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Paestum. Alla XXIV Bmta la 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo: annunciato l’itinerario sommerso del Relitto del Lombardo per il 2023 alle isole Tremiti, e consegnato il Premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”

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Il relitto del Lombardo alle Isole Tremiti: a giugno 2023 sarà visitabile con un itinerario subacqueo (foto patrimonio subacqueo)

paestum_BMTA22-XXIV-edizione_logoA giugno 2023 sarà possibile visitare l’itinerario sommerso del Relitto del Lombardo appartenuto e utilizzato da Garibaldi durante lo sbarco dei Mille e poi dopo qualche anno naufragato al largo delle Isole Tremiti in Puglia: lo ha annunciato alla XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo nel corso della 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo archeologico subacqueo. “La soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo del MiC”, racconta Barbara Davidde, “sta portando avanti il percorso di realizzazione del progetto Amphitrite volto a creare itinerari subacquei all’interno di cinque Aree Marine Protette italiane: quella delle Isole Tremiti in Puglia, le Cinque Terre e Portofino in Liguria, Baia in Campania, Crotone in Calabria, Capo Testa – Punta Falcone in Sardegna. Alcuni di questi itinerari saranno dotati di una rete di nodi sensori che, grazie all’internet underwater things, permetterà la visita dei siti con dei tablet che hanno al loro interno la realtà aumentata e la ricostruzione di come doveva essere in antico il sito sommerso. Questo tipo di visita esiste già nel Parco di Baia e sarà realizzato nelle Isole Tremiti sicuramente sul relitto del Lombardo e forse anche sul Relitto delle Tre Senghe per il quale stiamo terminando gli studi propedeutici”.

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La soprintendente Barbara Davidde con l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi sulla barca appoggio a Baia (foto Marcello Adamo)

La 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo archeologico subacqueo – organizzata dalla Borsa nel ricordo del grande archeologo e studioso Sebastiano Tusa che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum – è stata anche l’occasione per la soprintendente Davidde per lanciare, insieme a Ulrike Guérin Programme Specialist 2001 Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage UNESCO Culture Sector, l’idea di creare una rete di percorsi subacquei e di proporre questi itinerari per l’iscrizione nella lista delle buone pratiche per la valorizzazione e la protezione del patrimonio culturale subacqueo. “Per noi è importante anche per dare il nostro appoggio e rendere il patrimonio acquatico sempre più accessibile, a patto che l’itinerario sia gestito”, spiega Ulrike Guérin che aggiunge “una candidatura sicuramente da presentare quale esempio di buona pratica per gli itinerari subacquei è quella del Parco sommerso Baia” rivolgendosi al direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. Alla conferenza, con il coordinamento scientifico di Luigi Fozzati, sono intervenuti Valeria Patrizia Li Vigni presidente fondazione Sebastiano Tusa, Ferdinando Maurici soprintendente del Mare della Regione Siciliana, Cristiano Tiussi direttore fondazione Aquileia.

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Consegna premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” 2022: da sinistra, Lucrezia Maghet, Valeria Patrizia Li Vigni, Pippo Cappellano, Eric Rieth, Andrea Camilli, Luigi Fozzati (foto bmta)

Sempre nel ricordo dell’archeologo siciliano, il Premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” è stato consegnato a Eric Rieth direttore emerito CNRS Centre National de la Recherche Scientifique di Francia e responsabile dipartimento Archeologia Navale museo nazionale della Marina di Parigi per il riconoscimento alla carriera; Andrea Camilli direttore del museo delle Navi Antiche di Pisa per il progetto “Grande Tirreno”, per il progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici; Pippo Cappellano giornalista, regista, foto cineoperatore subacqueo e autore di documentari per il miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. “Un’iniziativa a cui teniamo molto”, rimarca il fondatore e direttore della BMTA Ugo Picarelli, “per portare avanti l’eredità pionieristica dell’amico della Borsa Sebastiano Tusa”. A seguire la consegna della Targa “Claudio Mocchegiani Carpano”, alla presenza del figlio Luca, alla migliore Tesi di laurea sull’Archeologia Subacquea: premiata Lucrezia Maghet per la tesi “L’archeologia subacquea sul web: raccolta, analisi e lettura critica dell’offerta disponibile in rete” corso di laurea in Beni culturali, università di Udine.

Ischia. “Tutela, fruizione e gestione del Patrimonio Culturale Subacqueo in Italia”: nuovo appuntamento col progetto “Kepos 2022 paesaggi e archeologia” promosso dalla Fondazione Walton. La soprintendente nazionale Barbara Davide illustra il progetto Amphitrite

