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Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il laboratorio didattico “La scrittura etrusca” a cura di Vittoria Lecce e Francesca Montuori

Domenica 12 ottobre 2025, in occasione di FAMU, la giornata nazionale delle Famiglie al Museo, i Servizi Educativi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propongono “La scrittura etrusca”, laboratorio didattico destinato ai bambini fra i 6 e i 12 anni, a cura di Vittoria Lecce e Francesca Montuori, referenti Servizi Educativi e Accessibilità del Museo. Appuntamento alle 11 all’ingresso del Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Le celebri lamine d’oro di Pyrgi ci offrono uno sguardo sulla scrittura etrusca. Scopriamole insieme in una visita guidata a misura di bambino e poi mettiamoci alla prova scrivendo i nostri messaggi in ‘codice etrusco’. Laboratorio gratuito per bambini, compreso nel biglietto del Museo (ingresso gratuito fino al compimento dei 18 anni).

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia due giorni di confronto su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili” a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori

Il 5 e 6 giugno 2025 due giorni di confronto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili”. L’obiettivo del convegno, a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori, organizzato dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è promuovere il dibattito culturale offrendo a specialisti, esperti, formatori ed educatori museali un’opportunità di confronto sulle possibilità dell’utilizzo dell’arte come “risorsa” per i professionisti della salute, sull’importanza della formazione per promuovere il benessere psicofisico nei Luoghi della Cultura e sulle attività che permettono di rendere i Luoghi della Cultura accessibili e inclusivi.

Il convegno si articola in tre sessioni volte a far incontrare i soggetti specialisti socio-sanitari e gli operatori della cultura con lo scopo di promuovere la collaborazione fra professionisti socio-sanitari e professionisti della cultura. Nella PRIMA SESSIONE – L’Arte come strumento per i professionisti della salute – intervengono attori e attrici del settore sanitario e assistenziale che illustreranno i benefici di attività culturali, artistiche e creative su soggetti con bisogni speciali. La SECONDA SESSIONE – Il Benessere nei Musei: l’importanza della formazione – è dedicata alla necessità di formare operatori culturali capaci di progettare, congiuntamente al personale socio-sanitario, attività di arte e di fruizione del patrimonio culturale volte a migliorare il benessere e la salute degli individui. La TERZA SESSIONE – I Luoghi della Cultura a servizio del welfare – è incentrata sulla condivisione di conoscenze e pratiche di Welfare culturale nei Luoghi della Cultura in Italia. A conclusione del convegno viene dato spazio a una TAVOLA ROTONDA per una riflessione sui temi trattati e sugli stimoli generati nel corso delle tre sessioni, un momento di condivisione che offrirà l’occasione di intessere relazioni e collaborazioni istituzionali per la promozione del Welfare culturale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti indicato le attività culturali, artistiche e creative come fattori efficaci per la promozione della salute e il benessere individuale e collettivo, nonché strumenti di inclusione e di empowerment per persone con disabilità anche gravi e per persone in condizioni di marginalizzazione o svantaggio (Health Evidence Network Synthesis Report 67, 2019). L’OMS ha evidenziato quindi la centralità del Welfare culturale e il ruolo primario delle arti e della cultura nella prevenzione, nel trattamento e nella gestione di patologie e nella promozione della salute. Per sua stessa definizione il Welfare culturale “presuppone una relazione sistemica e sistematica di collaborazione fra professionisti di discipline diverse e, soprattutto, una integrazione di scopo fra i sistemi istituzionali della salute, delle politiche sociali e quello delle arti e della cultura” (Treccani). È importante dunque che i Luoghi della Cultura si propongano come partner e/o interlocutori di riferimento per i soggetti attivi nel sistema socio-sanitario per promuovere attivamente e congiuntamente il Welfare culturale e garantire l’attuazione di programmi, strategie e attività in stretta collaborazione con i professionisti della salute. Come indica anche la Convenzione di Faro “la conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita”. Per questo motivo i Luoghi della Cultura devono divenire strutture a servizio della comunità nella promozione di attività di Welfare culturale. Non va dimenticato che garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età è tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 (ob. 3), recepita anche dall’Unione Europea, e che lo stesso documento riconosce il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile (ob. 4).

