[CIA], che permette di identificare l’area con la Porticus Minucia. Le fonti riportano in realtà l’esistenza di due Porticus Minuciae: la più antica, denominata Vetus, fu costruita da M. Minucio Rufo, console nel 110 a.C., per celebrare il suo trionfo sugli Scordisci; l’altra, detta Frumentaria, fu edificata in epoca imperiale per le distribuzioni gratuite di grano, le frumentationes. L’attribuzione dei resti all’uno o all’altro complesso è ancora oggetto di dibattito, così come l’identificazione dell’edificio sacro, da alcuni ritenuto il tempio delle Ninfe, da altri il tempio dei Lari Permarini.
Roma. Apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, con ingresso gratuito: dal II sec. d.C. ai restauri del XVII secolo

Sabato 13 giugno 2026, dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso alle 12.30), apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, una costruzione cristiana, dedicata alla devozione del papa Urbano VIII, edificata su di una delle strutture del complesso intitolato alla memoria di Annia Regilla nel 140 d.C. e alle divinità dell’oltretomba. Accesso da vicolo di Sant’Urbano a Roma (dall’area di parcheggio seguire il vialetto pedonale fino all’ingresso del sito). Apertura promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura. Il sito non è accessibile alle persone con disabilità motoria con uso di sedia a rotelle. Ingresso consentito fino alla capienza prevista per il sito di massimo 25 persone in contemporanea. L’accesso è regolato con ingressi scaglionati in base alla disponibilità dei posti via via disponibili.

La storia dell’edificio risale alla metà del II sec. d.C., quando il letterato e politico Erode Attico decise di costruire nella propria proprietà tra il II e il III miglio della via Appia un tempietto in onore della defunta moglie Annia Regilla, di Cerere e della diva Faustina, consorte di Antonino Pio. Nel corso del IX secolo l’edificio venne trasformato in oratorio cristiano; a quest’epoca risale l’affresco di una Madonna col bambino, che decora la parete della cripta. Al XIV secolo sono riferibili le decorazioni pittoriche sulle pareti della cella, mentre al 1634, quando la chiesa era di proprietà dei Barberini, si data un radicale restauro voluto da papa Urbano VIII: il portico venne tamponato con murature laterizie, nelle quali si aprono tre finestre in alto e due ai lati dell’ingresso e sul colmo del tetto fu costruito un piccolo campanile a vela.
Roma. Al museo dell’Ara Pacis “La dinastia di Augusto. Volti e voci dei protagonisti”: dal 15 maggio la dinastia giulio-claudia rivive attraverso i nuovi podcast prodotti dalla Fondazione Sorgente Group con la sovrintendenza Capitolina. Un nuovo modo per immergersi nelle vicende e nelle storie degli eredi di Augusto

Il museo dell’Ara Pacis a Roma presenta un nuovo progetto di valorizzazione della propria collezione permanente, dedicato in particolare alla Galleria dei busti: a partire dal 15 maggio 2026, alcune opere della Galleria – che accoglie i calchi in gesso di ritratti dei principali membri della famiglia di Augusto – saranno approfondite grazie a una serie di podcast offerti gratuitamente ai visitatori. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con il sostegno della Fondazione Sorgente Group. Podcast realizzati da Foglio Edizioni. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La Galleria dei busti, arricchita fin dal 2017 da sei calchi donati dalla Fondazione Sorgente Group e tratti da originali della propria collezione, presenta i volti di alcuni dei più importanti tra i famigliari del primo imperatore. Le loro vite, le imprese militari, gli amori e le vicende personali saranno raccontati da otto podcast, disponibili in italiano e in inglese e fruibili in autonomia grazie a un QR code presente accanto a ciascuna didascalia. Attraverso la voce narrante, si presentano al pubblico figure come Augusto, con il fedele generale e amico Agrippa, e inoltre Marcello, il preferito per la discendenza imperiale, nonché i nipoti Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia, e la splendida ed elegante Antonia minore con suo figlio, il coraggioso Germanico.
“Grazie alla collaborazione con Fondazione Sorgente Group, arricchiamo l’esperienza di visita del Museo con nuovi strumenti di approfondimento, pensati per rendere la fruizione ancora più coinvolgente”, sottolinea il sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce. “Non più soltanto una galleria di volti ma un racconto vivo, capace di restituire identità, ruolo e importanza ai personaggi nell’età augustea. Un percorso che accompagna i visitatori nell’osservazione del monumento, invitandoli a riconoscerne le presenze e a scoprirne, dettaglio dopo dettaglio, il significato e la storia”. E Valter Mainetti, presidente della Fondazione Sorgente Group: “Raccontare le vicende degli eredi di Augusto avvicina il pubblico alla storia e alle dinamiche dinastiche imperiali con maggiore partecipazione. I ritratti in gesso, copie fedeli dagli originali in marmo di età augustea, sono una preziosa testimonianza e documentazione scientifica e danno la possibilità di riunire insieme in un unico luogo opere conservate in diverse istituzioni museali”. “La dinastia imperiale della gens giulio-claudia è da sempre protagonista nelle nostre attività culturali e nelle scelte di acquisizione”, prosegue Paola Mainetti, vicepresidente della Fondazione Sorgente Group. “La collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina e il Museo dell’Ara Pacis ha visto la realizzazione di numerosi progetti espositivi. Ringraziamo per questa fiducia e stima il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce”.
Roma. Per le “Passeggiate romane” alle Mura Aureliane visita guidata al “Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana” con Gianfranco Manchia promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali

