Pompei (Na). Aperta nella Palestra Grande la mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso documentano le diverse categorie femminili nelle varie fasi della vita e nei diversi ruoli che svolgevano nella società. Gli interventi del direttore Zuchtriegel, delle curatrici Ghedini e Salvadori, e del restauratore Napoli

Locandina della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi
Con il suo straordinario stato di conservazione Pompei si pone come osservatorio privilegiato. La documentazione emersa nel corso dei quasi tre secoli di scavi è preziosa per analizzare il ruolo della donna nella società romana, argomento che in altri contesti sfugge a causa della esiguità delle testimonianze. Ma soprattutto a Pompei si può cogliere la presenza non solo di coloro che appartenevano ai vertici della società, ma anche di quella folla indistinta di persone “comuni” a cui è stata dedicata la precedente mostra “L’altra Pompei”, con la quale la nuova esposizione si pone in continuità: la mostra “Essere donna nell’antica Pompei” – dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi – a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori e in collaborazione con le università di Padova, Salerno e Verona. Il filo conduttore è la scoperta delle condizioni di vita delle donne e bambine, dei numerosi aspetti della vita quotidiana e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana e ancor più in una città campana quale Pompei.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei: “Il filo conduttore è un po’ quello di raccontare L’altra Pompei, come si chiamava la mostra precedente, cioè quegli aspetti che vengono un po’ oscurati nella grande narrazione tradizionale. E tra questi ovviamente la vita delle donne, delle ragazze, delle bambine a Pompei, che era una vita segnata da violenza, da schiavitù a volte, la prostituzione, lo sfruttamento, ma anche spazio che le donne si sono conquistate. Ci sono imprenditrici, ci sono sacerdotesse. Dunque ci sono donne che possiamo definire anche un po’ del potere. Ma tutto questo è anche uno specchio per noi, perché siccome la storia non esiste senza chi la racconta, dipende molto da noi come presentiamo il tema. Abbiamo cercato un modo di parlare di tutti gli aspetti e credo che sia anche un’occasione per prendere atto che alcune cose sono cambiate per fortuna: oggi forse c’è ancora molto da fare, sicuramente c’è ancora molto da fare, ma possiamo anche misurare un po’ gli spazi che si sono aggiunti per le donne nella società, nel mondo lavorativo, nell’arte, in tutti i settori”.
Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia dell’università di Padova: “L’idea è cercare di illustrare le donne romane a Pompei, perché Pompei è un microcosmo che rappresenta in fondo tutto l’impero romano. E quindi capire come vivevano le donne a Pompei è cercare di capire la condizione femminile a Roma e quindi ampliare il nostro sguardo. Perché la condizione femminile in questi ultimi anni è stata studiata soprattutto da storici, storici della religione, antropologi, studiosi del diritto romano: noi vogliamo lo sguardo dell’archeologo in una realtà unica, perché Pompei cristallizzata dall’immane eruzione ci restituisce la vita vera. Quindi gli oggetti, quindi gli spazi, quindi le immagini. E attraverso queste tre categorie di documenti abbiamo proposto un percorso che illustri tutte le categorie di donne in tutti i momenti della loro vita e in tutte le attività che esse hanno svolto”.
Monica Salvadori, prorettrice al Patrimonio storico-artistico dell’università di Padova: “Con questa mostra abbiamo voluto raccontare un percorso ideale che parla delle donne pompeiane dalla nascita alla morte. Quindi la mostra si articola in tutta una serie di sezioni che prendono in considerazione il momento della nascita, l’educazione, il momento principale della vita di una donna che era il matrimonio, come la donna gestiva la casa, e di conseguenza anche quelle figure che raggiungono dei livelli importanti nella società pompeiana per le loro attività imprenditoriali; fino ad arrivare poi al momento della morte, quindi vede in questo caso una rappresentazione di alcune figure note e ignote. Quindi abbiamo voluto sempre giocare con i nomi delle donne pompeiane che sono stati catalogati e sono più di 600 i nomi che sono ricordati dalle fonti epigrafiche attestate a Pompei. Alcune di questi hanno delle identità più forti, perché siamo in grado di ricostruire la storia di alcune donne. Di alcune invece no: sappiamo solo cosa facevano, qual era la loro professione, non abbiamo altri elementi, però abbiano voluto dare dignità a tutte le donne pompeiane con questa mostra”.

