Vinitaly 2026: Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti al padiglione della Regione Calabria (foto drm-cal)
“Calabria. Dove tutto è cominciato” è il claim che campeggia nell’area espositiva della regione calabra a Vinitaly 2026, a Verona dal 12 al 15 aprile 2025. Ed è proprio dal padiglione della Regione Calabria che viene annunciata, dal sindaco di Cassano all’Ionio (Cs) Gianpaolo Giacobini e dal direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari Filippo Demma, la terza edizione di Vinitaly and The City in Calabria, al parco archeologico di Sibari (Cs) dal 17 al 19 luglio 2026, ricca di straordinarie iniziative, dove archeologia, paesaggio e cultura enogastronomica si incontrano e diventano racconto. Ma quest’anno, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, la Regione Calabria raddoppia gli appuntamenti di Vinitaly and The City, dando appuntamento in agosto 2026, il 1° e il 2, sul lungomare di Reggio Calabria.
“Oggi abbiamo un annuncio da dare perché adesso è anche ufficiale”, esordisce Gianpaolo Giacobini, sindaco di Cassano all’Ionio: “dal 17 al 19 luglio 2026 saremo di nuovo a Sibari, al parco archeologico, per la terza edizione del Vinitaly, un’edizione che tornerà naturalmente una volta ancora all’interno di quella che è la casa della grande Sibari magno-greca. E da qui i ringraziamenti a chi ci permette di vivere questa esperienza, Filippo Demma”.
Vinitaly 2026: “Dove tutto è cominciato”, claim della Regione Calabria (foto drm-cal)
“No, io non permetto assolutamente niente”, precisa Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. “Torna a casa lo dici tu, sindaco. Perché quella è casa, perché quella è esattamente la casa dei sibariti, la casa dei cassanesi, la casa dei calabresi del Nord-Est, e quindi Sibari Vinitaly and the City torna a casa. Del resto è lì dove tutto è cominciato, come dice il claim di questa bella iniziativa, di questa bella edizione di Vinitaly and the City. Come mi diceva: Direttore, sarà l’edizione più bella di sempre. E io rispondevo: Sarà l’edizione più bella finora”. Riprende Giacobini: “Ci ritroveremo una volta ancora a luglio. Quest’anno dal 17 al 19 per un evento che sta diventando anche un motivo di orgoglio. Un grazie alla Regione Calabria che ha scelto di investire, a tuti quanti stanno già lavorando perché questa iniziativa possa riuscire nel modo migliore. Per Sibari è un motivo in più per mostrarsi al mondo, farsi conoscere e apprezzare, ma soprattutto anche un motivo d’orgoglio dopo tempi difficili per i quali questo appuntamento rappresenta adesso sicuramente un motivo di riscatto simbolico”. E Demma: “Orgoglio. Sicuramente orgoglio identitario; ed è sicuramente la nostra parte migliore, quella di cui siamo più contenti. Certo siamo stati in ginocchio, certo la comunità ha sofferto, continua a soffrire, ma ci si è mossi in tempo, ci si è mossi bene, e noi non vogliamo che questo sia un punto di riflessione, vogliano che sia semplicemente un punto da tenere presente, ma alla fine siamo in piedi e vi aspettiamo di nuovo a Vinitaly”. Chiude Giacobini: “Bene, tanto abbiamo detto. Null’altro resta da aggiungere, se non ricordare che dal 17 al 19 luglio ci si rivede a Sibari per il Vinitaly and the City”.
