Archivio | ottobre 2021

“Reliving at Pompeii”, in live streaming gratuito su ITsART, è il docufilm del parco archeologico di Pompei e del Gruppo TIM omaggio allo storico film-concerto del 1971 del regista Adrian Maben “Pink Floyd: live at Pompeii” nel 50° anniversario dalle riprese nell’anfiteatro senza pubblico di Pompei

Locandina delle celebrazioni in live streaming del 50mo del film “Pink Floyd. Live at Pompeii”
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L’anfiteatro romano di Pompei durante le registrazioni del video dei Pink Floyd nel 1971

A 50 anni dalle riprese del film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompeii” diretto da Adrian Maben, che vide la storica band inglese esibirsi nel 1971 all’anfiteatro di Pompei in un memorabile concerto a porte chiuse, il parco archeologico di Pompei e il Gruppo TIM inaugurano una partnership per valorizzare ulteriormente un patrimonio unico al mondo, attraverso l’adozione di tecnologie digitali. Il 28 ottobre 2021, alle 20, in esclusiva gratuita live streaming su ITsART – la piattaforma digitale promossa dal MiC, dedicata all’arte e alla cultura italiana – sarà trasmesso il docufilm ‘Reliving at Pompeii’ in diretta dall’Anfiteatro in una modalità immersiva e digitale, da tutti fruibile. Per assistere al live streaming dell’evento trasmesso in esclusiva su ITsART basterà registrarsi gratuitamente al sito https://www.itsart.tv/it/.  

Adrian Maben segue le riprese del docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, durante le riprese del docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)

Il docufilm ‘Reliving at Pompeii’ è stato realizzato con la regia di Luca Mazzieri, Magister Art, e la supervisione di Adrian Maben, che è ritornato per ripercorrere le tappe più significative del viaggio dei Pink Floyd a Pompei negli anni ’70. Alla narrazione filmica, audiovisiva, sonora e multimediale e a spezzoni del film originale, si aggiungono innovative soluzioni digitali rese disponibili dal Gruppo TIM, quali l’augmented reality, il light mapping dell’anfiteatro e la virtual reality, che consentiranno di vivere un’esperienza immersiva a tutto tondo da remoto. Il Gruppo TIM, partner tecnologico esclusivo e promotore dell’evento insieme al parco archeologico di Pompei, ha reso possibile questa iniziativa grazie alla sua capacità di innovazione in molteplici ambiti di applicazione, quali piattaforme di ‘live streaming’ in AR, il 5G, l’IoT e il Cloud.

“Il concerto a porte chiuse del 1971 segnò un momento importante per la band, ma anche per il sito di Pompei e l’anfiteatro che, attraverso la musica, hanno raggiunto nuovi pubblici”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco. “Si trattò di un connubio di arte, musica e monumento, di una potenza enorme. A 50 anni il Parco vuole celebrare quello che fu un evento straordinario, attraverso la sinergia con un partner come TIM in grado di fornire strumenti avanzati e innovativi. Inoltre, la diffusione di questo primo docufilm attraverso la piattaforma ministeriale ITsART, ci consente di garantire una fruizione ampia del patrimonio culturale”. Claudio Pellegrini, responsabile Sales Local Government, Health & Education di TIM: “Siamo orgogliosi di poter mettere a disposizione le nostre competenze e tecnologie in questa iniziativa con il Parco Archeologico di Pompei e il MiC, che conferma l’importante ruolo che TIM può svolgere per accelerare la diffusione di servizi digitali innovativi nel campo della cultura e del turismo. Si tratta di soluzioni appositamente sviluppate grazie alle piattaforme 5G, Edge cloud e alle competenze delle aziende del Gruppo TIM, come Olivetti e Noovle. Siamo convinti che l’utilizzo di queste tecnologie possa favorire l’adozione di nuovi modelli di fruizione del nostro immenso patrimonio artistico e culturale, valorizzandolo ulteriormente, e dare così impulso al processo di digitalizzazione del Paese”.

‘Reliving at Pompeii’ è un docufilm inedito declinato in 5 brevi episodi che ripercorre i momenti creativi del regista in un viaggio intimo dentro i luoghi del parco archeologico e della città di Pompei, per andare alle origini di quella intuizione concretizzata con il primo ciak del famoso film-concerto di cinquant’anni fa. Contenuti audiovisivi e multimediali di alta qualità, un allestimento scenografico contemporaneo e tecnologico d’avanguardia, intervallati da interventi e interviste condotte da Ernesto Assante, firma giornalistica storica ed esperto di musica, nonché della band, costituiranno l’evento della serata che ha la direzione artistica e creativa di Magister Art e quella tecnica di GSNET.

