Piadena (Cr). Scoperta un’antica fornace per la produzione dei laterizi di epoca post-medievale durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova

L’antica fornace di epoca post-medievale scoperta durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova (foto sabap-cr-mo-lo)
Scoperta un’antica fornace per la produzione dei laterizi di epoca post-medievale durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova, in un’area alle porte di Piadena, all’intersezione della ferrovia e del canale Dugale. Lo comunica la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi. La struttura è stata individuata dagli archeologi della ditta AR/S Archeosistemi, che è incaricata del controllo archeologico di tutte le operazioni di scavo per il raddoppio. Sotto la direzione della soprintendenza di Cremona Mantova e Lodi, l’impianto è stato pulito, fotografato e rilevato. Il controllo archeologico costante delle opere di rete, come la ferrovia, permette di segnalare tempestivamente ogni rinvenimento ed è un’importantissima fonte di informazioni per ricostruire la storia del territorio.

L’antica fornace di epoca post-medievale scoperta durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova (foto sabap-cr-mo-lo)
La fornace è caratterizzata da un vano di combustione, che occupa un’area di sette metri per otto con pareti alte 1,40 metri, dotata di 3 prefurni, condotti lunghi 3 metri e larghi 0,75 dove veniva acceso il fuoco per portare il calore entro la camera di cottura, tramite i canali di irradiazione. L’impianto sfruttava il terreno di quella zona, che ha composizione particolarmente argillosa, per la produzione di mattoni, che sono stati trovati in loco sia interi, della misura di 30×16,30 centimetri, sia a frammenti. Si sono conservate anche tracce di carbone e cenere lungo i prefurni e i canali di irradiazione. Dopo l’esame e la documentazione fotografica, la Soprintendenza ha disposto la completa copertura del sito con geotessuto e terra.
Archeologia in lutto. Si è spenta a Milano all’età di 95 anni l’archeologa Gemma Sena Chiesa, professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, punto di riferimento internazionale nello studio delle gemme intagliate di età romana. Il ricordo di allieve e istituzioni

Copertina del libro “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” di Gemma Sena Chiesa (Carocci editore)
Archeologia in lutto. Domenica 21 luglio 2024 si è spenta a Milano all’età di 95 anni l’archeologa Gemma Sena Chiesa, professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, dove ha tenuto la cattedra di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana e diretto la Scuola di Specializzazione dell’università milanese, formando generazioni di archeologi. I funerali si terranno mercoledì 24 luglio 2024, alle 11, nella chiesa di Santa Maria Segreta, in piazza Nicolò Tommaseo, a Milano. Gemma Sena Chiesa è stata uno dei più grandi studiosi di glittica, punto di riferimento internazionale nello studio delle gemme intagliate di età romana. E proprio uno dei suoi saggi più recenti, “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” (Carocci editore) è stato presentato in aprile 2024 alla Fondazione Luigi Rovati di Milano (vedi Milano. Alla fondazione Luigi Rovati conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo” in occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche: arte lusso potere” (Carocci editore) | archeologiavocidalpassato).

