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Paestum (Sa). Il 2026 porta al parco archeologico la mostra “La città nel tempio” che prende le mosse dalla scoperta del tempietto arcaico e aggiorna la ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. Prime anticipazioni

I parchi archeologici di Paestum e Velia annunciano la realizzazione della mostra “La città nel tempio”, nel corso del 2026, anche grazie al cofinanziamento della Regione Campania. L’esposizione è ispirata alla recente scoperta di un santuario magno-greco ai margini occidentali dell’antica Poseidonia-Paestum e si propone come uno dei progetti scientifici ed espositivi più rilevanti degli ultimi anni puntando a condividere con il grande pubblico gli aggiornamenti della ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. La mostra si articolerà tra il museo Archeologico nazionale di Paestum e l’area dove sorge il tempietto dorico, configurandosi come un percorso diffuso capace di mettere in dialogo reperti, contesto archeologico, ricostruzioni, nuove tecnologie. L’allestimento presenterà una selezione di materiali, riportati alla luce durante lo scavo (ancora in corso) – principalmente elementi architettonici in pietra locale (travertino e arenaria) ed ex voto in terracotta- accostati ad altri reperti provenienti da altri musei della Magna Grecia e della Sicilia, per offrire un confronto più ampio sul tema dei santuari e delle fondazioni coloniali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione fotografica d’autore, ideata per integrare la narrazione archeologica con lo sguardo dell’arte contemporanea. A guidare il progetto espositivo è un Comitato Scientifico composto da studiosi di rilievo internazionale, a testimonianza del valore e dell’ambizione dell’iniziativa. Ne fanno parte Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Mehrdad Hejazi, dell’University of Isfahan; Clemente Marconi, professore all’università di Milano; Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Valeria Parisi, dell’università della Campania Luigi Vanvitelli; Carlo Rescigno, professore all’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Tiziana D’Angelo, direttrice dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)

Il percorso espositivo. La mostra sarà articolata in diverse sezioni. Una prima parte, dedicata alla scoperta e allo scavo, racconterà il percorso di ricerca dal presente alle origini del santuario, attraverso fotografie, rilievi, piante, disegni, filmati e approfondimenti geomorfologici e topografici. Una seconda sezione, “Il santuario e la città”, sarà dedicata alla ricostruzione del tempio nelle sue diverse fasi edilizie, all’evoluzione dello stile dorico a Paestum e alla rilettura dell’assetto urbanistico e del paesaggio antico. Seguirà una sezione dedicata al rito, al culto e alle divinità, in cui i materiali votivi permetteranno di ricostruire l’evoluzione delle pratiche cultuali dall’età greco-lucana fino all’età romana. Accanto all’esposizione archeologica, il progetto prevede una mostra fotografica affidata a un autore di fama internazionale, chiamato a interpretare lo scavo, il paesaggio e la scoperta attraverso il linguaggio dell’immagine. L’area dello scavo sarà parte integrante del percorso: grazie all’utilizzo di tecnologie immersive saranno proposte ricostruzioni virtuali del tempietto nelle diverse fasi della sua vita e installazioni contemporanee che permettono di restituirne l’alzato e la decorazione. Saranno, inoltre, previste visite guidate curate dal personale dei Parchi, comprese nel biglietto di ingresso e importanti progetti didattici orientati all’accessibilità cognitiva.

Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)

Una scoperta che riscrive la storia urbana di Paestum. La scoperta di un nuovo edificio templare collocato a ridosso del circuito murario occidentale, nei pressi della torre 12 e a poca distanza dall’antica linea di costa risale al 2019 durante i lavori di restauro e messa in sicurezza delle mura urbane.  È emersa, inoltre, una notevole quantità di materiali architettonici lapidei – blocchi di basamento, rocchi di colonne, metope, triglifi, sime e gocciolatoi, riconducibili a un edificio sacro di ordine dorico. Le successive indagini aerofotografiche e geofisiche hanno permesso di individuare con precisione il perimetro della struttura.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum nel 2019 (foto parco archeologico Paestum)

Tra il 2022 e il 2024 sono state condotte le prime campagne di scavo sistematiche, che hanno restituito una stratigrafia complessa, estesa dalla prima età imperiale fino alle fasi più antiche della colonia greca, con evidenze che in alcuni punti risalgono addirittura all’epoca preistorica. Nell’estate del 2025 l’area è stata acquisita dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e le indagini stanno proseguendo su una superficie di circa 480 mq, con l’obiettivo di comprendere meglio la funzione del santuario, il suo rapporto con le mura urbane e il territorio circostante, nonché di individuare la divinità titolare del culto.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

Il tempio, il paesaggio, il culto. La campagna di scavo 2022-2024 ha riportato alla luce un tempio dorico di modeste dimensioni (11,60 x 7,60 m), orientato est-ovest e databile alle fasi finali dell’epoca arcaica, agli inizi del V secolo a.C. L’edificio presenta una peristasi con 4 colonne sui lati brevi e 6 su quelli lunghi, una cella chiusa sul fondo e un altare collocato in asse a circa 9 metri di distanza. Al di sotto della struttura sono stati individuati frammenti pertinenti a un edificio ancora più antico, databile alla prima metà del VI secolo a.C., oltre a testimonianze di frequentazioni preistoriche, tra cui un recinto di pietre inglobato nella costruzione sacra. Il santuario si inserisce in un’area già compresa nella prima pianificazione urbanistica della colonia e si colloca lungo un limite naturale della città, sulla falesia che segna la placca di travertino su cui sorge Paestum. Come avviene in altri contesti del mondo greco, la presenza di uno spazio sacro al confine contribuisce a definire un’idea di limite permeabile, luogo di passaggio tra città e mare, tra cittadini e stranieri, tra dimensione religiosa, politica ed economica. Un’interpretazione che apre nuove prospettive sul ruolo del santuario come presidio simbolico e territoriale della polis. Dallo scavo proviene un numero eccezionale di reperti: oltre 10.000 oggetti, attualmente conservati nei depositi del museo. Particolarmente abbondanti sono la coroplastica e la ceramica miniaturistica, accanto a ceramiche d’impasto, ceramica corinzia, ceramica a vernice nera, metalli, ambra, osso lavorato ed elementi architettonici che in alcuni casi conservano tracce di decorazione policroma.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