Il rilievo funebre da Porta Sarno in mostra nella Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Giancarlo Napoli, direttore tecnico “Atramentum restauri” parla del restauro del rilievo funebre recentemente scoperto a Porta Sarno ed esposto, in cantiere aperto, proprio nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (vedi Pompei. Scoperto nella necropoli di Porta Sarno un rilievo funebre da una tomba monumentale: raffigura a dimensioni reali una coppia, lui un uomo di rango elevato, lei una giovane sposa. Li vedremo in corso di restauro nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che aprirà nella Palestra grande | archeologiavocidalpassato): “Dopo una prima pulitura abbiamo ritrovato del colore antico molto importante. Quindi abbiamo trovato la crisocolla, che è un colore verde; abbiamo trovato del blu egizio; abbiamo trovato delle lacche rosse. Quindi adesso stiamo mettendo in salvo questo colore. Lo stiamo consolidando prima che poi asciugandosi completamente sparisca. Stiamo usando anche dei leggeri biocidi per togliere le radici che c’erano nell’interno e stiamo consolidando il materiale lapideo. Perché essendo tufo è molto delicato e nel momento in cui tenderà ad asciugare probabilmente si creeranno delle lesioni, e quindi stiamo monitorando la situazione consolidando con delle nanosilici moderne che vanno ad aggregare di nuovo il materiale”.

Medaglione con busto di giovane donna: Intonaco dipinto, affresco, dalla Regio VI, insula 3, domus 11 di Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)
Il percorso della mostra si articola in 8 sezioni nel quale attraverso affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso sono documentate le diverse categorie femminili: matrone, liberte, schiave; nelle varie fasi della vita: nascita, infanzia, matrimonio, maternità, morte; e nei diversi ruoli che svolgevano nella società: dalle attività di grande rilievo sociale, economico, religioso, in cui erano impegnate le matrone di alto lignaggio e le liberte arricchite, ai mestieri di ogni genere esercitati da libere e schiave (filatrici e tessitrici, ostesse, venditrici, panificatrici, mediche, fattucchiere, prostitute ecc.).

Scena di lavatio: intonaco dipinto ad affresco da Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)
Nella prima sala il pubblico è accolto da nomi e volti di donne, come per dare voce alla loro individualità. Inizia, poi, il racconto che illustra, grazie al supporto di eccezionali testimonianze materiali – statue, affreschi, iscrizioni, graffiti e manufatti d’ogni genere – le donne di Pompei. Nelle prime sale sono illustrati gli aspetti principali della vita privata, che per una matrona comprendeva la gestione delle attività domestiche e il rapporto con la servitù, ma anche l’educazione dei figli, la cura del proprio corpo e le attività svolte nel tempo libero.

Ritratto femminile su erma in marmo dalla villa di Poppea a Oplontis (I sec. d.C.) (foto alfredo foglia e figlio sas / parco archeologico pompei)
Ampio spazio è poi riservato alla vita pubblica e lavorativa delle donne. Si stima cha a Pompei lavoravano fino a 100 donne nella prostituzione, molte costrette perché in schiavitù, ma non tutte. Le donne di si occupavano anche di attività di grande prestigio, con importanti ricadute sociali, come emerge nella sala dedicata alle imprenditrici ed evergeti dove sono raccontati ritratti di donne che hanno segnato il loro tempo, inaugurato nuove attività, cambiato il volto della città. Le ultime tracce del loro passaggio nella vita terrena si colgono invece nelle necropoli, dove monumenti funerari, iscrizioni e corredi restituiscono il ricordo di alcune di loro.

