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Alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico c’è la Magna Grecia con tre incontri del Polo museale della Calabria su archeologia e paesaggio, sistemi multisensoriali al museo di Locri e al parco Archeoderi, e sulla nuova guida “Kroton e Scolacium”

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Tre occasioni per conoscere il patrimonio archeologico della Magna Grecia: li propone il Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello, alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: Giovedì 14 e venerdì 15, sono, infatti, previste nella prestigiosa rassegna iniziative che vedranno relatori, fra gli altri, Rossella Agostino, Gregorio Aversa e Laura Delfino, direttori di importanti Sedi afferenti al Polo museale della Calabria.

Veduta aerea del promontorio con il parco archeologico di Capo Colonna (Crotone)

Giovedì 14 novembre 2019, dalle 17.10 alle 18.40, “Lungo le coste della Calabria. Templi, fari e torri costiere tra archeologia e paesaggio”. Intervengono Rossella Agostino, direttore del museo e parco archeologico nazionale dell’antica Kaulon; Gregorio Aversa, direttore del museo e parco archeologico nazionale di Capo Colonna; Ivan Comi, autore fotobook e docufilm. L’incontro si propone di illustrare la singolare presenza di fari, realizzati nella seconda metà dell’Ottocento sui promontori di Punta Stilo e di Capo Colonna, entrambi oggi parte di parchi archeologici: quello di Capo Colonna e quello dell’antica Kaulon. Realtà di estremo interesse nel panorama archeologico della Magna Grecia, il primo custodisce i ruderi del santuario della dea greca Hera Lacinia, uno fra i principali del Sud Italia, mentre al secondo appartengono le vestigia di una insigne città appartenente al novero delle poleis di origine achea. Il tema è trattato all’interno di un’opera curata da un fotografo professionista che, su concessione della Marina Militare, racconta tutti i fari presenti in Calabria attraverso un book fotografico ed un docufilm.

Palazzo Teotino Nieddu del Rio, sede del museo del Territorio a Locri (Rc)

Venerdì 15 novembre 2019, dalle 17 alle 17.20, “Abbattimento barriere sensoriali. Un percorso archeologico tra area magno-greca e area grecanica”. Intervengono Rossella Agostino, direttore dei musei e parco archeologico nazionale di Locri e dell’antica Kaulon; Laura Delfino, direttore del museo e parco archeologico nazionale Archeoderi di Bova marina; Rosanna Pesce, responsabile DigiArt. L’incontro presenterà i progetti dei musei archeologici di Locri “Museo del Territorio” e del parco archeologico “Archeoderi” di Bova Marina, che si sono dotati di supporti multimediali quali Videoguida Lis e pianta Braille per rendere accessibile il percorso espositivo di entrambi ai non vedenti e ai sordi. Tali progetti hanno visto la collaborazione della società Digi Art di Reggio Calabria con la quale si è elaborato un percorso illustrativo anche di taglio didattico/ludico per i visitatori in età scolare.

La guida “Kroton e Scolacium. Musei e parchi archeologici: da giacimento culturale a patrimonio da valorizzare”

Venerdì 15 novembre 2019, dalle 17.30 alle 18.30, “Kroton e Scolacium. Musei e parchi archeologici: da giacimento culturale a patrimonio da valorizzare”. Intervengono Maurizio Paoletti, professore di Archeologia classica all’università della Calabria; Gregorio Aversa, direttore del museo Archeologico nazionale di Crotone e museo e parco archeologico nazionale di Capo Colonna. L’ultimo incontro vedrà la presentazione della guida “Kroton e Scolacium”. L’agile volume sintetizza le problematiche storiche e fornisce brevi approfondimenti per la visita del museo Archeologico nazionale di Crotone e dei musei e parchi archeologici di Capo Colonna e Scolacium, che costituiscono tre realtà storicamente interrelate tra loro: dall’antica polis di Kroton, famosa per i suoi atleti e medici oltre che per la presenza della scuola pitagorica, alla città romana erede della colonia crotoniate di Skylletion, da sempre centro nodale di collegamento tra le sponde del mar Jonio e del mar Tirreno.