Un progetto scientifico ampio. Dal punto di vista strategico, la mostra intende rafforzare il posizionamento dei parchi archeologici di Paestum e Velia come luogo di ricerca, sperimentazione e divulgazione, capace di intercettare un pubblico non solo regionale ma internazionale. Il progetto garantirà piena accessibilità e sarà sviluppato in collaborazione con università, enti di ricerca e partner culturali, per favorire una partecipazione ampia e consapevole alla fruizione del patrimonio.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Giornata di studi. “La città nel tempio” nasce anche con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica una base aggiornata di dati su cui avviare nuove riflessioni sull’architettura sacra e sull’urbanistica della Magna Grecia. In quest’ottica, il progetto sarà accompagnato da una giornata di studi dal titolo (provvisorio): “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, preliminare all’inaugurazione della mostra e alla pubblicazione del catalogo scientifico.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale il convegno di studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione”, promosso dai parchi archeologici di Paestum e Velia, tappa fondamentale nel percorso di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della città antica. Tre giorni di confronti e contributi. Ecco il programma

Dal 18 al 20 settembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Paestum diventa luogo di incontro e confronto internazionale con il Convegno di Studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione”, promosso dai parchi archeologici di Paestum e Velia. I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Massimo Osanna, direttore generale Musei, e di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, nonché Presidente del Comitato Scientifico del convegno. La presenza di relatori di rilievo internazionale e l’ampiezza delle tematiche affrontate confermano l’importanza di questo appuntamento per la ricerca archeologica e per la rilettura critica di una fase storica centrale nella definizione dell’identità di Paestum.

L’iniziativa si articolerà in sette sessioni tematiche, presiedute e moderate da personalità di spicco del settore e dedicate ad aspetti chiave della Paestum romana: Urbanistica e trasformazioni del tessuto urbano; Santuari e culti tra continuità e romanizzazione; Architettura e contesti, con un focus sulla strutturazione del foro, di altri edifici pubblici e impianti termali; Necropoli e territorio, con uno sguardo ai rituali funerari e all’organizzazione del tessuto rurale; Società e istituzioni, tra storia, epigrafia e numismatica; Età tardoantica e cristianizzazione degli spazi; Riuso, riscoperta e valorizzazione del patrimonio dall’età moderna a oggi. Completeranno il programma tre sessioni poster, che offriranno ulteriori spunti di approfondimento sulle ricerche in corso, e le visite guidate al cantiere di scavo del tempietto presso le mura e alla nuova Sezione romana del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, recentemente riallestita. Il convegno “Paestum Romana” si configura come una tappa fondamentale nel percorso di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della città antica, alla cui definizione lavorano in sinergia i parchi archeologici di Paestum e Velia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e le istituzioni accademiche italiane e straniere. Al termine del convegno si verrà così delineando una visione aggiornata e multidisciplinare della storia romana e tardoantica di Paestum e del suo ruolo nel più ampio contesto del Mediterraneo antico.

GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE 2025. Alle 10, SALUTI ISTITUZIONALI E APERTURA DEI LAVORI: Massimo Osanna, direttore generale Musei; Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia. SESSIONE I: URBANISTICA Presiede e modera: Massimo Osanna, direttore generale Musei; 10.30, Nicola Terrenato (University of Michigan), “Paestum nel contesto dell’edilizia pubblica dell’Italia centrale medio repubblicana”; 10.50, Fausto Longo (università di Salerno), “Paestum: l’urbanistica della città romana con una nota sulle ricerche recenti presso il cardo An8”; 11.10, Claudia Widow (Universität Bonn), “Transformation in urban space: the forum of Paestum in the early phase of romanization”; 11.30, pausa caffè; 11.50, Tiziana D’Angelo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Luigi Petti, Marco Limongiello, Carmine Lupo (università di Salerno), “Il santuario presso le mura occidentali di Paestum: storie di crolli e dissesti”; 12.10, discussione. SESSIONE II: SANTUARI E CULTI Presiede e modera: Giovanna Greco, già professore ordinario dell’università di Napoli “Federico II”; 12.30, Francesco Marcattili (università di Perugia), “Paestum romana: divinità e culti tra servitus e libertas”; 12.50, Massimo Osanna (direzione generale Musei), Mauro Menichetti (università di Salerno), “Rappresentazione del potere imperiale tra Paestum e Velia”; 13.10, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), “The North Urban Sanctuary of Roman Paestum: evidence from NUPP’s excavations”; 13.30, pranzo; 14.30, visita allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum; 16.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Melissa Gryan (University of Michigan), “Relections on the Roman Sanctuary at Santa Venera and Venus’ relected visage”; 16.50, Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”), Anna Nenna (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “Heraion al Sele. La ceramica di epoca romana”; 17.10, discussione; 17.30, pausa caffè; 18, SESSIONE POSTER; 18.30, LA NUOVA SEZIONE ROMANA DEL MUSEO Teresa Marino (parchi archeologici di Paestum e Velia), Rosaria Sirleto (ALES Parchi archeologici di Paestum e Velia), “Paestum romana: ricerca, conservazione e valorizzazione nel nuovo allestimento museale”; 19, visita al nuovo allestimento della Sezione romana del museo; 20, Cena.

VENERDÌ 19 SETTEMBRE 2025. SESSIONE III: ARCHITETTURA E CONTESTI Presiede e modera: Emanuele Greco (già direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene): alle 9.30, Jon Albers, Anna Bertelli, Johanna Brenneke, Lilly Eckho, Nicola Ress (Ruhr-Universität Bochum), “New insights on the Temple-Comitium-Complex at the forum in Paestum”; 9.50, Theresa Schapals (Ruhr-Universität Bochum), “The material culture of Roman Paestum – a preliminary view from the urban centre”; 10.10, Paolo Vitti (University of Notre Dame), “Da sala ipostila ad aula rettangolare: la ricerca di monumentalità nella basilica del foro di Paestum”; 10.30, Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), “Le tabernae del foro di Paestum: architetture in evoluzione dalla nascita della colonia all’epoca tardoantica”; 10.50, pausa caffè; 11.20, Cristina Casalnuovo (università di Salerno), “La trasformazione urbana di Paestum in età romana: il caso dell’area dell’anfiteatro”; 11.40, Silvio Leone, Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), “Le terme sul foro di Paestum: archeologia e restauro nel cuore della città tardoimperiale”; 12, Giuseppe Restaino (università di Cassino e del Lazio Meridionale), “Le terme a sud della domus ‘con piscina’. Un contributo alla storia edilizia dell’Insula Is 24”; 12.20, discussione; 13, pranzo. SESSIONE IV: NECROPOLI E TERRITORIO Presiede e modera: Angela Pontrandolfo (professore emerito dell’università di Salerno): alle 14.20, Maria Luigia Rizzo, Michele Scafuro, Antonia Serritella (università di Salerno), “Forme della transizione: ritualità funeraria e cultura materiale nelle necropoli di Paestum dalla fine del IV sec. a.C. alla piena età imperiale”; 14.40, Raffaella Bonaudo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Tiziana D’Angelo (parchi archeologici di Paestum e Velia), “Hic sunt Romani: tombe dipinte e relazioni politiche dalla Campania a Paestum”; 15, Filiberto Chilleri (medico), “Antropologia e Patologia su alcune tombe romane già indagate nella parte orientale delle mura di Paestum”; 15.20, Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”, “Le trasformazioni del territorio di Paestum in età romana: il ruolo del santuario di Hera alla foce del Sele”; 15.40, Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “Strutture rurali e forme di occupazione del territorio di Paestum in età romana”; 16, Vincenzo Amato (università del Molise), Alfonso Santoriello (università di Salerno), “Paesaggi pestani: tra eredità geologico-geomorfologica, cambiamenti paleo-ambientali e trasformazioni urbane e periurbane”; 16.20, pausa caffè; 16.40, Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), “L’acqua alimenta Paestum”; 17, Rosa Fiorillo, Alfredo Maria Santoro (università di Salerno), “Paestum e il suo territorio. Elementi per una ricostruzione del paesaggio archeologico in età tardo antica”; 17.20, discussione; 18, SESSIONE POSTER.