All’interno delle Mura Aureliane di Roma è visitabile un’area che offre una bucolica visione di come un tempo doveva essere la campagna romana. La si può percorrere il 12 maggio 2026 per il ciclo Passeggiate romane, intitolato Il “Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana”, organizzato dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura. Appuntamento alle 15.15, al termine di via Lucio Fabio Cilone. Massimo 15 partecipanti. Attività gratuita con ingresso a tariffazione vigente. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell’area metropolitana, per i sordi e per i possessori MIC card. Attività non adatta a persone con difficoltà motorie. Si consigliano calzature chiuse e comode. L’incontro prevede traduzione in Lingua dei segni italiana-LIS, grazie alla collaborazione del dipartimento Politiche Sociali e Salute (Direzione Servizi alla Persona) e della cooperativa sociale onlus Segni di Integrazione – Lazio. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Visita a cura di Gianfranco Manchia. Durata 90 minuti.

L’itinerario inizia dal cancello alla fine di via Lucio Fabio Cilone, raggiungibile dopo aver percorso via di Villa Pepoli, che si apre con un arco su viale Giotto. Si costeggia l’interno del tracciato delle Mura Aureliane fino alla cesura, causata dall’abbattimento di 400 metri di mura romane, dove inizia il Bastione Ardeatino, costruito tra il 1537 e il 1542 dall’architetto Antonio da Sangallo, su ordine di Papa Paolo III. Lungo il percorso emergono cumuli di frammenti architettonici, alcuni di grandi dimensioni, esito dello sventramento risalente al 1939 del settore urbano della Spina di Borgo, dovuto alla nuova via della Conciliazione. Di particolare suggestione la visita di una delle tre casematte della fortificazione e la successiva discesa, tramite la scala originale di collegamento, alla galleria di scarpa e al cancelletto di uscita su via di Porta Ardeatina.
Roma. Dal 27 marzo al via “L’Ara si rivela”, il nuovo e coinvolgente racconto dell’Ara Pacis: un’innovativa esperienza immersiva tra videomapping, narrazione e suggestioni sonore

