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Giornate europee del Patrimonio. Ad Aquileia aree archeologiche e cantieri di scavo aperti gratuitamente al pubblico. Visite guidte con gli archeologi della fondazione e delle università. Prenotazione obbligatoria

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2020 le aree archeologiche di Aquileia e i cantieri di scavo saranno aperti gratuitamente al pubblico, grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, PromoTurismo FVG, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia, di Verona e Comune di Aquileia. Quest’anno, nel rispetto del protocollo anti-Covid 19, le visite sono su prenotazione obbligatoria in base al calendario programmato telefonando allo 0431.919491 o scrivendo a info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Gli archeologi aspetteranno i vari gruppi di visitatori all’ingresso di ciascuna area archeologica. Si ricorda l’obbligo del distanziamento fisico e l’uso della mascherina.

Sabato 26 settembre 2020 gli archeologi della Fondazione Aquileia e delle università  accoglieranno i cittadini e gli appassionati nelle aree archeologiche della città: per la prima volta sarà visitabile la Domus di Tito Macro, e poi si potranno scoprire il Foro, il Decumano di Aratria Galla e le mura a zig-zag, il teatro, le grandi terme, gli antichi mercati, la Domus dei putti danzanti e la sponda orientale del porto. Visite con l’archeologo alla Domus di Tito Macro, orari: 10.30, 11, 11.30, 16.30, 17, 17.30, 18. Visite con l’archeologo al foro, decumano e mura a zig-zag, orari: 10, 11, 16.30, 17.30. Visite con l’archeologo a teatro, grandi terme, antichi mercati, Domus dei Putti danzanti, sponda orientale del porto, orari: 10, 10.45, 11.30, 16.30, 17.15, 18.

#iorestoacasa. La decima e ultima “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci fa conoscere “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia

Aquileia ha fatto dieci: tante sono le “pillole video” che dal 27 marzo 2020 la Fondazione Aquileia ha promosso aprendo virtualmente le porte di Aquileia al pubblico questa iniziativa on-line che il pubblico ha da subito apprezzato molto: dieci pillole video alla scoperta delle meraviglie della città antica e delle sue tante anime attraverso alcuni narratori d’eccezione. L’ultima, la decima “pillola video”, con interventi di Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia, Alessio Flaibani studente dell’università di Udine, Simonetta Bonomi soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, presenta “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia. “Durante la giornata, che contiamo di organizzare nuovamente appena sarà possibile, archeologi e studiosi accolgono cittadini e appassionati sugli scavi per mostrare e raccontare le scoperte e i risultati delle indagini più recenti grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio – Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, ArcheoClassica – università di Padova, università di Udine, università di Trieste, università di Verona, università di Venezia, Pro Loco Aquileia, Società Friulana di Archeologia, Associazione Nazionale per Aquileia”.

#iorestoacasa. Con “Gli scavi archeologici di Fondo Pasqualis” tema della quinta “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia l’archeologa Patrizia Basso presenta le nuove scoperte dell’area dei mercati

“Gli scavi archeologici del Fondo Pasqualis” aprono una nuova finestra su Aquileia che, in questo momento di chiusura forzata, aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” della Fondazione Aquileia. La quinta “pillola video” con appunto “Gli scavi archeologici del fondo Pasqualis”, condotti dal team del dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona guidato da Patrizia Basso, , in collaborazione scientifica e convenzione con la Fondazione Aquileia e su concessione ministeriale, permettono di conoscere meglio la storia dell’area che ospitava gli antichi mercati di Aquileia.

Una veduta aerea di Fondo Pasqualis, l’area dei mercati di Aquileia, prima delel ultime campagne di scavo (foto fondazione Aquileia)

“Scavare ad Aquileia è proprio una grande emozione”, esordisce l’archeologa Patrizia Basso. “In questo momento ci sono varie università, vari enti che stanno scavando: occasione di confronto importante, di provare tutti insieme – ognuno col proprio tassello – a ricostruire la grande storia di questa straordinaria città”. Fondo Pasqualis è un’area che era già stata scavata negli anni Cinquanta del Novecento dall’archeologo Giovanni Brusin che aveva portato alla luce due grandi piazze per la vendita di merci (mercati) e due cinte murarie interpretate proprio come cinte di difesa della città. “Quando abbiamo cominciato il lavoro -continua la professoressa – abbiamo prima di tutto voluto fare una pianta con un drone dall’alto, e poi abbiamo cominciato a fare dei sondaggi, delle ricognizioni geofisiche per cercare di capire in una zona così bassa quali erano le aree più promettenti per lo scavo. Abbiamo portato alla luce una nuova piazza che non era mai stata vista prima, monumentale, tutta lastricata. E nell’area delle mura invece è stato portato alla luce completamente un muro che era già stato scavato ma poi mai capito fino in fondo, che probabilmente è il primo muro di sponda, il primo argine di un antico corso del fiume Natiso che all’epoca era molto più largo rispetto a quello che si vede oggi”. Questo argine presenta dei gradini che scendevano verso il fiume, quindi verso un punto di attracco per imbarcazioni che navigavano il fiume. “Più di trovare, mi aspetto e spero di poter capire come funzionava questo quartiere, cosa si vendeva nelle piazze. Per esempio, abbiamo trovato molte conchiglie: quindi ci chiediamo se non fossero aree destinate anche a queste vendite. Ma soprattutto di capire come funzionava questo sistema di fiume, banchine di attracco, strade per la vendita delle merci e poi le piazze mercato. L’acqua è una disgrazia per noi archeologi qui ad Aquileia, però è anche stata la fortuna di poter portare alla luce in uno stato straordinario di conservazione pali di legno e anfore che costituiscono la sponda del fiume e che abbiamo trovato anche sotto il muro di cinta. Con le analisi dendrocronologiche saremo in grado di datare la sponda all’anno. Nello stesso tempo nell’ultima campagna di scavo è emersa una intera passerella, un intero molo, tutto in pali di legno in verticale e in orizzontale che rappresenta la struttura più spettacolare che abbiamo finora portato alla luce”.

