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“Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi”: apre a Castelfranco Emilia la mostra sulla mansio di Forum Gallorum, eccezionale recente scoperta lungo la via Emilia, rimasta in vita per quasi 600 anni dal II sec. a.C. al V d.C.

Lo scavo nel 2017 della mansio lungo la via Emilia a Castelfranco Emilia (la romana Forum Gallorum)

Il museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” di Castelfranco Emilia

È rimasta in vita per circa seicento anni, dall’inizio del II sec. a.C. al V sec. d.C.: è la mansio scoperta di recente lungo la via Emilia, a Ovest dell’abitato di Castelfranco Emilia, la romana Forum Gallorum. Ad essa è dedicata la mostra curata da Sara Campagnari, Francesca Foroni e Diana Neri “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” che prenderà il via al museo civico Archeologico “Anton Celeste Simonini” sabato 13 aprile 2019: l’inaugurazione sarà alle 17.30. La mostra, che rimarrà aperta fino al 10 giugno 2019, è promossa da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dal Comune di Castelfranco Emilia in collaborazione con università di Bologna, università di Modena e Reggio Emilia, IBC Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e associazione culturale museale Forum Gallorum. Il catalogo scientifico “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” a cura di Sara Campagnari, Francesca Foroni e Diana Neri contiene la pubblicazione integrale dello scavo e del materiale rinvenuto. È il volume 12 della Dea, Documenti ed Evidenze di Archeologia, collana della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Oltre a mappe e installazioni multimediali, la mostra espone 163 reperti che danno conto di come, a dispetto della apparente semplicità delle strutture rinvenute, il tenore di vita degli abitanti della mansio e degli ospiti temporanei fosse di tutto rispetto: suppellettile da mensa di elevata qualità, vasellame in vetro e un raro esemplare coppa in ceramica invetriata. Ulteriore elemento a conferma di un luogo di sosta bene inserito nel vivace contesto commerciale è il cospicuo quantitativo di anfore presenti nell’edificio, così come nel territorio di Forum Gallorum, sin dalle prime fasi repubblicane.

Aerofotogrammetria della mansio di Castelfranco Emilia e moneta proveniente dallo scavo nelal locandina di presentazione della mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi”

La mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” sarà presentata in anteprima giovedì 28 marzo 2019, alle 20.30, nella sala “Gabriella Degli Esposti” della Biblioteca Comunale in piazza della Liberazione a Castelfranco Emilia (Mo). Interverranno Sara Campagnari e Valentina Manzelli, archeologhe della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Diana Neri, direttrice del Museo Civico Archeologico “A. C. Simonini” di Castelfranco Emilia; Roberta Michelini, archeologa. La peculiare posizione del ritrovamento, in stretto rapporto con la strada e a circa 2,5 km. dal fiume Panaro, e la specifica organizzazione degli ambienti – piccole stanze per il riposo attorno ad uno spazio aperto, adatto ad alloggiare carri e animali – hanno indotto gli archeologi a identificare l’edificio con una mansio, o più genericamente una stazione di posta, analogamente al complesso Mutatio Ponte Secies precedentemente individuato a Cittanova, a ovest di Mutina. “La mansio di Castelfranco Emilia – spiegano in soprintendenza – presenta diverse fasi strutturali (a partire dall’epoca repubblicana) e ha restituito molti reperti di inestimabile valore storico, fornendo l’occasione per riscoprire e valorizzazione il territorio castelfranchese anticamente posto fra le colonie di Mutina e Bononia”. La serata è realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Forum Gallorum.

Il tracciato della via Emilia, strada consolare romana, da Ariminum a Placentia

Per costruire un impero ci vogliono strade su cui spostare uomini, eserciti, merci; per governarlo bisogna attrezzarle con stazioni di sosta dove ufficiali, dignitari, portatori di ordini e dispacci possano riposare, rifocillarsi, accudire gli animali da trasporto, riparare i veicoli danneggiati e ripartire con la massima rapidità. Lo sapevano bene i Romani che punteggiarono la fitta rete stradale con un cospicuo numero di mansiones o mutationes (mansio, dal verbo manere, fermarsi, rimanere. Era detta così la stazione di sosta situata lungo le strade romane, messa a disposizione di dignitari, ufficiali o chiunque viaggiasse per ragioni di stato), aree di sosta a servizi differenziati –una sorta di moderni autogrill- ben note ai viaggiatori grazie a una serie di strumenti paragonabili alle odierne carte Michelin. Una di queste mansiones è stata recentemente trovata alla periferia occidentale di Castelfranco Emilia.

