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Paestum mette il suo patrimonio in rete: nasce il “Sistema Hera”, il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato dalla stessa società della App Paestum, tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia

La locandina della presentazione del Sistema Hera Paestum

Si chiama “Sistema Hera”. È il nuovo catalogo digitale del parco archeologico di Paestum e Velia, sviluppato da una società specializzata in soluzioni tecnologiche, in rete da martedì 20 ottobre 2020. La presentazione del “Sistema Hera” sarà in videoconferenza sempre martedì 20 ottobre 2020 alle 11 (link gratuito https://zoom.us/s/94109339021). Il nuovo catalogo digitale è un sistema integrato GIS (Geographic Information System) in cui convergono le informazioni di catalogo, i documenti di archivio, il patrimonio monumentale e i dossier di progettazione, inseriti in un’architettura di sistema pensata per garantire il loro coordinamento e la gestione simultaneamente dei procedimenti a essi collegati. Il sistema consente di ricreare in ambiente digitale il legame contestuale dei reperti archeologici con i luoghi del loro rinvenimento, con le indagini che li hanno portati alla luce e con la documentazione ad essi riferita. Ogni elemento schedato è georeferenziato e mappato attraverso geometrie puntuali, lineari e areali. Tutti i dati presenti in “Hera” colloquiano tra loro mediante relazioni logiche e possono essere processati per finalità amministrative, progettuali e di fruizione, nonché essere integrati ai sistemi di catalogazione nazionali adottati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia

Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, non esita  a definire il nuovo catalogo digitale – battezzato “sistema Hera”- uno “spartiacque”: “Con il nuovo sistema integrato che mette in rete collezioni, monumenti, archivio e processi di studio e monitoraggio, si alza il livello di tutela attraverso una moderna gestione del patrimonio, basata su un database georeferenziato che permette di rintracciare ogni oggetto sia per quanto riguarda il suo contesto di rinvenimento sia per quanto riguarda interventi di restauro, prestiti e studi. Aumentiamo anche l’accessibilità del patrimonio consentendo a utenti esterni da tutto il mondo di accedere a tutti i dati che non sono classificati come sensibili. Infine, l’accesso a archivi, relazioni di scavo, interventi di restauro e dati cartografici è anche un grande passo in avanti per la ricerca all’insegna di un approccio di Public Archaeology”.

Il Sistema Hera applicato nei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Il sistema digitale di catalogazione, gestione e studio del patrimonio archeologico di Paestum è online dal 20 ottobre 2020 ed è stato sviluppato in collaborazione con Visivalab, una società specializzata in soluzioni tecnologiche che ha collaborato già in passato con il Parco Archeologico, sviluppando un’app gratuita per i visitatori dal nome “App Paestum”. Il sistema è aperto a tutti, non solo al personale interno, ed è accessibile mediante il sito-web del Parco archeologico (www.paestum.museum): studiosi, professionisti o semplici appassionati potranno consultare in tempo reale il database per mezzo di un sistema di autenticazione che organizza l’accesso in tre livelli. La scelta del Parco di investire in un sistema informativo risulta importante non solo nella gestione di una grande quantità di materiali, ma anche in fase di organizzazione del lavoro e programmazione delle attività e degli investimenti, al fine di ottimizzare le azioni di tutela, conservazione, fruizione e valorizzazione.

La struttura del Sistema Hera del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Il sistema Hera è un grande contenitore formulato su tecnologia GIS che parla di Paestum e Velia”, dichiara il funzionario archeologo, Francesco Uliano Scelza. “Grazie al lavoro di archeologi e collaboratori, è stato possibile raccogliere, digitalizzare e sistematizzare i materiali presenti negli archivi, nei depositi e nelle aree di competenza del Parco: dalle planimetrie e disegni ai documenti scientifici e amministrativi; dalle schede di restauro e manutenzione ai dati di scavo; dal materiale bibliografico a quello fotografico. Il risultato è un sistema circolare dove monumenti, reperti e indagini sono collegati tra loro attraverso relazioni logiche, topografiche e documentali. Le schede inserite nel sistema sono attualmente più di 15.000, ma il lavoro è in continuo divenire, anche alla luce dei nuovi scavi”.

La App Paestum è disponibile in sei lingue e in Lis (foto pa-paeve)

Il viaggio nel mondo del digitale del Parco Archeologico di Paestum e Velia è iniziato già qualche anno fa, in particolare in ambiente social, per poi consolidarsi progressivamente e offrire agli utenti una modalità di fruizione dei monumenti e delle collezioni museali innovativa e complementare a quella tradizionale. Da un anno il Parco archeologico ha una propria app scaricabile gratuitamente su Apple store e Android: è disponibile in 6 lingue ed in LIS ed è stata realizzata da VISIVALAB e ECCOM con l’Istituto Statale per Sordi. L’​App mobile che accompagna i visitatori alla scoperta della città dei templi con testi, audio, immagini e video di approfondimento, è stata aggiornata in questa primavera nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid-19, diventando così un’alleata per la gestione in sicurezza dei flussi dei visitatori grazie alla geolocalizzazione degli ospiti all’interno dell’area archeologica. Positivi i dati in merito all’App che nei mesi di luglio e agosto ha registrato un record di 10.190 download: circa il 18% dei visitatori giunti a Paestum hanno usufruito dell’applicazione per la visita al sito archeologico e ancora oggi sono 4mila gli utenti attivi che continuano ad avere l’applicazione sul proprio smartphone. Numeri che pongono l’App Paestum tra le applicazioni culturali più scaricate e usate in Italia.

Molteplici le funzioni della App Paestum (foto pa-paeve)

“Il nostro obiettivo è quello di migliorare la fruizione del Parco seguendo i principi dell’accessibilità universale anche attraverso il digitale”, commenta il direttore. “Stiamo dando seguito alle indicazioni della Direzione Generale Musei che mira a promuove la digitalizzazione e l’innovazione nei musei e nei luoghi della cultura. Il focus nel processo di digitalizzazione è il miglioramento dei servizi al pubblico ed è proprio quello a cui puntiamo a Paestum e a Velia”. Tra le novità in cantiere, al Parco Archeologico di Paestum e Velia si sta lavorando per la definizione di processi di digitalizzazione come la creazione di modelli in 3D, soluzioni di realtà aumentata ed esperienze di gaming. L’obiettivo è di essere presenti in maniera efficace su tutti i canali digitali con contenuti adeguati e in grado di coinvolgere sempre di più il pubblico, pur “non dimenticando che la prima esperienza che vogliamo far vivere ai nostri visitatori è quella sensoriale con la visita in presenza a Paestum e Velia”, come chiosano dal Parco.

Roma. Presentata la mostra “I Marmi di Torlonia. Collezionare capolavori”: oltre novanta opere greco-romane selezionate tra i 600 marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo, anche definita “la collezione delle collezioni”. Ora l’impegno è di giungere al museo Torlonia a Roma. Franceschini: “Lo Stato mette luoghi e risorse. Un’idea? Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori Imperiali, ora in disuso”

Oltre 90 capolavori di arte greca e romana della collezione Torlonia per la prima volta visibili al pubblico nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)
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La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Sono passati 135 anni da quando il principe Alessandro Torlonia aveva dato forma al suo progetto ambizioso e innovativo, la creazione di un museo Torlonia con le collezioni confluite nei secoli nel patrimonio di famiglia, accompagnato da un catalogo delle opere, altrettanto innovativo, a cura di Carlo Ludovico Visconti con fototipie, storia e bibliografia. Sono passati invece quattro anni dalla firma dell’accordo tra la Fondazione Torlonia e il ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo per la realizzazione di una grande mostra sulla collezione Torlonia e avviare finalmente la creazione a Roma di un museo nazionale Torlonia (“Lo Stato Italiano – ha assicurato il ministro Dario Franceschini – è pronto a mettere a disposizione luoghi e risorse per realizzarlo”). È da questi due punti fermi, due fatti storici, quasi due sogni, che parte il progetto che confluisce ora nella grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” che dal 14 ottobre 2020 al 29 giugno 2021 apre al pubblico negli ambienti espositivi dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza capitolina.

Oltre novanta opere greco-romane sono state selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo. L’esposizione è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il Ministero, della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la Soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno.

La famosa Fanciulla da Vulci della collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)
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Virginia Raggi, sindaco di Roma

Alla presentazione ufficiale della mostra (in streaming, nel rispetto delle misure anti-Covid) i commenti sono stati entusiasti, a iniziare dal sindaco di Roma, Virginia Raggi: “Con questa mostra potremo godere di opere d’arte uniche e preziose, di una collezione privata dal valore inestimabile, che diventa patrimonio di tutti. Le Istituzioni hanno il dovere di promuovere, sostenere e diffondere la cultura e l’arte italiana fuori dai nostri confini. La mostra, che presentiamo oggi, è un’ulteriore conferma di come Roma sia simbolo d’arte e cultura nel mondo. La mostra è frutto di una grande collaborazione tra pubblico e privato, dalla Fondazione Torlonia alla Maison Bvlgari, dallo studio Chipperfield a Electa, che ha consentito il recupero di questi marmi pregevoli. È importante perché è l’occasione per restituire al pubblico le sale di Villa Caffarelli. Ed è importante perché rientra nel 150° anniversario di Roma Capitale. E poi viaggerà nel mondo in un programma itinerante tra le principali capitali, creando così un ponte tra popoli e culture, perché l’arte parla a tutti”.

