Pieve di Cadore (Bl). In sala Consiliare la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo (museo Archeologico Cadorino), Alessandro Asta (Sabap Pd-Tv-Bl), Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari), sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Venezia
Mercoledì 29 aprile 2026, alle 18, nella sala Consiliare della sede comunale di Pieve di Cadore (Bl), la conferenza “Il santuario di Lagole di Calalzo. Culti antichi in Cadore tra terre e acque” con Matteo Da Deppo, direttore museo Archeologico Cadorino “E. De Lotto”; Alessandro Asta, funzionario archeologo soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno; Giovanna Gambacurta, professoressa associata di Etruscologia e Archeologia italica, università Ca’ Foscari di Venezia; sesto appuntamento del ciclo di conferenze diffuso che da marzo a settembre 2026, in dialogo con la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” a Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre 2026, si terrà nei luoghi coinvolti dal progetto espositivo. Gli incontri accompagnano il pubblico lungo una geografia ampia e connessa, toccando Venezia e Adria, fino a Marzabotto, Milano, Ferrara e San Casciano dei Bagni: un’occasione per approfondire temi e contesti della mostra direttamente nei territori, tra musei e siti che ne condividono la trama di ricerche, prestiti e relazioni. La conferenza verterà sulla sezione dedicata ad Adria e Spina nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” in corso a Venezia. Nel corso della conferenza verranno illustrati i temi cardine alla base della mostra, ci si concentrerà, inoltre, sulle ragioni che hanno portato ad esporre un consistente lotto di reperti provenienti dallo straordinario sito archeologico di Lagole di Calalzo, ampliando lo sguardo alle dinamiche del culto in età preromana, in Veneto, tra gli ambienti di montagna e di pianura. Si coglierà anche l’occasione per raccontare la nascita e la continua evoluzione dei percorsi espositivi del MARC – museo Archeologico Cadorino “Enrico De Lotto” e i progetti di studio e valorizzazione in corso. Incontro realizzato grazie al sostegno della soprintendenza ABAP per le Province di Belluno Padova e Treviso; Fondazione Musei Civici di Venezia; dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia; Comune di Pieve di Cadore; Magnifica Comunità di Cadore.
Alpago (Bl). Nell’ex municipio di Pieve d’Alpago inaugurata la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale. Parlano il sindaco Peterle, il consigliere delegato De Nardi, e la soprintendente Mazza
Aperta, dal 28 marzo al 27 settembre 2026, nell’ex sede municipale di Pieve d’Alpago (Bl) la mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità”, dedicata alla situla di Pieve d’Alpago e al dialogo che quest’ultima ha permesso di costruire nel tempo tra storia e comunità locale, promossa dal Comune di Alpago e dalla Biblioteca Civica di Pieve d’Alpago, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno a testimonianza di un lavoro realizzato tra istituzioni e territorio. La mostra invita il pubblico a scoprire uno dei reperti più significativi del territorio locale come ponte tra passato e presente. La situla non è solo un reperto archeologico: è testimonianza della vita socioeconomica antica dell’Alpago e simbolo di un patrimonio condiviso, capace di raccontare l’evoluzione della frequentazione umana del territorio. Attraverso ricostruzioni, immagini e testimonianze, il percorso espositivo intreccia archeologia, storia locale e memoria collettiva. Un filo emozionale accompagna il visitatore alla scoperta degli scavi di Pian de la Gnela (2002–2012), alle pendici del Monte Dolada, in particolare della Tomba 1, mostrando cosa significhi fare ricerca archeologica e quale ricaduta positiva essa abbia avuto sulla comunità locale. Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. Anni di ricerca effettuati con la direzione scientifica della Soprintendenza, il successivo restauro dei reperti e una serie di studi multidisciplinari hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe.

