Archivio | Maggio 2019

“La tutela del patrimonio artistico tra passato e presente. Storia Letteratura Diritto”: due giorni di convegno internazionale all’università Federico II di Napoli sulle politiche organizzative e gestionali dei beni culturali. Il caso Ercolano col direttore del Parco, Sirano

L’università di Napoli “Federico II” sede del convegno internaziomale

“La tutela del patrimonio artistico tra passato e presente. Storia Letteratura Diritto” è il tema quanto mai attualissimo incentrato sulla conservazione del patrimonio culturale del convegno internazionale organizzato mercoledì 8 maggio e giovedì 9 maggio 2019 dall’Associazione Internazionale di Studi Tardoantichi, in collaborazione con l’università di Napoli Federico II; il dottorato in Diritti umani. Teoria, storia e prassi; il dipartimento di Studi umanistici e il Centro interdipartimentale di ricerca del Tardoantico al Moderno dell’università Federico II: due giorni di insigni interventi sulle politiche organizzative e gestionali dei beni culturali, excursus sulla storia della conservazione che abbraccia quindi il passato con il presente, interventi sulla lingua come patrimonio immateriale.

Il prof. Lucio De Giovanni del dipartimento di Giurisprudenza dell’università di Napoli “Federico II”

Nel mondo contemporaneo il tema della salvaguardia dell’ambiente naturale e del patrimonio artistico e architettonico è considerato di particolare importanza per il suo significato anche perché strettamente connesso con molti problemi attuali. Oggetto di un progetto interdipartimentale che ha visto coniugate le forze del dipartimento di Giurisprudenza della “Federico II”, con responsabile scientifico Lucio De Giovanni, e quelle del dipartimento di Studi umanistici, con responsabile scientifico Marisa Squillante, è stata “La tutela del patrimonio artistico tra passato e presente. Storia Letteratura Diritto”. L’indagine ha preso l’avvio dall’individuazione delle radici storiche del problema partendo dall’assunto che il passato, anche se non offre soluzioni dirette e non è in modo acritico applicabile alla nostra realtà, tuttavia è in grado di illustrare gli elementi che collegano le dinamiche presenti con quelle passate, per affrontare più consapevolmente il futuro. Focus dell’indagine è stata la complessa relazione tra potere politico e il patrimonio artistico e architettonico appartenenti alla città di Roma, quale sia stata l’attenzione del legislatore alla cura Urbis e i riflessi di questa nei testi letterari. Il periodo oggetto di analisi è stato quello che va dalla fine della Repubblica fino alla tarda antichità, in particolare alla costituzione dell’imperatore Giulio Valerio Maggioriano (457-461).

La locandina del convegno internazionale “La tutela del patrimonio artistico tra passato e presente. Storia Letteratura Diritto”

