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Il nuovo museo Archeologico di Altino (Venezia) prende forma: venerdì 12 si inaugura il nuovo edificio, e per un giorno si visitano gli spazi che apriranno nel giugno 2015

Il grande edificio che viene inaugurato e che ospiterà il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino (Venezia)

Il grande edificio che viene inaugurato e che ospiterà il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Il grande progetto “Da Altino a Torcello. Archeologia, ambiente e storia della Laguna Nord di Venezia” prende forma venerdì 12 dicembre: la pre-apertura del nuovo museo nazionale Archeologico di Altino durerà solo un giorno per chiudere subito dopo e riaprire a giugno, una volta completato l’allestimento del primo lotto espositivo. Ma la cerimonia se pur breve di venerdì, con l’inaugurazione del nuovo edificio museale di Altino e la presentazione del progetto di restauro e del progetto del nuovo allestimento, darà il via ufficialmente a quel percorso virtuoso – condiviso con il pubblico – che porterà appunto nel prossimo giugno 2015 all’apertura del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino, destinato a diventare “non solo contenitore/comunicatore degli oggetti simbolo di Altino e della Laguna Nord, ma anche grande polo culturale, attrattore e catalizzatore di tutte le istanze collegate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dell’intero comparto territoriale”, parola di Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto, e di Vincenzo Tiné, soprintendente per i Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tiné. Dopo vent’anni (dieci dei quali impiegati nello scavo del santuario protostorico – il più antico nucleo della futura città – scoperto proprio nello spazio destinato al nuovo museo) si sono infatti conclusi i complessi e articolati lavori di ristrutturazione e adeguamento funzionale del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino (la Venezia prima di Venezia). “Finalmente questo straordinario sito, uno dei più importanti della romanità cisalpina e un caso storico-archeologico di rilevanza internazionale, dispone di una sede idonea ad ospitare gli ingenti lotti di materiali provenienti da secoli di collezionismo e ricerca scientifica”.

Il progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino annesso al sito archeologico

Il progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino annesso al sito archeologico

L'ingresso di quello che ora è il vecchio museo Archeologico di Altino

L’ingresso di quello che ora è il vecchio museo di Altino

L’idea del nuovo museo. L’attuale sede del museo Archeologico nazionale di Altino era da tempo considerata inadeguata a conservare, fare conoscere e divulgare la storia archeologica del territorio altinate. Per questo è stata pensata una nuova struttura “idonea a soddisfare le crescenti esigenze espositive e gestionali del patrimonio culturale, la cui costruzione si accompagna a un riallestimento della parte esistente”. Il nuovo complesso architettonico, realizzato su un’area demaniale in località “La Fornace” nel comune di Quarto d’Altino (Venezia), consisterà in due edifici rurali restaurati e in tre nuovi corpi di fabbrica, diventando, per estensione, numero e qualità dei servizi offerti, il primo museo archeologico del Veneto. Il progetto, elaborato dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, è stato concepito in modo da assicurare la continuità alla narrazione espositiva, la differenziazione dei percorsi (pubblico, dipendenti del museo, gestori dei servizi aggiuntivi), la visibilità delle persistenze archeologiche, lo svolgimento di attività collaterali (mostre, spettacoli teatrali, concerti, installazioni). “I visitatori – spiegano in soprintendenza – saranno in grado di percepire il percorso che dal loro rinvenimento conduce all’esposizione delle testimonianze archeologiche del passato, familiarizzandosi con quei passaggi, tecnici e amministrativi, che consentono al reperto di divenire bene culturale oggetto di godimento pubblico e parte integrante di un processo scientifico-informativo di grande rilevanza”.

