Roma. Per le “Passeggiate romane” visita guidata “Il Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana” con Gianfranco Manchia promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali propone in collaborazione con Zetema progetto cultura

All’interno delle Mura Aureliane a Roma è visitabile un’area che offre una bucolica visione di come doveva essere la campagna romana, oltre alle tracce delle demolizioni della Spina di Borgo del 1939, costituite da depositi di frammenti architettonici. È il Bastione Ardeatino. Martedì 1° settembre 2026 per le “Passeggiate romane” la sovrintendenza capitolina ai Beni culturali propone in collaborazione con Zetema progetto cultura “Il Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana”: visita a cura di Gianfranco Manchia. Appuntamento alle 9.30 in via Lucio Fabio Cilone (al termine della via) a Roma. Attività non adatta a persone con difficoltà motorie. Si consigliano calzature chiuse e comode. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Massimo 15 partecipanti. In caso di disponibilità le persone possono aggiungersi anche il giorno stesso sul posto. Attività gratuita con ingresso a tariffazione vigente. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell’area metropolitana (con documento di identità valido), e per i possessori MIC card.

L’itinerario inizia dal cancello alla fine di via Lucio Fabio Cilone, raggiungibile dopo aver percorso via di Villa Pepoli, che si apre con un arco su viale Giotto. Si costeggia l’interno del tracciato delle Mura Aureliane fino alla cesura, causata dall’abbattimento di 400 metri di mura romane, dove inizia il Bastione Ardeatino, costruito tra il 1537 e il 1542 dall’architetto Antonio da Sangallo, su ordine di Papa Paolo III. Lungo il percorso emergono cumuli di frammenti architettonici, alcuni di grandi dimensioni, esito dello sventramento risalente al 1939 del settore urbano della Spina di Borgo, dovuto alla nuova via della Conciliazione. Di particolare suggestione la visita di una delle tre casematte della fortificazione e la successiva discesa, tramite la scala originale di collegamento, alla galleria di scarpa e al cancelletto di uscita su via di Porta Ardeatina.
Roma. Apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, con ingresso gratuito: dal II sec. d.C. ai restauri del XVII secolo

Sabato 13 giugno 2026, dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso alle 12.30), apertura straordinaria della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, una costruzione cristiana, dedicata alla devozione del papa Urbano VIII, edificata su di una delle strutture del complesso intitolato alla memoria di Annia Regilla nel 140 d.C. e alle divinità dell’oltretomba. Accesso da vicolo di Sant’Urbano a Roma (dall’area di parcheggio seguire il vialetto pedonale fino all’ingresso del sito). Apertura promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura. Il sito non è accessibile alle persone con disabilità motoria con uso di sedia a rotelle. Ingresso consentito fino alla capienza prevista per il sito di massimo 25 persone in contemporanea. L’accesso è regolato con ingressi scaglionati in base alla disponibilità dei posti via via disponibili.

La storia dell’edificio risale alla metà del II sec. d.C., quando il letterato e politico Erode Attico decise di costruire nella propria proprietà tra il II e il III miglio della via Appia un tempietto in onore della defunta moglie Annia Regilla, di Cerere e della diva Faustina, consorte di Antonino Pio. Nel corso del IX secolo l’edificio venne trasformato in oratorio cristiano; a quest’epoca risale l’affresco di una Madonna col bambino, che decora la parete della cripta. Al XIV secolo sono riferibili le decorazioni pittoriche sulle pareti della cella, mentre al 1634, quando la chiesa era di proprietà dei Barberini, si data un radicale restauro voluto da papa Urbano VIII: il portico venne tamponato con murature laterizie, nelle quali si aprono tre finestre in alto e due ai lati dell’ingresso e sul colmo del tetto fu costruito un piccolo campanile a vela.
Roma. Al museo dell’Ara Pacis “La dinastia di Augusto. Volti e voci dei protagonisti”: dal 15 maggio la dinastia giulio-claudia rivive attraverso i nuovi podcast prodotti dalla Fondazione Sorgente Group con la sovrintendenza Capitolina. Un nuovo modo per immergersi nelle vicende e nelle storie degli eredi di Augusto