La professoressa Gemma Sena Chiesa con Elena Poletti (foto da Fb)
“Un saluto pieno di gratitudine e affetto alla Signora dell’archeologia”, scrive l’archeologa Elena Poletti, “la docente che più di tutti ha segnato la mia formazione universitaria e specialistica. Conservo tra i più bei ricordi il giorno in cui, dopo l’esame del suo corso di archeologia romana, mi accolse con sincero entusiasmo tra i suoi laureandi, così come i giorni formativi sugli scavi di Calvatone (Bedriacum) e fu un vero onore alla Scuola di specializzazione ricevere l’incarico di affiancarla, con la collega Elisabetta Gagetti nella curatela scientifica del prezioso volume Gemme dalla corte imperiale alla corte celeste. Ma accanto ai ricordi “accademici” affiorano anche i tratti umani, di eleganza e finezza, con note di affetto, a volte inaspettate, come quando, vedendomi intenta allo studio nel dipartimento di archeologia dell’università per preparare l’esame dell’ultimo anno di specializzazione (e il pancione di 8 mesi di Silvia), mi salutò con che bella mamma. Gli incontri, in seguito, a presentazioni di libri, e la recente scoperta di sorellanza in Soroptimist. Oltre ai ricordi personali, che ciascuno dei suoi molti allievi serba di lei, resteranno ai posteri i suoi studi imprescindibili, le pubblicazioni della grande necropoli e dell’abitato di Angera, quelle su Calvatone, su temi di arte romana e, soprattutto, sulle gemme, sua vera e grandissima specifica competenza. Tra le foto-ricordo mi piace dunque unire un bellissimo manufatto altomedievale che conobbi grazie a Lei, quando mi affidò la ricerca delle gemme romane nei reliquiari della prima cristianità: il cofanetto di Saint Maurice d’Agaune. Insieme al saluto unisco per me e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere suoi allievi di poterne portare avanti non solo gli insegnamenti nel nostro ambito professionale, ma il metodo e lo stile”. E Cristina Miedico, archeologa del Castello Sforzesco, scrive: “Che la terra accolga lieve, in uno splendido giardino, la Professoressa Gemma Sena Chiesa, con la stessa cura ed eleganza con cui la Signora l’ha esplorata per una vita intera, scoprendo e narrando i suoi tesori”.

La professoressa Gemma Sena Chiesa con Thea Ravasi (foto da Fb)
“Gemma Sena Chiesa”, ricorda Thea Ravasi, “apparteneva ad una generazione di archeologi proveniente dalla realtà sociale e culturale dell’archeologia italiana del dopoguerra. Tuttavia fu la prima a Milano a capire che il mondo dell’archeologia italiana stava rapidamente cambiando e che l’archeologia commerciale poteva portare nuove idee, nuova energia e rinnovamento in accademia. Sono stata una delle ultime allieve a laurearsi con lei, se non l’ultima, e a lei devo il consiglio che forse ho più disatteso: quello di sposare un uomo ricco che potesse mantenere la mia carriera da archeologa. Eh niente, stasera voglio ricordarla così, nel giorno in cui mi strinse la mano, mi proclamò dottoressa e diede così avvio al mio percorso professionale e, come sempre accade, umano, nel mondo dell’archeologia italiana, dandomi sempre grande fiducia e lasciandomi sempre grandi spazi di libertà di espressione. Sit tibi terra levis”.

La professoressa Gemma Sena Chiesa sul sito di Calvatone-Bedriacum (foto visitors centre Calvatone-Bedriacum)
Visitors centre Calvatone-Bedriacum. “Il vicus romano presso Calvatone, per l’ampiezza dell’abitato e per la ricchezza del suo deposito archeologico, si configura come uno dei siti più interessanti per una esplorazione sistematica globale. Così scriveva nel 1991 la professoressa Gemma Sena Chiesa per illustrare il progetto di ricerca scientifica denominato “Calvatone 90” da lei diretto. Fu l’inizio. L’inizio dell’indagine archeologica sistematica di Bedriacum e della sua valorizzazione, che, proprio grazie a questo inizio e al suo fondamentale contributo, continuano ancora oggi. In occasione della sua scomparsa vogliamo ricordare il suo impegno, la sua lungimiranza e la sua grande capacità di intrecciare relazioni per l’archeologia del nostro territorio”.

