Archivio tag | vicolo dei balconi a Pompei

Parco archeologico di Pompei. Al ministro Franceschini in visita presentato il bilancio del Grande Progetto Pompei: conclusa la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III. Risultati raggiunti e scoperte in cifre

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Pompei, obiettivo raggiunto: si è conclusa con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III il piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica, avviato nel 2014 con il Grande Progetto Pompei. In cinque anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo” (GPPM), ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di Leda e il cigno, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è di 92 milioni di euro. “Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari”, commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, in visita ufficiale nell’area degli scavi. “Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia“. E il direttore generale Massimo Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Il grande cantiere di via dell’Abbondanza a Pompei dove si affacciano le sei domus restaurate (foto parco archeologico Pompei)

Messa in sicurezza nelle Regiones I, II e III. Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a Sud e via di Nola a Nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidii per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidii statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree. Resta in via di completamento il grande intervento di consolidamento dei fronti di scavo, con i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo nella Regio V. Già alla fine del 2018, lungo via del Vesuvio, la restituzione alla fruizione della strada ha permesso di rendere visibile per la prima volta al pubblico la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più recenti e suggestivi dei nuovi scavi della Regio V.

Il Grande Progetto Pompei doveva essere ultimato entro il dicembre 2019

Pompei in cifre. Ecco alcuni dati che danno un’idea dell’impegno e della misura degli interventi nel cuore del parco archeologico di Pompei che, in questi anni, ha visto crescere progressivamente il numero di visitatori, dai 2.668.178 del 2014 ai 3.937.468 del 2019, pari a un +47,5%. Il Grande Progetto Pompei ha contato su un importo complessivo di 105 milioni, il 75% del quale coperto da un cofinanziamento Ue e il 25% da una quota nazionale, con il quale sono stati finanziati 76 interventi. La messa in sicurezza del sito archeologico ha interessato 50 km di colmi murari, con 30mila mc di murature e 10mila mq di intonaci. E la messa in sicurezza ha interessato 2,7 chilometri di fronti di scavo, con l’indagine archeologica di oltre 2mila mq, noti come il “cuneo”. Per il GPP sono state coinvolte 781 imprese. E oggi, nell’ambito del progetto “Percorso Pompei per tutti”, sono disponibili 4 chilometri di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Scoperte nella Regio V. È stata portata in luce un’ulteriore parte della città antica, con vicoli e domus, rivelando apparati decorativi (affreschi, mosaici) di grande pregio oltre a numerosi reperti (tra cui diversi oggetti di uso quotidiano) e a ritrovamenti di vittime dell’eruzione. Nell’area del cosiddetto cuneo, posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio frontone sono emerse 2 domus e “il vicolo dei balconi”, che ha permesso di ricongiungere la grande arteria di via di Nola, già alla luce e visitabile dai turisti, con il vicolo delle Nozze d’argento, finora non interamente riportato in luce. Durante l’intervento sono stati rimossi 30mila mc di materiale di scavo (lapilli, cenere e terreno), con la scoperta di 1167 cassette e 168 colli di reperti archeologici (tra frammenti di intonaci, marmi, gocciolatoi, vasi in vetro, oggetti in bronzo e altro ), 73 anfore di cui 52 integre, 7 ricomponibili e 14 tagliate e riutilizzate per altri scopi. Nelle ricerche sono stati coinvolti archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, geologo, vulcanologo, antropologo, paleobotanico, zooarcheologo. E nei cantieri di scavo sono state utilizzate tecniche di rilievo (Drone, asta telescopica, laser scanner, georadar); Indagini di conoscenza delle strutture e tecniche murarie (endoscopia, prove soniche, prelievo di campioni di malte nella fase immediatamente successiva allo scavo); indagini sui reperti durante le attività di scavo (indagini paleobotaniche sui reperti rinvenuti nei giardini, analisi morfologiche e chimico fisico per la determinazione dei materiali utilizzati, analisi palinologiche); analisi antropologiche.