ischia_kepos_barbara-davidde_locandinaNuovo appuntamento, giovedì 15 settembre 2022, alle 18.30, ai Giardini La Mortella di Forio d’Ischia, con la soprintendente nazionale del Patrimonio culturale subacqueo Barbara Davidde che, nell’ambito del progetto Kepos 2022 “Paesaggi e Archeologia” promosso dalla Fondazione William Walton e La Mortella, parlerà di “Tutela fruizione e gestione del Patrimonio Culturale Subacqueo in Italia” illustrando il “progetto Amphitrite. Archeologia subacquea per tutti: i parchi digitali”. Modera Mariangela Catuogno, responsabile scientifico del progetto Kepos. Il progetto, che prende il nome dalla dea del mare della mitologia greca, la sposa di Poseidone, è finalizzato alla conoscenza del patrimonio archeologico subacqueo all’interno delle seguenti aree marine prescelte: Portofino in Liguria, Baia in Campania, Capo Rizzuto in Calabria, Capo Testa – Punta Falcone in Sardegna e le Isole Tremiti in Puglia, ed è finanziato dal ministero della Cultura. Le attività sono partite proprio dalla Campania, dopo aver siglato uno specifico protocollo operativo con il parco archeologico dei Campi Flegrei diretto da Fabio Pagano. Al progetto partecipano anche il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, il Nucleo Carabinieri Subacquei di Napoli, la Guardia Costiera di Pozzuoli e l’Ufficio Locale Marittimo di Baia. Gli archeologi subacquei della soprintendenza nazionale (Giovanna Bucci, Alessandra Dell’Anna, Maria Francesca Pipere e Salvatore Medaglia che li coordina) stanno indagando l’atrium della “Villa con ingresso a protiro” e alcuni ambienti delle cd. “Terme dei pesci”. Alle attività collaborano l’arch. Filomena Lucci, Gabriele Gomez de Ayala (Naumacos Underwater Archaeology and Technology).

Al Castello di Santa Severa (Roma) presentazione del libro “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” di Angelo Pellegrino

santa-severa_libro-sulle-rotte-di-ulisse_presentazione-libro_locandinaAlla scoperta di Ulisse, del suo viaggio, dell’Occidente. Appuntamento il 1° giugno 2022, alle 18, al Castello di Santa Severa (Rm), sede del museo del Mare e della Navigazione antica, per la presentazione del libro di Angelo Pellegrino “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” (Valtrend), in libreria dal 26 maggio 2022. Dopo i saluti del direttore del polo museale civico del castello di Santa Severa, Flavio Enei, la presentazione di Massimo Cutraro, dirigente di ricerca al Cnr e docente all’università di Palermo, che ha curato la prefazione (“Una rilettura avvincente e solida sul piano archeologico – scrive – intorno al tema dei contatti tra mondo egeo- miceneo e penisola italiana nell’età del Bronzo. Una visione intelligente ed equilibrata di leggere i processi storici al di là dei rumorosi clamori di certi musicanti erranti del metodo storico”). Seguono gli interventi di Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e Roberto Pietraggi, direttore della rivista Archeologia marittima mediterranea.

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La copertina del libro “Sulle rotte di Ulisse” di Angelo Pellegrino

Sulle rotte di Ulisse. L’autore ci conduce in un viaggio storico, geografico e artistico nel Mediterraneo per ripercorrere insieme le tappe del viaggio di Ulisse e individuare – tra storia, economia e geografia – città e regioni la cui ubicazione sia stata testimoniata da evidenze archeologiche e rinvenimenti epigrafici. Un viaggio sulle rotte di Ulisse e del suo rapporto con l’Occidente per comprendere un mito che ha travalicato la piccola isola dilatando il racconto verso orizzonti lontani per diffondere il suo germe nel mondo. Integra e completa il racconto una ricca analisi di Flavia Ferrante sulla figura di Ulisse, sulla sua percezione nell’arte, seguendone le alterne vicende nel corso dei secoli.

Roma. All’Accademia nazionale dei Lincei incontro, in presenza e on line, con Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, su “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”

Un vaso recuperato dal carico del relitto di Otranto a 780 metri di profondità, e ora in restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale del Patrimonio naturale subacqueo (foto MIC)

roma_accademia-nazionale-dei-lincei_logoLa soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo ha avviato nel 2021 l’analisi, lo studio e il restauro di parte del carico di un relitto individuato nel 2018-2019 alla profondità di 780 metri, e a 22 miglia dalla costa nel Canale di Otranto, durante le operazioni di archeologia preventiva, preliminari alla realizzazione del gasdotto del TAP (Trans Adriatic Pipeline) (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Giovedì 10 marzo 2022, alle 15, l’Accademia nazionale dei Lincei, nella sede di via Longara a Roma, dedica un approfondimento a “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”, in presenza (prenotazione obbligatoria, è necessario inscriversi: MODULO ISCRIZIONE) e in streaming (sul canale dei Lincei: https://www.lincei.it/it/live-streaming). Dopo i saluti del linceo Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo parlerà della scoperta del relitto e del patrimonio archeologico subacqueo. A seguire, introdotti e coordinati dal linceo Eugenio La Rocca dell’università La Sapienza di Roma, interverranno i lincei Francesco D’Andria (università del Salento) su “Documenti del commercio arcaico sulle due sponde del Canale di Otranto”, e Michel Gras (Centre National de la Recherche Scientifique – CNRS) su “I relitti di età arcaica tra archeologia e storia”.

Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

Il relitto di Otranto. L’area del naufragio è caratterizzata dalla presenza di circa 240 manufatti ceramici di provenienza corinzia, cronologicamente riferibili all’età alto-arcaica. Lo studio di una parte di questi materiali (tre anfore corinzie di tipo A, 4 hydriai, tre oinochoai trilobate, una brocca di impasto grossolano, forma comune a Corinto e un pithos frammentario che conservava al suo interno circa 36 skyphoi perfettamente impilati) e dei resti organici (numerosi noccioli di olive sono stati individuati nelle anfore corinzie di tipo A) sta offrendo interessanti dati che contribuiranno a migliorare, e probabilmente a ridisegnare, le conoscenze sui traffici marittimi in Adriatico nei primi decenni del VII sec. a.C. L’intervento, che ha richiesto l’impiego di tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto “oil & gas”, illustrerà le tecnologie utilizzate per la documentazione del sito archeologico e per il recupero di una piccola porzione del carico, e presenterà i risultati preliminari dello studio e delle analisi dei reperti recuperati, ora in corso di restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale. Vista l’importanza del rinvenimento, la stessa soprintendenza ha progettato il recupero dell’intero carico e sta valutando le possibilità di finanziamento.