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presenta la VideoguidaLIS, scaricabile gratuitamente, che permette al visitatore con disabilità uditiva di conoscere le opere e fruire dei contenuti di Villa Giulia e Villa Poniatowski

roma_villa-giulia_presentazione-guida-in-lis_locandinaIl museo nazionale Etrusco di Villa Giulia taglia un traguardo importante nella sfida alla accessibilità fisica, sensoriale e cognitiva dei suoi spazi e delle sue collezioni. L’esperienza di visita si arricchisce e si completa con l’inserimento del Museo nei luoghi della cultura dotati di videoguida in Lis (Lingua Italiana dei Segni). Appuntamento giovedì 19 settembre 2024, alle 16.30, in sala della Fortuna, per la presentazione della VideoguidaLIS del Museo a cura dei Servizi Educativi, con contenuti redatti dal personale del Museo, con il coordinamento di Vittoria Lecce e adattati da Rosanna Pesce di Digi.Art. Ingresso gratuito. Intervengono Luana Toniolo, direttrice museo ETRU; Vittoria Lecce, funzionario archeologo, responsabile progetto; Giuseppe Musicò, Digi.Art Servizi Digitali; Vittorio Corsini, presidente consiglio regionale ENS Lazio; Maria Rosaria Lo Muzio, direzione generale Musei. A seguire visita guidata ad alcuni capolavori del Museo. Per tutta la durata dell’iniziativa sarà presente un interprete LIS. La VideoguidaLIS, attraverso un percorso di oltre 90 video fra opere e sezioni raccontate con testi dal linguaggio accessibile e accompagnate dalle videodescrizioni in LIS, offre uno strumento utile per guidare il visitatore con disabilità uditiva a conoscere le opere e fruire i contenuti delle diverse sezioni del Museo di entrambe le sedi, Villa Giulia e Villa Poniatowski. La VideoguidaLIS può essere scaricata gratuitamente sui Market Store Apple e Android o può essere utilizzata on-line sulla piattaforma nazionale www.videoguidalis.it.

Roma. Per GEA 2024 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia focus sulla statua di Latona da Veio, opera identitaria del Museo, a conclusione dei recenti restauri: conferenze, visite guidate, letture e laboratori didattici

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Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia dedica l’edizione 2024 delle le Giornate Europee dell’Archeologia alla presentazione dei risultati del delicato intervento di restauro compiuto sulla statua di Latona da Veio. Opera identitaria del Museo, eccezionale scultura in terracotta policroma risalente al 510-500 a.C., appartenente al gruppo del santuario di Portonaccio e collocata sul colmo del tetto del Tempio assieme alla statua dell’Apollo, a quella di Eracle e di Hermes.  Grazie alla partnership culturale con Studio Legale Carbonetti e Associati che ha sostenuto l’intervento conservativo, oggi la Latona può mostrarsi al pubblico in una veste rinnovata, recuperando la policromia originale, dettagli anatomici e sfumature delle vesti che erano andati perduti o coperti dal precedente restauro risalente a circa 60 anni fa. L’intervento ha portato a risultati importanti e sollevato riflessioni e spunti di ricerca. Un fine settimana all’insegna della scoperta di Latona fra conferenze, visite guidate, letture e laboratori didattici per bambini, per esplorare il mito e la storia, ripercorrere le fasi della scoperta sensazionale avvenuta nel 1939 e ammirare da molto vicino i risultati di questo straordinario lavoro che ha richiesto impegno e ha restituito emozione e soddisfazione.

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La statua della Latona di Veio durante i restauri al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto graziano tavan)