Copertina del libro “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini
La mostra “La Situla di Pieve d’Alpago: un dialogo tra Storia e Comunità” nasce dalla pubblicazione scientifica (2015) “Le Signore dell’Alpago. La necropoli preromana di Pian de la Gnela – Pieve d’Alpago (Belluno)”, a cura di Giovanna Gangemi, Michele Bassetti e Diego Voltolini, ed è il punto di partenza di un progetto di valorizzazione culturale più ampio, che mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Il fine della mostra è prettamente divulgativo: rendere accessibili i risultati della ricerca scientifica, avvicinare il pubblico all’archeologia e favorire una maggiore consapevolezza del patrimonio culturale, trasformando la situla di Pieve d’Alpago in un bene comune. Il cuore pulsante dell’esposizione è il coinvolgimento diretto del pubblico, attraverso un percorso partecipato. Accanto alle sezioni dedicate al territorio, agli scavi e alla ricostruzione sperimentale della situla, sono presenti infatti delle aree partecipative dove visitatrici e visitatori di ogni età potranno lasciare idee, pensieri e prospettive contribuendo a costruire un dialogo vivo tra passato e presente. La mostra, curata dall’Ufficio Cultura del Comune di Alpago, si sviluppa attraverso diverse aree tematiche: uno spazio di accoglienza, dove iniziare il viaggio alla scoperta della situla; l’area testimonianze, con ricordi e racconti del territorio; l’area partecipativa, per lasciare idee e impressioni; un focus sui musei dell’Alpago, per conoscere le risorse culturali locali; l’area educational, con una lavagna per bambini e schede didattiche per esplorare e sperimentare; un’esperienza tattile con la copia 3D della ricostruzione sperimentale della situla; e infine l’area scientifica, con la ricostruzione sperimentale della situla, pannelli informativi a cura di Michele Bassetti, Stefano Buson, Alexia Nascimbene e Diego Voltolini e una proiezione video. L’esposizione si inserisce nel percorso verso il progetto “La Casa dell’Alpago” e mira a promuovere consapevolezza culturale, partecipazione attiva e valorizzazione sostenibile del patrimonio locale. Con un allestimento essenziale e riutilizzabile, la mostra trasforma temporaneamente uno spazio comunale in un luogo di incontro, apprendimento e crescita collettiva.
“Questa mostra temporanea è un esempio concreto di come la cultura possa essere un elemento virtuoso di crescita diffusa e di dialogo con la comunità”, spiega il sindaco del Comune di Alpago, Alberto Peterle. “Mettere a terra tale iniziativa segna un importante traguardo culturale per la nostra Amministrazione e, al tempo stesso, costituisce un punto di partenza. È nostra volontà proseguire nella valorizzazione culturale, continueremo a lavorare in questa direzione, per costruire, nella prospettiva della realizzazione del nuovo spazio espositivo “Casa dell’Alpago”, un futuro di cultura e partecipazione. Il mio più sentito ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto e reso possibile questa mostra, un apprezzamento speciale per il sostegno è rivolto alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno, alla soprintendente Marta Mazza e al funzionario archeologo Chiara D’Incà, a Giovanna Gangemi, a Stefano Buson per il prestito della ricostruzione sperimentale della situla, agli autori dei pannelli, e a tutte quelle persone che hanno collaborato nel progetto con passione e dedizione”. E il consigliere delegato alla Cultura, Alessandro De Nardi: “Sono molto lieto che, in occasione del ventesimo anniversario della VIII Settimana della Cultura – Mostra Archeologica, si sia riusciti a realizzare una mostra divulgativa che interessa gli stessi spazi del Palazzo Municipale di Pieve d’Alpago che furono utilizzati nel 2006. Coincidenze come queste ci dimostrano quanto sia importante mantenere vivo l’interesse verso le tematiche culturali, verso l’archeologia, per instaurare per l’appunto come dice il titolo della mostra, un “dialogo tra storia e comunità. La mostra viene accompagnata da un calendario di attività collaterali, che prevedono eventi tematici e visite guidate mensili, a cui invito tutta la cittadinanza a partecipare. Mi unisco ai ringraziamenti del Sindaco, grazie davvero a quanti hanno reso possibile questa iniziativa.”