Capolavori di arte antica nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” allestita a Villa Caffarelli nei musei Capitolini a Roma (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

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Il ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini


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Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori imperiali a Roma

Dario Franceschini, ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo: “Oggi viviamo un momento importante di un percorso molto lungo: non ci possiamo nascondere che della collezione Torlonia si parla da decenni. Quando nel 2015 incontrai per la prima volta il principe Torlonia e parlammo del progetto di una grande mostra e della creazione di un grande museo a Roma, sembrava un sogno impossibile. Oggi invece stiamo dimostrando che quell’accordo comincia a prendere forma. Questa mostra è un evento straordinario che segna un passo ulteriore verso il pieno ritorno alla luce dei marmi Torlonia, la più importante collezione di arte greco-romana privata esistente al mondo rimasta a lungo celata. Si tratta di un’operazione culturale di livello internazionale, resa possibile da un fattivo e proficuo dialogo tra pubblico e privato, che permetterà al pubblico di godere della bellezza di capolavori straordinari dell’antichità. Ma questo, come detto, è solo il primo passo. Il ministero in accordo con tutti gli attori coinvolti nel progetto vuole individuare un luogo a Roma dove rendere visibili per sempre questi capolavori. Lo Stato Italiano è pronto per mettere a disposizione luoghi e risorse per creare il grande museo Torlonia. Un’idea, ma non se ne è ancora discusso nelle sedi appropriate con tutti gli enti interessati, potrebbe essere Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori Imperiali: un luogo prestigioso in un’area prestigiosa. L’edificio è dello Stato e in disuso. Per ora abbiamo stanziato 40 milioni per la sua ristrutturazione. Se poi non sarà idoneo per il museo Torlonia, sarà comunque uno spazio speciale per altri progetti culturali”.

Collezione Torlonia. Gruppo di sculture restaurate: in primo piano statua di guerriero inginocchiato e statua di Afrodite, replica della Venere Medici (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

Alessandro Poma Murialdo, presidente Fondazione Torlonia: “La mostra apre nel 150° di Roma Capitale, che è proprio quando Alessandro Torlonia concepiva la sua idea di museo, progetto ambizioso fin dalla sua nascita, passando dal collezionismo al museo promosso da un privato a fine Ottocento con concetti moderni: pensiamo che già nel 1884 usciva il primo catalogo delle opere della collezione Torlonia a cura di Visconti che censì tutti i marmi in schede complete di straordinari fototipie, storia e bibliografia. E l’edizione ottocentesca, come lo è ora la mostra con il catalogo, fu concepita per diffondere nel mondo la cultura. La collezione era di proprietà di Alessandro Torlonia, nipote dell’omonimo principe che nell’Ottocento la creò. Con le guerre ci fu la necessità di metterla in sicurezza. Venti capolavori furono portati prima a Villa Albani e poi a Palazzo Torlonia in via della Conciliazione. Gli altri finirono nei sotterranei del museo, che diventarono in seguito i depositi della collezione. Con gli anni ’60 del Novecento Torlonia cominciò a progettare una sistemazione definitiva (leggi museo) della collezione. Ma per motivi diversi tutte le varie ipotesi avanzate fallirono. Nacque allora la Fondazione Torlonia per dare un metodo moderno alla mission di sempre: approfondire, studiare, valorizzare il patrimonio di famiglia. La Collezione Torlonia e Villa Albani Torlonia sono due straordinari complessi artistici destinati ad incontrarsi nel corso della storia, scoperti e preservati con cura grazie alla passione per l’arte di diverse generazioni della Famiglia Torlonia che trova il suo compimento nella Fondazione. Essere un’istituzione culturale dedicata ad un patrimonio storico e artistico di tale rilevanza nell’epoca delle industrie 4.0, apre nuovi scenari di cui la Fondazione Torlonia vuol essere protagonista, utilizzando l’efficacia delle tecnologie più innovative per trasmettere la più grande eredità culturale della Famiglia condividendo obiettivi e risultati tracciati nella storia stessa di questo eccezionale patrimonio artistico: l’apertura dei Laboratori Torlonia per lo studio ed il restauro degli oltre seicento marmi Torlonia, l’innovativo programma di conservazione di Villa Albani Torlonia e la mostra I marmi Torlonia. Collezionare Capolavori sono il suggello di un metodo progressivo, che assicura la trasmissione di una componente essenziale della nostra identità culturale, alle nuove generazioni”.

La Statua di Meleagro della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

Lucia Boscaini  per Jean Christoph Babin, amministratore delegato Bvlgari: “Per un gioielliere, non c’è nulla di più esaltante della scoperta di un nuovo tesoro. Con grande orgoglio ed entusiasmo Bvlgari ha partecipato in qualità di sponsor al restauro degli oltre 90 esemplari di marmi antichi, un tesoro inestimabile che finalmente si svela al pubblico. Per Bvlgari si è trattato di un omaggio alle radici greche e romane dell’azienda, nel quadro delle molteplici iniziative di mecenatismo per la Città Eterna promosse da diversi anni a questa parte. Questa mostra offrirà al pubblico romano e internazionale la possibilità di ammirare questi incredibili pezzi unici, autentici gioielli di arte classica che restituiscono ai nostri occhi la grandezza della storia greca e romana, il fascino della mitologia, il carisma degli imperatori, l’infinita grazia di ninfe e dee. La magnificenza e lo splendore di queste statue sono oggi un nuovo dono per i nostri occhi, fulgidi esempi di un’arte che ha forgiato per sempre il nostro senso estetico”.

L’allestimento a sfondi colorati, pavimento in mattoni neri e basamenti ad altezza variabile ideato dal gruppo David Chipperfield Architects di Milano per la mostra ” Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

Architetto Cristiano Billia per il gruppo di progettazione di David Chipperfield Architects Milano: “È stata un’esperienza straordinaria lavorare alla creazione di uno spazio architettonico per la prima esposizione pubblica della Collezione Torlonia, in stretta collaborazione con la Fondazione Torlonia, il professor Salvatore Settis e il professor Carlo Gasparri. Come architetti, è un privilegio allestire queste sculture di una bellezza senza tempo ed essere incaricati di sviluppare gli spazi espositivi all’interno della storica Villa Caffarelli. L’idea dell’allestimento si basa sul catalogo Visconti del 1884. Siamo partiti da quelle bellissime fototipie che grazie al fondo nero danno risalto a ogni dettaglio e forza alle opere. Per questo abbiamo creato degli sfondi monocromi agli ambienti, scegliendo cinque colori diversi per le cinque sezioni della mostra, che danno più dettagli alle opere esposte. Mentre un sistema di plinti variabili esprime la varietà e la dimensione delle sculture E poi abbiamo pensato a una pavimentazione degli ambienti con mattoni in argilla nera artigianali che uniformano e articolano le diverse sale. Questa soluzione si ispira all’architettura romana e al contempo al tempio di Giove Capitolino sotto Villa Caffarelli”.

Il suggestivo allestimento della mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)
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L’archeologo Salvatore Settis

Salvatore Settis, curatore della mostra: “Con questa mostra oggi ci possiamo fare un’idea di come poteva essere alla fine dell’Ottocento il grande museo Torlonia. Questa mostra è una promessa: nell’accordo del 2016 ci si impegnava a realizzare il museo Torlonia a Roma. Tra molte difficoltà questa mostra è il primo passo nella realizzazione di quell’impegno grazie a un team di persone che non hanno mai smesso di credere in questo progetto. Ma questa mostra è anche il racconto di una collezione di collezioni. Noi in mostra presentiamo “solo” il 15% del patrimonio dei Torlonia. E quindi ci siamo trovati di fronte alla necessità di una scelta che permettesse di raccontare questa straordinaria storia del collezionismo romano che va dal Quattrocento e arriva ai nostri giorni, frutto di scavi diretti e acquisizioni di intere collezioni come di singole opere, messe insieme per la gloria della famiglia. Questo racconto lo abbiamo sintetizzato in cinque sezioni: nella prima si focalizza il museo Torlonia, come è stato pensato nell’Ottocento; nella seconda c’è una selezione dei marmi provenienti da scavi; con la terza si presentano le opere giunte da collezioni settecentesche; la quarta invece è incentrata sulla ricca collezione Giustiniani; infine nella quinta ci sono i capolavori affluiti nel corpus Torlonia fin dal Quattrocento. È un percorso che ci porta a scoprire come è nato il collezionismo di antichità a Roma. E da lì si passa, grazie alla collaborazione con i musei Capitolini, nell’esedra del Marco Aurelio dove per l’occasione saranno riuniti tutti i bronzi, che erano al Laterano, e furono restituiti da Papa Sisto IV “al popolo romano” nel 1471, dando vita al primo nucleo dei musei Capitolini”.