L’Ara Pacis illuminata all’interno del museo progettato da Richard Meier (foto sovrintendenza capitolina)
Buio in sala. Il grande involucro monumentale progettato dall’architetto statunitense Richard Meier per “proteggere” l’Ara Pacis Augustae, l’Altare della Pace di Augusto, voluto dal Senato romano nel 9 a.C. per celebrare la Pax romana di Ottaviano Augusto, avvolge i bianchi marmi con i raffinati rilievi che raffigurano processioni ufficiali e scene mitologiche, a celebrare la stirpe imperiale. Ed ecco che poco a poco quelle figure riacquistano il loro colore originale e tornano “a vivere”. È un’esperienza unica quella che dal 27 marzo 2026 è offerta ai visitatori del museo dell’Ara Pacis, tra il lungotevere e la rinnovata piazza Augusto, di fronte al mausoleo di Augusto. Grazie infatti a un nuovo progetto multimediale di visita, romani e turisti potranno vivere un’affascinante esperienza immersiva di forte impatto visivo ed emotivo: “L’Ara si rivela” è un nuovo e coinvolgente racconto della storia dell’Ara Pacis. Una narrazione emozionante, ricca di informazioni, musiche e suggestioni sonore, condurrà i visitatori lungo un itinerario di colori, svelati in progressione grazie alla tecnica del videomapping. Con un percorso immaginato per “tappe”, un vero e proprio viaggio temporale permetterà di scoprire le mille vite del monumento, dalle sue origini augustee fino alle incredibili vicissitudini legate alla sua riscoperta. Vengono, così, ad aggiungersi le voci finora “mute” del monumento, quelle dei collezionisti cinquecenteschi, dei restauratori e degli archeologi che hanno contribuito a rivelare questo grande monumento dell’antichità. Le voci dell’Ara Pacis, ascoltabili in cuffia in italiano e inglese, rivivranno in tal modo attraverso le parole dei suoi protagonisti mentre i rilievi di marmo prenderanno vita, animati da suoni ed effetti visivi, accompagnati da contorni di luce che ne faciliteranno la lettura. Il progetto è promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, organizzato e gestito da Zètema Progetto Cultura e realizzato da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella. La direzione scientifica è a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali.
“Con L’Ara si rivela – spiega il sindaco Roberto Gualtieri – offriamo a romani e turisti un modo nuovo di conoscere uno dei monumenti più importanti della storia di Roma. È un progetto che valorizza il patrimonio culturale della città e rafforza il ruolo dei musei civici come luoghi capaci di avvicinare sempre più persone alla storia, grazie all’uso di tecnologie innovative e a un racconto immersivo basato sulla ricerca scientifica. L’Ara Pacis permetterà al pubblico di conoscere meglio i significati delle sue immagini e della sua storia attraverso le voci di chi, nel corso dei secoli, ha contribuito a riportare alla luce e a interpretare questo grande monumento dell’antichità, mentre i rilievi saranno animati da suoni ed effetti visivi. Un percorso che arricchisce l’esperienza di visita e consente di scoprire in modo nuovo uno dei simboli più importanti della città”. E l’assessore Massimiliano Smeriglio aggiunge: “Questo progetto multimediale rappresenta l’idea di uno spazio eterno e al tempo stesso di uno spazio rinnovato continuamente. Grazie all’esperienza immersiva, alle romane e ai romani, così come ai turisti, sarà possibile ascoltare, vivere ed emozionarsi con le voci di chi ha contribuito a tenere viva l’Ara Pacis: i collezionisti del Cinquecento, i restauratori, gli archeologi. Sarà un viaggio nel futuro e un viaggio nel passato, per vivere la storia finora non raccontata del monumento. E credo fortemente che Roma debba sempre più investire in spazi versatili, attraversabili, capaci di rinnovarsi continuamente, creando nuove opportunità conoscitive e grandi emozioni, proprio come questo”.