Le donne “pompeiane” oggi: ecco il gruppo di esperte del parco archeologio di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: spezzoni di film ispirati all’antoichità romana (foto parco archeologico pompei)
Il percorso si chiude con un salto nella contemporaneità che da un lato presenta i profili di alcune figure di donne che hanno dato il loro contributo alla scoperta e alla conoscenza di Pompei (Carolina Bonaparte, Wilhelmina Jashemski, Tatiana Warsher, Olga Elia), dall’altro offre ai visitatori una selezione di spezzoni cinematografici dedicati all’immagine femminile, tratti dal grande cinema d’ambientazione ispirato all’antichità romana e in particolare a Pompei.
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia”: presentazione dei nuovi scavi, giovedì 20 all’area archeologica di Velia e venerdì 21 al museo Archeologico nazionale di Paestum. Ecco il programma
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia” sarà al centro di una doppia giornata di presentazione dedicata ai nuovi scavi, in programma il 20 marzo 2025 all’area archeologica di Velia e il 21 marzo 2025 nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum. L’iniziativa, organizzata dai parchi archeologici di Paestum e Velia con il coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e delle Università che conducono scavi in regime di concessione ministeriale, rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati più recenti delle campagne di ricerca condotte nei due siti e nei loro territori. Oltre alla presentazione delle principali scoperte, la giornata offrirà un momento di confronto tra studiosi, ricercatori e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire il reciproco aggiornamento e stimolare nuove prospettive di studio. L’auspicio è che questi incontri possano contribuire ad approfondire e ampliare la conoscenza della storia di due tra i più significativi siti archeologici del Mediterraneo.
PROGRAMMA DEL 20 MARZO 2025, AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; Stefano Sansone, sindaco di Ascea; 10, Luigi Vecchio (università di Salerno), Ivan Tornese (università di Salerno), Eliana Ferraioli (università di Salerno), “Ricerche in corso sul patrimonio epigrafico di Paestum e Velia”; 10.30, Luigi Cicala (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. La città ellenistica e romana. Le ricerche dell’università di Napoli Federico II”; 11, Michele Cotugno (università di Napoli Federico II), Teresa Tescione (università di Napoli Federico II), Rosa Vanacore (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. Materiali ceramici tra età ellenistica e tardo antica: ricerche e casi di studio”; 11.30, pausa caffè; 12, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Brigit Bergmann (Ruhr-Universität Bochum), “Il progetto “Velia-città orientale”: una prima relazione di lavoro”; 12.30, Simona Di Gregorio (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Angelo D’Angiolillo (università di Bologna), Alexander Sokolicek (Universität Salzburg), “ La zona periurbana di Velia: nuove ricerche alla cd casa Mingazzini. Rapporto campagna 2023 della missione austriaca”; 13, pausa pranzo; 14, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Jessica Elia (archeologo libero professionista), Gaia Isoldi (archeologo libero professionista), “Scavi, strati e materiali della più antica acropoli di Velia”; 14.30, visita allo scavo sull’acropoli di Velia.
PROGRAMMA DEL 21 MARZO 2025, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM – SALA CELLA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; 10, Fausto Longo (università di Salerno), Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), Anna Salzano (università di Salerno), “Le origini del santuario settentrionale: la ripresa dello scavo all’Athenaion”; 10.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Albert Ammerman (Istituto Veneto di Scienza, Lettere ed Arti di Venezia), “Returning to the temple of Athena”; 11, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Anna Bertelli (Ruhr-Universität Bochum), Claudia Widow (Ruhr-Universität Bochum), “Ricerche 2024 presso il tempio sul foro e il comizio di Paestum”; 11.30, pausa caffè; 12, Fausto Longo (università di Salerno), Alessandro Campedelli (università di Salerno), Amedeo Rossi (università di Salerno), “Uno straordinario palinsesto urbano: lo scavo dell’impianto termale dell’insula in 6-8”; 12.30, Maria Boffa (parchi archeologici di Paestum e Velia), Silvio Leone (parchi archeologici di Paestum e Velia), Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Monica Sessa (archeologo libero professionista), “Le terme sul foro: nuovi scavi e restauri”; 13, pausa pranzo; 14, Bianca Ferrara (università di Napoli Federico II), Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “La missione archeologica della Federico II al santuario di Hera sul fiume Sele. Risultati delle campagne di scavo 2021-2024”; 14.30, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Mele (archeologo libero professionista), Manuela Ferraioli (archeologo libero professionista), “Il tempietto arcaico di Paestum”; 15, visita al cantiere delle terme sul foro e allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.
Studio dell’università di Salerno con il parco archeologico: a Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Investire nella Grande Pompei”

