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Dantedì on line al museo Archeologico nazionale di Taranto: al mattino concerto, al pomeriggio Beatrice Stasi parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX” sul rapporto tra il Sommo Poeta e il mito di Anfiarao

taranto_marta_dantedì_locandinaAl museo Archeologico nazionale di Taranto tutto pronto per l’incontro con Dante. Anche il museo Archeologico nazionale di Taranto celebra il 700.mo anniversario della morte di Dante Alighieri con la ricorrenza del DanteDì del 25 marzo 2021. Per l’occasione, nella giornata celebrativa istituita nel 2020 dal MiBACT, i versi di Dante Alighieri incontrano i miti e le storie, raccontate all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto. “Non c’è un reperto riferito direttamente a Dante”, dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, “ma c’è di più. C’è il richiamo alla storia che il sommo poeta amava tanto, la stessa che ispirò i suoi versi, e che crea un collegamento straordinario tra la sua scrittura e le nostre collezioni”. Così il MArTA sceglie gli Inferi per celebrare il padre della lingua italiana, ma anche l’uomo e lo studioso che raccontò meglio le virtù e le debolezze degli umani nella sua Divina Commedia.

Il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario restituito nel 2009 dal Cleveland Museum of Art (foto MArTa)

“Tra Dante e il Museo si staglia la figura di Anfiarao, l’indovino di Argo che tentò inutilmente di opporsi alla spedizione dei Sette contro Tebe perché ne aveva previsto l’insuccesso”, spiega la direttrice. “Dante lo incontra nel Canto XX dove tratta di indovini, sortilegi e incantatori. Ma Anfiarao è anche al centro della Sala IX al primo piano del museo Archeologico nazionale di Taranto, in uno dei capolavori assoluti della ceramografia apula: ovvero il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario databile intorno al 330 a.C. Dante racconta, anche grazie alle informazioni assunte dalla Tebaide di Stazio, dell’arrivo all’Inferno al cospetto del giudice Minosse di Anfiarao. Il cratere, rientrato in Italia nel 2009 grazie a una restituzione del Cleveland Museum of Art, è invece la fotografia della sua partenza. Qui il mitico guerriero e indovino indossa l’armatura, impugna la lancia e lo scudo e sale sulla quadriga che lo porterà alla guerra, ma anche alla morte. L’inizio e la fine di una storia che Dante stigmatizzerà ponendo proprio l’indovino di Argo, tra coloro che sono costretti per contrappasso a guardare solo indietro “perché volse veder troppo davante” (v. 37). Due capolavori saranno in correlazione – specifica la direttrice del museo, Eva Degl’Innocenti – fornendo alle celebrazioni dantesche anche un ulteriore elemento di approfondimento e rarità narrativa”.

La locandina dell’incontro al MArTA per il Dantedì su “Il vate e i vaticini: su Inferno XX” con Beatrice Stasi

Sotto gli hashtag ufficiali #DanteDì e #IoLeggoDante, nella giornata del 25 marzo 2021, a partire dalle 11 del mattino e fino alla serata, il museo Archeologico nazionale di Taranto predispone una programmazione di eventi digitali che lo stesso MiBACT a livello nazionale ha voluto riconoscere. La mattina alle 11 in diretta dal primo piano del Museo, e sui canali Facebook e YouTube del MArTA, ci sarà un breve omaggio musicale ispirato alla figura e ai versi di Dante offerto dalle giovani musiciste del Conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto, Giovanna Delfino (chitarra), Gabriella Caroli (flauto) e Flora Contursi (voce). Alle 18 sarà la volta, invece, dell’approfondimento che vuole mettere in evidenza possibili ambiguità e complicazioni del giudizio dantesco, che condanna agli Inferi chi ha la pretesa di profetizzare il futuro, oggetto della conferenza della professoressa Beatrice Stasi, docente di letteratura italiana all’università del Salento che  parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX”. La relazione si terrà nella sala conferenze del Museo. La conferenza sarà trasmessa in diretta sul canale Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto.

Paestum. On line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno, il tempio meglio conservato della Magna Grecia: progetto del parco archeologico e dell’università di Salerno, finanziato dall’Art Bonus. E intanto dagli scavi sul tempio emerge la storia della sua costruzione

È on line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum. Il tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia (l’arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio Unesco del parco archeologico, che ha curato il progetto) e il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno (prof. Luigi Petti). I lavori sono stati diretti dall’arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento. Il progetto innovativo era stato presentato l’autunno scorso in occasione del bilancio della campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus” (vedi Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti | archeologiavocidalpassato). L’intervento è stato infatti finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

Sistema di monitoraggio del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Quattordici punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia, sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali, sono stati posizionati sulle parti alte dell’edifico di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul tempio. Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico e saranno fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, che potrebbero rappresentare un rischio. “Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela”, commenta l’ing. Luigi Petti dell’ateneo salernitano, “che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È, inoltre, iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui beni culturali”.

Rilievo elaborato nell’ambito delle attività congiunte di ricerca PAEV-DICIV (Unisa) con il supporto dei professori Luigi Petti e Salvatore Barba, dell’arch. Alfredo Balasco e del dott. Salvatore Ciro Nappo (foto pa-paeve)

I dati messi in rete sul sito del Parco. Il datacenter dell’università di Salerno, d’intesa con il parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia: https://www.museopaestum.beniculturali.it/monitoraggio-sismico-del-tempio-di-nettuno/. “In questa maniera”, commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco, “ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato crudo e parziale e per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca che a lungo è stato riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

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Scavi archeologici al tempio di Nettuno di Paestum (foto pa-paeve)

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Dallo scavo al tempio di Nettuno riemerge la storia della sua costruzione (foto pa-paeve)