Pompei a luci rosse: dalla camera da letto della casa di via del Vesuvio l’eccezionale sensuale affresco con Leda, moglie del re di Sparta, ingravidata da Zeus, trasformatosi in cigno. È l’ultima scoperta dagli scavi nella al Regio V. Dalla stessa domus in agosto era uscito l’affresco con Priapo che si pesa il fallo

Nuove scoperte a Pompei: affresco di Leda e il cigno (foto Cesare Abbate)

Dal loro talamo gli sposi o gli amanti di quella ricca casa, probabilmente di un facoltoso commerciante, potevano ammirare (o ispirarsi) alle imprese amatorie nientemeno che di Giove, il re degli dei. Sulla parete della camera da letto ecco infatti una sensuale, ammiccante, rappresentazione della bellissima Leda, moglie di Tindaro re di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove che, pur di averla, si è trasformato in cigno. L’affresco con il mito di Leda e il cigno è l’ultima eccezionale scoperta fatta a Pompei, durante i lavori di riprofilamento dei fronti di scavo della Regio V a Pompei. Esplicito e sensualissimo, ricco di colori e sfumature che ne sottolineano l’altissima qualità esecutiva, l’affresco è stato ritrovato in via del Vesuvio, una via parallela alla via dei Balconi che nei mesi scorsi ha restituito reperti straordinari. “Un ritrovamento eccezionale e unico”, conferma all’ANSA il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, “perché il riferimento al mito greco, che pure a Pompei è abbastanza diffuso, non era mai stato trovato con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare al modello scultoreo di Timoteo, importante scultore greco del IV secolo a.C.”.

Specchio in argento con il mito con Leda e il cigno, parte del “Tesoro di Boscoreale” scoperto nel 1895, oggi conservato a Parigi (foto Musee du Louvre)

A Pompei l’episodio di Giove e Leda gode di una certa popolarità – ricordano in soprintendenza -, poiché è attestato in varie domus, con diverse iconografie (la donna è in genere stante, e non seduta come nell’affresco della domus di via del Vesuvio, e in alcuni casi non è raffigurato il momento del congiungimento carnale). Tra le varie rappresentazioni si ricordano quelle del Citarista, della Venere in conchiglia, della Regina Margherita, di Meleagro, dei Capitelli Colorati o di Arianna, della Caccia Antica, di Fabio Rufo, della Fontana d’Amore, e forse anche nelle case di L. Rapinasius Optatus e degli Amorini Dorati. Il mito di Leda e il cigno compare anche in affreschi staccati da Ercolano e da Villa Arianna a Stabia, oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli e, a conferma della popolarità del soggetto, su uno specchio d’argento del tesoro di Boscoreale oggi al Louvre.

Lo sguardo obliquo di Leda che sembra guardare chi entra nella stanza da letto (foto di Cesare Abbate)

Medaglione con raffinato volto di donna scoperto negli ambienti di via del Vesuvio

Ancora un’immagine femminile dunque che riaffiora dai nuovi scavi della Regio V e si aggiunge ai raffinati volti di donna dipinti in medaglioni di alcuni ambienti lungo via del Vesuvio e alla figura di Venere e Adone dalla casa con giardino, già emersi. La scena piena di sensualità rappresenta – come si diceva – il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta: “L’affresco – sottolinea Osanna – è ammiccante e piuttosto licenzioso con lo sguardo obliquo di Leda che sembra incrociare gli occhi di chi entra nella stanza”. Dal doppio amplesso – racconta il mito -, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), e poi Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.

L’affresco con il Priapo emerso dallo scavo dell’ingresso della casa di via del Vesuvio

Il più famoso Priapo della Casa dei Vettii a Pompei

L’ambiente che conserva il dipinto è posto accanto al corridoio di ingresso (fauces) dove già era stato individuato nell’agosto di quest’anno l’affresco del Priapo che si pesa il fallo. La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, è apparso per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus. Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei Balconi.

L’ambiente di scavo della casa di via del Vesuvio a Pompei

Lavori di sterro e di consolidamento in via del Vesuvio a Pompei

Per esigenze di sicurezza del sito gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo e proteggere i due splendidi affreschi, anticipa il direttore, “si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico”. E continua: “La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti. Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via del Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi), via delle Nozze d’Argento e via dei Balconi, dove si stanno concentrando i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita équipe interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell’ISCR”.