Frammenti di oggetti in vetro provenienti dallo scavo della mansio di Castelfranco Emilia

L’esposizione offre l’occasione non solo per presentare una scoperta eccezionale per le diverse fasi strutturali e i tanti reperti di grande valore storico rinvenuti ma anche per aprire una finestra sul mondo delle strutture a servizio della viabilità di epoca romana, per molti versi ancora poco studiato. La mansio rinvenuta a Castelfranco Emilia è un caso da manuale: stazione di sosta affacciata su una strada consolare, ubicata a poca distanza ma comunque fuori dal centro abitato di Forum Gallorum (posizione tipica delle stazioni di sosta relative alla vehiculatio, il servizio di trasporto statale), non troppo lontana dal fiume Panaro. Un edificio complesso formato da più corpi di fabbrica con diverse destinazioni d’uso, costruito attorno a un grande cortile scoperto su cui si affacciavano i diversi ambienti, le stalle, i depositi, i locali di servizio, le camere spesso dotate di focolari autonomi e un’area di cucina comune. Gli archeologi hanno ricostruito l’intera sequenza insediativa di questa mansio usata ininterrottamente dall’inizio del II sec. a.C. al V sec. d.C., che mostra una significativa ristrutturazione in età augustea – in concomitanza con la riorganizzazione del cursus publicus operata da Ottaviano Augusto- e che raggiunge la massima estensione (mq 1076,70) nella seconda metà del I sec. d.C. con l’aggiunta di un cortile e un nuovo corpo di fabbrica. Gli scavi ci dicono che l’edificio veniva rifatto in media ogni cento anni senza però mutare la configurazione degli ambienti, segno evidente che la mansio era perfettamente adeguata alle esigenze che avevano portato alla sua costruzione. Quello che invece cambiava sempre era la configurazione e posizione delle infrastrutture poste tra l’edificio e la via Emilia, canali e condotte necessarie al drenaggio della carreggiata che venivano continuamente spostate, allargate e strutturate.

Dettaglio della Tabula Peuntingeriana con la via Emilia e il vicus di Forum Gallorum

La presenza di una mansio a Forum Gallorum è confermata dalla Tabula Peutingeriana che, con l’Anonimo Ravennate, costituisce la principale testimonianza dell’esistenza del vicus, posto in un importante snodo itinerario e che permane anche in epoca medievale. Le fonti letterarie ci forniscono un ulteriore indizio a favore dell’esistenza di una struttura ricettiva già bene organizzata nel I sec. a.C. Nel passo di Appiano sulla battaglia di Forum Gallorum si narra che Antonio, dopo avere combattuto contro il console Irzio, si fosse ritirato vicino al campo di battaglia “senza alcun trinceramento”. “Vista la natura impervia dei luoghi e il momento del conflitto (la primavera del 43 a.C.)”, si chiedono gli archeologi, “non è possibile che Antonio abbia trovato una sistemazione per la notte in un edificio già qualificato da tempo come stazione di sosta ben strutturata e in posizione funzionale a una rapida mobilità? E non potrebbe derivare dalla vittoria del giovane Ottaviano su Antonio la denominazione di Victoriolae con cui sembra registrata sull’Itinerarium Burdigalense?”. Con la fine dell’Impero Romano il complesso cade in disuso e diventa oggetto di uno smantellamento sistematico. Qualcosa però rinasce in un momento imprecisato del tardo Medioevo quando il sito è nuovamente occupato in maniera stabile da un edificio di dimensioni più ridotte: la sua struttura farebbe pensare a una funzione di accoglienza, confrontabile con il non lontano ospitale di San Bartolomeo a Spilamberto, fondato entro il 1162 e legato all’Abbazia di Nonantola. “Perché allora non pensare che possa avere ereditato la funzionalità romana per portarla fino alle soglie dell’età moderna, assolvendo la propria vocazione all’ospitalità non per ragioni politiche ma di fede?”.