Gemma con Fortuna su timone proveniente dallo scavo di Calvatone (Cr) (foto sabap-cr-mn-lo)
“È con grande dispiacere”, scrive la soprintendenza ABAP di Cr-Mn-Lo, “che questa soprintendenza si unisce al cordoglio per la scomparsa di Gemma Sena Chiesa, già professoressa di Archeologia classica all’università di Milano. Figura di grande rilievo per gli studi relativi alla civiltà romana in Italia Settentrionale e alla glittica antica, era particolarmente legata al territorio di competenza di questo Ufficio per aver diretto ventennali campagne di scavo presso Calvatone, in provincia di Cremona, località ove le indagini archeologiche hanno permesso di portare alla luce un vicus di età romana, identificato con Bedriacum, insediamento noto dalle fonti antiche perché collegato alle vicende belliche del 69 d.C. La profondità di pensiero unita all’entusiasmo e alla passione per la ricerca ha consentito fondamentali passi avanti per la conoscenza della storia di questi luoghi, fornendo basi imprescindibili per tutti coloro che si occupano della loro tutela e ne approfondiscono lo studio; di questo importante patrimonio di intuizioni e di lavoro lasciatoci in eredità saremo sempre grati”. Anche l’Associazione nazionale per Aquileia “piange la scomparsa di Gemma Sena Chiesa, autrice per i suoi tipi del primo studio sulla glittica romana scientificamente compiuto, imprescindibile punto di partenza per ogni studio in questo campo, e sua collaboratrice nel tempo. Terra levis tibi sit”.
A San Giorgio Bigarello (Mn) durante i lavori al parco pubblico di via Tobagi emerse tre tombe di cinquemila anni fa (Età del Rame) nello scavo di emergenza della Sap diretta dall’archeologo Simone Sestito (Sabap Mn). Parla l’antropologa Vittoria Bianchi che a Palazzo Ducale cura le analisi antropologiche e i prelievi

Una delle sepolture a inumazione scoperte nella necropoli dell’età del Rame a San Giorgio Bigarello, alle porte di Mantova (foto sabap cr mn lo)
Scoperta una necropoli dell’età del Rame alle porte di Mantova. A San Giorgio Bigarello nel corso dei lavori del parco pubblico di via Tobagi in località Mottella sono emerse dal sottosuolo almeno tre tombe risalenti a circa cinquemila anni fa (3400 – 2500 a.C. circa), quasi tutte in ottimo stato di conservazione, con la presenza di pugnali e punte di frecce. Un bell’esempio di archeologia di emergenza, con uno scavo condotto da SAP società archeologia srl sotto la direzione di Simone Sestito della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi. Le analisi antropologiche e il prelievo dei campioni sono a cura dell’antropologa Vittoria Bianchi. Le inumazioni sono state fatte nella nuda terra, in posizione flessa, tipica proprio dell’Età del Rame. Gli archeologi hanno recuperato gli scheletri a una profondità di circa 40 centimetri e li hanno trasferiti nei magazzini di Palazzo Ducale per ulteriori studi.
In questo video l’antropologa Vittoria Bianchi racconta alcuni dei primi curiosi dettagli emersi dagli studi. “Sono qui per fare l’analisi antropologica di questo individuo dell’Età del Rame che è stato ritrovato a San Giorgio Bigarello in provincia di Mantova”, spiega Bianchi. “L’analisi antropologica ha come scopo quello di capire il sesso, l’età ed eventuali patologie. Stiamo facendo una prima analisi. Lo scavo è stato condotto molto bene. Bisogna solo proseguire un po’ nella pulizia delle ossa per esporre il periostio e vedere eventuali lesioni e modificazioni delle ossa. A una prima analisi, si tratta di un uomo di età matura, tra i 40 e i 50 anni probabilmente, ma dopo con l’analisi dei denti potrò essere un po’ più precisa. Da un punto di vista paleopatologico, invece, si può già notare da una prima pulizia una osteocondrosi, quindi problemi di mobilità della colonna vertebrale, e anche tutte le varie superfici articolari, tra cui anche le patelle del ginocchio, hanno delle modificazioni dovute allo sforzo e all’utilizzo di queste articolazioni. Quindi si tratta di un uomo maturo che probabilmente ha fatto attività fisica, quindi movimento anche per “lavoro”, quindi uno stress bio-meccanico abbastanza intenso a livello sicuramente degli arti inferiori e della colonna. Adesso vedremo proseguendo se anche il gomito e la spalla hanno delle modificazioni simili. Si è deciso poi di provvedere a un campionamento, in particolare dei denti, per svolgere analisi chimico-fisiche legate agli isotopi della dieta e agli isotopi della mobilità, e anche analisi genetiche”.
Mantova. Doppio appuntamento con “L’Antica Mantova a via Rubens: un Viaggio nel Tempo!”: visita guidata dagli uffici della soprintendenza all’area archeologica di via Rubens
Mantova nasconde tesori antichi e affascinanti, l’area archeologica di via Rubens è uno di questi luoghi speciali che trasporta i visitatori indietro nel tempo. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi propone un doppio appuntamento con “L’Antica Mantova a via Rubens: un Viaggio nel Tempo!”: domenica 1° ottobre e sabato 14 ottobre 2023, dalle 14 alle 18. Ritrovo in piazza Paccagnini 3 a Mantova dove, all’interno degli uffici di Palazzo Ducale, c’è la sede della soprintendenza ABAP. Si inizierà con una visita negli uffici dove sono conservati strappi di affreschi da dimore storiche mantovane e poi si passerà all’area archeologica di via Rubens per una vista guidata speciale. Questa è un’opportunità unica per esplorare le rovine di un’antica struttura e immergersi nella storia della città. Qui, le testimonianze del passato rivelano la loro bellezza e importanza storica.
Palazzo Pignano (Cr). Quattro aperture straordinarie dell’area archeologica della villa romana tardo-antica. Il complesso comprende l’Antiquarium, la Pieve romanica, l’antica chiesa del V secolo, i resti del villaggio Altomedioevale
“Siete pronti a scoprire l’incanto di Palazzo Pignano? Un’esperienza unica attraverso la storia e l’eleganza di uno dei gioielli architettonici della Lombardia”. Comincia così l’invito della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi. “Non fatevi sfuggire l’opportunità di partecipare a una delle quattro aperture straordinarie in programma per quest’anno: si comincia il 3 settembre 2023, dalle 14 alle 18. Le altre saranno domenica 1° ottobre, sabato 11 e domenica 12 novembre 2023, sempre alla stessa ora”.