Visitatori sempre numerosi agli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)
A Pompei i visitatori arrivano indipendentemente da scavi e scoperte, principio che si capovolge invece nei siti minori. “Il futuro di Pompei è fuori Pompei”. Si potrebbe sintetizzare così la consapevolezza e la scelta di indirizzo che il parco archeologico di Pompei sta assumendo sempre più nelle sue scelte strategiche di azione e di attività di scavo indirizzate verso il territorio esterno alle mura della città antica di Pompei. In supporto a quest’orientamento arrivano i risultati di una recente ricerca interdisciplinare condotta dall’università di Salerno in collaborazione con il parco archeologico di Pompei e pubblicata sull’ultimo numero della rivista Valori e Valutazioni, DEI – Tipografia del Genio Civile https://doi.org/10.48264/VVSIEV-20243607) circa la correlazione tra nuove campagne di scavo e aumento dei flussi turistici. Gli autori non hanno trovato alcuna relazione statisticamente rilevante tra i due fattori, sebbene nel 2024 il sito di Pompei abbia superato, per la prima volta nella storia, i 4milioni di ingressi. La decisione di visitare il sito UNESCO dipenderebbe da altri fattori, molti dei quali hanno a che fare con trend globali, con l’economia e le crisi internazionali. Anche grandi interventi di restauro e importanti riaperture di domus e quartieri della città antica non avrebbero prodotto un effetto misurabile sul numero degli accessi.

La stanza con gli attrezzi da carpentiere scoperti in un ambiente servile della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Secondo lo stesso studio, nuovi scavi possono, invece, indurre una crescita sostanziale in siti poco sviluppati, come quelli nel territorio dell’antica Pompei, come ad esempio lo scavo di Civita Giuliana dove si sta portando alla luce una grande villa con un quartiere servile di dimensioni senza paragoni nei paraggi. Lo scavo viene condotto in collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che nel 2017 aveva fermato gli scavatori clandestini che saccheggiavano la villa da anni. Il ministero della Cultura, su richiesta della direzione del Parco, ha stanziato già i fondi per continuare gli scavi in questo sito e per avviare un progetto di restauro, accessibilità e apertura al pubblico.

Cantieri aperti nell’area archeologica di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Sono conclusioni di grande rilevanza per il nostro lavoro quotidiano, grazie a uno studio mai fatto in passato”, sottolinea il direttore degli scavi, Gabriel Zuchtriegel, anch’esso tra gli autori dello studio. “Si tratta di risultati che non possono essere ignorati ma sono anzi importanti per calibrare il delicato equilibrio tra conservazione, fruizione e conoscenza del patrimonio archeologico tramite nuovi scavi, che a Pompei comportano una enorme responsabilità. Tutto ciò che viene portato alla luce ha bisogno di monitoraggio e di manutenzione continua, che è una delle priorità del nostro lavoro in questi anni. Purtroppo nel passato non è sempre stato così, anche perché dal momento dei primi scavi nel 1748, tutela e conservazione hanno fatto grandi passi in avanti; oggi lavoriamo con sistemi digitali per monitorare il sito e stiamo sperimentando l’uso dell’Intelligenza artificiale per la tutela. Questo nuovo studio ci rafforza nella strategia, condivisa con il Comitato scientifico del Parco e con il Ministero della Cultura, di investire in nuovi scavi tenendo sempre conto delle varie istanze di sostenibilità, conservazione, fruizione e conoscenza, con una particolare attenzione per le zone al di fuori della città antica, nella “Grande Pompei”, ovvero in quel immenso paesaggio archeologico tra il Vesuvio e il mare, dove nuovi scavi possono ancora contribuire in maniera significativa allo sviluppo di un territorio, che nell’antichità formava un tutt’uno con la città di Pompei”.