SABATO 20 SETTEMBRE 2025. SESSIONE V: SOCIETÀ E ISTITUZIONI Presiede e modera: Pierangelo Buongiorno (professore ordinario dell’università di Macerata): alle 9, Paolo Poccetti (università di Roma Tor Vergata), “La prima fase di Paestum romana nel riflesso epigrafico e linguistico”; 9.50, Annarosa Gallo (università della Campania “Luigi Vanvitelli”), “Paestum in età repubblicana: dalla colonia latina al municipio duovirale”; 10.10, Umberto Michele Soldovieri (Scuola Normale Superiore di Pisa), “Paestum romana: istituzioni e società in età imperiale”; 10.30, Gabriel Zuchtriegel (parco archeologico di Pompei), “Paestum e Pompei a confronto: LA città romana o solo due città tra tante?”; 10.50, pausa caffè; 11.20, Renata Cantilena (Istituto Italiano di Numismatica), “Le coniazioni evergetiche a Paestum: un riesame”; 11.40, Federico Carbone (università di Salerno), “Moneta nascosta, economia visibile: gruzzoli in bronzo e circolazione monetaria a Paestum in prima età augustea”; 12, discussione. SESSIONE VI: ETÀ TARDOANTICA Presiede e modera: Umberto Roberto (pofessore ordinario dell’università di Napoli “Federico II”; 12.30, Pablo C. Díaz-Martínez (Universidad de Salamanca), “Il destino delle città tardoantiche. La fine di Roma e l’oblio di Paestum”; 12.50, Chiara Maria Lambert (università di Salerno), “Paestum tardoantica e la ‘cristianizzazione dello spazio’ come fattore di continuità insediativa: per un aggiornamento allo status quaestionis”; 13.10, Alessandro Bona (università di Salerno), “Aggiornamenti sulla circolazione monetale tardoantica di Paestum”; 13.30, pranzo; 15, Carlo Ebanista (università del Molise), Francesca Mermati (soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli), “Una questione controversa della Paestum tardoantica: la basilica della SS. Annunziata e il suo ruolo nella rete ecclesiastica”; 15.20, discussione; 15.40, SESSIONE POSTER. SESSIONE VII: RIUSO, RISCOPERTA E VALORIZZAZIONE Presiede e modera: Marina Cipriani (già direttrice del museo Archeologico nazionale di Paestum); alle 16, Angela Palmentieri (università di Napoli “Federico II”), “Fuori contesto. Rovine di Paestum nei riusi antichi”; 16.20, Simone Foresta (soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento), “Paestum romana nella ricerca archeologica tra Settecento e Novecento”; 16.40, pausa caffè; 17, Audrey Bertrand (École française de Rome), Valérie Huet (Centre Jean Bérard), “Paestum: più di 40 anni di collaborazioni franco-italiane”; 17.20, Tiziana D’Angelo (parchi archeologici di Paestum e Velia), “Paestum, un parco in trasformazione”; 17.30, discussione; 17.50, DIBATTITO CONCLUSIVO Presiede e modera: Tiziana D’Angelo (direttore dei Parchi archeologici di Paestum e Velia).

 

Paestum. Tra un mese al museo Archeologico il convegno internazionale di studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione” a coronamento del progetto di valorizzazione di Paestum romana. L’archeologa Teresa Marino ci introduce alla Paestum romana

Manca solo un mesetto, e a Paestum c’è grande attesa. Dal 18 al 20 settembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Paestum ospiterà il convegno internazionale di studi “Paestum Romana. Immagini di una città in trasformazione”, promosso dai parchi archeologici di Paestum e Velia. L’iniziativa, di alto profilo scientifico, si propone di indagare il processo di romanizzazione e le trasformazioni urbane, sociali, economiche e religiose che interessarono la città di Paestum e il suo territorio, a partire dalla deduzione della colonia latina fino all’età tardoantica. Il convegno si pone a coronamento di un più ampio progetto di valorizzazione di Paestum romana avviato dai Parchi nel 2024 con l’apertura al pubblico della nuova sezione romana del museo, intitolata all’archeologo Mario Torelli, che ne curò il primo allestimento circa 25 anni fa (vedi Paestum. A 25 anni dal primo allestimento al museo Archeologico nazionale apre al pubblico la sezione “Paestum: dalla città romana a oggi” intitolata a Mario Torelli. All’inaugurazione intervengono Osanna e Alfonsina Russo | archeologiavocidalpassato). Le tre giornate rappresenteranno un’occasione di aggiornamento scientifico e di confronto tra ricercatori e studiosi di varie discipline appartenenti al ministero della Cultura e a prestigiosi Istituti ed Enti di ricerca italiani e stranieri.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Massimo Osanna, direttore generale Musei, e di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, nonché presidente del Comitato scientifico del convegno. La presenza di relatori di rilievo internazionale e l’ampiezza delle tematiche affrontate confermano l’importanza di questo appuntamento per la ricerca archeologica e per la rilettura critica di una fase storica centrale nella definizione dell’identità di Paestum. L’iniziativa si articolerà in sette sessioni tematiche, presiedute e moderate da personalità di spicco del settore e dedicate ad aspetti chiave della Paestum romana: Urbanistica e trasformazioni del tessuto urbano; Santuari e culti tra continuità e romanizzazione; Architettura e contesti, con un focus sulla strutturazione del foro, di altri edifici pubblici e impianti termali; Necropoli e territorio, con uno sguardo ai rituali funerari e all’organizzazione del tessuto rurale; Società e istituzioni, tra storia, epigrafia e numismatica; Età tardoantica e cristianizzazione degli spazi; Riuso, riscoperta e valorizzazione del patrimonio dall’età moderna a oggi.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

Completeranno il programma tre sessioni poster, che offriranno ulteriori spunti di approfondimento sulle ricerche in corso, e le visite guidate al cantiere di scavo del tempietto presso le mura e alla nuova Sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum, recentemente riallestita. Il convegno “Paestum Romana” si configura come una tappa fondamentale nel percorso di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico della città antica, alla cui definizione lavorano in sinergia i parchi archeologici di Paestum e Velia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e le istituzioni accademiche italiane e straniere. Al termine del convegno si verrà così delineando una visione aggiornata e multidisciplinare della storia romana e tardoantica di Paestum e del suo ruolo nel più ampio contesto del Mediterraneo antico.

