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#iorestoacasa. Ultimi cinque “bollettini” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia: dalle decorazioni della Basilica allo studio del tempietto dorico, dai progetti di scavo dell’anfiteatro romano a quelli di ricerca del teatro greco, al “giardino romano” con le erbe medicinali

Il parco Archeologico di Paestum: la cosiddetta Basilica e il tempio cosiddetto di Nettuno (foto parco di Paestum)

La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia in epoca di coronavirus si chiude con gli ultimi cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati e messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.

Con il bollettino numero 21 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci fa vivere una delle esperienze più suggestive che si possono vivere a Paestum: passeggiare nell’area archeologica al tramonto. In particolare, nel più antico dei tre templi di Paestum, la cosiddetta Basilica, costruita a partire dal 560 a.C. circa e dedicata ad Hera. “Solo al tramonto – spiega Zuchtriegel – si possono apprezzare alcune decorazioni particolari dei capitelli del tempio, soprattutto quelli della fila centrale delle colonne che dividevano la cella: la luce del sole fa vedere un fiore di loto, che dimostra la ricchezza della decorazione tipica della fase arcaica. Siamo ancora nel VI sec. a.C. Quindi qualche generazione, forse due generazioni dopo la fondazione della città. C’è un’altra colonna che presenta la stessa decorazione di quella centrale del pronao: il fiore di loto. Ricordiamo poi che il tempio aveva un tetto con terrecotte variopinte. In questo periodo, in una città fondata qualche decennio prima dove, come hanno dimostrato i nostri scavi recenti, le strutture erano ancora in materiali deperibili, legno e mattoni crudi. Ma in mezzo a questo insediamento ancora un po’ precario sorge un grande tempio mai visto da queste parti che si intravedeva persino dall’entroterra. I cacciatori esploratori indigeni che si affacciavano alla piana del Sele potevano scorgere in lontananza questo enorme tetto di circa 25 per 50 metri che era una meraviglia, nella sua perfezione, nella sua bellezza per quei tempi”.

Il direttore Gabriel Zuchtriegel ci racconta il bollettino numero 22 del Parco Archeologico di Paestum e Velia dal museo di Paestum dove sono stati portati alcuni elementi architettonici del tempietto dorico rinvenuto l’estate scorsa durante il restauro della porzione ovest delle mura di cinta. Gli archeologi approfittano del blocco dei lavori per studiare: più di 250 frammenti architettonici prendono forma sullo schermo del computer. Ecco un tempietto dalle caratteristiche uniche che attesta la creatività delle maestranze locali. “Il cantiere è sospeso”, ricorda Zuchtriegel, “perciò usiamo il tempo anche per studiare, per comprendere meglio. Alcuni elementi del tempietto sono già stati portati in museo, altri sono ancora in situ. Molti sicuramente ancora da scavare. Ma già adesso abbiamo più di 250 frammenti di questo edificio. In questo periodo stiamo anche cercando di proporre una prima ricostruzione dell’edificio nella sua interezza grazie a un programma in cui inseriamo gli elementi finora noti. Sono ovviamente tanti gli interrogativi ancora aperti, ma anche tanti gli aspetti che si chiariscono e abbiamo sempre più una visione chiara e plastica di un monumento davvero eccezionale. Probabilmente a quattro per sette colonne: una disposizione molto inusuale più unica che rara. Ci sono tanti altri dettagli che stiamo studiando e che ci fanno capire come Paestum non sia semplicemente una città dove si copiano le cose della madrepatria, di Olimpia, di Atene ma c’è un dibattito con una tradizione locale delle maestranze, un contesto molto vivace in cui si elaborano dei modelli che sono sicuramente in connessione con la Sicilia, il Peloponneso, Atene ma dove anche Poseidonia dà un suo proprio contributo allo sviluppo artistico architettonico tra tardo VI e primo V sec. a.C.”.