Area archeologica di Palazzo Pignone (Cr): villa romana tardo-antica (foto sabap-cr-mn-lo)
Palazzo Pignano è un luogo speciale dove il passato è a portata di mano: qui si può vedere come vivevano gli antichi romani, guardare negli occhi un uomo vissuto nel Medioevo, visitare una chiesa costruita mille anni fa sopra un’altra chiesa ancora più antica. Palazzo Pignano è un paese che dista circa 12 chilometri da Crema e 35 da Milano, al centro della campagna cremasca e della pianura padana. La visita comprende l’Antiquarium, la Pieve romanica, l’antica chiesa del V secolo, i resti del villaggio Altomedioevale del VI e VII secolo d.C. e l’area archeologica della villa romana tardo-antica.
Crema. Al museo civico apre la mostra “La terra delle acque” sulle scoperte fatte nei cantieri per i metanodotti e l’impianto Snam
Al via la mostra “La terra delle acque”. L’inaugurazione sabato 18 marzo 2023, alle 17, nella sala Pietro da Cemmo del museo civico di Crema e del Cremasco, a cura delle funzionarie archeologhe Nicoletta Cecchini e Cristina Longhi. Nata da un progetto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova in collaborazione con Snam e il comune di Crema, la mostra presenta i risultati dei recenti interventi di scavo che hanno interessato il territorio cremasco in occasione dei lavori per i metanodotti Zimella-Cervignano, Sergnano-Agnadello e per l’impianto Snam di compressione del gas a Sergnano. Accanto alla riproposizione del paesaggio e dei suoi mutamenti, saranno esposti alcuni materiali archeologici, tra i quali pezzi di eccezionale rarità, che sottolineano anche tangibilmente le novità portate alla luce, per un territorio che fino a oggi aveva restituito scarse attestazioni per le epoche più antiche. La mostra è dedicata a Luca Restelli, giovane archeologo cremasco scomparso tragicamente alla fine del 2022.
Lombardia. Emergenza siccità anche per i beni culturali: messe in sicurezza due imbarcazioni antiche emerse dal fiume Oglio e manufatti lignei di altri siti tra Cremona e Mantova. Individuata una palafitta dell’Età del Bronzo