Novità dagli scavi lungo le fondazioni. Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi. “Può sembrare strano”, sottolinea il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “ma sono i primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico. E a volte sono proprio i monumenti più celebri – che sembrano stranoti anche se in realtà non lo sono – che nascondono ancora delle sorprese. Nel nostro caso, è soprattutto la cronologia che abbiamo potuto chiarire grazie alla fortuna di trovare una stratigrafia intatta che ancora contiene la storia del cantiere del tempio. In passato, Dieter Mertens ipotizzò sulla base di alcuni dettagli del podio che il tempio originariamente fosse stato progettato come un periptero di 8 x 19 colonne, per poi essere riprogettato in una forma più ‘moderna’ con 6 x 14 colonne. I nostri scavi hanno dimostrato che tutta la parte delle fondazioni effettivamente risale al periodo tardo-arcaico, circa mezzo secolo prima della terminazione del progetto intorno al 460 a.C. Come nelle grandi cattedrali del medioevo, anche qui dobbiamo immaginare un cantiere che si protraeva per più generazioni, con ripensamenti, aggiustamenti e cambiamenti in corso d’opera. Inoltre, lo scavo ci ha messo nella condizione di ricostruire come la costruzione del tempio abbia comportato una rimodulazione del paesaggio circostante. Prima di iniziare la costruzione, l’area dove sarebbe sorto il tempio era stata livellata, però senza abbassare il livello molto al di sotto del piano di campagna. Su un sottile strato di sabbia di mare, riscontrato in tutti e quattro i saggi lungo le fondazioni, furono poi messe le fondamenta che erano dunque quasi completamente al di sopra del piano di campagna. Solo successivamente furono coperti di terreno, creando così una specie di collinetta artificiale intorno al podio del tempio che si può apprezzare ancora oggi. Tutto ciò ha arricchito in maniera straordinaria la nostra conoscenza del tempio dorico meglio conservato della Magna Grecia; è un episodio che ancora una volta fa capire come tutela e ricerca siano due facce della stessa medaglia”.

Il tempio di Nettuno a Paestum, il tempio meglio conservato della Magna Grecia (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Il progetto finanziato con Artbonus. I lavori per la messa in opera del sistema di monitoraggio sono stati finanziati con donazioni arrivate attraverso il portale Artbonus del ministero della Cultura che prevede sgravi fiscali a chi sostiene la tutela e la valorizzazione di beni culturali. Tra i maggiori contribuenti la famiglia di Sabato D’Amico, titolare dell’omonima azienda di Pontecagnano, e Roberto Savarese di Sorrento Sapori e Tradizioni Srl. “Donare per la realizzazione del progetto di monitoraggio ci ha fatto sentire custodi della storia”, dichiara Sabato D’Amico. “Con la nostra azienda cerchiamo di affermare il made in Italy in tutto il mondo e a contribuire allo sviluppo di questo territorio della Piana del Sele, così ricco di risorse naturali e di cultura. Essere un mecenate significa creare un rapporto saldo con importanti realtà come il Parco Archeologico di Paestum e Velia che quotidianamente tutelano e valorizzano i nostri beni culturali per scrivere un progetto di crescita di più ampio respiro che guarda al futuro”. Come evidenzia il direttore, il progetto, in virtù della sua polivalenza “è un esempio concreto di quanto si riesce a fare in un’ottica di integrazione virtuosa tra tutela, ricerca e coinvolgimento del territorio grazie alle possibilità che si sono aperte con la riforma dei beni culturali e con la legge Artbonus”.

“Il documentario come patrimonio da tutelare”: incontro/seminario con Dario Di Blasi on line su StreamCult nell’ambito del progetto ministeriale “CineHeritage. Il Cinema come Patrimonio”

“Il documentario come patrimonio da tutelare” è il titolo dell’incontro/seminario con Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeo Film, in programma venerdì 5 marzo 2021, alle 16, su StreamCult.it e sulle pagine social, con accesso libero a tutti e senza registrazione. Il seminario con Dario Di Blasi è l’ultimo dei tre seminari che costituiscono solo una delle attività proposte all’interno del progetto “CineHeritage. Il Cinema come Patrimonio” che prevede, tra l’altro, laboratori didattici, proiezioni cinematografiche e visite guidate. I tre seminari/incontri sono rivolti a tutto il pubblico studentesco e non. “CineHeritage. Il Cinema come Patrimonio” è un progetto del IV Istituto Comprensivo “Domenico Costa” di Augusta (Sr), realizzato in collaborazione con l’associazione culturale ArcheoVisiva, nell’ambito del “Piano Nazionale Cinema per la Scuola”, finanziato dal MI e dal MiBACT. Obiettivo specifico del progetto è quello di avvicinare gli studenti al Cinema del Patrimonio Culturale e come Patrimonio Culturale.

streamcult_cine-heritage_seminario-dario-diblasi_locandina“Sono stato chiamato a partecipare come esperto”, spiega Dario Di Blasi. “Negli ultimi anni i Beni Culturali sono stati descritti non solo attraverso i testi, ma anche attraverso il cinema che risulta essere uno dei media più efficaci e diretti nell’ambito della comunicazione dell’archeologia, del mondo antico e in genere di quell’heritage inteso come “rappresentazioni, espressioni, conoscenze, know-how che le comunità, i gruppi e gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale” (Unesco, 2003)”.

Roma. Dal 1° marzo riapre al pubblico, dopo un lungo restauro, il Mausoleo di Augusto, il più grande sepolcro circolare del mondo antico. La sindaca Raggi: “Restituiamo al mondo un gioiello del patrimonio storico dell’umanità dopo anni di chiusura”. La visita sarà arricchita da contenuti digitali, in realtà virtuale e aumentata, realizzati dalla Fondazione TIM

Veduta aerea del Mausoleo di Augusto a Roma, il più grande sepolcro circolare del mondo antico (foto Musei in Comune)

Stavolta è quella buona: da oggi 1° marzo 2021 riapre al pubblico il Mausoleo di Augusto, il più grande sepolcro circolare del mondo antico, emblema della magnificenza architettonica della romanità. Finalmente il monumento torna accessibile a tutti: ingresso gratuito fino al 21 aprile 2021 (Natale di Roma), ma già sold out. Il Mausoleo era stato chiuso dal 2007 per la partenza delle indagini archeologiche preliminari alla realizzazione del grande progetto di recupero e restauro eseguito da Roma Capitale. L’obiettivo era arrivare “in forma” per il bimillenario della morte di Augusto, nell’agosto del 2014. Ma un “ostacolo” aveva fatto slittare ora a data da destinarsi dell’avvio dei lavori, mancando clamorosamente – nonostante le promesse – l’appuntamento con le celebrazioni del bimillenario. Per il sepolcro del primo imperatore gli anni del degrado e dell’abbandono, insomma, sembravano non avere fine. E si parlò addirittura di “maledizione” quando il 19 agosto 2014, proprio nel giorno del bimillenario e delle visite guidate straordinarie al Mausoleo che ne avrebbero dovuto ricordare i fasti, una conduttura dell’acqua si ruppe e allagò il fossato intorno al monumento, portando tristemente a galla, davanti agli occhi del mondo, erbacce e rifiuti. Sembrava fatta a ottobre 2015 quando, dopo anni di annunci, si era aperta la gara per la prima tranche di lavori al Mausoleo di Augusto. Forte dei 6 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione Telecom – in aggiunta ai 4,2 milioni di fondi comunali e statali già stanziati -, il Campidoglio aveva annunciato l’inizio del cantiere per “gennaio 2016” e l’apertura al pubblico “nel marzo 2017” (vedi Il Mausoleo dell’imperatore Augusto a Roma aperto eccezionalmente al pubblico nei sabati di giugno. Poi finalmente inizierà il restauro nell’ottantesimo anno della sua chiusura | archeologiavocidalpassato).