Marta Mazza, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova Treviso e Belluno
“L’organizzazione della mostra temporanea sull’importante sito archeologico di Pian de la Gnela”, sottolinea la soprintendente Marta Mazza, “si pone nel segno di una continuità di collaborazione tra la nostra Soprintendenza, l’Amministrazione locale e la comunità dell’Alpago, collaborazione sorta già a partire dalla fase delle indagini e via via consolidatasi attraverso il procedere degli approfondimenti scientifici e degli studi specialistici. Poter garantire, nel rispetto delle diverse competenze, una collaborazione stabile e sistematica è la chiave per raggiungere importanti risultati in termini di conoscenza, conservazione e divulgazione dell’interessante e variegato patrimonio culturale che caratterizza questo territorio”.

La situla d’Alpago e, sopra, la replica realizzata da Stefano Buson (foto federica santinon / sabap-bl)
Tutela e conservazione del patrimonio culturale: prospettive di valorizzazione e divulgazione per la comunità. “Le indagini archeologiche a Pian de la Gnela, alle pendici del Monte Dolada”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “sono il frutto di una collaborazione che ha coinvolto, a più livelli, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio, preposta alla tutela del patrimonio culturale, il Comune di Pieve d’Alpago (ora confluito nel nuovo Comune di Alpago) e la comunità locale. I primi rinvenimenti si sono tradotti in campagne di ricerca, studi, approfondimenti, restauri che hanno permesso di restituire sia al pubblico specialistico, sia ai cittadini e agli appassionati un importante tassello della presenza dei Veneti Antichi lungo la Valle del Piave e nelle aree limitrofe. La scoperta di una situla in bronzo istoriata, rinvenuta in una tomba già danneggiata e non completamente leggibile dal punto di vista del contesto, ha segnato l’inizio di una lunga e proficua stagione di scavi, condotti in modo sistematico sotto la direzione della Soprintendenza.

La cista bronzea all’interno della Tomba 10 dalla necropoli di Pian de la Gnela a Pieve d’Alpago (Bl) (foto federica santinon / sapab-bl)
Sono state così individuate altre sepolture integre, che hanno potuto essere indagate con rigore metodologico e secondo un approccio multidisciplinare. Parallelamente, presso il laboratorio della Soprintendenza è stato realizzato l’intervento di restauro di tutti i materiali rinvenuti, a cui è seguito lo studio di dettaglio, avvalendosi anche di specialisti di diversi settori, in occasione della pubblicazione. Se il valore scientifico intrinseco del rinvenimento è indubbio, merita di essere sottolineato un ulteriore elemento di qualità del sito, rappresentato dal suo contesto ambientale e paesaggistico. Pian de la Gnela ha infatti subito nel tempo poche modifiche e si caratterizza per la sua integrità. Tale condizione consente di cogliere lo scenario in cui, intorno a 2500 anni fa, i gruppi di Veneti Antichi che abitavano queste alture scelsero di deporre i propri defunti. Trasmettere questa suggestione, accanto al dato archeologico più tecnico, è una delle sfide della valorizzazione dei siti archeologici all’interno del proprio contesto, da perseguire attraverso un dialogo costante con l’Amministrazione e con la Comunità locale, interlocutori preziosi e profondi conoscitori dei luoghi. È proprio l’azione condivisa tra l’Ente di tutela, l’Amministrazione locale e la Comunità, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, a consentirci di conoscere un po’ più a fondo le antiche signore dell’Alpago”.
