Pompei. Al Teatro Grande al via la nona edizione “POMPEII THEATRUM MUNDI 2026” un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei: quattro titoli (Le Baccanti, L.A.V.A., Alcesti, I Persiani) per undici “sere d’estate” in uno dei luoghi più belli al mondo

Dal 18 giugno al 12 luglio 2026 al Teatro Grande di Pompei la nona edizione “POMPEII THEATRUM MUNDI 2026” un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei: quattro titoli a firma di autorevoli nomi della scena come Theodoros Terzopoulos (Le Baccanti di Euripide), Emio Greco, Pieter C. Scholten, Roberto Zappalà (L.A.V.A.), Filippo Dini (Alcesti di Euripide), Àlex Ollé (I Persiani di Eschilo), per undici “sere d’estate” in uno dei luoghi più belli al mondo che nel corso di questi anni si è proposto come “Grande palcoscenico contemporaneo internazionale”. Per il nono anno consecutivo il Teatro Grande di Pompei si trasforma ancora una volta in un palcoscenico internazionale, presentando spettacoli che invitano alla riflessione su temi di grande attualità e sensibili come la guerra, l’emigrazione, il pianeta, i conflitti, attraverso riletture dei grandi classici del teatro e di creazioni contemporanee di forte impatto artistico e scenico.

A sottolineare il valore simbolico e culturale della rassegna è il Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Luciano Cannito: “Anche quest’anno è un’emozione speciale immaginare il sipario ideale alzarsi davanti l’enorme platea del Teatro Grande di Pompei. In questo luogo straordinario, dentro il sito archeologico più famoso del mondo, il teatro non è un’ambientazione: è una vocazione che si riaccende”. Sul senso del progetto, giunto al nono anno di attività, il direttore artistico del Teatro Nazionale Roberto Andò dichiara: “In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani”. “La novità di quest’anno – scrive nelle sue note all’edizione il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel – è che diamo la possibilità al pubblico degli spettacoli di essere anche esploratori di una parte dell’area archeologica di Pompei: in occasione delle serate di teatro apriamo il cosiddetto Foro triangolare, in prossimità del Teatro grande, dove si svolge Theatrum Mundi e dove era ubicato uno dei più antichi santuari della città antica, ovvero quello di Atena”.

Ad aprire la rassegna, giovedì 18 giugno 2026, alle 21, con repliche venerdì 19 e sabato 20, sempre alle 21, sarà la prima nazionale dello spettacolo Le Baccanti di Euripide a firma del regista greco Theodoros Terzopoulos, una produzione Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale, Teatro di Roma–Teatro Nazionale, Attis Theatre Company. Il maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. “Baccanti – dichiara il regista – è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa”. In scena, nei rispettivi ruoli di Dioniso e di Agave l’attore Roberto Latini e l’attrice Alvia Reale. Con loro Enzo Vetrano è Cadmo, Stefano Randisi è Tiresia, Marco Cacciola è Penteo, Paolo Musio il Corifeo, Gemma Carbone la Corifea, Giulio Germano Cervi il Primo Messaggero, Rocco Ancarola il Secondo Messaggero, accompagnati dal Coro composto da dodici tra attrici e attori.
Il secondo spettacolo in programma venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026, alle 21, segna il ritorno a Napoli dei coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten che con Roberto Zappalà, firmano L.A.V.A., una creazione in anteprima nazionale, qui in versione site-specific unica, su produzione di ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico| Compagnia Zappalà Danza, in co-produzione con il Teatro Stabile di Catania e in collaborazione con Meervaart Theater Amsterdam, Julidans Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. La creazione si sviluppa in dialogo diretto con il paesaggio storico, dove l’incontro tra due universi coreografici – quelli di Greco/Scholten e di Zappalà – acquista un’ulteriore intensità fisica. “L.A.V.A. – scrivono gli autori nelle note – traccia un sottile parallelismo tra le forze geologiche e gli impulsi umani. Il titolo evoca inoltre un ciclo: lotta, avversione, vuoto, astrazione – una traiettoria che conduce dalla pressione e dal conflitto verso la trasformazione”.
Il terzo spettacolo del programma rinnova la storica collaborazione tra la rassegna e l’INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, che lo produce insieme al Teatro Stabile del Veneto. Si tratta dell’Alcesti di Euripide, in scena venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio 2026 con inizio alle 20, nella messa in scena diretta da Filippo Dini, anche interprete dello spettacolo nel ruolo di Ferete. In scena, oltre Filippo Dini, gli attori Alessio Del Mastro (Apollo), Giulio Della Monica (Thanatos), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Bruno Ricci (Servo). Nelle note di regia, Filippo Dini, dichiara: “Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale”.
Lo spettacolo conclusivo di Pompeii Theatrum Mundi 2026 sarà I Persiani di Eschilo, in scena venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 luglio 2026 con inizio alle 20, con la regia di Àlex Ollé, una delle voci del celebre gruppo catalano La Fura dels Baus. Lo spettacolo, prodotto da INDA / Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, vede in scena Anna Bonaiuto (nel ruolo di Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (in quello dello Spettro di Dario), Massimo Nicolini (in quello di Serse), accompagnati da un Coro composto da tredici attrici e attori. Per il 66enne regista spagnolo: “I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile”.
Pompei. Al via al Teatro Grande la V edizione di “Sogno di Volare”, che coinvolge gli studenti e gli adolescenti dell’area vesuviana, territorio a rischio dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. Dalla Commedia alla Tragedia: in scena “Antigone” da Sofocle e, per la prima volta, la danza con “Baccanti” da Euripide. Ne parlano Zuchtriegel, Martinelli, Sparagna, Miki Matsuse e alcuni studenti coinvolti

“Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”. Dopo lo straordinario successo del primo ciclo, si svolge dal 22 al 24 maggio 2026 al Teatro Grande di Pompei la V edizione di “Sogno di Volare”, il progetto nato nel 2022 dall’incontro fra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e il regista, drammaturgo e cofondatore del Teatro delle Albe Marco Martinelli con l’obiettivo di “rimettere in vita” i testi classici e riconquistare il senso collettivo e civile del teatro attraverso il coinvolgimento creativo e performativo degli studenti e degli adolescenti dell’area vesuviana, un territorio in cui è ancora sentito il rischio di dispersione scolastica, disoccupazione ed emigrazione giovanile. “Sogno di Volare” è un progetto in diretto collegamento con la non-scuola, la pratica teatral-pedagogica del Teatro delle Albe fondata nel 1991 da Marco Martinelli che negli anni ha ottenuto due Premi Ubu e il Premio ANCT dell’Associazione nazionale dei Critici di Teatro, raccontata da Francesca Saturnino nel libro “La non-scuola” di Marco Martinelli, tracce e voci intorno ad Aristofane a Pompei (Luca Sossella Editore, 2024). Martinelli stesso ne ha raccontato le avventure in “Aristofane a Scampia” (Ponte alle Grazie, 2016): la traduzione in Francia (Actes Sud, 2020) ha vinto il premio dell’Associazione dei critici francesi come “miglior libro sul teatro”.
A inaugurare questo nuovo ciclo il 22 maggio 2026, alle 21, sarà la prima assoluta di Antigone, riscrittura da Sofocle ad opera di Marco Martinelli, con gli studenti del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei, istituto tecnico industriale “Renato Elia” di Castellammare di Stabia, liceo statale “Giorgio De Chirico”, liceo statale “Pitagora – B. Croce” di Torre Annunziata e istituto di istruzione secondaria superiore “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco. Lo spettacolo, con le musiche di Ambrogio Sparagna, sarà in replica il 24 maggio 2026 prima di approdare, il 28 maggio, a Ravenna Festival. Il 23 maggio 2026 invece, sempre al Teatro Grande, alle 21, il debutto di Baccanti, riallestimento di una creazione (da Euripide) del celebre coreografo Micha Van Hoecke scomparso nel 2021, firmato da Miki Matsuse, coreografa e danzatrice, oltre che assistente e compagna di Van Hoecke. In scena, guidati da Matsuse, gli allievi del liceo statale “Ernesto Pascal” di Pompei.
Prodotto dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con Ravenna Festival e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, “Sogno di Volare” ha coinvolto in questi anni centinaia di giovani del territorio che con la loro intensità emotiva e la loro dirompente energia hanno contribuito in modo determinante al successo degli spettacoli firmati da Marco Martinelli che, dopo il debutto a Pompei, sono stati ospitati in festival e teatri di assoluto prestigio come il ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico di Vicenza, Ravenna Festival e il Piccolo di Milano. Un progetto che ha conquistato anche l’interesse del Teatro Nazionale di Atene e di una popstar di fama mondiale come Madonna che – in occasione di una sua visita a Pompei nel 2024 – ha avuto modo di assistere a una performance e ha deciso di sostenere finanziariamente l’annualità successiva.

L’edizione 2026, che inaugura un nuovo quadriennio, presenta alcune importanti novità: “Sogno di Volare” amplia il proprio orizzonte e volge lo sguardo verso la forma festival, aprendosi alla danza e coinvolgendo un’ulteriore figura artistica al lavoro sul debutto di un secondo spettacolo. Una direzione che sembra segnare il percorso futuro del progetto. Inoltre, dall’esplorazione della commedia aristofanesca che ha segnato il primo quadriennio, da quest’anno il territorio di indagine diventa la Tragedia. “Il Festival di Pompei celebra tre colonne del patrimonio dell’umanità: il teatro classico, l’archeologia di Pompei e i giovani a cui tutto ciò deve essere consegnato per continuare a vivere”, afferma il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel per ribadire l’identità profonda di “Sogno di Volare” e, al tempo stesso, introdurre il nuovo ciclo. “Mettere su uno spettacolo insieme è il miglior antidoto contro le echo chambers dei social media, che mettono a rischio i grandi non meno dei giovani, anzi, loro mentre fanno le prove per quattro ore non toccano proprio il cellulare; è come se avessero solo aspettato una cosa del genere. Del resto, lo diceva già Sofocle nell’Antigone: ‘chi pensa di essere saggio lui soltanto, quando lo apri, si vede che è vuoto.’ Il Festival di quest’anno è una forma di autodifesa contro la vacuità della finta saggezza del potere nel giustificare violenze e soprusi”. Del resto, “Il teatro è politico perché riguarda la polis, che è la città in cui metto i piedi e, al tempo stesso, l’intero pianeta, dove siamo sempre virtualmente connessi”, aggiunge Marco Martinelli. “Prima di tutto io sono un cittadino! Abito questo mondo e le sue brutture, come gli spettatori che vengono a vedere i miei lavori. E questo mondo non mi piace, troppo violento e ipocrita. Che finge di essere ‘razionale’ e invece crea continuamente guerre e devastazioni, inquinamento e miseria. Il teatro è politico quando parla la lingua della poesia, quando illumina i desideri infiniti dell’anima. Il mio teatro è una ribellione al mondo. Un’invocazione alla bellezza”.

Dalla Commedia alla Tragedia: Antigone e Baccanti. Dopo aver affrontato nelle edizioni precedenti, infatti, la riscrittura di 4 commedie di Aristofane –portando in scena Uccelli (2022), Acarnesi: Stop the War (2023), Pluto: God of Gold (2024) e Lisistrata (2025) – Marco Martinelli adesso si concentra su Sofocle e sull’archetipica figura di Antigone. In questo passaggio dalla commedia alla tragedia, rimane però costante l’idea di scegliere opere particolarmente urgenti rispetto al mondo contemporaneo. Uccelli, il vero prologo all’intero progetto, era il desiderio di fuggire dal “mondo”, il sogno di volare alto sopra le miserie del quotidiano; Pluto: God of Gold un affondo sull’iniqua distribuzione della ricchezza nella Polis; Acarnesi: Stop the War un’accusa radicale alla barbarie della guerra. E dopo Lisistrata, che per far deporre le armi agli uomini organizza lo sciopero del sesso, Antigone è un’altra potente figura femminile, che disobbedisce e si rivolta contro le leggi ingiuste, che mossa dall’amore sfida il mondo, per dare degna sepoltura al fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe. Il 22 maggio (e poi in replica il 24 maggio) dunque il pubblico ritroverà un simbolo universale di ribellione “che ci riporta al nostro presente stravolto da guerre e pretese di giustizie divine, che interroga il nostro senso di responsabilità e giustizia” come scrive Martinelli nelle note di regia, chiedendosi: “Chi sono i tiranni e i ribelli di oggi? Quale è la nostra Tebe? Quali sono le ingiustizie dei nostri tempi?”.

