Farnese (Vt). Nella riserva naturale “Selva del Lamone” a Bottino la conferenza “Il nuovo tempio e il paesaggio urbano di Vulci”: presentazione dei risultati della quinta campagna di scavo 2025 di Vulci Cityspace
Venerdì 29 agosto 2025, alle 18, nella sala conferenze della riserva naturale “Selva del Lamone” in località Bottino di Farnese (Vt), “Il nuovo tempio e il paesaggio urbano di Vulci”: presentazione dei risultati della quinta campagna di scavo 2025 di Vulci Cityspace, su concessione del ministero della Cultura con importanti novità sul tempio monumentale urbano scoperto nell’ambito del progetto, sulla viabilità urbana e sulle trasformazioni di lunga durata della città etrusco-romana. Intervengono Mariachiara Franceschini (Albert Ludwigs Universität Freiburg) e Paul Pasieka (Johannes Gutenberg Universität Mainz), Giuseppe Ciucci (sindaco del Comune di Farnese), Liana Nucci (consigliere alla Cultura), Simona Carosi (soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio Etruria Meridionale), Carlo Casi (Parco di Vulci) e Luciano Frazzoni (museo civico “Ferrante Rittatore Vonwiller”). L’indagine, avviata nel 2020 e incentrata sulla comprensione dell’assetto urbano e dell’interrelazione tra diversi settori funzionali, ha già permesso l’identificazione di uno dei più grandi edifici templari etruschi finora noti e di un grande complesso sacrale posto al centro del pianoro urbano. I risultati della campagna 2025 offrono nuove prospettive non solo sulla struttura del tempio, ma anche sulle trasformazioni urbanistiche che interessarono Vulci per oltre un millennio. Le principali novità della campagna 2025, di cui si parlerà sono il rifacimento del tempio, le nuove informazioni sulla rete stradale, un cimitero tardoantico, una struttura ipogea.
Ischia di Castro (Vt). “Oltre le mura di Castro. Visita ai nuovi scavi archeologici”: la soprintendenza dell’Etruria meridionale propone di scoprire uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del Lazio: l’antica città di Castro
“Oltre le mura di Castro. Visita ai nuovi scavi archeologici”: appuntamento 9 agosto 2025, alle 10.30, appuntamento al parcheggio del santuario del Santissimo Crocifisso di Castro a Ischia di Castro (Vt): un’occasione unica per scoprire uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi del Lazio: l’antica città di Castro. Richiesto abbigliamento da trekking e scarpe chiuse. Nell’ambito delle aperture straordinarie promosse dal ministero della Cultura, la Soprintendenza invita a partecipare ad una visita guidata tra i suggestivi resti dell’antica città di Castro, attualmente oggetto di una nuova campagna di scavi archeologici effettuati grazie ad un finanziamento giubilare (CAPUT-MUNDI PNRR), volto al restauro e alla valorizzazione delle antiche rovine. Visita gratuita sold-out, ma si sta organizzando un’ulteriore visita a settembre, quando anche gli scavi saranno in fase avanzata.
Bolsena (Vt). Abitato sommerso del Gran Carro di Bolsena: apertura straordinaria serale con visite guidate nel sito sommerso al tramonto e in notturna
L’abitato sommerso della prima età del Ferro del Gran Carro di Bolsena (Vt) verrà aperto eccezionalmente al pubblico di sera domenica 20 luglio 2025, dalle 19 alle 22. L’evento è dedicato ad appassionati che verranno guidati a visitare l’area dove si stanno svolgendo le ricerche subacquee da parte della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, sia sott’acqua che in snorkeling. Ad accogliere i visitatori ci sarà il personale afferente al Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza. Il sito è raggiungibile dal km 107,2 della Via Cassia lungo la strada sterrata che porta sulla riva del lago di Bolsena. Per info e prenotazioni: sabap-vt-em.subacquea@cultura.gov.it
Bolsena (Vt). Apertura straordinaria diurna per sub e snorkelisti del sito protostorico sommerso del Gran Carro. E diretta streaming su YouTube
