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Londra. Al British Museum apre la mostra “Legion, life in the Roman army / La vita della legione nell’esercito romano” che esplora la vita nelle comunità militari stanziali dalla Scozia al mar Rosso. Da Ercolano preziosi reperti tra cui lo scheletro di un soldato col suo corredo

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Al British Museum di Londra la mostra “Legion, life in the Roman army / La vita della legione nell’esercito romano” dal 1° febbraio al 23 giugno 2024

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Elementi del cinturone di un soldato romano in partenza da Ercolano per Londra (foto paerco)

Ercolano in mostra al British Museum di Londra. Lo scheletro di un soldato con un suggestivo corredo, alcune monete, un gladio, un pugnale e un cinturone prestati dal parco archeologico di Ercolano, oltre agli arnesi da lavoro, questi ultimi di ritorno dalla mostra “Materia” appena conclusa alla Reggia di Portici, dal 1° febbraio 2024 e fino al 23 giugno 2024, nella stanza 30 Sainsbury Exhibitions Gallery del British Museum sono esposti nella mostra “Legion. Life in the Roman army / La vita della legione nell’esercito romano”, una delle più attese dell’anno. Scriveva Vegezio nel IV secolo: “Pochi uomini nascono coraggiosi. Molti lo diventano per la cura e la forza della disciplina”.

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Elmo in lega di rame da Londra (1-100 d.C.) e guancia dal Tamigi a Kew (Inghilterra) (1-100 d.C.) conservati al British Museum di Londra (foto british museum)

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Moneta trovata nella sepoltura di un soldato romano a Ercolano in partenza per Londra (foto paerco)

Com’era la vita nell’esercito romano dal punto di vista di un soldato? Che cosa pensavano le loro famiglie della vita nel forte? Come reagì il neo-conquistato? “Legion” esplora la vita nelle comunità militari stanziali dalla Scozia al Mar Rosso, racconta dalla vita familiare nel forte alla brutalità del campo di battaglia, facendo rivivere la macchina da guerra di Roma attraverso le persone che la conoscevano meglio: i soldati che vi hanno prestato servizio. L’impero romano si estendeva per più di un milione di miglia quadrate e doveva la sua esistenza alla sua potenza militare. Promettendo la cittadinanza a coloro che ne erano sprovvisti, l’esercito romano – la prima forza combattente moderna e professionale dell’Occidente – divenne anche un motore per la creazione di cittadini, offrendo una vita migliore ai soldati sopravvissuti al loro servizio.

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Copertina del catalogo della mostra “Legion, life in the Roman army” di Richard Abdy (foto british museum)

La mostra trasporta i visitatori attraverso l’impero, così come attraverso la vita e il servizio di un vero soldato romano, Claudio Terenziano, dall’arruolamento e dalle campagne all’occupazione e infine, nel caso di Terenziano, al pensionamento. Gli oggetti includono lettere scritte su papiri da soldati dell’Egitto romano e le tavolette di Vindolanda, alcuni dei più antichi documenti manoscritti sopravvissuti in Gran Bretagna. Le tavolette, provenienti dal forte vicino al Vallo di Adriano, rivelano in prima persona com’era la vita quotidiana dei soldati e delle donne, dei bambini e degli schiavi che li accompagnavano.

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Paio di scarpe per bambini in pelle da Vindolanda, vicino al Vallo di Adriano (Inghilterra) (43-110 d.C.) (foto vindolanda trust)

La storia militare romana risale forse al VI secolo a.C., ma fu solo con il primo imperatore, Augusto (63 a.C. – 14 d.C.), che il soldato divenne una scelta di carriera. Mentre le ricompense della vita militare erano allettanti – coloro che facevano parte delle legioni potevano guadagnare una pensione sostanziosa e coloro che entravano nelle truppe ausiliarie potevano ottenere la cittadinanza per se stessi e le loro famiglie – i pericoli erano reali. I soldati erano visti con timore e ostilità dai civili – non aiutati dai loro abusi casuali e dai loro ruoli extra come carnefici e esecutori dell’occupazione – e potevano fare una brutta fine sia sul campo di battaglia. I ritrovamenti in Gran Bretagna includono i resti di due soldati probabilmente assassinati e sepolti clandestinamente a Canterbury, suggerendo una resistenza locale.