“… comunicare l’archeologia …”: il gruppo archeologico bolognese nel ciclo di incontri d’autunno illustra il territorio bolognese dai villanoviani agli etruschi, dal tardo impero al medioevo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Un basso rilievo del Ramayana: ne ha parlato Silvia Romagnoli al primo incontro del Gabo

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, martedì 18 ottobre 2016, è ufficialmente iniziato il tradizionale ciclo di conferenze del quarto trimestre 2016 “… comunicare l’archeologia …” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese che quest’anno ha concentrato su Bologna e il suo territorio regionale il focus degli incontri: dai villanoviani agli etruschi, dai templari all’archeologia cristiana e medievale, con un excursus sull’alimentazione in età imperiale. Quindi, ancora una volta, un programma ricco in grado di interessare gli appassionati più esigenti, programma reso possibile grazie alle collaborazioni scientifiche che il Gabo ha attivato con il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, l’università di Bologna, e il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto. Costituito nel 1991, il Gruppo Archeologico Bolognese conta tra i suoi iscritti insegnanti di scuole superiori, studenti universitari, archeologi e appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica. In questi anni di attività, i soci del gruppo si sono occupati di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate che avessero come fine quello di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico e artistico, locale e non solo. Anche quest’anno il centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna ospiterà, salvo rare eccezioni, gli incontri, sempre alle 21, a ingresso libero. Vediamo il programma.

Lo scavo della chiesa di Sant'Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Lo scavo della chiesa di Sant’Agnese a Ravenna: ne parla Valentina Manzelli

Martedì 25 ottobre 2016, Valentina Manzelli, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, sezione Archeologia, propone “Alla ricerca della chiesa perduta. Sant’Agnese in piazza Kennedy a Ravenna”. Martedì 8 novembre 2016, ci sarà il primo incontro con gli archeologi del dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna. L’assegnista Stefano Santocchini Gerg parla di “Felsina Princeps Etruriae. Novità su Bologna villanoviana”. E il martedì successivo, 15 novembre 2016, nel secondo incontro con gli archeologi dell’ateneo felsineo, un altro assegnista, Andrea Gaucci, illustra “Kainua. La nuova fisionomia della città etrusca di Marzabotto tra recenti scoperte e innovazioni della ricerca archeologica”. Da non perdere martedì 22 novembre 2016 l’’intervento di Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, su “I Templari a Bologna. Indagini e ricerche alla Magione Templare di Bologna”. Nel week end successivo (25-27 novembre) gli incontri si interrompono per lasciare spazio a “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico, di cui parleremo più avanti.

"Città cristiana, città di pietra", percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

“Città cristiana, città di pietra”, percorso storico-fotografico alle origini della Chiesa di Bologna

Si riprende in dicembre con gli ultimi due incontri. Ma attenzione. Martedì 6 dicembre 2016 l’incontro è alle 18 e in un’altra sede: la Raccolta Lercaro di via Riva di Reno 57 a Bologna. Isabella Baldini, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale all’università di Bologna, farà scoprire un aspetto interessante e spesso poco conosciuto del capoluogo felsineo: “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Al termine della conferenza sarà possibile la visita al percorso storico-fotografico “Città cristiana, città di pietra. Itinerario alle origini della chiesa di Bologna”. Ultimo incontro, martedì 13 dicembre 2016, prima della cena sociale del successivo martedì 20. Si torna al centro sociale “G.Costa” dove alle 21 Alessandro Degli Esposti, già professore di Letteratura latina e socio del Gabo, approfondirà “Il valore simbolico del cibo in età imperiale”.

“…comunicare l’archeologia…”: il Gruppo archeologico bolognese nel ciclo del secondo trimestre dedica un focus alla distruzione del patrimonio archeologico nel Vicino Oriente

Il museo archeologico di Mosul, in Iraq, prima della distruzione da parte dell'Is

Il museo archeologico di Mosul, in Iraq, prima della distruzione da parte dell’Is

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

A colpi di martello contro un lamassu (toro alato androcefalo) da Nimrud al museo di Mosul

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d'Italia

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

La distruzione del patrimonio archeologico del Vicino Oriente sotto i colpi dei miliziani dello Stato Islamico sarà tra i temi forti affrontati nel ciclo di conferenze del secondo trimestre 2015, “…comunicare l’archeologia…”, fiore all’occhiello del Gruppo archeologico bolognese. L’appuntamento è alle 16.30 di giovedì 16 aprile nell’aula cesare Gnudi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, in viale delle Belle Arti, per l’incontro con il prof. Paolo Brusasco, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico alla Scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, su “Futuro senza passato: l’estinzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq”. L’ingresso all’Aula Gnudi per partecipare esclusivamente alla conferenza è gratuito. Si emetterà comunque biglietto gratuito per le persone che intendono accedere alla conferenza, solo a partire dalle 16. Continua così l’impegno dei soci del Gabo, tra cui insegnanti di scuole medie superiori, studenti universitari, archeologi ed appassionati di vario tipo, accomunati dal medesimo interesse per la storia della cultura e dell’arte antica, di organizzare cicli di lezioni, incontri e visite guidate “col fine di supportare la conoscenza e la tutela del patrimonio archeologico, storico ed artistico, locale e non solo”.