Taranto. Al via le visite guidate al laboratorio di restauro della soprintendenza nazionale del Patrimonio subacqueo a tu per tu con i reperti recuperati dal relitto alto-arcaico del Canale di Otranto, a 780 metri di profondità

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La sede della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo a Taranto (foto mic)

L’annuncio era stato fatto a metà dicembre dalla soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, in occasione dell’evento “20-20-1 Simposio Internazionale di Archeologia Subacquea” promosso dal 16 al 18 dicembre 2021 a Taranto, al Circolo Ufficiali della Marina Militare, per celebrare tre importanti avvenimenti: il ventennale della Convenzione UNESCO 2001 per la protezione del patrimonio culturale sommerso; il ventennale del progetto “Restaurare sott’acqua” -“Restoring Underwater” e il primo anno dall’ istituzione della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo in seno al ministero della Cultura. Proprio sabato 18 dicembre, il Simposio internazionale si era concluso con l’inaugurazione, al Laboratorio di restauro della Soprintendenza nazionale in via Luigi Viola, l’esposizione intitolata “Restauri in mostra: i materiali del relitto alto-arcaico del Canale di Otranto”, frutto di un accordo siglato tra TAP (Trans Adriatic Pipeline) e la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e che prevede una donazione effettuata da TAP per il restauro dei 22 reperti ceramici pertinenti al carico del relitto alto-arcaico recuperato nel Canale di Otranto alla profondità di 780 metri. A termine del restauro sarà realizzata una mostra dedicata. E ora la conferma. Tutti i giovedì, a partire da giovedì 10 febbraio 2022, su prenotazione “Visite guidate al Laboratorio di restauro”. Il laboratorio di restauro della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, in via L. Viola 12 a Taranto, apre al pubblico. Si potrà così assistere al restauro delle ceramiche del relitto alto-arcaico del canale di Otranto. Prenotazione obbligatoria: tel. 0994551561, cell. +39 3927510743, mail maddalena.biasi@beniculturali.it.

Alcuni reperti (due brocche trilobate e una hydria) del Relitto alto-arcaico del canale di Otranto posti nelle cassette dopo il recupero dai fondali (foto patrimonio subacqueo)

Sono passati tre anni, era il 2018, dalla scoperta sul fondo del mare del Canale d’Otranto, a 780 metri di profondità, di un relitto antico. Oggi, lo studio di parte del carico recuperato con speciali tecnologie industriali, ventidue reperti provenienti dalla regione di Corinto datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C. che costituiscono un ritrovamento unico, getta nuova luce sugli albori della Magna Grecia: un risultato così importante da portare il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, a garantire per l’archeologia subacquea un impegno consistente e ad annunciare la volontà di recuperare l’intero carico del relitto di Otranto: “L’archeologia subacquea – ha dichiarato –  è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese su cui è necessario tornare a investire. Siamo un Paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Le recenti indagini del canale di Otranto confermano che si tratta di un patrimonio ricchissimo in grado di restituirci non solo i tesori nascosti nei nostri mari, ma anche la nostra storia” (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato).

Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

Il Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto. Nel 2018, durante le regolari attività di indagine sottomarina lungo il corridoio offshore di 105 chilometri tra Albania e Italia, il team di TAP ha individuato elementi ceramici di elevato valore archeologico dispersi sui fondali a una profondità di circa 780 metri. In coordinamento con la locale soprintendenza per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, e successivamente con la soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, TAP ha quindi effettuato una dettagliata indagine strumentale, dalla quale è emerso che le ceramiche presenti sul fondale – circa 241 oggetti in totale – erano per lo più anfore corinzie di tipo A, oltre a hydriai, pithoi e vasellame di piccole dimensioni (coppe, brocche trilobate, ecc.), risalenti ai primi decenni del VII sec. a.C.

Il recupero altamente tecnologico di un’anfora dal relitto profondo del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

A valle della valutazione del contesto archeologico, per evitare qualsiasi rischio di interferenza diretta del gasdotto con i reperti, una nave attrezzata con un sistema di posizionamento dinamico ha consentito di effettuare interventi di recupero delle ceramiche. La nave disponeva di un ROV (Remotely Operated Vehicle) a sua volta dotato dei più moderni sistemi di rilevamento acustico e sismico. Per garantire il prelievo in sicurezza dei beni archeologici è stato impiegato un sistema ideato ad hoc, consistente in una sorta di ventosa in neoprene e silicone installata al termine di una pompa aspirante e funzionale a sollevare i reperti in sicurezza, evitando il contatto con le parti meccaniche del ROV. In particolare, 3 anfore, 4 hydriai, 4 brocche trilobate e 1 pithos contenente un set di 22 coppe, opportunamente disposte all’interno di uno dei pithoi, sono stati recuperati e sottoposti a un processo di desalinizzazione propedeutico al restauro e alla successiva conservazione. All’interno del sedimento presente in una delle anfore, sono stati rinvenuti, inoltre, alcuni noccioli di olivo la cui datazione al radiocarbonio (C14), presso il Centro di Datazione e Diagnostica dell’università del Salento (CEDAD), ha permesso di confermare le valutazioni sull’orizzonte cronologico desunte preliminarmente dall’analisi dei reperti ceramici.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale si celebrano la Giornata mondiale dell’Alimentazione e la prima Giornata del Mediterraneo con un convegno in presenza e on line in streaming