Dopo l’intenso programma di venerdì 14 giugno 2024, con la conferenza “La Latona di Veio. La conclusione del restauro: risultati e nuove riflessioni” con Luana Toniolo, direttrice museo ETRU; Francesco Carbonetti, Studio Legale Carbonetti e Associati; Vittoria Lecce, responsabile Servizi Educativi e Depositi del museo ETRU; Miriam Lamonaca, responsabile Servizio Conservazione del museo ETRU; Sante Guido, restauratore; e la visita guidata “A tu per tu con Latona” a cura di Romina Laurito e Sante Guido; anche il programma di sabato 15 giugno 2024 si presenta interessante. Alle 11, visita tematica con letture “Racconti dal Santuario di Portonaccio tra culto e restauro” a cura di Alessandra Leonardi e Martina Monni (Servizi Educativi); 11.30, laboratorio didattico “RestauriAmo”: i bambini vestono i panni del restauratore e provano a ricomporre i frammenti di un vaso e riportarlo alla sua forma originaria. A cura di Martina Monni (Servizi Educativi). Età consigliata dai 5 agli 11 anni. Alle 17, visita tematica “Il santuario del Portonaccio a Veio: dai culti antichi al più recente restauro della Latona” a cura di Valeria de Scarpis. Tutti gli eventi sono gratuiti, compresi nel biglietto di ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it, specificando l’iniziativa che si intende prenotare.

San Valentino all’Etru di Villa Giulia: “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per scoprire il profilo degli innamorati nel mondo antico

roma_villa-giulia_san-valentino_incontro-vita-coppia-tra-oriente-e-occidente_locandinaSan Valentino al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con un incontro dedicato all’amore di coppia e alla vita familiare tra Oriente e Occidente. Appuntamento mercoledì 14 febbraio 2024, alle 17, nella sala della Fortuna, con “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per tracciare il profilo degli innamorati del mondo antico e scoprire curiosità e differenze fra Oriente e Occidente. Tradizioni, abitudini quotidiane e rituali d’amore ci raccontano l’intreccio dei legami affettivi fra gli uomini e le donne dell’Antichità. Intervengono Vincenzo Bellelli, direttore ad interim del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Lucia Mori, Sapienza università di Roma. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Iniziativa a cura dei Servizi Educativi del Museo. Al termine dell’incontro visita al Sarcofago degli Sposi, emblema dell’amore eterno, accompagnati da Vittoria Lecce e Romina Laurito.

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Lucia Mori (Sapienza università Roma)

Lucia Mori è professore associato di Storia del Vicino Oriente antico e membro della scuola di Dottorato in filologia e storia del mondo antico dell’università Sapienza di Roma. Ha coordinato progetti di ricerca nel Vicino Oriente antico. Ha partecipato, inoltre, a numerose missioni archeologiche nel Sahara libico, in Siria e attualmente in Turchia, nel sito di Arslantepe, entrato nella lista dei siti patrimonio dell’umanità Unesco dal 2021.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per novembre il focus è su il dio Suri, il nero signore

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaSiamo a novembre, penultimo mese dell’anno. E quindi facciamo conoscenza con la penultima divinità etrusca proposta dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce; a giugno con Uni, la sposa di Tinia; a luglio con Menerva, la dea guerriera protettrice dei giovani; agosto con la dea Vei, protettrice della vita; a settembre il focus con la dea Thesan, protettrice dei naviganti; a ottobre il focus con la dea Cavatha, celeste e sotterranea (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per ottobre il focus è sulla dea Cavatha, celeste e sotterranea | archeologiavocidalpassato). Per novembre il focus è su il dio Suri, il nero signore.

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Aita (trascrizione etrusca del nome Ade), una delle personificazioni del dio etrusco dell’Oltretomba, qui caratterizzato da una realistica pelle di lupo. Pittura parietale da Tarquinia, Necropoli Etrusca di Monterozzi, Tomba dell’Orco II, parete di fondo, IV secolo a.C. (foto wikimedia commons)

NOVEMBRE E IL DIO SURI. Suri (la cui S iniziale si pronunciava come la “sc” di scena) era il compagno divino della dea Cavatha e agli occhi dei Greci e dei Romani – e forse anche degli stessi Etruschi – doveva sembrare molto vicino ad Apollo, anche se si trattava inequivocabilmente di una divinità dell’Oltretomba. Questo dio così particolare nelle iscrizioni di culto viene chiamato anche con altri nomi, quali Rath e Manth e, a partire dal IV secolo a.C., compare anche come “Aplu” ovvero “Apollo” secondo la fonetica etrusca. Suri è uno degli dei principali del santuario costiero di Pyrgi (attuale Santa Severa) e le caratteristiche del culto lo qualificano come un dio infero e oracolare. Nel santuario veniva venerato in coppia con Cavatha-Persefone, e anche questo conferma la sua assimilazione con Ade, il dio greco dell’oltretomba.

