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Vetulonia. Ultimi giorni per visitare la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, un viaggio, visivo e sensoriale, alla scoperta e al confronto di due giganti delle civiltà antiche: Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, importante centro della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. Breve visita guidata

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

Le note dell’aulos si diffondono nell’aria: gli etruschi le facevano risuonare in ogni momento importante della vita quotidiana, dai banchetti alle cerimonie sacre ai riti funebri. Quella musica etrusca antica fatta rivivere dal musicista Stefano Cocco Cantini con la consulenza dell’etruscologa Simona Rafanelli avvolgono i visitatori che si muovono negli spazi della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” aperta fino al 9 gennaio 2022 al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (vedi Vetulonia. Prorogata al 9 gennaio la mostra-evento “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” | archeologiavocidalpassato): ancora pochi giorni, quindi, per approfittare di questo viaggio, visivo e sensoriale, indietro nel tempo, all’epoca della fondazione di due giganti delle civiltà antiche a confronto:

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Due sestanti da Vetulonia: sul dritto testa di giovane (Vatl) con copricapo spoglie di ketos; sul rovescio, delfini e tridente (foto graziano tavan)

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Statere d’argento da Taranto: sul rovescio, Taras con tridente a cavalcioni di un delfino (foto graziano tavan)

Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca, accomunate non solo dal mare ma anche dal delfino, simbolo dei due centri riportato sulle monete battute dalle rispettive zecche. Ed esposte e messe a confronto all’inizio della mostra e del progetto curati da Simona Rafanelli, direttrice del museo di Vetulonia, ed Eva degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato).

Il colore azzurro domina la prima parte della mostra di Vetulonia nell’allestimento di Luigi Rafanelli: Vatl e Taras, dipinti da Dario Vella, dominano la parete di fondo (foto graziano tavan)

Proprio Vatl e Taras, a cavallo del loro delfino, campeggiano sulla grande parete della mostra dominata dal colore azzurro. “Il mare antico è la scena della narrazione”, spiega l’architetto Luigi Rafanelli, che ha curato l’allestimento. “Il mare crea un’atmosfera surreale, evocativa di luoghi e storie fantastiche, in cui gli splendidi oggetti esposti godono di un contesto adeguato alla loro bellezza. Questo intendimento storico, mitologico, culturale, questo intreccio tra realtà e fantasia, questo nuovo modo di guardare l’antico introducendo quest’ultimo in un contesto artistico contemporaneo, sono stati condivisi dal pittore Dario Vella che li ha trasformati in un affresco straordinario che rappresenta i due mitici eroi fondatori Taras e Vatl sul delfino, con copricapo e tridente, su un mare tempestoso, nel quale si agitano mostruose creature marine”.

In mostra a Vetulonia la testa di Ercole, replica marmorea romana in dimensioni ridotte del colosso bronzeo di Lisippo a Taranto, e la clava erculea in bronzo di una statua di stile lisippeo da Vetulonia (foto graziano tavan)
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Dinos a figure rosse apulo con Eracle e Busiride del Pittore di Dario dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

“Il percorso della mostra vetuloniese si sviluppa nella forma di un racconto espositivo”, interviene Simona Rafanelli, “articolato in cinque episodi distinti, ciascuno sotto l’egida di una particolare divinità venerata sia a Taranto che a Vetulonia, la cui narrazione è affidata di volta in volta ad assoluti capolavori dell’artigianato artistico tarantino ed etrusco, quali ad esempio la straordinaria testa di Ercole, replica marmorea romana in dimensioni ridotte del colosso bronzeo eretto nell’acropoli di Taranto da Lisippo nel IV sec. a.C., o la clava erculea in bronzo, attribuibile a una statua di stile lisippeo restituita dai resti di uno dei quartieri della città antica di Vetulonia, che introducono il capitolo dedicato alla figura di Ercole/Eracle/Hercle; o ancora il dinos dipinto dal Pittore di Dario, uno dei maggiori ceramografi italioti, che esibisce sulla faccia principale del vaso Eracle al cospetto del sovrano egizio Busiride,

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Cratere a volute apulo con Ade e Persefone del Pittore del Sakkos Bianco dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

e il cratere monumentale a volute decorato dal Pittore del Sakkòs Bianco, che segnano rispettivamente il passaggio dall’episodio narrativo di Eracle a quello di Dioniso, e da quello dionisiaco all’episodio dedicato alla sfera dell’Oltretomba e all’ideologia funeraria. Una particolare estensione contraddistingue l’episodio posto “sotto il segno di Efesto”, volto a esaminare le intime relazioni intercorrenti tra le produzioni artistiche facenti capo alle due culture etrusca e greco-magnogreca, con un approfondimento riservato all’artigianato orafo”.