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Alessandra Sorrentino nel docufilm “Reliving at Pompeii” (foto Magister Art)

Gli episodi narrano la genesi del film, realizzato ancora prima del clamoroso successo di “The Dark Side of the Moon” – divenuto poi “di culto” – contestualizzandolo ai giorni nostri rivolti ad un pubblico nuovo nel 2021. Conclude l’evento la proiezione del film “Pink Floyd: Live at Pompeii” ideato e realizzato da Adrian Maben nel 1971. Interpreti e personaggi principali: Adrian Maben, Giulio Cristini, Alessandra Sorrentino, Gabriel Zuchtriegel. L’ambientazione del contesto sarà altrettanto evocativa e in linea con l’identità dell’evento celebrato: l’Anfiteatro ospiterà solo un monolitico schermo, in assenza di pubblico, fedele al concetto anti-Woodstock del film originale, concentrato di iconiche immagini e di musica nella sua pura essenza: fu uno spostamento epocale, sperimentato per la prima volta, del modello di esecuzione della musica rock dal vivo.

Un frame del video “Pink Floyd. Live at Pompeii” girato nell’anfiteatro nel 1971

“Pink Floyd: Live at Pompeii” (Francia, Belgio, Germania, 1972; 80’) è un film-concerto diretto da Adrian Maben, incentrato sulla musica del gruppo rock inglese dei Pink Floyd e sulla loro storica esibizione tra le rovine di Pompei. Magistralmente registrata di giorno nell’arena immersa nel sole, e di notte tra gli affascinanti resti della distruzione vulcanica, questa live session senza pubblico, girata nell’arco di quattro giorni nell’ottobre 1971, include i brani: Echoes (diviso in 2 parti), Careful with that axe, Eugene, A saucerful of secrets, One of those days, Set the controls for the heart of the sun, Mademoiselle nobbs (Seamus).

Ercolano. Dopo il sold out de “Gli Ozi di Ercole. Materia e corpi tra antico e moderno” in presenza,  la rassegna diventa “Gli Ozi di Ercole on line”, una nuova serie di appuntamenti settimanali sui social del parco archeologico

Il manifesto de “Gli Ozi di Ercole” all’ingresso del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Grande successo per la rassegna “Gli Ozi di Ercole. Materia e corpi tra antico e moderno”. fortemente voluta dal direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano e curata nella direzione da Gennaro Carillo: sold out per tutti i 10 incontri con 13 straordinari relatori. La rassegna è stata realizzata grazie al Piano di valorizzazione del MIC e con il supporto della Regione Campania. Dopo il sold out, grazie alle richieste della community dal 27 ottobre 2021 le lezioni-spettacolo si spostano sul web e diventano una nuova serie di appuntamenti sui canali social del Parco, dove incontrarsi per scambiare idee sui temi trattati ogni settimana. Gli Ozi di Ercole, dunque, diventano una nuova serie social, gli “Ozi di Ercole on line”, che con appuntamenti settimanali sui canali social ufficiali del parco archeologico di Ercolano (https://www.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano) appunto dal 27 ottobre 2021 estenderanno alla community online la fruizione degli incontri tenutisi presso l’area archeologica consentendo a chi ci è stato di riviverli, approfondirli, ricordarli, e a tanti nuovi utenti la possibilità di confrontarsi con un ciclo di eventi che ha segnato un nuovo successo nell’offerta culturale del Parco. “La condivisione degli incontri sul web”, spiega il direttore Francesco Sirano, “è un’opportunità che permetterà di ampliare ulteriormente il nostro pubblico social ma anche la possibilità di riproporre l’offerta agli appassionati del Parco, potremo assaporare nuovamente le tematiche affrontate per prepararci al meglio per il ciclo di Ozi del prossimo anno”.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, in un incontro de “Gli Ozi di Ercole” (foto paerco)

“Protagonista è stato innanzitutto il pubblico”, ha dichiarato Sirano nell’incontro conclusivo, con Alfonso Iaccarino e Marino Niola,  “che ha partecipato con costanza e straordinaria partecipazione per un mese e mezzo. Abbiamo fatto tutti insieme un viaggio alla scoperta di valori culturali che maieuticamente sono venuti alla nostra consapevolezza. Il successo ci conforta per annunciare il secondo ciclo della rassegna. Si è trattato di un’opera corale dove anche tutto lo staff del parco ha fatto la sua parte. Abbiamo nutrito gli occhi, lo spirito, la mente – conclude Sirano –, il nostro obiettivo è creare comunità e allargarla il più possibile”.