“Ci troviamo nel museo Archeologico nazionale di Paestum”, spiega Teresa Marino, funzionario archeologo dei parchi archeologici di Paestum e Velia nella serie video Diari di archeologia N° 10: Paestum romana. “Oggi vi racconteremo di un progetto di valorizzazione e ampliamento del percorso di visita dedicato a Paestum di età romana. Questo percorso coinvolge sia le sale del museo che l’area archeologica. Ci troviamo all’interno di uno dei quartieri abitativi della città di Paestum.

Paivento mosaicato con Nettuno nel frigidarium delle terme romane di Paestum (foto pa-paeve)

Qui è conservata una dimora datata I sec. d.C. al cui interno vi era un complesso termale di grande ricchezza. Infatti lo testimonia la presenza di questo meraviglioso pavimento mosaicato che rivestiva il frigidarium delle terme. Il pavimento raffigura Nettuno che si erge al di sopra di due cavalli marini ed è circondato da un corteo di pesci marini di tutte le razze e misure. Questo mosaico per quasi venti anni è stato coperto. Ad oggi abbiamo rivalutato lo stato di conservazione e abbiamo visto che per periodi limitati del tempo è possibile mostrarlo al pubblico.

Allestimento della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

“Il nuovo allestimento racconta la storia e la vita della città di Paestum a partire dalla fondazione della colonia latina nel 273 a.C. fino alle ultime testimonianze di vita e di frequentazione del sito archeologico tra l’età medievale e l’età moderna.

Allestimento della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

“Nel Settecento e nell’Ottocento, viaggiatori ed eruditi europei realizzavano il Grand Tour alla scoperta delle meraviglie e delle rovine archeologiche. Qui a Paestum abbiamo un volume originale che raccoglie le tavole di Giovanni Battista Piranesi e del figlio Francesco che raffigurano vedute dei templi e inoltre abbiamo dieci opere appartenenti alla collezione della Fondazione Giambattista Vico, realizzate tra il Settecento e l’Ottocento con tecniche varie tra cui a incisione e ad acquerello, anch’esse dedicate alla rappresentazione dei templi e del sito archeologico di Paestum. Tra le novità dell’allestimento – conclude Marino – vi è la parte dedicata all’esposizione di monete. Troviamo nella vetrina sia monete coniate dalla zecca di Paestum, sia monete provenienti da altre città e rinvenute a Paestum. Sono inoltre esposti dei piccoli gruzzoli di monete in bronzo e un importante tesoro di monete d’argento rinvenuto qui a Paestum”.

Paestum (Sa). Bilancio per immagini della Notte Bianca tra i Templi 2025, con un video dei Parchi archeologici di Paestum e Velia e il commento del direttore Tiziana D’Angelo

Le aspettative erano tante, l’offerta ricca e diversificata, e il pubblico ha risposto alla grande affluendo numeroso nell’area archeologica di Paestum il 10 agosto 2025, nella notte di san Lorenzo, per la Notte Bianca tra i Templi, edizione 2025 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/08/10/paestum-sa-nella-notte-di-san-lorenzo-la-iv-edizione-della-notte-bianca-tra-i-templi-lintera-area-archeologica-si-trasforma-in-un-grande-palcoscenico-a-cielo-aperto-dov/). La direzione dei Parchi archeologici di Paestum e Velia ha vooluto riassumere per immagini il successo dell’iniziativa con un breve video: “È stata un’esperienza unica e intensa”, commenta il direttore Tiziana d’Angelo. “Tra giochi di luci, voci, danze, suoni e visioni, il Parco si è trasformato in uno spazio vivo, dove il passato ha incontrato il presente e l’arte ha parlato al cuore. Un grazie speciale a chi ha vissuto con noi questa notte speciale sotto le stelle”.

Due a Paestum e uno a Velia: tre nuovi concerti della rassegna musicale “San Pietro a Majella en plein air”, promossa dai parchi archeologici di Paestum e Velia (Sa), in collaborazione con il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli

Un connubio di bellezza e armonia tra le vestigia del passato e le note del presente. È iniziata il 21 giugno 2025, nella suggestiva cornice del Tempio di Nettuno a Paestum, la rassegna musicale “San Pietro a Majella en plein air”, promossa dai Parchi archeologici di Paestum e Velia, in collaborazione con il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, tra le istituzioni musicali più antiche e prestigiose d’Europa (vedi Festa della Musica 2025 ai parchi archeologici di Paestum e Velia: due eventi distinti e suggestivi che intrecciano suoni, immagini e racconto. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Tre nuovi appuntamenti, in programma tra luglio e agosto, porteranno ancora una volta la grande musica nei luoghi simbolo della Magna Grecia, trasformando Paestum e Velia in palcoscenici a cielo aperto. “Accogliere la musica tra le colonne di Paestum e nei paesaggi carichi di storia di Velia, è un’occasione per riscoprire questi luoghi sotto una luce diversa”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Non solo testimoni del passato, ma spazi vivi, capaci di parlare al presente. La rassegna “San Pietro a Majella en plein air” nasce proprio da questa visione: unire l’eccellenza della formazione musicale italiana con la potenza evocativa del nostro patrimonio archeologico, generando un dialogo aperto tra arti, epoche e generazioni. Un intreccio di linguaggi che si incontrano e si amplificano a vicenda, nel tempo e nello spazio”. La rassegna “San Pietro a Majella en plein air” è frutto della collaborazione tra i parchi archeologici di Paestum e Velia e il conservatorio di musica San Pietro a Majella di Napoli. Il progetto è sostenuto dal ministero della Cultura, dipartimento delle Attività culturali – direzione generale Spettacolo, nell’ambito del programma dedicato alla promozione dello spettacolo dal vivo nei luoghi della cultura statali. Un’iniziativa che punta a coniugare alta formazione artistica e valorizzazione del patrimonio archeologico, trasformando i siti storici in spazi di produzione e diffusione culturale. Tutti i concerti iniziano alle 21. I concerti sono inclusi nel biglietto serale d’ingresso ai Parchi (15 euro) e nell’abbonamento “Paestum & Velia”. Nelle tre serate sarà disponibile un servizio di navetta gratuito. 5 e 19 luglio 2025 (concerti a Paestum): partenza ore 19.00 dal parcheggio dell’area archeologica di Velia. Rientro da Paestum alle 23. 19 agosto (concerto a Velia): partenza ore 19 dal parcheggio del Bar Anna. Rientro da Velia alle 23.