L’arte di farsi belle, la tessitura, riti femminili cultuali e mitici: il museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme propone in tre martedì un viaggio nel mondo femminile greco antico con il Progetto Vide presentando l’Hydria di Cerzeto, simbolo del Lametino

L’Hydria di Cerzeto conservata al museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme: una scena di toeletta (foto museo Lametino)

Viaggio nel mondo femminile greco antico in tre martedì attraverso le raffigurazioni del pezzo simbolo del museo Archeologico Lametino, l’Hydria di Cerzeto, rinvenuta casualmente nella contrada “Cerzeto” ο “Celsito” (Cz) alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, parte del corredo di una tomba in tegoloni di terracotta, di fabbrica campana, decorata sulla spalla e sul ventre con scene di gineceo e databile al primo quarto del IV sec. a.C. Qualità e dimensioni fanno pensare appartenere alla sepoltura di un personaggio di rango. Una ricca decorazione sulle spalle e sul lato principale rappresenta una scena di toilette con Eroti, personaggi femminili e maschili tra il luccichio di gioielli e il contorno di girali floreali e trofei di palmette. Proprio l’Hydria di Cerzeto, che oggi spicca nella seconda sezione del museo Lametino, quella dedicata all’età classica, sarà la protagonista di un Viaggio dell’Emozione, cioè di quel Progetto Vide, ideato dal Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello, e realizzato col sostegno della Regione Calabria, per promuovere e mettere in rete i 16 istituti culturali afferenti al Polo con una mostra virtuale realizzata a Cosenza a Palazzo Arnone, dove una camera immersiva, sviluppata con moderne tecnologie di animazione grafica computerizzata, permette ai visitatori di intraprendere un viaggio alla scoperta del ricco patrimonio culturale calabrese e delle innumerevoli storie che può raccontare.

Il museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (Cz)

Il Progetto Vide – Viaggio dell’Emozione stavolta fa tappa al museo Archeologico Lametino con un ricco programma di eventi previsti per le giornate del 15, 22 e 29 ottobre 2019 dal titolo “L’Hydrìa di Cerzeto. Viaggio nel mondo femminile tra realtà e mito”. Per l’occasione il museo Lametino ha scelto di esporre virtualmente l’Hydrìa di Cerzeto, pezzo iconico della collezione. Le scene a carattere erotico-nuziale, riprodotte con una grande esuberanza decorativa sul vaso, alludono alla sfera matrimoniale e alla preparazione per il primo incontro d’amore. Esse rappresentano un’occasione per intraprendere un viaggio nel viaggio, alla scoperta dell’affascinante mondo femminile greco, di cui, in una serie di incontri organizzati al Museo, si intende esplorare i più diversi ambiti: da quelli legati alla vita reale (si pensi alla cosmetichè techne, l’arte di farsi belle attraverso un’attenta scelta di abiti, acconciature, gioielli e l’uso di unguenti dal sensuale profumo, alle attività domestiche di filatura e tessitura (appannaggio esclusivo delle donne) a quelli rituali (cerimonie e culti legati ai passaggi di status femminili) e mitici (intriganti figure divine del pantheon terineo legate alla sfera afrodisia e ctonia).

La locandina degli eventi del Progetto Vide al museo Archeologico Lametino: “L’Hydrìa di Cerzeto. Viaggio nel mondo femminile tra realtà e mito”