Gennaro Carillo, curatore della rassegna “Gli Ozi di Ercole” (foto paerco)

“Il risultato più lusinghiero è stata la coerenza tematica”, continua il curatore della rassegna Gennaro Carillo. “È come se un grande prisma fosse stato scomposto in dieci facce, ognuna delle quali dialogante con l’altra. Il salto di qualità è stato il ruolo assunto dal Parco archeologico di Ercolano quale ‘produttore’ e co-artefice del progetto. Il che rende auspicabile la continuità del ciclo, magari prevedendo un ampliamento ulteriore della platea”. Un bilancio estremamente positivo, che fa giustizia di troppi luoghi comuni sulla diseducazione del pubblico, per cui il ciclo ha evidenziato che la domanda di una proposta culturale alta e al tempo stesso fascinosa e non tediosa è fortissima. “Il successo del ciclo dimostra che si può arrischiare una proposta rigorosa, problematica e problematizzante, si possono mettere in discussione stereotipi o risalire alle origini della loro formazione, e insieme incontrare il favore del pubblico sempre molto partecipe e caloroso, mai passivo. Mi ha molto commosso, per esempio, che Edoardo Camurri, al suo arrivo, sia stato ringraziato da molti spettatori per aver alleviato, con le sue trasmissioni e il suo entusiasmo contagioso, i giorni più bui dell’emergenza pandemica. Ecco, tutto quanto significa riconoscenza e riconoscimento, da parte del Parco – termina Carillo -, nei confronti di un comparto, quello dello spettacolo, che è stato fra i più penalizzati e meno tutelati durante l’emergenza. Un piccolo segno, il nostro, che tuttavia rivendichiamo con orgoglio”.

Verona. Prorogata al museo di Storia naturale la mostra “Bolca, nuovi eccezionali ritrovamenti” per far conoscere al grande pubblico l’eccezionale bellezza e il particolare pregio dei reperti conservati in giacimenti in lista per diventare sito Unesco

Il fossile di pesce cartilagineo “star” della mostra “Bolca. Nuovi eccezionali ritrovamenti” al museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)
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Locandina della mostra “Bolca. Nuovi eccezionali ritrovamenti” al museo di Storia naturale di Verona

C’è tempo fino al 31 ottobre 2021 per poter ammirare la mostra “Bolca, nuovi eccezionali ritrovamenti”, a cura di Roberto Zorzin e Leonardo Latella, allestita al museo di Storia naturale di Verona, dedicata ai nuovi ritrovamenti di Bolca. È stata infatti riconosciuta una proroga speciale, il termine era originariamente fissato al 24 di ottobre 2021, per offrire al pubblico nuove opportunità per scoprire, con l’ulteriore proposta di visite guidate e laboratori didattici gratuiti, l’eccezionale reperto fossile di pesce cartilagineo. Bolca è nota particolarmente per i suoi pesci che iniziarono già a far mostra di sé nella prima raccolta naturalistica, allestita a Verona, da Francesco Calzolari nel 1571. Nel tempo ha restituito una cospicua quantità di esemplari, relativi alla fauna e alla flora caratterizzanti l’ecosistema della sequenza sedimentaria conservata nel sito e fornendo una ricca varietà di informazioni sulla biodiversità di circa 50 milioni di anni fa. Inoltre, l’eccezionale stato di conservazione dei reperti consente di effettuare, fra gli altri, studi di dettaglio sull’anatomia degli organismi e condurre ricerche tassonomiche che hanno permesso in più di una occasione di istituire nuove famiglie, nuovi generi e nuove specie. Dal 1999 la sezione di Geologia e Paleontologia del museo di Storia naturale di Verona risulta impegnata nel coordinamento e gestione delle attività di estrazione e ricerca scientifica dei siti della Pesciara e del Monte Postale. Da allora, quasi annualmente sono state svolte campagne di scavo che hanno restituito una grande varietà di reperti tra cui molti esemplari di rilevante interesse scientifico, come il Mene rhombea recuperato nel 2019 e la razza rinvenuta nel 2020, ora oggetto di studio da parte di un gruppo di specialisti italiani e stranieri.

Esemplare di fossile Mene rhombea in mostra al museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)
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Tecnici e organizzatori attorno all’esemplare di pesce cartilagineo in mostra al museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)

La mostra è allestita nell’atrio del museo e ha dato simbolicamente il via alle giornate di approfondimento su “Il patrimonio paleontologico della Val d’Alpone tra conservazione, valorizzazione e fruizione”. Il desiderio di realizzare una mostra con i più significativi esemplari recuperati durante i recenti scavi paleontologici, eseguiti presso i giacimenti della Pesciara di Bolca e del Monte Postale, ha lo scopo di far conoscere al grande pubblico l’eccezionale bellezza e il particolare pregio dei reperti che questi giacimenti conservano. Tra le meraviglie proposte al museo di Storia Naturale, un fossile di pesce cartilagineo mai rinvenuto prima, eccezionalmente ben conservato e simile alle attuali razze, due pesci ossei di pregevole interesse, tra cui una Mene rhombea, icona dello stesso Museo, e una pianta acquatica col suo apparato radicale, tutti provenienti dalla Pesciara.