Il 40% della popolazione mondiale non è in grado di garantirsi una dieta sana. Nel contempo, sono circa 2 miliardi gli individui obesi o sovrappeso. Il 14% degli alimenti viene buttato via a causa di difetti di produzione e il 17% è sprecato dal consumatore finale. È quanto ha ricordato la FAO in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2021, lo scorso 16 ottobre. Quest’anno il CIHEAM (Mediterranean Agronomic Institute) di Bari e il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA organizzano l’evento dedicato alle celebrazioni della Giornata mondiale dell’Alimentazione e alla prima Giornata del Mediterraneo nella sede del museo, lunedì 29 novembre 2021, alle 10, in presenza e on line. Per partecipare in diretta Zoom all’evento è necessario registrarsi al link: https://events.iamb.it/p/event/gmed. Al convegno, organizzato in stretta collaborazione con Regione Puglia, fondazione “L’Isola che non c’è” e con la partecipazione del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, si parlerà di agricoltura, alimentazione e benessere, di patrimonio storico e archeologico. A dare il benvenuto agli ospiti saranno Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia; Maurizio Raeli, direttore del CIHEAM Bari; Mauro Massoni, capo ufficio II – Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo del MAECI; Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTa; Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo; Franco Giuliano, presidente della fondazione “L’Isola che non c’è”. Interverranno, tra gli altri, Felice Ungaro, direttore della struttura di coordinamento Health Marketplace della Regione Puglia; Gianluigi Cardone e Roberta Callieris del CIHEAM Bari. L’iniziativa del Museo virtuale del Mediterraneo, un viaggio alla scoperta delle antiche civiltà agricole del Mediterraneo, sarà illustrata da Girolamo Fiorentino, archeobotanico del dipartimento di Beni Culturali dell’università del Salento. All’evento parteciperanno anche le delegazioni di Albania, Egitto, Libano, Montenegro e Tunisia. Le conclusioni saranno affidate a Teodoro Miano, delegato italiano e vicepresidente del consiglio di amministrazione del CIHEAM, e a Luigi De Luca, responsabile dei Poli Biblio-Museali di Puglia. Modererà Lino Patruno, giornalista e scrittore. Durante il meeting, inoltre, sarà presentato il Progetto Ci.Bu.S.- Cibo buono per tutti: uno “start” per l’Human Pole Puglia.

Turismo Archeologico Subacqueo, parte dalla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo archeologico la proposta al Consiglio d’Europa per l’Itinerario Culturale Europeo nel ventesimo della Convenzione Unesco del Patrimonio subacqueo. Illustrati i quattro siti italiani di archeologia subacquea. Consegnato il premio Tusa. Al Mann aprirà una sezione sul Mediterraneo

Rilievi subacquei del porto sui fondali di Lipari (foto salvo emma)

paestum_XXIII_BMTA_2021Il Turismo Archeologico Subacqueo al centro del dibattito della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (25-28 novembre 2021) con la Prima Conferenza Mediterranea, introdotta dal direttore della BMTA Ugo Picarelli, che si è soffermato sull’idea di approfondire, nel corso della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, anche il tema dei reperti archeologici sepolti in fondo al mare e renderlo centrale con un progetto che ha mosso i primi passi nella collaborazione col compianto archeologo e primo soprintendente del Mare della Regione Siciliana Sebastiano Tusa. Dopo il saluto di Gianfranco Gazzetti, direttore nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, ha coordinato la conferenza l’archeologo Luigi Fozzati.

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Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico

Il presidente onorario della BMTA Mounir Bouchenaki ha presentato un excursus sulle diverse convenzioni dell’Unesco, per arrivare a quella del 2001 sul Patrimonio Subacqueo, molto contrastata dai grandi Paesi marittimi e dai ministeri della Difesa. Obiettivo della Conferenza è quello di presentare al Consiglio d’Europa la candidatura per un nuovo Itinerario Culturale Europeo “Mediterranean Underwater Cultural Heritage”, proprio in occasione del ventesimo anniversario della Convenzione Unesco sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo. La proposta mette in rete i siti archeologici subacquei di Baia Sommersa nei Campi Flegrei e Parco Sommerso di Gaiola (Campania); Isole Egadi, Pantelleria, Plemmirio e Ustica (Sicilia); Egnazia, Isole Tremiti, San Pietro in Bevagna (Puglia); Capo Rizzuto (Calabria); Pavlopetri e Peristera (Grecia); Alessandria d’Egitto (Egitto); Cesarea Marittima (Israele); Kizlan (Turchia).

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La giornalista Donatella Bianchi riceve il premio Tusa 2021 da Patrizia Li Vigni e Dalila Nesci, presente Ugo Picarelli (foto bmta)

La Conferenza si è aperta, infatti, con il premio intitolato a Tusa e conferito a Donatella Bianchi, giornalista Rai, conduttrice di Linea Blu e presidente WWF Italia, per il miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. Il riconoscimento è stato consegnato dalla consorte Valeria Patrizia Li Vigni e dal sottosegretario di Stato per il Sud e la Coesione territoriale Dalila Nesci. Nel ricevere il premio, Donatella Bianchi ha ricordato che: “Questa nostra Italia, così piccola, ma incredibilmente ricca, merita che tutti ci facciamo carico della sua rinascita, guardando oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per una vera e concreta valorizzazione di tutti i suoi Beni”.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

All’appuntamento sono intervenuti Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, che ha messo l’accento sull’esistenza a Paestum della Tomba del Tuffatore, simbolicamente vicina al tema; Maurizio Di Stefano, presidente ICOMOS Italia, che ha sottolineato la necessità di migliorare la formazione delle competenze nel settore subacqueo delle imprese culturali.