“Fu un’idea apparentemente pazzesca quella di portare una manifestazione come il Vinitaly, un brand come quello di Verona Fiere, in un parco archeologico, al parco archeologico di Sibari”, ricorda ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “ne parlai col direttore Demma. Il direttore Demma fu immediatamente d’accordo perché è da lì che tutto è cominciato: la leggenda narra che tremila anni fa gli antichi sibariti consumassero il vino che veniva prodotto nelle colline circostanti da quella straordinaria civiltà. Però oggi quell’idea è stata attualizzata. L’abbiamo preparata in pochi mesi. Abbiamo svolto la prima edizione nel luglio 2024. E nel luglio 2026 saremo alla terza edizione che terremo sempre nel parco archeologico ma con tante evoluzioni. Lo scorso anno c’è stata la presenza del ministro Lollobrigida. Sono convinto che quest’anno avremo la presenza di altri ministri che potranno accompagnarci in questo percorso di attenzione verso una regione che attraverso il sistema vitivinicolo, quello agroalimentare, quello gastronomico, può riuscire anche a promuovere il prodotto territorio, e il rapporto forte tra vino, tra prodotti enogastronomici e la cultura e l’archeologia, credo sia un’idea forte”.
Copie di coppe da vino da Broglio di Trebisacce (1200 a.C.) conservate al museo Archeologico nazionale della Sibaritide (foto graziano tavan)
La vinificazione e il consumo di vino nel Mediterraneo occidentale, provenendo da Oriente, nella tarda età del Bronzo (3400 anni fa). Sono probabilmente i Greci e i Fenici a portare sulle proprie navi il nettare degli dei, come testimoniano un serie di reperti tra cui le anfore di tipo miceneo rinvenute in buon numero nell’alto Jonio cosentino. Importate dalla Grecia o prodotte localmente da artigiani emigrati, sono associate al vino e costituiscono le più antiche testimonianze del suo consumo nella penisola italica. L’esemplare esposto in copia negli stand della Calabria a Vinitaly 2026 proviene proprio dalla regione di Sibari, dove furono rinvenute in antiche capanne anche diverse serie di vasi per contenere, versare e bere vino, come le coppe in argilla grigiastra sempre esposte a Vinitaly che si datano a oltre 3200 anni fa.
Copia di anfora da trasporto di tipo miceneo (1350 a.C.) da Broglio di Trebisacce (foto graziano tavan)
Ma il fortissimo legame tra il vino e la terra che oggi chiamiamo Calabria, è testimoniato dal nome stesso che gli antichi Greci avevano attribuito a gran parte di questa regione: Enotria dal greco oinos, che significa appunto vino, e da oinotron, che è il palo di sostegno della vite e dei tralci. Dopo la fase pionieristica dell’età del Bronzo, furono ancora i Greci a diffondere capillarmente la produzione, il consumo e la cultura del vino in Italia. Nelle colonie greche come Sibari e Crotone, fondate nell’ultimo quarto dell’VIII sec. a.C., o Thurii, che visse a partire al 444 a.C., il vino era prodotto, consumato ma anche importato, come testimoniano migliaia di anfore da trasporto provenienti dal Mediterraneo orientale, come quella corinzia esposta a Vinitaly 2026 in copia. Particolarmente famoso il vino di Sibari, dove la produzione era così abbondante che, pare, a un certo punto il vino prodotto in vigna venisse trasportato in città e al porto direttamente tramite condutture in terracotta. Dei veri e propri “enodotti”.
“Non ci bastava una sola manifestazione”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Gianluca Gallo, assessore regionale all’Agricoltura: “la terza edizione non ci bastava, la terza edizione di Vinitaly and the City presso il parco archeologico di Sibari per avere questo connubio tra storia, archeologia e prodotti agroalimentari.
Vinitaly 2026, padiglione Calabria: vetrina con copie di reperti dall’area magno-greca della Sibaritide (foto graziano tavan)
Abbiamo voluto rilanciare, e il 1° e 2 agosto saremo sul chilometro più bello d’Italia, quello che così veniva descritto dal grande Gabriele D’Annunzio, il lungomare di Reggio Calabria, il nostro ordinario affaccio sulla Sicilia e sullo stretto di Messina dove valorizzeremo i vitigni di quell’area, i vini di quel territorio, ma dove valorizzeremo ancora una volta il connubio tra una civiltà, quella magno-greca, e l’archeologia – Reggio è la città dei Bronzi di Riace – e tutto si svolgerà a pochi passi dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. E valorizzeremo insieme a tutto questo vino e prodotti identitari”.
