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Mondo accademico in lutto. Si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, professore Emerito dell’università di Macerata. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige

Gianfranco Paci, professore Emerito dell’università di Macerata, si è spento a 79 anni (foto unimc)

Lutto nel mondo accademico. Martedì 19 agosto 2025 si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana. Era nato a Sirolo (An), dove ancora risiedeva, il 7 gennaio 1946. Professore emerito dell’università di Macerata dal 2015, ha insegnato nelle università di Trento, Parigi Sorbonne e Macerata, dove ha ricoperto le cariche di direttore dell’istituto di Storia Antica (1983-1985), direttore del dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Antichità (1995-2007), direttore del Centro di Documentazione e ricerca sull’Africa Settentrionale (2012-2016), presidente del consiglio del corso di Laurea in Lettere (1991-1994), pro-rettore (1991-1994) e delegato alla firma (1994-1997), preside della Facoltà di Lettere (2006-2012). Proprio l’università di Macerata piange la scomparsa del professor Gianfranco Paci, “ricercatore instancabile, maestro generoso e figura di riferimento internazionale, ha formato generazioni di allievi unendo rigore scientifico e umanità”. Il rettore John McCourt: “Di lui ricordiamo la serietà e la dedizione alla ricerca, il rispetto e l’umanità nei rapporti con i colleghi, la generosità verso gli amici e gli allievi, l’umiltà di chi è mosso da una vivace curiosità e dal desiderio di ricostruire la verità storica”. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige, muovendosi tra scritture greche e latine e attraverso le diverse categorie epigrafiche. È stato direttore o membro di missioni archeologiche in Croazia, Libia e Albania. Ha organizzato diversi convegni di studi, nazionali e internazionali, curandone la pubblicazione degli Atti. Ha partecipato come relatore a un centinaio di convegni di studi nazionali e internazionali e pubblicato oltre 400 lavori scientifici di argomento storico-epigrafico. Ha tenuto conferenze in varie Università italiane, in Francia, in Spagna, in Croazia. Ha diretto la rivista Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’antichità. Membro dell’Association Internationale d’Epigraphie grecque et romaine, membro del Comitato organizzatore delle Rencontres franco-italiennes sur l’épigraphie du monde romain, membro della Commissione delle Inscriptiones Italiae. Socio corrispondente della Société des Antiquaires des France, della Real Acadèmia de Bones Lletres de Barcelona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche, dell’Accademia Georgica di Treia, dell’Accademia Roveretana degli Agiati.

Il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, morto a 79 anni (foto archeo-unimc)

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro e Urbino si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico del mondo romano. È stato un punto di riferimento imprescindibile per la conoscenza dell’Antichistica nelle Marche e ben oltre i confini regionali. Il professor Paci è stato un interlocutore e amico prezioso per la Soprintendenza, con il quale ha condiviso numerosi progetti, ricerche e occasioni di confronto, sempre all’insegna di uno spirito di collaborazione e di rara disponibilità. Oltre alla sua competenza, lo caratterizzavano la gentilezza innata, l’attenzione sincera verso le persone e la capacità di rendere il sapere un terreno comune, accessibile e stimolante. “Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci”, scrive Archeo Unimc. “Grande dolore è quello per la perdita di un vero Maestro, che oltre al mestiere, ci ha insegnato e trasmesso la passione, il senso del dovere, l’entusiasmo e la responsabilità che ogni giorno cerchiamo di mettere nel lavoro e nella vita quotidiana. Fino agli ultimi giorni è stato un importante punto di riferimento per tutti noi che cerchiamo di dare seguito al suo magistero lavorando per l’antichistica a Macerata negli scavi e nei progetti che lui stesso ha avviato, ereditato o, spesso, sostenuto nel momento iniziale, con la passione di chi credeva nel futuro e nei suoi allievi. Ci mancherà”.