Appuntamento mercoledì 8 maggio 2019 in aula Pessina, alle 9.30. Dopo i saluti istituzionali di Gaetano Manfredi, rettore dell’università di Napoli Federico II; Sandro Staiano, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza; Edoardo Massimilla, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e l’introduzione dei due responsabili scientifici Lucio De Giovanni e Marisa Squillante, interverranno – nei due giorni -Pierangelo Buongiorno, Bruno Bureau, Francesco Paolo Casavola, Aurelio Cernigliaro, Nicola De Blasi, Paolo De Paolis, Arturo De Vivo, Lorenzo Franchini, Luigi Garofalo, Bardo Gauly, Paolo Giulierini, Rita Lizzi Testa, Alberto Lucarelli, Lauretta Maganzani, Arnaldo Marcone, Christian Nicolas, Francesca Reduzzi Merola, Daniela Savy, Francesco Sirano, Laura Solidoro, Letizia Vacca, Cristina Vano, Etienne Wolff.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Nell’ultima sessione di lavori, quella di giovedì 9 maggio, alle 12, presieduta da Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, incentrata sulle sfide attuali in campo sul tema della valorizzazione, aprirà gli interventi Francesco Sirano, direttore del Parco archeologico di Ercolano, su “Tutela e conservazione in un centro urbano dell’area vesuviana: il caso del Parco Archeologico di Ercolano tra storia e innovazione”. “Raccontare la testimonianza del Parco Archeologico di Ercolano in occasioni tanto prestigiose”, anticipa Sirano, “rappresenta per me una importante occasione per condividere con la comunità scientifica il senso della sfida rappresentata dal parco di Ercolano anche in materia di tutela dei beni culturali e paesaggistici. Il nuovo Parco ha infatti anche il ruolo di una Soprintendenza. Il tema è: come interpretare questa funzione nel 2019? La sfida, per il Parco, è entusiasmante: dialogare con il territorio circostante per favorire lo sviluppo sostenibile della città moderna promuovendone i valori culturali in coerenza con i principi UNESCO e secondo le leggi di tutela, ma senza impedire o bloccare le opere o le attività necessarie alla sua vita quotidiana. Una scommessa che possiamo vincere perché il Parco gestisce un bene eccezionale che rappresenta il futuro per questi luoghi e perché grazie al Parco ogni soluzione è vicina al problema. Da quando sono alla direzione del Parco di Ercolano – conclude – è un piacere vedere come poco a poco vengo considerato come una risorsa e un punto di riferimento. Partecipare a tali incontri è occasione di manifestazione di intenti, scambio di opinioni e strategie e diffusione di passione per il nostro patrimonio culturale”.

Pompei, 8 maggio: festa della Madonna del Rosario, patrona della città. Al Santuario si celebra la Supplica, e agli scavi archeologici ingresso gratuito. Rischio affollamento e chiusura temporanea degli ingressi

Il santuario della Madonna del Rosario di Pompei (foto Graziano Tavan)

8 maggio, festa della Madonna del Rosario, patrona della città di Pompei, che è pronta a vivere la Supplica alla Madonna del Rosario, in programma mercoledì 8 maggio 2019 (la messa, alle 10.30, e la supplica, alle 12), presieduta dall’arcivescovo Edgar Peña Parra, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. Come ad ogni appuntamento con la recita della preghiera composta dal beato Bartolo Longo nel 1883, sono tantissimi i fedeli attesi da ogni parte d’Italia e del mondo. In particolare saranno numerosi i pellegrini che giungeranno dalla Polonia e dall’Argentina. Molti, poi, i fedeli che affronteranno il cammino a piedi per partecipare alla Supplica.

Mercoledì 8 maggio 2019 a ingresso gratuito: si teme l’assalto alle entrate degli Scavi di Pompei

Ma l’8 maggio 2019 è anche il giorno di ingresso gratuito agli scavi di Pompei. Per questo la Direzione del Parco archeologico di Pompei informa che, in occasione della giornata gratuita prevista per il giorno 8 maggio – in coincidenza con la celebrazione della Santa Patrona della città – al fine di evitare un eccessivo sovraffollamento degli scavi di Pompei, si riserverà di chiudere l’accesso al sito, al raggiungimento dei 15mila ingressi entro le 12, e di riaprire dopo circa due ore, per consentire un adeguato deflusso dei visitatori presenti all’interno dell’area archeologica. La Direzione invita a usufruire degli accessi di Piazza Esedra e Porta Marina e ad evitare l’ingresso da Piazza Anfiteatro che potrebbe essere particolarmente congestionato per la contestuale presenza dei pellegrini al Santuario, in occasione della giornata di supplica. Si sconsiglia, inoltre, l’utilizzo dell’auto per raggiungere il Parco archeologico e si invita a utilizzare i mezzi pubblici, in particolare la circumvesuviana Linea Napoli – Sorrento, con fermata a Pompei Villa dei Misteri.