Ecco il programma delle iniziative curate da Rosanna Calabrese, funzionario archeologo del Polo museale della Calabria. Martedì 15 ottobre 2019. Dalle 17 alle 21, apertura straordinaria pomeridiana del museo Archeologico Lametino (ingresso gratuito); alle 17.30, presentazione del Progetto VIDE – Viaggio dell’Emozione con “L’Hydrìa di Cerzeto. Viaggio nel mondo femminile tra realtà e mito”. Intervengono: Antonella Cucciniello, direttore Polo museale della Calabria; Rosanna Calabrese, funzionario archeologo Polo museale della Calabria; Giovanna De Sensi Sestito, ordinario di Storia Greca dell’università della Calabria; alle 19.30, Hydrìa di Cerzeto in scena e visita animata alla sezione Classica del Museo. Martedì 22 ottobre 2019. Dalle 17 alle 21, apertura straordinaria pomeridiana del museo Archeologico Lametino (ingresso gratuito); alle 18, I Ciclo di incontri intorno all’Hydrìa. Introduce Rosanna Calabrese; intervengono: Giovanni Vasta, Archeologo: “Il mondo femminile e la cosmetichè techne: il maquillage”; Francesca Morabito, storica dell’arte: “Il mondo femminile e la cosmetichè techne: l’arte di acconciarsi”; Felicia Villella, diagnosta dei Beni culturali: “Il mondo femminile e la cosmetichè techne: l’arte di abbigliarsi”; Samuele Maria Anastasio, archeologo: “Il mondo femminile e le attività dell’oikos: la tessitura e la filatura”. Martedì 29 ottobre 2019. Dalle 17 alle 21, apertura straordinaria pomeridiana del museo Archeologico Lametino (ingresso gratuito); alle 18, II Ciclo di incontri intorno all’Hydrìa. Introduce Rosanna Calabrese. Intervengono: Angela Astorino, conservatore Beni archeologici e artistici: “Il mondo femminile e la cosmetichè techne: la scelta dei gioielli”. Daniela Emanuele, storica dell’arte: “Il mondo femminile e il pantheon terineo”; Angela Bosco, archeologo: “Il mondo femminile e i rituali di passaggio alla vita di adulta: il matrimonio”.

“Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale”: presenze e relazioni fra culture e popoli diversi del Mediterraneo nella Calabria nel I millennio a.C. Il volume presentato al museo Archeologico di Capo Colonna (Crotone) nell’ambito di Discover Museums

Il museo Archeologico nazionale di Capo Colonna

L’obiettivo del progetto di ricerca e di valorizzazione del patrimonio storico-archeologico regionale promosso dall’università della Calabria era quello di far emergere con adeguata evidenza il quadro variegato di presenze e di relazioni fra culture e popoli diversi del Mediterraneo fiorite all’interno della Calabria nel primo millennio a.C. L’esito di questo progetto è stato raccolto nel volume “Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale”, a cura di Giovanna De Sensi Sestito e Stefania Mancuso (Rubbettino Editore 2017) che, per iniziativa del Polo museale della Calabria, è stato presentato il 2 settembre 2018 al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) in occasione dell’evento Discover Museums promosso da UniCal, un percorso che invita alla scoperta del patrimonio culturale regionale e si realizza proprio nell’anno che l’Europa dedica alle sue risorse culturali. Discover Museums è stato pensato proprio perché questo è l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e la Calabria possiede così tante risorse culturali da poter rispondere straordinariamente all’appello dell’Europa. All’insegna della scoperta e della valorizzazione dei tesori museali della Calabria, Discover Museums ha fatto da prologo alla tanto attesa Notte dei Ricercatori 2018 – “SuperScienceMe – REseArCH in your REACH”, quest’anno annoverata tra i progetti ufficialmente riconosciuti dall’Unione Europea. Il grande evento scientifico che quest’anno coinvolge tutti gli atenei calabresi, la Regione Calabria, il CNR è per venerdì 28 settembre 2018, cioè l’ultimo venerdì del mese. E quest’anno oltre all’università della Calabria, che è l’ideatrice del format calabrese dell’evento scientifico, la Notte dei Ricercatori si svolgerà anche negli atenei di Catanzaro e Reggio Calabria, in collaborazione con molti istituti del CNR e in sinergia con il Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria e FinCalabra.

La copertina del libro “Enotri e Brettii in Magna Grecia” (Rubettino editore)

Il libro “Enotri e Brettii in Magna Grecia”. La denominazione, geografica e culturale insieme, di Magna Grecia utilizzata in senso lato per designare la regione, esprime in forma emblematica il profondo grado di permeabilità dimostrato dalle culture italiche, di epoca protostorica e storica, nel recepire apporti culturali esterni, e greci in particolare, pur senza perdere la loro specifica identità. I saggi raccolti nel volume ne offrono ampia documentazione. La ricchezza del patrimonio storico e archeologico calabrese, dalla protostoria all’età ellenistica non si esaurisce infatti nello splendore della cultura delle città magno-greche fiorite lungo le coste ionica e tirrenica, ma include la serie di insediamenti degli Enotri che con esse avevano in varie forme interagito fino all’epoca classica e di quelli dei Brettii strutturatisi dalla metà del IV secolo a.C. in poi, disseminati nelle aree collinari a controllo dei punti di accesso dalla costa e della viabilità interna.