A cinque anni dalla scomparsa di Micha Van Hoecke, invece, il 23 maggio 2026 sarà in scena il riallestimento di una creazione del 2009, in cui il coreografo e regista belga di origini russe si era confrontato con un altro dei più importanti testi teatrali di tutti i tempi: le Baccanti di Euripide, ovvero il Mito che prende forma dalla Memoria, il dio Dioniso che incarna l’alterità, la diversità presente dentro ognuno di noi. Una coreografia che nella visione di Van Hoecke fondeva canto, parola e musica – come del resto nella natura stessa del Teatro Greco – facendo incontrare mondi sonori diversi: “quello greco, legato ad Agave e a Penteo; quello della tradizione giapponese, che accompagna Dioniso, straniero che ritorna portando con sé echi lontani; infine quello wagneriano, che amplifica la dimensione simbolica e mitica del racconto” per usare le parole del compianto artista. E che oggi, nella versione che vede Miki Matsuse a dirigere i giovani del territorio, rinasce “nel segno della memoria e di un’indomabile freschezza: passato e futuro si incontrano, nel gioco della vita e del teatro”, come sottolinea la coreografa e danzatrice, che aggiunge a proposito di Van Hoecke: “possedeva una rara capacità di riconoscere il talento unico in ciascuno. Quando assunse la direzione della scuola internazionale MUDRA, fondata da Maurice Béjart, seppe far emergere e formare numerosi artisti, molti dei quali oggi sono riconosciuti nel panorama internazionale. Per questo, un progetto dedicato ai giovani artisti trova in lui un riferimento profondo: nel lavoro in sala, nella trasmissione e nella crescita, la sua presenza continua a vivere, come guida silenziosa e necessaria”.
Pompei. Al Teatro Grande apre la stagione estiva con “Lisistrata”, riscrittura da Aristofane, drammaturgia e regia Marco Martinelli, messa in scena da 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano coinvolti nel progetto “Sogno di Volare”
120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano coinvolti nel progetto “Sogno di Volare” aprono la stagione estiva del Teatro Grande di Pompei con “Lisistrata”, riscrittura da Aristofane, drammaturgia e regia Marco Martinelli. Appuntamento al Teatro Grande di Pompei sabato 24 e lunedì 26 maggio 2025, alle 21. In scena la comicità di Aristofane esilarante, provocatoria, paradossale, surreale per una commedia che parla di guerra, di ribellione, di emancipazione ma anche di collaborazione tra fazioni contrapposte per raggiungere un bene comune. Lo spettacolo replicherà mercoledì 28 maggio 2025 al teatro Dante Alighieri di Ravenna, sabato 4 ottobre 2025 al teatro Olimpico di Vicenza, sabato 15 e domenica 16 novembre 2025 al Piccolo Teatro di Milano, Studio Melato.

Studenti impegnati nelle prove di “Lisistrata” di Aristifane per “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Con 120 ragazzi, 90 dei quali partecipanti allo spettacolo – provenienti dai licei e dagli istituti tecnici della provincia Vesuviana, Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata – si rende concreto il concetto di teatro come educazione morale. Teatro come esigenza di stabilire un concreto legame con il patrimonio culturale d’appartenenza. Il progetto nasce da un’idea del direttore generale del Parco, Gabriel Zuchtriegel ed è realizzato grazie a un protocollo di intesa con l’Ufficio regionale scolastico della Campania. Il progetto, di cui è Rup Maria Rispoli, vede la partecipazione delle scuole: liceo “E. Pascal” di Pompei, l’istituto superiore “E. Pantaleo” di Torre del Greco, entrano il liceo “G. de Chirico” di Torre Annunziata e l’istituto superiore “R. Elia” di Castellammare di Stabia. Economicamente il progetto è sostenuto dal parco archeologico di Pompei e dalla Fondazione Ray of light dell’artista Madonna che ha voluto finanziare l’intero progetto di questa edizione, testimoniando come l’arte e la cultura rappresentino investimenti per l’avvenire di molti ragazzi, alcuni dei quali ha conosciuto quando è stata in visita a Pompei (vedi Pompei incanta Madonna: l’artista – in visita privata nel giorno del suo compleanno – finanzia “Sogno di volare”, il progetto teatrale degli adolescenti del territorio promosso dal parco archeologico, e ne incontra un gruppo alla Casa del Menandro. Zuchtriegel: “Ringrazio Madonna per la sua generosità, visione e umanità” | archeologiavocidalpassato).
Il progetto, in collaborazione con il Ravenna Festival, il Teatro Nazionale di Napoli e il teatro delle Albe di Ravenna, dopo l’edizione zero del 2022 si avvia al quarto anno di attività, del triennio 2023 – 2025 dedicato ad Aristofane. Dopo “Uccelli”, “Acarnesi” e “Pluto”, gli studenti “mettono in vita” “Lisistrata” con la regia di Martinelli che applica la sua metodologia della non-scuola di teatro e l’ormai trentennale esperienza con gli adolescenti, con cui è stato capace di abbattere le ortodossie accademiche e recuperare il senso vitale del fare teatro. Lisistrata, colei che scioglie gli eserciti, messa in scena nel 411 a. C ad Atene, è il primo esempio drammaturgico incentrato sull’emancipazione femminile, non solo come atto di ribellione al genere maschile, ma soprattutto come momento di aggregazione tra donne che unite decidono di proporre agli uomini una sorta di compromesso: se i consorti non cesseranno il fuoco, le loro compagne si rifiuteranno di concedersi. Non è sola in questa protesta ma tira in mezzo anche altre donne, come la spartana Lampitò e l’altolocata Cleonice. Una commedia che parla di guerra, di ribellione, di emancipazione, ma anche di collaborazione tra fazioni contrapposte per raggiungere un bene comune. Aristofane, feroce critico del populismo imperialista dei demagoghi. La sua commedia scruta indiscreta, talvolta pettegola e sfrontata, il vissuto quotidiano dell’uomo comune, la sua mediocre esistenza, stretta tra necessità e piccole e grandi aspirazioni. Lo sfondo è l’agglomerato urbano, il linguaggio è quello delle piazze e dei mercati.

Studenti impegnati nelle prove di “Lisistrata” di Aristifane per “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, in un incontro con gli studenti (foto kromatica pompei)
Un progetto nato da un’intuizione del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel. “Il teatro nasce così: cittadini, abitanti della città che si raccontano, mettono in scena storie che parlano del mito, del passato, ma sempre anche della loro vita”, spiega il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Con i ragazzi e le ragazze del territorio stiamo recuperando quel senso, e dopo aver assistito ad alcune prove, posso solo dire che quest’anno sarà uno spettacolo fortissimo, chi vuole capire le origini e la forza del teatro occidentale venga a vedere. È emozionante vedere come un testo classico possa sprigionare la creatività e l’espressività dei giovani di oggi, che vivono in un territorio considerato difficile, e da certi punti di vista lo è. Ma quello che vedrete vi libererà da più di un pregiudizio sui giovani dell’era digitale: quando li vedo recitare mi trasmettono un senso di speranza indescrivibile, e con la tournée che faranno dopo la prima di Pompei questa allegra speranza la porteranno anche in altre città: i ragazzi del territorio sono i migliori ambasciatori di Pompei nel mondo”.

Studenti impegnati nelle prove di “Lisistrata” di Aristifane per “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
“Dalle macerie della guerra si impone la figura di Lisistrata, una donna che, attraverso l’ingegno e la determinazione, riesce a influenzare le decisioni politiche e sociali, sfidando le convenzioni del suo tempo, una pacifista ante litteram, modernissima, conscia che la pace non possa passare per le armi. A questi piccoli uomini, che fanno a gara per avere, per possedere, Lisistrata intuisce che vada tolto un bisogno primordiale: il sesso”, spiega Martinelli. “Cosa fare quando la pace si fatica a trovarla? Quando questa sguscia via dalle mani? Se lo chiedeva Aristofane nel V secolo a.C., mentre la guerra del Peloponneso avvampava furiosa, allontanando sempre più lo spiraglio di una tregua. Ce lo chiediamo ancora oggi, con ardore se lo domandano gli adolescenti che incontriamo nei nostri laboratori. Una che non si fa sedurre dal luccichio della sua epoca, che sa di avere un potere e lo utilizza per costruire lì dove gli uomini hanno distrutto”. Aristofane non smentisce mai la sua singolare attualità, mentre si lavora allo spettacolo il mondo sta cambiando per l’ennesima volta, ma le donne marciano per non vedersi sottrarre i propri diritti, la guerra continua a dilagare. Lisistrata descrive un colpo di Stato messo in atto dalle donne di Atene e Sparta, guidate dall’ateniese Lisistrata: esse costringono Ateniesi e Spartani a stipulare la pace, ricorrendo allo “sciopero sessuale” come arma di ricatto politico. Con la mediazione della protagonista si conclude infine la pace e la commedia termina fra canti e danze.