Messa in sicurezza di due piroghe medievali sul fiume Oglio a isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)
Messe in sicurezza due piroghe medievali emerse dal fiume Oglio in secca. Il protrarsi della siccità che nel corso di questa estate ha colpito la Lombardia, tra gli altri consistenti danni, ha causato l’affioramento dall’alveo dei fiumi di strutture, reperti archeologici e manufatti antichi. La situazione di emergenza per la tutela è collegata non solo al rischio che i materiali vengano raccolti da soggetti non autorizzati, ma anche all’esposizione al sole che ne mette a repentaglio la conservazione, in particolare per i reperti lignei. È il caso di due imbarcazioni antiche, emerse dal fiume Oglio nel territorio di Isola Dovarese (CR), poco a valle del ponte “Tre martiri”. Si tratta di due piroghe, vale a dire imbarcazioni monossili ricavate da un unico tronco d’albero scavato, risalenti all’epoca medioevale. Di particolare rilievo risulta una delle due, della lunghezza di 11.50 m, perché presenta anche alcune costolature di rinforzo interne, raramente attestate fino a oggi.

Messa in sicurezza di una piroga medievale a Isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)
In seguito alla segnalazione dei volontari Auser (ex gruppo dell’ecomuseo di Isola Dovarese) e del sindaco di Isola Dovarese, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Lodi e Mantova, stanziando parte dei fondi destinati alla tutela per il 2022, ha diretto un progetto di messa in sicurezza dei due scafi, consistente nel riseppellimento in alveo, una volta eseguita la documentazione e la campionatura dei manufatti.

Una fase della messa in sicurezza della piroga a Isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)
La delicata operazione, che ha avuto luogo il giorno 18 luglio 2022, progettata dallo Studio Associato di Ricerca Archeologica di Gattico (No) con l’intervento degli archeologi Fausto Simonotti, Andrea Montrasi e Alice Lucchini, dottoranda dell’università Ca’ Foscari di Venezia specializzata in questo tipo di evidenze, con il supporto tecnico della ditta Olli Scavi srl, è stata resa possibile dalla collaborazione di diversi soggetti, quali AIPO-ufficio di Mantova, il Parco Oglio sud, il Consorzio di Bonifica Navarolo, i gestori della centrale idroelettrica di Isola facenti capo alla FENENERGIA spa, il sindaco Gianpaolo Gansi di Isola Dovarese e i volontari Auser Rino Piseroni, Mauro Bernieri, Ferruccio Minuti, Pierluigi Migliorati e Luciano Sassi.

Dalle acque del fiume Oglio è affiorata una piroga medievale (foto sabap-cr-mn)
Parallelamente a questa, altre situazioni di affioramento sono state segnalate contemporaneamente alla Soprintendenza nella zona: a Piadena (CR) e ad Acquanegra sul Chiese (MN) altre imbarcazioni monossili e a fasciame sono parzialmente emerse dall’acqua, ma, a differenza di quelle di Isola Dovarese, il livello raggiunto dal fiume non ne pregiudicava la conservazione.