Il protagonista del bollettino numero 23 del Parco Archeologico di Paestum e Velia è l’anfiteatro, il luogo della città romana di Paestum in cui si svolgevano gli spettacoli e i combattimenti dei gladiatori. Da quando nel 1820 fu costruita l’odierna Strada Statale 18, il destino del monumento è stato per sempre segnato: la strada infatti ha tagliato in due l’area e una parte della struttura è tuttora sconosciuta. Ma diversi sono i progetti che si stanno delineando per uno dei luoghi nevralgici della cultura romana. “L’anfiteatro di Paestum è un monumento particolare”, interviene Zuchtriegel, “perché nella sua forma più antica risale al I sec. a.C., di cui rimangono delle murature in grandi blocchi. Poi nel I sec. d.C. fu ampliato di un altro cerchio per dare più spazio agli spettatori. È uno dei più antichi monumenti di questo genere che conosciamo. L’arena è separata dagli spettatori da muri abbastanza alti che impedivano il contatto con le fiere e le attività che vi si svolgevano. Purtroppo dalla costruzione della strada nel 1820 un terzo dell’anfiteatro è rimasto inesplorato. Qui a Capaccio-Paestum abbiamo un sogno, condiviso per fortuna da molti che vivono qua e anche dall’amministrazione comunale, che è quello di spostare la viabilità e indagare e portare alla luce la restante parte dell’anfiteatro. L’edificio aveva probabilmente due porte: una è ancora visibile, l’altra dovrebbe essere nella parte da scavare. Parliamo di due porte perché una era riservata all’ingresso, alle processioni dei gladiatori; e l’altra era la porta libitina, chiamata così da un’antica divinità che era responsabile i culti, gli onori che si davano ai morti, perché era la porta attraverso la quale venivano portati fuori dall’arena i gladiatori morti durante lo spettacolo. Sarebbe sicuramente molto interessante indagare questo monumento, scavare quello che rimane, capire anche quello che eventualmente sta sotto, perché qui siamo sul luogo dell’antica agorà, e quindi forse c’erano precedenti installazioni o monumenti o strutture. Sarebbe anche bello poi, conservazione e sicurezza permettendo, di organizzare nell’anfiteatro piccoli eventi, conferenze, incontri, e forse anche concerti per renderlo di nuovo vissuto: un luogo dell’incontro al centro dell’antica città di Paestum”.

Nel bollettino numero 24 del Parco Archeologico di Paestum e Velia torniamo nell’anfiteatro: cosa sono quei segni che si intravedono al di sotto dell’arena? Potrebbero essere le strutture di un più antico teatro di IV sec. a.C.? L’ipotesi è davvero accattivante, ma solo uno scavo archeologico potrà confermare la presenza di un teatro a Paestum. Il teatro era il luogo dove si rappresentavano spettacoli, tragedie e commedie. “Sui vasi a figure rosse di Paestum dei pittori Assteas e Python e di altri pittori vascolari sono rappresentate scene del mito e spettacoli teatrali”, ricorda Zuchtriegel, che si chiede: “Ma gli abitanti di Paestum del IV sec. a.C. dove potevano venire a conoscenza del mito greco e del teatro? Ci doveva essere un luogo. Emanuele Greco ha ipotizzato negli anni ’80 del secolo scorso, sulla base di scavi all’epoca nell’anfiteatro, che forse qui c’è una traccia. Proprio sotto l’arena è emerso un muro dritto che in epoca romana non si vedeva più. E c’è un altro muro che parte da questo in direzione Nord e fa una leggera curva. Questa struttura molto antica ha la forma di segmento di semicerchio. Quindi potrebbe essere un teatro, che però dobbiamo immaginare non come una grande struttura in pietra, ma con un alzato in legno come era uso nell’antichità dove c’erano poi compagnie itineranti che si esibivano, il cui riflesso vediamo anche sui vasi prodotti in questa città. E sono scene di tragedie del mito greco, come Bellerofonte il giovane che uccide la chimera, ma sono anche tante scene più satiresche, quindi di commedie, spettacoli di divertimento. Questa è solo un’ipotesi ma lo scavo dell’anfiteatro potrebbe gettare nuova luce anche su questa questione abbastanza intrigante che riguarda la storia dell’antica Paestum”.