Fossile di pianta acquatica da Bolca in mostra al museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)

La mostra conferma e sostiene l’importanza dell’attività scientifica promossa dal museo di Storia naturale di Verona in collaborazione con alcune università italiane, specialmente dopo che i giacimenti fossiliferi di Bolca, insieme ad altre località paleontologiche della Val d’Alpone, sono stati inseriti nella Tentative List italiana, la lista dei siti candidati a diventare patrimonio dell’Unesco. I siti paleontologici della Pesciara e del Monte Postale rappresentano un esempio a livello mondiale di Fossil-Lagerstätten, depositi sedimentari, caratterizzati sia da un’elevata concentrazione di organismi sia da un eccezionale stato di conservazione. La località di Bolca, conosciuta per i suoi fossili già dalla seconda metà del 1500, è uno dei siti fossiliferi con la più antica storia di ritrovamenti e indagini, su cui si è concentrata l’attenzione scientifica italiana e straniera.

La mostra “Bolca. Nuovi eccezionali ritrovamenti” è allestita nell’atrio del museo di Storia naturale di Verona (foto comune vr)

I quattro reperti, visibili nell’atrio del museo di Storia naturale, fino al 31 ottobre 2021, verranno poi spostati nelle sale dove si trovano le collezioni dedicate ai fossili e saranno oggetto di accurati e approfonditi studi. In occasione della proroga, a partire dal 26 ottobre 2021 e per tutta la durata della mostra, alle 15.30, tutti i visitatori interessati potranno fruire di visite guidate gratuite. Per i bambini dai 6 agli 11 anni, la domenica, dalle 14.30 alle 17.30, in tre turni di 1 ora, con massimo 8 bambini per gruppo, sono invece proposti laboratori didattici sul tema dell’esposizione. La partecipazione alle visite guidate e ai laboratori didattici è gratuita, si paga solo il biglietto d’ingresso al museo. Iscrizione obbligatoria da effettuarsi entro il sabato mattina precedente la data della visita o del laboratorio. Orari, da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30), chiuso il lunedì, biglietteria 045 8004379. Biglietti, ingresso consentito con Green Pass e mascherina. Si consiglia di prenotare e acquistare i biglietti online a questo link www.museiverona.com.

Dea di Morgantina: nel decennale della restituzione, protagonista all’apertura dell’XI Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica con il video-spot del Comune di Aidone, e su SkyArte nella seconda puntata di “Art Riders. Caccia ai tombaroli” che indaga sui furti più misteriosi di arte antica

La Dea di Morgantina, trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale dal Paul Getty Museum (foto RDCA)

Dal grande al piccolo schermo: protagonista la Dea di Morgantina. Nel decennale dello storico ritorno della preziosa statua del V sec. a.C., trafugata in Sicilia nella seconda metà del Novecento e restituita a seguito di una lunga trattativa internazionale, il Comune di Aidone ha prodotto un video-spot e SKY Arte una puntata sulla vicissitudini subite dalla Dea.

Morgantina, la città della dea. Lo spot sulla Dea di Morgantina giovedì 14 ottobre 2021 ha ufficialmente aperto l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct). Questo video è stato fortemente voluto dal Comune di Aidone con il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana. Il filmato, nel decennale della restituzione della preziosa scultura all’Italia, è stato prodotto con la consulenza scientifica dell’archeologa Serena Raffiotta, assessore al Patrimonio Culturale di Aidone, e della prof.ssa Sonia Macrì, docente di Lingua e letteratura greca presso l’UKE Università Kore Enna. “Proiettare il nostro video a Licodia Eubea nell’ambito di un evento culturale di grande spessore quale è la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica”, sottolinea il sindaco di Aidone, Nuccio Chiarenza, “rappresenta un’occasione importante di promozione e valorizzazione del patrimonio archeologico aidonese. Ringraziamo l’archeologa Alessandra Cilio e il regista Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna di Licodia, per l’opportunità offertaci”.

Art Raiders. Caccia ai tombaroli. È la nuova serie Sky Original che indaga sui furti più misteriosi di arte antica. Come hanno fatto dei capolavori sepolti e dimenticati a finire nei musei più prestigiosi al mondo? Dopo il primo episodio dedicato a “Il Cratere di Eufronio”, nella seconda puntata, in programma martedì 26 ottobre 2021, alle 21.15, su Sky Arte, protagonista è la Dea di Morgantina. “Nell’anno del decennale del rimpatrio della pregevole scultura greca, simbolo di Morgantina e della nostra comunità”, commenta il sindaco Chiarenza, “siamo onorati che alla Dea sia stata concessa una vetrina così importante e che per l’ennesima volta torni sotto i riflettori della tv per raccontare al mondo, attraverso varie testimonianze, un’intrigante storia a lieto fine”.