“Roma e Cartagine: due civiltà a confronto”: al Muciv-Pigorini di Roma-Eur presentazione del libro che descrive due mondi mediterranei distanti e tuttavia vicini. Ricordo di Sebastiano Tusa, uno degli autori

L’immagine sulla copertina del libro “Roma e Cartagine: due civiltà a confronto”

Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Roma e Cartagine: due mondi mediterranei distanti e tuttavia vicini. Due realtà che emergono dal fondo della storia perché destinate entrambe a diventare grandi potenze del Mediterraneo. Su questa linea muove il libro “Roma e Cartagine: due civiltà a confronto” (Edizioni di storia e studi sociali) con testi di Maurizio Massimo Bianco, Pino Blasone, Alfredo Casemento, Massimo Cultraro, Rossana De Simone, Massimo Frasca, Francesca Oliveri, Carlo Ruta, Francesco Tiboni, Sebastiano Tusa, libro che verrà presentato al Muciv di Roma-Eur martedì 7 maggio 2019, alle 17:30, nella sala conferenze del museo nazionale Preistorico etnografico “Luigi Pigorini”. Presenta l’opera Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà. Intervengono: Pino Blasone, scrittore e studioso del mondo orientale; Massimo Cultraro, primo ricercatore IBAM CNR e docente universitario; Massimo Frasca, docente di Archeologia classica, università di Catania; Maria Costanza Lentini, archeologa, già direttore Polo siti culturali Catania; Francesca Oliveri, archeologa, soprintendenza del Mare, Sicilia; Carlo Ruta, saggista e storico del mondo mediterraneo. Coordina: Elisabetta Mangani, archeologa, già funzionaria del museo “L. Pigorini”. Mario Mineo, archeologo del museo “L. Pigorini”, ricorderà la figura di Sebastiano Tusa, già funzionario del museo.

Area della battaglia delle isole Egadi tra romani e cartaginesi

L’archeologo Sebastiano Tusa

Presentazione del libro. Nella prima fase Roma e Cartagine trattano, si accordano sui commerci, cercano di stabilire una convivenza con reciprochi vantaggi. Questo fino al quarto secolo, quando Roma ancora non si sente pronta per sostenere uno scontro con la potenza “frontaliera”. Poi si dipana una lunga vicenda di conflitti che alla fine vede Roma vincitrice e Cartagine umiliata fino alla estrema distruzione. Essa risorgerà dalle proprie rovine a partire dal periodo di Augusto, che apre a Roma l’età del principato. Essa conserva ancora tradizioni fenicio-puniche, ma diventa una Cartagine romana, Sarà quindi un’altra storia. Due civiltà allora che s’incontrano e si scontrano, che non mancano comunque di similitudini, a partire dal sacro e dalle arti, che vedono ambedue fare i conti con la grecità. Entrambe si lasciano contaminare da miti e stili artistici ellenici, senza comunque rinunciare a tradizioni proprie. Entrambe coltivano un ethos patriottico, fatto di eroismi civili e militari, di impulsi predatori e ragione. E danno una propria impronta alla storia antica. Cartagine proietta i propri commerci oltre i confini delle Colonne d’Ercole. Tenta il periplo dell’Africa e punta, dall’Atlantico, verso le coste della Bretagna. Roma conquista i popoli italici ma non li umilia, tesse la propria tela del diritto, cerca di fare un uso razionale della forza che si esprime anzitutto attraverso le sue legioni. Alla fine conquista l’intero Mediterraneo.

“Lo scriba scrittore”: al museo Egizio di Torino il prof. Bernard Mathieu illustra come nasce e si sviluppa la letteratura nell’Antico Egitto