Il regista Marco Martinelli nelle prove di “Lisistrata” di Aristifane per “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Marco Martinelli, fondatore insieme a Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, è tra i più importanti drammaturghi e registi del teatro italiano, e ha vinto ben sette volte il Premio Ubu come drammaturgo, regista, pedagogo. Le sue drammaturgie sono state tradotte, pubblicate e messe in scena in dodici paesi in Europa e nel mondo. Ha sviluppato inoltre negli anni un’esperienza di lavoro teatrale con gli adolescenti, che gli ha fruttato altri premi e riconoscimenti a livello internazionale. In Campania in particolare Martinelli nel 2006 a Napoli ha dato vita ad Arrevuoto, un progetto dell’allora Teatro Stabile di Napoli, per il quale ha ricevuto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Ubu come “progetto speciale”. Nel 2007 ha diretto Punta Corsara, col sostegno della Fondazione Campania Festival. Nel 2017 ha pubblicato, per Ponte alle Grazie, “Aristofane a Scampia”, che ha vinto il premio dell’Associazione nazionale dei critici francesi come “miglior libro sul teatro” pubblicato in Francia nel 2021per Actes Sud. Nell’estate 2022 Martinelli ha debuttato a Ravenna Festival con il Paradiso dantesco, ideato e diretto insieme a Ermanna Montanari, ultima anta del progetto La Divina Commedia iniziato nel 2017 e prodotto sempre da Ravenna Festival, coinvolgendo nell’allestimento l’intera città, come in una sacra rappresentazione medievale e nel teatro rivoluzionario di massa di Majakovskij. Per gli spettacoli al Teatro Grande il regista è coadiuvato, già dalla prima edizione, dagli assistenti alla regia Valeria Pollice e Gianni Vastarella del Collettivo LaCorsa.
Pompei. Al Teatro Grande “Edipo Re” di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa, terzo spettacolo della settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei
Terzo appuntamento della edizione di Pompeii Theatrum Mundi l’acclamato “Edipo Re” di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa, che il Teatro Grande di Pompei ospiterà giovedì 4, venerdì 5 e sabato 6 luglio 2024. Nella traduzione di Fabrizio Sinisi lo spettacolo è interpretato da Francesca Cutolo, Francesca Della Monica, Marco Foschi, Roberto Latini, Frédérique Loliée, Fabio Pasquini. Le scene sono di Daniele Spanò, le luci di Pasquale Mari, il suono di G.U.P. Alcaro, i costumi di Graziella Pepe (realizzati al laboratorio di Sartoria del Piccolo Teatro Di Milano – Teatro D’Europa). La produzione è del TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale. Biglietti online bit.ly/3KpHA8l, info 081 551 03 36, biglietteria@teatrodinapoli.it.

“Edipo Re” di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa (foto pompeii theatrum mundi)
Considerato uno dei testi teatrali più belli di tutti i tempi, “Edipo re” di Sofocle rappresenta il simbolo universale dell’eterno dissidio tra libertà e necessità, tra colpa e fato. Arrivato al potere grazie alla sua capacità di “far luce attraverso le parole”, abilità che gli aveva permesso di sconfiggere la Sfinge che tormentava la città di Tebe, Edipo è costretto, attraverso una convulsa indagine retrospettiva, a scoprire che il suo passato è una lunga sequenza di orrori e delitti, fino a riconoscere la drammatica verità delle ultime, desolate parole del Coro: “Non dite mai di un uomo che è felice, finché non sia arrivato il suo ultimo giorno”.

“Edipo Re” di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa (foto pompeii theatrum mundi)
In una città che non vediamo mai, un lamento arriva da lontano. È Tebe martoriata dalla peste. Un gruppo di persone non dorme da giorni. Come salvarsi? A chi rivolgersi per guarire la città che muore? Al centro della scena, al centro della città, al centro del teatro c’è lui, Edipo. Lui, che ha saputo illuminare l’enigma della Sfinge con la luce delle sue parole, si trova ora di fronte alla più difficile delle domande: chi ha ucciso Laio, il vecchio re di Tebe? La risposta che Edipo sta cercando è chiara fin dall’inizio, e tuona in due sole parole: “sei tu”. Ma Edipo non può ricevere una verità così grande, non la può vedere. Preferisce guardare da un’altra parte. Sarà la voce di Apollo, il dio nascosto, il dio obliquo, a guidarlo attraverso un’inchiesta in cui l’inquirente si rivelerà essere il colpevole. Presto si capirà che il medico che avrebbe dovuto guarire la città è la malattia. Perché è lui, Edipo, l’assassino e quindi la causa del contagio. La luce della verità è il dono del dio. Ma anche la sua maledizione.

“Edipo Re” di Sofocle con l’adattamento e la regia di Andrea De Rosa (foto pompeii theatrum mundi)
La nuova regia di Andrea De Rosa, che torna per l’occasione a lavorare con Fabrizio Sinisi dopo la fortunata collaborazione sul testo di Processo Galileo, parte dalla storia di Edipo re che ruota attorno alla verità, proclamata, cercata e misconosciuta. “Il sapere è terribile, se non giova a chi sa”.
Pompei. Al Teatro Grande torna il progetto “Sogno di Volare”: 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano portano in scena “PLUTO. God of gold”, riscrittura da Aristofane di Marco Martinelli. La parola ai protagonisti

Progetto “Sogno di Volare”: prove generale di “Pluto” (foto vincenzo salzano)
Ultime prove al Teatro Grande degli scavi di Pompei. Ormai è tempo di andare in scena. Torna Sogno di Volare. Sabato 25 e domenica 26 maggio 2024, alle 21, 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano apriranno la stagione estiva del Teatro Grande di Pompei con “PLUTO. God of gold”, riscrittura da Aristofane di Marco Martinelli, musiche Ambrogio Sparagna eseguite da Antonio Matrone, Vincenzo Core, Erasmo Treglia, Tammorra Trio, professionisti della scena teatrale di fama internazionale. Con 120 ragazzi – provenienti dai licei e gli istituti tecnici della provincia Vesuviana, Pompei, Torre del Greco, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata – si rende concreto il concetto di teatro come esigenza di stabilire un concreto legame con il patrimonio culturale d’appartenenza.