La situla istoriata. “La situla in lamina di bronzo è stata ritrovata in una sepoltura a cremazione, utilizzata come ossuario per le ceneri di un defunto”, ricorda Diego Voltolini, direttore del museo Archeologico nazionale delle Marche. “Al momento del recupero era in condizioni difficili, schiacciata all’interno dei resti della cassetta in lastre di pietra della tomba, in parte distrutta. Nonostante la perdita di parte del contesto originario, lo scavo ha consentito di comprendere l’area funeraria nella quale la sepoltura della situla era inserita, utilizzata tra la fine del VII e il V secolo a.C. Questo straordinario contenitore è decorato nello stile dell’Arte delle Situle, una forma di altissimo artigianato artistico caratteristica dell’area dei Veneti antichi e delle Alpi orientali, che attraverso un linguaggio internazionale per immagini celebrava le élites. La situla è realizzata in lamina bronzea, la sua decorazione a sbalzo e a cesello si organizza in tre registri sovrapposti che costruiscono una narrazione continua, separati da fregi ornati da sequenze di baccelli sbalzati. Nei due registri superiori un corteo di personaggi maschili, in abiti civili, avvolti nel mantello e con ampio cappello in testa, allude a un cerimoniale aristocratico pubblico e solenne. Il registro inferiore è invece ambientato negli spazi interni di uno o più edifici e rappresenta, con scene separate da elementi architettonici, l’incontro, la contrattazione matrimoniale, l’unione e la procreazione da parte di una coppia, attraverso un linguaggio fortemente simbolico e carico di significato. I gesti sono parte di una vera e propria sequenza rituale scandita dalla presenza di oggetti e simboli di potere, come i bastoni, l’ascia e il telaio. Gli altri personaggi presenti, tutte donne, sono attori di un racconto che, seppur oggi privo di parole, ben permette di leggere l’intensità crescente fino alla scena finale, che culmina nel parto”.
Padova. Al museo di Scienze archeologiche ed Arte di Palazzo Liviano inaugurazione della mostra “Nel suburbio di Padova. Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Stefania Mazzocchin, Cecilia Rossi, Silvia Tinazzo
Mercoledì 18 marzo 2026, alle 17, al museo di Scienze archeologiche ed Arte di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, inaugurazione della mostra “Nel suburbio di Padova. Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Stefania Mazzocchin, Cecilia Rossi, Silvia Tinazzo, frutto di collaborazione tra il dipartimento dei Beni culturali, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio (SABAP) di Padova e il Centro Ateneo per i Musei dell’università di Padova. All’inaugurazione intervengono Maria Stella Busana, dipartimento dei Beni culturali, università di Padova; Elena Pettenò, soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno. La mostra è visitabile dal 18 marzo al 20 maggio 2026 ogni mercoledì non festivo, dalle 15 alle 18, sabato 4 aprile e sabato 2 maggio dalle 9.30 alle 13. La Mostra è visitabile al solo costo del biglietto d’ingresso ordinario al Museo. Ingresso gratuito per la comunità @unipd.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)
La mostra illustra i risultati di un lungo e complesso progetto di ricerca dedicato allo studio di un contesto funerario romano scavato in via Sant’Eufemia a Padova, applicando metodologie e tecniche sia tradizionali che all’avanguardia, configurandosi come un modello di indagine nel settore dell’archeologia funeraria. Analisi e studio si sono svolti nell’ambito di un laboratorio didattico interdisciplinare presso i Laboratori di Archeologia dell’università di Padova, con la partecipazione di studenti, specializzandi e dottorandi, accanto a specialisti di alta qualificazione. Il percorso della mostra consente di comprendere quale fosse in epoca romana il rapporto tra centro abitato e suburbio, dove si insediano e si espandono le necropoli occupando terreni bonificati e resi asciutti grazie al riutilizzo di contenitori da trasporto. Nelle vetrine sono presentate alcune delle tombe ritrovate con il loro corredo, che ben esemplificano il rituale funerario della cremazione indiretta. Le analisi antropologiche dei resti ossei umani e quelle biomolecolari applicate su alcuni dei materiali esposti rivelano dettagli più precisi sulle pratiche di cremazione e sui riti alimentari e di purificazione messi in atto presso le tombe. Chiude il percorso l’analisi di alcuni reperti rinvenuti nello scavo di via sant’Eufemia, che consentono di localizzare nel suburbio anche una serie di attività artigianali
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentazione del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova con Scatola Cultura. Ecco il programma
Una nuova risorsa digitale per un turismo culturale sostenibile e di comunità nel territorio rodigino. È la piattaforma Patricom che sarà presentata domenica 16 novembre 2025, alle 16.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria, in via Badini 59 ad Adria (Ro), nell’ambito del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova in partenariato con l’impresa culturale Scatola Cultura. Il programma: I LUOGHI DEL CINEMA NEL POLESINE, nuove narrazioni per un turismo sostenibile. Presentazione pubblica dei testi e delle videointerviste sul cinema del Polesine realizzati nell’ambito della ricerca. A cura di Giulia Lavarone, Farah Polato e Martina Nisticò, con la collaborazione del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria. ARCHEOVENETO, il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto. Presentazione pubblica del portale web dedicato al patrimonio archeologico regionale, con particolare riferimento alla provincia di Rovigo. A cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto e Vittoria Scaroni, con la collaborazione della Regione del Veneto, la direzione regionale Musei nazionali del Veneto e le soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio con sede a Padova Verona e Venezia. Interverrà all’incontro Stefania Paiola, in rappresentanza dell’impresa culturale Scatola Cultura. Alle 18 verrà offerto un piccolo rinfresco a tutti i presenti. Sono invitati a partecipare tutti gli interessati.