“Lo scriba scrittore” al centro dell’incontro al museo Egizio di Torino

Il logo del museo Egizio di Torino

La letteratura nell’Antico Egitto sarò al centro della conferenza “Le scribe écrivain : l’émergence de la littérature dans l’Ancienne Égypte / Lo scriba scrittore: l’avvento della letteratura nell’antico Egitto” tenuta dal professor Bernard Mathieu martedì 7 maggio 2019, alle 18, al museo Egizio di Torino. L’abbondante produzione scritta dell’antico Egitto rivela a volte, dal Vecchio Regno (2700-2200), un’elaborazione formale che consente di cogliere, qui o là, un’autentica opera di scrittore. Questo è il caso, già, di certi passaggi dei Testi delle Piramidi, ma anche, naturalmente, delle grandi opere classiche del Medio Regno, prima dell’espansione letteraria del periodo Ramesside. “I testi sapienziali”, ricorda Edda Bresciani su L’Antico Egitto (DeAgostini), “avevano un fine educativo ed erano perciò letti e studiati nelle scuole; i testi biografici delle tombe private eternavano le imprese di chi li aveva fatti scrivere; i testi regali avevano una chiara funzione di propaganda; i testi religiosi e funerari servivano al culto divino e funerario”.

L’egittologo Bernard Mathieu

Dopo aver studiato letteratura classica e egittologia all’università Paul-Valéry (Montpellier 3), all’università Paris 4 – Sorbonne e all’École Pratique des Hautes Études, Bernard Mathieu ha ottenuto l’aggregazione a Lettere Classiche (1983), poi un dottorato in Egittologia dal titolo The Love Poetry of Ancient Egypt (Università Paris 3, 1989). Attualmente è professore di Egittologia all’università Paul Valéry e membro dell’UMR 5140 CNRS (“Archeologia delle società mediterranee”). Ha realizzato diverse missioni archeologiche in Egitto, Karnak, Saqqara, nel Deserto Orientale e Tebe Ovest. I suoi interessi di ricerca includono la lingua e la letteratura egiziane e i Testi piramidali. Nell’incontro di Torino, prendendo in esame alcuni tesori letterari dell’Egitto faraonico, spiegherà come, fin dai primi tempi, non è solo lo scriba che possiamo vedere al lavoro, ma lo scrittore autentico, degno di essere trasmesso ai posteri. La conferenza sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio, si terrà in lingua francese, e si potrà seguire anche in live streaming sulla pagina Facebook del museo Egizio. Ingresso libero in sala Conferenze fino a esaurimento posti.

A Vicenza la mostra “Mito, dei ed eroi” per il ventennale delle Gallerie d’Italia fa riscoprire arte e architettura di Palazzo Leoni Montanari in cui preziosi reperti antichi dialogano con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano il piano nobile

Quante volte siete stati a Vicenza a Palazzo Leoni Montanari? Sono centinaia di migliaia gli appassionati, ma anche gli esperti, di arte antica, pittura veneta, iconografia russa che hanno varcato la soglia della nobile dimora barocca di contra’ Santa Corona in Vicenza, in vent’anni, da quando cioè – era il maggio 1999 – divenne la prima sede museale delle Gallerie d’Italia, polo museale di Intesa San Paolo (seguita nel tempo dall’apertura delle Gallerie di Napoli e Milano): le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari hanno maturato nel tempo un ruolo primario tra le istituzioni cittadine, superando i confini regionali e interloquendo con istituzioni culturali nazionali e internazionali, grazie alle collezioni permanenti di pittura veneta del Settecento, di icone russe e di ceramiche attiche e magnogreche e alle numerose esposizioni temporanee. Ma siete sicuri di conoscere veramente il palazzo, voluto da Giovanni Leoni Montanari nel 1678 nel cuore di Vicenza, quando la sua famiglia si affacciava alla ribalta cittadina? Questa casata non era infatti nobile di nascita, ma era riuscita a raggiungere una solida posizione economica grazie alla produzione e al commercio di tessuti. La famiglia era alla ricerca di un’affermazione sociale e desiderava essere accolta nel ceto nobiliare di Vicenza. La costruzione del palazzo in contra’ Santa Corona serviva dunque a dare un chiaro segnale delle aspirazioni della famiglia e del nuovo ruolo che ambiva a ricoprire nella vita cittadina.