A Verona serata-incontro con Marco Comencini su “Hadrian’s wall. Archeotrekking sul Vallo di Adriano nell’antica Britannia all’estremo confine nord dell’Impero romano”

I restvallo di Adriano corrono ancora oggi tra il Nord dell’Inghilterra e il Sud della Scozia

Una muraglia di 120 km con pareti alte cinque metri che tagliava l’intera Isola della Britannia da est a ovest dividendola in due parti allo scopo di arginare le incursioni dei Picti, le terribili tribù locali che furono costrette a ripiegare in Caledonia (attuale Scozia): stiamo parlando del Vallo di Adriano, imponente fortificazione in pietra fatta costruire dall’imperatore Adriano nella prima metà del II secolo d.C., a segnare – come detto – il confine tra la provincia romana occupata della Britannia e la Caledonia. Il Vallo correva da Wallsend-on-Tyne, affacciato sul mar del Nord, vicino l’attuale Newcastle, fino a Bowness-on-Solway, sul mar d’Irlanda. Era difeso da un profondo fossato e da torrette d’avvistamento dalle quali le guarnigioni controllavano gli enormi portali d’ingresso, che fungevano da dogane dell’Impero. Al di qua della fortificazione vi erano accampamenti militari ben organizzati con terme e palestre per concedere ai soldati tutti gli svaghi necessari a scrollarsi di dosso la fatica delle giornate e l’ansia di eventuali attacchi. Lo storico romano Tacito nell’Agricola (scritto qualche decennio prima della realizzazione del Vallo) narra le gesta dei soldati romani impegnati a difendere i confini della Britannia, un territorio impervio sottratto alle ostili tribù locali: “Dovevano solo rimanere compatti e poi, dopo il lancio dei giavellotti, continuare, con scudo e spada, ad abbattere e massacrare il nemico, senza pensare al bottino: a vittoria ottenuta, tutto sarebbe finito nelle loro mani. Un grande entusiasmo seguì la parole del comandante: e, con tale carica, i vecchi soldati, forti dell’esperienza di molte battaglie, si preparavano a lanciare i dardi, tanto che Svetonio poté dare il segnale d’attacco ormai certo del successo”. La costruzione del grande muro fu terminata intorno al 128 d.C. dal governatore Aulo Platorio Nepote sotto l’imperatore Adriano.

Marco Comencini racconta il suo archeotrekking alla scoperta del Vallo di Adriano

Il muro rappresentò il confine più settentrionale dell’impero Romano in Britannia per gran parte del periodo di dominio romano su queste terre; era inoltre il confine più pesantemente fortificato dell’intero impero. Il Vallo non fu solo una fortificazione militare: molto probabilmente le porte di accesso attraverso il vallo sono servite come dogane per permettere la tassazione delle merci. Dopo il suo abbandono, il Vallo di Adriano fu privato delle pietre, che furono riutilizzate dagli abitanti del posto per costruire le loro case. Per fortuna oggi il percorso è ancora rintracciabile dalle rovine, ben conosciute dagli amanti dell’archeotrekking. E proprio un’esperienza di archeotrekking è quella proposta dall’associazione Archeonaute di Verona in una serata-incontro organizzata in collaborazione con il Museo Diocesano d’Arte di San Fermo Maggiore e la Parrocchia di San Fermo Maggiore. Appuntamento a Verona giovedì 14 giugno 2018 alle 20.30 all’auditorium della Parrocchia di San Fermo Maggiore con “Hadrian’s wall. Archeotrekking sul Vallo di Adriano nell’antica Britannia all’estremo confine nord dell’Impero romano”. Protagonista della serata sarà di Marco Comencini, architetto di professione, appassionato di archeologia ed escursionista nel mondo di deserti e di montagne, che accompagnerà il pubblico in un affascinate viaggio ai confini dell’Impero. Il Vallo di Adriano è diventato patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1987.