L’area del cantiere del Mausoleo di Augusto su piazza Augusto a Roma (foto Musei in Comune)

Ora ogni polemica è alle spalle. Dopo la prima fase di restauro conservativo terminata nel 2019 e realizzata mediante un finanziamento pubblico di 4.275.000 euro (di cui 2 milioni versati dal Mibact e 2.275.000 da Roma Capitale), è attualmente in corso la fase di valorizzazione del monumento grazie allo stanziamento fornito dalla Fondazione TIM. Grazie agli interventi di restauro del Mausoleo realizzati finora, con la sistemazione di numerose concamerazioni interne e l’avvio dell’allestimento del percorso museale, è stato possibile anticipare a marzo 2021 la fruizione del monumento rispetto ai termini previsti per il completamento delle opere di musealizzazione. Anche con il cantiere in corso, il pubblico potrà quindi effettuare una visita dell’area centrale e accedere agli spazi in sicurezza. Contestualmente ai lavori di completamento del percorso museale e di riqualificazione della piazza, diretti Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’area di piazza Augusto imperatore è stata resa fin d’ora più vivibile dallo spostamento dei capolinea dei bus e dall’eliminazione dei parcheggi, con un conseguente guadagno di spazi a tutto vantaggio dei cittadini e della fruibilità dell’area.

La sindaca Virginia Raggi riceve i rappresentanti delle categorie nel primo giorno di apertura del Mausoleo di Augusto (foto Musei in Comune)

La prima giornata ufficiale di visita al Mausoleo di Augusto è stata tenuta a battesimo questa mattina dalla sindaca Virginia Raggi, che ha voluto condividerla con le rappresentanze delle categorie di cittadini particolarmente colpite dalle conseguenze della pandemia: commercianti e commessi, baristi, ristoratori, operai, lavoratori in cassa integrazione, medici, infermieri, volontari della Protezione Civile e sacerdoti, sempre in prima linea per dare supporto durante l’emergenza, e infine studenti e professori dei Centri di Formazione Professionale capitolini, che con grande impegno e sacrificio hanno portato avanti l’anno scolastico superando tutte le difficoltà. Presenti all’apertura delle visite al pubblico anche il presidente della Fondazione TIM Salvatore Rossi, l’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro Andrea Coia, l’assessora alla Crescita culturale di Roma Capitale Lorenza Fruci, la soprintendente speciale di Roma Daniela Porro, la sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli, il direttore dell’Edilizia monumentale Antonello Fatello e il direttore Musei Capitolini Claudio Parisi Presicce.

Virginia Raggi, sindaca di Roma, e Salvatore Rossi, presidente di Fondazione Tim, all’apertura del Mausoleo di Augusto a Roma (foto Musei in Comune)

“Finalmente riapre il Mausoleo di Augusto, un gioiello del patrimonio storico dell’umanità che restituiamo al mondo intero dopo tanti anni di chiusura”, dichiara la sindaca Virginia Raggi. “Abbiamo lavorato a questo traguardo con impegno e tenacia, sostenuti dal mecenatismo della Fondazione TIM, che ci ha permesso di fare un bellissimo regalo ai cittadini, con la generosità di un’imprenditoria illuminata, sensibile al valore incommensurabile del nostro patrimonio storico, artistico e culturale. Questa prima giornata di visita è il simbolo importante di una ripartenza per la città e per il Paese. Per questo, abbiamo voluto dedicarla alle persone messe a dura prova dall’emergenza sanitaria: Roma valorizza il suo passato, per guardare al futuro insieme ai cittadini”. E Salvatore Rossi, presidente Fondazione TIM: “Siamo orgogliosi di aver lavorato insieme con Roma Capitale per il recupero di uno dei luoghi più importanti dell’archeologia mondiale. Fondazione TIM ha aderito da subito al progetto di restauro e valorizzazione del Mausoleo di Augusto, impegnando complessivamente 8 milioni di euro, per ridare vita a quello che pensiamo sarà uno dei siti più visitati al mondo. È importante che anche mecenati privati collaborino a conservare e promuovere il patrimonio storico e culturale del Paese; è uno degli obiettivi della Fondazione TIM. Lo stiamo facendo mettendo a disposizione non solo denaro ma anche tecnologia: daremo a cittadini e turisti la possibilità di vivere una innovativa esperienza multimediale, che renderà ancora più affascinante e spettacolare la visita del Mausoleo”.

Il Mausoleo di Augusto riaperto al pubblico dopo anni di chiusura per restauri (foto Musei in Comune)

Il Mausoleo potrà essere visitato gratuitamente da tutti fino al 21 aprile, giorno in cui si celebra il “Natale” di Roma. Le prenotazioni, come detto già sold out, saranno nuovamente possibili dal 1° marzo 2021 – per il periodo dal 22 aprile al 30 giugno 2021 –sul sito http://www.mausoleodiaugusto.it, dove si potrà anche pre-acquistare il biglietto d’ingresso. Dal 22 aprile prossimo, e per tutto il 2021, l’accesso resterà sempre gratuito per i residenti a Roma, mentre sarà a pagamento per i non residenti, secondo le tariffe previste per l’anno in corso (4 euro intero; 3 euro ridotto,  + 1 euro di prevendita). Le visite, della durata di circa 50 minuti, si svolgeranno dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16 (ultimo ingresso alle 15), in ottemperanza alle indicazioni del DPCM vigente che prevede la chiusura dei luoghi della cultura nel fine settimana. Coloro che hanno prenotato il sabato e domenica saranno contattati e ricollocati in altre date. A partire dal 22 aprile 2021, inoltre, la visita al Mausoleo sarà arricchita da contenuti digitali, in realtà virtuale e aumentata, realizzati dalla Fondazione TIM. I servizi museali saranno gestiti da Zètema Progetto Cultura.

