Etruria Meridionale. Ripulite dai volontari tornano alla luce le mura poligonali romane dell’etrusca Pyrgi, il porto di Caere-Cerveteri

Un tratto delle mura poligonali del castrum romano di Pyrgi

Un tratto delle mura poligonali del castrum romano di Pyrgi

È tornato in luce l’intero circuito murario in opera poligonale del castrum romano di Pyrgi, l’antica cittadina dell’Etruria corrispondente all’odierna Santa Severa, sulla via Aurelia. Circa 500 metri di mura sono ora nuovamente visibili e possono essere ammirate dai visitatori, dopo che sono state ripulite dalla coltre di rovi e di immondizie che l’avevano sepolte negli ultimi anni, grazie all’intervento curato dai volontari per i beni culturali del gruppo archeologico del Territorio Cerite (Gatc), svolto in collaborazione con la soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale.

Il castello di Santa Severa che insiste sull'antico castrum romano di Pyrgi

Il castello di Santa Severa che insiste sull’antico castrum romano di Pyrgi

Modellino con una ricostruzione del Tempio B di Pyrgi

Modellino con una ricostruzione del Tempio B di Pyrgi

Pyrgi fu una piccola città dell’Etruria meridionale costiera, porto principale di Caere (l’odierna Cerveteri), da cui dista 13 km, e sede del più importante santuario non solo della città, ma di tutta l’Etruria marittima, sacro a una divinità identificata comunemente con Leucotea. Scavi condotti dall’università di Roma a partire dal 1957, anche con l’aiuto della prospezione geofísica, hanno riportato alla luce quasi per intero il grande santuario, con scoperte clamorose (le famose “lamine d’oro di Pyrgi”), cui si è aggiunta dal 1983 una seconda area sacra. Tra il 1964 e il 1967 sono state scavate le mura e le porte della colonia romana, mentre nel 1972 è stato allestito sul posto un Antiquarium statale. L’insediamento etrusco occupava il breve promontorio fronteggiato dall’insenatura naturale del porto, oggi quasi del tutto interrata, prolungandosi a Sud lungo la costa per 300 metri, con una superficie complessiva di 10 ettari, in parte erosa dal mare. Dopo una lunga fase di frequentazione iniziata almeno dalla fine dell’VIII sec. a.C., il sito fu urbanizzato intorno al 600 a.C. secondo un piano apparentemente ortogonale, con strade larghe e ben drenate, case con muri dapprima a mattoni crudi su zoccolo di ciottoli grossi, più tardi interamente di pietre a secco. Al di là del centro abitato furono insediate, in una piana costiera fino allora deserta, due aree sacre, separate da un fosso alimentato da una sorgente situata poco all’interno, l’unica esistente nell’intero comprensorio. La costruzione dei primi sacelli si data verso il 540-530 a.C. La svolta decisiva solo verso il 510 a.C., quando l’area a Nord del fosso fu rialzata e monumentalizzata con la costruzione di un recinto rettangolare di 36 metri per almeno 72. All’interno fu innalzato il tempio Β (20 X 30 m) che aveva una cella quadrata con pronao ad ante precedute da una coppia di colonne, fasciata da una peristasi di 4×6 colonne, con portico meno largo sul lato posteriore. “Muri e colonne erano di tufo intonacato di bianco”, spiegano gli archeologi, “mentre la decorazione del tetto e degli stipiti della porta della cella era fittile. Sul frontone altorilievi ricordavano le fatiche di Eracle”.

Una veduta aerea dell'area sacra di Pyrgi a un passo dal mare

Una veduta aerea dell’area sacra di Pyrgi a un passo dal mare

Le lamine d'oro di Pyrgi (due con iscrizione in etrusco, una in fenicio) trovate nel 1964

Le lamine d’oro di Pyrgi (due con iscrizione in etrusco, una in fenicio) trovate nel 1964

Assieme ai resti della decorazione del tempio nel 1964 sono venute in luce tre lamine d’oro a forma di fogli verticali di cm 8/9 X 18/19, iscritte (due in etrusco e la terza in fenicio), databili, per quanto lo consentono fonetica e paleografia, alla stessa epoca del tempio. L’iscrizione etrusca lunga (36 parole) e quella fenicia (41 parole) costituiscono una bilingue, anche se non puntuale, mentre l’etrusca corta contiene informazioni aggiuntive. “La bilingue – ricordano gli etruscologi – commemora l’impresa di un re «su» Caere, Thefarie Velianas, che ha costruito un «luogo santo» nel «tempio» di Uni, in fenicio chiamata Astarte, e lo ha donato alla dea per ringraziarla del favore ricevuto di regnare per tre anni. Poiché nella terminologia fenicia (e biblica) il «tempio» del dio (letteralmente la «casa») è quello che in Occidente si usa chiamare piuttosto il santuario, con tutta la molteplicità di strutture e di spazi di cui proprio il caso in questione è un buon esempio, è lecito identificare il più circoscritto ma cultualmente più importante «luogo santo» con il tempio B, alla cui porta probabilmente le lamine erano affisse, in compagnia delle grandi bullae d’oro rinvenute assieme con esse (forse le “stelle” citate nella chiusa del testo fenicio)”.