Roma. Apre a Palazzo Caffarelli ai musei Capitolini la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, il grande evento 2020 più volte rinviato causa Covid-19: 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Alla presentazione il ministro Franceschini

La statua di Meleagro della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)
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La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Giusto un anno fa veniva annunciata come l’evento dell’anno per il 2020 a Roma: è la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini al Campidoglio: una inedita esposizione di 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Uno dei progetti di mostra più prestigiosi, per partecipazioni istituzionali, valore scientifico ed eccezionalità dell’occasione, nella programmazione di Electa che, oltre a pubblicarne il catalogo, cura l’organizzazione e la promozione. La mostra era programmata dal 25 marzo 2020 al 10 gennaio 2021. Poi venne il coronavirus. E tutto è cambiato. Prima la vernice era stata “aggiornata” con grande ottimismo al 4 aprile 2020. Poi, visto l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria e il lockdown, si era parlato di settembre 2020. Ora ci siamo. E stavolta sembra quella giusta: la mostra sarà aperta dal 14 ottobre 2020 al 29 giugno 2021. E lunedì 12 ottobre 2020, alla presentazione ufficiale (che si potrà seguire in streaming dato il contingentamento e le restrizioni anti Covid-19) ci sarà anche il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, con il sindaco di Roma Virginia Raggi, il presidente della Fondazione Torlonia Alessandro Poma Murialdo, e il curatore della mostra Salvatore Settis.

La mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore dell’esposizione con Carlo Gasparri. Il progetto di allestimento della collezione Torlonia è di David Chipperfield Architects Milano. Bvlgari è main sponsor del restauro delle opere esposte. La mostra è allestita nella sede espositiva dei musei Capitolini a Palazzo Caffarelli, tornata alla vita grazie all’impegno e al progetto della sovrintendenza di Roma Capitale. La scelta della sede è stata dettata dal proposito di incentrare il percorso espositivo sulla storia del collezionismo: un aspetto sotto il quale la vicenda del Museo Torlonia alla Lungara (fondato dal principe Alessandro Torlonia nel 1875), che conta 620 pezzi catalogati, appare di eccezionale rilevanza. Questa raccolta si presenta infatti come una collezione di collezioni o, meglio, come uno spaccato altamente rappresentativo e privilegiato della storia del collezionismo di antichità in Roma dal XV al XIX secolo. I marmi Torlonia, restaurati nei Laboratori Torlonia, sono raccontati in una serie di video su collezione ed esposizione, disponibile al link https://www.fondazionetorlonia.org/channel/.

Statua di caprone in riposo: marmo greco della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi /Fondazione Torlonia)
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Collezione Torlonia. Gruppo di sculture restaurate: in primo piano statua di guerriero inginocchiato e statua di Afrodite, replica della Venere Medici (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

L’esposizione si articola come un racconto, in cinque sezioni, in cui si narra la storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, in un percorso a ritroso che comincia con l’evocazione del museo Torlonia, fondato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia, e rimasto aperto fino agli anni Quaranta del Novecento. La sezione successiva riunisce i rinvenimenti ottocenteschi di antichità nelle proprietà Torlonia. La terza sezione rappresenta le forme del collezionismo del Settecento, con le sculture provenienti dalle acquisizioni di Villa Albani e della collezione dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. A seguire, una selezione dei marmi di Vincenzo Giustiniani, uno dei più sofisticati collezionisti romani del Seicento, e per finire pezzi da collezioni di famiglie aristocratiche del Quattro e Cinquecento. La mostra termina con un affaccio sull’esedra dei musei Capitolini dove sono riuniti la statua equestre del Marco Aurelio, la lupa romana e i bronzi del Laterano che Sisto IV nel 1471 donò alla città.  Un nesso importante con il museo che gli antichi busti, rilievi, statue, sarcofagi ed elementi decorativi in mostra creano: riflesso di un processo culturale in cui Roma e l’Italia hanno avuto un primato indiscutibile.

Castellammare di Stabia (Na). Il ministro Franceschini inaugura nell’ex reggia borbonica Quisisana il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”

L’invito alla cerimonia di inaugurazione del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libro Orsi” a Castellammare di Stabia (Na)

Nell’estate 2018 sembrava solo un bel progetto da libro dei sogni: aprire nella reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia un museo dedicato a Stabiae. Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, l’aveva annunciato in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alla ricerca di Stabia” all’antiquarium di Pompei: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/08/05/alla-ricerca-di-stabia-allantiquarium-di-pompei-una-mostra-sulla-necropoli-di-s-maria-delle-grazie-e-del-santuario-dei-privati-anticipa-il-progetto-multidisciplinare-per-l/). Quel progetto si è realizzato. Giovedì 24 settembre 2020, alle 11, alla reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, si inaugura il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”. Alla cerimonia interverranno Dario Franceschini, ministro ai Beni culturali, Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia.

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo Archeologico di Stabia

Firma della convenzione tra Gaetano Cimmino (sindaco) e Massimo Osanna (dg Pompei) per allestire il museo Archeologico di Stabia nella Reggia di Quisisana (foto parco archeologico Pompei)

Per arrivare a questo risultato è stato necessario un passaggio intermedio: la concessione d’uso della reggia i cui recenti restauri e la riqualificazione degli spazi hanno permesso di recuperarne il corpo di fabbrica, che si colloca sulle pendici del Monte Faito, restituendo una testimonianza storica destinata a ricevere una fruizione di alto livello culturale e istituzionale. Massimo Osanna, allora direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, hanno firmato mercoledì 15 ottobre 2019 nella sala convegni del Palazzo Reale di Quisisana la convenzione per l’istituzione del museo Archeologico nelle stanze dell’ex residenza borbonica, una location di prestigio per ospitare i reperti dal territorio stabiano, tra cui gli affreschi romani e gli oggetti provenienti dalle ville di Stabiae in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, chiuso dal 1997 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/15/la-reggia-di-quisisana-ospitera-il-museo-archeologico-di-castellammare-di-stabia-firmato-laccordo-di-valorizzazione-tra-il-parco-archeologico-di-pompei-e-il-comune-di-castellammare-sara-un/).

Ecco i nuovi direttori di musei e parchi archeologici nominati dal ministro Dario Franceschini tra quelli di istituti di I e II fascia selezionati, dopo un bando internazionale, da una commissione scientifica. Per il parco archeologico di Pompei ci sarà un bando a parte

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Tredici musei, parchi archeologici e biblioteche hanno un nuovo direttore. Per il parco archeologico di Pompei, il cui direttore Massimo Osanna dal 1° settembre 2020 è diventato direttore della Direzione generale dei Musei, ci sarà un apposito bando internazionale che porterà a una nomina appropriata per la prossima primavera: lo ha assicurato il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, nell’annunciare i 13 nuovi direttori di musei, parchi archeologici e biblioteche selezionati da una commissione di altissimo livello scientifico presieduta dal direttore del museo Egizio di Torino e composta dai direttori della National Gallery di Londra, del Prado di Madrid e da esperti di chiara fama. “I musei italiani sono cambiati profondamente in questi anni – ha commentato – fino a diventare un’eccellenza, un modello positivo e riconosciuto nel mondo perché a guidarli sono andate le persone giuste attraverso rigorose selezioni internazionali”. La commissione ha valutato 425 candidati e selezionato i direttori dei tredici istituti culturali statali dotati di autonomia messi a bando con la procedura di selezione internazionale dello scorso gennaio. “Tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano – ha aggiunto Franceschini – hanno ora un direttore selezionato tra i massimi esperti internazionali, grazie all’accurato e scrupoloso lavoro di valutazione effettuato da una commissione di alto livello scientifico che ringrazio pubblicamente per il grande lavoro svolto in questi mesi. Un metodo innovativo che sta contribuendo con successo alla modernizzazione del sistema museale nazionale”. Secondo la procedura, il ministro Franceschini ha scelto i direttori dei 3 musei di I fascia (Galleria Borghese, Museo Nazionale Romano, Vittoriano e Palazzo Venezia) tra le terne di candidati individuati dalla Commissione per ogni singolo istituto; il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, ha scelto i direttori dei 9 musei di II fascia (Galleria nazionale delle Marche, Museo archeologico nazionale di Cagliari, Museo nazionale d’Abruzzo, Museo nazionale di Matera, Palazzo Dicale di Mantova, Palazzo Reale di Napoli, Parco Archeologico di Ostia antica, Parco archeologico di Sibari, Pinacoteca Nazionale di Bologna) tra le terne di candidati individuati dalla Commissione; la Direttrice Generale Biblioteche, Paola Passarelli, ha scelto il direttore della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini tra i nomi della terna indicata dalla Commissione. Vediamo da vicino i nuovi direttori di musei e parchi archeologici.