Pompei. In pochi mesi dai nuovi scavi nel “cuneo” della Regio V, mai indagato, molte le scoperte: ecco un bilancio dei primi mesi di ricerche

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Pompei non finisce mai di stupire. Da quando il direttore generale del parco archeologico ha annunciato l’avvio dei nuovi scavi nella Regio V, un cuneo di oltre mille metri quadri mai indagato, le scoperte – tutte molto importanti – si sono susseguite a ritmo travolgente. Per l’annuncio Massimo Osanna aveva scelto il 27 marzo 2018, data non casuale, perché proprio il 27 marzo 1748 Pompei fu “scoperta” dai Borboni. E da allora, sono 270 anni, le ricerche non si sono mai fermate (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/22/23-marzo-1748-23-marzo-2018-a-270-anni-dalla-scoperta-di-pompei-il-direttore-del-parco-archeologico-celebra-le-sue-meraviglie-raccontando-i-nuovi-scavi-in-corso-nella-reg/). Come quelle che nel 2018 caratterizzano il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge. L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica. Cerchiamo allora di fare il punto sui risultati conseguiti, partendo da Via Nolana e muovendosi in direzione nord vediamo gli ambienti al momento identificati.

L’Adone ferito con Venere e amorini: l’unico affresco a soggetto mitologico finora trovato nel cuneo di Pompei

La piccola fullonica. Un impianto produttivo forse una piccola fullonica (lavanderia) si affaccia all’ingresso di via di Nola. Il giardino. A un livello superiore, vi è un ampio spazio aperto, probabilmente un giardino, con alcune anfore ancora in situ (al momento della scoperta). Al centro del giardino è emerso un pilastrino scanalato, con un grosso pezzo di lastra marmorea, che probabilmente in origine sosteneva un bacile di pietra (labrum) riutilizzato successivamente come piano d’appoggio. Alcune radici di alberi sono state portate in evidenza attraverso la tecnica del calco in gesso. Il giardino confina a Est con la Casa della Soffitta, a Ovest con il vicolo recentemente denominato vicolo dei balconi, mentre a Nord è delimitato da quello che sembra un porticato, con almeno tre colonne e, sul retro, alcuni pilastri, con tracce di affresco, che sta emergendo. L’alcova e l’affresco dell’Adone ferito. Verso Ovest, vi è l’ambiente che ha finora restituito l’unica pittura mitologica individuata nel cuneo, raffigurante l’ Adone ferito con Venere e amorini. Si trattava molto probabilmente di un cubiculum (stanza da letto), per la presenza su un lato dell’incasso destinato a ospitare la testata del letto.

Un affresco ritrovato nella cosiddetta Casa di Giove a Pompei

Gli ambienti della Casa di Giove. Nella porzione Ovest del cuneo è in corso di indagine una serie di ambienti verosimilmente riferibili alla Casa di Giove, già in parte scavata nell’Ottocento (immediatamente a Sud e a Est della Casa delle Nozze d’Argento). Le indagini, ancora in corso, hanno permesso di individuare un ampio intervento di scavo attribuibile al Settecento, o ai primi anni dell’Ottocento, con una fossa circolare da cui si dipartono vari cunicoli. Sembra già possibile riconoscere l’ingresso (fauces) sul Vicolo dei Balconi e un atrio su cui sembrano affacciarsi vari ambienti. Sul giardino colonnato (peristilio) di questa casa, si affacciano due ambienti, uno a Sud con ricca decorazione in primo stile, con riquadri e cornici in stucco, uno a Nord con una decorazione in terzo stile nella quale si riconoscono, in particolare, al centro di un riquadro, una coppia di uccelli. Sebbene già interessato da una trincea esplorativa e da un cunicolo riferibili alle prime indagini moderne, in un angolo di questo ambiente, ancora in parte da scavare, è stato rinvenuto, poggiato sul pavimento, un elegante portalucerne in bronzo.

Lo scavo del vicolo dei balconi nella Regio V di Pompei (foto Ciro Fusco)

Il vicolo dei Balconi. Particolarmente ricco di sorprese è stato lo scavo della porzione settentrionale del Vicolo che costeggia da un lato il muro di cinta del giardino (viridarium) della Casa delle Nozze d’Argento. Dall’altro lato sono emersi, in buone condizioni, i resti di 4/5 balconi (da cui la denominazione come Vicolo dei Balconi). Su alcuni balconi sono state rinvenute varie anfore, integre, alcune delle quali probabilmente capovolte, come se messe ad asciugare. I balconi si sono preservati perché, quando sono crollati, il vicolo era ormai completamente ricoperto di lapilli, su cui il fondo dei balconi si è “appoggiato” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/02/pompei-i-nuovi-scavi-nella-v-regio-hanno-restituito-un-intero-vicolo-di-edifici-con-balconi-risparmiati-dalleruzione-conservati-i-parapetti-resti-di-tegole-e-anche-anfore-vinarie-lasciate/).