Il museo dell’Ara Pacis a Roma presenta un nuovo progetto di valorizzazione della propria collezione permanente, dedicato in particolare alla Galleria dei busti: a partire dal 15 maggio 2026, alcune opere della Galleria – che accoglie i calchi in gesso di ritratti dei principali membri della famiglia di Augusto – saranno approfondite grazie a una serie di podcast offerti gratuitamente ai visitatori. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con il sostegno della Fondazione Sorgente Group. Podcast realizzati da Foglio Edizioni. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La Galleria dei busti, arricchita fin dal 2017 da sei calchi donati dalla Fondazione Sorgente Group e tratti da originali della propria collezione, presenta i volti di alcuni dei più importanti tra i famigliari del primo imperatore. Le loro vite, le imprese militari, gli amori e le vicende personali saranno raccontati da otto podcast, disponibili in italiano e in inglese e fruibili in autonomia grazie a un QR code presente accanto a ciascuna didascalia. Attraverso la voce narrante, si presentano al pubblico figure come Augusto, con il fedele generale e amico Agrippa, e inoltre Marcello, il preferito per la discendenza imperiale, nonché i nipoti Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia, e la splendida ed elegante Antonia minore con suo figlio, il coraggioso Germanico.
“Grazie alla collaborazione con Fondazione Sorgente Group, arricchiamo l’esperienza di visita del Museo con nuovi strumenti di approfondimento, pensati per rendere la fruizione ancora più coinvolgente”, sottolinea il sovrintendente Capitolino, Claudio Parisi Presicce. “Non più soltanto una galleria di volti ma un racconto vivo, capace di restituire identità, ruolo e importanza ai personaggi nell’età augustea. Un percorso che accompagna i visitatori nell’osservazione del monumento, invitandoli a riconoscerne le presenze e a scoprirne, dettaglio dopo dettaglio, il significato e la storia”. E Valter Mainetti, presidente della Fondazione Sorgente Group: “Raccontare le vicende degli eredi di Augusto avvicina il pubblico alla storia e alle dinamiche dinastiche imperiali con maggiore partecipazione. I ritratti in gesso, copie fedeli dagli originali in marmo di età augustea, sono una preziosa testimonianza e documentazione scientifica e danno la possibilità di riunire insieme in un unico luogo opere conservate in diverse istituzioni museali”. “La dinastia imperiale della gens giulio-claudia è da sempre protagonista nelle nostre attività culturali e nelle scelte di acquisizione”, prosegue Paola Mainetti, vicepresidente della Fondazione Sorgente Group. “La collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina e il Museo dell’Ara Pacis ha visto la realizzazione di numerosi progetti espositivi. Ringraziamo per questa fiducia e stima il Sovrintendente Claudio Parisi Presicce”.
Roma. Per le “Passeggiate romane” alle Mura Aureliane visita guidata al “Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana” con Gianfranco Manchia promossa dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali

All’interno delle Mura Aureliane di Roma è visitabile un’area che offre una bucolica visione di come un tempo doveva essere la campagna romana. La si può percorrere il 12 maggio 2026 per il ciclo Passeggiate romane, intitolato Il “Bastione Ardeatino tra storia e campagna romana”, organizzato dalla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura. Appuntamento alle 15.15, al termine di via Lucio Fabio Cilone. Massimo 15 partecipanti. Attività gratuita con ingresso a tariffazione vigente. Ingresso gratuito per i residenti a Roma e nell’area metropolitana, per i sordi e per i possessori MIC card. Attività non adatta a persone con difficoltà motorie. Si consigliano calzature chiuse e comode. L’incontro prevede traduzione in Lingua dei segni italiana-LIS, grazie alla collaborazione del dipartimento Politiche Sociali e Salute (Direzione Servizi alla Persona) e della cooperativa sociale onlus Segni di Integrazione – Lazio. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19. Visita a cura di Gianfranco Manchia. Durata 90 minuti.