Stéphane Verger è il nuovo direttore del museo nazionale Romano (foto Graziano Tavan)

Stéphane Verger è il nuovo direttore del museo nazionale Romano. Directeur d’études I classe all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Paris), membro del Consiglio scientifico del musée du Louvre. Vanta una qualificata esperienza curatoriale e direttiva; una pluriennale e rilevante attività scientifica e formativa di elevata qualità, internazionalmente riconosciuta e svolta anche in Italia, nell’ambito dell’archeologia, delle culture antiche e della loro tradizione e presenza nelle culture post-antiche. Il museo nazionale Romano è articolato in quattro sedi: Palazzo Massimo, edificio ottocentesco in stile neorinascimentale che accoglie una delle più importanti collezioni di arte classica al mondo con sculture, affreschi, mosaici, monete e gioielli dall’età tardo-repubblicana a quella tardo-antica; le Terme di Diocleziano, il più grandioso impianto termale mai costruito a Roma; Palazzo Altemps, dimora rinascimentale che ospita capolavori assoluti di scultura antica appartenenti a famose collezioni nobiliari pervenute in proprietà statale; la Crypta Balbi, un isolato del centro storico di Roma, dove sorgeva un vasto portico annesso al teatro eretto da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C., ora trasformato in un percorso di archeologia urbana dall’età classica al medioevo.

Francesco Muscolino è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari

Francesco Muscolino è il nuovo direttore del museo Archeologico nazionale di Cagliari. Archeologo del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico di Pompei. Di elevato livello professionale e scientifico, presenta una rilevante attività di ricerca in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela e della gestione del patrimonio. Il museo Archeologico nazionale di Cagliari fa parte del complesso museale della Cittadella dei Musei Giovanni Lilliu, fino a metà Ottocento Regio Arsenale. Negli anni Sessanta del secolo scorso, con il progetto degli architetti Libero Cecchini e Pietro Gazzola, il complesso è diventato la Cittadella dei Musei e, nel suo ambito, il museo Archeologico svolge un ruolo di primo piano. È la più importante e prestigiosa sede espositiva di antichità della Sardegna, punto di riferimento del territorio, con i suoi oltre 4000 oggetti che raccontano una storia lunga quasi 7.000 anni dalla Preistoria all’Alto Medioevo.

Maria Grazia Filetici è la nuova direttrice del museo nazionale d’Abruzzo dell’Aquila

Maria Grazia Filetici è la nuova direttrice del museo nazionale d’Abruzzo dell’Aquila. Architetto del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico del Colosseo. Ha grande esperienza nel campo della gestione di progetti complessi, della tutela, della conservazione e restauro architettonico e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito statale. La nuova sede nel complesso dell’ex mattatoio comunale dell’Aquila inaugurata il 15 dicembre 2015 ospita parte della ricca collezione del museo nazionale d’Abruzzo, fino al 6 aprile 2009 custodita nella Fortezza Spagnola e poi messa in sicurezza in seguito alle gravi lesioni provocate allo storico edificio dal sisma. Protetti da avanzati presidi antisismici, sono esposti una sessantina di reperti archeologici e 112 tra dipinti, sculture e gioielli dal Medioevo all’Età Moderna. Si tratta di capolavori che testimoniano l’identità, la storia e la vitalità della cultura dell’intera regione, alcuni dei quali recuperati tra le macerie del sisma e restituiti a nuova vita grazie a complessi interventi di restauro.

Annamaria Mauro è la nuova direttrice del museo nazionale di Matera (foto parco archeologico di Pompei)

Annamaria Mauro è la nuova direttrice del museo nazionale di Matera. Architetto del MiBACT con responsabilità direttive al parco archeologico di Pompei. Esperta nel campo della gestione di progetti complessi, della tutela, conservazione, restauro architettonico e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito statale. Articolato nelle due sedi del museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” e del museo nazionale d’Arte medievale e moderna della Basilicata in Palazzo Lanfranchi, comprende importanti reperti archeologici dall’era neolitica al VI – IV secolo a.C., una collezione di arte sacra proveniente dalle chiese del territorio, opere di scuola pittorica napoletana di XVII e XVIII secolo e una sezione contemporanea, con dipinti di Carlo Levi e Luigi Guerricchio.

Alessandro D’Alessio è il nuovo direttore del parco archeologico di Ostia antica

Alessandro D’Alessio è il nuovo direttore del parco archeologico di Ostia antica. Direttore della Domus Aurea, archeologo. Di elevato livello professionale e scientifico, vanta una rilevante attività di ricerca di alta qualità in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela, gestione e restauro dei monumenti con particolare riferimento ai siti archeologici. Articolato nelle diverse sedi degli Scavi di Ostia Antica, della villa romana di Procoio di Pianabella, della basilica paleocristiana di Pianabella, del Museo delle navi di Fiumicino, dell’area archeologica dei porti imperiali di Claudio e Traiano, della necropoli di Porto e della basilica paleocristiana di Sant’Ippolito a Isola Sacra, del Castello di Giulio II a Ostia Antica della necropoli Laurentina, è uno dei parchi archeologici più vasti del mondo con un’estensione di 150 ettari. Autentica porta di accesso a Roma dal VI sec. a.C. fino al VI sec. d.C., crocevia di genti provenienti da ogni parte del Mediterraneo, Ostia è stata il luogo attraverso il quale le più diverse culture e religioni sono penetrate nell’Impero romano, lasciando tracce ancora oggi evidenti nei diversi mitrei presenti e nella più antica sinagoga ebraica del Mediterraneo Occidentale mai rinvenuta al di fuori dall’antica Palestina.

Filippo Demma è il nuovo direttore del parco archeologico di Sibari (foto da http://www.lanuovacalabria.it)

Filippo Demma è il nuovo direttore del parco archeologico di Sibari. Archeologo del MiBACT con responsabilità direttive presso il parco archeologico dei Campi Flegrei. Di elevato livello professionale e scientifico, vanta una rilevante attività di ricerca di ricerca di alta qualità in ambito archeologico nonché una variegata esperienza nell’ambito della tutela, gestione e restauro dei monumenti con particolare riferimento ai siti archeologici anche subacquei. Uno dei siti più estesi ed importanti del Mediterraneo di età arcaica e classica, Sibari testimonia la stratificazione di tre diverse civiltà: dapprima colonia achea fondata nel 720 a.C. fino alla distruzione nel 510 a.C. per mano dei crotonesi, poi centro ellenistico e successivamente insediamento romano fino al definitivo abbandono nel VII sec. d.C. in seguito all’impaludamento dell’area.

Il Covid-19 non ferma la programmazione (in forma ridotta e a ingressi contingentati) del parco archeologico di Ercolano: al via le visite serali accompagnate dei “Venerdì di Ercolano” con proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori provenienti da Ercolano, e suggestivi “Tableaux Vivants”

La locandina de “I Venerdì di Ercolano” il 28 agosto e 4 settembre 2020

“Telefo figlio di Ercole, abbandonato sul monte Partenio viene accolto dalle ninfe di Arcadia e allattato da una cerva”, affresco da Ercolano conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

Riparte l’offerta serale del Parco Archeologico di Ercolano con “I Venerdì di Ercolano”, prevista nel Piano di Valorizzazione 2020 con due serate del programma Campania by night: 28 agosto e 4 settembre 2020, realizzate dalla SCABEC Regione Campania in collaborazione con il MIBACT, il Parco Archeologico di Ercolano e il Comune di Ercolano, sebbene le problematiche legate all’emergenza sanitaria per la pandemia COVID 19 non abbiano consentito di pianificare un calendario analogo a quello delle passate stagioni estive: in programma percorsi accompagnati al sito, arricchiti di proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori di pittura e scultura provenienti da Ercolano a partire dagli scavi borbonici. Suggestivi “Tableaux Vivants”, a cura di Teatri 35, valorizzeranno questo percorso tra gli incanti della città antica. I temi figurativi selezionati per le proiezioni e per i tableaux vivants dell’edizione 2020 sono legati alla figura di Ercole, l’eroe che dà il nome alla città, e sono presentati in una sequenza che, accompagnata dalla narrazione delle guide, suggerisce l’immenso fascino e la forza dell’esempio che il mito di Ercole ha sempre avuto nella storia non solo romana, dalla nascita, alle fatiche e all’apoteosi tra gli Dei dell’Olimpo, che erano frequentati ogni giorno nei luoghi privati e pubblici dell’antica Ercolano.