Gruppo del Satiro ed Ermafrodito (I sec. d.C.) dalla Villa A di Oplontis rientrata alla villa di Poppea dalla mostra “Arte e sensualità” di Pompei per arricchire il museo diffuso (foto parco archeologico pompei)
“Il modello che abbiamo scelto per descrivere questo fenomeno consiste in una curva a S”, spiega il prof. Luigi Petti, co-autore della pubblicazione. “Ciò significa che all’inizio bisogna investire molto nello scavo di un sito nuovamente scoperto, senza avere benefici immediati in termini di sviluppo turistico. A Pompei, questa fase corrisponde ai primi decenni dopo il 1748, quando iniziarono gli scavi sistematici nella città antica. Poi segue una fase di forte crescita: bisogna continuare a investire nella ricerca e negli scavi, per sviluppare il potenziale di un sito, sia scientificamente sia turisticamente. A Pompei questo avviene principalmente tra metà ‘800 e metà ‘900. Segue una fase di appiattimento della curva: anche se si continua a investire e a varare nuovi scavi, i benefici turistici, ma anche quelli scientifici, non crescono più con lo stesso ritmo. Al tempo stesso, altri siti nei dintorni di Pompei sono ancora nelle fasi iniziali di questo modello, oltre a Civita Giuliana ciò vale per Oplontis, Boscoreale e Longola”.

Panoramica notturna della Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico pompei)
Come evidenzia il prof. Antonio Nesticò, “gli interventi di scavo di ulteriori aree all’interno delle mura della città antica di Pompei, sebbene rimarchevoli con riguardo all’insieme delle nuove conoscenze che possono produrre, sono sostenibili soltanto se inseriti in un quadro di concreta efficace gestione e manutenzione del patrimonio storico-archeologico, dal momento che va verificato con attenzione l’equilibrio economico tra gli effetti dei nuovi progetti sulla collettività e gli obblighi che discendono dalle azioni del conservare e del fruire. Soltanto alla luce di attente valutazioni sui costi e sui benefici di lungo periodo che scaturiscono sull’intero territorio di riferimento dalle strategie d’investimento e di gestione è possibile delineare politiche di valorizzazione dell’intero parco archeologico, pur estendendo lo sguardo dall’antica Pompei ai siti di Boscoreale, Oplontis e Civita Giuliana. Così, prospettiva rimarchevole pare la possibilità di creare un ampio sistema turistico in cui attuare azioni comuni che includano sia l’area all’interno delle mura della città antica sia i siti al di fuori, secondo l’attuale denominazione “Grande Pompei”. In virtù dello studio condotto sulla funzione sigmoide che connota l’evoluzione dei flussi turistici, la creazione di un network sinergico dei diversi siti può divenire importante obiettivo da perseguire”.
Napoli. A Palazzo Corigliano per l’inaugurazione dell’anno accademico conferenza del prof. Valentino Nizzo “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. L’OR.SA. la dedica alla prof.ssa Mariagiovanna Riitano (Unisa), scomparsa improvvisamente a 77 anni: i funerali nel duomo di Salerno

Martedì 28 gennaio 2025, seconda giornata di inaugurazione dell’anno accademico 2024-’25 (la prima si è tenuta il 27 gennaio a Salerno). Ai saluti del rettore prof. Roberto Tottoli e del direttore di dipartimento prof.ssa Roberta Giunta (portati dal vicedirettore della Scuola prof.ssa Anna Filigenzi) e a quelli del direttore di OR.SA. prof. Fausto Longo, seguirà su proposta della Scuola interateneo di Specializzazione in Beni archeologici OR.SA., conferenza inaugurale del prof. Valentino Nizzo, docente di Museologia e Comunicazione, “13 anni al MiC: dalla Soprintendenza al Museo”. Appuntamento alle 10.30, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano, in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, sede dell’università L’Orientale. “Questo evento – ricordano a OR.SA. – si terrà in un momento di particolare tristezza per l’improvvisa e inaspettata scomparsa, a 77 anni, della prof.ssa Mariagiovanna Riitano, ex direttrice del DiSPaC a Unisa, che ha sempre appoggiato e sostenuto negli anni passati le attività della Scuola partecipando a tutti i viaggi con la sua tradizionale travolgente simpatia. A lei dedichiamo questa seconda giornata di inaugurazione della Scuola”. Il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia, a nome dell’intera comunità accademica, partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa della professoressa Mariagiovanna Riitano, presidente dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, già delegata del rettore all’Orientamento e direttore del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale. La funzione religiosa sarà celebrata mercoledì 29 gennaio 2025, alle 9, nella Cripta del Duomo di Salerno.