PLUTO è l’ultima commedia delle undici superstiti che ci restano di Aristofane. Il contadino Cremilo è ossessionato dalle ingiustizie che dilaniano Atene: perché le ricchezze vanno solo ai malfattori? Seguendo il responso dell’oracolo, segue la prima persona che incontra, un cieco: quel cieco è Pluto, il dio della ricchezza. Per forza i soldi van sempre ai delinquenti e ai corrotti: perché il dio non ci vede! Cremilo lo cura e gli restituisce la vista, e tale atto “rivoluzionario” porterà abbondanza e serenità nelle case dei giusti. È stupefacente come Aristofane, a distanza di millenni, sappia emozionarci con le variazioni sapienti dei suoi registri comici, sottolineando sempre le contraddizioni violente della polis, dai massacri della guerra alla iniqua distribuzione delle ricchezze. E ancor più straordinario, in questo Pluto, come la mano sapiente di Martinelli sappia “intonare” al testo arcaico le improvvisazioni vitali e scatenate di 60 adolescenti napoletani e vicentini.

“Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei: applausi a fine spettacolo (foto parco archeologico pompei)
Il progetto nasce da un’idea del direttore generale del Parco, Gabriel Zuchtriegel ed è realizzato grazie a un protocollo di intesa con l’Ufficio regionale scolastico della Campania. Quest’anno il progetto, di cui è Rup la dott.ssa Maria Rispoli, vede la partecipazione ampliata delle scuole: dopo il liceo “E. Pascal” di Pompei, l’istituto superiore “E. Pantaleo” di Torre del Greco, l’istituto tecnico “R. Elia” di Castellammare di Stabia, entra il liceo “G. de Chirico” di Torre Annunziata. Il progetto, curato da Marco Martinelli e il suo team – prodotto dal parco archeologico di Pompei con il Ravenna Festival, il Teatro Nazionale di Napoli, a cui si aggiunge quest’anno un gemellaggio con Vicenza approdando in autunno al teatro Olimpico della città veneta, dopo l’edizione del 2022 e del 2023 in cui sono state messe in scene le commedie “Uccelli” e “Acarnesi” di Aristofane gli studenti “mettono in vita” “Pluto”, dello stesso autore, con Martinelli che applica la sua metodologia della non-scuola di teatro e l’ormai trentennale esperienza con gli adolescenti, con cui è stato capace di abbattere le ortodossie accademiche e recuperare il senso vitale del fare teatro.

I laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Durante i laboratori nelle scuole il parco archeologico di Pompei ha intervistato due studentesse.
La prima è Francesca Pia Russo dell’I.I.S.S.S. “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco, che partecipa con entusiasmo sin dal primo anno al progetto, e salirà il 25 e 26 maggio 2024 sul palco del Teatro Grande degli Scavi.
La seconda è Erica Capone dell’I.I.S.S.S. “Eugenio Pantaleo” di Torre del Greco: anche lei partecipa con entusiasmo sin dal primo anno al progetto, e salirà il 25 e 26 maggio 2024 sul palco del Teatro Grande degli Scavi.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ai laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
Il progetto “Sogno di volare” è nato da un’intuizione del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, “per restituire al teatro, per dirla con Aristotele, la sua funzione di catarsi, di purificazione delle nostre menti e anime attraverso il pronunciare una verità, a volte anche scomoda”, dichiara Zuchtriegel. “La scelta di fare teatro è stata dettata dall’esigenza di coinvolgere i ragazzi delle scuole e farli sentire parte attiva di un progetto. Riconquistando il senso collettivo e politico e direi anche democratico del teatro. Il teatro non a caso nasce in una società che forse per la prima volta nella storia comincia a valorizzare l’individuo, nella sua funzione politica e creativa: impiantando, attraverso un’analisi e una sintesi più contemporanea, anche un discorso sociale. Gli autori, Eschilo, Sofocle e Euripide, gli attori, il coro, erano innanzitutto dei cittadini, e il teatro diventava una festa comune, un rituale religioso. Nel VI-V secolo a.C., era la stessa comunità che si riuniva a teatro, e le vicende rappresentate erano le storie che la collettività raccontava a se stessa. Ed è questo che abbiamo cercato di ricreare con il progetto Sogno di volare portando nel teatro di Pompei lo stesso spirito. Con Marco Martinelli i ragazzi, attraverso un progetto triennale dedicato ad Aristofane, parlano della loro società ma attraverso la riscrittura dell’impianto drammaturgico del commediografo greco che parlava di un mondo per loro lontano, ma ricco di spunti per una rilettura del presente”.

Il regista Marco Martinelli ai laboratori con le scuole del progetto “Sogno di Volare” (foto parco archeologico pompei)
“L’inquieto presente rivive tra le pietre millenarie di Pompei”, dichiara Marco Martinelli. “Se in Uccelli avevamo esplorato il desiderio di utopia, se gli Acarnesi erano tutti protesi verso la condanna della guerra e l’esaltazione della pace, il Pluto è una favola commovente sulle ingiustizie che dilaniano la terra, legate al denaro come unico dio da venerare: il contadino Cremilo, il protagonista di questa parabola, vuole restituire la vista al dio della ricchezza, Pluto. La cecità del dio è infatti la causa dell’iniqua distribuzione delle ricchezze, e la guarigione del dio, nel piano di Cremilo, sarà un atto dichiaratamente rivoluzionario. È incredibile come, nel capitalismo finanziario imperante di questo terzo millennio, nel consumismo che tutti ci riduce a merci, l’apologo di Aristofane funzioni come una freccia incendiaria, in grado di divertirci, sorprenderci e farci pensare. E soprattutto farci ancora “sognare” che il mondo possa cambiare, che la politica ritrovi il suo afflato di giustizia”.