Altino romana era in una posizione strategica all'incrocio della via Annia e della via Claudia Augusta

Altino romana era in una posizione strategica all’incrocio della via Annia e della via Claudia Augusta

Monumento funerario romano conservato ad Altino

Monumento funerario romano conservato ad Altino

Altino e l’Altinate. Le prime tracce di frequentazione umana sembrano risalire al VII millennio a.C., ma è con l’età del Ferro (I millennio a.C.) che si forma un primo insediamento stabile. Occorre, però, giungere al V secolo a.C. per trovare uno stanziamento sul territorio di una certa consistenza posto tra il fiume Zero e il canale Siloncello, in prossimità di quella che sarà l’arteria romana principale, la via Annia, realizzata nel 131 a.C. Lo sviluppo e la fortuna della città sono dovuti anche alla posizione geografica limitrofa alla laguna e, quindi, al mare, nonché ai numerosi corsi d’acqua che costituirono una vera e propria rete di trasporto e di scambio commerciale. Il porto, probabilmente situato in località Montiron, conferma la funzione di interscambio tra il traffico terrestre e quello acqueo-marittimo-lagunare. Le notevoli capacità tecnico-costruttive acquisite nell’organizzazione dei territori conquistati suggerirono ai Romani di costruire la via Annia e parte della Claudia Augusta rialzate su un terrapieno, in considerazione delle escursioni di marea e del regime variabile dei corsi d’acqua. Il tessuto abitativo e l’impianto viario, delineati già alla metà del I secolo a.C., trovano naturale completamento nella centuriazione che si va estendendo a Nord della città, fra il Muson e il Sile, al confine con quelle di Padova, Asolo e Treviso: a partire dall’anno 89 a.C. e per circa un cinquantennio si realizza la trasformazione da abitato paleoveneto a città romana. Pochi anni dopo Altino diviene municipio e viene iscritta alla tribù “Scaptia”. La maggiore espansione di Altino è da collocare agli inizi del I secolo d.C.: le numerose campagne di scavo promosse e fatte eseguire dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto hanno portato alla luce numerose strutture edilizie della città e della necropoli, oltre a innumerevoli reperti. È in questo periodo che Altino assume il ruolo di importante scalo fluviale e marittimo dell’Adriatico, assolvendo soprattutto alla funzione di smistamento del traffico commerciale tra il Nord e il Mediterraneo. Con il II secolo d.C. si assiste ad una lenta, ma inarrestabile, decadenza economica e culturale di Altino. A partire, poi, dal IV secolo d.C. diviene sede vescovile con la costruzione di chiese e sacelli. E durerà fino al VII secolo d.C. quando, con la caduta della città per mano longobarda, e la maggior parte della popolazione che si spostava sulle isole dell’estuario, territorio ritenuto più sicuro, l’episcopio venne trasferito a Torcello.

Veduta assonometrica del progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Veduta assonometrica del progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Un museo strategico. La posizione geografica dell’area demaniale destinata ad accogliere il nuovo museo archeologico, il cui valore strategico era stato compreso e abilmente sfruttato in epoca romana, consente collegamenti reali e possibili per terra, per acqua e per aria. L’area museale, posta in prossimità dell’asse viario Padova-Venezia-Treviso, è collegata alla rete viaria, stradale e autostradale, che conduce a Udine, a Trieste e al confine da un lato, e all’entroterra veneto dall’altro. Il sistema fluviale, attualmente sottoutilizzato (vi è un solo collegamento da Portegrandi a Treviso sul Sile), deve essere potenziato: la linea pubblica di navigazione da Venezia per Torcello può giungere a ridosso dell’area demaniale risalendo parte del fiume Dese e quindi imboccando il canale Santa Maria. L’attuazione di tale collegamento farebbe entrare di fatto Altino nel circuito dei musei veneziani. La vicinanza con l’aeroporto di Venezia, il Marco Polo di Tessera, fa, poi, assumere interesse internazionale al nuovo museo, potendo disporre di una rete aerea in continuo e progressivo potenziamento: durante la sosta per l’interscambio dei voli intercontinentali può essere organizzato un trasporto per effettuare una visita veloce al museo.