Padova. I venerdì di novembre e dicembre visite guidate a Palazzo Folco, sede della soprintendenza, a cura della Società Archeologica Veneta
Grazie alla collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Padova Treviso e Belluno, e la Società Archeologica Veneta, sono in programma ogni venerdì, dal 7 novembre al 19 dicembre 2025, visite guidate a Palazzo Folco, in via Aquileia 7 a Padova, sede della Sabap di Padova. Le visite, a cura della Società Archeologica Veneta, sono su due turni, alle 10.30 e alle 11, il 7, 14, 21, e 28 novembre 2025, e il 5, 12 e 19 dicembre 2025. Le visite sono gratuite con prenotazione obbligatoria scrivendo a: archeologicaveneta@gmail.com indicando il turno di visita scelto.
Padova. A Palazzo Folco, sede Sabap, la conferenza “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola” con Cinzia Rossignoli (archeologa Sabap) e Gaspare De Angeli (archeologo della Malvestio). Tinè: “Questa scoperta accerta che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana”
In occasione del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, prosegue il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della soprintendenza, in via Aquileia a Padova, con l’appuntamento di giovedì 30 ottobre 2025, alle 16.30, a tema archeologico “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola”. Intervengono Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno, e Gaspare De Angeli, archeologo professionista Malvestio Diego & Co. Snc. Dopo l’incontro, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della soprintendenza.

Una sepoltura di cavallo scoperta nella necropoli protostorica di via Campagnola a Padova (foto unipd)
Nel 2023 è stato approvato il progetto di riqualificazione urbana relativo alla ristrutturazione di alcuni edifici per la realizzazione di uno studentato dell’Università presso il complesso ex SEEF, in via Campagnola. Il progetto in questione costituisce l’ideale continuazione verso Sud del complesso già realizzato con tre grandi aule, un’area a verde e spazi di passaggio e di sosta ad uso pubblico. Indagini archeologiche in estensione erano già state eseguite tra il 2022 e il 2023, con la direzione della Soprintendenza ABAP di Padova (dott.ssa Cinzia Rossignoli), dalla ditta incaricata SAP, portando in luce una necropoli di età romana costituita da ben 220 tombe. Si tratta di sepolture databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C. ovvero nel periodo di massima fioritura della città romana. Fittamente disposte in gruppi, queste tombe rivelano un carattere familiare, con corredi di buona qualità riferibili a proprietari di ceto sociale medio. Dopo una pausa delle indagini, dovuta alla costruzione e all’inaugurazione delle nuove aule, nel 2024 hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione delle palazzine in affaccio su via Campagnola e anche in questo settore i risultati della ricerca archeologica, tuttora in corso, non hanno tardato a palesarsi. Sotto una delle palazzine sono comparse, infatti, tombe più antiche di quelle della vicina necropoli romana, databili all’età protostorica (vedi Padova. Scoperte dieci tombe protostoriche (Veneti antichi) durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova. Già nel 2022-2023 il cantiere aveva intercettato una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe | archeologiavocidalpassato).