La porta di NordEst del circuito originale delle mura poligonali di Pyrgi

La porta di NordEst del circuito originale delle mura poligonali di Pyrgi

Intorno al 280-270 a.C. sia il santuario monumentale che l’area Sud furono devastati da un evento bellico, forse collegato al conflitto allora insorto tra Roma e Caere, cui seguirono la riduzione a prefettura della città etrusca e l’annessione a Roma dell’intero litorale. Poco dopo templi, sacelli e ogni altra costruzione furono demoliti e i loro resti accumulati al suolo, colmando le bassure, e livellando accuratamente le due aree. La devastazione che colpì le aree sacre coinvolse, a quanto risulta dall’esame della sezione tagliata dall’erosione marina, anche l’intero abitato. Sulle rovine del quartiere antistante il porto fu impiantata la colonia romana, di 5 ettari e mezzo. Le mura urbane, che fungono alla base da contenimento dell’interro che ha livellato i resti della città etrusca, disegnano un rettangolo di 218 X 270 metri. Costruite con massi di arenaria locale lavorati sulla faccia esterna in una raffinata opera poligonale, sono le meglio conservate che si conoscano per una colonia “optimo iure”.

Un tratto delle mura poligonali di Pyrgi ripulito dai volontari

Un tratto delle mura poligonali di Pyrgi ripulito dai volontari

Oggi il circuito delle mura costruito in grandi blocchi di pietra calcarea messi in opera a secco conserva ancora i resti di ben tre delle quattro porte originali dalle quali uscivano le strade rivolte verso le altre colonie romane del territorio: Alsium in direzione dell’attuale Palo Laziale di Ladispoli e Castrum Novum a Santa Marinella; la porta nord era rivolta alla via Aurelia che veniva raggiunta con un breve diverticolo. Resta invece ancora sepolta e sconosciuta la porta affacciata sul mare che dava accesso al porto antistante la città. Il muro era spesso circa 3 metri e altro forse più di 10 metri, liscio verso l’esterno e contraffortato all’interno da un alto terrapieno. Sulla sommità doveva trovarsi un parapetto merlato di tufo, alcuni resti del quale sono ancora visibili nell’intercapedine della Casa della Legnaia all’interno del Castello di Santa Severa. Il percorso delle mura è ora ben visibile e può essere riscoperto con una breve passeggiata a partire dalla spiaggia del castello.

Seguendo il percorso lungo le mura si incontrano ancora tre porte del castrum romano di Pyrgi

Seguendo il percorso lungo le mura si incontrano ancora tre porte del castrum romano di Pyrgi

Il possente circuito murario, ripulito per la prima volta nel 1993 dopo anni di abbandono dai volontari del Gruppo Archeologico, e mantenuto nel tempo dagli operatori museali della Società Archeodromo, è stato finalmente interessato nel 2005 da un sostanziale intervento di recupero e valorizzazione voluto dal Comune di Santa Marinella nell’ambito del grande progetto comprensoriale denominato “Sistema Cerite-Tolfetano-Braccianese”, finanziato dalla Regione Lazio. I lavori del primo lotto, curati dalla ditta Euro Elettra per un costo di circa centomila euro, hanno portato alla bonifica del palmeto e del percorso, alla messa in opera di un impianto d’illuminazione che consente ora la visita notturna di circa duecentocinquanta metri di passeggiata lungo l’imponente muratura in grandi blocchi poligonali, per un tratto conservata per oltre cinque metri di altezza. Panchine in travertino, cestini e pannelli didattici arredano il percorso costituendo una piacevole occasione di informazione sulla storia e l’archeologica dell’antica Pyrgi. Quindi un nuovo interessante itinerario di visita, unico nel suo genere in Etruria. Un percorso che permette al visitatore di perimetrare per intero la cinta muraria di un castrum romano del III secolo a.C., conservata ancora con i resti delle porte urbane e del loro sistema di difesa. Il percorso, tramite le visite guidate dagli operatori del museo, sarà agibile anche di notte, consentendo a tutti la riscoperta di una storia millenaria ed emozionante in un clima di grande suggestione.

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