Il Vallo di Adriano per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi

Un significativo tratto del vallo è infatti ancora esistente, in particolare la parte centrale, e per gran parte della sua lunghezza il percorso del muro può essere seguito a piedi, e costituisce un’importante attrazione turistica dell’Inghilterra settentrionale. Il muro si trova interamente in territorio inglese a sud del confine con la Scozia. Il percorso è stato reso fruibile con cartelli segnaletici per consentire ai viaggiatori di esplorarlo nel migliore dei modi. Nell’immaginario collettivo l’Inghilterra è spesso associata a Londra o all’ordinata campagna con le vittoriane residenze dei Lords, dimenticando che la Gran Bretagna è anche una terra selvaggia a tratti impervia, abitata da rustici allevatori e cordiali pescatori. Sono proprio questi i paesaggi che accompagnano i protagonisti dell’archeotrekking, attraversando le terre del Nord Inghilterra tra le contee di Durham, Cumbria e Northumberland dove sono conservate le rovine del Vallo di Adriano tra il Kilder Forest Park, il North Pennines National Park e il Lake District National Park.

L’imperatore Adriano torna a Gerusalemme dopo 18 secoli. In mostra al museo di Israele gli unici tre busti in bronzo dell’ideatore del “vallo” in Britannia e del distruttore della Giudea. Collaborazione con il Louvre e il British Museum

I tre ritratti in bronzo dell'imperatore Adriano esposti in mostra al museo di Israele a Gerusalemme

I tre ritratti in bronzo dell’imperatore Adriano esposti in mostra al museo di Israele a Gerusalemme

C’è il busto dell’imperatore Adriano forgiato molto probabilmente in Egitto o in Asia Minore e oggi al museo del Louvre di Parigi. C’è quello ritrovato nel Tamigi nel 1834 e oggi al British Museum di Londra che probabilmente fu realizzato per commemorare la visita di Adriano in Britannia (l’odierna Gran Bretagna) nel 122 d.C. (anno in cui iniziò nel nord del paese la fortificazione del confine con la costruzione del famoso “vallo”). E poi c’è il busto, sempre dell’imperatore Adriano, vestito militarmente con una splendida armatura sul petto molto ben conservata, proveniente dall’accampamento della Sesta Legione romana a Tel Shalem vicino Beth Shean nel nord di Israele, all’incrocio tra la valle del Giordano e la valle di Jezreel, e oggi esposto nel Museo di Israele. Cosa hanno di particolarmente interessante questi tre reperti? Sono gli unici tre busti in bronzo sopravvissuti fino a noi dell’imperatore Adriano, nato nel 76 d.C. a Italica, cittadina della penisola iberica vicino all’odierna Siviglia, e morto a Baia, vicino a Napoli, nel 138. E fino al 30 giugno 2016 si possono vedere per la prima (e probabilmente unica) volta insieme nella mostra “Hadrian: an Emperor Cast in Bronze”, curata da David Mevorah e Rachel Caine Kreinin (Museo di Israele) e Thorsten Opper (British Museum), e allestita nella Galleria “Samuel e Saidye Bronfman” del museo di Israele a Gerusalemme. Così si può dire che dopo più di diciotto secoli l’imperatore Publio Elio Traiano Adriano è tornato a Gerusalemme, la città di David, che lui chiamo Aelia Capitolina in un estremo tentativo di sradicarvi l’ebraismo.

I tre ritratti in bronzo dell'imperatore Adriano in mostra a Gerusalemme sono gli unici pervenutici dall'antichità

I tre ritratti in bronzo dell’imperatore Adriano in mostra a Gerusalemme sono gli unici pervenutici dall’antichità

La monumentale iscrizione votiva eretta dalla Decima Legione Romana a Gerusalemme in occasione del viaggio fatto dall’imperatore nel 130 d.C

La monumentale iscrizione votiva eretta dalla Decima Legione Romana a Gerusalemme in occasione del viaggio fatto dall’imperatore nel 130 d.C