La prima vittima, emersa a Pompei dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra

Lo scheletro del fuggiasco. Nella parte Nord, all’incrocio tra il violo dei balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, è stato rinvenuto lo scheletro di un fuggiasco. Dalle prime osservazioni, risulta che l’individuo sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, si sia avventurato in cerca di salvezza lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli. Il corpo è stato infatti rinvenuto all’altezza del primo piano dell’edificio adiacente, ovvero al di sopra dello strato di lapilli. Qui è stato investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro. Un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo ha colpito nella porzione superiore, schiacciando la parte alta del torace e il capo. L’individuo stringeva al petto almeno 20 monete d’argento e 2 in bronzo, contenute in una piccola borsetta. Tra le costole del torace erano difatti dapprima emerse 3 monete, via via, rimuovendo i resti della vittima, ora trasferiti al Laboratorio di ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei, per il prosieguo delle indagini, è venuto fuori il prezioso bottino (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/07/01/pompei-gli-scavi-nella-regio-v-restituiscono-la-testa-del-fuggiasco-e-nuovi-dati-il-pompeiano-non-mori-schiacciato-da-un-blocco-di-pietra-ma-asfissiato-dai-gas-del-vesuvio/).

Alcune monete ritrovate nel cuneo della Regio V a Pompei

Le monete. A un primo esame sembrerebbe trattarsi di almeno 20 denari d’argento e due assi in bronzo per un valore nominale di ottanta sesterzi e mezzo. Una tale quantità di monete poteva all’epoca garantire il mantenimento di una famiglia di tre persone per 14, 16 giorni. Le monete hanno cronologia molto varia. È stato possibile esaminare 15 monete, per la maggior parte repubblicane, a partire dalla metà del II secolo a.C. Una delle monete repubblicane più tarde è un denario legionario di Marco Antonio, comune a Pompei, con l’indicazione della XXI legio. Tra le poche monete imperiali individuate, un probabile denario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano.

L’iscrizione elettorale di Helvium Sabinum ritrovata nella Regio V a Pompei

Le iscrizioni elettorali. Sul lato Nord-Ovest sono state rinvenute, in perfetto stato di conservazioni, tre iscrizioni elettorali. Sulla parete Est: Helvium Sabinum / aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae) v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis), cioè “Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uno buono”. Sulla parete Sud: L(ucium) Albucium aed(ilem). Questa ultima iscrizione forse continua in basso, nella zona ancora coperta dai lapilli. Gli Albucii erano probabilmente i proprietari della Casa delle nozze d’argento. Da notare che le iscrizioni sono realizzate su uno strato di pittura bianca, steso forse per coprire scritte precedenti e comunque per assicurare una regolare superficie scrittoria alle scritte conservate, riferibili alle ultime consultazioni elettorali di Pompei prima del 79 d.C.

Affresco della Casa dei Delfini nella Regio V a Pompei

La Casa dei Delfini. Lungo la parte settentrionale del Vicolo delle Nozze d’Argento, il riprofilamento dei fronti di scavo ha permesso di scoprire la parte anteriore di alcune case con ambienti riccamente affrescati. Gli ambienti affrescati emersi proprio di fronte all’ingresso della Casa delle Nozze d’Argento, hanno suggerito il nome della Domus: “Casa dei Delfini” perché nell’ingresso (fauces), riccamente decorato su fondo rosso, compaiono due quadretti con una coppia di delfini, oltre a vari animali e a prospettive architettoniche. A Ovest dell’ingresso è stato indagato un ambiente nel quale è possibile riconoscere una più antica decorazione ad affresco, poi ricoperta da una più ricca decorazione in quarto stile. È possibile che la decorazione più antica sia anteriore al terremoto del 62, mentre l’ultima decorazione sia riferibile a lavori di ristrutturazione successivi a tali eventi. Più a Ovest, presso l’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo di Cecilio Giocondo sono stati individuati altri due ambienti affrescati, che si dispongono simmetricamente rispetto a un piccolo ingresso; l’ambiente a Est, già presentato, conserva una decorazione con eroti, mentre quello a Ovest presenta una fascia con una ricca decorazione a girali vegetali. La continuazione del vicolo di Cecilio Giocondo. Tra le insulae VI e VII della Regio V è stata indagata la parte iniziale del proseguimento del vicolo di Cecilio Giocondo verso Nord, dopo l’incrocio con il vicolo delle Nozze d’Argento. È ben visibile, in sezione, l’altezza dello strato di pomici che ha ricoperto la citta nella prima fase dell’eruzione. Nel punto della pavimentazione del vicolo in cui mancano i basoli è in corso di scavo un battuto pavimentale composto da terra misto a vario materiale di scarto (ossa animali, frammenti ceramici, un amo da pesca, ecc.). Sulla parete Est del vicolo è parzialmente visibile, tracciata con pittura bianca, una tabula ansata destinata verosimilmente a ospitare una scritta, forse un’insegna o un’iscrizione elettorale.

