Al parco archeologico di Pompei al via “Black Med, POMPEII” di Invernomuto, progetto aperto al pubblico con due interventi sonori nella Casa degli Amorini Dorati (per arredare gli spazi ed espandere alcune simbologie presenti nella Casa) e in Via Marina/Foro (richiamo al raccoglimento)

Maschera di marmo nella Casa degli Amorini Dorati a Pompei: “Black Med, POMPEII, 2021” di Invernomuto (foto archivio Black Med)

“Black Med, POMPEII” è il nuovo progetto aperto al pubblico dall’1° ottobre al 3 novembre 2021. “Black Med, POMPEII” di Invernomuto, risultato tra i progetti vincitori del bando Italian Council (VII edizione, 2019, si compone di due interventi sonori all’interno dell’area archeologica di Pompei – nella Casa degli Amorini Dorati e in Via Marina/Foro. Accessibile con i seguenti orari: installazione in Via Marina/Foro: attiva ogni ora, dalle 10 alle 15, durata 10 minuti; installazione presso la Casa degli Amorini Dorati: aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 16.30. L’opera – realizzata grazie al sostegno di Italian Council (VII edizione, 2019), progetto della direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, su presentazione di Fondazione Morra Greco (Napoli) con donazione al parco archeologico di Pompei – entra a far parte della nuova collezione d’arte contemporanea (Collectio) del Parco all’interno del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche.

Ammanati’s Neptune Fountain in mid-January, Florence, di invernomuto , image from Black Med archive,

“Black Med, POMPEII” rappresenta il culmine della ricerca del duo di artisti italiani Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi intorno alle riflessioni teoriche sul Black Mediterranean (“Mediterraneo nero”), in riferimento alle ricerche di Alessandra Di Maio (Università di Palermo) che ha utilizzato questa definizione nell’ambito degli studi postcoloniali, migratori, transnazionali e della diaspora nel campo dell’africanistica contemporanea. L’opera rientra nel più ampio processo di ricerca in corso di Invernomuto intitolato “Black Med”, il cui fulcro è la piattaforma web blackmed.invernomuto.info e che si articola, oltre che in un ciclo di opere che ne condividono i risultati provvisori, come accadrà a Pompei, anche in una pubblicazione cartacea che espande il progetto attraverso una serie di contributi teorici (Humboldt Books, Milano) e un programma di presentazioni performative e listening sessions che si sono succedute durante la lavorazione del progetto presso varie istituzioni, tra cui le due istituzioni internazionali partner del progetto: The Green Parrot (Barcellona) e Centre d’Art Contemporain Genève (Ginevra).

Affreschi parietali della Casa degli Amorini dorati (foto parco archeologico di pompei)

L’intervento nella Casa degli Amorini Dorati si basa su una sezione dell’archivio di Black Med chiamata SEASCAPE. In essa sono raccolti brani di varie epoche e generi, accomunati da ampie texture sonore; l’intervento – diffuso attraverso 4 speaker flessibili (Anakonda) – mira ad arredare gli spazi e ad espandere alcune simbologie presenti nella Casa: i riferimenti egittologici ed in particolare il culto di Iside.

Le colonne nel foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento in Via Marina/Foro diffonde invece l’output della piattaforma blackmed.invernomuto.info per sei volte al giorno, per una durata di 10 minuti, come fosse un richiamo al raccoglimento, un modo per scandire il tempo e prenderne coscienza.

La casa degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Casa degli Amorini Dorati. Riportata alla luce agli inizi del novecento, la casa – in età imperiale sicuramente tra le abitazioni più eleganti della città – deve il suo nome agli Amorini incisi su laminette d’oro, ora conservati a Napoli, che ornavano uno degli ambienti che si affacciano sul peristilio, nel quale è forse da riconoscere la stanza da letto dei padroni di casa. Ampliata e modificata in varie fasi, fino a raggiungere l’attuale disposizione, si articola attorno al grande peristilio in cui la presenza di un giardino di tipo rodio – con il colonnato del lato occidentale più alto rispetto a quello presente sugli altri tre e sormontato da un frontone. Tale caratteristica indica la volontà dei proprietari di conferire a tutto l’insieme una particolare sacralità, confermata dalla presenza, nel peristilio stesso di ben due larari: in apparente contraddizione, sono in realtà, espressione della naturalezza con cui i romani creavano un proprio pantheon, mescolando alle divinità tradizionali quelle del Vicino Oriente.

Specchio in ossidiana nella Casa degli Amorini dorati a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il primo larario, in muratura, nella classica forma a tempietto, collocato lungo il lato settentrionale del peristilio, ospitava le divinità tradizionali dei romani: accanto alla triade capitolina, culto “politico” per eccellenza, trovano spazio i Lari, protettori della famiglia, e Mercurio, dio dei commerci ma anche “accompagnatore” delle anime nell’aldilà. Il secondo larario, dipinto nell’angolo sud-orientale del peristilio era invece dedicato alle divinità egizie: su di un alto zoccolo che accoglie due serpenti benauguranti – che convergono verso due altari su cui uova sono appoggiate come offerta – è raffigurata la famiglia divina isiaca, costituita da Iside, Serapide ed Arpocrate, a cui è affiancato Anubi, il dio dei morti, dalla testa di sciacallo, che rege un caduceo a rimarcare l’avvenuta assimilazione con Mercurio. Accanto sono raffigurati gli oggetti del culto di Iside, che rimandano ad una pratica devozionale anche domestica; si riconoscono un sistro, strumento musicale utilizzato per evocare la dea; una cista; un secchio d’argento a forma di mammella destinata a contenere il latte sacro; un piatto, anch’esso d’argento. A loro guardia si erge l’uraeus, il cobra sacro.

“Mediterranean Sea Water, Not Suitable for Drinking” di Invernomuto (courtesy of the artists and Pinksummer, Genova)

Invernomuto prova a intercettare le traiettorie sonore che attraversano la complessa e stratificata area del Mediterraneo registrandone i continui movimenti e assecondando l’intreccio dei suoi accadimenti e delle sue narrazioni. Black Med naviga quindi senza seguire una cartografia regolare e categorica ma, al contrario, si lascia attraversare dalle rotte e identità multiple di cui ascolta e archivia i ritmi e le sonorità. Le traiettorie seguite da Black Med valicano l’area perimetrale del Mediterraneo in senso propriamente geografico, per prendere in considerazione geografie più ampie, informali e non ufficiali, procedendo da Marsiglia a Barcellona, da Napoli e Pompei a Palermo, da Belgrado a Brindisi, da Il Cairo, il Canale di Suez e la Nubia al Lago Vittoria, includendo le rotte migratorie che storicamente mettono in relazione la sponda africana, asiatica ed europea del Mediterraneo. La piattaforma blackmed.invernomuto.info (progettata per essere accessibile sia online – a partire dal 28 ottobre 2021 – che offline, in formato di installazione sonora) ha raccolto, allo stato attuale della ricerca, oltre 30 ore di contenuti e contributi musicali selezionati da Invernomuto e da una serie di partecipanti fra cui Paul Gilroy, Rabih Beaini, Donato Epiro, Kareem Lotfy, Ma’an Abu Taleb e altri musicisti e ricercatori a cui gli artisti hanno chiesto di proporre una selezione musicale che rispondesse alla ricerca di Black Med.

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  1. Italina Bacciga dice :

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