#iorestoacasa. La Fondazione Aquileia propone dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Si inizia con un excursus storico del presidente Antonio Zanardi Landi

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Aquileia apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, e aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” che sono in rete sul canale YouTube e Facebook della Fondazione Aquileia a partire da venerdì 27 marzo 2020. “Due volte alla settimana cercheremo di sollevare un velo”, spiega il presidente della Fondazione, Antonio Zanardi Landi, “sulle tante anime di Aquileia, provando a restituire la complessità della sua eredità storica e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Il patrimonio di Aquileia appartiene a tutti e in questo momento abbiamo pensato di condividerlo attraverso dieci video dalla durata di tre minuti realizzati grazie a un nuovo montaggio dei materiali girati per il film “Le tre vite di Aquileia”, realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Sky Arte e Istituto Luce Cinecittà, con la regia di Giovanni Piscaglia”.

Si parte da “L’eredità storica di Aquileia” con un excursus a cura di Antonio Zanardi Landi, poi “Il patrimonio epigrafico” narrato dal prof. Claudio Zaccaria professore emerito dell’università di Trieste, a seguire “Aquileia e il Mediterraneo” illustrati da Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia. Scopriremo poi “Il Museo Archeologico Nazionale” attraverso l’intervista alla direttrice Marta Novello e “Le Domus di Aquileia” attraverso le parole di Francesca Ghedini, professoressa emerita dell’università di Padova. A seguire le puntate su “Le perle archeologiche nel Fondo Pasqualis” con protagonista la professoressa Patrizia Basso dell’università di Verona, mentre l’archeologo Luca Villa ci spiegherà la storia millenaria della “Basilica e della Cripta degli Scavi”. Degli “Affreschi dell’abside della Basilica” parlerà la professoressa Enrica Cozzi, il professore Banti ci illustrerà “La storia del milite ignoto”, Cristiano Tiussi e Luca Villa racconteranno il “Palazzo Episcopale e Sudhalle” e lo stesso direttore Tiussi chiuderà la serie con gli “Open Day e i giovani archeologi ad Aquileia”.

“Open day” ad Aquileia: apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica

Il manifesto con le iniziative dell’Open day del 14 settembre 2019 ad Aquileia

Aquileia apre le porte ad appassionati e turisti per l’Open Day di sabato 14 settembre 2019. Previsti l’apertura delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo; visite guidate con i curatori della mostra “Magnifici ritorni” al museo Archeologico nazionale; e gran finale con il concerto in basilica. Grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia e di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, Società Friulana di Archeologia tutte le aree archeologiche e i cantieri di scavo saranno aperti al pubblico e archeologi e studiosi aspetteranno cittadini e appassionati sugli scavi per raccontare le ultime scoperte e i risultati delle indagini più recenti.

Il foro di Aquileia

Mappa delle aree archeologiche di Aquileia visitabili nell’Open Day

Durante la giornata dedicata alla riscoperta dello straordinario patrimonio archeologico di Aquileia, sito Unesco dal 1998, potrete visitare – tra le 10.30 e le 12.30 e al pomeriggio tra le 15.30 e le 17.30 – il foro romano scendendo tra le colonne, il porto fluviale, il sepolcreto, il cantiere delle grandi terme e del teatro, le mura a zig zag e il decumano di Aratria Galla, l’area del fondo Cal con i resti delle antiche domus, lo scavo delle Bestie ferite e di via Gemina, lo scavo dell’area dei mercati e delle antiche mura ai fondi Pasqualis e il fondo Sandrigo accanto al porto. Saranno visitabili anche la domus di Tito Macro sul fondo Cossar, dove si è concluso il primo lotto di lavori per la valorizzazione dell’area e la domus e palazzo episcopale in cui ci si può immergere nella storia di Aquileia. In tutte le aree ci saranno gli archeologi ad accogliere i visitatori e inoltre in piazza Capitolo, al foro, al porto fluviale e all’incrocio di via XXIV Maggio ci saranno dei punti di informazione dove trovare le mappe con l’indicazione delle aree archeologiche.

La locandina della mostra “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” dall’8 giugno al 20 ottobre 2019

Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia

Sempre sabato 14 settembre 2019, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Aquileia, visita guidata alla mostra “Magnifici Ritorni”, organizzata da Fondazione Aquileia, Polo museale del FVG e Kunsthistorisches Museum di Vienna. Le visite sono tenute dai curatori Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, e Marta Novello, direttrice del museo Archeologico nazionale di Aquileia. La visita è compresa nel costo del biglietto di ingresso al museo (gratuito per i minori di 18 anni, i possessori di abbonamento #SuperMAN e le gratuità ministeriali previste). Prenotazione obbligatoria a
museoaquileiadidattica@beniculturali.it, scrivendo alle pagine social del #MANAquileia o chiamando al numero 0431 91035 dal lunedì al venerdì.