Roma. “Roots N’ Roses”: quinto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo del 2021: protagonisti The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino

Gli Oddroots protagonisti di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)

“Roots N’ Roses” è il titolo del sesto appuntamento del parco archeologico del Colosseo con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il secondo della miniserie 2021 dedicata a tre nomi emergenti della scena musicale italiana, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto della musica indipendente. Dopo Claire Audrin è la volta dei The Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico, raggiungono il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritrovano la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito, con il brano “Queen of Evolution”. La musica dei The Oddroots, nati a Roma nel 2019, trova le proprie radici nel reggae e nel dub, lasciandosi contaminare da funk, soul, ska, jazz, hip hop, fino a ottenere un suono moderno e originale. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Regina dell’evoluzione” con l’etichetta Orange Park Records. Sono vincitori della categoria Jazzology del LAZIOSound Scouting 2020 con la canzone “Moonshine”. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo).

Dalla via Nova, una delle vie di mezza costa del colle Palatino, con sullo sfondo la Basilica di Massenzio e Santa Francesca Romana, il gruppo accompagnato dall’archeologo Andrea Schiappelli, inizia l’ascesa al colle Palatino, verso i giardini rinascimentali che la famiglia Farnese volle costruire a partire dal 1536 quando l’imperatore Carlo V percorse la via Sacra per celebrare il suo trionfo contro i saraceni a Tunisi. “Da quel momento – ricorda Schiappelli – Paolo III Farnese, che riorganizzò questo riordino del Colle e di parte del Foro, capì che il colle Palatino poteva essere un’ottima sede per una villa di rappresentanza sotto la Basilica di Massenzio dove, nel I sec. d.C. c’erano gli Horrea Piperataria, ovvero i magazzini delle spezie, che all’epoca erano preziosissime e molto amate dai Romani: provenivano dai nuovi mondi, dall’Asia, dall’Africa e perfino da Sumatra e dal Borneo. E tant’è che spesso come pagamento dei riscatti, oltre all’oro alle statue e ad altre cose di pregio, si chiedevano chili di pepe perché, soprattutto per i popoli del Nord, era un bene preziosissimo”. Il Teatro del Fontanone era il punto più ampio di questo ingresso monumentale agli Horti, caratterizzato da un fontanone costruito a coprire il fronte della Domus Tiberiana che in antico si sviluppava in altezza. E qui si vede una delle catene d’acqua dei giardini degli Horti Farnesiani, la stessa acqua che si sente scorrere nel Ninfeo della Pioggia, che si vede risalendo le scale. Qui sicuramente si svolgevano feste, manifestazioni, banchetti, anche musica, nel momento di maggior fioritura degli Horti, dalla metà del 1500 al 1650 circa quando poi comincia ad andare un po’ tutto in abbandono, in decadenza.

Gli Oddroots in concerto tra le Uccelliere degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

In cima al colle si raggiunge il terrazzo a pianta trapezoidale: “Una forma – fa notare Schiappelli – che aumenta questo effetto di proiezione del visitatore verso l’affaccio e sul panorama. Siamo in mezzo, tra le due Uccelliere, due costruzioni che effettivamente nel Seicento, quando vengono costruite, servivano a contenere, dentro voliere in griglia di metallo, gli uccelli esotici che erano importati dai mondi di nuova scoperta, Sud America, Asia e Africa, e che venivano anch’essi offerti come dono di rappresentanza al Papa dagli ospiti importanti, dalle ambasciate… E quindi era un punto di grande esotismo e di meraviglia per chi arrivava in cima al colle. E soprattutto, oltre a vedere gli uccelli esotici come prima introduzione a un nuovo mondo, si apriva il giardino verde e lussureggiante”.

Gli Oddroots durante le riprese nel roseto degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

I giardini conoscono un momento di abbandono quando i Farnese si ritirano un po’ dalla scena romana. “Qui tutto si inselvatichisce, torna a essere orto, frutteto, anche carciofaia, finché poi a fine Ottocento Giacomo Boni, un archeologo che dà un’impronta scientifica alla ricerca archeologica, crea un giardino farnesiano filologico, cioè crea una zona con piante importate da fuori e un’altra zona con piante tipiche del mondo romano. E qui crea un roseto con una serie di rose che effettivamente erano note ai romani, e in più con rose che nell’Ottocento cominciano a ibridare, perché – conclude Schiappelli – molte di queste rose sono frutto di incroci tra varie specie”.