Apertura straordinaria diurna a Bolsena (Vt) del sito protostorico sommerso del Gran Carro riservata a sub e snorkelisti promossa dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. Appuntamento in due domeniche di luglio 2025, il 13 e il 27 luglio, dalle 9 alle 13, al km 107.2 della Via Cassia. Per info e prenotazioni: sabap-vt-em.subacquea@cultura.gov.it. E per chi non ha la possibilità di partecipare alla visita subacquea, è prevista la diretta streaming sul canale YouTube @sabap-vt-em della soprintendenza per l’Etruria Meridionale.
Capodimonte (Vt). Riapre, dopo un anno di chiusura e un importante intervento di riallestimento, il museo della Navigazione nelle Acque interne con la presentazione della nuova direttrice, Giuliana Galli
Dopo quasi un anno di chiusura, il museo della Navigazione nelle Acque Interne di Capodimonte (Vt), situato in viale Regina Margherita, riapre le sue porte al pubblico al termine di un importante intervento di riallestimento e valorizzazione. L’inaugurazione sabato 14 giugno 2025, un’occasione per scoprire le novità del museo e conoscere da vicino le progettualità future. Alle 16.30, i saluti istituzionali del sindaco Mario Fanelli e la presentazione della nuova direttrice scientifica del Museo, Giuliana Galli. Alle 17, presentazione e interventi del Comitato Scientifico, composto da illustri studiosi nei campi dell’archeologia e dell’antropologia, e la partecipazione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale. il Museo è stato inaugurato nel 2010 per conservare la piroga monossila, ricavata da un solo tronco di un albero di faggio, dell’età del Bronzo Medio-Finale (1365-1020 a.C.) recuperata a 14 metri di profondità nelle acque del lago di Bolsena a ridosso dell’isola Bisentina e, in qualche modo, legata alla vita dell’abitato ritrovato nel vicino Monte Bisenzio. Contiene altre imbarcazioni che legano passato e presente, in uso anche in tempi moderni, passando dalla barca di Posta Fibreno a quella di Fondi fino a quella del lago di Bracciano. Interessante è l’esposizione di parte del carico di un’imbarcazione che trasportava tegole e coppi d’età etrusca ad indicare il fermento della vita lacustre.
Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico per il ciclo “Attualità degli Etruschi” la conferenza “Gli eroi di Marce Atie. Gli Etruschi dipingono il mito” con i professori Maurizio Harari e Vincent Jolivet che riprende il catalogo dell’omonima mostra sulla scoperta del vaso a figure rosse di Marce Atie
Nella Sala dei Capolavori del museo Archeologico nazionale di Tarquinia, Palazzo Vitelleschi, quarto incontro del primo ciclo di conferenze “Attualità degli Etruschi”, con i professori Maurizio Harari e Vincent Jolivet su “Gli eroi di Marce Atie. Gli Etruschi dipingono il mito”. Ingresso gratuito. Nel luglio 2022 la Tuscia è stato il teatro di una scoperta archeologica di straordinaria importanza. Nel corso dello scavo di un ambiente parzialmente inesplorato della famosa tomba Lattanzi, nella necropoli monumentale di Norchia, centro “minore” del territorio tarquiniese, una équipe di archeologi francesi, coordinata dal prof. Vincent Jolivet, ha portato alla luce un vaso etrusco dipinto nella tecnica a figure rosse, istoriato con scene ispirate all’epica greca. Una di queste iscrizioni restituisce il nome del proprietario e committente del vaso, Marce Atie. L’opera può essere attribuita, in base all’analisi stilistica, all’officina vulcente cui è associato il gruppo stilistico detto dell’Imbuto e si può datare alla fine del IV sec. a.C. I professori Maurizio Harari e Vincent Jolivet parlano di questa importantissima scoperta. Il libro “Gli eroi di Marce Atie. Gli Etruschi dipingono il mito”, pubblicato nel 2024, costituisce il catalogo scientifico di una mostra organizzata dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e ospitata nel museo di Tarquinia da dicembre 2023 a maggio 2024.
Roma. A Palazzo Patrizi-Clementi, sede della Sabap per l’Etruria meridionale, presentazione del libro di Adele Cecchini, “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione”