Tre appuntamenti tra jazz, sinfonica e grande repertorio cameristico. Si comincia il 5 luglio 2025 a Paestum, con un’esplosione di ritmo e colore: protagonista sarà la Big Band del Conservatorio, diretta da Marco Sannini, punta di diamante del Dipartimento Jazz. Una formazione d’impatto, composta da giovani talenti affiancati da docenti e professionisti, che porterà nel cuore dell’area archeologica di Paestum un repertorio che va da Count Basie a Duke Ellington, passando per reinterpretazioni contemporanee. Un’occasione per ascoltare il jazz nella sua forma orchestrale più energica, con arrangiamenti capaci di dialogare con il paesaggio sonoro senza tempo delle antiche rovine.

Il 19 luglio 2025, sempre a Paestum, sarà invece il momento della grande musica classica. Sul palco, allestito tra le testimonianze dell’antica Paestum, salirà l’Orchestra del Conservatorio San Pietro a Majella, diretta da Giuseppe De Fusco, con Lino Costagliola al pianoforte. In programma musiche di Wolfgang Amadeus Mozart: L’impresario (Il Direttore di sala) apertura K486: Presto; concerto per pianoforte e orchestra In Rif minore NO 20 K466, solista: Lino Costagliola, Allegro, Romanzo (Andante), Rondò: Allegro assai; Sinfonia In Rif maggiore NO 35 K385 “Haffner”, Allegro contro spirito, Andante, Menùetto e Trio, Finale: Presto. Una serata per ascoltare la storia attraverso le sue note più alte.

Gran finale il 19 agosto 2025, nella cornice di Velia, con un appuntamento dedicato al fascino del flauto. L’Ensemble di Flauti San Pietro a Majella, diretto da Cristian Lombardi, proporrà un viaggio musicale “dal Barocco ai giorni nostri”, attraverso pagine di Vivaldi, Rossini, Pergolesi, Mozart, Borne e Cimarosa. Accanto ai giovani strumentisti, si esibiranno tre flautisti di fama internazionale: Francesco Loi, Massimo Mercelli e Salvatore Lombardi. Un programma che mette in luce le infinite possibilità timbriche e virtuosistiche di uno degli strumenti più antichi della musica occidentale.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale ospita il convegno internazionale di studi “Choròi parálleloi. Percorsi sulla danza e lo spettacolo antico: filologia e visioni contemporanee”: occasione per approfondire il ruolo della danza nel mondo antico – tra riti, miti, spettacolo e vita quotidiana – e per metterla in dialogo con le pratiche performative moderne e contemporanee

Il museo Archeologico nazionale di Paestum ospita, dal 3 al 5 luglio 2025, il convegno internazionale di studi “Choròi parálleloi. Percorsi sulla danza e lo spettacolo antico: filologia e visioni contemporanee”, promosso dall’associazione italiana per la Ricerca sulla Danza (AIRDanza), dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” e dai parchi archeologici di Paestum e Velia. Un’occasione unica per approfondire il ruolo della danza nel mondo antico – tra riti, miti, spettacolo e vita quotidiana – e per metterla in dialogo con le pratiche performative moderne e contemporanee. Nell’ambito del convegno, giovedì 3 luglio 2025, alle 18.15, all’interno del museo di Paestum, lo spettacolo di danza “Il mare che ci unisce”, con le coreografie di Emma Cianchi – ArtGarageDanceCo, chiuderà la prima giornata del convegno con un momento performativo ispirato ai temi dell’incontro e della memoria condivisa. Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso e nell’abbonamento Paestum&Velia. La locuzione Choròi parálleloi riprende il titolo delle Vite parallele di Plutarco (Bìoi pa”rálleloi) per diventare sintesi significante di tutto ciò che il movimento scenico può comprendere (choròs nell’accezione coreutica, musicale, performativa a tutto tondo), in una costruzione non solo relativa alle molteplici diramazioni che le ricerche hanno intrapreso sul versante antico in direzione storica, archeologica, filologica, iconografica, musicale, ma soprattutto in funzione delle strade parallele lungo le quali di norma procedono gli studi classici e quelli delle discipline dello spettacolo: la necessità che queste vie invece si incontrino in un dialogo aperto a tutti gli aspetti della ricerca, percorrendo sentieri talvolta già spianati e/o costruendone altri laddove il processo non sia ancora avviato o necessiti di nuove visioni.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Nel mondo classico la danza, con i suoi ritmi e movimenti, scandiva momenti cruciali della vita di un individuo e della comunità, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alle iniziazioni religiose e sociali, dalla guerra al simposio”, dichiara il direttore dei Parchi, Tiziana D’Angelo. “Paestum conserva testimonianze importanti della presenza costante della danza nella realtà della polis, tra rilievi scultorei, pitture parietali, doni votivi e corredi funerari. Grazie alla sinergia con l’associazione italiana per la Ricerca sulla Danza e il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, questo convegno si propone di ricreare quel dinamismo che caratterizzava la danza in antichità e di arricchirlo attraverso il dialogo con molteplici forme ed espressioni della danza moderna e contemporanea. Il progetto coniuga rigore e creatività, con un approccio che sono convinta contribuirà ad aprire nuove strade alla ricerca e alla valorizzazione del nostro patrimonio”.