Gianfranco Paci ha dedicato tutta la sua attività allo studio dell’epigrafia romana (foto parco urbis salvia)

“Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci. Uno studioso di incomparabile levatura al quale il Parco archeologico e il Comune di Urbisaglia devono molto perché l’apporto scientifico delle sue ricerche storiche ed epigrafiche ha consentito, nell’arco di tre decenni, di puntualizzare e definire numerosi aspetti della storia della città antica di Urbs Salvia. Coloro che hanno avuto occasione di conoscerlo e, ancor più, coloro che hanno avuto il privilegio di essere suoi allievi potranno comprendere l’incalcolabile perdita umana legata alla scomparsa del professore. La naturalezza e la compostezza propria dei grandi nel diffondere e divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche, la gentilezza, la generosità e il rispetto nei confronti dei suoi allievi, il senso del dovere incrollabile che lo ha accompagnato sino agli ultimi momenti rimarranno per sempre parte di noi. Siamo molto addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia del professore e ai suoi allievi. Grazie caro professore, sit tibi terra levis”.

La sezione epigrafica del museo Archeologico nazionale delle Marche dedicata all’età romana, inaugurata nel 2023 e realizzata grazie alla collaborazione con il professor Gianfranco Paci (foto drm-marche)

Anche il museo Archeologico nazionale delle Marche si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico romano, profondo conoscitore dell’Antichistica delle Marche e non solo. Accanto ai numerosi meriti accademici, di una vita dedicata alla conoscenza dell’antico, resta l’insegnamento più grande: lo spessore umano di professore che insegna, dialoga e ascolta, di uomo al quale riconoscere una brillante gentilezza e un costante rispetto verso l’interlocutore, quale esso fosse, con un’autorevolezza che non abbisognava di piedistalli”.

Gianfranco Paci. epigrafista, grande ricercatore, morto a 79 anni (foto unimc-ad.dc)

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, così ricorda Gianfranco Paci: “Fu il Presidente della commissione che ci selezionò e nominò funzionari in forza alla SAM, poi diventò un amico. Ho imparato moltissimo dai suoi scritti, dí più dalle nostre chiacchierate, ma soprattutto ha fatto scuola per me la raffinata ironia che ne caratterizzava i modi. Un Signore vero, Gianfranco Paci, con tutti: dagli allievi, ai colleghi, ai superiori. Anche se superiori a lui, in quegli anni, ne ho visti davvero pochi. Forse nessuno”. E Attilio Mastino, storico epigrafista e saggista: “La scomparsa di un amico davvero caro: Gianfranco Paci (1946-2025). Laureato in Lettere classiche, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, ha insegnato nelle Università di Trento, Parigi e Macerata: era l’allievo prediletto di Lidio Gasperini, soprattutto era il nostro amico e spaziava dalla Spagna alla Croazia, dalla Cirenaica alla Francia, con lavori (oltre 300) eleganti e raffinati. Caro Gianfranco, siamo vicini ai tuoi, con tutto il nostro affetto, col rimpianto per i tanti progetti che ancora potevamo portare avanti. Ti vogliamo bene. Un abbraccio fortissimo ai tuoi bravissimi allievi che ora ti piangono, perché hanno perso un padre amato, generoso, intelligente”. Gianluca Mandatori, filologo di Storia antica: “Conobbi il professor Paci qualche anno fa, presso l’Istituto Svizzero di Roma, in occasione di un convegno di antichistica; ebbi modo, poi, di incontrarlo più volte, a Napoli e ancora a Roma. In lui dottrina e umiltà, elevate al sommo grado, convivevano nobilmente. Pax tecum, vir bone et perite!”. L’archeologo Antonio F. Lombardi: “Docente illuminato, studioso di incomparabile levatura. Delicatissimo nel divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche. Docente di elevatissima gentilezza. Generoso e pieno di rispetto nei confronti di tutti. Dotato di alto senso del dovere sempre unito a grande umiltà”.

Coprttina del libro Epigraphica. LXXXVI (86), 2024 Periodico Internazionale di Epigrafia