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L’archeologa subacquea Barbara Davidde, soprintendente nazionale del patrimonio subacqueo

Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio subacqueo; Maguelonne Déjeant-Pons segretario esecutivo della Convenzione del Paesaggio nel Consiglio d’Europa; Ulrike Guérin, in rappresentanza dell’UNESCO per la Convenzione del 2001, che ha testimoniato l’interesse dell’UNESCO verso i nuovi itinerari e la ricerca del patrimonio che giace sui fondali marini, perché non cercarlo non equivale a proteggerlo, ma a perderlo. È intervenuto, con un contributo video, anche Louis Godart, accademico dei Lincei e componente del Consiglio scientifico della “Maison de l’histoire européenne” del Parlamento Europeo, che ha ribadito l’importanza di creare grandi itinerari archeologici sotto l’egida dell’Europa e ha rimarcato la centralità dell’opera del direttore Ugo Picarelli e della sua BMTA in questa disciplina relativamente nuova.

I reperti dal relitto di Antikytera esposti alla mostra “Thalassa” (foto Mann)
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Colonne e reperti si possono ammirare nel nuovo “Percorso delle Colonne” nel parco sommerso di Baia (foto pasquale vassallo / pa-fleg)

Alla Bmta sono stati illustrati i quattro siti italiani di archeologia subacquea. Per la Campania Fabio Pagano direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e Paolo Giulierini direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli hanno parlato dell’importanza dei reperti che si trovano in fondo al mare e della necessità di rendere questo patrimonio fruibile anche per chi non sa effettuare immersioni. “Il Parco sommerso di Baia è uno dei luoghi più iconici dei Campi Flegrei”, ha spiegato Pagano. “Il nostro obiettivo è portare l’eredità antica nel contemporaneo per raccontare storie antiche guardando al futuro”. Giulierini ha invece annunciato che al Mann, sulla falsariga della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, voluta da Sebastiano Tusa, sarà allestita una sezione permanente che ruoterà intorno all’importanza del mar Mediterraneo. Seguendo questa sottile linea azzurra, inoltre, si pensa di “istituire un centro di ricerca e documentazione”. Sulla fruizione del patrimonio archeologico subacqueo si sono soffermati anche Vincenzo Maione direttore Centro sub Campi Flegrei e Maurizio Simeone direttore AMP parco sommerso di Gaiola.

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Itinerari subacquei a Pantelleria (foto Regione Siciliana)

I 25 itinerari archeologici siciliani, tracciati seguendo un progetto di Sebastiano Susa, sono stati illustrati da Valeria Patrizi Li Vigni soprintendente del Mare della Regione Siciliana, a cui si è abbinato l’intervento dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana Alberto Samonà. L’appuntamento ha visto, inoltre, gli interventi di Fabio Bruno, associato del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale dell’università della Calabria, che ha parlato del Progetto BlueMed per la valorizzazione del patrimonio sommerso di Capo Rizzuto (Calabria); di Gianpaolo Colucci, presidente associazione L’Anfora, e Adelmo Sorci, responsabile Laboratorio del Mare Marlintremiti, che si sono soffermati sui siti pugliesi di archeologia subacquea. Presente anche Aikaterini Dellaporta, direttore Eforato delle Antichità subacquee greche, che ha illustrato la bellezza e la fruibilità dei siti sommersi di Pavlopetri e Peristera.

Capo Rizzuto (Kr): ritrovato il “Relitto della campana” naufragato tra il XVII e il XIX secolo frutto delle ricerche congiunte di soprintendenze, carabinieri, area marina protetta, centro strategia marina. Recuperati 9 cannoni, un’ancora e una campana di bronzo: “Per ora ha dato il nome al relitto, ma si spera rivelerà l’identità della nave naufragata”

Un archeologo subacqueo impegnato in un rilievo manuale dei cannoni del Relitto della Campana a Capo Rizzuto (foto salvatore medaglia / SNSUB)