La locandina della mostra “Mito, dei ed eroi” a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza

Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, curatori della mostra “Mito, dei ed eroi” (foto Graziano Tavan)

Stucchi barocchi a Palazzo Leoni Montanari (da http://www.affrescoeuganeo.com)

Nel ventennale delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, per celebrare l’evento Intesa San Paolo ha promosso la mostra “Mito, dei ed eroi” (fino al 14 luglio 2019) a cura di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, un’occasione per riscoprire il palazzo, la sua identità, testimonianza della cultura figurativa italiana tra Seicento e Ottocento, specchio della cultura e delle aspirazioni dei suoi committenti, in un percorso in cui l’Antico dialoga con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano le stanze del piano nobile del palazzo, diventando un’indagine sulla fortuna dei miti classici dall’antichità al Neoclassicismo. Così il visitatore – per la prima volta – è quasi costretto ad alzare la testa, ad apprezzare l’architettura e l’arte dello scrigno nobiliare in un dialogo continuo con gli eccezionali prestiti eccezionali da due dei più importanti musei Archeologici nazionali italiani (Napoli e Reggio Calabria) e dall’Ermitage di San Pietroburgo, musei con i quali i curatori hanno stretto una proficua collaborazione scientifica. “Il 2019 segna il ventesimo compleanno del primo progetto museale cui la nostra Banca ha dato vita nel 1999, a Vicenza: la prima sede delle Gallerie d’Italia”, interviene Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo. “La scelta di trasformare questo palazzo in museo, in un luogo d’arte e cultura, ha voluto essere un gesto di apertura verso la cittadinanza. È testimonianza di un radicato senso di responsabilità civica, che ci suggerisce di non trattenere con gelosa riservatezza i tesori architettonici e artistici di proprietà, bensì di condividerli con il pubblico e diffonderne la conoscenza. I festeggiamenti iniziano con questa grande mostra che celebra, insieme, gli stupefacenti cicli decorativi del palazzo e le ceramiche antiche della nostra collezione. Le successive iniziative metteranno al centro un altro importante nucleo collezionistico accolto nel museo, le icone russe. E giungeranno a Vicenza, nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre”, capolavori d’arte provenienti da importanti musei internazionali. Tutto questo per sottolineare con forza la medesima vocazione culturale e civile con cui nel 1999 abbiamo aperto al pubblico le porte di questo palazzo, e il crescente impegno della nostra Banca per assicurare, nel cuore di Vicenza, un centro vivo e pulsante di promozione dell’arte, della cultura e della bellezza, al servizio della città”.

Mostra “Mito, dei ed eroi”: l’Antico dialoga con il Moderno nella Galleria di Ercole a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

“Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto” di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)

Partendo dalla rappresentazione di miti e personaggi eroici nell’antichità, la mostra “Mito, dei ed eroi” (catalogo Skira con saggi di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello e Agata Keran) mette in luce la fortuna della tematica mitologica nei secoli, a partire dalla Grecia, dalla Magna Grecia e da Roma sino all’approdo esemplare tra il Classicismo seicentesco e le diverse stagioni, tra Sette e Ottocento, del Neoclassicismo. Il piano nobile del palazzo ospita oltre 60 opere, di cui molti capolavori in prestito come lo straordinario Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo con cui Intesa Sanpaolo ha un accordo triennale di collaborazione. La mostra è suddivisa in otto sezioni, ognuna con una tematica diversa, in un continuo confronto tra dei, eroi, miti rappresentati nell’apparato decorativo del palazzo e quelli raffigurati sulle opere esposte. Apollo, Atena, Marsia, Niobe, Alessandro Magno, Ercole, Achille, saranno i protagonisti di un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio architettonico, in un incessante rimando sul piano figurativo e iconologico tra i soggetti pittorici delle decorazioni e le opere in mostra, alla scoperta dei significati religiosi, morali e culturali che il mito ha assunto in tempi e contesti diversi.