Metopa con fanciulle a passo di danza nella processione pe la dea Hera dal tempio di Hera sul fiume Sele, conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto graziano tavan)

Il convegno ospiterà proposte di lavoro ed esiti delle molteplici linee di ricerca sulla danza dell’antichità classica, tardoantica e medioevale, alla luce delle più recenti acquisizioni filologiche (fonti letterarie e documentarie, esegesi dei testi cristiani) e delle metodologie di indagine, nell’intento di proiettare gli studi storico-filologici su un terreno di dialogo non solo con le discipline dello spettacolo, ma anche della pratica performativa contemporanea, sia essa ricostruttiva o ‘esegetica’ attraverso l’incorporazione di antichi miti. L’indagine sulla danza nel mondo antico e medievale, anche in relazione alle attività internazionali degli ultimi decenni, si appresta a essere ripensata secondo prospettive culturali e ricettive che permettano di cogliere non solo aspetti strettamente legati agli ambiti teorico, storico, artistico, musicale e dei mestieri dello spettacolo, ma anche di relazionare questo passato e la sua evoluzione/dissoluzione nel teatro moderno e contemporaneo, attraverso l’analisi di prodotti che, dal XV secolo in poi, abbiano utilizzato e utilizzino i classici come intertesti e sottotesti, sì da permettere un dialogo tra ambiti di ricerca complementari attraverso le fonti documentarie, letterarie e iconografiche. I relatori, provenienti da diverse realtà internazionali (accademiche, didattiche, artistiche), intesseranno discussioni sui risultati delle più recenti ricerche di tipo archeologico, storico e filologico sulla danza nell’età antica e tardoantica fino alla fine del basso Medioevo nelle fonti librarie e documentarie di natura letteraria, filosofica, musicale, artistica, tecnica, contabile in seno alle rappresentazioni teatrali e non. Non mancheranno studi e riflessioni sulla ricezione del classico nel teatro dell’età moderna e contemporanea come indicatore di cultura occidentale, con particolare attenzione ai coreografi che hanno sviluppato una visione autonoma della ‘classicità’ attraverso la rilettura di miti e storie del patrimonio culturale greco-romano o della cristianità; focus su interpreti e tradizioni di repertori che hanno attraversato i secoli, con la conseguente sedimentazione di stratificazioni che ne hanno modificato (arricchito/stravolto/riscoperto) l’essenza originaria.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 3 LUGLIO 2025. Alle 15.30, apertura dei lavori. Saluti istituzionali Andrea Mazzucchi, direttore dipartimento di Studi umanistici università di Napoli “Federico II”; Alessandro Arcangeli, presidente associazione italiana per la Ricerca sulla Danza (AIRDanza); Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia. SESSIONE I Le forme della danza nello spettacolo del Mediterraneo antico, presiede Maria Venuso. Alle 16, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Teresa Marino (funzionario archeologo parchi archeologici di Paestum e Velia), Rosaria Sirleto (archeologo ALES parchi archeologici di Paestum e Velia) “Danzare per la dea. Riti e culti nel santuario di Hera sul fiume Sele”; Francesca Maltomini (università di Firenze – Istituto Papirologico “G. Vitelli”, Firenze), Gabriella Messeri (università di Napoli “Federico II”) “L’apporto dei papiri (greci) alla conoscenza della danza antica”; Maria Tommasa Granese (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino) “Scene di danze rituali dal santuario di Francavilla Marittima (Cs)”; 17.30, pausa caffè; 17.45, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari di Venezia) “Scolpire la danza nel marmo policromo: la Danzatrice di Perge”; Diana Perego (università Milano Bicocca) “Tespi primo danzatore. Analisi critica di fonti significative”; 20, cena.

PROGRAMMA VENERDÌ 4 LUGLIO 2025. SESSIONE II Corpi in scena: filologia e iconografia per la ricostruzione delle pratiche antiche, presiede Daniela Milo. Alle 10, Laura Gianvittorio-Ungar (università di Vienna) “The Hyperphysical Chorus”; Maria Chiara Scappaticcio (università di Napoli “Federico II”) “Populo saltata poemata (Ov. tr. 2.519). Poesia latina in scena tra Antichità e Tarda Antichità”; Gianluigi Bernardi (università di Padova) “Nonno di Panopoli, ovvero il palpito della danza”; 11.45, pausa caffè; 11.45, Manlio Marinelli (università di Torino) “La pratica del pantomimo nella testimonianza di Nonno di Panopoli”; Audrey Gouy (università di Lille) “Etruscan choròi from iconographical investigations to digital re-enactment”; Letizia Maria Dradi (AIRDanza-Conservatorio di Lugano) “Addomesticare il mito: stratificazioni coreografiche e corrispondenze iconografiche nelle rappresentazioni di Philomèle, Tragédie Lyrique di Louis de La Coste”; 13.30, pausa pranzo. SESSIONE III Stratificazioni ed eredità culturali del classico tra età moderna e contemporanea, presiede Angelo Meriani. Alle 15, Maria Cristina Esposito (AIRDanza) “Onore, destino, morte: lo schema del duello omerico nel Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi. Letture moderne e contemporanee”; Annalisa De Rosa, (Ph.D. università di Salerno, Liceo F. Sbordone, Napoli) “L’honestas della danza alla corte aragonese di Napoli: la pantomima di Luciano di Samosata nella traduzione di Calceopulo”; Lucio Maria Valletta (Ph.D. università di Napoli “Federico II”) “Sguardi molteplici e incroci di cammini: la ‘cultura del canto’ in Grecia antica tra antropologia storica e antropologia teatrale”; 16.30, pausa caffè; 17, Mary Anna Ball (studiosa indipendente) “Balanchine as Translator”; Michel Briand (università di Poitiers) “Queering and/or universalizing references to dance in Classical Antiquity: Paris 2024 Olympics vs. Berlin 1936”; 20 Cena.

PROGRAMMA SABATO 5 LUGLIO 2025. SESSIONE IV La fascinazione del mito in danza tra XIX e XXI secolo, presiede Paologiovanni Maione. Alle 9.30, Marco Argentina (università di Padova-università di Bologna) “Il ‘risveglio’ di Flora, dai Teatri Imperiali russi al Pavlova Ballet”; Vito Lentini (università di Torino) “Sylvia e l’incorporazione del mito nella coreografia d’oltremanica”; Aline Nari (coreografa e studiosa indipendente) “Altri Orfei: il mito di Orfeo nella rilettura dei coreografi contemporanei”; 11, pausa caffè; 11.30, Giulia Taddeo (università di Genova) “Persefone/Proserpina e la danza moderna nell’Italia fascista”; Ornella Di Tondo (AIRDanza) “Arrigo Boito, l’antica Roma e l’orchestica. Le danze e i movimenti scenici nell’incompiuto Nerone (1877- 1915, 1924)”; Riccardo Corcione (NABA Milano – università di Milano) “Amazzoni, dee ed Erinni: estetiche e politiche del femminile nelle riletture coreografiche di Enzo Cosimi”; 13, pausa pranzo; 14.30, Benedetta Colasanti (università di Firenze) “Tra Arcadia e rito collettivo. Virgilio Sieni dalla scena alla comunità”; Carlo Fanelli (università della Calabria) “Profanare il mito, rinnovare il rito. Mistery 11 – MA di Romeo Castellucci al santuario di Demetra e Core di Eleusi (Elefsina)”; Alessandra Sini (accademia nazionale di Danza-CTELA Université Côte d’Azur) “La classicità trasfigurata da Lucia Latour sulle scene di fine Novecento”.