Dai fondali di Capo Rizzuto (Kr) sono stati rinvenuti 9 cannoni e un’ancora testimoni di un relitto naufragato in questo specchio di mare approssimativamente tra il XVII-XIX secolo. Il reperto più notevole è costituito da una campana in bronzo, prontamente recuperato dai ricercatori e trasportato al laboratorio di restauro afferente la Sabap per la provincia di Cosenza. Così è stato soprannominato il “Relitto della campana” quello che la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo guidata da Barbara Davidde e la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone diretta da Fabrizio Sudano stanno indagando nelle acque di Capo Rizzuto in provincia di Crotone. Con una illuminata sinergia che vede coinvolti anche l’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, il Centro Regionale Strategia Marina dell’Arpa Calabria con sede a Crotone e il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, i ricercatori sono alle prese con una complessa indagine. “Nel maggio del 2019 alcuni subacquei locali, Francesco Megna, Simone Megna, Luca De Rosa e Franco Megna”, racconta Fabrizio Sudano, “rinvennero alcuni cannoni nei pressi di Capo Rizzuto e ne denunciarono la scoperta alle autorità. Dopo un primo sopralluogo, le due Soprintendenze hanno deciso di avviare, nell’ottica della tutela, alcune indagini subacquee le cui attività scientifiche sono state dirette dagli archeologi subacquei Salvatore Medaglia e Paola Caruso appartenenti ai due istituti del ministero della Cultura”. Così “nelle acque dell’Area Marina di Capo Rizzuto – un Parco marino istituito nel 1991 con una estensione di ben 14721 ettari”, spiega Barbara Davidde, “sono stati censiti 9 cannoni sparsi caoticamente in un’area di bassifondi rocciosi. Si tratta di pezzi d’artiglieria in ghisa di dimensioni e calibri differenti adagiati su un fondale compreso tra 6 e 10 metri di profondità. Intorno alle bocche da fuoco ad avancarica sono state scoperte anche due enormi ancore in ferro, la più grande della quale è lunga circa due metri”. Gli archeologi sono al lavoro sui cannoni in ghisa; si tratta di un tipo di artiglierie che andarono progressivamente ad affiancare e poi lentamente a sostituire l’armamento navale in bronzo nel corso del XVI secolo. Sin dalla metà del XVII secolo le bocche da fuoco in ghisa divennero l’armamento principale delle navi in quanto avevano un costo di produzione molto inferiore. Dopo un minuzioso lavoro di pulitura effettuato per definire meglio lo stato di conservazione dei pezzi d’artiglieria, anche in vista di futuri interventi conservativi, gli archeologi hanno realizzato una documentazione di dettaglio dei singoli manufatti e a una accurata perlustrazione dei fondali con il prezioso supporto dei sommozzatori dei carabinieri guidati dal comandante Domenico De Giorgio.

Gli archeologi subacquei scoprono la campana di bronzo che ha dato il nome al relitto sui fondali di Capo Rizzuto (foto salvatore medaglia / SNSUB)

Proprio nel corso delle perlustrazioni del giacimento è stato effettuato un inaspettato quanto importante ritrovamento: si tratta di una campana di bronzo riferibile alla nave naufragata. In uno stato di conservazione giudicato, tutto sommato, buono, il manufatto presenta varie incrostazioni marine ed è caratterizzato, da quel poco che è stato possibile osservare, da alcune decorazioni in rilievo. Si tratta di un ritrovamento degno di nota che ha entusiasmato gli archeologi i quali sperano di poter ricavare dettagli importanti ai fini dell’inquadramento cronologico del relitto che per il momento rimane imprecisato. L’archeologo subacqueo Salvatore Medaglia, della soprintendenza per il Patrimonio subacqueo con sede a Taranto, chiarisce la funzione del reperto: “Tra le attrezzature di bordo la campana aveva certamente un ruolo importante, dal valore, se vogliamo, simbolico. Appesa sul castello al tempo della marineria a vela, scandiva lo scorrere del tempo e avvertiva l’equipaggio dell’avvicendarsi delle varie attività giornaliere. Essa fungeva anche come segnalatore acustico, ad esempio in caso di nebbia o per un pericolo immediato. Non di rado la campana recava l’anno di fusione e talvolta il marchio dell’artigiano che l’aveva realizzata. A tali elementi potevano ulteriormente aggiungersi il nome della nave e l’emblema della marina o lo stemma dello Stato sotto la cui bandiera navigava. Ecco perché è così importante per noi ricercatori nell’ottica di voler dare un’identità al relitto”. La campana, che per il momento ha dato il nome all’anonimo relitto, è stata trasportata dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale a Cosenza per essere affidata alle sapienti mani di un restauratore, esperto nel trattamento dei metalli, che opera all’interno del laboratorio della SABAP di Cosenza. Dunque si resta in attesa delle risposte che l’esame di dettaglio e il restauro del reperto potranno fornire.

La campana di bronzo del Relitto della Campana in navigazione verso i laboratori di restauro (foto salvatore medaglia / SNSUB)