Ercolano by night: tornano i percorsi serali del venerdì (foto parco archeologico Ercolano)

I turni di visita si svolgeranno dalle 20 alle 24 con partenze ogni 10 minuti, ultima partenza alle 23 (percorso di un’ora), per un massimo di 19 visite per ciascuna serata; i gruppi saranno composti da massimo 10 persone ciascuno per le norme di prevenzione anti Covid19, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di Corso Resina. Tutti i visitatori avranno l’obbligo di utilizzo delle mascherine dall’ingresso fino al termine della visita. Il personale che accompagnerà i gruppi avrà cura di verificare il corretto utilizzo dei dispositivi sanitari di protezione da parte dei visitatori lungo il percorso. Considerato il ristretto numero di biglietti è vivamente consigliato, per non perdersi l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line sul sito www.ticketone.it (con commissione di prevendita di 1,50 euro) fino alle 18 del giorno della visita, per fasce orarie di dieci minuti, coincidenti con i turni di visita. I biglietti che risulteranno invenduti alle 18, saranno acquistabili presso la biglietteria del Parco che sarà in funzione fino alle 23 del giorno della visita serale. Il prezzo del biglietto è di 5 euro; per gli under 30 e over 65, possessori Campania Artecard in corso di validità ingresso agevolato a 2.50 euro; ingresso gratuito per gli under 18. I visitatori sono invitati a rispettare precisamente l’orario di visita. Il turno delle 21.30 prevederà la possibilità di visita in lingua inglese. I visitatori potranno parcheggiare presso i parcheggi situati presso la Scuola Rodinò in Via IV Novembre e la Scuola Iovino Scotellaro I Traversa Via IV Novembre. Nelle attività riguardanti il controllo dei flussi dei visitatori in ingresso e in uscita, il Parco si avvale della collaborazione dei volontari della Pro Loco Herculaneum, della Protezione Civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Lungo il percorso verso una normalità che richiede uno sforzo collettivo di reciproca fiducia e senso di responsabilità”, interviene il direttore Francesco Sirano, “il Parco Archeologico ripropone i Venerdì di Ercolano per dare il senso della continuità ma anche della rinnovata visione delle cose imposta dell’emergenza sanitaria che viviamo. E quale migliore idea quest’anno che lasciarsi guidare sotto le stelle da Ercole, l’eroe da cui la città prende nome? L’immagine che abbiamo scelto per questo evento mostra Ercole che si vede rapita la sua futura sposa Deianira dal mostro Acheloo. Una forza bruta della natura, la personificazione di un vorticoso fiume greco, priva Ercole di un bene preziosissimo, l’amore, e a noi piace paragonare questo mostro mitologico al virus che ci contende tanti beni dalla salute, agli affetti, al lavoro. Ercole ci insegna che forza, disciplina, resistenza, solidarietà sono i valori che elevano un essere umano sino ad avvicinarsi persino agli dei: in una parola resilienza. Vorrei inoltre sottolineare come questi eventi siano i nodi di una vera e propria rete di collaborazioni e sinergie con gli Enti territoriali, in primis Comune e Regione Campania. Le visite serali di quest’anno, seppure ridotte in numero, permetteranno al pubblico che accederà al sito di trascorrere ore di piacevole conoscenza intrattenendosi all’interno del Parco per un ulteriore assaggio di normalità verso la quale stiamo incamminandoci con grande impegno”.

“Ercole al bivio” di Annibale Carracci (1595-1596) conservato al museo nazionale di Capodimonte (foto-museo-Capodimonte)

“Hercule et l’Hydre de Lerne” di Gustave Moreau (1869 – 1872) conservato al musée Gustave Moreau a Parigi (foto museo Moreau)

I Tableaux 1 e 2, sono ispirati a opere moderne: 4 attori, due uomini e due donne si esibiscono alla piscina cruciforme della Palestra. Il primo quadro è quello di “Ercole al bivio” di Annibale Carracci (1595-1596) conservato al museo nazionale di Capodimonte. Ispirato alla favola di Prodico, ritrae Ercole incerto sulla scelta fra due donne. Quella di destra con veste trasparente rappresenta il Piacere, e gli indica la strada piana tra carte da gioco, maschere teatrali e strumenti musicali. La donna vestita a sinistra, invece, rappresenta la Virtù che gli indica una strada faticosa, stretta ed in salita, in cima alla quale però lo attende il cavallo alato Pegaso, che lo condurrà  alla gloria  ed in  cielo. Il  giovane eroe sembra indeciso su quale strada scegliere, ma il suo sguardo in tralice si dirige verso la Virtù, lasciando intendere che alla fine sarà questa la via su cui si incamminerà. Il secondo quadro è quello di “Hercule et l’Hydre de Lerne” di Gustave Moreau (1869 – 1872) conservato al musée Gustave Moreau. L’idra è raffigurata come un cobra gigante a più teste che sta in posa minacciosa su una coda massiccia e soffia i cappucci delle sue numerose teste. Di fronte a lei si trova un Ercole giovane e fiero, che valuta attentamente il suo pericoloso avversario e riflette sulla tattica dell’attacco. Ha una postura calma, anche leggermente rilassata, perché non ha paura ed è pronto ad accettare la morte. L’eroe è armato con un arco e un potente randello, sulla sua schiena ha gettato la pelle del gigantesco leone di Nemea che ha sconfitto proprio davanti a questo mostro. Circonda la scena un enorme numero di cadaveri di eroi sconfitti, che prima dell’arrivo di Ercole cercavano di affrontare il mostro. Ci sono così tanti morti che il corpo dell’idra si erge letteralmente su di loro. Proprio di fronte a lei si trova il corpo di un giovane, ovviamente, la più recente delle sue vittime. La colorazione del quadro è scura, cupa, provoca l’ansia e crea una pesante atmosfera di morte. Ma il corpo di Ercole si illumina contro lo sfondo scuro, creando la fiducia che l’eroe inevitabilmente vincerà.

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

“Eracle nell’Olimpo al termine delle sue fatiche, alla presenza di Hera, di Atena e di Zeus sotto forma di arcobaleno”, nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

I Tableaux 3, 4 e 5, sono ispirati ad affreschi ercolanesi: 4 attori, due uomini e due donne si esibiscono nel Tablino della Casa del Salone Nero. Il primo affresco è quello di “Telefo figlio di Ercole, abbandonato sul monte Partenio viene accolto dalle ninfe di Arcadia e allattato da una cerva”, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli. Il secondo è la “Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” presente nella sede del Collegio degli Augustales. Il terzo “Eracle nell’Olimpo al termine delle sue fatiche, alla presenza di Hera, di Atena e di Zeus sotto forma di arcobaleno”, sempre presente nella sede del Collegio degli Augustales. Questi tableau si ritrovano nella proiezione dell’affresco all’altezza del decumano massimo, uscendo dalla Casa del Salone Nero. Inoltre, i visitatori vedranno due degli affreschi in originale nel corso della visita alla Sede degli Augustales.

Da ex fabbrica di pomodori a nuovo polo culturale di Paestum: presentati i nuovi interventi di valorizzazione all’ex stabilimento Cirio di Paestum e riallestimento del museo del santuario di Afrodite-Venere a Santa Venera. Zuchtriegel: un centro per lo sviluppo del territorio

Il progetto del nuovo accesso al parco archeologico di Paestum, dall’ex stabilimento Cirio con l’area del santuario di Santa Venera fino al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Pa-Paeve)

Lo scavo del santuario di Afrodite-Venere nell’area di Santa Venera (dal libro di Johannowsky-Pedley-Torelli del 1983)

Da ex fabbrica di pomodori a nuovo polo culturale di Paestum. Riflettori puntati sull’ex stabilimento della Cirio a Capaccio-Paestum (Sa). Nei giorni scorsi nel museo Archeologico nazionale di Paestum è stato presentato il progetto per il restauro e il riallestimento del museo del santuario di Santa Venera e per la riqualificazione dell’ex fabbrica di pomodori, esempio di archeologia industriale. In programma la realizzazione di un polo culturale strettamente connesso all’area archeologica e al museo di Paestum che sarà centro di informazione e di accoglienza per i visitatori e che ospiterà eventi di arte contemporanea, mostre e manifestazioni, depositi visitabili, un auditorium, un centro di studi e ricerca e diversi approfondimenti sul patrimonio immateriale, sulle tradizioni locali e sul paesaggio; altra specificità del nuovo polo sarà quella di confrontare archeologia classica e archeologia industriale. Al tavolo dei relatori, il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel; il sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri; il responsabile unico del procedimento e architetto del MiBACT, Annamaria Mauro; i progettisti Marco Magni e Giuseppe Lo Presti dello studio Guicciardini & Magni Architetti. Positivi i pareri di tutti gli enti amministrativi coinvolti nella conferenza di servizi che ha dato il via libera al bando di gara per i lavori.

L’ex stabilimento Cirio a Paestum come appare oggi (foto studio guicciardini-magni)

L’ex stabilimento Cirio nell’elaborazione del progetto dello studio Guicciardini-Magni

L’interno oggi dell’ex stabilimento Cirio di Paestum (foto studio Guicciardini-Magni)

La ristrutturazione dell’ex stabilimento Cirio nello studio Guicciardini Magni: qui l’area delle mostre temporanee

“L’ex fabbrica di pomodori Cirio è un’icona della città di Paestum”, dichiara il direttore del Parco. “Fu costruita a partire dal 1907 in località Santa Venera, in parte sulle antiche strutture di un santuario dedicato ad Afrodite-Venere e riportate alla luce in più campagne di scavo nel secolo scorso. Oggi l’edificio è di proprietà dello Stato e rientra nella competenza del parco archeologico di Paestum e Velia, come stabilito dalla riforma Franceschini nel 2014. Un progetto lungimirante e innovativo che pone al centro il territorio e il suo sviluppo, pensato in un’ottica di sostenibilità. Immaginiamo un polo che sia elemento di aggregazione sociale e culturale dell’intera comunità che da sempre ha visto la Cirio come un’opportunità di miglioramento. I lavori, inoltre, rappresentano un importante tassello per la riqualificazione urbana e per il potenziamento delle infrastrutture comunali, per cui ringrazio il sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri per la costante collaborazione. In programma anche una maggiore accessibilità e fruizione del santuario di Afrodite che era tra i più importanti della Poseidonia antica”.