Mibact. Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei, subentra a Massimo Osanna: scelto tra 44 candidati. L’annuncio del ministro Franceschini. Il bilancio dei 7 anni di Osanna a Pompei e dei 6 anni di Zuchtriegel a Paestum

Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei (foto Mibact)

Da Paestum a Pompei, dalla Magna Grecia alla piena romanità: è un viaggio non solo nella topografia e nell’archeologia dell’Italia antica ma anche nella gestione del patrimonio culturale nazionale quello che si accinge a intraprendere Gabriel Zuchtriegel, 40 anni, archeologo classico, che il 20 febbraio 2021 è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, nuovo direttore del parco archeologico di Pompei. Nato nel 1981 a Weingarten, città della Repubblica Federale Tedesca, è stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale per la selezione dei musei autonomi nel 2015, quando fu selezionato per guidare il parco archeologico di Paestum e Velia. Zuchtriegel ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica.

paestum_Conferimento cittadinanza italiana al direttore Zuchtriegel

Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri

Ha insegnato presso gli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” e Salerno ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018.  Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 dirige il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio Unesco. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, è di origine tedesca; dal 2020 è anche cittadino italiano.

“Pompei è una storia di rinascita e riscatto”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari e che sono motivo di orgoglio per l’Italia. Nel ringraziare il professor Osanna per il grande lavoro svolto in questi anni a Pompei faccio i più profondi auguri di buon lavoro a Gabriel Zuchtriegel che lascia un’esperienza estremamente positiva a Paestum per un lavoro entusiasmante: il più bel lavoro al mondo per un archeologo”.

L’uscente Massimo Osanna, l’entrante Gabriel Zuchtriegel e il ministro Dario Franceschini alla presentazione del nuovo direttore del parco archeologico di Pompei (foto Mibact)

Massimo Osanna, direttore uscente e attualmente direttore generale dei Musei Statali, che ha guidato con successo l’investimento dei fondi europei del Grande Progetto Pompei e riaperto la stagione degli scavi nel sito con numerosi e straordinari rinvenimenti: “Con emozione saluto oggi il mio successore, augurandogli un lavoro proficuo e appassionante. Lascio un luogo straordinario che è stato il mio mondo degli ultimi sette anni, a cui ho dedicato energie passione e impegno: sono felice di poterlo affidare nelle mani del nuovo direttore, nella consapevolezza che lascio Pompei in uno stato ben diverso da quello in cui l’ho trovata. Molto orgoglio, ma anche gratitudine per quanti hanno operato per la salvezza di uno dei siti archeologici più importanti del mondo, dal ministro Franceschini ai direttori generali del Grande Progetto Pompei a tutti i funzionari e il personale che mi ha accompagnato in questa grande sfida”.

Il neodirettore Gabriel Zuchtriegel, che lascia un’eredità positiva nella gestione del parco archeologico di Paestum e Velia, al momento della nomina commenta: “Pompei è speciale non solo per il suo patrimonio archeologico inestimabile, ma anche per la squadra di professionisti e operatori che lavorano nel sito con grande impegno e competenza e che sono felice di poter guidare per garantire la tutela e la fruizione di un luogo unico al mondo”.

Il Vesuvio domina l’orizzonte dal foro di Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

La procedura di selezione. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia, e composta da: Luigi Curatoli, già generale dell’Arma dei Carabinieri e direttore del Grande Progetto Pompei; Carlo Rescigno, accademico dei Lincei e professore ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “L. Vanvitelli”; Andreina Ricci, già professoressa ordinaria di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica all’università di Roma “Tor Vergata”; Catherine Virlouvet, già direttrice della École française di Roma e professoressa emerita all’università d’Aix-Marseille. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati da sottoporre al Ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che prenderà prossimamente servizio. Oltre a Gabriel Zuchtriegel la terna era composta da Renata Picone, professoressa ordinaria di restauro nell’Università degli studi Federico II di Napoli, e Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017.

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Nuovi scavi 2018 a Pompei: Massimo Osanna scopre un affresco con il ritratto di donna in tondo dalla Casa del Giardino (foto Mibact)

Il parco archeologico di Pompei dal 2014 al 2021. Negli ultimi sette anni, sotto la guida del professor Massimo Osanna, il parco archeologico di Pompei è tornato a nuova vita: archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e uno staff di professionisti specializzati (geologo, vulcanologo, antropologo, archeobotanico, archeozoologo) e comunicatori hanno lavorato quotidianamente ottenendo straordinari risultati e hanno speso in modo efficiente le risorse europee rendendo il Parco un modello di spesa virtuoso a livello internazionale. Una forte attenzione è stata anche posta alle misure per migliorare l’accessibilità e la fruizione di quello che, con circa 4 milioni di visitatori all’anno, è il secondo sito più visitato d’Italia: 4 km di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria, un’offerta diversificata di visita con domus riaperte dopo il restauro e/o aperte per la prima volta, itinerari del verde con giardini storici ricostruiti, progetto di museo diffuso, uso delle tecnologie digitali e riallestimento di nuovi spazi espositivi. Dopo decenni si è tornati inoltre e a scavare in quella parte della città mai indagata finora.. Le indagini hanno restituito dati significativi per la conoscenza della città antica, oltre a eccezionali scoperte. Numerose sono state, in questi anni, le collaborazioni con le Università e i principali istituti di ricerca internazionali per indagini e ricerche archeologiche.