Maggiore attenzione al patrimonio archeologico subacqueo, nuovo spazio espositivo al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna, visione dei relitti sui fondali in realtà virtuale: accordo a Cosenza nell’ambito del Progetto Bluemed

Il museo Archeologico nazionale di Capo Colonna

Palazzo Amone a Cosenza

L’obiettivo è supportare lo sviluppo di un turismo sostenibile e responsabile nelle aree costiere ed insulari del Mediterraneo, puntando alla valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo. Di questo si parlerà venerdì 21 settembre 2018, alle 11.30, a Cosenza, Palazzo Arnone, salone “Giorgio Leone”, alla presentazione dell’accordo di collaborazione fra il Polo Museale della Calabria, guidato da Angela Acordon, e l’Università della Calabria, retta da Gino Mirocle Crisci. L’accordo prevede la realizzazione di uno spazio espositivo innovativo nel museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) e si inserisce nel quadro del Progetto BLUEMED finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma di cooperazione transnazionale INTERREG MED Programme 2014-2020, il cui titolo esteso è “Plan/test/coordinate UnderwaterMuseums, Diving Parks and Knowledge Awareness Centres in order to supportsustainable and responsibletourismdevelopment and promote Blue growth in coastalareas and islands of the Mediterranean”. Il Progetto BLUEMED, realizzato dall’università della Calabria, ha fra i siti pilota anche l’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto” per la quale si punta alla valorizzazione dei suoi numerosi relitti. A tal fine, tra gli obiettivi del progetto, è prevista la realizzazione di un “Knowledge Awareness Center” (KAC) che si configura come uno spazio nel quale, attraverso l’utilizzo di tecnologie multimediali, si offrono ai visitatori informazioni e contenuti relativi ai beni culturali e naturalistici presenti sui fondali del mar Mediterraneo. L’incontro offrirà un interessante momento di confronto e interlocuzione tra le parti interessate che avranno l’opportunità di presentare l’idea di progetto per la realizzazione del KAC al museo Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone) discutendo sulle ricadute culturali ed economiche che esso potrà offrire sul territorio calabrese. Al termine dell’iniziativa sarà possibile verificare in anteprima un sistema di realtà virtuale, che verrà installato al museo di Capo Colonna e che consente di effettuare un’immersione virtuale su due relitti di epoca romana presenti nei fondali.

I falsi in archeologia: a Cosenza incontro “L’Arte non vera non può essere Arte” e al museo dei Brettii e degli Enotri la mostra “Bello ma Falso: tutta un’altra storia!”. I carabinieri nel 2016 hanno sequestrato più di 3mila reperti, tra loro anche falsi

Il Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza nel 2016 ha sequestrato più di 3mila reperti: tra essi in aumento il fenomeno dei falsi

Il patrimonio archeologico della Calabria è un pozzo senza fine. Non meraviglia, purtroppo, che in una tale situazione di ricchezza non perda colpi il mercato antiquario clandestino e il trafugamento illegale dei reperti. Solo nel 2016, è il dato ufficiale del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Cosenza, sono stati sequestrati 3200  pezzi archeologici e storici, per un valore stimato che supera i 2 milioni di euro. E insieme a questo patrimonio trafugato, come hanno confermato il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, il colonnello Fabio Ottaviani, e il comandante del Nucleo, il capitano Carmine Gesualdo, cresce e prospera anche il mercato dei falsi: un fenomeno che in passato ha truffato fior di esperti tanto che, si può dire, non ci sia grande museo che nelle sue vaste collezioni non abbia scovato qualche pezzo tarocco. Così oggi il fenomeno è oggetto di incontri e di mostre.