Il coro polifonico di Ruda protagonista del concerto finale del ciclo “La Musica dei Cieli”

Ancora sabato 14 settembre 2019 ad Aquileia gran finale con “La Musica dei cieli” che chiude l’edizione 2019 dei Concerti in basilica ad Aquileia organizzati dalla Socoba con il contributo della regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Aquileia. Appuntamento alle 20.45 con l’esibizione del Coro Polifonico di Ruda, diretto da Fabiana Noro, in un progetto liberamente ispirato al Paradiso di Dante. Sarà l’attore e direttore di prosa del teatro Giovanni da Udine, Giuseppe Bevilacqua, a condurre il pubblico attraverso la terza cantica del sommo poeta mentre il coro legherà il tutto con un programma sacro quasi completamente ‘a cappella’ di autori dell’Ottocento e del Novecento. Bevilacqua, in particolare, leggerà passi dal Canto I (1-12, 37-87), dal Canto III (69-123), dal Canto XI (57-63, 73-87), dal Canto XXI (107-123) e dal Canto XXXIII (1-57, 84-93, 105-145) mentre il Polifonico, dopo l’apertura con il De profundis di Arvo Part (1935) proseguirà la sua esibizione con brani di Ambroz Copi (1973), Joseph Rheinberger (1839-1901), Grigori Ljiubimov (1882-1934), Francis Poulenc (1899-1963), Pau Casals (1876-1973), Pavel Chesnokov (1877-1944), Ola Gjeilo (1978), Dmitrij Bortnjanskij (1751-1835), Giovanni Bonato (1961), Manolo da Rold (1976) ed Eric Whiteacre. Il progetto “La musica dei Cieli” nasce da una intuizione di Fabiana Noro: ‘’Si tratta di evidenziare un protagonista tra i tanti del Paradiso – dice – e di accompagnare le relative letture con dei brani che si avvicinino ai temi trattati dal sommo poeta. In particolare nel progetto saranno evidenziate le figure di Piccarda Donati, Giustiniano, san Francesco d’Assisi, Pier Damiani mentre il finale sarà dedicato all’empireo e alla perfetta beatitudine del poeta che vede la luce di Dio e trova la sua voce nei brani Sweet di Manolo da Rold e Lux aurumque di Eric Whitacre’’.

Aquileia Open day: tutte le aree archeologiche e i cantieri di scavo di Aquileia saranno aperti al pubblico che incontrerà sugli scavi archeologi e studiosi

La locandina-manifesto dell’iniziativa Aquileia “Open day” 2019

“Open Day” delle aree archeologiche e dei cantieri di scavo ad Aquileia. Segnatevi la data sull’agenda: il primo appuntamento sarà sabato 29 giugno 2019, il secondo sabato 14 settembre 2019. Grazie alla collaborazione tra fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, università di Padova, di Trieste, di Udine, di Venezia e di Verona, Pro Loco Aquileia, associazione nazionale per Aquileia, Società Friulana di Archeologia tutte le aree archeologiche e i cantieri di scavo saranno aperti al pubblico e archeologi e studiosi aspetteranno cittadini e appassionati sugli scavi per raccontare le ultime scoperte e i risultati delle indagini più recenti. Durante la giornata dedicata alla riscoperta dello straordinario patrimonio archeologico di Aquileia, sito Unesco dal 1998, al mattino tra le 10.30 e le 12.30 e al pomeriggio tra le 15.30 e le 17.30, si possono visitare il foro romano scendendo tra le colonne, il porto fluviale, il sepolcreto, il cantiere delle grandi terme e del teatro, le mura a zig zag e il decumano di Aratria Galla, l’area del fondo Cal con i resti delle antiche domus, lo scavo delle Bestie ferite e di via Gemina, lo scavo dell’area dei mercati e delle antiche mura ai fondi Pasqualis e il fondo Sandrigo accanto al porto. Saranno visitabili anche la domus di Tito Macro sul fondo Cossar, dove si è concluso il primo lotto di lavori per la valorizzazione dell’area e la domus e palazzo episcopale in cui ci si può immergere nella storia di Aquileia. In tutte le aree ci saranno gli archeologi ad accogliere i visitatori e inoltre in piazza Capitolo, al foro, al porto fluviale e all’incrocio di via XXIV Maggio ci saranno dei punti di informazione dove trovare le mappe con l’indicazione delle aree archeologiche.

A più di 140 anni dalle prime ricerche del Cai sulla rocca di Canossa (Re), nel bicentenario della nascita di Gaetano Clerici, riprese le campagne di scavo. Primo bilancio con la giornata di studi “Ancora a Canossa. La ricerca archeologica 2018/2019”

Sulla rocca di Canossa (Re) sono riprese le ricerche archeologiche

Cartolina del Castello di Canossa, realizzata intorno al 1915, conservata nella fototeca Panizzi

La locandina che promuove le iniziative per il bicentenario della nascita di Gaetano Chierici