Nel bollettino n° 25 vi diamo il benvenuto nel “giardino romano” di Paestum. L’area fu chiamata così negli anni ’50 del Novecento quando, a seguito di indagini archeologiche, lo spazio assunse l’aspetto di una vasta spianata di forma rettangolare. Nell’antichità, invece, la zona non doveva presentarsi in questo modo, anzi, doveva essere occupata da diverse strutture come il più piccolo tempietto dell’antica Poseidonia-Paestum. “Varcato l’ingresso dalla strada che porta dal santuario meridionale con il tempio cosiddetto di Nettuno verso il foro di epoca romana”, spiega Zuchtriegel, “ci si trova di fronte l’asclepeion, il santuario di Asclepio dio della medicina, e un’area verde vasta dove in un primo momento, dopo la deduzione della colonia latina qui a Paestum viene costruito un tempio probabilmente a Mater Matuta, divinità che come Asclepio, ha un’attinenza anche con la salute. Restano le fondazioni di questo edificio che però a un certo punto viene smontato. Quello che si vede tuttora è il complesso che nasce in epoca imperiale: un’area aperta in asse più o meno con la porta ma orientato in modo leggermente diverso. Qui c’è il più piccolo tempio di Paestum, con un altare davanti. Il tempietto essenzialmente consiste in un podio e una strada che porta dalla piazza sul podio. Non poteva essere un grande edificio, era piuttosto un sacello: quattro colonne con forse sotto la statua della dea o del dio. È una tipologia di monumenti che spesso incontriamo nel culto eroico. Forse anche questa è un’attinenza con Asclepio ma non è noto. Quello che è interessante notare in questo spazio, alle spalle di un complesso termale – le cosiddette terme del foro –, è che sui due lati ci sono dei muretti molto bassi che dividono lo spazio centrale dall’area retrostante. Dal complesso termale parte una condotta per l’acqua che va verso ambienti che però non sembrano essere piscine. In alcuni punti ci sono dei tubi che escono fuori, quindi non sembra servissero per contenere l’acqua. Potrebbero essere delle aiuole dove si coltivavano le erbe di cui parlano anche alcuni fonti tardoantiche che ricordano Paestum come luogo dove crescono erbe medicinali. Pare un’antica tradizione legata innanzitutto al centauro Chirone che fu venerato qua ed è legato alla medicina, ma anche ad Asclepio, a Mater Matuta forse. Questa tradizione sembra che attraverso i secoli si sia evoluta, sopravvissuta e abbia dato poi avvio a una scuola medica che possiamo dedurre esistesse a Paestum anche in base alle fonti scritte di epoca tarda”.

Paestum. Dalla scoperta del tempietto dorico allo scavo del Tempio della Pace, alle ricerche nel quartiere abitativo: un’intensa attività di ricerca che il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, illustrerà a Verona nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Due scoperte in pochi giorni a Paestum: nel santuario di Athena una testa tardo-arcaica, forse parte di una metopa; nel tempio della Pace un frammento di scultura architettonica. È successo lo scorso settembre (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/18/due-scoperte-in-pochi-giorni-a-paestum-nel-santuario-di-athena-una-testa-tardo-arcaica-forse-parte-di-una-metopa-nel-tempio-della-pace-un-frammento-di-scultura-architettonica/). E qualche mese prima, a giugno, lungo le mura sono stati scoperti alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C., probabilmente un tempio dorico, per il cui recupero è stata lanciata una raccolta fondi con l’Art bonus per riportare alla luce l’importante monumento che è stato definito un “gioiello dell’architettura dorica tardo-arcaica” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/27/paestum-lancia-una-raccolta-fondi-con-lartbonus-per-riportare-alla-luce-il-tempio-dorico-individuato-allinizio-dellestate-lungo-le-mura-emersi-alcuni-frammenti-di-un-edificio-sacr/).

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

E una prima risposta è venuta dal Cnr che dal 14 al 17 novembre 2019 ha avviato una prospezione geofisica, in grado di rilevare tracce sotterranee con metodi non-invasivi, che ha permesso di individuare un’anomalia in corrispondenza al ritrovamento degli elementi in superficie, in via ipotetica identificabile con il tempio smembrato. E mentre a fine settembre si concludeva lo scavo al Tempio della Pace, a ottobre iniziava quello al quartiere abitativo. Di tutta questa intensa attività di ricerca il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, parlerà martedì 14 gennaio 2020, alle 17.30, a Verona, all’auditorium del Palazzo della Gran Guardia, nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”.