Ciclo di conferenze “L’arte non vera non può essere vera arte” per conoscere il fenomeno del falso archeologico

Palazzo Arnone a Cosenza

Quindici conferenze in tutta Italia, sul tema “L’Arte non vera non può essere Arte”: è il piano del ministero dello Sviluppo economico, del MiBact e dell’istituto nazionale Anticontraffazione per divulgare quanto più possibile la conoscenza del fenomeno del “falso”. Mercoledì 8 novembre 2017 l’appuntamento è a Cosenza, a Palazzo Arnone, dove alle 10, è in programma “L’arte non vera non può essere arte”, conferenza sulla contraffazione dei beni culturali, alla quale parteciperanno: Angela Acordon, direttore del Polo Museale della Calabria; Gino Mirocle Crisci, rettore dell’università della Calabria e Maria Cerzoso, direttore del museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, che porteranno i saluti di rito. Seguiranno interventi di Anna Maria Guiducci, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Reggio Calabria e Vibo Valentia su “Falsi storici, falsi d’autore”; Mario Pagano, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Catanzaro, Cosenza e Crotone su “I falsi in archeologia”; Mario Spagnuolo, procuratore capo della Repubblica di Cosenza su “Aspetti giuridici del reato di contraffazione”; Armando Taliano Grasso, dell’università della Calabria, e Salvatore Medaglia, laboratorio di Topografia antica e Antichità calabresi su “Imitatio antiquorum. Considerazioni sulla falsificazione dei manufatti archeologici”; Mauro Francesco La Russa, dell’università della Calabria, su “Indagini di laboratorio e tecniche scientifiche per la ricerca dei falsi”; Domenico Miriello, dell’università della Calabria, su “Vero o falso: l’approccio per l’autenticazione di bronzi e manufatti lapidei naturali”; e Carmine Gesualdo, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, su “Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nella repressione della contraffazione di opere d’arte: presentazione di alcune indagini sul falso, che modererà i lavori”.

Una sala del museo dei Brettii e degli Enotri a Cosenza

Il direttore del museo dei Brettii e degli Enotri, Marilena Cerzoso, con l’occasione, presenterà il contributo del museo civico all’iniziativa: una mostra, di reperti archeologici falsi e di opere d’arte, anch’esse false, sequestrate dai Carabinieri del Nucleo. La mostra, “Bello ma Falso: tutta un’altra storia!”, sarà inaugurata il 17 novembre 2017, alle 17. La mostra è curata da Marilena Cerzoso, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e il laboratorio di Topografia Antica e Antichità Calabresi del dipartimento di Studi umanistici dell’università della Calabria, di cui è responsabile il professor Armando Taliano Grasso, insieme al laboratorio di Diagnostica e Conservazione dei Beni culturali del dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, che hanno rispettivamente realizzato gli esami autoptici e le analisi diagnostiche sui reperti archeologici. “Nel rispetto della mission educativa del museo”, spiega Cerzoso, “la mostra, oltre che uno scopo conoscitivo, persegue finalità didattiche. Si vuole infatti sottolineare l’importanza dello sviluppo della ricerca scientifica nel campo dei beni culturali come strumento per la diffusione della legalità, trasformando in messaggi educativi ciò che scaturisce da fatti criminosi”.

Il manifesto della mostra “Vero o falso. Il valore dell’originale, lo stile dell’imitazione”, curata da Carmelo Malacrino e Patrizia Marra

Il tema dei falsi archeologici in Calabria aveva animato anche l’estate 2017 con la mostra promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria “Vero o falso. Il valore dell’originale, lo stile dell’imitazione”, curata da Carmelo Malacrino e Patrizia Marra: una piccola mostra che ha proposto un dialogo vivace e stuzzicante con il visitatore, cui sono stati presentati oggetti antichi e manufatti realizzati in epoca moderna che fanno parte delle collezioni del MArRC conservate nei depositi. L’idea è stata quella di ripercorrere a grandi linee i principali orientamenti nei confronti della produzione di copie e della realizzazione di “falsi” dall’antichità ad oggi. E al contempo è stato illustrato il progresso dei metodi di indagine fisico-chimica che permettono oggi di acquisire un altissimo livello di dettaglio sulla conoscenza dei reperti che l’archeologo si trova a maneggiare. “L’obiettivo è far riflettere il visitatore”, spiega il direttore del MArRC, Malacrino, “sull’importanza del reperto d’arte, il cui valore intrinseco, in associazione alla sua originalità, va di pari passo con il ruolo di testimone di una condivisa memoria storica che è nell’interesse di ciascuno di noi tutelare e preservare. L’imitazione nell’arte è un fenomeno comune che nasce sia dal bisogno di emulare il modello, in senso positivo, per crescere in bravura e in perfezione, sia per soddisfare l’economia e generare prodotti da vendere sul mercato”.