Lunedì 10 marzo 2025, a Palazzo Patrizi-Clementi, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per a provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione del libro di Adele Cecchini, “Le tombe dipinte di Tarquinia. Vicenda conservativa, restauri, tecnica di esecuzione”, Firenze, Nardini Editore, 2023. Introduce e modera l’incontro la soprintendente Margherita Eichberg. Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, sarà a colloquio con l’autrice Adele Cecchini, restauratrice delle tombe dipinte tarquiniesi.

Copertina del libro “Le tombe dipinte di Tarquinia” di Adele Cecchini
Le tombe dipinte di Tarquinia. Con il supporto di inedite e circostanziate ricerche d’archivio viene presentata la storia conservativa delle tombe dipinte di Tarquinia a partire dalla prima metà dell’Ottocento – epoca a cui risalgono la scoperta di gran parte dei sepolcri a oggi noti e i primi provvedimenti di tutela – fino ai tempi odierni. Sono illustrati sia le avanzate metodologie di conservazione e valorizzazione sia i provvedimenti che hanno consentito alla Soprintendenza di conciliare tutela e fruizione delle tombe dipinte. Vengono descritte le attuali metodologie di restauro che fanno ben sperare circa la definitiva salvaguardia di questo irripetibile patrimonio archeologico. Infine, un nuovo studio dell’università di Catania approfondisce e arricchisce quello già svolto dal Laboratorio Scientifico dei Musei Vaticani sulla tecnica di esecuzione, sui pigmenti e sugli strati preparatori delle pitture ipogee. Questo libro costituisce un punto fermo per chi dovrà in futuro provvedere al restauro e alla manutenzione delle tombe dipinte e garantire che questo straordinario patrimonio culturale possa essere trasmesso alle generazioni future.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze”: quattro lastre dipinte intere recuperate a Cerveteri dalla Guardia di Finanza e una quinta acquisita all’asta dalla fondazione Rovati e data alla Stato

Locandina della mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 19 dicembre 2024 al 7 aprile 2025
Il museo Archeologico nazionale di Firenze ospita la mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” dal 19 dicembre 2024 al 7 aprile 2025. Sono esposte quattro lastre dipinte intere, datate alla fine del VI secolo a.C., recuperate a Cerveteri nel 2019 dalla Guardia di Finanza, straordinario risultato di una grande collaborazione tra istituzioni pubbliche che vede, accanto al museo Archeologico nazionale di Firenze e alla direzione generale Musei del ministero della Cultura, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma della Guardia di Finanza – Sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali della Toscana.

Le quattro lastre etrusche dipinte trafugate da Cerveteri e recuperate dalla Guardia di Finanza nella presentazione di TourismA 2024 (foto graziano tavan)
Una sorprendente ‘pinacoteca’ figurata recuperata nell’estate del 2019 dalla Guardia di Finanza, nel corso di un’operazione di contrasto al commercio clandestino di reperti archeologici. Gli straordinari reperti sono stati prodotti nei decenni finali del VI secolo a.C. in un’officina della città etrusca di Caere (odierna Cerveteri), probabilmente per decorare le pareti di un tempio. Il fregio della parte superiore, comune a tutte e quattro, rappresenta un meandro spezzato che incornicia riquadri con uccelli acquatici e motivi floreali a stella. La superficie è stata danneggiata dai maldestri tentativi di pulizia dei ladri d’arte che le hanno strappate al loro contesto.