Il regista Marco Martinelli (foto parco archeologico di pompei)
Marco Martinelli, fondatore insieme a Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, è tra i più importanti drammaturghi e registi del teatro italiano, e ha vinto ben sette volte il Premio Ubu come drammaturgo, regista, pedagogo. Le sue drammaturgie sono state tradotte, pubblicate e messe in scena in dodici paesi in Europa e nel mondo. Ha sviluppato inoltre negli anni un’esperienza di lavoro teatrale con gli adolescenti, che gli ha fruttato altri premi e riconoscimenti a livello internazionale. In Campania in particolare Martinelli nel 2006 a Napoli ha dato vita ad Arrevuoto, un progetto dell’allora Teatro Stabile di Napoli, per il quale ha ricevuto il Premio dell’associazione nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Ubu come “progetto speciale”. Nel 2007 ha diretto Punta Corsara, col sostegno della Fondazione Campania Festival. Nel 2017 ha pubblicato, per Ponte alle Grazie, “Aristofane a Scampia”, che ha vinto il premio dell’associazione nazionale dei Critici francesi come “miglior libro sul teatro” pubblicato in Francia nel 2021 per Actes Sud. Nell’estate 2022 Martinelli ha debuttato a Ravenna Festival con il Paradiso dantesco, ideato e diretto insieme a Ermanna Montanari, ultima anta del progetto La Divina Commedia iniziato nel 2017 e prodotto sempre da Ravenna Festival, coinvolgendo nell’allestimento l’intera città, come in una sacra rappresentazione medievale e nel teatro rivoluzionario di massa di Majakovskij. Per gli spettacoli al Teatro Grande il regista è coadiuvato, già dallo scorso anno, dagli assistenti alla regia Valeria Pollice e Gianni Vastarella del Collettivo LaCorsa.
Pompei. Aprono le prevendite dei biglietti per la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi: quattro titoli in scena al Teatro grande dal 13 giugno al 13 luglio 2024
Da lunedì 15 aprile 2024 sarà possibile acquistare la Theatrum Card e gli spettacoli in programma della settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei dal 13 giugno al 13 luglio 2024 al Teatro Grande del sito di Pompei. Dalla “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò con la regia di Giorgio Sangati su installazione scenica in situ di Emilio Isgrò al “De rerum natura” di Fabio Pisano con la regia di Davide Iodice a “Edipo re” di Sofocle con la regia di Andrea De Rosa a “Fedra. Ippolito portatore di corona” di Euripide con la regia Paul Curran il prestigioso programma di testi classici verrà presentato al pubblico in 12 sere d’estate in uno dei luoghi più belli al mondo. La Theatrum Card permette di assistere singolarmente a 4 spettacoli oppure in coppia a 2 spettacoli. In promozione a 50 euro fino al 15 maggio 2024. Inoltre per i possessori della Theatrum Card sarà possibile acquistare fino a un massimo di 2 biglietti al prezzo ridotto di 15 euro ciascuno. Con i suoi quattro titoli in programma la rassegna estiva del Teatro Nazionale di Napoli conferma la sua natura di vetrina di inedite riletture o rivisitazioni di testi e opere della classicità.
“Dunque – scrive il direttore Roberto Andò – la cancellatura di Isgrò come scrittura paradossale e filosofica, una scrittura che impedendoci di vedere eccita il fantasma di un’immagine che non possiamo più abitare, di una parola che non possiamo più leggere; la cecità di Edipo come abissale e tragica impossibilità della verità; la poesia di Lucrezio come ferita e rivelazione di ciò che è accaduto e potrebbe ancora accadere; la Fedra come tragedia della malattia mentale. Pompeii Theatrum Mundi continua a offrire visioni che nel nome del teatro sappiano declinare le tensioni del tempo in cui viviamo, e uno sguardo che sappia ricongiungere il passato al presente e al futuro”.
Per il direttore generale del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel: “Questa settima edizione di Theatrum Mundi, così come la terza di Sogno di Volare (lo spettacolo degli attori adolescenti del territorio che andrà in scena il 25 e il 26 maggio) e il secondo anno in cui il Ministero della Cultura promuove insieme al Comune di Pompei una rassegna di grandi concerti, tutto ciò dimostra che gli Scavi di Pompei sono un luogo contemporaneo”. Il presidente del Teatro Nazionale Luciano Cannito oltre a ringraziare il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano “per l’attenzione speciale che continua a riservare al Festival Pompeii Theatrum Mundi e a questo luogo ricco di storia e di bellezza”, e i Soci fondatori del Teatro Nazionale – il Comune di Napoli, la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli – “per aver restituito anni fa al Teatro Mercadante quella centralità storica di luogo di produzione, formazione e distribuzione del teatro di eccellenza italiano ed internazionale”, sottolinea come “il direttore Roberto Andò abbia saputo immaginare un cartellone che ancora una volta coniuga la potenza del linguaggio classico che da queste pietre sacre giunge intatta fino a noi, con il sentimento della modernità che del classico si fa interprete e testimone fedele”.
Pompei. Al Teatro Grande il maestro Riccardo Muti dirige il concerto “Le Vie dell’Amicizia. Ravenna-Jerash-Pompei”, terzo appuntamento del progetto di Ravenna Festival
“Amo Pompei più di Parigi”, scrisse Herman Melville nel suo diario di viaggio; forse perché l’autore di Moby Dick sapeva riconoscere la bellezza che intreccia visibile e invisibile, mito e storia. Quella bellezza che, martedì 11 luglio 2023, alle 21.30, accoglie nel Teatro Grande di Pompei, il concerto diretto da Riccardo Muti con cui quest’anno si corona il viaggio delle Vie dell’Amicizia, il progetto di Ravenna Festival che dal 1997 visita città simbolo della storia antica e contemporanea. Quello al Teatro Grande dell’antica Pompei è infatti il terzo appuntamento dopo i concerti del 7 e 9 luglio 2023, rispettivamente a Ravenna e Jerash, la “Pompei d’Oriente” in Giordania. Biglietti: primo settore 90 Euro, secondo settore 42 Euro; ridotti over 65 e under 30 primo settore 82 Euro, secondo settore 38 Euro. Biglietteria Ravenna Festival Tel. 0544 299244 – tickets@ravennafestival.org; online www.vivaticket.com; punto vendita a Pompei: Agenzia Paradisi Perduti, via Parroco Federico 5 – Tel. 081 0203443. Il progetto Le vie dell’Amicizia è sostenuto dal ministero della Cultura e dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; l’appuntamento all’antica città di Pompei – organizzato grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Pompei e con RAI Cultura, che riprenderà il concerto per trasmetterlo sulla prima rete – è interamente finanziato da Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. “Siamo felici che quest’anno si rinnovi il legame di sincera amicizia che unisce il Maestro Riccardo Muti e la sua eccellente Orchestra Cherubini a questi territori”, sottolinea il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “E ci tengo a sottolineare che l’appuntamento è possibile grazie alla sponsorizzazione di un’azienda del territorio come il Caruso, A Belmond Hotel di Ravello. Una circostanza che non solo significa sostenibilità e capacità di autofinanziamento, cioè quanto anche il ministro ci invita a rafforzare, ma contiene anche un messaggio etico: i valori di fratellanza e dialogo e il significato storico-culturale di Pompei sono condivisi dalla società, creando sinergie e relazioni che fanno emergere le qualità positive di un territorio unico al mondo”.

Il maestro Riccardo Muti nella direzione della Chicago Symphony Orchestra (foto Todd Rosenberg Photography 2014)
Anche a Pompei, la direzione di Muti unisce l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro Cremona Antiqua, preparato da Antonio Greco, a musicisti giordani nel II atto da Orfeo ed Euridice di Gluck con il controtenore Filippo Mineccia, in Casta diva dalla Norma di Bellini con il soprano Monica Conesa e nel Canto del destino di Brahms. A queste pagine si intervallano momenti musicali le cui radici affondano nel Medio Oriente, affidati agli artisti siriani Mirna Kassis e François Razek-Bitar e alle voci giordane Ady Naber e Zain Awad; si completa così l’omaggio allo spirito di fratellanza del popolo giordano, che nell’ultimo decennio ha accolto centinaia di migliaia di profughi, soprattutto dalla Siria. Lo Schicksalslied op. 54 che Brahms modellò su versi di Hölderlin, già parte del programma dell’ormai storico primo concerto dell’Amicizia a Sarajevo, è una meditazione sul destino, sul divino e sul mistero della morte. Il dubbio insolubile si fa musica anche nella partitura dell’Orfeo ed Euridice di Gluck e attraversa la preghiera di Norma alla luna. Una risposta si leva forse nell’estatica luce che chiude il canto di Brahms, quasi un messaggio di redenzione e di speranza. Ombre e luci, rapimento e preghiera si intrecciano anche nei brani proposti dai cantanti siriani e giordani. Apparve fluttuante, tradizionale canto arabo del genere poetico-musicale muwashah, è una contemplazione della bellezza della persona amata, mentre l’amore per la terra natia è al centro di Raccontami del mio paese dei fratelli libanesi Assi e Mansour Rahabani. La compositrice Dima Orsho ha creato I dimenticati sulle rive dell’Eufrate su un’antica poesia siriana tramandata oralmente nella regione di Jazeera, fra Tigri e Eufrate.

“Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei: applausi a fine spettacolo (foto parco archeologico pompei
Da quando, nel 1997, giunse la chiamata da una Sarajevo sfigurata dalle bombe, Le vie dell’Amicizia affida il proprio messaggio al linguaggio universale della musica: anno dopo anno, il Maestro Muti sale sul podio di orchestre e cori italiani a cui si uniscono musicisti delle città meta del viaggio. Nel 2020 il progetto aveva raggiunto Paestum, gemellata con il sito di Palmira, per ricordare il popolo siriano, quello stesso popolo che, costretto alla diaspora, ha trovato in Giordania straordinaria accoglienza. Nell’anno in cui il Festival ha colto l’occasione del centenario della nascita di Calvino per intitolare la propria XXXIV edizione Le città invisibili, il fil rouge del comune passato romano e del patrimonio archeologico lega due città a lungo sepolte – l’una dalla cenere del Vesuvio, l’altra dalle sabbie del deserto – a Ravenna, il cui porto di Classe l’imperatore Augusto scelse per la flotta del Mediterraneo orientale. Il dialogo del Festival con il Parco archeologico ci ha già regalato, nello stesso Teatro Grande, il debutto di Acarnesi Stop the War!, altro inno alla pace e alla fratellanza fra i popoli, nell’ambito del progetto Sogno di volare.
Pompei. Al Teatro Grande in scena “Acarnesi. Stop the war!” riscrittura da Aristofane per la regia Marco Martinelli: seconda esperienza del progetto “Sogno di volare” con gli studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano
Sabato 27 e domenica 28 maggio 2023, 120 studenti/attori delle scuole del territorio vesuviano apriranno la stagione estiva del Teatro Grande di Pompei con gli “Acarnesi. Stop the war!”. Guidati dalla regia esperta di Marco Martinelli, accompagnati dalle musiche di Ambrogio Sparagna e con il disegno luci di Vincent Longuemare, professionisti della scena teatrale di fama internazionale. Un parco archeologico può diventare un luogo dove gli adolescenti del territorio indagano le proprie capacità esibendosi, con artisti professionisti, in uno spettacolo antico? Riescono ragazze e ragazzi di 15-17 anni a mettere in crisi il racconto di un territorio come quello intorno a Pompei, “difficile” e “debole” secondo i soliti indicatori socioeconomici, sorprendendo i grandi con il loro incredibile entusiasmo e la loro creatività? Dopo il primo anno di “Sogno di Volare” – progetto volto a coinvolgere i ragazzi e le scuole del territorio e a stabilire un legame concreto con il patrimonio culturale di appartenenza, attraverso l’arte e il teatro – la risposta nel secondo anno dell’iniziativa, può essere un “sì” un po’ meno timido. In scena, alle 21, “Acarnesi. Stop the War!”, riscrittura da Aristofane, drammaturgia e regia Marco Martinelli, musiche Ambrogio Sparagna, spazio e luci Vincent Longuemare. Produzione Parco archeologico di Pompei in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Giffoni Film Festival. Cofinanziato dalla Direzione generale Spettacolo e da American Express. Biglietti: 5 euro on-line su vivaticket.it alle biglietterie Teatro Mercadante e Teatro San Ferdinando e alla biglietteria degli scavi (piazza Esedra) la sera dello spettacolo.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con i ragazzi dello spettacolo (foto parco archeologico pompei)
Superate alcune barriere iniziali di carattere burocratico e culturale, mettendo insieme scuole, istituzioni culturali, artisti e i funzionari del ministero della Cultura, il parco archeologico di Pompei ha creato un modello: dopo l’anno zero, che ha visto il primo spettacolo pompeiano approdare anche a Ravenna e Bologna (con sale esaurite), si spicca il volo e si amplia il progetto. “Per noi vuol dire che ci sono altri che credono come noi che la cultura può cambiare la vita delle persone, come l’abbiamo potuto toccare con mano nel primo anno, che ha superato i miei più audaci sogni, e questo ci riempie di gioia”, sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Pompei è un sito che parla ai giovani di oggi, premesso che diamo a loro lo spazio per sentirlo e non ci sovrapponiamo con preconcetti e finte certezze alla loro sensibilità”.

Prove dello spettacolo “Acarnesi. Stop the War!” al Teatro Grande di Pompei per il progetto “Sogno di volare” (foto parco archeologico pompei)
Non più solo teatro ma anche cinema e racconto documentaristico con la collaborazione di Giffoni experience e Giffoni Innovation hub, ma soprattutto cresce la partecipazione delle scuole, dopo il liceo “E. Pascal” di Pompei, l’istituto superiore “E. Pantaleo” di Torre del Greco, entrano il liceo “G. de Chirico” di Torre Annunziata e l’istituto superiore “R. Elia” di Castellammare di Stabia. Economicamente il progetto, sostenuto dal Parco di Pompei, comincia a camminare sulle proprie gambe: oltre a un contributo della Direzione generale Spettacolo, una parte cospicua delle spese viene coperta da uno sponsor, American Express. E sempre nell’ottica di far emergere il magico rapporto tra il sito archeologico e i giovani, c’è un progetto di formazione al linguaggio cinematografico e al racconto documentaristico in collaborazione con Giffoni experience e Giffoni Innovation hub che coinvolge gli studenti del liceo Artistico “Giorgio De Chirico” di Torre Annunziata, con l’obiettivo di produrre e distribuire dei mini documentari e raccontare – con il supporto di professionisti del settore, che li guideranno anche attraverso delle masterclass dedicate – le peculiarità di un posto unico al mondo, raccontando 6 cantieri in corso nel sito archeologico: Scavo IX – Insula 10, Casa del Larario di Achille – Vicolo dell’Efebo, Insula Occidentalis – Casa della Biblioteca, Casti Amanti, Casa di Pansa e Domus del Larario – Regio V.