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

Verona. Al museo Archeologico al Teatro romano la mostra “Vasi antichi” alcuni dei pezzi più suggestivi della raccolta di ceramiche preromane, un’ottantina di vasi dal VII al IV secolo a.C. circa, normalmente non esposte al pubblico. Focus sui buccheri etruschi

Ceramica preromana nella mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro Romano di Verona (foto comune di vr)

Prima domenica al museo a tu per tu con la ceramica preromana conservata nei depositi. Il fascino del bucchero etrusco al museo Archeologico al teatro romano di Verona, nella sala dedicata alle esposizioni temporanee, la nuova mostra sui “Vasi antichi”, a cura di Margherita Bolla, che dedica un focus speciale alle ceramiche etrusche. La mostra, inaugurata sabato 23 ottobre 2021 dall’assessore comunale alla Cultura Francesca Briani e dalla responsabile allestimenti e valorizzazione del museo Archeologico al Teatro romano Margherita Bolla, e che si potrà visitare fino al 2 ottobre 2022, presenta alcuni dei pezzi più suggestivi della raccolta di ceramiche preromane, un’ottantina di vasi dal VII al IV secolo a.C. circa, che compongono una parte della ricca collezione del museo Archeologico veronese, normalmente non esposta al pubblico. Orari, dal 23 ottobre 2021 al 2 ottobre 2022, da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30), chiuso il lunedì. Biglietto intero 4,50 euro; biglietto ridotto gruppi (superiore a 15 persone), agevolazioni, persone oltre 60 anni, 3 euro; biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati), 1 euro. Ingresso gratuito: persone oltre 65 anni residenti nel Comune di Verona; persone con disabilità e loro accompagnatori; con VeronaCard. Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica ad 1 euro. Prenotazione visite guidate e percorsi didattici – Segreteria didattica dei Musei Civici – Cooperativa Le Macchine Celibi. Dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16 – il sabato dalle 9 alle 13. Tel. 045 8036353 – 045 597140, segreteriadidattica@comune.verona.it.

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L’assessore Francesca Briani e la curatrice Margherita Bolla all’inaugurazione della mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro romano di Verona (foto comune di vr)

“Dopo la pandemia e i danni subiti nel nubifragio dell’agosto 2020, che ne ha costretto la chiusura per i lavori di sistemazione”, ricorda l’assessore Briani, “il museo Archeologico al Teatro Romano ha riaperto, nell’aprile di quest’anno 2021, ai numerosi visitatori, soprattutto stranieri, desiderosi di approfondire la conoscenza della città. Questa mostra rappresenta un altro significativo momento nel percorso di piena ripresa culturale di Verona, un’occasione per ricordare, ancora una volta, l’importanza del mecenatismo per l’ampliamento delle raccolte museali e il ricco patrimonio custodito negli archivi dei civici musei. L’ottantina di vasi in mostra, mai esposti prima al pubblico, fanno infatti parte dell’ampia collezione custodita dal museo Archeologico”. E la curatrice Bolla sottolinea: “L’esposizione è dedicata alla valorizzazione di una collezione del museo Archeologico normalmente non esposta al pubblico, che potrà essere ammirata per un anno. Si tratta di una delle tante tappe del programma di valorizzazione del patrimonio conservato in questo Museo. La ceramica, che richiede grande perizia tecnica e sapienza artigianale, offre numerosi spunti anche per lo svolgimento di percorsi didattici, che possono riprendere in presenza dopo la forzata interruzione a causa della pandemia”.

La vetrina con i “buccheri”, i famosi vasi neri degli etruschi nella mostra “Vasi antichi” al museo Archeologico al Teatro romano di Verona (foto comune di vr)

Di particolare impatto la vetrina dedicata alle “ceramiche nere degli Etruschi”, con un vaso monumentale, parte di un gruppo di vasi in bucchero donato al Museo di Verona nell’Ottocento da Bernardino Biondelli (nato a Zevio nel 1804), linguista di fama, archeologo, curatore delle collezioni numismatiche del Comune di Milano per più di trent’anni. Questa tipologia di manufatti, chiamati anche buccheri, si distinguono grazie al tipico colore nero che si trova sia sulla superficie, più o meno compatta e lucente, sia nel corpo ceramico. Non si tratta infatti in questo caso di vernice sovrapposta alle pareti del vaso, ma di un particolare procedimento di cottura in assenza di ossigeno per impedire le trasformazioni chimiche di ossidazione che facevano assumere la tipica colorazione aranciata ai minerali di ferro contenuti nell’argilla. La parola “bucchero” non è etrusca, ma di origine spagnola, e designava una ceramica di colore nero di produzione sudamericana importata nel XVII secolo, molto simile alle ceramiche etrusche che presero dunque il suo nome. L’invenzione del bucchero etrusco si deve alla volontà di creare oggetti che potessero assomigliare ai costosi servizi in bronzo, di colore metallico e lucenti, ma che fossero meno costosi. L’uso di crateri, brocche, calici e mestoli in bronzo era infatti previsto durante i banchetti degli esponenti più ricchi della società etrusca, che molto probabilmente aveva assimilato questa abitudine dai Greci, con i quali da secoli intrattenevano rapporti commerciali.