Il grande complesso dei Praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014

Il Grande Progetto Pompei. Il Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (Grande Progetto Pompei) è stato finanziato dalla Commissione Europea quale Grande Progetto Comunitario. Importo complessivo: 105 milioni di euro. Cofinanziamento UE: 75%, quota nazionale: 25%. Interventi finanziati: 76. In 5 anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento, di cui: 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche); 8 per il piano della conoscenza; 2 per il piano della sicurezza; 7 per il piano della capacity building; 8 per la fruizione e comunicazione. Sono 74 gli interventi conclusi, di cui su 2 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Dall’inizio del GPP, grazie agli interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati consegnati alla fruizione pubblica 46 edifici, tra i quali i Praedia di Giulia Felice, la Casa del Criptoportico, la Casa di Leda e il Cigno, quella del Frutteto, la Casa degli Amanti e l’emblematica Villa dei Misteri. I nuovi scavi hanno restituito al mondo affreschi meravigliosi, mosaici unici e una nuova possibile ipotesi sulla datazione dell’eruzione del Vesuvio. Inoltre, grazie alle ultime tecnologie applicate alla ricerca (come per esempio i calchi di Fiorelli), è stato possibile acquisire nuovi e importanti dati di conoscenza sulla vita quotidiana e i costumi della città di Pompei.

L’installazione dei sensori sul tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia

Parco Archeologico di Paestum e Velia dal 2015 al 2021. Negli ultimi sei anni, sotto la guida dell’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, il parco archeologico di Paestum ha raggiunto numerosi e importanti risultati soprattutto in termini di tutela e ricerca, fruizione, valorizzazione e comunicazione, anche grazie all’autonomia gestionale e finanziaria di cui lo ha dotato la riforma Franceschini del 2014. Al centro della direzione Zuchtriegel sono stati gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione straordinaria e ordinaria e restauro, per i quali sono stati investiti oltre 9 milioni di euro. Tra questi: un sistema di monitoraggio sismico sul Tempio di Nettuno con tecnologie avanzate, sviluppato insieme all’università di Salerno e finanziato con il mecenatismo privato attraverso ArtBonus; il Sistema Hera, il catalogo online fruibile anche dagli utenti esterni, che connette dati geografici (GIS), collezioni e archivi e raccoglie 2.653 schede di monumenti e 17914 reperti; gli scavi archeologici promossi nell’ambito di progetti di tutela e valorizzazione, che hanno portato alla luce nuovi dati, tra cui un tempio dorico del V sec. a.C. precedentemente sconosciuto e che ha dato nuova luce alla storia dell’architettura pestana e magno-greca; le collaborazioni con università, CNR e società private che hanno portato a nuove scoperte anche grazie all’uso di tecnologie innovative come la geofisica e la fotografia multispettrale.

Veduta aerea del Santuario Meridionale a Paestum con il tempio di Nettuno e la Basilica (foto pa-paeve)

Fruizione, accessibilità, comunicazione. Esemplare, in termini di accessibilità così come di fruttuosa cooperazione tra pubblico e privato, è l’intervento sul tempio arcaico noto come “Basilica” che, dal 2016, è accessibile senza più barriere architettoniche grazie al finanziamento costituito dai proventi di una mostra in collaborazione con il concessionario. Attualmente, è l’unico tempio greco ancora in piedi pienamente agibile/praticabile in tutto il Mediterraneo. Nuovi percorsi, tra cui un parco giochi a tema archeologico, hanno aumentato allargato il pubblico e ampliato l’offerta, con particolare attenzione ai più piccoli. La comunicazione digitale, con strategie social diverse e coinvolgenti, hanno portato il Parco a raggiungere i 150 mila follower, aumentando così visibilità e interazione con gli utenti diffondendo la conoscenza del patrimonio in rete. Dal 2015 al 2019, durante la gestione Zuchtriegel, il pubblico del parco archeologico è cresciuto del 48% (2015: 279.078; 2019: 443.743) e nel 2020, a causa della pandemia, ha subito un forte calo pari a oltre il 70% in media con quanto accaduto a tutti i luoghi del Sistema Museale Nazionale. Con l’introduzione di un abbonamento annuale a partire dal 2016, è aumentato in modo significativo il coinvolgimento del territorio, con anche la nascita dell’associazione “Amici di Paestum” nel 2017. È proprio in collaborazione con le associazioni del territorio che si svolgono lavoratori inclusivi per scuole e famiglie, con una particolare attenzione allo spettro autistico.

Aidone (Enna). “Salviamo gli Argenti di Morgantina. Il Mibact riveda l’accordo capestro col Met. Devono rimanere in Sicilia. Sono fragili”: appello di Dario Di Blasi a sostegno della battaglia portata avanti dall’Archeoclub, che ha scritto a Franceschini. E l’assessore regionale Samonà: “Sta cambiando la collaborazione tra Regione Siciliana e Met. Alla fine rivedremo la convenzione”

Gli Argenti di Morgantina esposti nel museo Archeologico regionale di Aidone (foto Regione Siciliana)
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Dario Di Blasi, già direttore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

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Il manifesto della 25.ma Rassegna di Rovereto del 2014 con un dettaglio degli Argenti di Morgantina

“Salviamo gli Argenti di Morgantina. Fermiamo quei viaggi tra Stati Uniti e Sicilia previsti ogni quattro anni da un accordo capestro che va rivisto per garantire un futuro a un tesoro fragile quanto prezioso”. È un appello accorato quello che affida ai social Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, già curatore della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. E proprio quando curava la rassegna roveretana, ricorda, “avevo deciso di dedicare le immagini coordinate del festival (pubblicazioni, poster, locandine, immagini web) a reperti o particolari di reperti provenienti da Musei archeologici italiani. L’intento era quello di convincere un pubblico sempre più vasto a visitare i musei archeologici e conoscere gli oggetti e le collezioni esposte, il più possibile vicini al loro contesto di ritrovamento. Nell’edizione 2014 feci pubblicare il particolare di un Emblema in argento dorato proveniente da Morgantina che rappresentava il mostro Scilla. L’Emblema appartiene proprio alla splendida collezione di argenti databili attorno al III sec a.C. conservati, ora, al museo Archeologico regionale di Aidone (En)”. Perché “ora”? Perché gli Argenti di Morgantina sono tornati a casa nel giugno 2020, l’ultima tappa di un viaggio che, dal 2006, vede i preziosi reperti viaggiare ogni quattro anni tra la Sicilia e gli Stati Uniti. I sedici pezzi – che risalgono al III secolo a.C. e che costituiscono il tesoro di Eupolemo – sono sottoposti, infatti, ai vincoli di una Convenzione siglata nel 2006 tra il Mibact e il Metropolitan Museum di New York in virtù della quale, a fronte della restituzione dei beni archeologici un tempo illecitamente trafugati dal patrimonio culturale nazionale, sono state previste forme di collaborazione tra le istituzioni museali coinvolte per quarant’anni. In particolare la convenzione prevede una rotazione delle opere in virtù della quale la Sicilia si impegna a prestare, nei quattro anni in cui gli argenti tornano in patria, beni di importanza analoga, per la loro esposizione al Met. E per questo turno dovrebbe essere formalizzato il prestito di opere provenienti da Selinunte sul tema della colonizzazione greca in Occidente e dei suoi molteplici esiti e significati, che sarebbero al centro di una grande mostra in programma al Metropolitan Museum.