Palificazioni emerse in comune di Calvatone (Cr), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine” (foto sabap-cr-mn)
Più complesso è apparso invece il contesto individuato in comune di Calvatone (CR), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine”. La segnalazione, trasmessa dall’associazione Klousios – Centro Studi e ricerche basso Chiese, della presenza di una serie di palificazioni emerse dall’acqua e di abbondante materiale ceramico, ha permesso alla Soprintendenza di attivare la protezione del sito, con il coinvolgimento del sindaco di Calvatone, Valeria Patelli, del Comando Stazione Carabinieri di Piadena, del Comando Compagnia Carabinieri Casalmaggiore e l’aiuto nella sorveglianza di vari cittadini di Calvatone, Enrico Tavoni, Massimiliano Seniga, Francesco Cecere e dell’ispettrice onoraria e collaboratrice della Soprintendenza Daniela Benedetti.

Imbarcazione a fasciame emersa in comune di Calvatone (CR), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine” (foto sabap-cr-mn)
L’indagine archeologica condotta ha permesso di rilevare e posizionare una struttura composta da un centinaio di pali lignei, che vanno a comporre una piattaforma quadrangolare a centro fiume collegata alla riva da due pontili. Nei pressi è stata reperita un’imbarcazione a fasciame, ancora per la maggior parte interrata. La presenza di materiale ceramico di diverse cronologie, collegata allo scorrimento del fiume, non permette di datare con sicurezza la struttura, già individuata nel 2003 e allora interpretata come una palafitta ascrivibile ad un periodo compreso tra l’età del Bronzo Antico Finale e il periodo centrale del Bronzo Medio. Le campionature effettuate dai pali permetteranno tramite analisi dendrocronologiche e con l’utilizzo del C14 di comprendere meglio la datazione e il significato del contesto, che risulta in ogni modo di straordinaria rilevanza.
Il tema delle indagini non invasive, con l’ampio spettro delle applicazioni possibili, si è imposto sempre di più negli anni come uno strumento primario di conoscenza finalizzato alla tutela archeologica, anche senza ricorrere allo scavo o scavando solo quando necessario. Il miglioramento delle tecniche di rilevamento ha infatti portato a risultati sempre più affidabili, che consentono di ridurre tempi e costi della pianificazione territoriale e della progettazione dei lavori, evitando così quello che, con un termine rubato ad altri ambiti, si potrebbe definire “consumo di stratificazione archeologica”, garantendo la sostenibilità della ricerca, come oggi si richiede sempre più in ambito scientifico e a livello sociale. L’incontro “Rilevare l’invisibile: un modello di indagine dal territorio mantovano fra Preistoria e Medioevo”, del ciclo “Discorsi sul metodo”, che si tiene martedì 26 marzo 2024, dalle 16 alle 18, nella sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele a Ripa a Roma, promosso dall’Istituto centrale per l’Archeologia, è volto a illustrare l’applicazione dell’approccio combinato tra fotografia aerea, indagini non invasive e scavo, che ha consentito alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi di individuare un grandissimo numero di tracce sul terreno, legate alla frequentazione del territorio fin dalla Preistoria, e in particolare di riportare alla luce i resti di una necropoli della tarda età del Ferro a Casalromano, una villa romana ad Acquanegra sul Chiese e una pieve altomedievale ad Asola. L’evento sarà trasmesso sul 




Al Politecnico di Milano presentazione del libro “La conservazione preventiva e programmata: una strategia per il futuro” di Rossella Moioli. Appuntamento lunedì 27 novembre 2023, alle 12, in aula Magna, ed. 1 “Rettorato” p.zza Leonardo da Vinci 32. Introduce e coordina Stefano Della Torre, Politecnico di Milano. Interventi di Giovanni Azzone, presidente Fondazione Cariplo; Sabrina Sammuri, direttore generale Culture, Identità e Autonomie Regione Lombardia; Gabriele Barucca, soprintendente ABAP per le province di Cremona e Mantova; Valentina M. Sessa, università e-campus. Saranno presenti Rossella Moioli, Pietro Petraroia e Lorenza Gazzerro. A seguire rinfresco.


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