Archivio tag | Terme di Traiano a Roma

Roma. L’attesa mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” apre, con la Domus Aurea, il 23 giugno. Lo annunciano in contemporanea il Parco archeologico del Colosseo ed Electa

Il manifesto della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea dal 23 giugno 2021

Domus Aurea, stavolta ci siamo: riaprirà il 23 giugno 2021 con la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Programmata per l’8 marzo 2020, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520); bloccata e rinviata a data da destinarsi per lo scoppio della pandemia; più volte annunciata con date via via sempre aggiornate, questa sembrerebbe la volta buona: lo confermerebbero la comunicazione ufficiale – quasi in contemporanea – sulle newsletter rispettivamente di Electa e del Parco archeologico del Colosseo (vedi: Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato). “È tutto pronto negli ambienti della Domus Aurea”, confermano al PArCo, “per l’apertura al pubblico della mostra dedicata a Raffaello Sanzio e al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Il progetto, promosso dal PArCo e prodotto da Electa, narra l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone”. Ora si attendono informazioni tempestive sull’apertura e le modalità di visita.

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Pensata per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio che cadeva il 6 aprile del 2020, il Parco archeologico del Colosseo per la riapertura al pubblico della Domus Aurea ha mantenuto nella sua programmazione “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (al momento programmata dal 23 giugno al 31 dicembre 2021), allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) fu il primo artista rinascimentale a comprendere a fondo la logica dei sistemi decorativi della residenza neroniana, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, in numerosi capolavori ricordati in questa esposizione curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot.

Il nuovo accesso pedonale alla Domus Aurea è stato disegnato da Stefano Boeri Architetti (foto PArCo)

Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea è stato progettato un ingresso dedicato (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato). In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.

Roma. Anticipazioni sulla mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (per ora bloccata dall’emergenza coronavirus) promossa da Parco archeologico del Colosseo ed Electa nei suggestivi ambienti della reggia neroniana in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio: ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi

La pagina del sito di Electa che pone tra gli eventi futuri la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: l’immagine (foto De Agostini) mostra “Il Laocoonte nella Domus Aurea”, tela dipinta da George Chedanne e conservato al museo di Rouen

Era tutto pronto per il grande evento alla Domus Aurea promosso dal Parco archeologico del Colosseo per il cinquecentenario dalla morte di Raffaello Sanzio: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Ma l’emergenza coronavirus con la chiusura per decreto governativo di musei e parchi archeologici ha bloccato tutto. Lunedì 6 aprile 2020, in occasione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, il Parco archeologico del Colosseo insieme a Electa ha presentato una speciale maratona dedicata al maestro urbinate, in attesa della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, mostrando sotto una nuova luce i suggestivi ambienti della residenza neroniana, con anticipazioni sull’allestimento, e muovendo in anteprima tra le architetture e le decorazioni della Domus Aurea, tra ricostruzioni virtuali, riletture, e giochi di specchi.

Mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: render Sala Ottagona. Allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

La mostra, il cui allestimento e interaction design sono progettati da dotdotdot.it, si svilupperà nella Sala Ottagona, vero e proprio capolavoro dell’architettura romana imperiale, e nei cinque ambienti limitrofi, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente affrescate, dove si possono ammirare tracce delle cosiddette “grottesche”. Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea viene progettato un ingresso dedicato. In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona della Domus Aurea. Una linea guida che accompagnerà il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano. Il progetto, curato da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, intende narrare l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea di Nerone, raccontando la storia e l’arte di uno dei complessi architettonici più famosi al mondo, che ha segnato e influenzato, con la sua scoperta, l’iconografia del Rinascimento. Alla mostra si accompagna il catalogo edito da Electa, che ripercorre la riscoperta della Domus Aurea e l’invenzione delle grottesche grazie allo straordinario impulso di Raffaello.

La famosa “coenatio rotunda” (Sala Ottagona) della Domus Aurea neroniana (foto parco archeologico del Colosseo)

La Domus Aurea. L’imperatore Nerone, dopo il devastante incendio del 64 d.C. che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza che per sfarzo e grandiosità passò alla storia con il nome di Domus Aurea. Progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, la reggia era costituita da una serie di edifici separati da giardini, boschi e vigne e da un lago artificiale, situato nella valle dove oggi sorge il Colosseo. I nuclei principali del palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione in cui a stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendeva, tra l’altro, bagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, tra cui la famosa coenatio rotunda, che ruotava su se stessa, e un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’imperatore nelle vesti del dio Sole. Dopo la morte di Nerone i suoi successori vollero cancellare ogni traccia dell’imperatore e del suo palazzo. I lussuosi saloni vennero privati di rivestimenti e sculture e riempiti di terra fino alle volte per essere utilizzati come sostruzioni per altri edifici. In occasione della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, la Domus Aurea sarà eccezionalmente aperta al pubblico con orari prolungati.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)

La riscoperta delle Grottesche. La storia della riscoperta delle “grottesche” comincia intorno al 1480, quando alcuni pittori (Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli tra i primi) si calarono nelle cavità del colle Oppio per recarsi, a lume di torce, ad ammirare le decorazioni pittoriche delle antiche abitazioni romane: pensavano di trovarsi di fronte agli affreschi delle Terme di Tito e invece stavano scoprendo, senza ancora saperlo, le rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale che Nerone, dopo il disastroso incendio del 64 d. C., aveva voluto far costruire nel cuore di Roma. Nel 1496 appariva a stampa per la prima volta il termine “grottesche”, coniato probabilmente dagli stessi artisti per definire i diversi sistemi decorativi della pittura antica sepolta nelle “grotte” dell’originaria Domus Aurea. Sarà però Raffaello, nel secondo decennio del Cinquecento, insieme al fidato collaboratore Giovanni da Udine, a comprendere a fondo la logica di questi sistemi decorativi, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, per la prima volta nella Stufetta del cardinal Bibbiena (1516) e poi, sempre nell’appartamento del Bibbiena nel Palazzo Apostolico in Vaticano, nella Loggetta (1516-17), vera e propria prova generale per il grande ciclo di stucchi ed affreschi all’antica realizzato nelle Logge vaticane (1517-1519). La secolare fortuna delle grottesche, in particolare nell’interpretazione fornita da Raffaello e dai suoi seguaci, può essere documentata anche sul lunghissimo periodo: alcuni dei massimi artisti novecenteschi, come Paul Klee e Alexander Calder, hanno infatti subìto il fascino delle grottesche antiche e rinascimentali. Saranno in particolare i principali esponenti del Surrealismo (Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miro, Yves Tanguy), a causa della natura fantastica, irrazionale, sostanzialmente irrealistica, di questo sistema decorativo, a essere sedotti dall’“arte magica” delle grottesche, riproponendo ancora una volta, in chiave onirica e freudiana, quelle invenzioni capaci di scandalizzare il gusto dei classicisti e la falsa coscienza dei moralisti.