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Tesoro di Morgantina: coppa in argento con emblema che rappresenta Scilla (foto Regione Siciliana)

“Sapere che anche la collezione degli splendidi argenti è soggetta a un accordo capestro che definisco coloniale non è confortante”, sottolinea Di Blasi. “Nei 4 anni in cui i reperti rimangono ad Aidone l’Italia deve garantire, anche provenienti da altri musei, reperti di uguale significato e valore al Metropolitan. In qualche misura i reperti che vanno al Metropolitan al posto degli Argenti sono ostaggio nel caso Aidone non ottemperasse all’accordo di trasferire al Metropolitan ogni 4 anni gli argenti. Il tutto senza pudore e attenzione per lo stato di conservazione degli stessi. Nei 4 anni in cui gli Argenti tornano a New York il Museo di Aidone si deve arrangiare per coprire il vuoto. Forse non si tratta di gran cosa ma io personalmente trovo molto grave l’accettazione di questo stato di cose da parte dei maggiori responsabili dei Beni culturali perché ritengo si siano assuefatti a uno stato di soggezione che definisco coloniale. Penso oggi come ieri che sui beni culturali debba ancora crescere la consapevolezza del loro valore e importanza per la conoscenza e consapevolezza della nostra identità. Per la difesa del loro territorio faccio i complimenti i cittadini di Aidone, il museo, l’Archeoclub e Alessandra Mirabella che ha seguito tutta la vicenda della collezione degli argenti anche per conto del locale Archeoclub di cui fu presidente per molti anni”.

Tesoro di Morgantina: coppa in argento con emblema (foto Regione Siciliana)
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La chiesa di San Francesco sede del museo Archeologico regionale di Aidone (foto Graziano Tavan)

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Rosario Santanastasio, presidente nazionale Archeoclub d’Italia

Ma stavolta sembra che la reazione da parte di Aidone e della Sicilia sia più consapevole e strutturata. Già nel 2014, in occasione del primo rientro al Met, si sollevò alta la protesta della sezione siciliana dell’ArcheoClub Aidone – Morgantina per bloccare il viaggio di ritorno a New York forte anche dei risultati di una campagna di indagini diagnostiche non invasive realizzata nell’estate 2014 ad Aidone che aveva confermato la fragilità degli argenti. Ma allora fu tutto invano. “A distanza di un decennio dal primo rientro”, annuncia Rosario Santanastasio, presidente nazionale di ArcheoClub D’Italia, “chiediamo di rivedere l’accordo siglato nel 2006 da Philippe de Montebello direttore del Metropolitan Museum di New York e dall’allora ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione per tutelare tale patrimonio archeologico e storico della nostra Italia. Per questo motivo, ArcheoClub ha scritto al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini che sta lavorando in modo egregio sulla tutela del patrimonio culturale italiano”.  E Rosalia Raffiotta, presidente della sezione locale ArcheoClub Aidone – Morgantina: “L’Archeoclub Aidone-Morgantina nel tempo ha lavorato intensamente per dare il proprio contributo alla valorizzazione di questi straordinari tesori, organizzando in più occasioni anche manifestazioni con petizioni e appelli alle istituzioni. Siamo ancora convinti che gli esiti della campagna di indagini diagnostiche dell’estate del 2014 abbiano fornito dati significativi per poter chiedere al Met la revisione dell’accordo, essendo stato accertato uno stato di conservazione precario dei reperti, che probabilmente all’epoca dell’accordo non fu tenuto in sufficiente considerazione o che è sopraggiunto nel corso degli anni successivi”. Di qui l’appello al ministero dei Beni culturali, alla soprintendenza e al parco archeologico di Morgantina da ArcheoClub, associazione Ecomuseo: I semi di Demetra di Aidone, il comitato cittadino di Aidone, l’associazione donne aidonesi ADA, l’associazione università del Tempo Libero di Aidone, l’associazione musicale “Vincenzo Bellini”, l’associazione Nois sede di Aidone, l’associazione “All’improvviso di Aidone”, Legambiente Circolo Piazzambiente: “Con questo appello sollecitiamo pertanto gli organi competenti affinché si avvii una discussione urgente a livello regionale e nazionale, quindi internazionale, per ridiscutere l’accordo con il Met”.

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Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana

Un messaggio di speranza viene dall’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà: “Il rapporto di collaborazione tra la Regione Siciliana e il Met ha subìto nel corso degli ultimi mesi un grande impulso grazie al governo Musumeci. Sono in corso ipotesi di collaborazione strutturata sulle quali continuiamo a lavorare e che potrebbero aiutarci a ridefinire i termini di una Convenzione che, per certi aspetti, risulta datata. Cercheremo di operare nella direzione di una possibile revisione dell’accordo che porti alla collocazione stabile e definitiva degli argenti di Morgantina nella sede museale naturale di Aidone, struttura che ne consente la necessaria contestualizzazione e interpretazione culturale”. Tutte richieste contenute nella nota inviata da Samonà al dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali.

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Alessandra Mirabella, già presidente dell’Archeoclub di Aidone-Morgantina