Cratere a volute apulo con “Apoteosi di Eracle” del Pittore di Licurgo, dalla Collezione Intesa San Paolo (foto Graziano Tavan)

Mostra “Mito, dei ed eroi”: la Galleria di Atena a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

I vasi dipinti della collezione di Intesa Sanpaolo dialogano con sculture e affreschi dell’arte greco-romana, analizzando gli aspetti produttivi e figurativi, l’influenza e la traduzione in immagine dei soggetti più celebri, le interpretazioni proposte per lo stesso mito da pittori e scultori; allo stesso modo le opere pittoriche di Pompeo Batoni, Ignazio e Filippo Collino, Francesco Hayez, Louis Gauffier, Laurent Pecheux, Camillo Pacetti, Luigi Basiletti, Francesco e Luigi Righetti, Giambattista Tiepolo e Cristoforo Unterberger sono testimonianza di come l’antico venisse considerato come modello universale di bellezza e virtù morale in epoca neoclassica.

Parco archeologico di Capo Colonna (Crotone): entro l’estate l’appalto dei lavori per la sistemazione dell’area adiacente l’Heraion Lacinio grazie all’iniziativa “I Luoghi del Cuore” del Fai

Veduta aerea del promontorio con il parco archeologico di Capo Colonna (Crotone)

L’architetto Rossana Baccari

Sul parco archeologico di Capo Colonna (Crotone) era intervenuto il Fondo Ambiente Italiano il cui comitato attivo per la raccolta voti al censimento “I Luoghi del Cuore” aveva denunciato qualche anno fa lo scarso decoro dei percorsi espositivi, l’inaccessibilità di alcune aree di visita e i rischi a cui è sottoposto il contesto. Ma proprio da Fai e da Intesa San Paolo nell’ambito dell’iniziativa “I Luoghi del Cuore” è arrivato un contributo di 28mila euro con i quali è stato possibile programmare la sistemazione dell’area adiacente l’Heraion Lacinio, di cui è in fase di aggiudicazione il progetto esecutivo. Capo Colonna, uno dei più importanti siti della Magna Grecia, di proprietà demaniale è stato, infatti, votato da oltre 30mila persone nell’edizione 2016 del censimento dei luoghi italiani da non dimenticare. Un eccellente risultato che ha permesso a questo luogo del cuore di accedere al bando attraverso il quale il FAI, in collaborazione con il ministero per i Beni e le attività culturali, assegna contributi economici a progetti concreti a favore dei Beni più votati. L’intervento, finalizzato al miglioramento della fruizione attraverso la realizzazione di apparati di comunicazione plurilingue e la creazione di uno spazio di sosta attrezzato per una migliore accoglienza dei flussi, sarà realizzato lungo l’affaccio panoramico prospiciente la Colonna, simbolo dell’intero Parco e punto di maggiore affluenza dei visitatori. Il Polo museale della Calabria ha completato le procedure di redazione del progetto esecutivo ed entro il periodo estivo appalterà i lavori, fortemente voluti dalla dottoressa Angela Acordon che ha guidato l’istituto fino al dicembre scorso ed è lieta che il FAI collabori alla promozione di uno dei suoi principali siti di competenza. I dettagli di questa straordinaria opportunità in favore di uno dei Beni Culturali più noti della nostra Regione sono stati curati dall’architetto Rossana Baccari.

Il parco archeologico di Capo Colonna a Crotone

Il parco archeologico di Capo Colonna è stato realizzato dalla soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. Il parco, ad accesso gratuito, si estende lungo 30 ettari di terreno dedicato agli scavi e altri 20 ettari con bosco e macchia mediterranea. Tra le aree sacre più note dell’intero bacino del Mediterraneo, il celebre Heraion Lacinio ruotava attorno al maestoso santuario dedicato alla dea Hera Lacinia, in stile dorico con pianta rettangolare di 6×19 colonne, risalente al V secolo a.C. Oggi del tempio rimane una sola colonna superstite con stilobate, in stile dorico alta 8,5 metri con 20 scanalature piatte e il poderoso basamento composto su 10 livelli di blocchi squadrati. I primi scavi regolari nell’area del santuario si svolsero tra il dicembre 1887 e il gennaio 1888 ma le scoperte più importanti risalgono alla fine degli anni ‘80 del Novecento e hanno portato alla luce la Via Sacra e gli articolati edifici del santuario. Da allora le ricerche e gli scavi non si sono mai interrotti e risale alla fine del 2014 la scoperta di un foro romano, considerata una delle più importanti novità dal punto di vista storico e archeologico in Magna Grecia.