L’Ara Pacis si rivela: l’effetto del sistema multimediale di videomapping dinamico con 8 videoproiettori 4K laser (foto sovrintendenza capitolina)
Il sistema multimediale di videomapping dinamico utilizza 8 videoproiettori 4K laser, gestiti da un Mediaserver Watch Out che controlla l’intero show, comprese le luci del museo, garantendo precisione e sincronizzazione perfette. La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. I bassorilievi si illuminano in corrispondenza del punto di osservazione dei visitatori, rivelando dettagli, cromie e scene che restituiscono la ricchezza originaria dell’opera. La scelta delle singole colorazioni dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche greco-romane. La colorazione degli elementi vegetali è stata possibile anche sulla base di un importante studio che nel 2010 ha riconosciuto più di 50 specie vegetali realmente esistenti in natura. Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato negli anni passati un gruppo di studio nato in occasione dell’allestimento del nuovo Museo. In particolare, è stato approntato un modello tridimensionale dell’altare sul quale è stata applicata la restituzione del colore secondo criteri filologici e storico-stilistici. Dal modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici in marmo dell’altare raggi di luce colorata per ricreare, in via d’ipotesi, l’aspetto totale e realistico prossimo alla policromia originaria.
La visita multimediale e immersiva sarà fruibile nelle serate di venerdì, sabato e domenica dalle 20 alle 23 (gli orari cambieranno nel corso dell’estate). I gruppi saranno composti massimo da 25 persone a turno accompagnati da un operatore (previsti 3 turni a sera, uno ogni ora). La durata di ciascuna visita, il cui percorso si snoda sia intorno al monumento che all’interno del recinto, è di circa 45 minuti. L’esperienza è fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. I biglietti sono pre-acquistabili online sul sito www.arapacis.it oppure acquistabili sul posto, se disponibili, nei Tourist Infopoint, in tutte le biglietterie dei musei civici e nelle librerie/biglietterie del Mausoleo di Augusto, del Clivo di Acilio e della Casina Vignola Boccapaduli. La prevendita è fortemente consigliata.
La visita che si svolge intorno al recinto dell’Ara, più un passaggio nell’ambulacro interno, accanto all’altare – cuore del monumento – è articolata in quattro punti. L’esperienza parte dal fronte dell’Ara, con una introduzione che contestualizza il monumento nella sua posizione originaria, all’interno della porzione nord del Campo Marzio, e ne specifica la funzione, legata alla celebrazione di un sacrificio annuale, fino alla descrizione dei pannelli sul fronte principale, che tessono la trama della relazione tra le origini di Roma e le origini della gens Iulia, la famiglia di Ottaviano Augusto. Sul grande fregio di destra si staglia la figura di Enea, mentre su quello di sinistra sono ritratti Romolo e Remo mentre vengono allattati dalla lupa sotto un albero di fico.
Nel secondo e nel terzo punto (fregio Nord e fregio Sud) si approfondiscono i lati lunghi del recinto, sui quali è scolpita la processione, un unico gruppo di magistrati, sacerdoti e componenti della famiglia imperiale, pensato per essere osservato da due diversi punti di vista, come una istantanea impressa nel marmo. Il fregio Nord vede sfilare i rappresentanti dei più importanti collegi sacerdotali romani, seguiti da uomini, donne e bambini appartenenti alla famiglia dell’imperatore. I personaggi che compongono il corteo – i littori, i sacerdoti, la famiglia imperiale – sono disposti in modo ordinato e solenne e indossano tutti la toga, bianca o color porpora.
Il fregio Sud mostra Augusto circondato da circa 50 personaggi – sacerdoti, magistrati, littori, addetti al sacrificio, e poi donne, uomini e bambini – mentre con il capo velato si accinge alla celebrazione di un rito sacro: probabilmente sta delimitando e consacrando proprio lo spazio di fondazione dell’Ara Pacis. Se la descrizione di come questi personaggi si presentano ci aiuta ad individuarli, sono le voci di alcuni di loro a raccontarne il ruolo all’interno della famiglia imperiale e del progetto dinastico augusteo. A raccontarsi sono Marco Vipsanio Agrippa, con Antonia minore e Druso.
Dopo essere passati all’interno dell’ambulacro che circonda l’altare, ai visitatori si offre il fronte posteriore (fronte Est), con la descrizione delle figure femminili presenti sui pannelli, da Tellus, la dèa madre dei Latini, che siede su una roccia come su un trono, alla dèa Roma con le gambe avvolte in un ampio panneggio e la presenza di uno profilo di scudo e tracce di armi. Ma soprattutto con il meraviglioso e lussureggiante fregio vegetale più famoso di tutta l’arte romana, la cui comprensione, soprattutto dal punto di vista degli aspetti simbolici, è esaltata e facilitata dall’ipotesi ricostruttiva del colore. La rigogliosa vegetazione si sviluppa da un cespo centrale di acanto da cui nascono cardi e fiori di zafferano. Si riconoscono poi le rose, i fiori bianchi del lilium, le ninfee e le palme da dattero. Ma non solo: questo mondo vegetale è popolato da tanti piccoli animali nascosti tra i cespi e le foglie: uccelli, serpenti, lucertole, salamandre, rane, lumache, scorpioni, cavallette e farfalle. Si tratta in molti casi di animali legati al concetto di metamorfosi, che oggi si confondono nel bianco del marmo, ma che in antico erano facilmente riconoscibili per i loro colori. Su tutti spiccano due candidi cigni che si posano ad ali spiegate su alti steli.
Nell’ultima parte dell’esperienza immersiva si è infine catapultati dall’età antica alle avvincenti vicende che il monumento ha vissuto successivamente: dal processo di interramento, che segnò il destino dell’Ara facendola calare per più di un millennio nel silenzio, al riaffiorare dell’altare in epoca rinascimentale fino agli scavi mirati che, tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso, hanno portato alla ricomposizione del monumento così come lo vediamo oggi.
Roma. Riaperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (I sec. a.C. – V sec. d.C.), nel quartiere di Spinaceto, dopo i lavori di restauro e valorizzazione del PNRR

L’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto a Roma (foto roma capitale)
È di nuovo aperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto, oggetto di lavori di restauro e valorizzazione curati dalla soprintendenza speciale Abap di Roma e dalla Sovrintendenza Capitolina nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. La villa – esempio significativo di residenza suburbana il cui arco di vita si estende dalla tarda età repubblicana (I sec. a.C.) alla fine dell’età imperiale (V sec. d.C.) – è visitabile il 25 marzi 2026 nell’ambito degli appuntamenti dedicati ai singoli cittadini. Il settore residenziale della villa si articola in tre parti: un atrio porticato che doveva fungere da ingresso, l’ala di rappresentanza posta subito dietro l’atrio porticato e un impianto termale situato al centro del complesso.