Valentino Nizzo, nel 2010 (primo cartellino) e nel 2023 (ultimo cartellino) (foto FB)
Il prof. Valentino Nizzo ripercorrerà la sua variegata esperienza professionale di tredici anni come funzionario e dirigente del ministero della Cultura (MiC), dall’ingresso nel 2010 nella soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna, con incarichi di tutela su un vastissimo territorio e responsabilità nella valorizzazione del museo Archeologico nazionale di Ferrara e di numerosi musei locali, per passare poi nel 2015 all’incarico di responsabile della comunicazione, promozione e accessibilità culturale del sistema museale nazionale presso la direzione generale Musei e concludere infine, dal 2017 al 21 dicembre del 2023 come direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Istituto dotato di autonomia speciale. La conferenza offrirà una occasione per ripercorrere attraverso la prospettiva del relatore le trasformazioni del MiC negli anni che hanno preceduto e seguito la riforma promossa dal ministro Dario Franceschini e per offrire uno sguardo dall’interno su uno dei più rilevanti sbocchi professionali per chi aspira a compiere la carriera da archeologo, con la condivisione di esperienze personali e riflessioni su potenzialità e criticità di tale percorso anche alla luce dell’offerta formativa di Università e Scuole di Specializzazione. Ampio spazio sarà dato a domande e curiosità dei presenti. La partecipazione è aperta e caldamente suggerita anche agli allievi del triennio e della magistrale e a tutti gli interessati fino ad esaurimento dei posti in sala.
San Marzano del Sarno (Sa). In sala consiliare la “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino del ciclo di incontri promossi dal Comune con l’associazione internazionale Amici di Pompei


Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino
Venerdì 24 gennaio 2025, alle 18, nell’aula consiliare di San Marzano sul Sarno (Sa), in piazza Umberto I 2, la conferenza “Le necropoli di San Marzano del Sarno tra Età del Ferro e Orientalizzante” con Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, secondo incontro del ciclo di conferenze, voluto dal Comune di San Marzano sul Sarno (Sa), con la collaborazione dell’associazione Internazionale Amici di Pompei ETS, per approfondire la storia e l’archeologia della valle del Sarno e, in particolare, del territorio di San Marzano. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di San Marzano sul Sarno Andrea Annunziata, introduce il professore Luca Cerchiai dell’università di Salerno.

Carretto miniaturistico in bronzo (seconda metà del IX secolo a.C.) proveniente dalla tomba 232, maschile di alto rango, rinvenuta a San Marzano sul Sarno (Sa) conservato al museo della Valle del Sarno (foto drm-cam)
L’importanza dell’archeologia della Valle del Sarno, tra Età del Ferro e Orientalizzante, è stata messa in luce da Patrizia Gastaldi in una serie di contributi degli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, che hanno sistematizzato interventi di scavo archeologico effettuati nei territori di San Marzano e San Valentino Torio nel decennio precedente. Da questi si comprende l’assetto dei territori interni della piana campana, in un momento storico particolarmente critico durante il quale le spinte da Nord degli Etruschi e l’insediamento dei Greci lungo le coste imponevano una ristrutturazione complessiva delle dinamiche di relazione tra le differenti componenti. Dopo la sistemazione della documentazione archeologica, elaborata nel 2001 da Marisa De Spagnolis, sono mancati studi organici che tenessero conto dell’aumento delle conoscenze derivante dalle indagini archeologiche che, benché limitate a interventi di piccole dimensioni, hanno continuato ad essere condotte nel territorio. L’incremento delle attività edilizie in relazione con le successive fasi di approvazione dei piani urbanistici dei due comuni negli ultimi anni hanno portato alla luce nuovi contesti archeologici che contribuiscono a chiarire e arricchire il quadro il quadro già delineato da Patrizia Gastaldi per l’ideologia funeraria di queste comunità.