Ercolano. Al parco archeologico Italia e Germania al lavoro per approcci innovativi ai siti UNESCO di epoca romana: “Mettere insieme il know-how in questo momento è vitale”

La delegazione tedesca dello Stato federato della Germania Renania-Palatinato in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Orientamento strategico, fattori di successo, rischi e sfide nella conservazione dei siti del patrimonio romano tutti questi sono gli argomenti di discussione dell’incontro informale del 18 ottobre 2021, tra il  parco archeologico di Ercolano, la Fondazione Packard e una delegazione tedesca dello stato federato della Germania Renania-Palatinato, guidata dal ministro degli Interni del Land Roger Lewentz, responsabile della direzione generale dei Beni culturali e dei siti comunali romani. È dal 2017 che lo stato tedesco della Renania-Palatinato sta intensamente lavorando su una strategia di sviluppo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio di età romana. Con il recente riconoscimento UNESCO del Limes germanico inferiore dalla Renania-Palatinato al Mare del Nord, l’argomento ha acquisito maggiore importanza. Lo scopo della visita e degli incontri con i colleghi di Ercolano è confrontarsi sulle esperienze e costruire insieme una rete più ampia tra i sito di epoca romana mirata a condividere suggerimenti e buone pratiche. La delegazione del ministero tedesco ha visitato il parco archeologico di Ercolano, il museo Archeologico virtuale di Ercolano, la Villa di Oplontis e anche Pompei.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, e Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project (foto paerco)

“A pochi giorni dalla conclusione del Seminario UNESCO sui Visitor Center, il parco incontra i colleghi tedeschi insieme ai rappresentati della Fondazione Packard che ci affiancano nella gestione del sito, caso unico in Europa (e forse anche nel mondo) di una innovativa collaborazione pubblico-privato che ha giustamente fatto scuola a livello internazionale”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Mettiamo a confronto le nostre esperienze sui temi di come mettere in campo positive interazioni tra patrimonio romano, turismo, opportunità di lavoro, sviluppo locale e regionale. Si tratta di un’altra visita importante che conferma Ercolano come grande laboratorio a cielo aperto per elaborare buone pratiche”.

Roger Lewentz, ministro degli Interni del Land Renania-Palatinato, e Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Ringrazio sinceramente il direttore Sirano e la senior manager Thompson per aver dedicato tempo alla visita della delegazione renano-palatinese e ai loro interventi estremamente interessanti”, dichiara Roger Lewentz. “Il partenariato pubblico-privato di Ercolano è una best-practice europea per il coinvolgimento degli stakeholder, in particolare dei partner locali. Portiamo a casa molti spunti e desideriamo instaurare una collaborazione tra Ercolano e i siti del patrimonio romano in Renania-Palatinato”. E Jane Thompson, senior manager dell’Herculaneum Conservation Project, conclude: “L’opportunità per una maggiore cooperazione tra i siti designati dall’UNESCO di epoca romana ha un enorme potenziale. Mettere in comune il know-how in questo momento è vitale, per i gestori del patrimonio che si occupano per la prima volta dei requisiti UNESCO ma anche, e forse soprattutto, per coloro che lavorano in Paesi che affrontano sfide particolari in termini di stabilità delle istituzioni e della società civile. Tale rete cattura lo spirito dietro le designazioni dell’UNESCO”.

Roma. Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”: protagonisti gli Oddroots al roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino, in onda sui canali social del parco archeologico del Colosseo

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Gli Oddroots protagonisti di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)

Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” dedicata quest’anno a tre nomi emergenti, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio nell’ambito del programma regionale delle Politiche Giovanili “GenerAzioni: la Regione per i Giovani”, con il sostegno del Dipartimento per le Politiche Giovanili, coordinata da Lorenzo Sciarretta, delegato del Presidente alle Politiche Giovanili. Protagonisti gli Oddroots nella puntata che andrà in onda in esclusiva sul canale YouTube del PArCo sabato 23 ottobre 2021, alle 18, per essere poi rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di LAZIOSound. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “StarWalks” del canale Spotify del PArCo. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). Con questa serie nella serie, condividendone spirito e finalità, il PArCo ha voluto aderire all’iniziativa LAZIOSound, programma per sostenere la produzione, promozione, distribuzione e l’internazionalizzazione dei giovani musicisti under 35 con il quale la Regione Lazio affianca i giovani musicisti nel momento più difficile, quello in cui si affacciano in un mondo complesso come quello musicale. Attraverso una squadra di professionisti i vincitori delle cinque categorie sono seguiti in tutte le fasi del lavoro che li porterà alla pubblicazione e alla promozione di un brano. 