Andare a Canossa. Era il gennaio 1077 quando l’imperatore Enrico IV si umiliò davanti a papa Gregorio VII perché venisse ritirata la scomunica, dopo aver atteso tre giorni davanti al castello di Matilde di Canossa. Al castello, nel bicentenario della nascita di Gaetano Chierici, il padre della paletnologia italiana, sono tornati gli archeologi. E pochi mesi dall’inizio della campagna di scavo si presentano i primi risultati, il 15 febbraio 2019, al teatro Comunale di Canossa, con la giornata di studi “Ancora a Canossa. La ricerca archeologica 2018/2019”. “Si torna quindi a parlare del castello di Canossa – spiegano i promotori – grazie a un articolato programma incentrato sulla tutela del sito nel senso più ampio del termine. Da un lato, i lavori di messa in sicurezza della rupe, preceduti da verifiche archeologiche, che hanno avuto come base di partenza uno studio geomorfologico della rupe stessa, porteranno non solo a una maggiore stabilità dei versanti, ma anche a una migliore conoscenza delle fasi strutturali precedenti l’odierna. Dall’altro, la ricerca archeologica realizzata negli ultimi due anni dalle università, su concessione del Mibac, sta portando a interessanti scoperte sulla sistemazione della parte basale e intermedia della rupe che frutteranno una maggiore definizione della cronologia e della topografia dei luoghi e delle strutture. All’interno di questi eventi principali si inscrivono i numerosi rapporti di collaborazione con le realtà locali e il mondo dell’associazionismo, in un clima di vivace e proficuo scambio, che trovano giusta cornice in questa giornata di studi promossa da Alma Mater Studiorum di Bologna, università di Verona, Comune di Canossa, Club alpino italiano, Club Albinea Ludovico Ariosto, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e Polo museale dell’Emilia-Romagna”. La giornata rientra fra le iniziative promosse per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Gaetano Chierici. Gaetano Chierici nacque infatti a Reggio Emilia da Nicola e Laura Gallinari il 24 settembre 1819. E sempre a Reggio Emilia morì il 9 gennaio 1886.

Don Gaetano Chierici, scienziato, sacerdote, patriota, insegnante, ma soprattutto il fondatore e il padre della paletnologia italiana

Il Bullettino di Paletnologia italiana di Chierici, Pigorini e Strobel

Ma chi è Gaetano Chierici? Se n’è parlato l’anno scorso in un convegno a Reggio Emilia. Fu sacerdote per scelta e vocazione e, pur subendo negli anni ostracismi e punizioni, non abbandonò mai la Chiesa né la fede. Fu patriota, monarchico, liberale e anti-temporalista. Fu insegnante di vasta cultura, sia nelle discipline umanistiche sia in quelle matematiche. Fu impegnato nel sorgere delle prime istituzioni cattoliche a carattere sociale. Fu animatore dell’associazionismo culturale, come testimoniano gli incarichi ricoperti nella Deputazione di Storia Patria e nel Cai. Fu soprattutto un archeologo, in rapporto con gli ambienti più avanzati di questa disciplina, che partendo da studi classici approdò alla Paletnologia e contribuì a gettare le basi in Italia di questa “novissima scienza”. Don Gaetano Chierici fu tutto questo. Ma soprattutto con Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel è stato il fondatore e il padre della paletnologia italiana (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/24/a-reggio-emilia-convegno-internazionale-nel-200-della-nascita-del-concittadino-don-gaetano-chierici-scienziato-sacerdote-patriota-insegnante-ma-soprattutto-il-fondatore-e-il-padre-della-pal/).

Veduta panoramica della rocca di Canossa (foto archivio Arteas)

La prof. Paola Galetti dell’università di Bologna

Venerdì 15 febbraio 2019 alle 10 al Teatro Comunale di Ciano d’Enza – Canossa (Re) saranno dunque presentati i risultati della campagna di scavo archeologica condotta a settembre e ottobre 2018 alla Rocca di Canossa (RE) dalle università di Bologna e Verona con il supporto del Club alpino italiano (Comitato Scientifico Centrale, Gruppo regionale Emilia-Romagna e Sezione di Reggio Emilia). A distanza di oltre 140 anni dalla prima campagna di ricerca archeologica avviata a Canossa, il Cai si è dunque nuovamente impegnato per sviluppare una nuova attività di indagine, mettendo a disposizione dei due atenei, con il contributo del Lions Club Albinea e Canossa, le risorse necessarie per aprire un nuovo cantiere di ricerca. Fu infatti grazie all’iniziativa degli alpinisti del Cai che nel lontano 1877 furono avviati gli scavi archeologici che portarono alla riscoperta dell’antico castello di Canossa e, poco dopo, condussero alla fondazione del museo nazionale tuttora esistente. Gli scavi furono diretti da uno dei più eminenti archeologi italiani, che era anche dirigente del Cai: Gaetano Chierici, fondatore delle moderne scienze paleontologiche. La campagna di scavo, supportata logisticamente dal Comune di Canossa, è stata condotta da un’equipe di venti studenti di archeologia (guidati dal prof. Fabio Saggioro, dalla prof.ssa Paola Galetti, dal dott. Nicola Mancassola e dai giovani ricercatori Elisa Lerco, Federico Zoni e Mattia Cantatore), la cui impegnativa attività ha aperto una nuova e inaspettata pagina nella storia millenaria del monumento canossiano. Dopo la ricognizione sistematica del 2017, una serie di sondaggi di scavo ad ampliamento nel settore orientale del sito, che risultava pressoché sconosciuto e mai veramente oggetto di indagini archeologiche sistematiche, ha individuato un tratto di una muratura di cinta e tracce di attività e crolli, inquadrabili tra la fine del XII e il XVI secolo. In altre due aree di indagine, sono stati messi in luce i resti di strutture residenziali conservate in alzato, in alcuni punti, per oltre due metri e totalmente interrate dall’abbandono del sito. Ne sono state individuate quattro al momento, ma è probabile che, sulla base di una serie di elementi riscontrati durante le ricerche, si possa ipotizzare l’esistenza di oltre una decina di edifici, ancora in buono stato di conservazione.