Architrave con fregio (carteggio marino, thiasos), recuperato dalla Guardia di Finanza e conservato nei depositi Sabap del santuario di Ercole Vincitore (foto graziano tavan)

“Il colore azzurro caratterizza il primo episodio (sotto il segno di Poseidon) e il secondo (sotto il segno di Eracle)”, interviene l’architetto Rafanelli. “Dal terzo episodio (sotto il segno i Dioniso) fino al quinto l’apparato scenografico parietale cambia colore e assume il colore rosso del vino. Azzurro e rosso, quegli stessi utilizzati dagli Etruschi nella decorazione del soffitto di tante tombe dipinte di Tarquinia, sono dunque i colori della mostra.

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Applique con un grifone nell’atto di aggredire un cerbiatto: terracotta ricoperta di foglia d’oro dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

Perché il cambio di colore del terzo episodio? Perché, a un certo punto della storia, l’immaginario tirrenico del mare muta sostanzialmente e si mette sotto il segno di Dioniso, così come lo ritrae il celebre V inno omerico dedicato al dio della vite e del vino, in cui i pirati tirreni, rei del rapimento di Dioniso, vengono trasformati dal dio in delfini, quegli stessi cui, più di ogni altra creatura marina, è demandata l’affinità tra la greca Taranto e l’etrusca Vetulonia”. E continua: “Gli episodi quattro e cinque, dedicati rispettivamente ai Dioscuri e ad Efesto, sono ancora rossi, come rossi sono il sangue dell’offerta funeraria e il fuoco che forgia i tesori dell’artigianato artistico”.

La sala G del museo di Vetulonia con il sesto episodio della mostra “Taras & Vatl” dedicato all’arte orafa etrusca e magnogreca (foto graziano tavan)
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Bracciale a cerchio chiuso in lega di rame e oro con terminali a protome leonina dal museo Archeologico nazionale di Taranto (foto graziano tavan)

E si arriva al sesto episodio, allestito nella sala G del museo di Vetulonia, dedicato ai capolavori di arte orafa, magnogreca ed etrusca, che brillano, quasi abbagliano, sul fondo nero. “Tra gli oggetti di ornamento personale deposti nelle tombe tarantine”, spiega Lorenzo Mancini, archeologo del MArTa, “corone e diademi – le prime diffuse trasversalmente in deposizioni maschili e femminili; i secondi, dall’età tardo-classica, esclusivamente connessi alla moda femminile quale parte integrante dell’acconciatura – esprimono con maggiore evidenza l’acquisizione di costrutti ideologici connessi alla regalità orientale e a forme di eroizzazione postuma, che nell’ambiente magnogreco si intrecciano alla ricca escatologia veicolata da dottrine come orfismo, pitagorismo e dionisismo. Le corone funerarie in bronzo e terracotta dorata o, nella piena età ellenistica, in foglie d’oro realizzate a stampo hanno un precedente tardo-arcaico in una serie di corone o diademi a larga fascia di argento dorato che riproducono foglie e bacche di mirto. La storia dell’arte orafa tarantina non si interrompe con la prima età ellenistica, ma prosegue anche dopo la definitiva conquista da parte di Roma alla fine del III sec. a.C. È solo nel I sec. a.C. che la grande stagione degli Ori di Taranto può dirsi conclusa, riassorbita in un artigianato dai tratti maggiormente convenzionali e diffusi ormai uniformemente in tutto il Mediterraneo romanizzato”.