Pompei: gli affreschi dai vividi colori della domus dei Delfini, il vicolo dei Balconi, il giardino con i calchi delle radici degli alberi del 79 d.C., fino alle iscrizioni elettorali e al pompeiano in fuga con un gruzzolo di monete schiacciato da un blocco di pietra. Il direttore generale illustra le nuove grandi scoperte nella Regio V alla presenza del neo ministro Bonisoli

Lo scavo del vicolo dei balconi nella Regio V di Pompei (foto Ciro Fusco)

Alberto Bonisoli, ministro ai Beni culturali

Il direttore generale del parco Archeologico di Pompei ne era certo: i nuovi scavi della Regio V avrebbero stupito con scoperte eccezionali. Le aspettative non sono state deluse: dagli affreschi dai vividi colori della domus dei Delfini al vicolo dei Balconi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/02/pompei-i-nuovi-scavi-nella-v-regio-hanno-restituito-un-intero-vicolo-di-edifici-con-balconi-risparmiati-dalleruzione-conservati-i-parapetti-resti-di-tegole-e-anche-anfore-vinarie-lasciate/), dal giardino con i calchi delle radici degli alberi del 79 d.C. agli oggetti della vita quotidiana di un ambiente di soggiorno di pregio ai nuovi affreschi e alle iscrizioni elettorali appena venuti alla luce. Fino alla scoperta – di questi ultimi giorni – di un pompeiano in fuga dalla città con un gruzzolo di monete, morto schiacciato da un grosso blocco di pietra. Per avere una visione complessiva della situazione, venerdì 8 giugno 2018 alle 11 il direttore generale, Massimo Osanna e il direttore generale del Grande Progetto Pompei, generale Mauro Cipolletta, illustreranno lo stato di avanzamento del cantiere e i nuovi ritrovamenti. Con un ospite d’eccezione: il neo ministro dei Beni, delle Attività culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli, che in qualche modo aprirà il suo mandato con una visita agli scavi di Pompei, e al cantiere dei nuovi scavi della Regio V, che fanno parte del cantiere di messa in sicurezza dei fronti di scavo interni alla città antica, previsto dal Grande Progetto Pompei. Le indagini archeologiche in corso stanno interessando l’area del cosiddetto “Cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/22/23-marzo-1748-23-marzo-2018-a-270-anni-dalla-scoperta-di-pompei-il-direttore-del-parco-archeologico-celebra-le-sue-meraviglie-raccontando-i-nuovi-scavi-in-corso-nella-reg/).

La prima vittima, emersa a Pompei dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra

La prima vittima, emersa dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra, il corpo sbalzato all’indietro dal potente flusso piroclastico, nel tentativo disperato di fuga dalla furia eruttiva. Lo scheletro è stato ritrovato all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, di recente scoperta, che protende verso via di Nola. Dalle prime osservazioni, risulta che l’individuo sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, si sia avventurato in cerca di salvezza lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli. Il corpo è stato infatti rinvenuto all’altezza del primo piano dell’edificio adiacente, ovvero al di sopra dello strato di lapilli. Qui è stato investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro. Un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo ha colpito nella porzione superiore, schiacciando la parte alta del torace e il capo che, ancora non individuati, giacciono a quota più bassa rispetto agli arti inferiori, probabilmente sotto il blocco litico.

Massimo Osanna osserva lo scheletro schiacciato del pompeiano fuggiasco

“Questo ritrovamento eccezionale”, dichiara Massimo Osanna, “rimanda al caso analogo di uno scheletro rinvenuto da Amedeo Maiuri nella casa del Fabbro e oggetto di recente studio. Si tratta dei resti di un individuo claudicante, anche lui probabilmente impedito nella fuga dalle difficoltà motorie e lasciato all’epoca in esposizione in situ. Al di là dell’impatto emotivo di queste scoperte, la possibilità di comparare questi rinvenimenti, confrontare le patologie e gli stili di vita, le dinamiche di fuga dall’eruzione, ma soprattutto di indagarli con strumenti e professionalità sempre più specifiche e presenti sul campo, contribuiscono a un racconto sempre più preciso della storia e della civiltà dell’epoca, che è alla base della ricerca archeologica”. Le prime analisi eseguite dall’antropologa, durante lo scavo, identificano un uomo adulto di età superiore ai 30 anni. La presenza di lesioni a livello delle tibie segnalano un’infezione ossea, che potrebbe essere stata la causa di significative difficoltà nella deambulazione, tali da impedire all’uomo di fuggire già ai primi drammatici segnali che precedettero l’eruzione stessa.