Ricerche archeologiche sostenute dal Cai

Il Comitato scientifico del Club alpino italiano

Il Gruppo Regionale Cai, dopo aver concorso all’ottenimento delle autorizzazioni di legge per il nuovo scavo archeologico, ha sottoscritto un apposito protocollo con gli atenei bolognese e veronese. Obiettivo ambizioso del progetto è quello non soltanto di studiare e portare alla luce un settore sino ad oggi sconosciuto del monumento canossiano, ma di riuscire anche a realizzarvi un importante parco archeologico all’aria aperta nel quale, anche grazie all’ausilio di interventi di archeologia sperimentale, i visitatori potranno avere la rara opportunità di calarsi direttamente nella dimensione di vita del medioevo, all’epoca in cui Canossa divenne il fulcro delle più importanti vicende della storia europea. È un progetto talmente complesso che avrà la durata di 8 anni e che è stato reso possibile avviare anche grazie al contributo finanziario dei Lions Clubs territorialmente competenti. “L’insieme di tutte queste circostanze fa quindi di Canossa un luogo fortemente testimoniale ed altamente identitario dell’impegno scientifico del Cai dai suoi primordi sino ai nostri giorni, da comparare e affiancare per la sua grande valenza agli altri grandi siti identitari nazionali del Cai: dal Monte dei Cappuccini a Torino, al Monviso”.

Le rovine della rocca di Canossa nel 1950 (fototeca Panizzi)

La locandina della giornata di studi “Ancora a Canossa. La ricerca archeologica 2018/2019”

Articolato il programma della giornata di studi del 15 febbraio 2019. Alle 10 si inizia con i saluti degli enti promotori: Comune di Canossa, Cai, Lions club Albinea “Ludovico Ariosto”, Provincia di Reggio Emilia, parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, ufficio Beni culturali e nuova edilizia Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, associazione di volontariato culturale “Matilde di Canossa”, segretariato regionale del Mibac per l’Emilia Romagna. Alle 10:45, i saluti di Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; e alle 11, quelli del direttore Andrea Quintino Sardo per il Polo museale Emilia-Romagna. Quindi gli interventi. Alle 11:15, Gianluca Bandiera e Claudia Romano (Provveditorato OO.PP. Lombardia ed Emilia Romagna) su “Consolidamento della Rupe del castello di Canossa e delle relative infrastrutture”; 11:30, Annalisa Capurso (soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara) su “Canossa e la sua tutela tra passato, presente e futuro”; 11:45, Paola Galetti e Fabio Saggioro su “Introduzione ai lavori: la ricerca 2018-2019”; 12, Paola Galetti su “La ricerca storica dopo le celebrazioni matildiche”; 12:15, Elisa Lerco, Nicola Mancassola e Fabio Saggioro su “La Ricerca archeologica del 2018: risultati”. Dopo la pausa pranzo, i lavori riprendono alle 14, con Giuliano Cervi su “Il Cai a Canossa”; 14:15, Federico Zoni su “Nuovi dati sull’edilizia rurale dell’area canossana”; 14:30, Mattia F.A. Cantatore su “Gaetano Chierici a Canossa”; 14:45, Danilo Morini su “Canossa e Quattro Castella: un sistema?”; 15, Cristina Ferretti su “L’impegno di Franca Ferretti nella valorizzazione di Canossa”. Infine dalle 15:15 alle 16, Discussione e conclusioni “Prospettive future di ricerca”.

Da tutta Europa al museo Archeologico nazionale di Aquileia per studiare le ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI-VII secolo d.C.

I corsisti impegnati ad Aquileia nello studio sulla ceramica di età romana

Il volantino della Summer School al Man di Aquileia

Una settimana per perfezionare le conoscenze sulla ceramica di età romana: è la Summer School Internazionale sulla ceramica romana, che si è tenuta dal 22 al 26 ottobre 2018 ad Aquileia, organizzata dall’università di Verona in collaborazione con il Polo museale del Friuli Venezia Giulia – museo Archeologico nazionale di Aquileia, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, l’università di Innsbruck e il Römisch-Germanisches Zentralmuseum Mainz e sotto il patrocinio della Fondazione Aquileia. Al corso intensivo di formazione e apprendimento sulle più aggiornate metodologie di studio delle ceramiche di età tardo-ellenistica e romana prodotte e commercializzate nell’Adriatico dal II secolo a.C. al VI/VII secolo d.C. hanno partecipato oltre cinquanta persone, tra studenti ed esperti del settore provenienti dall’Italia, dalla Germania, dall’Austria, dalla Spagna, dalla Francia, dalla Croazia, dalla Repubblica Ceca e dalla Slovenia. Tramite le lezioni teoriche e un confronto diretto svolto durante le esercitazioni pratiche con le più innovative esperienze di ricerca nazionali ed internazionali, la Scuola è diventata momento di acquisizione di informazioni e luogo ideale di scambio e discussione sui più recenti strumenti di conoscenza delle produzioni artigianali e dell’economia antica del mondo ellenistico e romano.