Gli Oddroots durante le riprese nel roseto degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Dopo Claire Audrin, vincitrice assoluta dell’ultima edizione di LAZIOSound, è la volta degli Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande della speaker Carolina Di Domenico, raggiungeranno il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritroveranno la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito. La band eseguirà “Queen of Evolution”, una canzone che parla di crescita personale, di adattamento al mondo che non si adatta a noi e di presa di coscienza del nostro potere su di esso. Il brano vuole dirci che siamo noi i responsabili della nostra evoluzione e ricordarci il ruolo personale di ognuno di noi nella costruzione della propria felicità.

Gli Oddroots in concerto nelle Uccelliere degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

“Gli echi esotici della musica degli Oddroots si addicono perfettamente al luogo scelto per il set live, le Uccelliere del giardino dei Farnese, dove all’interno di voliere metalliche erano ostentati agli ospiti uccelli provenienti dai Nuovi Mondi, lontani da Roma”, spiega il direttore del PArCo Alfonsina Russo. “La gabbia che tratteneva gli sfortunati volatili oggi rappresenta la tensione a superare i propri limiti, come emerge molto bene dalla musica di questi 8 ragazzi desiderosi di dare forma alla propria libertà di espressione”. Tutto questo e molto altro sono i The Oddroots: Giorgia Giusti, Andrea Paoloemili, Lorenzo Caciotta, Fabrizio Ballistreri, Alessio Carbone, Andrea Ceccarelli, Riccardo Alexander e Luca Masotti. Giovani talenti uniti dalla passione per il reggae e per il dub e dalla voglia di contaminazione con funk, soul, ska, jazz e hip hop. C’è tanta anima e tanto groove nella loro musica che attinge al passato. Grazie al voto della giuria popolare e dei giudici di LAZIOSound, The Oddroots sono i vincitori della categoria Jazzology, dedicata al jazz in tutte le sue forme: musica che sta vivendo un’onda di grande interesse da parte dei più giovani che, come The Oddroots, portano contaminazione con altre musiche creando una versione personale di jazz. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Queen of Evolution” con l’etichetta Orange Park Records.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia alle 6 del mattino per “L’alba dei poeti”: 20 celebri poeti contemporanei per la prima volta insieme per leggere i loro versi tra l’ultimo buio della notte e il sorgere dl sole. Performance nell’ambito della mostra “Basta Buste” di Oreste Baldini

Una domenica al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma alle 6 del mattino. BASTABUSTE, personale dell’artista Oreste Baldini (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per “Etru di sera” apre la mostra “BASTA BUSTE”, personale di Oreste Baldini, spettacolare ciclo di opere sul tema del Plastic Free. La presentazione del direttore Nizzo e dello stesso autore | archeologiavocidalpassato), propone “L’alba dei poeti”, una performance unica, nell’abbraccio del giardino centrale di Villa Giulia. Una piccola grande adunanza da ascoltare in silenzio fra le più belle voci nel panorama dei poeti italiani, uniti nell’appello d’amore e difesa dei nostri luoghi. All’alba di domenica 24 ottobre 2021, alle prime luci del mattino, 20 celebri poeti contemporanei si riuniranno per la prima volta per leggere i loro versi, celebrare la poesia attraverso la tematica ambientale, la tutela e valorizzazione dei luoghi e della Terra in cui abitiamo. La poesia si eleva così, nell’alba che rischiara ciò che osserva e denuncia, nell’interpretazione corale di un senso diverso che riconosciamo e pretendiamo, per continuare ad essere nel mondo. “L’alba dei poeti” nasce da un’idea di Nicola Bultrini. Responsabili dell’evento: Antonella Giannaccaro e Marlene Socal. Partecipano i poeti: Annelisa Alleva, Luca Archibugi, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Maria Grazia Calandrone, Davide Cortese, Francesco Dalessandro, Claudio Damiani, Elisabetta Destasio, Moira Egan, Emanuele Franceschetti, Marco Giovenale, Vittorio Lingiardi, Cinzia Marulli, Vincenzo Mascolo, Elio Pecora, Maria Concetta Petrollo, Lidia Riviello, Beppe Sebaste, Gabriella Sica, Sara Ventroni. Improvvisazioni musicali di Emanuele Bultrini, Pino Pecorelli, Ziad Trabelsi. Riprese fotografiche di Dino Ignani. Riprese video di Franco Diana. Grafica di Enrico Sartini. L’ingresso all’evento da parte del pubblico prenotato sarà consentito fra le 6 e le 06.30. La lettura dei poeti è prevista alle 6.45, nell’ultimo buio della notte, e proseguirà accompagnando il sorgere del sole. Ad aprire e chiudere l’incontro due improvvisazioni musicali eseguite da alcuni musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio. A tutti i presenti verrà offerta la colazione grazie alla Coop. Soc. PANTA COOP, Caffè Galeotto. Evento con prenotazione OBBLIGATORIA all’indirizzo: albadeipoeti@gmail.com. Obbligo di Green Pass.