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Apollo cosiddetto dello Scasato (IV-III secolo a.C.; prima del 241 a.C.): altorilievo in terracotta modellata a mano e dipinta dalla decorazione del tetto del Tempio dello Scasato a Falerii (Civita Castellana) conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

A Suri i fedeli offrivano piombo, un metallo infero per eccellenza, e punte di freccia o giavellotti, che simboleggiavano la capacità di scagliare fulmini (forse anche dal sottosuolo!). Il dio aveva anche una importante funzione divinatoria, ovvero era possibile interrogarlo per conoscere il futuro. Questa caratteristica doveva essere molto marcata e, insieme alle frecce, probabilmente era quella che più permetteva di accostare Suri ad Apollo, al punto che alcune fonti greche attribuivano il santuario di Pyrgi direttamente a quest’ultimo.

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Lastrina in bronzo con iscrizione “savcnes Suris” = di Suri propizio (?) (IV-III secolo a.C.) da Viterbo, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru). Si tratta di una “sors” impiegata per interrogare la volontà divina. Di solito si utilizzava una serie di lastrine (o anche tavolette / gettoni) identiche con iscrizioni diverse, favorevoli e sfavorevoli: si inserivano tutte insieme in un recipiente e si procedeva ad estrarne una a caso o si riunivano in un mazzo e venivano lasciate cadere per poi interpretare la loro disposizione

Il dio era venerato in diversi luoghi dell’Etruria e anche nelle vicine regioni; alcune località importanti portavano il suo nome, come Surrina, l’antica Viterbo, Soriano nel Cimino e il monte Soratte, la montagna sacra dei Falisci (consacrata alla loro divinità corrispondente: il Pater Soranus). Secondo una suggestiva ipotesi, il significato del nome sarebbe legato al colore nero: in effetti il (dio) “Nero” o “Oscuro” sembra un modo appropriato per definire il signore degli inferi e forse si trattava di un epiteto che sostituiva il vero nome del dio, che (come spesso accadeva per le divinità infere nel mondo antico) si preferiva non pronunciare apertamente.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per ottobre il focus è sulla dea Cavatha, celeste e sotterranea

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaOttobre è quasi finito. Ma si fa ancora in tempo a conoscere la nuova divinità etrusca proposta dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce; a giugno con Uni, la sposa di Tinia; a luglio con Menerva, la dea guerriera protettrice dei giovani; agosto con la dea Vei, protettrice della vita; a settembre il focus con la dea Thesan, protettrice dei naviganti (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per settembre il focus è su la dea Thesan, protettrice dei naviganti | archeologiavocidalpassato). Per ottobre il focus è su Cavatha, la dea celeste e sotterranea.

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Antefissa a testa femminile in terracotta lavorata a stampo e dipinta (tipo Winter 6.C.4.b) da Cerveteri, area urbana di Caere (530-520 a.C.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru): non sono ancora state trovate raffigurazioni della dea, ma doveva apparire come una giovane donna

OTTOBRE E LA DEA CAVATHA. A ottobre il museo Etru presenta una divinità femminile che doveva apparire bella, giovane e forse anche controversa, ma purtroppo non ci sono pervenute immagini di culto né raffigurazioni specifiche. Si tratta di Cavatha, una dea che sembra essere stata allo stesso tempo una entità sotterranea e celeste. Il nome nel tempo si è evoluto in Cavtha/Cautha e infine Catha: quest’ultima forma compare nel celebre Fegato di Piacenza. Per gli Etruschi la dea era in parte identificabile con Kore-Persefone, la giovanissima figlia di Demetra e sposa di Ade, il re degli inferi. Proprio come Kore (che in greco significa “fanciulla”), in diverse iscrizioni votive Cavatha è definita “sech”, ovvero “Figlia”. La maggior parte delle dediche alla dea provengono dal santuario meridionale di Pyrgi (oggi Santa Severa), il principale porto commerciale di Cerveteri. A Pyrgi, Cavatha formava una coppia divina con Suri, un Apollo infero assimilabile per alcuni aspetti all’Ade dei Greci.