Il regista e attore Paolo Ruffini intervenuto alla presentazione dello spettacolo (foto parco archeologico pompei)
“Acarnesi. Stop the war!”. Il fluido vitale dell’adolescenza, la scoperta del teatro e della propria voce, la forza dirompente dei classici convergeranno in questo progetto, che non è solo uno spettacolo, ma un percorso di consapevolezza e crescita personale di una generazione contemporanea al confronto con temi quanto mai attuali e attraverso il contatto vivo con la bellezza di un patrimonio culturale che gli appartiene. Gli “Acarnesi” è la prima commedia, scritta da Aristofane poco più che adolescente: Diceopoli, vecchio contadino ateniese, non sa convincere i concittadini a smetterla con la guerra, e decide per una “tregua separata” con gli Spartani. Così se ne torna nel suo podere a celebrare Dioniso mentre la città è in fiamme. Gli Acarnesi gli si oppongono, ma Diceopoli (“il giusto cittadino”) spiegherà loro che servire la patria significa cercare la Pace. Un inno scenico quanto mai attuale, in questo millennio funestato come allora dall’incubo della guerra.
Il regista Marco Martinelli, fondatore insieme a Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, è noto per la sua esperienza di lavoro teatrale con gli adolescenti, che gli ha fruttato premi e riconoscimenti a livello internazionale. In Campania in particolare Martinelli nel 2006 a Napoli ha dato vita ad Arrevuoto, un progetto dell’allora Teatro Stabile di Napoli, per il quale ha ricevuto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Ubu come “progetto speciale”. Nel 2007 ha diretto Punta Corsara, col sostegno della Fondazione Campania Festival. Nel 2017 ha pubblicato, per Ponte alle Grazie, “Aristofane a Scampia”, che ha vinto il premio dell’Associazione nazionale dei critici francesi come “miglior libro sul teatro” pubblicato in Francia nel 2021. Nell’estate 2022 Martinelli ha debuttato a Ravenna Festival con il Paradiso dantesco, ideato e diretto insieme a Ermanna Montanari, coinvolgendo nell’allestimento l’intera città, come in una sacra rappresentazione medievale. Per gli spettacoli al Teatro Grande il regista è coadiuvato, già dallo scorso anno, dagli assistenti alla regia Valeria Pollice e Gianni Vastarella del Collettivo LaCorsa.
Pompei. Non sono arrivati i fondi POC della Regione Campania, sospesa la rassegna estiva Pompeii Theatrum Mundi al Teatro Grande di Pompei. Zuchtriegel: “Un danno per il territorio e per il Parco”
All’invito per la conferenza stampa di presentazione della sesta edizione della rassegna estiva Pompeii Theatrum Mundi, progetto del Teatro di Napoli – Teatro nazionale e del parco archeologico di Pompei in collaborazione con la Fondazione Campania dei Festival, c’era già segnalata anche la data: dal 15 giugno al 15 luglio 2023 al Teatro Grande di Pompei. Poi il colpo di scena: il direttore del Teatro Mercadante Roberto Andò e il vicepresidente vicario Stefania Brancaccio hanno comunicato la sospensione della manifestazione dopo aver ricevuto l’informazione della mancata erogazione per il 2023 dei fondi POC da parte della Regione Campania. La decisione è stata condivisa con il Consiglio di Amministrazione convocato d’urgenza il 19 aprile 2023. Nel corso della conferenza il direttore Andò ha sottolineato che la decisione di sospendere la rassegna “Pompeii Theatrum Mundi 2023” è dettata dalla necessità di procedere nei prossimi giorni alla preliminare “messa in sicurezza” del bilancio del Teatro, con l’obiettivo di salvaguardare i livelli qualitativi e quantitativi delle attività richieste dallo status di Teatro Nazionale da parte del ministero della Cultura. “La notizia della sospensione della rassegna Pompeii Theatrum Mundi si profila come un vero e proprio danno per il territorio oltre a mettere in difficoltà il Parco per aver negato la possibilità di accogliere altri eventi nelle date già impegnate dagli spettacoli”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco. “Una rassegna di qualità che da sempre ha dato pregio al sito e alla città di Pompei, e la cui annullata programmazione si trasforma in una mancata opportunità per gli operatori turistici e tutto l’indotto economico del territorio, di vedere favorita la stanzialità del turismo e il pernottamento dei visitatori in città. Sono, inoltre, profondamente dispiaciuto per il Teatro Mercadante e mi auguro che si possa individuare una soluzione che sia in grado di salvaguardare le loro attività nonché il riconosciuto status di Teatro Nazionale”.
I ragazzi di Pompei in tournée. Dopo il successo al Teatro Grande, gli studenti protagonisti dello spettacolo “Uccelli”, col progetto “Sogno di volare”, raccolgono applausi al teatro Arena del Sole – Ert di Bologna

Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” raccolgono applausi anche a Bologna (foto parco archeologico pompei)

Foto di gruppo dei ragazzi di Pompei a Bologna impegnati con “Uccelli” nel progetto “Sogno di volare” (foto parco archeologico pompei)
Grande successo “in trasferta” per gli studenti delle scuole di Pompei e Torre del Greco che partecipano al progetto “Sogno di volare”. Dopo il successo estivo al teatro grande di Pompei con la commedia “Uccelli” di Aristofane, per la regia di Marco Martinelli, i ragazzi si sono esibiti al Teatro Arena del Sole – Ert di Bologna sabato 22 e domenica 23 ottobre 2022. Lo spettacolo, prima produzione teatrale del Parco archeologico di Pompei , realizzata in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Giffoni Film Festival, rientra in un ampio progetto “Sogno di volare”, finalizzato a coinvolgere i giovani e le scuole del territorio e stabilire un legame concreto tra le antiche testimonianze e i giovani fruitori, in un percorso volto alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e nato nell’ambito di un protocollo di intesa stipulato, in attuazione del Piano strategico, lo scorso aprile tra il Parco archeologico di Pompei, il Grande Progetto Pompei/Unità Grande Pompei e l’Ufficio scolastico regionale della Campania.

Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” sul palco del Teatro Arena del Sole a Bologna (foto parco archeologico pompei)
Dopo Pompei, lo spettacolo che ha la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare, professionisti della scena teatrale di fama internazionale, è andato in scena anche al teatro delle Albe di Ravenna e ora a Bologna. “Per molti di questi ragazzi Pompei era sconosciuta o nota solo attraverso le gite scolastiche”, sottolinea il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Adesso è un luogo loro, che con orgoglio portano in giro per tutta Italia come veri ambasciatori del territorio. Questo è il vero successo dell’iniziativa, oltre alla qualità dello spettacolo che ha riscontrato un fortissimo entusiasmo da parte del pubblico”.

Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” nel Teatro Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Il progetto continuerà quest’anno con un nuovo spettacolo in programma a fine maggio nuovamente sulla scena del Teatro Grande di Pompei. E a breve sarà presentato tutto il percorso dalle prime prove alla messa in scena documentato dal Giffoni Film festival attraverso un docufilm cura di Marcello Adamo e Luca Apolito per raccontare questa straordinaria esperienza di vita dei ragazzi e la loro partecipazione attiva a diretto contatto con luoghi della cultura.


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