L’itinerario inizia dal cancello alla fine di via Lucio Fabio Cilone, raggiungibile dopo aver percorso via di Villa Pepoli, che si apre con un arco su viale Giotto. Si costeggia l’interno del tracciato delle Mura Aureliane fino alla cesura, causata dall’abbattimento di 400 metri di mura romane, dove inizia il Bastione Ardeatino, costruito tra il 1537 e il 1542 dall’architetto Antonio da Sangallo, su ordine di Papa Paolo III. Lungo il percorso emergono cumuli di frammenti architettonici, alcuni di grandi dimensioni, esito dello sventramento risalente al 1939 del settore urbano della Spina di Borgo, dovuto alla nuova via della Conciliazione. Di particolare suggestione la visita di una delle tre casematte della fortificazione e la successiva discesa, tramite la scala originale di collegamento, alla galleria di scarpa e al cancelletto di uscita su via di Porta Ardeatina.
Roma. Dal 27 marzo al via “L’Ara si rivela”, il nuovo e coinvolgente racconto dell’Ara Pacis: un’innovativa esperienza immersiva tra videomapping, narrazione e suggestioni sonore

L’Ara Pacis illuminata all’interno del museo progettato da Richard Meier (foto sovrintendenza capitolina)
Buio in sala. Il grande involucro monumentale progettato dall’architetto statunitense Richard Meier per “proteggere” l’Ara Pacis Augustae, l’Altare della Pace di Augusto, voluto dal Senato romano nel 9 a.C. per celebrare la Pax romana di Ottaviano Augusto, avvolge i bianchi marmi con i raffinati rilievi che raffigurano processioni ufficiali e scene mitologiche, a celebrare la stirpe imperiale. Ed ecco che poco a poco quelle figure riacquistano il loro colore originale e tornano “a vivere”. È un’esperienza unica quella che dal 27 marzo 2026 è offerta ai visitatori del museo dell’Ara Pacis, tra il lungotevere e la rinnovata piazza Augusto, di fronte al mausoleo di Augusto. Grazie infatti a un nuovo progetto multimediale di visita, romani e turisti potranno vivere un’affascinante esperienza immersiva di forte impatto visivo ed emotivo: “L’Ara si rivela” è un nuovo e coinvolgente racconto della storia dell’Ara Pacis. Una narrazione emozionante, ricca di informazioni, musiche e suggestioni sonore, condurrà i visitatori lungo un itinerario di colori, svelati in progressione grazie alla tecnica del videomapping. Con un percorso immaginato per “tappe”, un vero e proprio viaggio temporale permetterà di scoprire le mille vite del monumento, dalle sue origini augustee fino alle incredibili vicissitudini legate alla sua riscoperta. Vengono, così, ad aggiungersi le voci finora “mute” del monumento, quelle dei collezionisti cinquecenteschi, dei restauratori e degli archeologi che hanno contribuito a rivelare questo grande monumento dell’antichità. Le voci dell’Ara Pacis, ascoltabili in cuffia in italiano e inglese, rivivranno in tal modo attraverso le parole dei suoi protagonisti mentre i rilievi di marmo prenderanno vita, animati da suoni ed effetti visivi, accompagnati da contorni di luce che ne faciliteranno la lettura. Il progetto è promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, organizzato e gestito da Zètema Progetto Cultura e realizzato da AV Set Produzioni SpA con Luca Scarzella. La direzione scientifica è a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali.
“Con L’Ara si rivela – spiega il sindaco Roberto Gualtieri – offriamo a romani e turisti un modo nuovo di conoscere uno dei monumenti più importanti della storia di Roma. È un progetto che valorizza il patrimonio culturale della città e rafforza il ruolo dei musei civici come luoghi capaci di avvicinare sempre più persone alla storia, grazie all’uso di tecnologie innovative e a un racconto immersivo basato sulla ricerca scientifica. L’Ara Pacis permetterà al pubblico di conoscere meglio i significati delle sue immagini e della sua storia attraverso le voci di chi, nel corso dei secoli, ha contribuito a riportare alla luce e a interpretare questo grande monumento dell’antichità, mentre i rilievi saranno animati da suoni ed effetti visivi. Un percorso che arricchisce l’esperienza di visita e consente di scoprire in modo nuovo uno dei simboli più importanti della città”. E l’assessore Massimiliano Smeriglio aggiunge: “Questo progetto multimediale rappresenta l’idea di uno spazio eterno e al tempo stesso di uno spazio rinnovato continuamente. Grazie all’esperienza immersiva, alle romane e ai romani, così come ai turisti, sarà possibile ascoltare, vivere ed emozionarsi con le voci di chi ha contribuito a tenere viva l’Ara Pacis: i collezionisti del Cinquecento, i restauratori, gli archeologi. Sarà un viaggio nel futuro e un viaggio nel passato, per vivere la storia finora non raccontata del monumento. E credo fortemente che Roma debba sempre più investire in spazi versatili, attraversabili, capaci di rinnovarsi continuamente, creando nuove opportunità conoscitive e grandi emozioni, proprio come questo”.