La mostra “Hadrian: An Emperor Cast in Bronze” completa le celebrazioni per i 50 del Museo di Israele ma soprattutto ripropone il confronto tra la massima autorità romana e il mondo ebraico dell’epoca. Un rapporto assai problematico: Adriano, ellenista convinto, non solo tentò di paganizzare Gerusalemme costruendo sul Monte del Tempio, al posto del Santuario ebraico, un luogo dedicato a Giove, ma dopo aver represso nel sangue la rivolta di Simon Bar Kochba (Simone figlio della Stella) con 580mila ebrei uccisi, nel 135 d.C. cambiò il nome della regione da Giudea a Siria Palestina. Un fatto che ha avuto ripercussioni sino ad oggi. Nelle fonti ebraiche quando si parla di Adriano segue sempre un epitaffio: “Possano essere le sue ossa frantumate”. Espressione che, ad esempio, non viene proposta quando le stesse si riferiscono a Tito o al figlio Vespasiano che pure distrussero il Secondo Tempio a Gerusalemme. Adriano resta in ogni caso legato alla storia della città: come dimostra la monumentale iscrizione votiva – mai presentata prima di questa mostra – eretta dalla Decima Legione Romana a Gerusalemme in occasione del viaggio fatto dall’imperatore nel 130 d.C. Una parte dell’iscrizione fu scoperta nel 1903 mentre la seconda è stata portata alla luce nel 2014 nel corso di scavi in città da parte della Israel Antiquities Authority: ora per la prima volta sono state messe assieme grazie alla concessione in prestito dalla Israel Antiquities Authority e dal Museo Franciscanum Studium Biblicum di Gerusalemme.

Il busto in bronzo dell'imperatore Adriano trovato nell'accampamento della Sesta Legione Romana in Israele

Il busto in bronzo dell’imperatore Adriano trovato nell’accampamento della Sesta Legione Romana in Israele

Apparentemente simili, anche se ognuno con caratteristiche proprie, i tre ritratti mettono in evidenza i molteplici e contraddittori aspetti del carattere di Adriano. Con la sua grande energia, l’intelletto acuto, e i vasti interessi, Adriano è considerato uno dei sovrani più illuminati dell’impero romano. Tuttavia, la soppressione spietata della rivolta di Bar Kochba e la successiva distruzione della Giudea fanno di lui una figura tanto detestata nella storia ebraica. Come per molti suoi predecessori, Adriano fu immortalato in statue di bronzo e di marmo, ma delle prime, a parte i tre esemplari presentati a Gerusalemme, non ce ne sono altri. Mentre molte sono invece le statue in marmo rimaste: effigi inviate ai quattro angoli dell’impero a dimostrazione del potere di Roma e che divennero in molti casi oggetto di culto rappresentante la divinità. “La visione di questi tre bronzi – assicurano dal Museo – stimola la discussione su due percezioni diametralmente opposte di Adriano: da una parte l’imperatore visto come uomo di pace e protettore che costruì il Vallo nella nord della Britannia; dall’altra, la visione contraria: colui che distrusse la Giudea”.

La sala del Museo di Israele a Gerusalemme che ospita i tre ritratti in bronzo dell'imperatore Adriano

La sala del Museo di Israele a Gerusalemme che ospita i tre ritratti in bronzo dell’imperatore Adriano

“In chiusura delle celebrazioni del 50° anniversario di fondazione del museo di Israele”, interviene il direttore James S. Snyder, “siamo particolarmente grati per le importanti partnership che abbiamo con il Louvre e il British Museum, i cui prestiti rappresentano una grande dimostrazione dei collegamenti internazionali e inter-culturali che hanno favorito da sempre la storia del Museo”. E aggiunge: “Il dialogo con il nostro Adriano creato dalla vicinanza di questi capolavori in mostra è straordinario, e non vediamo l’ora, soprattutto nei tempi complessi in cui oggi viviamo, di continuare questa collaborazione culturale con istituzioni consorelle a livello internazionale, che permette di mostrare lo sviluppo della cultura nella storia, come oggi la conserviamo, di condividerla”. E Jean-Luc Martinez, presidente e direttore del Musée du Louvre: “Dopo aver concesso in prestito nel 2011 il sarcofago della principessa Elena di Adiabene (regina di un ricco reame della Mesopotamia settentrionale, convertitasi al giudaismo insieme al figlio Izates, venuta in pellegrinaggio a Gerusalemme dove rimase vent’anni e dove fu inumata in una tomba grandiosa), sarcofago che non aveva mai lasciato la Francia in precedenza, la presenza in questa mostra del ritratto in bronzo di Adriano del Louvre indica la collaborazione tra il Musée du Louvre e il Museo di Israele e dimostra la volontà di sviluppare anche legami più forti”.