Visione assonometrica 3D da Sud del progetto di recupero dell’area dell’ex stabilimento Cirio di Paestum da parte dello studio Guicciardini-Magni

Il progetto è finanziato con Fondi Cipe per un importo totale di 20 milioni di euro di cui 1,1 milioni di euro riservati alla progettazione che è stata affidata con procedura di gara gestita da Invitalia allo studio Guicciardini & Magni. La restante parte del finanziamento è destinata ai lavori. Il progetto prevede la realizzazione di nuovi servizi per i visitatori e per gli addetti ai lavori tra cui bookshop, laboratori didattici, sale espositive e depositi archeologici visitabili; inoltre verranno sistemati gli spazi esterni con aree di sosta e parcheggi. Attenzione sarà riservata al miglioramento dei percorsi interni e al rifacimento dei sistemi impiantistici.

Il progetto di modifica della viabilità progettato dal Comune di Capaccio-Paestum

Anche il sindaco Alfieri ha colto l’occasione per presentare il piano dei lavori pubblici in programma al Comune di Capaccio-Paestum. “Lo stabilimento ex Cirio rappresenta un bene ricco di potenzialità. Anche per questo, la Comunità di Capaccio Paestum attendeva da lungo tempo l’avvio di un concreto processo di valorizzazione. Oggi, finalmente, quel giorno è arrivato”, commenta il sindaco Alfieri. “È importante sottolineare che l’intervento andrà a integrarsi con altri progetti strategici avviati dalla nostra Amministrazione in questa parte di territorio comunale. Penso, in primo luogo, a quello relativo all’anello ciclopedonale che correrà lungo le mura della città antica; un intervento in collegamento con la pista ciclabile intercomunale, il cui progetto è stato recentemente candidato a finanziamento su fondi MIT. Non tralascerei assolutamente gli interventi di miglioramento della mobilità urbana, a partire dai lavori di riqualificazione di via Magna Grecia e dal progetto del nuovo sottopasso ferroviario, che renderanno più semplice e razionale la viabilità nella zona di Paestum. Desidero infine sottolineare l’ottimo livello di cooperazione istituzionale fra Comune di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, reso possibile anche dalla sincera apertura al confronto e al lavoro comune dimostrata dal direttore Gabriel Zuchtriegel”.

Roma. “Colori degli Etruschi”: In mostra alla Centrale Montemartini preziosi tesori di terracotta, una straordinaria selezione di testimonianze di arte etrusca, in parte inedite, dal territorio dell’antica Cerveteri recuperate grazie all’Arma dei Carabinieri e all’impegno del Mibact

Frammento con volto proveniente da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Kylix con al centro figura di atleta in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

All’inizio del 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato a Ginevra una ingente quantità di reperti sottratti illegalmente all’Italia: insieme a vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane è stata rinvenuta una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia, accumulati in frantumi in decine di casse, senza più alcun ordine coerente. Un’attenta attività di studio e restauro condotta dalla soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio su tali reperti, frutto di scavi clandestini e quindi privi di dati di contesto, ha consentito di riconoscere in un cospicuo numero di frammenti, grazie alle loro caratteristiche tecniche e alla raffinatezza di esecuzione, lastre dipinte etrusche provenienti dall’antica Cerveteri, note finora solo da esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.

Frammento di lastra etrusca con cigno da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini a Roma (foto museiincomune)

A questo fortunato recupero di opere è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibact e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente ulteriore serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra. Una prima fase di studio e ricerca condotta su questi preziosi materiali, datati tra il 530 e il 480 a.C., è culminata in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla Sabap al Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma) nel giugno 2018, a cui ora fa seguito l’edizione romana della mostra, nella prestigiosa sede della Centrale Montemartini, in un allestimento rinnovato e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.

Antefissa con satiro e menade da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini a Roma (foto museiincomune)

Una straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere) e in parte inedite, proposta nella mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, con il patrocinio della Regione Lazio. Progetto scientifico e cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

Kylix laconica da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Frammento di lastra dipinta con figura di danzatrice in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Attraverso l’articolato percorso espositivo, la mostra vuole offrire al pubblico una chiave di lettura il più possibile esaustiva delle terrecotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (imprese di Ercole e altri miti; la danza; gli atleti e i guerrieri; i contesti; le terrecotte architettoniche) e illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, cercando di restituire al meglio a questi frammenti, decontestualizzati dallo scavo e dal commercio clandestino, una serie di preziose informazioni che permettano loro di fornire nuovamente il proprio inestimabile contributo alla conoscenza della storia e della produzione artistica dell’antica Caere all’apice del suo splendore culturale. I pregevoli materiali archeologici di confronto esposti in mostra per corredare e approfondire le tematiche affrontate nelle varie sezioni espositive sono anch’essi in parte frutto di recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, in parte di restituzioni effettuate in base ad accordi internazionali tra il Mibact e prestigiosi musei stranieri.

Anfora della Collezione Castellani dai musei Capitolini (foto museiincomune)

Pelike attica della Collezione Castellani dai musei Capitolini (foto museiincomune)

A questi materiali si aggiunge il contributo fornito da un prezioso nucleo di vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, e scelti per analogia tematica. La mostra vuole anche rappresentare, con una sezione appositamente dedicata, il dovuto riconoscimento, nel cinquantenario della sua istituzione, all’infaticabile attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato quotidianamente nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte del nostro Paese. In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo a cura di Nadia Agnoli, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini.

XXIII Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum dal 19 al 22 novembre: a quattro mesi dal via c’è già il programma in sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari. Gli organizzatori: “Non vediamo l’ora di ripartire”

“Non vediamo l’ora di ripartire!”. Gli organizzatori sono ottimisti. E 4 mesi dall’apertura della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020, c’è già il programma: “Il tutto in regime di sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari”. “Il programma della XXIII edizione – spiegano i promotori – vede protagonista il turismo culturale all’insegna dell’esperienza unica e autentica e poiché la Bmta tratta il segmento archeologico del turismo culturale l’aspetto esperienziale è già di per sé alla base dell’offerta. Oggi più che mai, inoltre, qualsiasi offerta deve avere i caratteri della sostenibilità che, come si evince dal ricco programma, è l’altro tema importante di questa edizione. Dunque, un nuovo modo di proporre e vivere il turismo, oltre all’aumento degli standard di qualità, al rinnovamento e adeguamento delle strutture. Nel 2020 e 2021 dobbiamo ribaltare i dati del nostro incoming, contrassegnati dal 50% di stranieri e dal 50% di italiani: allora, più Italia in Italia e più Europa in Italia. La Bmta propone al Consiglio d’Europa la certificazione di un “Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei”. A confronto anche i modelli di gestione del patrimonio archeologico, a seguito della riforma Franceschini dei beni culturali, al fine di una migliore valorizzazione”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Icomos e Icom hanno scelto la XXIII Bmta, a Paestum dal 19 al 22 novembre, per svolgere le Assemblee Nazionali dei Soci 2020, annullate nei mesi del lockdown. “Paestum è il luogo più naturale in cui ritrovarsi e mai come in questo momento i soci di Icomos Italia, organo consultivo professionale e scientifico dell’Unesco, e i professionisti museali dell’Icom Italia, associato all’Unesco e organo consultivo delle Nazioni Unite, desiderano farlo in presenza. In questo anno da dimenticare, Paestum con la sua Bmta rappresenta la ripartenza del turismo archeologico”, dichiara il fondatore e direttore della Bmta, Ugo Picarelli. “Occorre riqualificare la nostra offerta, in quanto la consapevolezza dei rischi e del non rispetto del pianeta, a cui ci ha riportato l’attuale pandemia, è motivo per intraprendere da subito l’unica strada possibile, un turismo sostenibile nel segno della unicità, dell’accessibilità, della destagionalizzazione e rispettoso dell’ambiente. Il viaggiatore della società contemporanea, una volta definito turista, è sempre più alla ricerca di emozioni e di soddisfare bisogni di conoscenza, ossia di fare turismo esperienziale alla ricerca di luoghi e momenti, che rispecchino i valori personali. Per i grandi attrattori archeologici è fondamentale ragionare sui flussi turistici: l’approccio sostenibile in questo caso deve essere una modalità per visitare i luoghi nel rispetto del bene culturale. Ma turismo sostenibile significa soprattutto valorizzazione del territorio, riscoperta delle aree interne e conoscenza del patrimonio minore, che comunque è un pezzo della nostra identità. Attraverso il racconto delle destinazioni archeologiche minori si favorirà la scoperta del territorio, puntando su un’economia anche circolare. Parlare di turismo culturale e sostenibile significa soprattutto affrontare tante sfaccettature, non solo ambientali, ma anche sociali e politiche: è un discorso ampio e importante per il futuro dei nostri territori e della nostra madre terra”.