Nel "vecchio" museo di Altino trovano posto i reperti provenienti dalla necropoli romana

Nel “vecchio” museo di Altino trovano posto i reperti provenienti dalla necropoli romana

Una sala espositiva del museo Archeologico nazionale di Altino

Una sala espositiva del museo Archeologico nazionale di Altino

Venerdì 12 dicembre, il grande giorno. Vent’anni di lavori, si diceva, ostacolati da notevoli difficoltà burocratiche e finanziarie e dal rinvenimento dello straordinario santuario protostorico. Ma il primo traguardo è stato raggiunto grazie alla sinergia tra il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto), la Regione del Veneto e la società Arcus SpA. La conquista della prima tappa di questo percorso, che farà di Altino e della Laguna Nord di Venezia uno dei principali attrattori turistici del Veneto, sarà dunque celebrata venerdì 12 dicembre, alle 15.30: al taglio del nastro con Soragni e Tiné ci sarà il governatore del Veneto, Luca Zaia. Seguirà l’inaugurazione del nuovo allestimento del “vecchio” museo di Altino, riqualificato come ulteriore spazio espositivo presso le aree archeologiche, e un brindisi offerto da Bisol. Da fine luglio 2014 infatti il “vecchio” museo Archeologico è stato riallestito per illustrare esclusivamente la necropoli romana, con un nuovo apparato didascalico, con reperti archeologici provenienti dall’antica città di Altinum e dalla sua necropoli. L’evento di venerdì è aperto al pubblico e rappresenta la prima data di un calendario di eventi pubblici e partecipati che accompagneranno tutti gli interessati alla conoscenza delle ulteriori tappe di realizzazione del progetto di allestimento e in generale degli sviluppi del grande progetto “Da Altino a Torcello. Archeologia, ambiente e storia della Laguna Nord di Venezia”. “Considerata la lunga attesa e la forte aspettativa da parte della comunità locale e degli addetti ai lavori”, sottolineano Soragni e Tiné, “e la grande soddisfazione di aver finalmente completato un percorso estremamente laborioso ma con risultati eccezionali, che fanno di Altino l’unica struttura museale archeologica propriamente moderna e in linea con gli standard internazionali del Veneto, è parso giusto condividere con il pubblico un primo momento inaugurale del complesso”. E aggiungono: “In un’ottica di partecipazione delle tappe del programma di allestimento è stata predisposta una sezione di spiegazione del percorso espositivo dell’intero compendio e sono state preallestite alcune vetrine che fungono da esempio di quello che sarà l’assetto definitivo. Solo sabato sarà possibile visitare tutti gli spazi del museo, già perfettamente restaurati e adeguati alle nuove funzioni, comprese quelle essenziali degli uffici, dei laboratori, della biblioteca, della sala conferenze, dello spazio per esposizioni temporanee e dei servizi aggiuntivi al pubblico (bar-ristorante, book-shop, punto informativo, aula didattica)”.

Un interno del grande edificio che ospiterà il nuovo museo Archeologico di Altino

Un interno del grande edificio che ospiterà il nuovo museo Archeologico di Altino

Museo e cantiere aperto. Una sorta di “cantiere aperto” condiviso in itinere, quindi, più che la definitiva inaugurazione dell’intero museo, che comporterà ancora anni per il restauro e il trasferimento delle ingenti collezioni altinati e la disponibilità di ulteriori, importanti, risorse finanziarie per la realizzazione dei relativi allestimenti museografici. L’allestimento degli spazi museali è già iniziato: il primo lotto espositivo, che prevede, nella storica “Risiera”, le sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria al piano terra e quelle dedicate alla romanizzazione e alla città romana al primo, sarà completato entro giugno 2015. I costi complessivi dell’attuale intervento sono stati di 500mila euro per il primo lotto di lavori di allestimento e di adeguamento funzionale del museo Archeologico nazionale di Altino interamente finanziato da Arcus Spa; 6 milioni per il completamento dell’intervento (di cui 1,2 milioni da Arcus attraverso la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto e la Regione del Veneto, e 4,88 milioni da risorse POR-parte FESR (2007-2013).

Il nuovo allestimento, che si potrà già intuire se non proprio apprezzare nell’apertura straordinaria di venerdì 12, punta a minimizzare la presenza delle strutture espositive per valorizzare i reperti ed attirare l’attenzione sul contenuto piuttosto che sul contenitore. “Il filo conduttore della progettazione museografica – ricordano in soprintendenza – è stato quello di creare strutture che non denunciano se stesse, ma solo la funzione del loro essere, privilegiando la linearità e l’essenzialità delle forme alla spettacolarità”. Per far ciò si sono ridotti al minimo possibile gli spessori e gli ingombri delle strutture portanti gli oggetti; l’illuminazione stata direzionata e concentrata sugli oggetti per esaltarne le caratteristiche e far “scomparire” gli espositori e i supporti; l’apparato didascalico è stato reso chiaramente leggibile e sintetico; infine è stato previsto un percorso di visita definito ed univoco, pur se articolato per sezioni e percorsi alternativi.