Un’anfora di età romana conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia

Corsisti con reperti ceramici di età romana conservati al Man di Aquileia

Aquileia è stata scelta dagli organizzatori Diana Dobreva e Florian Schimmer proprio per lo straordinario patrimonio di reperti ceramici custoditi nei depositi del museo Archeologico nazionale, che riflettono la vivacità economica della metropoli altoadriatica durante tutto il periodo romano. Aquileia fu infatti un punto cardine dei traffici che connettevano il Mediterraneo ai confini nord-orientali dell’Impero. Non è un caso quindi che in città circolassero manufatti provenienti dalla Grecia, dall’Africa, dalla penisola iberica e dalle coste siro-palestinesi. Contemporaneamente le numerose officine collocate intorno al centro abitato e nel territorio circostante producevano vasellame da mensa e da cucina, lucerne e anfore. Ed è proprio a questa vivacità economica fatta di scambi e produzioni che il nuovo percorso espositivo del museo Archeologico nazionale dà grande risalto, in un allestimento che vuole raccontare attraverso i reperti i traffici commerciali su breve e lunga distanza e le attività produttive che caratterizzavano il territorio. “Le ceramiche – ricordano gli archeologi – sono importantissimi documenti storici, indicatori archeologici particolarmente significativi per ricostruire le dinamiche commerciali antiche: si tratta infatti di manufatti che resistono al tempo, a differenza delle derrate alimentari, e che, variando con le mode e gli stili di vita, suggeriscono agli archeologi informazioni preziose per ricostruire l’evoluzione dell’economia e dei contatti tra i popoli nel corso dei secoli”.

Una dimostrazione di archeologia sperimentale al Man di Aquileia

Marta Novello, direttrice del Man di Aquileia

Il programma del corso ha previsto, accanto alle più tradizionali lezioni, anche dimostrazioni di archeologia sperimentale e visite guidate ai depositi e al nuovo percorso espositivo del museo. “Per il museo Archeologico nazionale di Aquileia”, sottolinea la direttrice Marta Novello, “è molto importante poter ospitare attività di formazione come questa; la ricerca rappresenta infatti uno degli elementi cardine dell’attività museale ed è grazie a essa e ai suoi risultati che il museo può continuare a essere un organismo vivo, in grado di rinnovarsi e di acquisire gli strumenti per presentarsi al pubblico in forme continuamente aggiornate”.

A Nonantola, che conserva uno dei più importanti complessi benedettini d’Europa, a confronto i maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea nel convegno “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”. E poi visite guidate gratuite al monastero nascosto: gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola

L’abbazia di San Silvestro a Nonantola, in provincia di Modena

Sant’Anselmo, fondatore dell’abbazia di Nonantola, scolpito sul portale, opera dei seguaci di Wiligelmo

Costruzione dell’ababzia di Nonantola (disegno Saame)

Il duca Anselmo costruì la chiesa dei Santi Apostoli nel 752, dando vita al monastero benedettino, avamposto longobardo sulle direttrici tra Bologna, Piacenza e Verona. Ma è con l’arrivo all’abbazia, solo pochi anni dopo, delle spoglie di San Silvestro che il monastero crebbe in potenza. Attorno sorse il paese, direttamente alle dipendenze dell’abate che grazie alle donazioni di Carlo Magno divenne un vero e proprio signore feudatario. Quel paese si chiama Nonantola,  in provincia di Modena, ancora oggi famoso per uno dei più celebri complessi benedettini dell’Europa medievale, al pari delle potenti abbazie di Cluny e Canterbury. Nell’abbazia di Nonantola soggiornò l’imperatore Lotario I. Qui un altro imperatore, Carlo il Grosso, incontrò papa Martino. Mentre papa Adriano III, morto nelle vicinanze mentre era in viaggio per Worms, qui venne sepolto. Oggi Nonantola è un caso esemplare nel quadro della ricerca storico-archeologica della nostra penisola. Dal 2001 Nonantola è infatti al centro di un importante progetto di ricerca archeologica diretto da  Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia grazie al quale è stato possibile indagare il complesso abbaziale di S. Silvestro di cui, fino ad oggi, si aveva notizie soltanto grazie alla documentazione archivistica, e il borgo che vi si è sviluppato intorno e sull’intero territorio di riferimento. L’università Ca’ Foscari di Venezia, sotto la direzione scientifica di Gelichi, ha realizzato un progetto di ricerca di notevole rilievo scientifico che ha portato alla realizzazione di otto anni di campagne di scavo con gli studenti dell’Università, il tutto in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. I dati emersi dagli scavi hanno dato vita a una collana di pubblicazioni, a numerose visite guidate e conferenze, all’allestimento di mostre temporanee, alla riorganizzazione della sezione medievale del museo civico di Nonantola e alla realizzazione dell’aula didattica “Magazzini di Storia”, ampiamente utilizzata per svolgere laboratori storico-archeologici con le scuole.

Il complesso abbaziale benedettino di Nonantola

La locandina del convegno internazionale “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”

Sabato 14 aprile 2018, dalle 9.30, Nonantola ospita un importante convegno internazionale, “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche”, a cura di Sauro Gelichi e Richard Hodges, che concentrerà l’attenzione sui più recenti e innovativi studi relativi all’archeologia monastica altomedievale. Il convegno internazionale di studi è promosso da Comune di Nonantola, università Ca’ Foscari e museo di Nonantola, in collaborazione con soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, ArcheoNonantola e Abbazia di Nonantola, e con il sostegno di IBC Regione Emilia-Romagna (L. R. 18/2000) legato al progetto “Longobardi al confine”. Il convegno, importante momento di confronto e di approfondimento con i maggiori specialisti dell’archeologia medievale europea, sarà l’occasione per presentare il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”, a cura di Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. La sesta pubblicazione della collana archeologica su Nonantola illustrerà i risultati delle campagne estive di scavi svolti dell’università dal 2002 al 2009 nel giardino dell’abbazia di San Silvestro in regime di concessione ministeriale, con la collaborazione e il sostegno della Soprintendenza prima Archeologica, poi Archeologia, belle arti, paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO). Il convegno e la presentazione del volume rappresentano la fase conclusiva di un progetto di ricerca esemplare che ha prodotto sei pubblicazioni scientifiche, mostre, visite guidate e nuovi percorsi archeologici all’interno del Museo di Nonantola  e del borgo.