“Queste attività di ricerca”, sottolinea l’archeologa Paola Caruso, in servizio alle Soprintendenze ABAP per la provincia di Cosenza e per le province di Catanzaro e Crotone, “sono basilari per la conoscenza storica dell’intera area. Le ricorrenti segnalazioni dimostrano, inoltre, la sensibilità degli abitanti del luogo per l’archeologia e la consapevolezza relativamente all’importanza della salvaguardia del patrimonio sommerso”. L’area marina di Capo Rizzuto nella quale si trovano i resti del naufragio è, in effetti, già nota agli archeologi. Proprio in queste acque sono presenti altre tracce di naufragi: il più famoso di questi è il piroscafo Bengala della flotta della Navigazione Generale Italiana che, varato a Sunderland nel 1872, colò a picco nel 1889 causando la morte di due membri dell’equipaggio. Ci sono poi altri due giacimenti archeologici legati a naufragi, inquadrabili tra XVII e XVIII secolo, che sono posizionati a non molta distanza dal relitto della campana. Il primo di essi è un bastimento che forse iniziò il suo viaggio a Narbonne e che trasportava un variegato carico litico composto da marmi provenienti dalle cave di Caunes Minervois in Francia (altrimenti conosciuto come rosso mischio di Francia), da Portovenere (marmo nero) e da Carrara; l’altro, adagiato su un fondale di circa 8 metri, ha restituito altri cannoni, anche questi in ghisa. Il motivo per cui tali relitti giacciono concentrati in queste acque – e ad essi sono da aggiungersi altre testimonianze sporadiche di età romana e altomedioevale – è presumibilmente dovuta alla presenza di alcune secche che, almeno sino alla fine del Settecento, erano semi-affioranti. Esse costituivano una vera e propria trappola per le sventurate imbarcazioni che avevano la ventura di finirci contro. Molti portolani dell’età moderna, nella fattispecie datati tra il XV e il XVIII secolo, ricordano la pericolosità di queste secche e numerosi documenti d’archivio conservano memoria dei naufragi avvenuti tra XVI e XIX secolo in questo tratto di mare. Alle insidie dei banchi rocciosi, si aggiungeva pure la piaga della pirateria, prevalentemente barbaresca, che fu molto virulenta lungo lo Jonio calabrese e di cui vi è ampia traccia nella documentazione storica. Non è un caso che il più famoso pirata ottomano, ‛Ulūǵ ‛Alī “il rinnegato”, convenzionalmente chiamato Uccialì e al secolo Giovan Dionigi Galeni, era nativo proprio di queste contrade e che, rapito dai pirati di Barbarossa, si convertì e fece una straordinaria carriera nell’amministrazione ottomana. Le ricerche non si concluderanno con questa sessione di indagini ma proseguiranno nei prossimi mesi con l’intento di rinvenire parti dello scafo che potrebbero essersi conservate in alcune ampie sacche sabbiose di cui è costellato il fondale. Non sono pochi gli indizi in tal senso come sembrano confermare diversi elementi in ferro, tutti molto concrezionati, relativi alle parti metalliche dell’assemblaggio dello scafo. Intanto, l’area delle indagini, interdetta alle immersioni, è opportunamente monitorata dalle Forze dell’Ordine attraverso dispositivi di sorveglianza anche da remoto.

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L’archeologa subacquea Barbara Davidde, soprintendente nazionale del patrimonio subacqueo

Si tratta di una bella prova tecnico-logistica per la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo che va nella giusta direzione e cioè quella di garantire, con maggiore efficacia, la tutela e la conoscenza del patrimonio archeologico subacqueo allineandosi con quanto avviene in altri Paesi. “È infatti auspicabile”, conclude Davidde, “che alle attività di tutela della Soprintendenza Nazionale, la quale lavora raccordandosi con le soprintendenze ABAP del ministero della Cultura, si affianchi una capillare attività di divulgazione e promozione del patrimonio archeologico subacqueo. Una missione, questa, che passa anche attraverso nuove forme di musealizzazione dei giacimenti subacquei la cui fruizione, anche con l’ausilio dei nuovi ritrovati tecnologici, può divenire un elemento di crescita in un Paese come il nostro che si trova ad avere oltre 8mila chilometri di coste e un patrimonio culturale sommerso ingente”.

Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato

Sono passati tre anni, era il 2018, dalla scoperta sul fondo del mare del Canale d’Otranto, a 780 metri di profondità, di un relitto antico. Oggi, lo studio di parte del carico recuperato con speciali tecnologie industriali, ventidue reperti provenienti dalla regione di Corinto datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C. che costituiscono un ritrovamento unico, getta nuova luce sugli albori della Magna Grecia: un risultato così importante da portare il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, a garantire per l’archeologia subacquea un impegno consistente e ad annunciare la volontà di recuperare l’intero carico del relitto di Otranto: “L’archeologia subacquea – ha dichiarato –  è uno dei settori di ricerca più importanti del nostro Paese su cui è necessario tornare a investire. Siamo un Paese circondato dal mare e abbiamo un ricco patrimonio culturale sommerso che va ancora studiato, salvaguardato e valorizzato. Le recenti indagini del canale di Otranto confermano che si tratta di un patrimonio ricchissimo in grado di restituirci non solo i tesori nascosti nei nostri mari, ma anche la nostra storia”.

Il recupero altamente tecnologico di un’anfora dal relitto profondo del Canale di Otranto (foto MIC)

Con l’ausilio di un sottomarino subacqueo telecomandato (Remotely Operated Vehicle) e dotato di strumentazioni di alta tecnologia è stato possibile riportare alla luce una parte del carico del relitto: ventidue reperti di ceramiche fini e contenitori da trasporto provenienti dalla regione di Corinto che, grazie al recente studio condotto dagli archeologi del ministero della Cultura, sono stati datati intorno alla prima metà del VII secolo a.C.. I reperti – attualmente conservati nei laboratori di restauro della Soprintendenza nazionale a Taranto – costituiscono – come si diceva – un ritrovamento unico nel genere. “Le tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto oil & gas, utilizzate sotto il controllo attento degli archeologi della Soprintendenza, hanno permesso di portare in superficie parte del carico del primo relitto databile all’inizio del VII secolo a.C. ritrovato nel mar Adriatico”, ha spiegato la soprintendente, l’archeologa subacquea Barbara Davidde, e ha aggiunto: “Si tratta di un recupero di eccezionale importanza, anche per le tecnologie utilizzate per il recupero, realizzato nei mari italiani a quasi 800 metri di profondità”.