Alto diadema in oro con ornato a foglie di lauro e olivo, e a sbalzo, con al centro figura femminile alata, dalla necropoli etrusca dello Sperandio a Perugia, conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Accanto agli Ori di Taranto esempi di oreficeria etrusca. “La maggior parte dei gioielli giunti fino a noi”, ricorda Claudia Noferi, archeologa della Direzione regionale musei della Toscana, “è stata recuperata all’interno di corredi funerari. Possiamo però avere un’idea di come questi oggetti venivano indossati osservando le figure umane dipinte sui vasi, sulle pareti delle tombe, oppure graffite sugli specchi in bronzo, analizzando le terrecotte architettoniche, esaminando le immagini dei defunti scolpiti sui coperchi dei sarcofagi e delle urnette in pietra e terracotta”. Nel V sec. a.C. sono documentate le corone-diademi. “Peculiare delle corone etrusche”, continua Noferi, “rispetto a quelle greche e magnogreche, è l’applicazione di fitte foglie sul nastro di supporto; generalmente si tratta di piante come l’edera, la vite, l’alloro, il mirto, la quercia e l’ulivo, sacre a divinità etrusche come Afrodite (Turan), Dioniso (Fufluns), Atena (Menerva) e Apollo (Aplu). Tra questi l’eccezionale diadema proveniente dalla necropoli perugina dello Sperandio è certamente uno degli esemplari migliori”. Verso la fine del IV sec. a.C. “nell’oreficeria etrusca si notano influssi greci, legati a modelli dell’aristocrazia macedone, che ispirarono anche le creazioni delle più ricche città della Magna Grecia in contatto con l’Etruria, come Taranto. E l’ispirazione dei modelli greci e magnogreci determina anche un ritorno a tecniche come la filigrana e la granulazione nelle oreficerie etrusche, scarsamente attestate durante l’età classica”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con Simona Rafanelli (museo di Vetulonia) e Lorenzo Mancini (Marta) su “Taras e Vatl. Dialogo a due voci al centro del Mediterraneo”, introdotto da Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, e Francesca Poretti, presidente Aicc-Ta

Locandina dell’incontro on line “Taras e Vatl. Dialogo a due voci al centro del Mediterraneo”

Due protagonisti dell’antico Mediterraneo, la colonia spartana di Taras-Taranto e Vatl-Vetulonia, la potente città della Dodecapoli etrusca, uniti nel segno del mare: nell’orizzonte mitico dei racconti di fondazione, incentrati su eroi o semidei legati all’elemento acquatico, come sul piano dei rapporti culturali, economici e materiali che li pongono al centro di un network esteso da una sponda all’altra del Mar Mediterraneo.

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Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

Di “Taras e Vatl. Dialogo a due voci al centro del Mediterraneo” ne parlano mercoledì 10 novembre 2021, alle 18, unicamente on-line, in diretta sui canali Facebook e YouTube del MArTA, la direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia Simona Rafanelli, curatrice del progetto insieme alla direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti, e il funzionario archeologo del MArTA Lorenzo Mancini, nel segno di due mostre intitolate a Taras e Vatl (“Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto” al MArTA di Taranto e “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al Museo Falchi di Vetulonia) e a pochi giorni da un importante Convegno Internazionale dedicato ai rapporti fra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana (17-19 novembre 2021). La conferenza sarà introdotta dalla direttrice del MArTA Eva Degl’Innocenti e dalla presidente dell’associazione italiana di Cultura classica AICC – delegazione di Taranto prof.ssa Francesca Poretti. L’appuntamento che si realizzerà nell’ambito dei tradizionali “Mercoledì del MArTA”, è organizzato dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dall’associazione italiana di Cultura classica AICC – delegazione di Taranto.

Vetulonia. Prorogata al 9 gennaio la mostra-evento “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”

È stata la mostra-evento dell’estate 2021, ed ora è destinata ad esserlo anche per l’autunno e le festività 2021: parliamo di “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, ospitata all’interno del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Proprio il continuo afflusso di visitatori e lo straordinario successo riscosso, anche dei cataloghi, già esauriti e in ristampa, ha convinto il Comune di Castiglione della Pescaia e la direzione scientifica del museo a prorogare la mostra (che doveva chiudere il 7 novembre 2021) fino al 9 gennaio 2022 con un grazie agli enti prestatori dal museo Archeologico nazionale di Taranto al museo Archeologico nazionale di Firenze. E per i mesi di novembre e dicembre saranno tantissimi gli appuntamenti a corollario della mostra, a cominciare dalle visite guidate ogni domenica mattina alle 11 in compagnia di un archeologo dello staff museale. Quindi, se non ne avete avuto ancora il tempo, ci sono ancora due mesi per scoprire e ammirare i tesori archeologici tra Vetulonia e Taranto.

Mosaico di immagini di alcuni reperti esposti nella mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo “Isidoro falchi” di Vetulonia (foto muVet)

La mostra. Due giganti delle civiltà antiche a confronto. Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia, e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. È in questo connubio stretto che si è ideata al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni: oltre 70 reperti partiti dal MArTA, insieme a una trentina dal museo Archeologico nazionale di Firenze, cui si aggiunge una piccola selezione dai sequestri della Guardia di Finanza di Roma, ora ospitati al museo “Isidoro Falchi”, raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato).

