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Egitto. Nuove scoperte da Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (Minya): la quarta campagna di scavo ritrova due pozzi funerari. In uno il sarcofago di un capo dei sacerdoti della XXVI dinastia, nell’altro la tomba del supervisore del tesoro reale, Pa-di-Iset, con statue di pietra, vasi canopi in alabastro, amuleti, migliaia di ushabti in buono stato di conservazione

Sarcofago in pietra risalente alla XXVI dinastia scoperto in un pozzo funerario nella necropoli di Al-Ghorifa a Tuna el Gebel (Minya) (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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Cartolina dei reperti trovati nella tomba del tesoriere reale Pa-di-Iset ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Quando la missione archeologica egiziana guidata dal segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, Mustafa Waziri, ha iniziato la sua quarta stagione nell’area archeologica di Al-Ghorifa di Tuna el Gebel nel Governatorato di Minya certo non avrebbe certo pensato di avere subito dei grandi risultati. Anche se, a dire il vero, nelle tre stagioni precedenti sono state scoperte molte tombe di famiglia appartenenti agli alti sacerdoti del dio Djehuty e alti funzionari nel XV nomo dell’Alto Egitto con la sua capitale El Ashmunein/Hermopolis, e 19 cimiteri contenenti 70 sarcofagi in pietra di varie dimensioni e forme e arredi funerari.

Il sarcofago antropoide in pietra e le centinaia di ushabti del sacerdote Djehuty-em-hotep della XXVI dinastia scoperti ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Una volta ultimato lo sterro dei detriti, è stato scoperto un pozzo sepolcrale profondo 5 metri, con un sarcofago di calcare e un certo numero di ushabti. “La sepoltura”, ha spiegato Waziri, “apparteneva al capo sacerdote del dio Djehuty, chiamato Djehuty-em-hotep della XXVI dinastia, ed era il figlio di Harsiesi, il cui sarcofago era stato scoperto nella prima stagione di scavi nel 2018. La bara è decorata con scene raffiguranti i quattro figli di Horus, in buono stato di conservazione, accanto ad essa è un gruppo di statue ushabti”.

I quattro vasi canopi in alabastro trovati nella tomba del tesoriere reale Pa-di-Iset ad Al-Ghorifa di Tuna el Gebel (Minya) (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Passa una settimana, ed ecco la scoperta della tomba del supervisore del tesoro reale, Pa-di-Iset, con statue di pietra all’interno, e i reperti archeologici sono in buono stato di conservazione. Mustafa Waziri ha spiegato che la sepoltura è costituita da un pozzo funerario profondo 10 metri, che conduce ad una grande stanza con nicchie scavate nella roccia chiuse con lastre di pietra di forma regolare, all’interno delle quali sono state trovate due statue in pietra calcarea, una a forma di vitello Api e l’altra è una donna, oltre ai vasi canopi, tra ai più belli mai trovati, realizzati in alabastro a forma dei quattro figli di Horus, con incisi i titoli e i nomi del defunto. Waziri ha indicato che sono state trovate anche 400 statue ushabti di maiolica blu e verde che portano il nome del defunto, e sei sepolture dei membri della sua famiglia con quasi mille statue ushabti di maiolica, e gruppi di vasi canopi in pietra calcarea, alcuni amuleti, scarabei e una serie di vasi di ceramica risalenti al periodo saitico tra la XXVI e la XXX dinastia.

A Tuna el-Gebel, vicino a Minya, nel Medio Egitto, scoperta una necropoli di tombe rupestri dei sacerdoti del dio Thot: in otto tombe di famiglia ritrovati 40 sarcofagi, molte mummie, oltre mille ushabti in faience. Il ministro: una scoperta eccezionale destinata a portare nuove conoscenze alla fine degli scavi nei prossimo cinque anni

Il ministro egiziano delle Antichità Khaled el-Enani dentro le tombe rupestri scoperte in una necropoli di Tuna el-Gebel