I percorsi attrezzati per il pubblcio nell’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (foto roma capitale)
La prima fase edilizia (I secolo a.C.) è caratterizzata dalle murature in opus reticulatum, come si osserva nei tramezzi del portico all’ingresso della villa. Seguono le fasi di età imperiale (I-III secolo d.C.), caratterizzate da murature in opus latericium e da pavimenti a mosaico geometrico in tessere bianche e nere. A questo periodo risalgono gli ambienti dell’impianto termale, con vasche rivestite di lastre marmoree, per il bagno in acqua calda (calidarium) e fredda (frigidarium).
A nord del settore residenziale si estendeva l’area destinata alle sepolture: ai proprietari della villa era di certo riservato il monumentale edificio funerario di età tardoantica (IV-V secolo d.C.), con murature in opus latericium e in opus listatum. Esso presenta un’aula rettangolare, preceduta da un atrio “a forcipe” (ovvero con due absidi alle estremità) e conclusa da un’abside: una pianta basilicale che ne fa ipotizzare un uso di culto cristiano. Qui furono rinvenuti nel 1933 tre sarcofagi marmorei: uno di essi, ora nel Museo Nazionale Romano, mostra il busto del defunto al centro della fronte. Intorno si estendeva un’area sepolcrale con tombe a fossa, destinata al personale di servizio della villa.
Roma. Dall’8 febbraio per oltre due mesi, fino al 12 aprile, ogni domenica visite guidate gratuite (in italiano e in inglese) alla grande mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli: oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta
Da domenica 8 febbraio 2026 al via il ciclo di visite guidate gratuite alla grande mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, a Roma, fino al 12 aprile 2026 che, attraverso un corpus eccezionale di 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svela l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica. Al fine di comprendere al meglio l’esposizione, per cittadini italiani e turisti stranieri, sarà possibile partecipare, per oltre due mesi, a visite guidate gratuite. Gli incontri si svolgeranno ogni domenica, da domenica 8 febbraio 2026, per una durata di 75 minuti e con due turni, in due diverse lingue: alle 11.30 in italiano e alle 16.30 in inglese. La partecipazione è gratuita e libera fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria al numero 060608.
Per chi visita la mostra in autonomia, la mostra “La Grecia a Roma” offre un ulteriore strumento innovativo e coinvolgente: l’audioguida scaricabile tramite la piattaforma amuseapp – startup italiana che utilizza l’intelligenza artificiale per digitalizzare l’esperienza museale. Tale supporto è stato ideato con l’intento di approfondire le opere esposte, arricchendo la visita con chiavi di lettura aggiornate. Arte e tecnologia si incontrano infatti in un percorso che integra audiodescrizioni delle opere, contenuti multimediali e testi descrittivi. L’audioguida, inclusa gratuitamente nel biglietto e fruibile sul proprio dispositivo cellulare, è disponibile nella doppia lingua, italiano e inglese, ed è progettata per adattarsi a pubblici diversi. Accanto al percorso principale, infatti, è disponibile anche un itinerario dedicato all’accessibilità, pensato per facilitare la fruizione da parte di persone con esigenze specifiche, confermando l’attenzione verso un’esperienza culturale realmente inclusiva.
Il visitatore può utilizzare l’audioguida lungo il percorso espositivo tramite QR code presenti nelle sale senza alcun download obbligatorio, oppure scaricando l’applicazione Amuseapp da Google Play Store o dall’App Store per un’esperienza mobile dedicata. In questo modo l’utente può continuare a esplorare i contenuti online, approfondire, condividere, anche dopo aver terminato la visita. Gli itinerari possono essere consultati e scaricati anche dal sito dei Musei Capitolini. “La Grecia a Roma” è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
LA MOSTRA. Con oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta, la mostra racconta l’incontro tra due civiltà straordinarie, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Un viaggio che parte dalla fondazione di Roma e attraversa i secoli fino all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò la società romana: dapprima attraverso gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale, che portarono a Roma capolavori di inestimabile valore — statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso. Queste opere, spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città e contribuirono alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Anche negli spazi privati l’arte greca fu sinonimo di distinzione e potere.
Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Alessandro Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e oggi finalmente di nuovo visibile a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. Il percorso espositivo è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni che accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla scoperta del passato.















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