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Anforetta attica a figure nere con Trittolemo e Demetra attribuita al Gruppo di Leagros, da Vulci (Montalto di Castro), necropoli dell’Osteria, tomba a camera L (530-510 a.C.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

L’ambito della dea doveva estendersi però ben oltre il mondo sotterraneo dei defunti, perché secondo alcune interpretazioni doveva trattarsi anche di una divinità solare. Un primo indizio proviene da un tardo testo di botanica (datato al III-IV secolo d.C., ma basato su fonti più antiche), che ricorda come “kauta” fosse l’antico nome etrusco di un fiore, detto in latino “solis oculus” (occhio del sole), con un chiaro richiamo all’astro del giorno. Molto più significativa è la posizione della dea sul Fegato di Piacenza, sul quale occupa sia una casella interna sia – soprattutto – la sesta casella del margine esterno.

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Skyphos attico a figure rosse da Orvieto, attribuito al Pittore di Pentesilea (450 a.C) conservato al Copenaghen Ny Carlsberg (foto etru): l’iscrizione in genitivo “Cavuthas Sexis” specifica che il vaso è di proprietà “di Cavatha Figlia”

Secondo l’erudito romano Marziano Capella la sesta sede divina nel cielo per gli Etruschi corrispondeva al mezzogiorno ed era dedicata a “Celeritas Solis Filia” (cioè, letteralmente, “la Velocità figlia del Sole”). Questo insolito nome, che non compare altrove, potrebbe essere un tentativo di interpretare come “figlia del Sole” una figura solare femminile etrusca (da identificare quindi con Cavatha), di fatto estranea alla mitologia e alla tradizione tanto romana quanto greca, dove il sole è sempre percepito come una entità maschile.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per settembre il focus è su la dea Thesan, protettrice dei naviganti

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaNuovo mese e nuova divinità in un anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce; a giugno con Uni, la sposa di Tinia; a luglio con Menerva, la dea guerriera protettrice dei giovani; agosto con la dea Vei, protettrice della vita (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per agosto il focus è su la dea Vei, protettrice della vita | archeologiavocidalpassato). Per settembre il focus è sulla dea Thesan, protettrice dei naviganti.

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Cratere falisco a figure rosse cosiddetto dell’Aurora, attribuito al Pittore dell’Aurora (360-340 a.C.), dalla Tomba 4 (CXV) della Necropoli di Colonnette di Falerii Veteres (Civita Castellana, VT), conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

SETTEMBRE E LA DEA THESAN. Thesan, la dea etrusca dell’aurora, è presto identificata con la greca Eos, e rappresentata come una giovane donna alata. Fra i campi d’azione della dea dovevano rientrare la tutela del mondo femminile e l’amore. Non a caso nei miti greci Eos ha un carattere passionale e arriva a rapire i giovani di cui è innamorata; ma la dea sa essere anche una madre affettuosa che tenta disperatamente di salvare il figlio Memnone, destinato a morire per mano di Achille. Gli Etruschi conoscevano bene queste storie, che venivano riprodotte su pregiati vasi da mensa di importazione e di produzione locale. Le rappresentazioni più numerose di Eos/Thesan si trovano però sugli specchi e mostrano la dea alla guida di una quadriga, mentre sale nel cielo subito prima del sorgere del sole.

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Testa femminile in terracotta modellata a mano identificata con Leucotea dal frontone anteriore del Tempio A, Pyrgi (Santa Severa), 340-330 a. C., conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

L’assimilazione di Thesan con Eos non si estendeva alla sfera cultuale (forse perché in Grecia Eos era una figura mitologica a cui non si tributava un culto attivo), quindi in questo ambito la dea etrusca era identificata con la romana Mater Matuta e con la greca Leucotea, divinità protettrice dei naviganti. Secondo il racconto di Ovidio, la giovane Ino, zia e nutrice di Dioniso, si era gettata in mare con il figlio Melicerte per sfuggire al marito Atamante, reso pazzo e violento da Giunone. I due naufraghi, approdati nel Lazio e protetti da Eracle, sarebbero stati trasformati in divinità marine con i nomi di Leucotea e Palemone.