Mille ushabti, quaranta sarcofagi e molte mummie da otto tombe di Tuna el-Gebel, vicino alla città di Minya, nel medio Egitto: le tombe apparterrebbero ai sacerdoti di Thot, dio della sapienza, e ai loro familiari e risalirebbero a un periodo che va dall’Epoca Tarda all’inizio della dinastia tolemaica (VII-IV sec. a.C.). “L’eccezionale scoperta” (l’hanno definita le autorità egiziane) di una necropoli di tombe rupestri è stata annunciata dal ministro egiziano delle Antichità Khaled el-Enani: “E questo è solo l’inizio, frutto di due mesi di indagini. Ci vorranno almeno 5 anni per indagare in maniera esaustiva l’intera area archeologica”. Le piccole statue, il cui nome in egizio significava “quelli che rispondono”, elemento integrante ed indispensabile del corredo funebre, sono state trovate dalla missione  archeologica  egiziana, guidata dal Segretario Generale del Supremo consiglio delle Antichità, l’archeologo Mostafa Waziry. Il team di archeologi ha infatti portato alla luce “una incredibile necropoli di tombe rupestri della seconda metà del I millennio nei pressi di Minya, nella zona di el-Gharifa a quasi dieci chilometri a Nord di Tuna el-Gebel”, località sulla riva occidentale del Nilo a Ovest di el-Ashmunein, chiamata in greco Hermopolis, cioè la città del dio Hermes (corrispondente all’egizio Thot).

Il deserto occidentale dove sorge la località di Tuna el-Gebel, vicina al sito di el-Ashmunein chiamata in greco Hermopolis (foto Maurizio Zulian)

“Sparsi su sette chilometri di deserto vi sono numerosi monumenti”, spiega Maurizio Zulian, conservatore onorario egittologo della fondazione museo civico di Rovereto, per la quale ha curato la catalogazione dei siti archeologici del Medio Egitto in partnership con il Consiglio supremo delle antichità egiziane. “Il primo che si incontra durante la visita del sito, sulle pendici della bassa falesia è una delle stele di confine di Amenofi IV (Akhenaton), la cosiddetta stele A, tra le meglio conservate e comoda da raggiungere: delimitava la frontiera di Akhetaton (Amarna). Lì vicino un’altra stele di confine , la stele B, è ai limiti della terra coltivata. Più avanti, verso Sud, incontriamo la famosa tomba di Petosiri, un monumento funerario  prestigioso, una parte del quale è dedicato al proprietario della tomba l’altra ai membri della sua famiglia”. Si tratta di un tempio tradizionale in miniatura: “L’edificio – continua Zulian – combina lo spirito della tomba con quello del tempio. Si colloca tra la fine delle dinastie egizie e l’arrivo di Alessandro in Egitto”.

La “città dei morti” greco-romana nella zona di Tuna el-Gebel (foto Maurizio Zulian)

“A sud di questa tomba monumentale si estende una vasta città dei morti greco-romana con proprie strade di accesso. Le tombe e le case funerarie sono decorate con pitture egittizzanti dai vivaci colori. La più famosa è quella di Isidora che conserva ancora al suo interno la mummia della giovane annegata nel Nilo. A nord-ovest della tomba di Petosiri furono scavati grandi tunnel che occupano una superficie di alcuni ettari: queste catacombe erano i sepolcri di ibis e cinocefali, animali sacri a Thot, dei quali sono state ritrovate migliaia di mummie molte delle quali sono ancora in loco”.

“L’esercito” di ushabti trovati nelle tombe rupestri di Tuna el-Gebel (foto ministero delle Antichità egiziane)

“La scoperta delle tombe con gli ushabti, oltre mille statuette in faience”, interviene il ministro, “è destinata a portare a nuove rivelazioni una volta completati gli scavi del sito, una necropoli  per tombe di famiglia, che comprende un gran numero di pozzi di sepoltura. Finora ne sono state trovate otto che si possono datare tra la fine del periodo Tardo e l’inizio del periodo Tolemaico. La missione ha trovato una quarantina di sarcofagi in calcare, un gruppo di sepolture dei sacerdoti del dio Thot, la divinità principale del XV nomo la cui capitale era Ashmunein”.  Secondo il ministro particolarmente interessante una tomba che dai primi rilievi sembrerebbe appartenere a un sommo sacerdote di Thot, l’antico dio egizio della sapienza, della scrittura, della magia, della misura del tempo, della matematica e della geometria, rappresentato con una testa di Ibis. Il sacerdote, identificato dai geroglifici sui vasi canopi come Djehuty-Irdy-Es, ricevette il titolo di “Uno dei Grandi Cinque”, che veniva riservato al più anziano dei sacerdoti del dio. Tra i reperti, alcuni dei quali perfettamente conservati, è stato trovato anche uno scarabeo che riporterebbe l’iscrizione propiziatoria “Buon anno”. “Il caso ha voluto”, ha fatto notare Mostafa Waziry, “che quello scarabeo sia stato ritrovato proprio alla fine di dicembre 2017”.