Al civico museo Archeologico di Casteggio dell’Oltrepo Pavese domenica pomeriggio “A tavola con gli antichi romani”: visita guidata con Valentina Dezza e degustazioni con Laura Mussi

La locandina dell’evento al museo Archeologico di Casteggio “A tavola con gli antichi romani”

Valentina Dezza

Laura Mussi

“A tavola con gli antichi romani” domenica pomeriggio al Mac, il civico museo Archeologico di Casteggio dell’Oltrepo Pavese (Pv): appuntamento domenica 5 maggio 2019 alle 18 per una visita guidata a tema a cura della direttrice del museo, Valentina Dezza, che illustrerà la “mensa in epoca romana”, cui seguirà una degustazione enogastronomica a cura dell’archeogastronoma Laura Mussi, esperta di pietanze dell’antica Roma. Il costo è di 5 euro a persona. Saranno ammessi al massimo 35 partecipanti. La prenotazione è obbligatoria (entro il 3 maggio) a visiteguidate@vieniapavia.it o al numero 3755709240. L’evento è stato organizzato in collaborazione con la coop Oltre Confine, grazie a un finanziamento della Fondazione Cariplo (nell’ambito del progetto “Certosamente. Viaggi a Casteggio”).

Come ben illustra il video, qui proposto, di Giovanni De Stefano con consulenza scientifica proprio di Valentina Dezza, protagonista dell’evento di domenica 5 maggio, prodotto dal Mac con la collaborazione della soprintendenza Archeologia della Lombardia, il civico museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepo Pavese è nato nel 1974, per volontà di un gruppo di appassionati locali e dell’amministrazione comunale, dopo l’importante ritrovamento di due tombe romane in via Torino. Successive acquisizioni di materiale, in parte frutto di donazioni effettuate da privati, in gran parte risultato di scavi della soprintendenza Archeologica della Lombardia nel territorio oltrepadano, portarono l’amministrazione comunale a un primo ampliamento degli spazi espositivi nel 1988. Il museo attuale è frutto di un ulteriore ampliamento, reso possibile dal completamento del restauro del Palazzo Certosa nel 1999. Grazie a una nuova convenzione stipulata tra Comune di Casteggio e soprintendenza Archeologica della Lombardia, è stato possibile acquisire il materiale proveniente dagli scavi più recenti effettuati nell’Oltrepo Pavese. Il Mac è costituito da quattro sezioni: “La geologia e la paleontologia”; “La preistoria e la protostoria”; “L’età romana, tardoantica e medievale”; “Le collezioni da donazioni private”.

Valentina Dezza, direttrice del civico museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese

Il museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepo Pavese

In questo contesto Valentina Dezza condurrà il pubblico a scoprire e ad apprezzare i reperti conservati nella sezione dedicata all’epoca romana legati al banchetto. Dopo una introduzione sulla mensa romana, la direttrice porterà i partecipanti in museo: “Farò osservare loro, nello specifico, alcuni dei reperti conservati nella sezione dedicata all’epoca romana”, spiega Dezza. “In particolare, concentrerò l’attenzione sulle classi ceramiche, soprattutto quelle di età imperiale (vernice nera, terra sigillata, pareti sottili, ceramica comune depurata e grezza), e introdurrò brevemente anche i vetri (bottiglie, piatti, vasetti potori). Il tutto per inquadrare dal punto di vista pragmatico la tavola degli antichi romani”.