Visite guidate con gli archeologi all’abbazia di Nonantola

E il giorno successivo, domenica 15 aprile, alle 16 e 17, visite guidate gratuite “Il monastero nascosto. Gli archeologi svelano la millenaria storia di S. Silvestro di Nonantola” con ritrovo davanti all’ingresso del giardino abbaziale in via Marconi 1. Gli archeologi Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi illustreranno le nuove scoperte emerse dagli scavi archeologici nel giardino abbaziale, la mostra permanente esposta nell’aula didattica Magazzini di Storia e il terzo piano del museo di Nonantola. Gradita la prenotazione al numero 059896656 oppure all’indirizzo museo@comune.nonantola.mo.it

Scavi archeologici in via Oppio a Nonantola

Alessandra Cianciosi dell’università di Venezia

Il prof. Sauro Gelichi dell’università di Venezia

Intenso il programma del convegno internazionale di studi “Nonantola e l’archeologia dei monasteri alto-medievali in Europa. Vecchie questioni, nuove ricerche” di sabato 14 aprile 2018, al teatro Troisi, in viale delle Rimembranze 8, a Nonantola (Modena). Si inizia alle 9.30 con i saluti di Stefania Grenzi, assessore alla Cultura del Comune di Nonantola; 10, introduzione di Sauro Gelichi, università Ca’ Foscari di Venezia; 10.30, Gabor Thomas, university of Reading: “Monasteries and Places of Power in Anglo-Saxon England: Connections, Relationships and Interactions”; 11, Thomas Kind, university of Frankfurt: “Fulda – archaeological evidences from a Carolingian monastic town in solitudine Buchonia”; 12, Alfons Zettler, Historisches Institut, Dortmund: “Reichenau: the archaeology of a Continental monastery island”; 12.30, John Mitchell, già university of East Anglia: “The idea of the early medieval monastery: the example of San Vincenzo al Volturno”. Nel pomeriggio, alle 15, Fabio Saggioro e Maria Bosco dell’università di Verona, e Andrea Breda della soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia: “Ricerche archeologiche sul monastero di San Benedetto di Leno (secoli VII-XI)”; 16, saluti di Federica Nannetti, sindaco del Comune di Nonantola; di Valeria Cicala dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna; Luigi Malnati, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; don Alberto Zironi, priore del Capitolo Abbaziale; Loris Sighinolfi, presidente di ArcheoNonantola; 16.30, Sauro Gelichi, Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi, università Ca’ Foscari di Venezia, presentano il volume “Nonantola 6. Monaci e contadini. Abati e re. Il monastero di Nonantola attraverso l’archeologia (2002-2009)”; 17.30, conclusioni di Richard Hodges, American University of Rome.

Gli studenti universitari impegnati negli scavi archeologici in piazza Liberazione a Nonantola

Copertina del libro, “Nonantola 5. Una comunità all’ombra dell’abate. I risultati degli scavi archeologici di piazza Liberazione”

Recentemente a Nonantola è stato presentato un altro libro, “Nonantola 5. Una comunità all’ombra dell’abate. I risultati degli scavi archeologici di piazza Liberazione”, a cura di Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. Nel giugno 2015 l’amministrazione comunale, all’interno di un progetto di riqualificazione urbana cofinanziato dalla Regione Emilia-Romagna che ha interessato il centro storico di Nonantola, aveva avviato i lavori di rifacimento di piazza Liberazione, già oggetto nel 2004 di sondaggi archeologici da parte dell’università da cui erano emersi la chiesa di San Lorenzo e un cimitero. Per questa ragione è stato realizzato un nuovo progetto di ricerca grazie al quale, nei mesi di luglio e agosto 2015,  gli studenti di archeologia medievale dell’ateneo veneziano si sono potuti cimentare nello scavo stratigrafico della piazza, sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Questi scavi hanno portato in luce per intero l’area pertinente la chiesa di San Lorenzo (XI-XIV secolo), alcune sepolture collocate dietro le absidi e ampie porzioni di pavimentazione della piazza trecentesca in mattoni e ciottoli. Proprio lo scavo di Piazza Liberazione è il protagonista del volume curato da Mauro Librenti e Alessandra Cianciosi. Lo scavo di piazza Liberazione ha reso possibile un progetto di riallestimento della sezione medievale del museo di Nonantola, in collaborazione con l’università Ca’ Foscari e la soprintendenza Archeologia, che prevede l’esposizione dei reperti rinvenuti in piazza, i plastici delle tre fasi principali dello scavo, un touch-screen che presenta tutti gli scavi eseguiti negli anni nel centro storico di Nonantola e, nell’ottica di museo diffuso, una cartellonistica archeologica collocata nei luoghi in cui sono stati effettuati sondaggi di scavo nel borgo (Nonantola Sotto-Sopra).