La presentazione al museo Archeologico nazionale di Firenze delle quattro lastre dipinte da Cerveteri con la Guardia di Finanza e il direttore Daniele Maras (foto maf)
La mostra, inaugurata giovedì 19 dicembre 2024, riunisce opere d’arte eccezionali, che hanno superato l’ingiuria del tempo e i danni causati dai ladri d’arte per raccontarci la visione etrusca di miti e riti attraverso una straordinaria tavolozza di colori. Ad accoglierle il direttore del museo, l’etruscologo Daniele F. Maras, che è stato parte sin dall’inizio del gruppo di lavoro della soprintendenza che ha studiato le lastre e le ha restituite alla fruizione pubblica. “Grazie a iniziative espositive come questa, che fa seguito a una breve anteprima nella primavera del 2024 a Vetulonia (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” apre la mostra “Quadri etruschi raccontano. Le figure del mito e del rito a Vetulonia”, presentata in anteprima a TourismA 2024: quattro lastre etrusche in terracotta dipinta provenienti da scavi clandestini presso Cerveteri, e recuperate nel 2019 dalla Guardia di Finanza | archeologiavocidalpassato), si porta a compimento il ciclo della tutela per le quattro lastre, dalla protezione (assicurata dalla Guardia di Finanza), alla conservazione (resa possibile dalla soprintendenza) fino alla valorizzazione (garantita nel contesto del Museo). Solo così lo sguardo etereo di Pentesilea, l’esuberante vitalità della coppia in corsa, l’esplosione di colori delle ali di Hermes, i gesti enigmatici degli aruspici torneranno a svolgere la funzione per cui sono stati creati: comunicare con il pubblico e trasmettere la voce degli artisti del passato”.

Il direttore del Maf Daniele Maras accanto alla lastra del Viaggiatore etrusco, nella mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” (foto maf)
Ai quattro capolavori si aggiunge un’altra recente acquisizione, il “Viaggiatore etrusco”: un ulteriore straordinario frammento di lastra dipinta che conserva il profilo di un giovane dalla ricca acconciatura in tenuta da viaggio, che potrebbe in realtà essere il costume di scena di un attore intento in una performance a soggetto mitologico. Il frammento, ritrovato a Cerveteri in epoca imprecisata, è rimasto in collezioni private americane fino al 2020, quando è stato acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano, con l’intento meritorio dichiarato di cederlo allo Stato, consegnandolo poi alla soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Dopo essere stato presentato a Venezia e a Roma, oggi il Viaggiatore è partito di nuovo, questa volta per tornare in Etruria ed essere esposto a Firenze assieme ad altri capolavori dell’arte etrusca. “Il patrimonio culturale – conclude con soddisfazione il direttore Maras – compie la propria missione quando è messo in condizione di raggiungere il pubblico e di promuovere lo sviluppo della cultura. È questo lo scopo di una mostra su opere della pittura antica come quelle che presentiamo oggi, che – sebbene rimaste prive di contesto a causa degli scavatori clandestini – continuano ancora a narrare per immagini la storia, il mito e l’arte”.

Lastra dipinta etrusca arcaica da Cerveteri: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, contro l’eroe greco che la sconfiggerà (foto sabap vt-em)
Le lastre raffigurano il duello tra Achille e Pentesilea con l’eroe greco a sinistra, racchiuso in una pesante armatura, che si ripara dietro lo scudo e si prepara a colpire la regina delle Amazzoni, che sprezzante del pericolo si scaglia verso di lui brandendo una spada insanguinata. Il volto dell’eroina, sereno e distaccato, sottolinea la scelta dell’artista etrusco di rappresentarla all’apice della gloria, subito prima che il nemico la trafiggesse.

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: un’eroina armata di arco (foto sabap vt-em)
La seconda si ipotizza possa illustrare una corsa di dei o di eroi. Un uomo biondo dalla carnagione rossa brandisce un ramo dalle foglie dorate mentre insegue una donna dalla chioma riccia armata di arco: potrebbe trattarsi di Apollo e Artemide con i rispettivi attributi divini, oppure della vergine cacciatrice Atalanta sfidata alla corsa dal suo futuro sposo Melanione, che vinse la gara lasciando cadere tre mele d’oro per distrarla.