Copia di cratere a campana a figure rosse con decorazione sovradipinta (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)
Copia di coppa da vino (kylix) del gruppo del Cigno rosso (350-300 a.C.) (foto graziano tavan)
Una delle occasioni più tipiche che prevedeva il consumo di vino è il simposio (dal greco syn – pinein: bere insieme). Un momento conviviale e un’occasione di aggregazione per i membri dell’aristocrazia cittadina; qui il vino, cui erano riservati ricchi servizi da tavola – con alcuni pezzi di grande valore importati dalla Grecia – accompagnava le discussioni politiche, etiche e sociali, lo svolgimento di conversazioni colte, esibizioni sonore e poetiche che, talvolta, si trasformavano in situazioni di eccesso e sregolatezza. I commensali, indossando corone di edera e mirto, si distendevano sui letti disposti lungo le pareti della stanza e davano inizio al rituale conviviale: si purificavano le mani con acqua intiepidita e profumata, per poi cospargersi di unguenti. Si eleggeva quindi il simposiarca, colui che stabiliva le percentuali dell’acqua per la diluizione del vino e fissava le regole del convito, quali il numero dei brindisi, le modalità e le quantità delle bevute e il loro alternarsi ai canti e ai giochi. Al centro della sala veniva posizionato un grande contenitore, il cratere o lo stamnos, in cui Dioniso idealmente miscela il vino puro con l’acqua e altre sostanze (miele, spezie, essenze) e lo rende bevibile agli uomini. La copia di un cratere decorato a figure rosse e di una raffinata coppa di vino (kylix) sono esposte a Vinitaly 2026.
Un sorso di archeologia al museo. Anche quest’anno il museo Archeologico nazionale di Verona partecipa a Vinitaly and the City (11-12 aprile 2026): una visita guidata alla scoperta di origini e significato del consumo del vino nel nostro più antico passato. Programma: sabato 11 aprile 2026, ore 15.30; domenica 12 aprile 2026, ore 11 e ore 15.30. Per i possessori di token esperienza Vinitaly and the City seguirà al termine delle visite guidate la degustazione di un calice di vino della cantina Villa della Torre. Il token esperienza dà inoltre diritto all’ingresso ridotto di 3 euro. L’acquisto del carnet degustazioni avviene esclusivamente sul sito ufficiale https://www.vinitaly.com/…/vinitaly-and-the-city-2026/ e deve essere ritirato insieme al bicchiere negli stand Vinitaly and the City prima dell’accesso al Museo. INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it
Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, davanti allo stand della Regione Calabria a Vinitaly 2025 (foto drm-calabria)
Dove tutto è cominciato. Una storia che affonda le sue radici nell’Enotria e nella Magna Grecia, spirito di una rinascita sostenuta da una passione in fermento confermato a Verona con l’annuncio che Vinitaly and the City 2025 torna nel cuore della Calabria. Dopo il successo travolgente dello scorso anno, dal 18 al 20 luglio 2025 il parco archeologico di Sibari (Cs) riaccende i riflettori su vino, cultura e territorio. Un mix irresistibile tra archeologia, sapori e tradizioni calabresi da vivere sotto le stelle. “Anche quest’anno il Parco di Sibari, insieme al Ministero della Cultura”, ha dichiarato Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, “è al fianco della Regione Calabria nell’organizzazione di questo evento in uno dei luoghi della cultura più significativi del territorio. Le collezioni dei nostri musei e le iniziative che stiamo preparando per accompagnare Vinitaly and the City, aggiungono profondità culturale alla manifestazione e consentiranno ai visitatori di scoprire le profonde radici della propria passione. È un passo importante nella costruzione di uno sviluppo locale fondato sulla cultura”.
Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari. interviene a Vinitaly 2025 per presentare Vinitaly and the City a Sibari (foto drm-calabria)
È stato proprio il direttore Filippo Demma, durante Vinitaly 2025 a Verona, a svelare ufficialmente il calendario degli eventi e le anticipazioni di questo grande ritorno. A partire da metà giugno, infatti, un calendario ricco di eventi speciali farà da apripista al grande weekend di luglio. Tra questi, una nuova rassegna immersiva esplorerà i legami profondi tra la terra e le sue essenze più preziose. Un’esperienza da vivere con tutti i sensi. Parliamo di “Linfa. Essenza della terra”, la rassegna tra natura e archeologia che nasce nel cuore della Sibaritide e che accompagnerà verso Vinitaly and the City 2025 con un viaggio sensoriale tra i frutti più autentici della Calabria. Per oltre un mese, i parchi archeologici ospiteranno mostre tematiche dedicate alla cultura del vino e dell’olio; degustazioni guidate di vini calabresi e oli DOP; showcooking con chef stellati e abbinamenti guidati con vini doc del territorio; visite guidate a frantoi e vigneti nella Sibaritide; laboratori sensoriali e tematici. L’accesso a tutte le iniziative che i Parchi stanno progettando, sarà consentito con il solo acquisto del biglietto d’ingresso o con la PacsCard, l’abbonamento annuale che consente anche l’accesso illimitato ai monumenti compresi nel circuito dei parchi archeologici di Crotone e Sibari.
Il museo Archeologico nazionale di Verona propone, in occasione dell’edizione 2025 di Vinitaly and the City, una visita guidata per scoprire le origini e il significato sociale del consumo del vino nel nostro più antico passato. I reperti esposti consentono infatti di ricostruire molti aspetti della vita quotidiana delle popolazioni che anticamente abitavano il territorio veronese, tra cui un ruolo importante era sicuramente rivestito dal vino: questo non era semplicemente una bevanda ma assunse ben presto altri significati connessi alla sfera sociale e rituale, come raccontano i reperti rinvenuti già in alcuni siti del Neolitico e poi nelle palafitte dell’età del Bronzo e nei corredi funerari dell’età del Ferro. Programma: sabato 5 aprile 2025, alle 15, visita guidata in lingua italiana; domenica 6 aprile 2025, alle 11, visita guidata in lingua inglese; alle 15, visita guidata in lingua italiana. Al termine delle visite guidate degustazione di un calice di vino della cantina Villa della Torre. L’acquisto del carnet degustazioni avviene esclusivamente sul sito https://2025.vinitalyandthecity.com/. Il token esperienza incluso nel carnet dà diritto all’ingresso ridotto dal costo di 3 euro. Info e prenotazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Prenotazione obbligatoria.
L’ex caserma asburgica, alle spalle della chiesa di San Tomaso, sede del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)
Fin dall’antichità il vino non era una semplice bevanda, ma rivestiva significati profondi legati anche alla sfera sociale e rituale. Il museo Archeologico nazionale di Verona partecipa a Vinitaly and The City 2024 con una visita guidata dal titolo “L’uomo e il vino: l’archeologia racconta”, per scoprire le origini del consumo del vino nel nostro più remoto passato. I reperti esposti consentono infatti di ricostruire molti aspetti della vita quotidiana delle popolazioni che anticamente abitavano il territorio veronese. Appuntamento sabato 13 aprile 2024, alle 15, visita guidata in lingua italiana; domenica 14 aprile 2024, alle 11, visita guidata in lingua italiana ed inglese; domenica 14 aprile 2024, alle 15, visita guidata in lingua italiana. Al termine delle visite guidate degustazione di un calice di Valpolicella della cantina Villa della Torre. L’acquisto del carnet degustazioni avviene esclusivamente sul sito 2024.vinitalyandthecity.com/. Il token esperienza incluso nel carnet dà diritto all’ingresso ridotto dal costo di 3 euro.
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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