Tombe micenee inviolate scoperte a Eghion (Acaia, Grecia) dall’università di Udine con corredi di ceramica e una sorta di altare funerario realizzato con le ossa degli antenati

Archeologi dell'università di Udine e Trieste a Eghion nel sito protostorico della Trapezà in Acaia

Archeologi dell’università di Udine e Trieste a Eghion nel sito protostorico della Trapezà in Acaia

L’avvisaglia che si era difronte a una grande scoperta gli archeologi dell’università di Udine, impegnati nella missione a Eghion, nel sito protostorico della Trapezà, nella regione di Acaia (Peloponneso occidentale) in Grecia, l’avevano avuta già al termine della quarta campagna di scavo nel settembre 2013: lo scavo aveva individuato tre tombe micenee inviolate, databili tra il XV e l’XI secolo a.C. All’interno corredi funerari con elaborate ceramiche e preziosi oggetti d’ornamento, e i resti di un abitato preistorico, fondato verosimilmente alla fine del III millennio a.C. Ma alla fine dell’ultima campagna di scavo, la quinta, le ipotesi sono diventate certezza: gli archeologi coordinati da Elisabetta Borgna, docente di Archeologia egea all’Università di Udine, nell’ambito di un progetto internazionale del Ministero greco della Cultura, diretto da Andreas Vordos, hanno scoperto sepolture micenee intatte, databili tra XV e XIV secolo a.C., con corredi di ceramica e attrezzi in metallo, e una sorta di altare funerario per rituali come libagioni e offerte di culto su cui venne deposto un defunto. I ritrovamenti sono avvenuti nel sito protostorico della Trapezà durante l’esplorazione della necropoli di 3500 anni fa individuata dalla missione dell’Ateneo friulano negli anni scorsi. Sono state portate completamente alla luce due delle tombe identificate nel corso delle precedenti campagne. Si tratta di tombe “a camera” (cioè scavate in un pendio e costituite da un corridoio d’accesso e una camera funeraria), con ingressi murati da massicci blocchi di roccia e rivestimenti in ghiaie compatte. I micenei le usavano continuativamente, o a intervalli, per molte generazioni. Nel caso della necropoli della Trapezà l’uso continuò dal XV all’XI secolo a.C. Agli scavi dell’ultima missione (settembre 2014) nel sito della Trapezà hanno partecipato anche studenti e dottorandi dell’università di Udine e del corso di laurea magistrale interateneo Udine-Trieste in Scienze dell’antichità. Le campagna è stata condotta grazie al sostegno dell’ateneo friulano e del ministero degli Affari esteri, con il supporto dell’Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia (Stati Uniti), della Fondazione Crup e del gruppo Monte Mare di Grado.

L'equipe coordinata da Elisabetta Borgna ha scoperto tombe micenee inviolate a Eghion el Peloponneso Occidentale

L’equipe coordinata da Elisabetta Borgna ha scoperto tombe micenee inviolate a Eghion el Peloponneso Occidentale

“Sono ritrovamenti di inestimabile valore scientifico quelli rinvenuti a Eghion”, afferma Elisabetta Borgna. È proprio una delle tombe collettive scavate degli studiosi ad aver restituito la serie di inumazioni primarie (prima deposizione) inviolate con tanto di corredi come anfore, vari tipi di vasi, attrezzi, ornamenti e oggetti personali. “Dopo l’ultima deposizione funeraria”, spiega la professoressa dell’ateneo friulano, “la camera funeraria non venne più visitata, benché la sua presenza continuasse ad essere segnalata nel corridoio antistante da una serie di offerte di culto tributate agli antenati, a partire dal XII secolo a.C. e fino all’età ellenistica”. L’altro significativo ritrovamento è una specie di piattaforma, costruito con una quantità di ossa di precedenti inumati (“antenati”), sulla quale vennero svolti riti di libazione e di offerta e dove, infine, fu deposto il corpo di un defunto: una testimonianza singolare e di estrema rilevanza, degna di essere studiata nel dettaglio. “Gli indizi emersi – sottolinea Borgna – hanno suggestivi riscontri nelle informazioni tramandate dall’epica omerica e questo è un elemento di particolare rilievo per la definizione storico-culturale della necropoli della Trapezà”. Sono molte le tombe micenee conosciute attraverso i loro preziosi corredi, ma le circostanze del rinvenimento – scavi di emergenza o attività clandestine – raramente consentono di ricostruire le modalità di frequentazione e uso delle strutture funerarie e di riconoscere l’atteggiamento che gli antichi progenitori dei Greci avevano nei confronti del passato e degli antenati. “È opinione comune che, nel rioccupare tombe giù utilizzate, i Micenei fossero soliti mettere da parte con scarso riguardo, ai margini delle camere funerarie, le ossa di coloro che erano stati deposti in precedenza. Tale opinione potrebbe essere smentita proprio dagli scavi di Eghion”.