Il capitello dorico che ha rivelato l’esistenza di un tempietto dorico a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Tempio dorico trovato a Paestum: c’è una traccia “calda” trovata dal Cnr. La prospezione è stata condotta in collaborazione con il Parco e il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), da un team multi-disciplinare dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) e dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), sotto la direzione scientifica di Enzo Rizzo e Francesco Soldovieri. Coinvolti i ricercatori Ilaria Catapano, Luigi Capozzoli, Gregory De Martino, Gianluca Gennarelli e Giovanni Ludeno. Nelle elaborazioni prodotte dagli scienziati del Cnr si vede una struttura rettangolare di 6 x 12 m circa. “Dimensioni che andrebbero bene con quanto abbiamo ricostruito in base agli elementi trovati in superficie, i quali permettono di ipotizzare un intercolunnio di 1,68 m”, commenta Zuchtriegel. “Quello che ci ha sorpreso è la struttura interna che si intravede: ci sembra essere un corpo centrale, una cella, circondata da un portico. Ma un tale tipo di impianto, chiamato periptero in virtù del fatto che è completamente circondato da colonne, di solito non viene adottato per edifici così piccoli, ma solo per grandi templi come quello di Nettuno a Paestum. Pertanto solo uno scavo scientifico potrà dare risposte certe”.

Il team del Cnr con il georadar a Paestum alla ricerca di tracce del tempietto dorico (foto parco archeologico Paestum)

La mappa del tempietto emersa con l’indagine del georadar (foto parco archeologico Paestum)

“Il team multidisciplinare del Cnr, costituito da Imaa e Irea, che da diversi anni in stretta collaborazione si occupa di esplorazione del sottosuolo, ha lavorato secondo un approccio multidisciplinare andando da una indagine a grande scala, come quella geomagnetica che ha investigato per circa 2 ettari individuando le zone di maggiore interesse archeologico, ad una investigazione di dettaglio”, interviene Enzo Rizzo (Cnr -Imaa). “In una di queste aree”, continua Francesco Soldovieri (Cnr – Irea), “è stata condotta una campagna di prospezioni georadar. L’analisi dei dati georadar grazie ad approcci di elaborazione sviluppati dall’Irea ha permesso di identificare la planimetria di un ipotetico tempietto e la sua profondità di circa un metro”. L’informazione sulla planimetria dell’impianto sepolto ha indotto gli archeologici e il direttore del parco archeologico di Paestum a ritenere che il rinvenimento non sia relativo ad un sacello (come ipotizzato a valle dei ritrovamenti di giugno 2019), ma ad un tempio periptero e questo ha dato ulteriore valore alla scoperta. Non esistono tempi peripteri cosi piccoli nell’arte sacra greca; forse, un lontano confronto è solo con un altare a Selinunte, databile intorno alla metà del V sec. a.C. Inoltre, il tempietto rappresenta la prima testimonianza dell’ingresso di un nuovo stile “classico” del dorico a Paestum e, oltre ad avere una funzione culturale (forse era un santuario), sembra un “modellino” per mostrare alla committenza questo nuovo stile architettonico, poi utilizzato nella costruzione del Tempio di Nettuno. Quest’ultimo non solo è il più grande tempio di Paestum e quello meglio conservato ma rappresenta anche la declinazione classica dell’architettura templare greca.