“Questa nuova necropoli Nord ci consente di accertare che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana, chiarendo definitivamente la straordinaria dimensione urbana della Prima Padova”, interviene il soprintendente Vincenzo Tiné. “I lavori avviati dall’università di Padova per la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla vita studentesca hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di grande valore”, afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova. “È una scoperta che arricchisce la conoscenza della storia di Padova e dimostra, ancora una volta, quanto sia preziosa la sinergia tra sviluppo urbano, ricerca scientifica e tutela del territorio. L’Ateneo, attraverso i suoi interventi, contribuisce non solo alla formazione e all’innovazione, ma anche alla valorizzazione della memoria storica della città”.
Padova. A Palazzo Folco presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso
Per il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della Soprintendenza a Padova, con apertura straordinaria nell’ambito del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, appuntamento alle 16.45 a Palazzo Folco in via Aquileia a Padova, per la presentazione del libro “Spineda tra le acque del Musone – Un sito d’alta pianura dalla protostoria al tardo antico” a cura di Matteo Frassine, Valentina Donadel, Alberto Balasso. Presenta il volume Franco Marzatico, già dirigente generale unità di missione strategica soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento. Intervengono i curatori Matteo Frassine, funzionario archeologo soprintendenza ABAP per le province di Pd, Tv e Bl; Valentina Donadel, conservatrice museo Naturalistico Archeologico di Vicenza; Alberto Balasso, archeologo P.eT.R.A. Società Cooperativa. Dopo la presentazione del volume, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della Soprintendenza.
In località Spineda (Riese Pio X, Tv), a seguito dei lavori per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), è stato rinvenuto un notevole complesso archeologico pluristratificato, compreso tra la protostoria e l’epoca romana. La caratteristica principale del sito è la forte connessione con l’idrografia locale, in particolare con l’antico corso del fiume Musone e delle sue divagazioni. La principale fase di occupazione risale alla tarda età del Bronzo quando a Spineda nasce un grande insediamento costituito da capanne, fossati per la regolamentazione delle acque, piccole strutture a fuoco per le lavorazioni artigianali e aree dedicate all’allevamento e all’agricoltura. Questo grande villaggio viene abbandonato per alcuni secoli e rioccupato alle soglie dell’età del Ferro, quando l’area è dedicata ad attività artigianali, con la presenza di alcune piccole fornaci. Tra la metà del VI e la seconda metà del V sec. a.C. in un’area molto ristretta viene impostata una piccola area votiva a carattere campestre, con la presenza di fuochi su cui venivano bruciate offerte di animali e vegetali. L’ultima fase di occupazione antica è riferibile all’epoca romana e tardo antica quando le evidenze, se pur molto intaccate dai lavori agricoli moderni, sembrano rimandare ad una area destinata ad una qualche forma di attività produttiva. Queste evidenze rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione del quadro generale dell’occupazione di un territorio finora pressoché sconosciuto e la cui storia sta emergendo in anni recenti proprio grazie alle ricerche condotte dall’allora Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso in relazione alla realizzazione di importanti opere pubbliche.
Padova. “Sulle tracce dell’uomo alato”: apertura straordinaria del magazzino archeologico Sabap in via Crimea con visita guidata alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina
“Sulle tracce dell’uomo alato. Stato di avanzamento delle ricerche sulla necropoli di Via Tiepolo a Padova”: in occasione del Piano di valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, lunedì 6 ottobre 2025, dalle 15 alle 19, apertura straordinaria del magazzino archeologico in via Crimea, deposito della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno. Il visitatore verrà accompagnato alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina, rinvenute in Via Tiepolo e Via San Massimo. Turni di visita alle 15.30, 16.15, 17, 17.45. Ingresso gratuito su prenotazione, max 25 persone per turno. Per prenotazioni inviare una e-mail a monica.moro@cultura.gov.it indicando il turno di visita scelto. Il progetto di scavo – “Sulle tracce dell’uomo alato” – nasce attorno alla ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia “Another Way of Digging – Lo scavo in laboratorio delle sepolture preromane della necropoli orientale di Padova”, attuato in collaborazione con la Soprintendenza e giunto all’ottavo anno di attività. Esso prende il nome dall’immagine, unica in tutta l’arte delle situle e nel Veneto preromano, di un uomo alato su un gancio di cintura in bronzo, rinvenuto nella necropoli.













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