Uno skyphos appena recuperato dal relitto profondo del Canale di Otranto sul ponte dellla nave appoggio (foto MIC)

“La scoperta ci restituisce un dato storico che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia, meno documentate da rinvenimenti subacquei, e dei flussi di mobilità nel bacino del Mediterraneo”, ha spiegato il direttore dei Musei, Massimo Osanna, che ha visitato il laboratorio di restauro della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, in occasione del 60° Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, e ha proseguito: “è un carico intatto che getta luce sulla prima fasi della colonizzazione greca in Italia meridionale, grazie anche allo stato di conservazione significativo che ci permette di capire quello che trasportavano: non solo cibi come olive, ma anche coppe da vino considerate beni di prestigio e molto apprezzate anche dalle genti italiche”.

Uno skyphos dal relitto profondo del Canale di Otranto dopo i restauri (foto MIC)

“Si tratta in particolare di tre anfore della tipologia corinzia A, dieci skyphoi di produzione corinzia, quattro hydriai di produzione corinzia, tre oinochoai trilobate in ceramica comune e una brocca di impasto grossolano, di forma molto comune a Corinto. Molto interessante il pithos, recuperato frammentario”, spiega la Davidde, “con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali ordinate. In questa fase, se ne contano almeno 25 integri, oltre a diversi frammenti pertinenti ad altre coppe. Il numero totale degli skyphoi ed eventuali altri elementi contenuti originariamente nel pithos saranno definiti attraverso uno scavo in laboratorio con la rimozione del sedimento marino”. In considerazione dell’importanza del relitto, il ministero della Cultura ha in previsione di procedere al recupero dell’intero carico che risulta costituito da circa duecento reperti, ancora sparsi sul fondale, di cui si dispone già di una mappatura georiferita, al restauro dei reperti e alla realizzazione delle analisi archeometriche sui materiali e archeobotaniche su residui organici e vegetali che potrebbero essere ancora presenti nel sedimento che riempie molte delle ceramiche recuperate, come per esempio in una delle anfore corinzie che ha restituito i resti di noccioli di olive.

Taranto. “Capolavori dietro le quinte” è il tema della XVIII giornata FIDAM al museo Archeologico nazionale: le decine di migliaia di oggetti conservati nei depositi possono divenire una risorsa per coinvolgere i fruitori in esperienze creative ed educative

Locandina della XVIII Giornata nazionale Amici dei Musei al museo Archeologico nazionale di Taranto

Il dibattito sul patrimonio artistico e sulle nuove strategie di rigenerazione sociale in un’ottica democratica ed inclusiva trova anche quest’anno una ulteriore occasione di collaborazione tra il MArTA e l’Associazione Amici dei Musei di Taranto per un approfondimento nella XVIII giornata FIDAM (Federazione Italiana Amici dei Musei), che si terrà al Circolo Ufficiali della Marina Militare domenica 3 ottobre 2021, alle 10. Il tema della giornata, “Capolavori dietro le quinte”, invita a riflettere sulla realtà dei depositi museali, oggi non più considerati semplici luoghi di custodia, ma spazi di studio e di ricerca, presìdi attivi di tutela. Il deposito, che nell’immaginario collettivo è un luogo polveroso e inaccessibile, in cui i musei “nascondono” i loro tesori, sta diventando un nodo cruciale della prassi museale che guarda al pubblico in un’ottica interattiva e partecipativa. I milioni di oggetti conservati nei depositi possono divenire una risorsa per coinvolgere i fruitori in esperienze creative ed educative. Molti musei americani e del Nord Europa stanno già sperimentando la formula del visible storage o dell’open storage, con risultati straordinari. In Italia le iniziative sono ancora limitate ed il MArTA è tra i protagonisti di un percorso virtuoso, che segue peraltro le raccomandazioni di ICOM Italia in merito ai depositi museali, redatte in occasione della giornata di studi sul tema, tenutasi a Matera nel 2019.

La ricostruzione in scala 1:1 del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia nella mostra “Taras e Vatl” al MArTa (foto MArTa)

Nel museo tarantino è infatti in corso un imponente lavoro di digitalizzazione in 2D e 3D di oltre 33mila reperti conservati nei depositi, per renderli accessibili a tutti. Già dal 2016, inoltre, alcuni reperti conservati nei depositi del MArTA vengono periodicamente presentati al pubblico con l’ausilio di restauratori ed archeologi del museo, grazie al progetto “Tesori mai visti del MArTA”. Anche la mostra temporanea “Taras e Vatl”, visitabile fino a gennaio 2022, costituisce una ulteriore occasione per far conoscere al pubblico alcuni materiali provenienti dai depositi, utili a delineare il rapporto culturale tra due importanti centri.

La locandina dell’evento “Tesori mai visti. Dal deposito al restauro” al MArTa

L’appuntamento tarantino è in programma domenica 3 ottobre 2021, alle 10, nella sala conferenze del Circolo Ufficiali di Taranto. Nell’ambito della XVIII Giornata Nazionale dei Musei, la FIDAM (Federazione italiana degli Amici dei Musei), l’associazione Amici dei Musei di Taranto, la soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e il museo Archeologico nazionale di Taranto, presentano una giornata di studi dedicata proprio all’esperienza del MArTA. Dopo i saluti introduttivi dei Patrizia De Luca, presidente dell’associazione Amici dei Musei di Taranto, relazioneranno la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti su “Tesori dai depositi del MArTA. Dall’oblio alla pubblica fruizione”, e poi il funzionario archeologo del Museo di Taranto, Lorenzo Mancini su “Taras incontra Vatl. Connessioni mediterranee in mostra al MArTA”. Prenotazioni obbligatorie telefonando a Rosanna Dellorusso 349.4463087.