La vera storia degli Argenti di Morgantina… “Gli argenti, noti come il “Tesoro di Morgantina”, costituiscono il più importante insieme conosciuto di oreficeria proveniente dalla Sicilia ellenistica”, ricorda Alessandra Mirabella che ha postato il video di denuncia nel 2014. “Trafugati nel 1980 dai tombaroli dal sito della città siculo-ellenistica, furono venduti a Robert Hecht, il maggiore ed impunito trafficante di antichità di tutti i tempi, il quale li cedette, nel periodo 1981-1984, al Metropolitan Museum di New York. Nel 1987 l’archeologo prof. Malcolm Bell III – da anni direttore degli scavi nel sito siciliano di Morgantina – avendo riconosciuto in quegli argenti l’oggetto dello spettacolare rinvenimento clandestino di cui si parlava ad Aidone qualche anno prima- ne informò le autorità italiane. La battaglia per la restituzione del tesoro di Morgantina, protrattasi per oltre vent’anni, si concluse solo nel 2006 quando Philippe de Montebello, direttore del Metropolitan, sottoscrivendo l’accordo con la Repubblica Italiana, si impegnò a restituire gli argenti, imponendo come contropartita la clausola del prestito periodico quarantennale. Sulla scorta di tale accordo, il tesoro dovrà essere “prestato” per quattro anni al Metropolitan e quindi rimpatriato. Dopo i successivi quattro anni, il ciclo prestito/rimpatrio riprenderà e continuerà per i prossimi quarant’anni. Di certo tali ripetuti viaggi non potranno non danneggiare i delicati manufatti; inoltre, la loro lunga assenza priverà il museo Archeologico di Aidone di preziosi reperti che studiosi e visitatori anelano di vedere ed ammirare. Per ovviare a tale situazione, si denuncia l’accordo siglato dal governo italiano dell’epoca per impedire che inizi il ciclo prestito/rimpatrio rimarcando che il Metropolitan Museum, acquisendo gli argenti da un trafficante, commise a sua volta il reato di ricettazione. Ed un reato – conclude Alessandra Mirabella – non può sottostare ad un accordo che abbia il crisma della legalità”.

L’archeologia subacquea ha la sua soprintendenza: è nata la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con sede a Taranto, e uffici a Venezia e Napoli. La dirige l’archeologa subacquea Barbara Davidde

Istituita la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo (foto Icr)

L’Italia ha una nuova soprintendenza specifica per il mare: è la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. A inizio gennaio 2021, con la nomina di Barbara Davidde a soprintendente da parte del ministro Dario Franceschini, si è chiuso infatti l’iter di istituzione avviato nel dicembre 2019 nell’ambito della cosiddetta “riforma della controriforma” del Mibact, con la quale il titolare del dicastero dei Beni culturali ha rimesso ordine alle decisioni, molto criticate da più parti, da quanto stabilito dall’ex ministro Alberto Bonisoli nell’agosto 2019 in piena crisi di governo. “L’archeologia subacquea”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese. Siamo un paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Con la nomina della soprintendente Davidde, a cui faccio gli auguri per l’importante compito che è chiamata a svolgere, le operazioni di tutela e le attività di ricerca troveranno nuovo impulso e nuovo slancio”. Nel dicembre 2019 Franceschini, infatti, non solo aveva ripristinato alcune autonomie soppresse di musei e parchi archeologici, ma aveva anche istituito la nuova soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo con sede a Taranto, e centri operativi presso le soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio con sede a Napoli e Venezia. Obiettivo della soprintendenza del Patrimonio culturale subacqueo, ufficio dotato di autonomia speciale di livello dirigenziale non generale, è lo svolgimento delle attività di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Nel territorio della Provincia di Taranto, il soprintendente svolge anche le funzioni spettanti ai soprintendenti Archeologia, belle arti e paesaggio.

L’archeologa subacquea Barbara Davidde

Barbara Davidde, neo soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, è direttrice del nucleo interventi per l’Archeologia subacquea dell’Istituto Centrale per il Restauro, funzionario archeologo presso l’Istituto Centrale per l’Archeologia e membro dal 2019 dello Stab, il comitato tecnico scientifico dell’Unesco per la Convenzione del 2001 sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo, docente di Archeologia subacquea all’università di Roma Tre. Barbara Davidde inizia la sua carriera nel 1987 e, nel corso degli anni, dirige missioni archeologiche subacquee in Yemen e Oman. Inoltre, ha partecipato a cantieri archeologici subacquei in Francia, Libia e in diverse località italiane. Dal 2015 a oggi per l’ICR è responsabile scientifico, responsabile unico del procedimento e direttore dei lavori del recupero e pronto intervento conservativo dei relitti romani e dei materiali rinvenuti nel porto antico di Napoli, nel corso dei lavori per la realizzazione delle stazioni della linea 1 della Metropolitana di Napoli (piazza Garibaldi e piazza Municipio). Inoltre, è il funzionario responsabile dell’Icr per Convenzioni di ricerca e formazione, stipulate con Enti di ricerca e università italiane e straniere, riguardanti la sperimentazione di prodotti per il restauro di manufatti di provenienza subacquea, per il restauro delle strutture archeologiche sommerse e per l’aggiornamento professionale di personale addetto ai beni culturali.

Altino. Il 2021 al museo nazionale e area archeologica porta non solo il nuovo logo, ma anche il finanziamento di 1,7 milioni di euro del Mibact per la sua valorizzazione tra i punti di interesse di riferimento della scena mediterranea antica

Il nuovo logo del museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve)

“Anno nuovo, logo nuovo”: ma il 2021 al museo nazionale e area archeologica di Altino porta anche un sostanzioso finanziamento del ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo stanziato a fine dicembre: “Gioia pura! Siamo fortissimi”, il commento a caldo della direzione affidato ai social. “Grazie al ministro Dario Franceschini, allo staff del Mibact che ha creduto in noi, alla nostra direzione regionale Musei Veneto, alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Venezia e Laguna che collabora con noi quotidianamente… e soprattutto grazie a noi! Ora lavoreremo fortissimo per rendere Altino ancora di più la perla archeologica della Laguna di Venezia”.

Annunciato a fine anno 2020 con gli auguri dello staff del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, è arrivato. Il nuovo logo del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino è stato realizzato da Mirko Visentin. Il video di presentazione è stato realizzato da Samir Sayed Abdellatef (animazione e l’editing del video) e da Giacomo Vidoni (editing audio), Accademia di Belle Arti di Venezia.