Scoperta da Ca’ Foscari a Torcello la “dieta veneziana” di mille anni fa: un mix di carne, pesce, frutta e verdura

L'isola di Torcello nella laguna di Venezia con la Basilica di Santa Maria Assunta

L’isola di Torcello nella laguna di Venezia con la Basilica di Santa Maria Assunta

Scoperta a Torcello la “dieta veneziana” di mille anni fa. Agli albori della Serenissima, i suoi abitanti potevano vantare uno specifico regime alimentare: carne e pesce ma anche frutta e verdura, dai cetrioli alle pesche e l’uva. È il risultato delle prime analisi condotte nei laboratori dell’università Ca’ Foscari di Venezia sui reperti trovati tra novembre 2012 e marzo 2013  in un’area dell’isola di Torcello non ancora nota da un punto di vista archeologico a fianco della basilica di Santa Maria Assunta: un abitato del X secolo che ha rilevato una intensa produzione agricola e artigianale. “La dieta dei primi abitanti dell’isola veneziana di Torcello, tra il X e l’XI secolo”, spiegano a Ca’ Foscari, “era di grande qualità con un’ottima integrazione tra il pesce (molluschi, pesci di mare aperto) e la carne. Si nutrivano di proteine attraverso il consumo delle carni di capro-ovini. Capre e pecore erano tenute in vita a lungo, per poterne sfruttare il latte e il vello di lana per la tessitura. Nonostante le dimensioni ridotte dell’isola vi era anche un certo numero di bovini. Invece una anforetta in ceramica depurata, ritrovata eccezionalmente integra nello scavo, ha restituito abbondanti resti organici, che sembrerebbero una sorta di composta di pesche”. Ora sono in fase di pubblicazione in Italiano, inglese e sloveno i volumi sui risultati scientifici completi della ricerca curata dall’ateneo veneziano insieme alla Regione Veneto, all’Interno del progetto “Sahred Culture” finanziato nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali.

Lo scavo del "villaggio di legno" , sito altomedievale, sull'isola di Torcello

Lo scavo del “villaggio di legno” , sito altomedievale, sull’isola di Torcello

Lo scavo ha portato alla luce un piccolo “villaggio in legno” (X-XI sec.). Le case erano probabilmente a due piani: a piano terra si sviluppavano le attività artigianali e commerciali e lo stoccaggio di merci e al primo piano si svolgeva la vita della famiglia. “Si trattava di case in legno, affacciate su canali, ma non di case povere, costruite con alla base una grande piattaforma di argilla che serviva a rialzare e isolare termicamente la casa dall’umidità e possiamo immaginare che vi ardesse un fuoco sempre acceso per mitigare l’umidità. Tra un edificio e l’altro vi erano cortili, dei campielli, con un “pozzo alla veneziana”, costruito con materiali di recupero di età romana, per la raccolta dell’acqua piovana”.