Alla scoperta dei Brettii, antico popolo italico che popolò la Calabria dal IV sec. a.C.: incontro al museo della nazionale Archeologico della Sibaritide

La mappa degli insediamenti dei Brettii in Calabria (museo dei Brettii e degli Enotri, Cosenza)

A parlare dei Brettii, un popolo italico noto anche come Bruttii o Bruzi, sono alcuni storici antichi come Strabone, Diodoro Siculo e Giustino. Ricordano che i Brettii comparvero in Calabria intorno alla seconda metà del IV sec. a.C. espandendosi nella terra degli Enotri ai danni delle colonie greche della costa. Pare che essi fossero dei servi-pastori dei Lucani da cui si separarono in seguito ad una ribellione e, dedicatisi dapprima al brigantaggio e alle scorrerie, successivamente si riunirono in una Confederazione che elesse come capitale (metròpolis) Cosenza (circa 356 a.C.). Nonostante vari tentativi di resistenza all’espansione romana in Italia meridionale, che li videro anche alleati dei Cartaginesi durante la seconda guerra punica (219-202 a.C.), non ebbero la capacità di opporsi alla conquista definitiva del Bruzio (fine del III sec. a.C.).

Una sala del museo nazionale Archeologico della Sibaritide

Al tema “I Brettii: storia, cultura, evidenze archeologiche” è dedicato l’incontro di sabato 1° aprile 2017, alle 17, a Cassano allo Ionio (Cosenza), nella sala convegni del museo nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio. All’iniziativa, indetta dalla Società Italiana per la Protezione dei Beni culturali (Sipbc onlus) sezione Calabria “Luigi De Luca” con il patrocinio della Deputazione di Storia patria per la Calabria e la collaborazione del museo nazionale Archeologico della Sibaritide, parteciperanno: Adele Bonofiglio, direttore museo nazionale Archeologico della Sibaritide, che relazionerà su “Note sul percorso espositivo del Museo Archeologico di Sibari”; Carmine Gesualdo, comandante Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Cosenza; Franco Liguori, presidente Sipbc onlus Calabria; Gian Piero Givigliano, docente università della Calabria, “Identità e vicende storiche dei Brettii attraverso le fonti letterarie”; Armando Taliano Grasso, docente università della Calabria, “Città fortificate brettie tra Thuri e Kroton”; Maria Cerzoso, direttore museo dei Brettii e degli Enotri, “Cosenza, metropoli dei Brettii”.

Ercolano. Un team internazionale del Cnr è riuscito a leggere (senza aprirli) due rotoli papiracei della famosa Villa dei Papiri dove fu rinvenuta l’unica biblioteca conservata del mondo antico: “Un risultato eccezionale”

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Ricostruzione della Villa dei Papiri di Ercolano appartenuta alla famiglia dei Pisoni

Era il 19 ottobre 1752 quando a Ercolano, in fondo a un pozzo profondo molti metri scavato nella lava, le ricerche dirette da Roque de Alcubierrre, affiancato da Karl Weber, portarono a scoprire 1800 rotoli papiracei, l’unica biblioteca completa giuntaci dal mondo antico. Fu proprio quell’eccezionale rinvenimento che diede il nome alla villa, la Villa dei Papiri, realizzata dalla famiglia dei Pisoni, rimasta sommersa nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da una colata di fango. E sedici secoli dopo, nel 1631, un’ennesima eruzione coprì la zona sotto uno spesso strato di lava. E la villa di Papiri fu sepolta da venticinque ai trenta metri di materiale piroclastico. La prima fase di scavi si concluse nel 1761; un’ulteriore, breve, campagna di indagini si ebbe tra il 1764 ed il 1765 con la partecipazione di Francisco la Vega e Camillo Paderni: in seguito, a causa delle esalazioni tossiche di mofete, vennero chiusi tutti i pozzi di aerazione ed i cunicoli. Le indagini della Villa dei Papiri ripresero nel 1980 quando venne nuovamente localizzata, seguendo anche le antiche piante borboniche, mentre le operazioni di scavo a cielo aperto iniziarono nel 1985; un’altra fase di scavo si ebbe tra il 1996 ed il 1998, mentre dal 2002 fu messa in opera un’azione di bonifica tramite l’utilizzo di pompe idrovore, per tenere costantemente all’asciutto la parta esplorata: gli ambienti visibili si limitano all’atrio, alla basis villae ed alcune stanze di un livello inferiore.