Festa della Musica 2025 ai parchi archeologici di Paestum e Velia: due eventi distinti e suggestivi che intrecciano suoni, immagini e racconto. Ecco il programma

Il 21 giugno 2025, i parchi archeologici di Paestum e Velia celebrano la trentunesima edizione della Festa della Musica, organizzata da AIPFM – Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica, con il patrocinio del ministero della Cultura. La sera del solstizio d’estate, grazie al Piano di valorizzazione del MiC, i siti di Paestum e Velia aprono le loro porte in orario serale, offrendo al pubblico due eventi distinti e suggestivi che intrecciano suoni, immagini e racconto. Da una parte, la grande tradizione sinfonica italiana che risuona tra le colonne doriche del Tempio di Nettuno; dall’altra, l’eco del Mediterraneo che a Velia diventa suono, parola, visione. Due modi diversi, ma complementari, di far dialogare il patrimonio con i linguaggi del contemporaneo. Biglietto serale “Festa della Musica” 15 euro. I concerti sono inclusi nell’abbonamento Paestum&Velia. Appuntamento alle biglietterie dei Parchi. Apertura serale straordinaria dalle 20 fino a mezzanotte (ultimo ingresso e chiusura biglietteria ore 23.15). Da Paestum è disponibile un servizio navetta gratuito: partenza da Paestum a Velia ore 19, rientro da Velia a Paestum ore 23. A Velia una navetta, messa a disposizione gratuitamente dai Parchi, accompagna i visitatori dalla biglietteria all’area del Teatro e un’altra navetta, messa a disposizione dal Comune di Ascea, accompagna i visitatori dalla biglietteria all’area del Teatro.

PAESTUM: LA GRANDE MUSICA SINFONICA TRA LE COLONNE DEL TEMPIO DI NETTUNO. A Paestum, l’appuntamento è alle 21, al Tempio di Nettuno con il primo concerto della rassegna “San Pietro a Majella en plein air”, realizzata in collaborazione con il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, tra le istituzioni musicali più antiche e prestigiose d’Europa. Sul palco, l’Orchestra San Pietro a Majella, diretta da Leonardo Quadrini, con la partecipazione della pianista Floriana Alberico, in un programma che accende i riflettori su alcune gemme dimenticate del repertorio italiano tra Otto e Novecento: Ouverture per orchestra di Alessandro Vessella, pioniere della musica bandistica italiana; Concerto per pianoforte e orchestra di Alfonso Rendano, opera visionaria recentemente riscoperta; Tarantella op. 44 n.6 di Giuseppe Martucci, esempio perfetto di fusione tra folklore e raffinatezza classica; Vesuvius di Franco Alfano, poema sinfonico ispirato all’energia primordiale del vulcano partenopeo.

La rassegna musicale del Conservatorio proseguirà con altri tre appuntamenti, in programma sempre a Paestum: 5 luglio – Big Band del Conservatorio, diretta da Marco Sannini; 19 luglio – Orchestra San Pietro a Majella; 19 agosto – Ensemble di Flauti San Pietro (a Velia).

VELIA: “IL MEDITERRANEO E OLTRE. VIAGGI DI SUONI E DI PERSONE”. A Velia, la Festa della Musica diventa un viaggio culturale e sensoriale. Alle 20.30, il Teatro sull’Acropoli ospita un evento che intreccia arte e attualità, con uno sguardo aperto su storie, migrazioni e confini. A pochi giorni dalla Giornata Mondiale del Rifugiato, l’appuntamento si carica di significato, trasformando la musica e il cinema in veicoli di riflessione e racconto. La serata si apre con la proiezione del cortometraggio “Elea – La Rinascita”, un progetto cinematografico, che reinterpreta la narrazione della fondazione della città di Elea, tramandata da Erodoto e approfondisce le scoperte ancora in corso dello scavo archeologico e della mostra “Elea – La Rinascita”, per riflettere su temi quanto mai attuali: migrazione, conflitti e rinascita. Nato da un’idea di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, con la regia di Luigi Marmo e la sceneggiatura di Luca Apolito, il corto è realizzato in collaborazione con il Giffoni Film Festival e co-finanziato dalla Regione Campania. Segue un dialogo pubblico che intreccia le suggestioni del film a testimonianze in diretta da alcuni luoghi, epicentri delle tensioni nel Mediterraneo.

Gran finale con il concerto “Oltre i Confini del Suono” a cura del Quartetto Mediterraneo con Antonio Onorato – chitarre; Rosario Jermano – percussioni; Dario Deidda – basso e contrabbasso; Vincenzo Bavuso – synth e piano. Un live coinvolgente che fonde jazz, world music e sonorità ancestrali, trasformando la musica in un racconto collettivo, capace di superare confini e costruire ponti.

Paestum. Nel giorno dell’anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore (3 giugno 1968) esposti nella sala del museo Archeologico nazionale i piccoli oggetti – conservati nei depositi – trovati in tre tombe, nello stesso giorno e a poca distanza

Dettaglio della lastra superiore della Tomba del Tuffatore, conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto graziano tavan)

Tiziana D’Angelo, nella sala della Tomba del Tuffatore, davanti agli oggetti da altre tre tombe scoperte nello stesso giorno (frame del video pa-paeve)

Il 3 giugno è una data importante per la storia dell’archeologia del Mediterraneo. Proprio in questo giorno, nel 1968, l’archeologo – e allora sovrintendente – Mario Napoli, scoprì nella necropoli di Tempa del Prete la “Tomba del Tuffatore”, straordinaria testimonianza pittorica di età classica, icona del museo Archeologico nazionale di Paestum. In un breve video il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo, ripercorre quei momenti e i reperti che ne sono emersi, per ricordare che l’archeologia non è fatta solo di “grandi scoperte”, ma anche di piccoli ritrovamenti e che ogni frammento ha una storia da raccontare.