Il sacchetto con le monete trovate tra lo scheletro del pompeiano in fuga dall’eruzione

In fuga con un sacchetto di monete. Il pompeiano, colpito da un blocco di pietra che gli ha tranciato la parte alta del torace e la testa, fuggiva dalla furia eruttiva del Vesuvio, con la speranza di salvarsi e per questo portava con se un piccolo tesoretto di monete che gli avrebbero consentito di continuare a vivere. Gli scavi infatti hanno restituito 20 monete d’argento e 2 in bronzo che erano contenute in una piccola borsetta che l’individuo stringeva al petto. Tra le costole del torace erano dapprima emerse 3 monete, via via, rimuovendo i resti della vittima che saranno portati al Laboratorio di ricerche applicate del parco Archeologico di Pompei, per il prosieguo delle indagini, è venuto fuori il prezioso bottino. “Le monete sono allo studio dei numismatici che ne stanno definendo il taglio e il valore”, continua Osanna, “mentre i resti decomposti della piccola borsa contenitore, saranno analizzati in laboratorio per definire il materiale. A un primo esame sembrerebbe trattarsi di 20 denari d’argento e due assi in bronzo per un valore nominale di ottanta sesterzi e mezzo. Una tale quantità di monete poteva all’epoca garantire il mantenimento di una famiglia di tre persone per 14, 16 giorni”. Le monete hanno cronologia molto varia. È stato possibile esaminare 15 monete, per la maggior parte repubblicane, a partire dalla metà del II secolo a.C. Una delle monete repubblicane più tarde è un denario legionario di Marco Antonio, comune a Pompei, con l’indicazione della XXI legio. Tra le poche monete imperiali individuate, un probabile denario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano.

Pompei. I nuovi scavi nella V Regio hanno restituito un intero vicolo di edifici con balconi risparmiati dall’eruzione: conservati i parapetti, resti di tegole e anche anfore vinarie lasciate ad asciugare al sole. Osanna: sono una rarità, saranno restaurati

Lo scavo del vicolo dei balconi nella Regio V di Pompei (foto Ciro Fusco)

Le anfore vinarie trovate ancora capovolte come erano state messe ad asciugare al sole (foto Ciro Fusco)

A quasi duemila anni di distanza dall’eruzione del 79 d.C, che seppellì persone e cose, Pompei continua a regalare tesori. I nuovi scavi avviati nella V Regio grazie al Grande progetto – i primi in epoca recente in una zona “vergine” dei 66 ettari coperti dalla colonia romana- stanno restituendo giorno dopo giorno i veri colori e tanti particolari importantissimi per la storia della città. Emergono edifici con tre grandi balconi: un intero vicolo punteggiato da balconi aggettanti che incredibilmente hanno resistito alla furia dell’eruzione, con i parapetti, i resti delle coperture in tegole, persino le anfore svuotate dal vino che qualcuno aveva lasciato in un angolo ad asciugare al sole. E poi il rosso pompeiano come veramente era, così intenso da richiamare il vino tanto amato dai romani. Insieme agli ocra pastosi e rilucenti, le decorazioni geometriche, gli animali, i fiori, gli amorini. Massimo Osanna, direttore del parco archeologico, è emozionato nell’annunciare la scoperta: “Il ritrovamento dei balconi – in tutto al momento sono quattro, uno accanto all’altro sullo stesso vicolo che si sta tirando fuori in questi giorni- è straordinario perché a Pompei ne sono rimasti pochi e la conservazione del piano superiore è una rarità”. E proprio per questo i balconi verranno restaurati e inseriti in un percorso tutto nuovo che collegherà la via di Nola con il vicolo delle Nozze d’Argento, quello che prende il nome dalla monumentale dimora privata, una delle più sontuose di Pompei, che ora dopo una chiusura lunga decenni verrà restaurata e restituita al pubblico.