Taranto. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, secondo atto del progetto culturale unico tra il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia e il MArTa, con la presentazione quasi integrale del corredo del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia del quale per la prima volta è proposta la ricostruzione in scala 1:1

Eva degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, e Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, al centro delal foto di gruppo alla vernice della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al MArTa (foto MArTa)
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Locandina della mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto” fino al 9 gennaio 2022 al MArTa

Taras & Vatl, atto secondo. A un mese dall’apertura al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (fino al 7 novembre 2021), dove il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni con oltre cento reperti che raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato), è stata inaugurata al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “TARAS e VATL. Protagonisti del Mediterraneo a confronto”, fino al 9 gennaio 2022.

Due giganti dell’Italia antica, la colonia spartana di Taras-Taranto e Vatl-Vetulonia, la famosa città della Dodecapoli etrusca, protagonisti del Mediterraneo, sono al centro di un Evento culturale unico, a cura di Eva Degl’Innocenti (direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto) e Simona Rafanelli (direttrice del museo civico Archeologico di Vetulonia) articolato in due mostre (una al museo civico Archeologico di Vetulonia, l’altra al museo Archeologico nazionale di Taranto) e un Convegno internazionale che si terrà a Taranto dal 17 al 19 novembre 2021. Oltre a testimoniare la fruttuosa collaborazione fra i due Musei archeologici, il progetto è espressione della volontà di stabilire una solida interazione fra realtà territoriali distinte attraverso il dialogo intrecciato fra due antiche civiltà, quella magnogreca e quella etrusca, proiettato storicamente nel bacino del Mediterraneo.

Fibula a sanguisuga in oro con teoria di cavalieri dal tumulo etrusco di Poggio Pelliccia, conservata al museo civico Etrusco “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto p. nannini / sapab si-gr-ar)

Nucleo dell’esposizione tarentina è la presentazione quasi integrale del corredo del tumulo di Poggio Pelliccia, monumentale complesso funerario innalzato nel territorio vetuloniese, in uso tra metà VII e metà del V sec. a.C., del quale viene proposta l’inedita ricostruzione in scala 1:1 della camera e di buona parte del dromos di accesso. La scelta è giustificata dalla varietà degli oggetti deposti nella tomba, che sebbene pesantemente saccheggiata ha restituito materiali sufficienti a far capire l’ampiezza della rete commerciale entro la quale Vetulonia era inserita tra età orientalizzante ed età classica, e a comprendere il livello di benessere raggiunto dalle élites locali tra l’età orientalizzante e l’età classica (VII-V sec. a.C.).

La ricostruzione in scala 1:1 del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia nella mostra “Taras e Vatl” al MArTa (foto MArTa)
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Veduta aerea del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia a Vetulonia (foto p. nannini / sabap si-gr-ar)

“È la prima volta che si offre alla fruizione pubblica una ricostruzione in scala reale 1:1 di un monumentale complesso funerario di questo tipo. Attraverso il dromos – corridoio – di accesso, il visitatore arriva alla camera funeraria della tomba a tholos dove scopre gli straordinari reperti provenienti proprio dal sito del territorio di Vetulonia”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Una porta del tempo che abbiamo ricostruito, grazie all’arte e alla tecnica della cartapesta di artisti e artigiani di Putignano e Massafra, valorizzando anche questo importante patrimonio del territorio pugliese”.

Applique in bronzo raffigurante un leone dal tumulo etrusco di Poggio Pelliccia conservata al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto p. nannini / sabap si-gr-ar)

Un corredo “internazionale”. Oltre ai vasi di bucchero, che rappresentano la produzione vascolare “nazionale” etrusca, si segnalano quelli provenienti “dall’estero”, ovvero da Corinto (brocche da vino e contenitori di profumi) e dalla Grecia orientale (Rodi, Samo, Chio), anche con pezzi preziosi, quali i calici di Chio e il raro vasetto configurato a testa di aquila, prodotto raffinato delle fabbriche di Rodi. Si aggiungono vasi importati da Atene, con pezzi antichi e di pregio. Dallo scacchiere asiatico provengono altri oggetti, tra i quali una rara anforetta, prodotta in Lidia. Le oreficerie, realizzate a Vetulonia, e i resti di cofanetti d’avorio danno un’idea del livello di benessere raggiunto dalle élites locali in età arcaica.