L’Ara Pacis si rivela: l’effetto del sistema multimediale di videomapping dinamico con 8 videoproiettori 4K laser (foto sovrintendenza capitolina)
Il sistema multimediale di videomapping dinamico utilizza 8 videoproiettori 4K laser, gestiti da un Mediaserver Watch Out che controlla l’intero show, comprese le luci del museo, garantendo precisione e sincronizzazione perfette. La tecnica di proiezione, realizzata in digitale, consente di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale. I bassorilievi si illuminano in corrispondenza del punto di osservazione dei visitatori, rivelando dettagli, cromie e scene che restituiscono la ricchezza originaria dell’opera. La scelta delle singole colorazioni dell’Ara Pacis è stata operata sulla base di analisi di laboratorio, confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche greco-romane. La colorazione degli elementi vegetali è stata possibile anche sulla base di un importante studio che nel 2010 ha riconosciuto più di 50 specie vegetali realmente esistenti in natura. Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha lavorato negli anni passati un gruppo di studio nato in occasione dell’allestimento del nuovo Museo. In particolare, è stato approntato un modello tridimensionale dell’altare sul quale è stata applicata la restituzione del colore secondo criteri filologici e storico-stilistici. Dal modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici in marmo dell’altare raggi di luce colorata per ricreare, in via d’ipotesi, l’aspetto totale e realistico prossimo alla policromia originaria.
La visita multimediale e immersiva sarà fruibile nelle serate di venerdì, sabato e domenica dalle 20 alle 23 (gli orari cambieranno nel corso dell’estate). I gruppi saranno composti massimo da 25 persone a turno accompagnati da un operatore (previsti 3 turni a sera, uno ogni ora). La durata di ciascuna visita, il cui percorso si snoda sia intorno al monumento che all’interno del recinto, è di circa 45 minuti. L’esperienza è fruibile anche dalle persone con disabilità motoria. I biglietti sono pre-acquistabili online sul sito www.arapacis.it oppure acquistabili sul posto, se disponibili, nei Tourist Infopoint, in tutte le biglietterie dei musei civici e nelle librerie/biglietterie del Mausoleo di Augusto, del Clivo di Acilio e della Casina Vignola Boccapaduli. La prevendita è fortemente consigliata.
La visita che si svolge intorno al recinto dell’Ara, più un passaggio nell’ambulacro interno, accanto all’altare – cuore del monumento – è articolata in quattro punti. L’esperienza parte dal fronte dell’Ara, con una introduzione che contestualizza il monumento nella sua posizione originaria, all’interno della porzione nord del Campo Marzio, e ne specifica la funzione, legata alla celebrazione di un sacrificio annuale, fino alla descrizione dei pannelli sul fronte principale, che tessono la trama della relazione tra le origini di Roma e le origini della gens Iulia, la famiglia di Ottaviano Augusto. Sul grande fregio di destra si staglia la figura di Enea, mentre su quello di sinistra sono ritratti Romolo e Remo mentre vengono allattati dalla lupa sotto un albero di fico.
Nel secondo e nel terzo punto (fregio Nord e fregio Sud) si approfondiscono i lati lunghi del recinto, sui quali è scolpita la processione, un unico gruppo di magistrati, sacerdoti e componenti della famiglia imperiale, pensato per essere osservato da due diversi punti di vista, come una istantanea impressa nel marmo. Il fregio Nord vede sfilare i rappresentanti dei più importanti collegi sacerdotali romani, seguiti da uomini, donne e bambini appartenenti alla famiglia dell’imperatore. I personaggi che compongono il corteo – i littori, i sacerdoti, la famiglia imperiale – sono disposti in modo ordinato e solenne e indossano tutti la toga, bianca o color porpora.
Il fregio Sud mostra Augusto circondato da circa 50 personaggi – sacerdoti, magistrati, littori, addetti al sacrificio, e poi donne, uomini e bambini – mentre con il capo velato si accinge alla celebrazione di un rito sacro: probabilmente sta delimitando e consacrando proprio lo spazio di fondazione dell’Ara Pacis. Se la descrizione di come questi personaggi si presentano ci aiuta ad individuarli, sono le voci di alcuni di loro a raccontarne il ruolo all’interno della famiglia imperiale e del progetto dinastico augusteo. A raccontarsi sono Marco Vipsanio Agrippa, con Antonia minore e Druso.
Dopo essere passati all’interno dell’ambulacro che circonda l’altare, ai visitatori si offre il fronte posteriore (fronte Est), con la descrizione delle figure femminili presenti sui pannelli, da Tellus, la dèa madre dei Latini, che siede su una roccia come su un trono, alla dèa Roma con le gambe avvolte in un ampio panneggio e la presenza di uno profilo di scudo e tracce di armi. Ma soprattutto con il meraviglioso e lussureggiante fregio vegetale più famoso di tutta l’arte romana, la cui comprensione, soprattutto dal punto di vista degli aspetti simbolici, è esaltata e facilitata dall’ipotesi ricostruttiva del colore. La rigogliosa vegetazione si sviluppa da un cespo centrale di acanto da cui nascono cardi e fiori di zafferano. Si riconoscono poi le rose, i fiori bianchi del lilium, le ninfee e le palme da dattero. Ma non solo: questo mondo vegetale è popolato da tanti piccoli animali nascosti tra i cespi e le foglie: uccelli, serpenti, lucertole, salamandre, rane, lumache, scorpioni, cavallette e farfalle. Si tratta in molti casi di animali legati al concetto di metamorfosi, che oggi si confondono nel bianco del marmo, ma che in antico erano facilmente riconoscibili per i loro colori. Su tutti spiccano due candidi cigni che si posano ad ali spiegate su alti steli.
Nell’ultima parte dell’esperienza immersiva si è infine catapultati dall’età antica alle avvincenti vicende che il monumento ha vissuto successivamente: dal processo di interramento, che segnò il destino dell’Ara facendola calare per più di un millennio nel silenzio, al riaffiorare dell’altare in epoca rinascimentale fino agli scavi mirati che, tra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo scorso, hanno portato alla ricomposizione del monumento così come lo vediamo oggi.
Roma. Dall’8 febbraio per oltre due mesi, fino al 12 aprile, ogni domenica visite guidate gratuite (in italiano e in inglese) alla grande mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli: oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta
Da domenica 8 febbraio 2026 al via il ciclo di visite guidate gratuite alla grande mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, a Roma, fino al 12 aprile 2026 che, attraverso un corpus eccezionale di 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svela l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica. Al fine di comprendere al meglio l’esposizione, per cittadini italiani e turisti stranieri, sarà possibile partecipare, per oltre due mesi, a visite guidate gratuite. Gli incontri si svolgeranno ogni domenica, da domenica 8 febbraio 2026, per una durata di 75 minuti e con due turni, in due diverse lingue: alle 11.30 in italiano e alle 16.30 in inglese. La partecipazione è gratuita e libera fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria al numero 060608.
Per chi visita la mostra in autonomia, la mostra “La Grecia a Roma” offre un ulteriore strumento innovativo e coinvolgente: l’audioguida scaricabile tramite la piattaforma amuseapp – startup italiana che utilizza l’intelligenza artificiale per digitalizzare l’esperienza museale. Tale supporto è stato ideato con l’intento di approfondire le opere esposte, arricchendo la visita con chiavi di lettura aggiornate. Arte e tecnologia si incontrano infatti in un percorso che integra audiodescrizioni delle opere, contenuti multimediali e testi descrittivi. L’audioguida, inclusa gratuitamente nel biglietto e fruibile sul proprio dispositivo cellulare, è disponibile nella doppia lingua, italiano e inglese, ed è progettata per adattarsi a pubblici diversi. Accanto al percorso principale, infatti, è disponibile anche un itinerario dedicato all’accessibilità, pensato per facilitare la fruizione da parte di persone con esigenze specifiche, confermando l’attenzione verso un’esperienza culturale realmente inclusiva.
Il visitatore può utilizzare l’audioguida lungo il percorso espositivo tramite QR code presenti nelle sale senza alcun download obbligatorio, oppure scaricando l’applicazione Amuseapp da Google Play Store o dall’App Store per un’esperienza mobile dedicata. In questo modo l’utente può continuare a esplorare i contenuti online, approfondire, condividere, anche dopo aver terminato la visita. Gli itinerari possono essere consultati e scaricati anche dal sito dei Musei Capitolini. “La Grecia a Roma” è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
LA MOSTRA. Con oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta, la mostra racconta l’incontro tra due civiltà straordinarie, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Un viaggio che parte dalla fondazione di Roma e attraversa i secoli fino all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò la società romana: dapprima attraverso gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale, che portarono a Roma capolavori di inestimabile valore — statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso. Queste opere, spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città e contribuirono alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Anche negli spazi privati l’arte greca fu sinonimo di distinzione e potere.
Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Alessandro Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e oggi finalmente di nuovo visibile a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. Il percorso espositivo è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni che accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla scoperta del passato.
Roma. Al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la vista guidata Occhi sull’Ara Pacis” che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione
Lunedì 8 dicembre 2025, alle 16, al museo dell’Ara Pacis per Speciale Giubileo 2025 la sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali in collaborazione con Zetema Progetto Cultura propone “Occhi sull’Ara Pacis”, una visita che invita a scoprire come l’atto di osservare possa aprire alla comprensione e alla condivisione. La visita diventa un’occasione per sperimentare le potenzialità dello sguardo. Perché osservare è comprendere, scoprire, interpretare. La visita in Museo, della durata di 90 minuti, si svolge in due principali momenti: in una prima fase i partecipanti sono guidati dall’operatore nell’osservazione autonoma e nell’analisi visiva di alcune parti del monumento, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle loro capacità di osservazione e, al tempo stesso, un confronto partecipato su ciò che hanno osservato. La seconda fase prevede che, a partire dalle considerazioni fatte, l’operatore accompagni il gruppo alla scoperta delle storie che il monumento racconta, concentrandosi sull’importanza politica dell’Ara Pacis Augustae e sul racconto delle vicende legate alla sua costruzione, dalla scomparsa alla sua ‘riscoperta’ e ricomposizione. attività gratuita con pagamento del biglietto d’ingresso al museo secondo tariffazione vigente. Prenotazione obbligatoria allo 060608 attivo tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Roma. Apre a Villa Caffarelli (Musei Capitolini) la mostra “La Grecia a Roma”, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica”: 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica
150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svelano l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica: quando l’arte greca fece splendere Roma. È un viaggio immersivo che ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente, quello che propone la nuova mostra “La Grecia a Roma” aperta a Villa Caffarelli – Musei Capitolini dal 29 novembre 2025 al 12 aprile 2026, secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica” dopo il successo della mostra “Fidia”. La mostra, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, e catalogo edito da Gangemi Editore, narra la fortuna delle opere greche giunte nella Città Eterna nel periodo tra la fondazione di Roma e l’età imperiale grazie a contatti commerciali, conquiste militari e passione collezionistica.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))
In mostra una raffinata e preziosa selezione di oltre 150 capolavori – sculture, rilievi, ceramiche, bronzi – tutti originali greci, alcuni dei quali esposti per la prima volta e altri ritornati a Roma dopo secoli di dispersione. Così l’esposizione offre l’eccezionale opportunità di ammirare, in un unico e prestigioso spazio museale come Villa Caffarelli, un insieme così ricco e autorevole di originali, riuniti per restituire la magnificenza dell’arte greca ed esaltarne la bellezza e la purezza materiale. Vedere queste opere accostate significa anche poter ricostruire la storia dei significati che hanno assunto nel tempo: oggetti nati come votivi o funerari diventano simboli politici, entrano nelle domus aristocratiche per rappresentare cultura, prestigio e potere. Il progetto espositivo restituisce anche questa trasformazione, mettendo in evidenza come ogni opera abbia avuto più vite, più usi e più letture; non sono dunque solo testimonianze estetiche ma sono oggetti che, nel loro passaggio dalla Grecia a Roma, hanno cambiato funzione e hanno contribuito a plasmare il linguaggio artistico romano.