Roberto Marcucci (L’Erma di Bretschneider): “Con grande tristezza apprendiamo della scomparsa di Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia e Storia romana, autore e amico della nostra casa editrice sin dal 1975. Tra i suoi lavori ricordiamo il volume La Salaria in età antica e, più recentemente, il contributo pubblicato su EPIGRAPHICA 86, Due monumenti funerari d’età romana ad Armenzano di Assisi. La casa editrice L’Erma di Bretschneider si unisce al dolore della famiglia e della comunità scientifica per la perdita di uno studioso che ha lasciato un segno profondo nella ricerca storica ed epigrafica”. E Mariano Malavolta, professore all’università di Tor Vergata: “Ricordo con affetto il prof. Gianfranco Paci, e la lectio magistralis che svolse a Cossignano il 10 agosto 2019, accettando, insieme con Gabriele Baldelli, il mio invito alla giornata di studio dedicata “Genio loci”. Quel genio si unisce umilmente al coro del cordoglio per la scomparsa di un grande indimenticato Maestro”. Paolo Storchi (Falerio Picenus Archaeological Project): “”Falerio Picenus è un tesoro, prenditene cura, trattamela bene…”, mi aveva detto lo scorso anno. Ci proveremo, Professore!”. SAIC – Scuola archeologica italiana di Cartagine: “Ci ha lasciato uno studioso della Libia e non solo”. Simone Marchegiani: “Il mondo scientifico ha perso un grande studioso, ho avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo eravamo entrambi Presidenti di Archeoclub lui della sede di Macerata, io della sede di Treia, abbiamo collaborato ad interessanti iniziative, uomo di grande capacità scientifica ma soprattutto di grande semplicità, capace di divulgare in maniera semplice le conoscenze storiche, epigrafiche. Riposa in pace Professore”.

Palermo. Al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” presentazione del libro “Dalla ceramica alla storia economica. Il caso di Palermo islamica” di Viva Sacco (Ed. École française de Rome)

palermo_archeologico_libro-Dalla-ceramica-alla-storia-economica-Il-caso-di-Palermo-islamica_locandinaPresentazione del libro “Dalla ceramica alla storia economica. Il caso di Palermo islamica” di Viva Sacco (Ed. École française de Rome), un’opera fondamentale per gli studi sulla Palermo islamica e medievale, che si fonda sul l’analisi di oltre 40mila reperti, alcuni dei quali conservati nelle collezioni del museo Salinas. Appuntamento mercoledì 30 ottobre 2024, alle 17, nell’Agorà del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. La presentazione vedrà la partecipazione di studiosi di prestigio, Lucia Arcifa (università di Catania) e Annliese Nef (université de la Sorbonne). L’autrice Viva Sacco (British Academy-UCL) discuterà i risultati del suo lavoro pionieristico. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

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Copertina del libro “Dalla ceramica alla storia economica. Il caso di Palermo islamica” di Viva Sacco (Ed. École française de Rome)

Il libro. Negli ultimi anni lo studio della Sicilia islamica, per lungo tempo affidato esclusivamente all’analisi delle fonti scritte, ha beneficiato di numerosi nuovi risultati archeologici, i quali hanno permesso di accedere a nuovi tipi di informazioni utili a gettare luce su alcuni aspetti della storia sociale ed economica dell’isola. Allo stesso tempo si è reso necessario distinguere la cultura materiale tipica dell’età islamica da quella della successiva epoca normanna, a lungo considerate un tutt’uno. Questo nuovo approccio allo studio della Sicilia islamica ha fatto emergere in maniera più evidente il ruolo chiave che Palermo ebbe nelle dinamiche politiche, economiche e sociali del Mediterraneo centrale. Il presente lavoro si inserisce in questa nuova fase degli studi concentrandosi sulla capitale siciliana, osservata attraverso il filtro delle sue produzioni fittili destinate sia al mercato locale sia al più ampio mercato mediterraneo, oltre che delle importazioni ceramiche. Per la prima volta vengono messi a sistema oltre 40.000 frammenti provenienti da contesti archeologici di diversi siti palermitani ed extra-urbani al fine di proporre un utile strumento di lavoro per lo studio dei depositi stratigrafici. Inoltre, questo lavoro classificatorio permette anche e soprattutto di mostrare il contributo che la fonte archeologica, ed in particolare la ceramica, può offrire nella ricostruzione della storia economica di un periodo e di un’area geografica a lungo considerati avvolti nell’oscurità.

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L’archeologa Viva Sacco

Viva Sacco. Dottore in archeologia e storia dell’arte islamica all’université Paris-Sorbonne e l’università di Messina, ancienne membre de l’École française de Rome, è una archeologa e ceramologa specialista nello studio delle produzioni ceramiche circolanti in Sicilia e Ifrīqiya tra IX e XII secolo.