Reperti da Torcello portati ad analizzare a Ca' Foscari

Reperti da Torcello portati ad analizzare a Ca’ Foscari

“L’area si conferma essere di altissimo interesse archeologico e storico”, spiega Diego Calaon, responsabile scientifico dello scavo, “con una stratigrafia che copre tutto l’arco cronologico della storia dell’isola di Torcello, dall’alto Medioevo fino alla contemporaneità. Siamo convinti che gli importanti ritrovamenti di questa campagna di scavo e i risultati delle analisi di laboratorio ci aiuteranno ad aggiungere un nuovo tassello alla storia delle origini di Venezia”. Lo scavo interdisciplinare ha visto archeologi, archeometri e restauratori lavorare fianco a fianco con l’obiettivo di una ricostruzione puntuale della storia archeologica dell’isola, e dell’attuazione di un cantiere di alta formazione scientifica per giovani operatori dei beni culturali. I materiali raccolti (ceramiche, metalli, vetro, ossa lavorate, elementi edilizi) sono stati portati ai laboratori di Ca’ Foscari per le fasi di analisi chimico-fisiche. “Le analisi archeobotaniche in corso, sui semi e sui resti vegetali antichi, tra le altre piante presenti ci hanno confermato come l’isola fino dal IV-V secolo d.C. fosse coltivata con specie orticole (tra cui i cetrioli), ma soprattutto con viti e alberi da frutto. Tra questi ci dovevano essere molte pesche. Numerosi infatti sono i semi d’uva e i noccioli di pesca. Un ulteriore dato del tutto nuovo è emerso dalla constatazione che nell’isola si lavoravano le ossa e soprattutto le corna delle capre. Artigiani le tagliavano e le sagomavano per ottenerne oggetti di uso personale e artigianale (pettini, borchie, bottoni, aghi, elementi da telaio)”.

A Torcello trovate fornaci per la produzione di vetro

A Torcello trovate fornaci per la produzione di vetro

Gli scavi hanno confermato inoltre la produzione del vetro su scala quasi industriale su gran parte dell’isola, con la presenza di più fornaci. Sono stati ritrovati calici in vetro, oggetti di grande qualità destinati alle tavole e alle mense delle aristocrazie e delle famiglie reali altomedievali. I resti organici all’interno di anfore sia tardo antiche che altomedievali attestano che l’isola ha avuto un ruolo di scalo portuale dalla tarda antichità e per tutto l’Alto Medioevo: numerose le anfore da olio e vino provenienti dal Mediterraneo Orientale all’Italia Meridionale che arrivavano in laguna per essere distribuite in pianura padana. Torcello quindi aveva già un ruolo di emporio per gli scambi commerciali di Torcello. Ruolo che sarà la fortuna della nascente Venezia.

Lo scavo ha restituito ossa di maiali, capre, ovini e bovini

Lo scavo ha restituito ossa di maiali, capre, ovini e bovini

Le analisi arche-zoologiche effettuate sui resti degli animali hanno permesso di stabilire che nell’isola erano allevati maiali, capre, pecore e bovini. Se nel tardo antico (tra V e VI secolo d.C.) si consumava più carne di maiale, nelle età successive con l’ingrandirsi del sito, i torcellani si nutrivano di proteine attraverso il consumo delle carni di capro-ovini. Capre e pecore erano tenute in vita a lungo, sicuramente per poterne sfruttare il latte e il vello di lana per la tessitura. Nonostante le dimensioni ridotte dell’isola vi era anche un certo numero di bovini. Lo scavo ha dimostrato che il numero dei buoi aumenta considerevolmente nell’età moderna (XV-XVI secolo) quando gli abitanti tendono a trasferirsi in altre isole o a Venezia stessa. Le case così lasciano il posto a campi da coltivare: i buoi sono utilizzati per l’aratura e per il trasporto, come è testimoniato dalle ossa animali macellate provenienti da animali tenuti in vita fino a tarda età proprio per utilizzarli come forza lavoro.

Torcello fin dall'antichità ebbe un ruolo di porto-emporio commerciale

Torcello fin dall’antichità ebbe un ruolo di porto-emporio commerciale

Poco distante dallo scavo principale, sono stati rinvenuti resti di un’altro edificio porticato del VII secolo, un antichissimo “fontego” legato a strutture portuali preesistenti alla chiesa e con un orientamento diverso, dove sono stati ritrovate anfore africane e mediterranee, che fa pensare all’esistenza di un molo dove poter attraccare e scaricare merci fatto che confermerebbe la vocazione portuale di quest’area. “Tutto questo – concludono a Ca’ Foscari – porta a delle riflessioni sulla storia di Venezia e sul ruolo di Torcello”. La nascita di Venezia sarebbe più complessa della leggenda che vuole Torcello fondata dagli abitanti di Altino in fuga dai barbari. “Probabilmente il fiorire di Torcello non è semplicemente legato a un evento bellico, ma è una realtà più articolata, uno spostamento più lungo e dilazionato nel tempo, fatto anche e forse in prevalenza per motivi commerciali”.