Laura Mussi tra i prodotti promossi dal suo “Convivio” (da archeostorie.it, foto di Camillo Balossini)

A questo punto i partecipanti sono pronti alla degustazione. Ed entra in campo l’archeogastronoma Laura Mussi che dal 2015 con “Il Convivio di Mussi Laura” con sede a Voghera, fa conoscere i cibi e le bevande basati su ricette dell’antica Grecia, antica Roma, medioevo e rinascimento , proponendo ricette storiche per far rivivere sulle tavole moderne i sapori scomparsi con un obiettivo ambizioso: “Far crescere l’interesse per l’archeologia e la storia, riscoprire e valorizzare le nostre origini culturali e le tradizioni, promuovere il territorio e la cultura anche attraverso la tavola”, spiega Mussi. “Ecco perché propongo queste attività di degustazione e vendita dei prodotti all’interno di musei ed aree archeologiche. Esistono piccole realtà artigianali italiane e straniere (francesi e spagnole in particolare) che ancora producono alimenti e bevande realizzati seguendo le ricette degli antichi autori latini (Apicio, Columella, Palladio ecc.) o medievali e rinascimentali. Io importo questi prodotti e li commercializzo in esclusiva in Italia”.

Antichi romani sui triclini in un banchetto (foto da professionearcheologo.it)

In particolare, domenica 5 maggio 2019 i partecipanti assaggeranno – anticipa Mussi – il libum (una sorta di focaccia che si utilizzava per le libagioni e che era cotta su foglie di alloro, secondo ricetta di Catone), uova con salsa di menta e pinoli (le uova erano un cibo tipico dei romani – ad ovo usque ad mala! – e forse la salsa in questione è di origine etrusca), pane di farro (cereale principe della tavola romana, famose soprattutto le pultes – polente – di cereali e legumi o verdure) con salsa epytirum (una salsa di olive speziate), il lonzino di fichi (un dolce a base di fichi-noci-mandorle, metodo suggerito da Columella per conservare i fichi secchi tutto l’anno), il tutto accompagnato da un calice di vino aromatizzato (alle viole o alle rose o con altre spezie e miele, secondo ricette di Apicio o Palladio).

Topolino diventa Canova. In occasione della mostra-evento a Napoli “Canova e l’Antico”, arriva in edicola un numero speciale di Topolino con la storia “Topolinio Canova e la scintilla poetica”

La copertina del numero 3310 di Topolino con la storia “Topolinio Canova e la scintilla poetica”

Davide Catenacci, caporedattore Comics della Panini Spa (foto Graziano Tavan)

Topolino non finisce mai di stupire. Stavolta veste i panni del grande artista Antonio Canova. Così, in occasione della mostra “Canova e l’Antico” in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 30 giugno 2019, la Panini Editore manda in edicola mercoledì 1° maggio 2019 il settimanale “Topolino” n. 3310 con una nuova storia a fumetti “Topolinio Canova e la scintilla poetica”. L’avventura, scritta e disegnata in maniera magistrale dall’autore napoletano Blasco Pisapia, è un omaggio al grande artista neoclassico e si inserisce nel filone educational che unisce l’umorismo delle storie di Paperi e Topi a eventi culturali di grande rilievo. L’iniziativa rientra nel progetto OBVIA ideato per il Mann dall’università “Federico II” di Napoli. La vicenda, ambientata nell’anno 1787, narra del viaggio che Topolinio Canova compie a Napoli insieme al suo amico e collega Pippin Hamilton, alla scoperta delle sculture antiche conservate nella città partenopea. Qui, Topolinio Canova conta di uscire dalla crisi creativa che lo attanaglia e dalla quale riemerge realizzando il suo capolavoro, Amore e Psiche. “Siamo orgogliosi di unire intrattenimento e cultura sulle pagine di Topolino”, dichiara Davide Catenacci, caporedattore Comics della Panini Spa. “È una nostra tradizione, che grandi autori e personaggi magnifici rendono possibile, ogni settimana, grazie a un medium accessibile come il fumetto” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/03/26/canova-e-lantico-mostra-evento-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-120-opere-del-novello-fidia-dialogano-con-i-capolavori-dellarte-antica/).