Allestimento della mostra “La Grecia a Roma” a Villa Caffarelli dei Musei Capitolini (foto wps / roma capitale))
La mostra “La Grecia a Roma” ripercorre l’arrivo dell’arte greca nell’Urbe secondo tre tappe fondamentali – le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo. Parallelamente alle tre diversi fasi dell’arco narrativo, racconta i contesti d’uso delle opere, ossia gli spazi pubblici, quelli sacri e le residenze private. È quest’ultima l’età della diffusione del collezionismo privato, quando si sviluppa l’arte detta neoattica con la produzione di oggetti d’arredo su commissione dell’élite cittadina: i manufatti diventano strumenti di autorappresentazione e simboli di status.

Testa di ariete in marmo pario (fine V-IV sec. a.C.) conservata al Museum of Fine Arts di Boston (foto wps / roma capitale)
Oltre ad opere provenienti dal Sistema Musei di Roma Capitale – Musei Capitolini, Antiquarium, Centrale Montemartini, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo della Civiltà Romana, museo dell’Ara Pacis, Teatro di Marcello, Area Sacra di Largo Argentina, museo dei Fori Imperiali – e da importanti istituzioni italiane, come il museo nazionale Romano, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il museo Archeologico di Napoli, la mostra vanta prestiti provenienti dai più famosi musei del mondo, tra cui la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, il Museum of Fine Arts di Boston, i Musei Vaticani, il Metropolitan Museum of Art di New York, il British Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Budapest. Completano l’esposizione anche opere provenienti da collezioni private, in particolare la Fondazione Sorgente Group di Roma e la Collezione Al Thani di Parigi.
Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica

Stele funeraria greca in marmo dall’Abbazia di S. Nilo a Grottaferrata (Rm) (410-390 a.C.) (foto roma capitale) (Per gentile concessione del ministero della Cultura – direzione regionale Musei nazionali Lazio)
e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della collezione Al Thani di Parigi, che nel Seicento era a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche rinvenute in recenti scavi archeologici presso il Colosseo.

Cratere di Mitridate VI Eupatore con dedica iscritta in greco. Bronzo, da Anbzio (fine II – prima metà I sec. a.C.), conservato ai Musei Capitolini (foto roma capitale)
L’allestimento della mostra “La Grecia a Roma” colpisce non solo per la magnificenza dei numerosi capolavori originali esposti, ma anche per l’efficacia della sua narrazione. Il percorso è arricchito da contenuti multimediali che guidano il visitatore in un viaggio immersivo tra ricostruzioni architettoniche, contesti cerimoniali e apparati decorativi. Questo approccio integrato, che unisce archeologia e tecnologie digitali, offre da un lato un’esperienza di visita coinvolgente e, dall’altro, la possibilità di contestualizzare le opere nel loro spazio originario, avvicinando il pubblico alle più recenti interpretazioni e alle moderne tecniche di studio e restauro dei manufatti antichi.
Roma. Palazzo Nuovo dei Musei Capitolini, ospita per la prima volta una mostra: “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione del card. Albani
Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, il Palazzo Nuovo dei musei Capitolini a Roma ospiterà la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”. Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea. Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection, saranno in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private. La mostra, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger, dal sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, in collaborazione con la Maison Cartier e con il supporto di Zètema Progetto Cultura. Il progetto di allestimento è a cura di Sylvain Roca, con uno straordinario contributo creativo del Maestro Dante Ferretti.