Una delle sale al primo piano del museo delal Valle del Sarno, in cui sono esposti e ricostruiti i corredi tombali delle necropoli Valle del Sarno (foto drm-cam)
La relazione di Raffaella Bonaudo proverà a mettere a fuoco quanto è stato possibile recuperare grazie ai nuovi interventi di scavo in termini di quantità della documentazione, chiarendo la distribuzione delle evidenze, laddove possibile per fasi cronologiche, e in termini di qualità delle attestazioni rispetto a produzioni e tipologie. Nel corso dell’intervento, una parte sarà dedicata anche alle modalità con cui la Soprintendenza effettua la propria tutela su questi territori, in attesa di acquisire nuovi elementi dal prossimo restauro dei materiali.
Locri (RC). Per la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie la conferenza “Sull’utilità della Storia per la vita”, col prof. Aurelio Musi, ordinario di Storia moderna dell’università di Salerno

Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri siamo arrivati all’appuntamento di luglio con “Un caffè…storicamente corretto”, il ciclo del giovedì promosso dal parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone. Giovedì 18 luglio 2024, alle 17.30, nella meravigliosa cornice dei reperti di Locri Epizefiri, in sala con aria condizionata, sarà la volta del prof. Aurelio Musi, ordinario di Storia moderna dell’università di Salerno, membro della Real Accademia de la Historia di Madrid, con la conferenza “Sull’utilità della Storia per la vita”. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Introducono Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”.
Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC): ecco il ricco programma di luglio. La direttrice Trunfio: “L’obiettivo è rendere Locri Epizefiri il luogo della cultura per eccellenza della Locride”
È un programma di eventi intenso quello che la direzione del parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC) ha preparato per il mese di luglio 2024, un programma che si affianca alla consueta visita agli scavi archeologici, al Complesso Museale del Casino Macrì e al Museo del territorio di Palazzo Nieddu. L’obiettivo dichiarato della direttrice Elena Trunfio è quello di “rendere Locri Epizefiri il luogo della cultura per eccellenza della Locride”. Gli eventi sono gratuiti e non è necessaria la prenotazione. Per info e prenotazioni: drm-cal.locri@cultura.gov.it – tel. 0964.390023 – cell. 334.6126386.
Si parte il 6 luglio 2024, dalle 16, con il convegno “Donne di Locri Epizefiri” realizzato in collaborazione con le sezioni con le sezioni FIDAPA BPW di Brancaleone, Roccella Ionica e Siderno. Dopo i saluti istituzionali delle sezioni FIDAPA, dell’amministrazione comunale di Locri e della direzione del Museo, l’intervento programmato dell’assessore regionale Giovanni Calabresi e della rettrice dell’università “La Sapienza di Roma” Antonella Polimeni, si svolgeranno due approfondimenti, uno a cura della direttrice del Parco Elena Trunfio che si occuperà di raccontare al pubblico il culto sacro delle dee a Locri Epizefiri, l’altro di Daniele Macris che approfondirà la figura di Nosside. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Raffaella Rinaldis e l’iniziativa sarà arricchita dalle poesie di Salvino Nucera e dalle esposizioni artistiche di Milena e Sonia Trapasso e di Patrizia Papandrea.
Il 7 luglio 2024, in quanto prima domenica del mese, l’ingresso al Parco e ai Musei di Locri Epizefiri sarà gratuito per tutti e tutti.
A luglio 2024 un doppio appuntamento con l’ormai consueto “Caffè…storicamente corretto” organizzato in collaborazione con il Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”: l’11 luglio, dalle ore 17.30, il prof. Giulio Sodano dell’università della Campania “L. Vanvitelli” relazionerà sul tema “Corti e cerimoniali nell’Europa dell’età moderna”, mentre il 18 luglio, alla stessa ora, il prof. Attilio Musi dell’università di Salerno terrà una conferenza “Sull’utilità della Storia per la vita”.
Anche nel 2024 torna l’appuntamento con “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione” il ciclo di incontri con visita guidata ideato e curato dalla Direttrice Trunfio con lo scopo di raccontare ai visitatori il “viaggio” di un reperto, dal suo ritrovamento fino alla musealizzazione. Anche quest’anno tre appuntamenti, uno per ogni sede museale del circuito locrese. Si parte il 12 luglio 2024, alle 17.30, al museo del territorio di Palazzo Nieddu con il focus dal titolo “Un restauro innovativo: il ritorno della pisside della bottega del Pittore di Locri”. Durante l’incontro la direttrice insieme con i professori Diego Elia e Valeria Meirano dell’università di Torino, in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro della Veneria Reale di Torino, presenteranno un intervento di restauro inedito su uno dei reperti della collezione permanente del Museo. Anche per il secondo appuntamento, in programma il 16 luglio 2024, alle 17 al Parco, i visitatori saranno accompagnati dai professori Elia e Meirano alla scoperta della polis di Locri Epizefiri “Verso Centocamere: la porta di Afrodite e la Stoà a U”. L’ultimo appuntamento del ciclo, con un focus sul Municipium romano, si svolgerà ad agosto.