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum prima dell’emergenza coronavirus (foto parco archeologico Paestum)

Ecco le iniziative in primo piano, giorno per giorno. Giovedì 19 novembre 2020. “I beni culturali e il turismo dopo la pandemia” in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania  (saranno rilasciati 4 CFP ai Giornalisti in regola con le firme di controllo). Il Corso di Formazione, che si svolgerà con la partecipazione dei direttori dei principali Musei e Parchi Archeologici nazionali, sulla comunicazione giornalistica per il rilancio dei beni culturali e del turismo, a seguito della crisi sanitaria. “Dall’outgoing all’incoming del turismo archeologico per una domanda di prossimità europea e nazionale” in collaborazione con ENIT Agenzia Nazionale del Turismo con la partecipazione di MiBACT, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Osservatorio Parlamentare per il Turismo, Federturismo Confindustria, CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica Università Ca’ Foscari Venezia, Assoturismo Confesercenti, CNA Turismo, Confturismo Confcommercio, Tour Operator specialisti. Gli addetti ai lavori e i più noti tour operator italiani insieme per discutere della necessità di puntare sulla domanda di prossimità europea e nazionale per le nostre destinazioni interessate dal turismo archeologico, pensando a rinnovati e innovativi prodotti turistici a seguito della recente emergenza che ha ripensato il turismo secondo contenuti esperienziali e autentici. Il 19 e 20 novembre: V Convegno Internazionale Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “Catastrofi, distruzioni, storia” a cura della Fondazione Paestum. Pur non essendo in assoluto una novità, dal momento che l’uomo da sempre si è interrogato sulle cause di eventi catastrofici naturali, bisogna riconoscere che più che mai oggi l’argomento è (giustamente) al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto per il rapporto tra clima ed eventi distruttivi. Diventa quindi naturale il bisogno di rivolgere lo sguardo al passato, alla ricerca di quelle similitudini che permettono, tra l’altro, la migliore individuazione del dispiegarsi dei fenomeni.

Venerdì 20 novembre 2020. “I parchi per la valorizzazione del patrimonio archeologico in chiave più esperienziale e sostenibile” in collaborazione con Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano. La valorizzazione dei territori improntata da una governance sostenibile ha negli stakeholder la chiave per individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da unicità, accessibilità, percorsi sensoriali ed emozionali, ecocompatibilità, tipicità, dove le identità sono protagoniste. In questo contesto Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano convergono la necessità di pensare anche una mobilità contemporanea, che guardi al prossimo futuro e che integri l’automobile con i nuovi mezzi di trasporto e con l’innovazione sostenibile. Avendo ACI già sperimentato progetti che trovano il miglior equilibrio possibile tra auto e natura, proprio in quest’ottica, le vetture citycar 100% elettriche all’interno dei Parchi Nazionali potrebbero rappresentare un progetto itinerante di educazione alla eco-sostenibilità. Il recente protocollo tra Federparchi, Confagricoltura e Legambiente rafforza la capacità di fare sistema attraverso la condivisione di politiche di marketing locali volte a indirizzare le strategie turistiche nelle aree montane, appenniniche e costiere per uno sviluppo di una agricoltura orientata alla diversificazione a 360°, che integri non solo aspetti produttivi ma anche ambientali. Il nuovo programma di certificazione dei “Cammini e Percorsi” a cura del Touring Club Italiano guarda nella stessa direzione, favorendo un percorso di miglioramento dei territori. Agli operatori turistici il compito di esserne ambasciatori e di promuoverne la narrazione, offrendo un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza turistica, in totale coerenza con gli attuali trend della domanda. “Parchi e Musei autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto” in collaborazione con MiBACT e ANA Associazione Nazionale Archeologi. Alla Conferenza sarà presente l’artefice della riforma del MiBACT, Lorenzo Casini Capo di Gabinetto del Ministro, e le Fondazioni Aquileia, Brescia Musei, Museo delle Antichità Egizie, Parco Archeologico di Classe – RavennAntica.

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e 1° Premio di Archeologia Subacquea in memoria di Sebastiano Tusa”  in collaborazione con Soprintendenza del Mare e Fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, ICOMOS Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia. In occasione della edizione 2019 la BMTA assegnò postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. In quegli stessi giorni nacque l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Pertanto, nell’ambito della XXIII edizione, avranno luogo la 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° Premio di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La presenza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, dell’Underwater Cultural Heritage Unesco, di ICOMOS Italia, del NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “International Archaeological Discovery Award Khaled al-Asaad” in collaborazione con Archeo e Incontri con i Protagonisti. Il Premio alla scoperta archeologica dell’anno, intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Le 5 candidate, selezionate dai media partner internazionali (Antike Welt – Germania, Archéologia – Francia, as. Archäologie der Schweiz – Svizzera, British Archaeology – Regno Unito, Current Archaeology – Regno Unito, Dossiers d’Archéologie – Francia), che si contendono il Premio: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq: nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Inoltre, gli archeologi delle 5 scoperte saranno intervistati negli “Incontri con i Protagonisti”, occasione per il grande pubblico di ascoltare dai diretti interessati i racconti degli emozionanti ritrovamenti.

Il Pietrarsa Express e il museo Ferroviario di Pietrarsa (Na)

Sabato 21 novembre 2020. Conferenza nell’ambito dell’Anno del treno turistico indetto per il 2020 dal MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo “Il treno storico per la connessione territoriale delle destinazioni archeologiche” in collaborazione con MiBACT, Fondazione FS, ENIT, Touring Club Italiano. Il MiBACT aveva dichiarato il 2020 “Anno del treno turistico” e la prevista cerimonia di apertura fissata il 25 febbraio fu annullata a causa della sopraggiunta crisi sanitaria. La scelta, dalle dichiarazioni del Ministro Franceschini, era dettata dalla motivazione di “promuovere un’altra forma di turismo, che permetta al viaggiatore di percorrere il nostro Paese in modo sostenibile e lungo le tratte storiche delle ferrovie, ammirando paesaggi magnifici e toccando località di struggente bellezza. Esistono 800 chilometri di tratte ferroviarie in disuso e abbandonate, che attraversano parchi nazionali, aree protette e territori densi di storia e cultura”. I treni rappresentano l’antico progresso, la produttività e la connessione tra tutti i piccoli territori che attraversano e puntando i riflettori sulle ferrovie turistiche, in particolare quelle storiche, i viaggiatori possono riscoprire un patrimonio immenso, fatto di antichi tracciati, gallerie e vecchi convogli che rievocano il passato del nostro Paese. La Fondazione FS, nell’ambito delle tratte interessate dai treni storici, dedica grande attenzione ai territori con destinazioni archeologiche. In Campania i turisti hanno una ampia offerta di itinerari, da “Archeotreno Campania” (da Napoli a Sapri con fermate a Ercolano, Pompei, Paestum, Ascea Velia) a “Reggia Express” e “Pietrarsa Express”. Il treno “Colori e sapori di Sicilia in un viaggio slow”, con ben 23 itinerari, collega i centri urbani più importanti (Catania, Palermo, Messina) con luoghi custodi di sapori unici (Modica, Bronte e Marsala) e i centri storici millenari (Taormina, Siracusa, Agrigento, Ragusa Ibla). In Toscana il treno a vapore da Siena a Murlo “Paesaggio, Natura, Etruschi e…” permette di scoprire la bellezza delle Terre di Siena con un mezzo e una velocità d’altri tempi.

Sabato 21 novembre 2020. Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOMOS ITALIA. ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, è un’organizzazione internazionale non-governativa, senza fini di lucro, organo consultivo dell’UNESCO. ICOMOS si dedica alla conservazione e alla tutela dei monumenti, degli edifici e dei siti del patrimonio culturale, operando attraverso i Comitati Nazionali, tra i quali l’Italia rappresenta uno dei Comitati fondatori di ICOMOS sin dal 1965. ICOMOS Italia, negli ultimi anni, ha sviluppato la ricerca scientifica dei testi dottrinali fondando i primi Comitati Scientifici Internazionali oggi rappresentati da ben 28 tematismi a cui l’Italia, attraverso i propri esperti, continua ad offrire contributi innovativi. ICOMOS è l’unica ONG internazionale nel suo genere per la promozione di teoria, metodologia e tecnologia applicata alla conservazione, tutela e valorizzazione dei monumenti, dei siti e dei paesaggi. A Paestum oltre l’Assemblea si svolgerà la 1a Conferenza Nazionale dei Comitati Scientifici Italiani. Sabato 21 e domenica 22 novembre: Convegno e Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOM ITALIA. ICOM è l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali impegnata a preservare, ad assicurare la continuità e a comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale, attuale e futuro, materiale e immateriale. ICOM è associato all’UNESCO e gode dello status di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Oltre all’Assemblea annuale dei soci, si svolgerà il Convegno “Musei e parchi archeologici, nuove prospettive di partenariato pubblico-privato: responsabilità, professionalità, competenze”. Alla luce della crisi nei musei per la pandemia, è opportuno ripensare le collaborazioni tra gli enti pubblici e i privati, che a diverso titolo interagiscono con le istituzioni museali. ICOM Italia discuterà delle numerose esperienze degli ultimi decenni e delle prospettive future con attitudine scevra da pregiudizi, tenendo conto soprattutto delle funzioni essenziali dei musei e degli altri luoghi della cultura e delle competenze necessarie per assolverle, in ultima analisi delle professionalità che, aldilà delle forme di governo, assicurano a nostro avviso progetti culturali e servizi di qualità.