La porta trovata dagli archeologi a sigillo di una delle tombe micenee inviolate

La porta trovata dagli archeologi a sigillo di una delle tombe micenee inviolate

Il ritrovamento di alcune nicchie scavate lungo le pareti dei corridoi d’accesso ha rivelato l’abitudine di mettere da parte, dando loro una degna collocazione, i resti delle sepolture più antiche in occasione della riapertura e del riuso dei sepolcri. Nei riempimenti dei lunghi corridoi delle tombe e nelle aree antistanti i sepolcri gli archeologi hanno trovato tracce di deposizioni di armi in ferro e di vasi, testimonianza di ripetute attività di culto in onore degli antenati che vennero svolte a partire dalla definitiva chiusura delle tombe fino al periodo arcaico e classico (VI e IV secolo a.C.), quando il sito, parte della città achea di Rhypes, ebbe particolare importanza, testimoniata dalla presenza di un imponente tempio. “Si tratta di strutture funerarie di tipo familiare – spiega Borgna –, utilizzate a lungo nell’età micenea, ossia dal periodo che precede la fondazione dei palazzi di Micene e Tirinto, fino alla crisi della civiltà micenea, alla fine dell’età del bronzo e alla transizione all’età del ferro (XV-XI secolo a.C. circa)”. Alcuni dei materiali rinvenuti consentono di far luce sugli intensi rapporti culturali che legarono il Peloponneso occidentale alle regioni del Mediterraneo orientale, in particolare l’isola di Cipro, soprattutto negli ultimi secoli dell’età del bronzo. “Gli oggetti ritrovati – sottolinea Borgna – testimoniano l’importantissima funzione della regione achea e del mar di Patrasso nel passaggio di elementi culturali che influenzarono in maniera significativa l’Adriatico settentrionale, dal delta del Po fino al Friuli, tra XII e XI secolo a C.”.

Le tombe micenee scoperte a Eghion hanno restituito ricchi corredi ceramici

Le tombe micenee scoperte a Eghion hanno restituito ricchi corredi ceramici

L’antichissimo abitato ospitava, con tutta probabilità, le genti che seppellivano i propri morti nella necropoli. Da un primo esame dei materiali raccolti, il villaggio sembra aver avuto vita a partire da fasi molto antiche della protostoria (fine III – inizi II millennio a.C.) per continuare durante il periodo miceneo, nella tarda età del bronzo (XI secolo a.C.). “Tra le ceramiche trovate – spiega Borgna – risaltano alcuni frammenti collegabili a una produzione di tipo “adriatico”, attestata nell’area balcanica costiera e fino alle grotte del Carso triestino”. L’esplorazione della necropoli della Trapezà, in un’area collinare vicino alla costa sul mar di Corinto, è particolarmente difficoltosa perché, diversamente da quanto riscontrato in altre regioni della Grecia micenea, le tombe non sono state scavate nella roccia tenera, ma si trovano nelle sabbie che costituiscono il substrato della zona. “Così – spiega la professoressa Borgna –, per quanto coese e compatte, le sepolture non hanno resistito al passare dei secoli: le camere sono per lo più crollate e, anche quando sono inviolate e discretamente conservate, costringono l’archeologo a un paziente e arduo lavoro di riconoscimento e recupero”.

Per il 2015 la prof. Borgna intende fare ulteriori esplorazioni dell'area

Per il 2015 la prof. Borgna intende fare ulteriori esplorazioni dell’area

“L’eccezionale interesse delle ricerche – sottolinea Borgna – induce ora a elaborare per il 2015 un programma denso di iniziative, che non solo prevedono lo studio dei materiali e dei contesti recuperati, ma anche ulteriori esplorazioni, la cui attuazione dipenderà naturalmente dai fondi disponibili”. Oltre a ulteriori ricognizioni nell’area del sito funerario, gli archeologi intendono infatti avviare saggi esplorativi nella zona dell’insediamento per studiare la vita quotidiana delle popolazioni che seppellivano i propri morti nell’adiacente necropoli.

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Una risposta a “Tombe micenee inviolate scoperte a Eghion (Acaia, Grecia) dall’università di Udine con corredi di ceramica e una sorta di altare funerario realizzato con le ossa degli antenati”

  1. Italina Bacciga dice :

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