Il museo nazionale e area archeologica di Altino pronti ad accogliere di nuovo i visitatori in sicurezza (foto Mibact)

Altino è tra i comuni medi e piccoli privilegiati dai nuovi investimenti del Mibact: 25 milioni di euro per 10 nuovi progetti, diffusi su 9 regioni, del piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, che ha ricevuto il parere favorevole della conferenza unificata Stato-Regioni dopo il passaggio in Consiglio Superiore dei beni Culturali.  “Dieci nuovi interventi”, dichiara Franceschini, “che coprono un’area geografica più ampia e diffusa, comprendendo nuove realtà strategiche e contribuendo al recupero di realtà straordinarie del patrimonio culturale nazionale. Si tratta di progetti e cantieri che interessano l’intero territorio nazionale e che, ad eccezione dell’intervento romano, sono localizzati in modo prevalente nei piccoli e medi comuni prediligendo quel patrimonio diffuso che è la vera ricchezza del nostro Paese”. Il finanziamento di 1,7 milioni di euro – si legge nella comunicazione del ministero – permetterà di valorizzare il museo nazionale e l’area archeologica di Altino nel comune di Quarto d’Altino (Ve), situato ai margini settentrionali della Laguna di Venezia: un’area ricca di interesse ma quasi sconosciuta ai grandi flussi turistici. L’intervento riposiziona correttamente il sito tra i punti di interesse di riferimento della scena mediterranea antica e riattiva il tessuto sociale ed economico di un contesto minore e in sofferenza occupazionale della campagna veneziana, per favorirne la rapida ripresa al termine dell’emergenza pandemica.

Nel Giardino delle Fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Heroes of Change”: in tempi di cambiamento, gli eroi interpretati con gli occhi dei ragazzi. In attesa della riapertura dei musei, anteprima sui canali social

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: Lea la meteogirl (foto mann)
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Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il cavaliere (foto mann)

La mostra sarà possibile vederla appena i musei saranno riaperti. Intanto il museo Archeologico di Napoli della mostra “Heroes of Change”, organizzata in collaborazione con Amnesty International Italia, dà un’anteprima digitale sui suoi canali social: gli eroi visti con gli occhi dei ragazzi, tra fotografia, disegno e grafica. L’esposizione, a cura di Ilaria Turba, raccoglierà le immagini realizzate dagli allievi di due classi dell’Istituto “Nicolini- Di Giacomo” di Napoli; i giovanissimi artisti hanno simbolicamente impugnato pennarelli e matite, per tracciare, sui propri ritratti, segni e forme dei “supereroi del cambiamento” ai nostri tempi. Il risultato sarà un tripudio di colori e fantasia: ai balconi del Giardino delle Fontane saranno “sospesi” grandi banner, in cui ciascuno studente vestirà i panni di un personaggio mitico e, perché no, salvifico. 

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: Napolethanos il mascherato (foto mann)

Così, sulle pagine Facebook ed Instagram dell’Archeologico, è possibile guardare da vicino i supereroi: la piccola Lea con i suoi poteri speciali sarà in grado di fermare i cambiamenti climatici; il mascherato “Napolethanos”, con elmetto giallo, indosserà guanti per pulire il mondo da qualsiasi traccia di guerra; un “Tizio Blu”, in tenuta frozen, congelerà tutte le ingiustizie, mentre dalla poltrona di un salotto qualsiasi un cavaliere, senza macchia e senza paura, salirà in sella con il desiderio di cancellare ingiustizie e discriminazioni. 

Banner della mostra “Heroes of change” al museo Archeologico nazionale di Napoli: il Tizio Blu (foto mann)

La campagna è stata realizzata nell’ambito del progetto “Start the Change!”, co-finanziato dall’Unione Europea, ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Napoli: attraverso lo sviluppo di innovativi percorsi educativi, l’iniziativa ha la finalità di accrescere la consapevolezza dei giovani europei sull’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, messi in relazione con i fenomeni migratori e le violazioni dei diritti umani. Una giuria composta da Guido Scarabottolo (illustratore, grafico e designer di fama internazionale), Anna Ciammitti (fumettista, disegnatrice e animatrice) e Francesco Ceccarelli (fondatore e direttore creativo di Bunker) ha scelto, insieme ad Amnesty International Italia, le immagini in allestimento; il progetto “Heroes of Change” è stato coordinato dall’artista Ilaria Turba, che, peraltro, è stata tra i vincitori della Nona Edizione dell’Italian Council, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mibact.

OLTRE TUTTO, il Capodanno in streaming della città di Roma, un’esperienza da vivere unicamente in digitale. Dal Colosseo all’Ara Pacis più di venti artisti tra performance artistiche e musicali, e spettacolari installazioni

Mancano due giorni a OLTRE TUTTO, il Capodanno in streaming della città di Roma, un’esperienza da vivere unicamente in digitale ma fatta di emozioni reali. Tra performance artistiche e musicali, e spettacolari installazioni, OLTRE TUTTO sarà il modo per immaginare insieme l’anno che verrà. OLTRE TUTTO è promosso da assessorato alla Crescita culturale nell’ambito di ROMA Culture in collaborazione col ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo e col parco archeologico del Colosseo, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Casa del Cinema, Fondazione Cinema per Roma, Fondazione Musica per Roma, Azienda speciale Palaexpo, Romaeuropa Festival, Teatro dell’Opera di Roma, associazione Teatro di Roma, con il supporto di Acea Gruppo, con la regia e il coordinamento artistico di Francesca Macrì e Claudia Sorace, con il coordinamento organizzativo di Zetema Progetto Cultura srl.

OLTRE TUTTO è un’esperienza completamente digitale che ci accompagnerà nel 2021. Dal Colosseo all’Ara Pacis, a palazzi storici, performance artistiche e culturali in streaming su www.culture.roma.it e sulla pagina Facebook Culture Roma e del Parco archeologico del Colosseo la notte del 31.12 dalle 22, con Manuel Agnelli feat. Rodrigo d’Erasmo, Carl Brave, Diodato, Elodie, Tim Etchells, Gemitaiz, Michela Murgia, Gianna Nannini, Alfredo Pirri, Radio India, Tomàs Saraceno, Francesco Bruni, Chiara Caselli, Mauro Covacich, Adriana Ferreira, Chiara Francini, Fratelli d’Innocenzo, Augusta Girardi, Maria Giovanna Luini, Sandra Savaglio, Igiaba Scego, Chiara Valerio, e il Laboratorio di Scenografia del Teatro dell’Opera di Roma.

“State sul divano, ma almeno festeggiamo insieme!” è l’invito di Manuel Agnelli a seguire il Capodanno di Roma. La voce di Manuel Agnelli e il violino di Rodrigo D’Erasmo nel cuore rinascimentale di Roma: Palazzo Braschi.

L’evento digitale della notte di Capodanno di Roma tocca anche il Parco archeologico del Colosseo: Diodato si esibirà nel cuore del Palatino, tra le alte mura dello Stadio degli Imperatori. La voce calda e avvolgente di Diodato risuonerà così al centro dei sette colli.