Stamnos proveniete da una delle tre tombe scoperte a Paestum nello stesso giorno della Tomba del Tuffatore, a poca distanza (frame del video pa-paeve)

“Non tutti sanno che quel giorno a pochi metri di distanza – ricorda D’Angelo -, vennero alla luce anche altre tre tombe, con piccoli oggetti sicuramente meno noti, ma altrettanto preziosi. Abbiamo recuperato dai depositi i loro corredi. Una di queste era la sepoltura di una donna vissuta nel IV sec. a.C. Tra gli oggetti che sono stati deposti al suo fianco c’è uno stamnos, un contenitore per liquidi, a figure rosse, e un piccolo peso da telaio in terracotta. L’archeologia è fatta di grandi e piccole storie di tutti i giorni, ognuna delle quali merita di essere raccontata”.

Mercogliano (Av). Alla biblioteca nazionale del Palazzo Abbaziale del Loreto aperta la mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza” a cura di Carla Maurano: esposti 65 reperti di età greco-romana, provenienti in gran parte dai depositi di Paestum e Velia, alcuni visibili al pubblico per la prima volta, testi antichi, pergamene, fogli di erbario e opere d’arte contemporanea

Il taglio del nastro della mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza”: al centro l’abate Riccardo Luca Guariglia, la curatrice Carla Maurano e il direttore dei parchi di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo (foto biblioteca montevergine)

Dal 24 maggio al 30 novembre 2025 alla biblioteca nazionale del Palazzo Abbaziale del Loreto a Mercogliano (Av), la mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza”, a cura di Carla Maurano, fortemente voluta ed organizzata dall’abate ordinario di Montevergine Riccardo Luca Guariglia e dalla biblioteca nazionale di Montevergine, che si sviluppa come un percorso integrato che attraversa secoli di storia per indagare il rapporto tra scienza, religione e cura dell’essere umano. Grazie alla preziosa collaborazione con i parchi archeologici di Paestum e Velia, il museo civico Palazzo dei Consoli di Gubbio, l’abbazia benedettina di Cava de’ Tirreni, e con immagini provenienti dall’Abbazia Benedettina di San Martino delle Scale (Palermo), l’esposizione presenta al pubblico reperti archeologici inediti, testi antichi, pergamene, fogli di erbario e opere d’arte contemporanea, molti dei quali esposti per la prima volta. Sono esposti 65 reperti di età greco-romana, provenienti in gran parte dai depositi di Paestum e Velia, alcuni visibili al pubblico per la prima volta, attraverso i quali si vuole raccontare il complesso sistema della guarigione nel mondo classico e l’impegno assunto dalle città per prendersi cura dei propri abitanti.

Allestimento della mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza” a cura di Carla Maurano (foto proloco mercogliano)

“È una mostra di eccezionale importanza, che affronta con un approccio integrato temi diversi e mette al centro la relazione tra scienza e religione nel tempo e nello spazio”, dichiara l’Abate Riccardo Luca Guariglia, sottolineando il ruolo che il monachesimo ha avuto nella storia della Cura, intesa come medicina, supporto psicologico, forza della mente e dello spirito. “Grazie alla disponibilità della direttrice dei Parchi Archeologici di Paestum e Velia, la dottoressa Tiziana D’Angelo, la mostra presenta per la prima volta reperti legati al culto di Asclepio, testi rari, vasi da farmacia e documenti di grande valore scientifico e storico”.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, illustra i reperti esposti alla mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza” (foto annibale discepolo)

“Questa mostra affronta tematiche estremamente complesse e attuali legate alla salute pubblica, sia fisica sia mentale, attraverso periodi storici e contesti culturali differenti”, dichiara il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. “Siamo entusiasti e grati all’Abate Riccardo Luca Guariglia per averci coinvolto nella realizzazione di un progetto così importante, che ci ha consentito di esplorare e raccontare la città antica come spazio della cura. A Paestum e Velia non è solo la medicina, ma anche la filosofia e la religione a contribuire al benessere della comunità. Nella ceramografia, nella pittura parietale e nei doni votivi si ricostruisce una ricca tradizione medica che ha caratterizzato entrambi i siti, ma soprattutto si scoprono storie individuali e collettive di sofferenza, guarigione, resilienza e speranza”.

Un cratere da Paestum esposto alla mostra “Pharmakon: monaci eredi di cura e bellezza” (foto pa-paeve)

Tra i partner dell’esposizione anche il Comune di Gubbio, che ha contribuito con alcuni prestiti dal museo civico e con un percorso formativo elaborato insieme all’ISS Cassata Gattapone, alla biblioteca comunale Sperelliana e con la consulenza del dott. Giuseppe Marino Nardelli. “Le antiche pergamene, le cinquecentine, i fogli di erbario, trovano oggi posto in una mostra dove rivivono all’interno di un contesto che li inserisce in modo intelligente nella storia della Cura”, afferma don Carmine Allegretti, responsabile delle Biblioteche di Montevergine e Cava de’ Tirreni, tra gli organizzatori e anche ospite dell’esibizione. La curatela della mostra è affidata all’architetto Carla Maurano, che propone una lettura olistica e interdisciplinare del patrimonio legato alla cura e alla spiritualità, in linea con le più recenti raccomandazioni internazionali (UNESCO, ICOMOS) sulla valorizzazione del patrimonio culturale. “È la narrazione di come Scienza e Religione si incontrino nel nome della fragilità umana”, afferma Maurano, “un racconto che attraversa il passato e si proietta verso il futuro, in cui la Cura dell’uomo e quella del pianeta diventano un tutt’uno”.

Paestum. Al museo Archeologico nazionale la tavola rotonda “Building social value beyond conservation” con apertura della mostra di fine workshop

Al museo Archeologico nazionale di Paestum, sabato 17 maggio 2025, alle 10.30, in sala Cella, workshop internazionale “Building social value beyond conservation” promosso dal Politecnico di Milano e l’università di Napoli “Federico II”, con la direzione scientifica di Tiziana D’Angelo. Alla tavola rotonda intervengono il direttore dei Parchi Tiziana D’Angelo, Valerio Tolve  e Luisa Ferro  del Politecnico di Milano, Renato Capozzi e Federica Visconti  dell’università di Napoli “Federico II”, Oana Diaconescu e  Daniel Armenciu dell’Universitatea de Arhitectură și Urbanism “Ion Mincu”, Luis Bosch Roig e María José Ballester dell’Universitat Politècnica de Valencia, Miguel Angel de La Iglesia Santamaria, Flavia Zelli, Carlos Rodríguez e Sagrario Fernández Raga dell’Universidad de Valladolid. Alle 12, inaugurazione della mostra di fine workshop (fino al 23 maggio 2025) con cinque visioni progettuali per ripensare il valore sociale dei Parchi archeologici di Paestum e Velia: frutto del lavoro congiunto di studenti, tutors e docenti delle Scuole di Architettura di Milano, Napoli, Bucarest, Valencia e Valladolid.