Leoncino in faience da una sepoltura infantile dell’area dell’Arsenale Militare di Taranto, conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto m. gallandra. / archeogeo)

Dalle necropoli urbane di Taranto. La seconda sezione della mostra “TARAS e VATL. Protagonisti del Mediterraneo a confronto” illustra i costumi funerari e la cultura materiale di Taranto nel medesimo orizzonte cronologico (VII-V sec. a.C.) in cui la tomba di Poggio Pelliccia sembra essere rimasta in uso. Attraverso l’esposizione di corredi delle necropoli urbane dell’antica colonia fondata da Sparta, normalmente conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale, si apprezza la dimensione della rete di relazioni culturali e commerciali che in età arcaica e classica facevano capo alla colonia spartana, coinvolgendo i centri del Mediterraneo che, negli stessi anni, intrattenevano rapporti con l’Etruria.

Parure in oro da Ruvo di Puglia esposta nella mostra “Taras e Vatl” (foto MArTa)

Il mare unisce e racconta gli oggetti esposti nella mostra, tra cui reperti provenienti dall’Asia Minore e dalle isole dell’Egeo, narrando le profonde affinità tra le due importanti civiltà, a cominciare dall’artigianato artistico della produzione orafa a cui fa riferimento anche la mostra tarantina. Accanto alla sezione dedicata a Vetulonia, vi sono le testimonianze provenienti da Taranto e dall’importante tradizione orafa locale raccontata anche nel sito peuceto di Ruvo di Puglia. Si possono, infatti, ammirare anche i reperti legati al rapporto tra l’antica colonia spartana e i popoli indigeni pugliesi ed una ricostruzione in miniatura della sepoltura magno greca di un fanciullo, con costumi funerari e corredi riferibili allo stesso orizzonte cronologico del sito di Poggio Pelliccia.

Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

vetulonia_archeologico_mostra_taras-e-vetl_locandina_foto-muVetDue giganti delle civiltà antiche a confronto. Taras-Taranto, in Puglia, colonia spartana, uno dei centri più importanti della Magna Grecia e Vatl-Vetulonia, in Toscana, potente città della Dodecapoli etrusca. È in questo connubio stretto che si è inaugurata al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (fino al 7 novembre 2021) che segna il primo passo di un progetto più organico che culminerà con una mostra e un convegno internazionale al MArTA sui rapporti tra Taranto, Magna Grecia e Etruschi. Il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni: oltre 70 reperti partiti dal MArTA, insieme a una trentina dal museo Archeologico nazionale di Firenze, cui si aggiunge una piccola selezione dai sequestri della Guardia di Finanza di Roma, ora ospitati al museo “Isidoro Falchi”, ora raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca.

Mosaico di immagini di alcuni reperti esposti nella mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” al museo “Isidoro falchi” di Vetulonia (foto muVet)

La mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” è aperta sempre dal martedì alla domenica con orario 10-14 e 15-19. Info: tel. 0564948058, 0564927241; mail: museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it. Per la visita della mostra gli ingressi saranno organizzati in piccoli gruppi in modo da mantenere il distanziamento sociale e svolgere l’attività in sicurezza, anche in questo caso nel rispetto delle direttive imposte per il Covid-19. Si ricorda che per l’accesso in Museo è obbligatorio l’uso della mascherina. Nel mese di luglio, dedicato alle #NottidellArcheologia2021, sono in programma eventi e serate dedicate alla nuova esposizione.

Il suggestivo allestimento della mostra “Taras & Vatl” al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muVet-MArTa)

Primo passo di un grande progetto. “A quasi 30 anni dall’edizione del convegno di Studi sulla Magna Grecia che analizzò il rapporto tra queste civiltà”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “oggi dedichiamo un progetto di studio, educazione, conservazione e valorizzazione a questo dialogo culturale attraverso un lavoro scientifico e culturale congiunto tra il MArTA e il museo Isidoro Falchi dì Vetulonia”. Le tappe del progetto prevedono: dal 20 giugno al 7 novembre 2021, la mostra “Taras e Vatl. Dèi del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, nella sede del museo Ccvico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia; dal 23 luglio 2021 al 9 gennaio 2022 la mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto”: nelle sale del MArTA saranno esposti i reperti provenienti dal tumulo di Poggio Pelliccia a Vetulonia e appartenenti alle collezioni del museo civico Archeologico. Sarà ricostruito in scala 1:1 dai maestri cartapestai di Massafra e Putignano il tumulo di Poggio Pelliccia; dal 17 al 19 novembre 2021 a Taranto si svolgerà un convegno di studi internazionale sul rapporto tra Taras e Vatl, Magna Grecia e Etruschi.