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Statua maschile in terracotta modellata a mano identificata con Eracle dal frontone anteriore del Tempio A, Pyrgi (Santa Severa), 340-330 a.C., conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Finora in Etruria un solo luogo sacro ha restituito testimonianze certe del culto di Thesan: si tratta del santuario di Pyrgi, legato al porto commerciale di Cerveteri e frequentato anche da mercanti greci e cartaginesi. A Thesan/Leucotea doveva essere dedicato il grande Tempio A (470-460 a.C.). Della decorazione del tempio facevano parte sia la bella testa femminile con i capelli mossi dal vento, tradizionalmente identificata con Ino/Leucotea appena uscita dal mare, sia la figura maschile identificata con Eracle, esposte nella Sala 13 B del Museo. La scena illustra una storia di salvezza e accoglienza dopo un grave pericolo corso in mare e doveva risultare particolarmente appropriata per il santuario di un porto internazionale.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per giugno il focus è sulla dea Uni, la sposa di Tinia

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaNuovo mese e nuova divinità in un anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore; a maggio con Tinia, il dio della Luce (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per maggio il focus è sul dio Tinia, il dio della Luce | archeologiavocidalpassato). Per giugno il focus è sulla dea Uni, la sposa di Tinia.

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Busto di Giunone in terracotta (380 a.C.) dal tempio dello Scasato II a Falerii Veteres (Civita Castellana, VT), conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

GIUGNO E LA DEA UNI. Presso gli Etruschi la regina degli dei era Uni, la sposa di Tinia. Fra le sue competenze rientrava la tutela delle donne e del matrimonio, in analogia con quanto accedeva per Giunone presso i Romani e per Era nel mondo greco. Le rappresentazioni giunte fino a noi sembrano influenzate dall’arte e dalla mitologia greca e mostrano una donna nella piena maturità, vestita con eleganti tuniche e mantelli ricamati, che porta i capelli raccolti in acconciature sobrie e raffinate e indossa preziosi gioielli. Un buon esempio di questa iconografia è la Giunone dello Scasato, generalmente considerata una statua di culto, esposta nella sala 36 del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’aspetto di Uni non doveva apparire troppo diverso da quello delle signore dell’aristocrazia etrusca, per le quali la dea doveva essere un modello: come lei, infatti, erano spose di uomini potenti.

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Lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e fenicio dall’area monumentale del Tempio B (fine VI secolo a.C.) di Pyrgi (Santa Severa), conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

L’ambito di azione della divinità non era limitato al mondo femminile e poteva riguardare sia la tutela della regalità e del potere politico in generale, sia la protezione dell’intero corpo cittadino. Non a caso il tempio di Uni più famoso finora rinvenuto è il Tempio B di Pyrgi (oggi Santa Severa, era uno dei porti di Caere, l’attuale Cerveteri). L’edificio venne donato alla dea da Thefarie Velianas, “re” o “tiranno” di Caere, il quale attribuiva il suo successo politico alla benevolenza di Uni e per questo le costruì un tempio monumentale. Queste informazioni sono contenute nelle celebri lamine d’oro di Pyrgi, redatte in etrusco e fenicio, che in origine erano affisse accanto alla porta del tempio. Le lamine inoltre contengono l’espressione “masan, il mese dell’Unia”, che potrebbe indicare quale mese dell’anno era dedicato alle feste di Uni.

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Statuetta in bronzo di Iuno Sospita (primi decenni del V secolo a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

Diverse città etrusche riconoscevano Uni come divinità “poliadica” (“che protegge la città”). Il caso più famoso è Veio: lo storico Tito Livio ricorda che nel 396 a.C., per poter conquistare la città, i Romani dovettero per prima cosa “invitare” a Roma la divinità principale, definita “Giunone Regina” nel testo latino, e prometterle un grande tempio. Nella veste di divinità tutelare Uni poteva apparire simile alla Giunone Sospita (“che protegge”) dei Romani: armata di lancia e con una pelle di capra sulle spalle che copre anche la testa.