L'ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

L’ingresso della villa dei Papiri negli scavi di Ercolano

Ma se la villa è ancora in gran parte sepolta sotto la lava, i rotoli papiracei, oggi conservati alla Biblioteca nazionale di Napoli, sono disponibili, anche se il loro stato di conservazione li rende fragilissimi. Ma la scienza ci è venuta i soccorso. E con risultati eccezionali. Ora possiamo aprire e leggere virtualmente i famosi papiri di Ercolano. È quanto è riuscito a compiere un team internazionale di ricercatori del Cnr, guidato dagli Istituto di nanotecnologia (Nanotec-Cnr) e Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi-Cnr), unendo varie competenze provenienti dall’ambito della fisica, della matematica, dell’ingegneria, della papirologia fino ad arrivare alla paleografia e alla filologia classica. Lo annuncia la rivista Scientific Reports, che pubblica la ricerca curata da diverse strutture, tra cui l’European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble (Francia), il laboratorio di tomografia del Nanotec-Cnr di Roma, i laboratori di fisica dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università della Calabria. È stata infatti creata una tecnologia all’avanguardia che permette di accedere ai testi contenuti negli antichi rotoli senza svolgerli, così da preservare la loro integrità.

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

Uno dei rotoli papiracei recuperati 250 anni fa dalla Villa dei Papiri di Ercolano

“Abbiamo analizzato due rotoli ercolanesi della collezione con una tecnica avanzata di tomografia a raggi X, solitamente utilizzata in ambito medico, e applicato una serie di algoritmi di analisi dei dati, sviluppati ad-hoc per lo svolgimento virtuale. Questa tecnica che utilizza luce di sincrotrone ha la caratteristica di amplificare il contrasto tra la scrittura e il papiro, così da ndividuare e distinguere al meglio il testo al suo interno”, spiega Alessia Cedola, ricercatrice di Nanotec-Cnr. “Ciò ha permesso un’accurata indagine della struttura interna e della scrittura. Già un altro gruppo del Cnr guidato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi ha recentemente applicato la stessa tecnica per lo studio di papiri di Ercolano, ma i risultati ottenuti ora imprimono un impulso significativo allo stato dell’arte attuale, poiché finalmente si è riusciti a svolgere virtualmente i papiri rivelando così una parte significativa del testo, scritto esclusivamente in lingua greca, e nascosto all’interno”. E Graziano Ranocchia di Iliesi-Cnr: “La lettura del testo greco, decifrato grazie alle competenze presenti nel nostro istituto ha dato voce a illustri filosofi greci della scuola di Epicuro e alle loro opere inedite, finora solo in parte riportate alla luce. Tali scoperte potrebbero essere in grado di rivoluzionare le nostre conoscenze nel campo della storia della filosofia antica e della letteratura classica”.

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Un rotolo di Ercolano sottoposto alla speciale tomografia ai raggi X

Oltre al contenuto dei testi, l’analisi ha permesso di acquisire altre informazioni preziose. Lo svolgimento dei due rotoli ne ha svelato la storia, portando alla luce elementi interessanti a noi prima ignoti, come tipologie scrittorie diverse, un’erronea associazione di un papiro ad una porzione già scoperta in passato e la presenza di sabbia e piccoli sassi all’interno, probabilmente provenienti dagli eventi catastrofici che precedettero l’eruzione pliniana. “Le molteplici competenze accumulate in questo campo dal Cnr lasciano sperare in una svolta sostanziale nella nostra conoscenza della biblioteca della Villa dei Papiri”, concludono i direttori degli Istituti Iliesi e Nanotec-Cnr, rispettivamente Antonio Lamarra e Giuseppe Gigli.