Diadema, Cartier Paris, in platino, diamanti, perle naturali, eseguito su ordinazione (1907) per il matrimonio di Marie Bonaparte con il Principe Giorgio di Grecia e Danimarca (foto Nils Herrmann, Collection Cartier / Cartier)
Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno. “Cartier e il mito ai Musei Capitolini” è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma.

Statua seduta di Elena della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)
Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo. La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell’uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità.

Statua di Afrodite, Venere Capitolina, della collezione del card. Alessandro Albani conservata a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)
L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana. La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.

Pendente, Cartier Londra, 1920, in platino, diamanti, zaffiri, cristallo di rocca, pietra di luna, onice (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)
Cartier ha tratto ispirazione dall’Arte Classica in vari modi, sia in modo diretto che attraverso il filtro di periodi storici evocativi profondamente influenzati dall’antichità, come il Rinascimento, la corte di Versailles e il Neoclassicismo. La storia di Cartier si sviluppa attraverso epoche in cui l’estetica classica funge da grammatica stilistica: dai revival storicisti della metà del XIX secolo allo stile a ghirlanda svolazzante della Belle Époque; dalla reinterpretazione delle forme antiche nello stile moderno dei primi del XX secolo, al ritorno dell’oro giallo negli anni Quaranta insieme alla libertà d’espressione femminile; dalla giocosa rivisitazione dei miti negli anni Settanta fino a un approccio contemporaneo all’antichità. I canoni classici rimangono una pietra angolare dell’eccellenza estetica grazie al loro vocabolario formale universalmente riconosciuto.

Mosaico delle Colombe che si abbeverano a un vaso (fine I sec. a.C.) da villa Adriana a Tivoli, consevato a Palazzo Nuovo dei musei Capitolini (foto sovrintendenza capitolina)
Ad introdurre la mostra “Cartier e il Mito ai Musei Capitolini”, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar. Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra, degna della sua discendenza dal Sole. Una mitologia costantemente rivisitata, gioiosa e piena di sorprese, che parla al mondo di oggi: questo è ciò che Dante Ferretti riesce a creare nelle sue opere. È anche ciò che la Maison Cartier è riuscita a fare fin dalle sue origini attraverso il mito, reinterpretando costantemente un’antichità classica vivente, sempre rinnovata e pronta a fondersi con la modernità.

Spilla Stomacher, Cartier Parigi, in platino, diamanti, zaffiri, , eseguita su ordinazione, 1907 (foto Vincent Wulveryck, Collection Cartier / Cartier)
La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti. Fin dall’inizio del XX secolo, i disegnatori di Cartier si sono progressivamente allontanati dai riferimenti diretti all’antichità classica, che seguivano i fondamenti della geometria e della matematica dei filosofi greci, basandosi sul principio della sezione aurea. I miti greci compaiono in modo più indiretto e, al tempo stesso, più fedele allo spirito dell’ornamento antico, così come presentato dagli studiosi della religione greca. I gioielli fanno parte di ciò che i Greci chiamano kosmos, una parola che indica sia la disposizione corretta degli abiti e dei gioielli, sia l’ordine imperscrutabile dell’universo. Nelle creazioni di Cartier, come nei miti antichi, i gioielli si presentano come riproduzioni in miniatura dell’universo e delle sue forze primordiali: la terra e i suoi minerali, l’oceano e le sue creature marine, il cielo stellato e il fuoco del sole. Efesto, il dio artigiano, riunisce questi elementi attraverso l’arte, proprio come fanno gli artigiani della Maison Cartier nei loro atelier, ispirati dal potere evocativo delle gemme. Il gioiello diventa così un discorso metafisico, oltre che un ornamento di prestigio.
















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