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per maggio il focus è sul dio Tinia, il dio della Luce

roma_villa-giulia_un-anno-con-gli-dei-etruschi_locandinaUn anno con gli dei etruschi: uno da scoprire per ogni mese dell’anno. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ha deciso di ritmare il 2023 con il racconto degli dei etruschi. Sul sito del museo è stato inserito un approfondimento dedicato alle divinità venerate dagli Etruschi, una per ciascun mese dell’anno: dodici narrazioni curate dall’archeologa Vittoria Lecce che a gennaio sono partite con Culsans, il guardiano delle porte e dei cicli temporali; seguite a febbraio con Fufluns, il Dioniso greco; a marzo con Laran, il dio guerriero; ad aprile con Turan, la dea dell’amore (vedi Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia il progetto “Un anno con gli dei etruschi”: ogni mese un approfondimento su una divinità con l’invito a scoprirla in museo. Per aprile il focus è sulla dea Turan, la dea dell’amore | archeologiavocidalpassato). Per maggio il focus è sul dio Tinia, il dio della Luce.

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Statuetta votiva in bronzo di Giove che avanza col fulmine nella mano destra (425-400 a.C.), produzione umbra (Maestro di Fiesole), Collezione Kircheriana, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

MAGGIO E IL DIO TINIA. Il dio principale dell’Etruria secondo la testimonianza di Varrone si chiamava “Vertumnus”. Ma questo nome, Voltumna in etrusco, è in realtà uno degli attributi di Tinia, padre degli dei e protettore di tutta l’Etruria. Infatti il fanum Voltumnae, cioè il santuario di Tinia Voltumna che da pochi anni è stato ritrovato ai piedi della città di Orvieto, era considerato dagli Etruschi il santuario più importante e ogni anno i rappresentanti delle maggiori città vi si riunivano per celebrare sacrifici e feste in onore del dio. Il nome “Tinia” (a volte scritto anche “Tina”) deriva direttamente dalla parola etrusca “tin”, che significa “giorno”, e in origine doveva identificare la divinità del giorno. Nelle raffigurazioni il dio può avere un aspetto giovanile, oppure è un uomo maturo ma vigoroso e con una folta barba, identico allo Zeus dei Greci e al Giove dei Romani. Infatti Tinia venne assimilato a Zeus e ne condivise molti attributi e caratteristiche, fra cui quella di scagliare i fulmini. Questi fenomeni atmosferici erano considerati molto importanti nella religione etrusca, che aveva sviluppato una disciplina speciale per interpretarli.

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Altorilievo in terracotta dal frontone posteriore del Tempio A di Pyrgi (Santa Severa) (470-460 a.C.) con episodi del mito dei Sette contro Tebe: Zeus (al centro) fulmina Capaneo mentre Atena (a sinistra) si allontana alla vista di Tideo che morde il cranio di Melanippo (in basso), conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Per gli Etruschi ogni divinità aveva il potere di scagliare fulmini, ma solo sulla porzione di cielo di propria competenza. Tinia invece non solo li inviava da qualsiasi sede celeste ma era anche in grado di “produrli” in tre diverse tipologie. I sacerdoti fulguriatores infatti avevano anche il compito di distinguere i fulmini che servivano da semplice “avvertimento” per gli uomini, quelli che “potevano sembrare un presagio favorevole ma nuocevano sempre” e quelli destinati a devastare e sconvolgere individui o addirittura interi popoli.

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Particolare di Zeus che fulmina Capaneo dall’altorilievo del Tempio A di Pyrgi, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

A Giove/Tinia spettava anche la tutela dei confini, come riporta il testo della profezia della ninfa Vegoia (IV-III secolo a.C.), a noi tramandata all’interno dei trattati latini di agrimensura (ripartizione e misurazione dei terreni agricoli). Le testimonianze archeologiche dimostrano che il culto di Tinia era molto diffuso e a lui dovevano essere dedicate feste e sacrifici importanti in molte città etrusche, ma purtroppo, come spesso accade, non abbiamo informazioni precise sullo svolgimento dei rituali. Alcuni altari perforati da Orvieto e Bolsena erano utilizzati per offerte liquide destinate a penetrare profondamente nel terreno, mentre una lamina di bronzo proveniente da Pyrgi ci ha forse tramandato una preghiera in versi Tinia e alla sua consorte divina.