Tra Londra (British Museum) e Parigi (Biblioteca nazionale di Francia) sta prendendo forma il progetto “Roman Provincial Coinage”, primo catalogo sistematico in dieci volumi delle monete imperiali coniate dalle zecche provinciali. Al lavoro un team internazionale tra cui un italiano, Dario Calomino, cui è stato affidato la realizzazione del volume 6, che copre il periodo di tre imperatori: Elogabalo, Alessandro Severo e Massimino il Trace

I due tomi che compongono il primo volume del progetto “Roman Provincial Coinage” curato da British Museum e Bibliothèque Nationale de France

Il progetto è di quelli che fanno tremare i polsi: catalogare tutte le monete romane giunte fino a noi del periodo imperiale, coniate dalle zecche provinciali.  Il progetto Roman Provincial Coinage, che sarà composto in tutto da dieci volumi a coprire il periodo imperiale dal 44 a.C. al 296-7 d.C. (il primo volume, che copre l’età giulio-claudia, 44 a.C.-69 d.C., è stato pubblicato nel 1992), è pubblicato dalla British Museum Press e dalla Bibliothèque Nationale de France, sotto la direzione generale di Andrew Burnett (British Museum), Michel Amandry (Bibliothèque nationale de France) e Chris Howgego (Ashmolean Museum).  Il progetto, che punta a produrre una tipologia standard della monetazione provinciale dell’impero romano, coinvolge una trentina di esperti da tutto il mondo chiamati a studiare le dieci più importanti collezioni numismatiche accessibili del mondo (Berlino, Staatliche Museen; Cambridge, Fitzwilliam Museum; Copenaghen, Nationalmuseet; Glasgow, Museo Hunterian; London, British Museum; Monaco di Baviera, Staatliche Münzsammlung; New York, American Numismatic Society; Oxford, Ashmolean Museum; Parigi, Bibliothèque Nationale de France; Vienna, Kunsthistorisches Museum) e tutto il materiale pubblicato. Tradotto in numeri si parla di più di 100mila monete solo per i conii schedati in neppure quattro dei dieci volumi previsti, e cioè il 3, il 4, parte del 7 e il 9. Quindi alla fine saranno centinaia di migliaia le monete catalogate. Se pensiamo che il manuale più famoso sulla monetazione romana (che comunque non prende in esame la monetazione provinciale) è quello del numismatico francese Henry Cohen (Description des Monnaies frappées sous l’Empire Romain) che risale all’ultimo quarto dell’Ottocento, e in epoca più recente, realizzato tra il 1923 e il 1994, è il Roman imperial Coinage (Ric), si può capire l’importanza e la valenza del progetto Roman Provincial Coinage, prima trattazione sistematica sulla monetazione civile al culmine dell’impero romano, che sarà uno strumento insostituibile per lo studio della storia sotto il profilo culturale, religioso, politico, economico e amministrativo a livello locale e per tutto l’impero.

L’archeologo numismatico Dario Calomino in uno dei corsi tenuti al British Museum

In questo team internazionale di archeologi numismatici c’è anche un italiano, il veronese Dario Calomino, laurea in Archeologia romana (2002) e un MA in Numismatica classica (2005) all’università di Padova; e un dottorato di ricerca in Scienze Storiche e Antropologiche (2009) all’università di Verona sulla monetazione provinciale romana di Nicopoli di Epiro. “La mia esperienza di insegnamento”, ricorda, “è iniziata nel 2004, quando ho avviato la collaborazione l’università di Verona come cultore della materia, la Numismatica, e come membro del Comitato scientifico della Missione archeologica nel Foro romano di Grumentum (Basilicata). Nel 2010-2011 – continua – ho lavorato come assistente in Numismatica classica all’università di Padova, Dipartimento di Archeologia. Nel Regno Unito ho collaborato con il King’s College di Londra e ho insegnato per un anno allo University College di Londra”.  La svolta nel 2012 con l’assegnazione di una borsa Newton di ricerca internazionale da parte della British Academy di Londra per lavorare sul sesto volume del Roman Provincial Coinage al Dipartimento di monete e medaglie del British Museum.

Dario Calomino allo studio di una moneta imperiale romana

Sul suo profilo Dario Calomino si mostra curvo su una moneta, intento a studiarla. È lui stesso che spiega il suo ruolo nel progetto internazionale: “Mi è stato assegnato di curare la catalogazione delle monete romane coniate dalle zecche provinciali nel III sec. d.C., uno dei più turbolenti e, se vogliamo, più oscuri dell’impero. In particolare mi devo interessare della produzione monetale tra il 218 e il 238 d.C., cioè il periodo immediatamente successivo a Settimio Severo, fondatore della dinastia dei Severi, cui è riservato il volume 5. Nei vent’anni che devo studiare si sono succeduti tre imperatori, Elagabalo (218-222 d.C.), Alessandro Severo (222-235 d.C.) e Massimino il Trace (235-238 d.C.). Il primo, morto assassinato dalle guardie pretoriane, era siriano di origine, per diritto ereditario, alto sacerdote del dio Sole (El-Gabal) di Emesa, sua città di origine. Il secondo, cugino di Elagabalo, nativo di Arca Caesarea, oggi nel nord del Libano, ultimo imperatore dei Severi, finì anche lui assassinato dai soldati durante una campagna contro le tribù germaniche perché stava trattando un accordo col nemico. Dopo di lui salì al trono un generale di origine barbarica e di grandi capacità militari, Massimino il Trace, il primo a non vedere mai Roma, il primo imperatore-soldato. Anche lui finì tragicamente, assassinato dai suoi soldati durante l’assedio di Aquileia”.