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

La stele funeraria di Vel Kaikna raffigura una grande nave etrusca da guerra che naviga in mare

Ma vediamo meglio nel dettaglio il programma del ciclo di incontri del secondo trimestre. Si inizia martedì 14 aprile, alle 21, al centro sociale G.Costa, via Azzo Gardino 48, con Gianni Garzaroli, archeologo dell’università di Bologna, impegnato nella missione “Samaipata” in Bolivia, il quale parlerà proprio de “La roca esculpida di Samaipata (Bolivia)”. Due giorni dopo, giovedì 16, come anticipato, alle 16.30, ma alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, il prof. Paolo Brusasco, docente di Archeologia e Arte del Vicino Oriente Antico all’Università di Genova, affronta un tema di drammatica attualità: “Futuro senza passato: l’estinzione del patrimonio culturale in Siria e Iraq”. Domenica 26 aprile ci si sposta al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto dove, alle 17, dove si ripropone l’intervista impossibile a Vel Kaikna di Giuseppe Mantovani con Marco Mengoli nei panni di Vel Kaikna e Davide Giovannini in quelli dell’intervistatore. L’etrusco Vel Kaikna, membro di un’importante famiglia di Felsina, era probabilmente un ammiraglio o un navarca: lo fa capire la sua stele funeraria, esposta nel museo civico Archeologico di Bologna, su cui si staglia una nave da guerra etrusca. Si potrà conoscere Vel Kaikna proprio grazie all’intervista “Impossibile” scritta da Giuseppe Mantovani e realizzata in collaborazione con il Gruppo Archeologico Bolognese.

"Didone, per esempio. Nuove storie dal passato" di Mariangela Galatea Vaglio

“Didone, per esempio. Nuove storie dal passato” di Mariangela Galatea Vaglio

Da martedì 5 maggio gli appuntamenti tornano al centro sociale G.Costa dove alle 21ci sarà una serata a disposizione dei soci (relazioni di viaggio, esperienze archeologiche, tutto quanto fa storia), in attesa dell’incontro di martedì 12, sempre al Costa, sempre alle 21, con la prof.ssa Mariangela Vaglio, dottore in Storia Antica alla Sapienza di Roma, giornalista e scrittrice, che – dopo il successo del libro-saggio “Didone, per esempio. Nuove storie dal passato“, biografie non convenzionali dei grandi personaggi – mitici o storici – del mondo greco-romano, a Bologna anticiperà il nuovissimo secondo volume “Socrate, per esempio”, che dovrebbe essere in libreria per la fine di maggio, soffermandosi su “I filosofi presocratici tra divulgazione e fonti antiche”. Martedì 19 maggio, ancora al Costa alle 21, con Valentina Manzelli, archeologa della soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, si avrà la presentazione della mostra “Brixia, Roma e le genti del Po”, prevista a Brescia, al museo di Santa Giulia e area archeologica, dal 9 maggio 2015 al 17 gennaio 2016. Il progetto scientifico della mostra è di Luigi Malnati, già soprintendente per l’Archeologia dell’Emilia Romagna, e Filli Rossi.

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Tumuli etruschi nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri

Alla fine di maggio l’appuntamento è il 28, un giovedì, alle 21, alla Mediateca di San Lazzaro, in via Caselle 22, a S. Lazzaro, vicino Bologna, per un’altra “Intervista impossibile”, questa volta ad Attilio Regolo, a cura di Umberto Eco. Introduce la serata Erika Vecchietti, assegnista di ricerca al dipartimento di Storia culture e civiltà dell’università di Bologna, con Marco Mengoli nella parte di Attilio Regolo e Davide Giovannini in quella dell’intervistatore. Questo secondo ciclo di “…comunicare l’archeologia…” chiude martedì 9 giugno, alle 21, al Costa, con “Principi etruschi a Cerveteri. Le tombe orientalizzanti in località S. Paolo” illustrati dalla prof.ssa Maria Antonietta Rizzo, docente di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Macerata.