La campagna di scavo al cosiddetto Tempio della Pace di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Reperti recuperati nello scavo al Tempio della Pace (foto parco archeologico Paestum)

Tempio della Pace a Paestum. Conclusa la campagna di scavo al cosiddetto Tempio della Pace, l’edificio di culto romano di Paestum che ancora lascia tanti interrogativi aperti. Gli scavi sono stati diretti dal prof. Jon Albers dell’università di Bochum in Germania, con la partecipazione di studenti e dottorandi dal suo ateneo e da altre università, tra cui quella di Bonn. La prima campagna di scavo dopo più di quarant’anni presso il più grande tempio romano di Paestum – città famosa soprattutto per i tre templi dorici d’epoca greca – non ha risolto tutte le questioni discusse ancora tra gli studiosi, quale per esempio la cronologia precisa delle varie fasi dell’edificio e il suo rapporto con l’impianto del foro, ma ha aperto importanti prospettive. Tra gli elementi nuovi più significativi, spicca una costruzione più antica emersa sotto l’altare del tempio, orientata in maniera leggermente diversa rispetto all’altare d’epoca romana e in linea con i templi greci, che potrebbe indicare una fase precedente del culto in quest’area. Inoltre, un frammento di una testa in travertino, proveniente dagli scavi all’interno del podio del tempio dove pare fosse stata depositata nell’ambito di lavori di spogliazione in epoca post-antica, testimonierebbe la ricca decorazione scultorea che adornava i capitelli del tempio c.d. della Pace, il quale sorge in mezzo ai monumenti dorici della città magno-greca. “Chi ha costruito questo tempio”, spiega il prof. Albers, “doveva confrontarsi con la tradizione dell’architettura sacra greca che proprio nei templi dorici di Paestum ha trovato una delle sue massime espressioni; ciò potrebbe spiegare alcune peculiarità stilistiche dell’edificio più recente e della sua decorazione scultorea. Stiamo parlando di un tempio con colonne corinzie e capitelli figurati e con un fregio dorico, un po’ anomalo”.

Ricerche archeologiche nel quartiere abitativo di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Scavi stratigrafici nel quartiere abitativo di Paestum. L’obiettivo è di indagare meglio l’architettura domestica e la vita quotidiana all’ombra dei tre templi dorici di VI e V sec. a.C., emblemi della Magna Grecia. Lo scavo di una struttura in grandi blocchi, presumibilmente una suntuosa dimora appartenente all’epoca tardo-arcaica (intorno al 500 a.C.), fu avviato tre anni fa dal direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, nominato nell’ambito dell’autonomia concessa al Parco Archeologico di Paestum dall’allora (e attuale) ministro Dario Franceschini. Nel frattempo, le indagini si sono allargate a un’abitazione adiacente, costruita in maniera più modesta. Come sottolinea il direttore, “desta interesse proprio la varietà economica e sociale in questo periodo cruciale per la città. Vogliamo comprendere meglio le dinamiche sociali e il tessuto economico che hanno permesso la realizzazione di opere come i templi dorici di Paestum e la Tomba del Tuffatore. Al tempo stesso, vogliamo rendere i visitatori e le scuole partecipi: come ogni anno, potranno seguire le attività di scavo durante visite quotidiane e sui social del Parco”. Anche quest’anno, lo scavo beneficia di due borse di studio finanziate dal Pastificio G. Di Martino – proprietario del marchio Antonio Amato. Due giovani archeologi, Rachele Cava e Guglielmo Strapazzon, sono stati selezionati sulla base di un bando nazionale e seguono le operazioni sul posto. Il progetto #ilgustodellascoperta è stato avviato nel 2016 con una sponsorizzazione del Pastificio Antonio Amato che aveva destinato un contributo di 45mila euro per finanziare due borse di ricerca per tre anni.

Tutti potranno seguire costantemente l’aggiornamento delle indagini in corso: l’appuntamento è dal lunedì al venerdì, alle 11.45, nell’area archeologica di Paestum dove gli archeologi accompagneranno il pubblico in una visita guidata allo scavo. Inoltre lo scavo può essere seguito anche sui canali social del Parco Archeologico di Paestum e di Pasta Antonio Amato, seguendo l’hashtag #ilgustodellascoperta su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube e anche su Repubblica Web Tv, dove saranno trasmessi dei video con gli approfondimenti sul lavoro degli archeologi e sui metodi e sugli strumenti propri della ricerca. “È questa la nostra missione – conclude il direttore – raccontare a tutti la ricerca archeologica in ogni suo aspetto; l’archeologia vera non ha nulla a vedere con i ‘tesori’, ma con la ricostruzione della vita, anche dei poveri. Visto così, un coccio di ceramica comune è importante quanto un anello d’oro; sono tutti documenti storici”.