Caiazzo-Carinola-Teano (Caserta): al via il “SUMMER CONCERT, Itinerari musicali in Terra di Lavoro”, quarantatré concerti in 23 giorni tra Palazzo Mazziotti, convento di San Francesco di Casanova e museo Archeologico nazionale di Teanum Sidicium

Dal museo Archeologico nazionale di Teanum Sidicium a Teano al convento di San Francesco di Casanova a Carinola a Palazzo Mazziotti a Caiazzo: sono queste le tre location in provincia di Caserta ad ospitare la rassegna “SUMMER CONCERT, Itinerari musicali in Terra di Lavoro”, musica classica d’autore in luoghi sacri e musei: quarantatré concerti in 23 giorni, dal 5 agosto al 20 settembre 2020. Tutti concerti a libero ingresso su prenotazione obbligatoria (sul sito http://www.autunnomusicale.com, sezione Prenota Online, oppure inviando una e-mail a info@autunnomusicale.com, in tal caso si riceverà una e-mail di risposta contenente il link per effettuare la prenotazione), sono articolati nella doppia formula Musica nel Chiostro (in due orari, 20 e 21.30) – e Matinée al Museo, e avranno luogo “en plein air”,  nel pieno rispetto delle norme sul distanziamento fisico. La rassegna è realizzata con il contributo del MIBACT – direzione generale Spettacolo e della Regione Campania e si avvale della collaborazione della direzione regionale Musei Campania, del museo Archeologico e dell’associazione sidicina Amici del Museo di Teano, dei Comuni di Caiazzo, Pietramelara, Teano e Carinola, del Club Unesco di Caserta, dell’associazione Monte Carmignano per l’Europa.

Il Quartetto Manfredi apre il Summer Concert 2020 a Palazzo Mazziotti a Caiazzo

Si parte mercoledì 5 Agosto 2020 con il Quartetto Manfredi (Giovanni Claudio Di Giorgio & Sofia Bolzan violini, Matteo Terenzio Canella viola, Giacomo Grespan violoncello) su musiche di Franz Joseph Haydn e Dimitri Shostakovich, al Palazzo Mazziotti di Caiazzo alle 20 e alle 21.30. La rassegna, organizzata dall’associazione Anna Jervolino e dall’Orchestra da Camera di Caserta con la direzione artistica del Maestro Antonino Cascio, è articolata nelle sezioni musicali: Pianofestival, Focuschitarra e archi, Etno&Colto, con l’originale proposta Bosphorus Project, “…un viaggio nella musica colta e popolare delle antiche corti ottomane e delle strade di Istanbul”, Etno&Barock, “…gli echi iberici da Scarlatti alla musica latino americana..”, Pocket Orchestra, con le trascrizioni per piccoli organici di brani sinfonici di Rossini, Beethoven e Wagner, Suoni & Visioni, antologia delle più belle musiche da film e in particolare di Morricone e A-Solo. E con una particolare attenzione al “suono italiano” che avrà come protagonisti: Massimiliano Damerini, Emanuele Segre, i quartetti Manfredi, Henao, Sincronie e Eridàno, Paola Volpe, Liliana Bernardi, i duo pianistico  Eleonora Spina & Michele Benignetti, Edoardo Bruni &Volha Karmyzava, i duo di mandolino e chitarra Tiziano Palladino & Davide Di Ienno; i chitarristi Domenico Savio Mottola, vincitore del premio delle Arti, e Andrea De Vitis, affermatosi in ben 40 concorsi di tutto il mondo; i fisarmonicisti Luca De Prisco e Flavio Feleppa; i tre giovani pianisti vincitori nel 2019 di due dei più importanti concorsi pianistici italiani: Ziyu Liu e Yilan Zhao, rispettivamente primo e terzo premio del Viotti di Vercelli; Aristo Sham vincitore del Casagrande di Terni.

Il museo Archeologico nazionale di Teanum Sidicium a Teano (Caserta) (foto Mibact)

L’ingresso di Palazzo Mazziotti a Caiazzo (Caserta)

Il convento di San Francesco a Carinola (Caserta) (foto Fai)

Il programma. Mercoledì 5 Agosto (20 / 21.30), Caiazzo Palazzo Mazziotti: Focus / Quartetto con Quartetto Manfredi, musiche di Haydn / Shostakovich; giovedì 13 Agosto (20 / 21.30), Caiazzo Palazzo Mazziotti: Etno&Colto / Bosphorus Project con Sezen Gümüstekin oud e voce ed Emanuele Le Pera percussioni orientali; venerdì 14 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Massimiliano Damerini, pianoforte: alle 20, musiche di Busoni / Beethoven, alle 21.30 di Lachenmann / Schubert; mercoledì 19 Agosto (20 / 21.30), Caiazzo Palazzo Mazziotti: Focus / Chitarra con Domenico Savio Mottola, chitarra, musiche di Ponce / Tarrega / Llobet; venerdì 21 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Focus / Quartetto con Quartetto Eridàno, musiche di Haydn / Ravel; sabato 22 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Focus / Quartetto con Quartetto Eridàno, musiche di Shostakovich / Beethoven; domenica 23 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Ziyu Liu, pianoforte, Primo Premio Concorso Viotti 2019, alle 20, musiche di Beethoven / Musorgskij, alle 21.30, di Brahms / Scriabin; martedì 25 Agosto (20 / 21.30=, Caiazzo Palazzo Mazziotti: Focus / Chitarra con Andrea De Vitis, chitarra, musiche di Villa-Lobos / Castelnuovo-Tedesco / Bach; venerdì 28 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Aristo Sham, pianoforte, Primo Premio Concorso Casagrande 2019, musiche di Beethoven / Chopin / Brahms; sabato 29 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Etno&Barock con Luca De Prisco, fisarmonica, musiche di Scarlatti  / Piazzolla / Rovira / Sebastian Bach; domenica 30 Agosto (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Focus / Chitarra con Emanuele Segre, chitarra, musiche di Bach / Kovats / Villa-Lobos / Poulenc / Françaix / Dynes; venerdì 4 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pocket Orchestra con VolhaKarmyzava & Edoardo Bruni, duo pianistico, musiche di Wagner / Beethoven; sabato 5 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Focus / Quartetto con Quartetto Sincronie, alle 20, musiche di Maderna  / Beethoven, alle 21.30, di Casella / Beethoven; domenica 6 Settembre (alle 11), Teano Museo archeologico di Teanum Sidicinum: Pocket Orchestra con Tiziano Palladino, mandolino, Davide Di Ienno, chitarra, musiche di Rossini; domenica 6 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Albert Urroz, pianoforte, musiche di Mendelssohn / Schumann; venerdì 11 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Yilan Zhao, pianoforte, Terzo Premio Concorso Viotti 2019, alle 20, Debussy / Chopin, alle 21.30, Chopin / Liszt; sabato 12 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Focus / Quartetto con Quartetto Henao, musiche di Schubert / Beethoven; domenica 13 Settembre (alle 11), Teano Museo archeologico di Teanum Sidicinum: Suoni & Visioni con Flavio Feleppa, fisarmonica, musiche di Piovani / Bacalov  / Rota  / Mancini, Morricone  / Gardel  / Astor Piazzolla, Tiersen  / Giraud  / Guglielmi; domenica 13 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Eleonora Spina & Michele Benignetti, duo pianistico, musiche di Franck  / Schubert; venerdì 18 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Paola Volpe, pianoforte, musiche di Mozart / Anonimo / Schumann; sabato 19 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Pianofestival con Karl Eichinger, pianoforte, musiche di Beethoven / Liszt; domenica 20 Settembre (alle 11), Teano Museo archeologico di Teanum Sidicinum: A-Solo con Liliana Bernardi, violino, con von Biber / Vilsmayr / Mattheis; domenica 20 Settembre (20 / 21.30), Casanova di Carinola Convento di S. Francesco: Per-Duo con Liliana Bernardi, violino, Paola Volpe, pianoforte, musiche di Mozart / Beethoven / Liszt.