Passeggiata archeologica con l’archeoclub di Locri al parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (foto drm-calabria)
La programmazione del mese si chiuderà domenica 28, dalle 17.30, con il consueto appuntamento con la passeggiata archeologica con l’Archeoclub di Locri.
Paestum. Per GEA 2024 laboratori di numismatica e visite ai depositi del museo Archeologico nazionale

I parchi archeologici di Paestum e Velia aderiscono alle Giornate Europee dell’Archeologia in programma dal 14 al 16 giugno 2024 nei Luoghi della Cultura italiani. A Paestum sono previste attività volte a promuovere il patrimonio archeologico e a far conoscere il lavoro dell’archeologo, organizzate con il consueto spirito che anima le Gea, caratterizzate dalla volontà di mantenere vivo il dialogo con il pubblico, le università, gli enti locali, le associazioni e tutti gli attori del territorio. Tutte le iniziative sono incluse nel biglietto di ingresso ai Parchi e nell’abbonamento Paestum&Velia. Appuntamento in biglietteria.
A Paestum, sabato 15 giugno 2024, alle 10 e alle 12, in sala Cella del Museo, “Le monete raccontano: storie miti e personaggi dell’antica Paestum”, laboratorio per tutti alla scoperta della collezione numismatica. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’università di Salerno nella persona di Federico Carbone, ricercatore in Numismatica UNISA; sarà inoltre presente Teresa Marino, funzionario archeologo in servizio al Pa-Paeve. La partecipazione è prevista per un numero massimo di 20 persone per ciascun turno, prenotazione obbligatoria alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it
Domenica 16 giugno 2024, a Paestum, alle 10, 12, 15 e 17, si potranno scoprire i depositi del Museo e i suoi tesori nascosti che risvegliano antiche leggende e che permettono di vivere un’esperienza unica con l’iniziativa “Oltre il Museo. Storie dai depositi di Paestum”. Prenotazione obbligatoria al numero 0828811023 o alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it
Salerno. Alla pinacoteca provinciale presentazione degli atti del VII Convegno dei Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “L’eterna contemporaneità dell’Antico. Passato e presente, un dialogo inevitabile” (edizioni Pandemos)
Giovedì 23 maggio 2024, alle 18, alla Pinacoteca provinciale di Salerno presentazione degli atti del VII Convegno dei Dialoghi sull’Archeologia “L’eterna contemporaneità dell’Antico. Passato e presente un dialogo inevitabile” (edizioni Pandemos) promossa dalla Fondazione Paestum. Dopo gli indirizzi di saluto di Francesco Morra, delegato alla Cultura della Provincia di Salerno, intervengono Alfonso Amendola, docente di Sociologia dei processi culturali dell’università di Salerno; Armando Bisogno, docente di Filosofia medievale e umanistica dell’università di Salerno; Raffella Bonaudo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino. Coordina Erminia Pellecchia, giornalista de “Il Mattino”. Saranno presenti i curatori e alcuni autori.
Il VII convegno internazionale di studi Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “L’eterna contemporaneità dell’antico: passato e presente un dialogo inevitabile” si è tenuto a Paestum il 27-29 ottobre 2022, per affrontare, grazie al contributo di studiosi italiani e stranieri, la concezione dell’Antico nella contemporaneità. Il tema è stato trattato nelle sue varie declinazioni: il rapporto fra Antico e Archeologia, l’estetica dell’Antico, metodi e forme della comunicazione dell’Antico nella società contemporanea, la problematica delle applicazioni tecnologiche, della transizione ecologica e del loro impatto sui paesaggi e sul patrimonio culturale.








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