Paestum lancia una raccolta fondi con l’Artbonus per riportare alla luce il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate: lungo le mura emersi alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Paestum lancia una raccolta fondi per riportare il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate. Cos’era successo? Giugno 2019: lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. “I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione)”, spiegano al parco archeologico di Paestum, “furono recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. Attualmente sono esposti in maniera preliminare nel museo Archeologico di Paestum dove vengono restaurati “in vetrina”, ovvero sotto gli occhi del pubblico”. Indagare archeologicamente l’area del ritrovamento, in parte di proprietà privata, sarebbe ovviamente importante. Ma c’è un problema: l’operazione, sulla base di una stima dei funzionari del Parco, comporterebbe un costo di circa 190mila euro. E non è l’unico problema. In attesa di trovare il modo di avviare la ricerca archeologica, i resti del tempio, che ancora si potrebbero trovare nel sottosuolo, rischiano di essere ulteriormente danneggiati dai lavori agricoli. “Attualmente il campo, dove si ipotizza potesse sorgere l’edificio”, spiega il direttore del parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “è adibito alla coltivazione di mais; dopo la raccolta l’area potrebbe essere di nuovo soggetta a arature con mezzi meccanici, con conseguenze potenzialmente disastrose per le testimonianze archeologiche”. Per tutte queste ragioni il Parco Archeologico di Paestum ha avviato un progetto in collaborazione con la soprintendenza di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, per indagare e tutelare l’ipotetico tempio presso le mura, lanciando una raccolta fondi sul portale Artbonus (per info http://www.museopaestum.beniculturali.it/il-quarto-tempio-di-poseidonia/ ).

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

La speranza, come racconta Zuchtriegel, è quella di trovare i fondi necessari per portare alla luce ulteriori evidenze di quello che è stato definito un gioiello dell’architettura dorica del primo periodo classico di Paestum. Un piccolo tempio che potrebbe aver fatto parte di un santuario dedicato a una divinità femminile, forse Hera, dal momento che nelle vicinanze, negli anni ’50, fu scavata una stipe con terrecotte e ceramiche di fine VI sec. – prima metà V sec. a.C. Per avere maggiori elementi, gli archeologi sperano nella realizzazione del progetto d’indagine varato da Parco e Soprintendenza. “Ogni contributo, piccolo e grande, ci aiuta”, sottolinea il direttore. Nell’ottica di rinforzare la collaborazione tra pubblico e privato, nella serata del 23 settembre, il Parco Archeologico ha ospitato nelle sale del museo i maggiori sostenitori del sito UNESCO nell’ambito dell’iniziativa “Ceci n’est pas un dîner”, durante la quale c’è stato un momento di confronto e convivialità tra il gruppo di lavoro di Paestum e i mecenati che hanno finanziato precedenti progetti del Parco. Durante la serata, Zuchtriegel ha illustrato i ritrovamenti recenti.

Il Parco Archeologico di Paestum, con più di 300mila Euro di donazioni raccolte negli ultimi quattro anni, ovvero dall’entrata in vigore della legge Artbonus che favorisce erogazioni liberali nel campo dei beni culturali sotto il profilo fiscale, si annovera tra le realtà più dinamiche nell’Italia del Sud. Tra le imprese che hanno maggiormente contributo ai progetti di restauro e ricerca promossi dal sito di Paestum, sono D’Amico D&D Italia S.p.A., Antonio Amato Salerno – Pastificio Di Martino Gaetano & F.lli S.p.A, Azienda Agricola Antonio Palmieri, Caseificio Barlotti, Savoy Beach Hotel, Sorrento Sapori e Tradizioni S.r.l., Giordano Attilio s.r.l., Associazione Amici di Paestum e LSDM/Le strade della mozzarella. Come è emerso durante l’incontro con i sostenitori nel Museo, uno dei motivi principali per l’impegno a favore del patrimonio archeologico di Paestum, sarebbe la volontà di contribuire a un rilancio d’immagine e a uno sviluppo culturale ed economico del proprio territorio.