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali (foto sabap vt-em)
Non manca la straordinaria iconografia del Giudizio di Paride con a destra il messaggero degli dèi Hermes, dalle ali variopinte e con in mano uno scettro, che precede Hera, prima delle tre dee in lizza per scegliere la più bella tra loro. In origine le altre due dee (Atena e Afrodite) e il giovane Paride chiamato a giudicare erano raffigurati su due lastre adiacenti, purtroppo andate perdute.

Lastra dipinta etrusca del VI secolo a.C. da Cerveteri: coppia di aruspici al lavoro (foto sabap vt-em)
Due aruspici etruschi al lavoro sono rappresentati in un’altra delle lastre esposte dove un giovane sacerdote dai capelli lunghi ha appena completato un rito di divinazione osservando gli uccelli con il lituo (il bastone ricurvo che ora tiene sulla spalla) e sta comunicando la volontà degli dèi al suo compagno con la barbetta a punta, che si affretta verso destra tenendo in mano un ramoscello con dei frutti rossi.

Il Viaggiatore Etrusco, lastra dipinta acquisita all’asta dalla Fondazione Rovati e donata allo Stato italiano (foto archeologia viva)
Infine completa l’esposizione un piccolo ma prezioso frammento di lastra dipinta con un “Viaggiatore etrusco” acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano nel 2020, presso una casa d’aste di New York, con l’intento dichiarato di cederlo allo Stato italiano, e consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Un accurato restauro a cura di Antonio Giglio ha reso possibile lo studio della decorazione e l’esposizione del pezzo prima a Venezia e poi a Roma: oggi il Viaggiatore è partito di nuovo, questa volta per tornare in Etruria ed essere esposto a Firenze. Il frammento dipinto riproduce il profilo di un giovane imberbe dai tratti aristocratici, a torso nudo, che rivolge lo sguardo in basso a sinistra con atteggiamento pensoso. I lunghi capelli rossi sono raccolti in robuste trecce che ricadono sulle sue spalle e sulla schiena, mentre la fronte è incorniciata da un’elaborata serie di riccioli bruni. Sulla sommità del capo si trova un piccolo cappello a tesa di colore grigio: il cosiddetto petaso, tipico di viandanti e viaggiatori, trattenuto da un sottile laccio che pende sotto il mento. Un lungo bastone arancione è appoggiato alla spalla destra e quello che sembra un flauto, piuttosto danneggiato, è trattenuto sotto l’ascella. La cronologia si pone attorno al 500 a.C. Si tratta di un attore di una pantomima? Alcuni indizi fanno pensare che l’abbigliamento del Viaggiatore sia in realtà un costume di scena. Suggeriscono tale ipotesi il doppio colore della capigliatura (che fa pensare a una parrucca), le dimensioni del copricapo (sensibilmente più piccolo del normale) e soprattutto la presenza del flauto, che potrebbe suggerire una performance rituale di musica e danza, del tipo che nell’antichità si chiamava ‘pantomima’. Ma se così fosse, quale ruolo poteva interpretare il personaggio rappresentato? Nell’iconografia antica, la tenuta da viaggio è tipica di diversi personaggi: da Ulisse a Bellerofonte e da Giasone a Teseo. Salvo il primo, però, che è di regola rappresentato come maturo e barbuto, gli altri sono eroi combattenti e non pensierosi come sul nostro frammento dipinto. Esiste un solo giovane eroe mitologico che ha come caratteristica quella di meditare prima di parlare: Edipo, che spesso viene rappresentato proprio nel momento in cui risolve l’enigma della Sfinge. Ci si può pertanto chiedere se sia proprio lui il soggetto messo in scena dal “Viaggiatore”, anche se probabilmente non lo sapremo mai, a causa degli ignoti ladri che in passato hanno strappato il frammento al suo contesto d’origine.














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