Portogruaro (Ve). Al museo nazionale Concordiese la conferenza “Piazza San Marco prima di Venezia: archeologia e trasformazioni di un luogo simbolo” con Sara Bini, funzionaria archeologa SABAP per la Città Metropolitana di Venezia, secondo appuntamento 2026 della rassegna di incontri di archeologia e storia “Nel segno di Clio”

Sabato 16 maggio 2026, alle 17, al museo nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve), la conferenza “Piazza San Marco prima di Venezia: archeologia e trasformazioni di un luogo simbolo” con Sara Bini, funzionaria archeologa SABAP per la Città Metropolitana di Venezia, secondo appuntamento della rassegna di incontri di archeologia e storia “Nel segno di Clio” a cura della direzione regionale Musei nazionali Veneto, in collaborazione con il Gr.A.V.O. – gruppo archeologico del Veneto Orientale e l’associazione “Fondazione Antonio Colluto”. Ingresso libero.
Venezia. A Palazzo Ducale presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio)

Venerdì 15 maggio 2026, alle 15, nel Salone del Piovego di Palazzo Ducale a Venezia, presentazione del libro “Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. Scavi 1986-1992 a San Pietro di Castello” a cura di Massimo Dadà e Claudio Negrelli (All’Insegna del Giglio). Venezia conserva nelle sue isole e nei suoi antichi nuclei insediativi le tracce più profonde della propria storia. Tra questi luoghi, San Pietro di Castello, l’antico Olivolo, occupa un posto centrale per comprendere le origini della città e le trasformazioni del paesaggio lagunare nel Medioevo. L’incontro sarà introdotto da Corrado Azzollini, soprintendente ABAP per la città metropolitana di Venezia; Fabrizio Magani, direttore generale ABAP; e dall’università Ca’ Foscari Venezia con i saluti istituzionali. Il libro sarà presentato dal prof. Richard Hodges, già presidente dell’American University of Rome, con la moderazione del prof. Sauro Gelichi, già professore ordinario di Archeologia Medievale all’università Ca’ Foscari di Venezia. Prenotazione obbligatoria: https://librosanpietrodicastello.eventbrite.it. Un’occasione importante per tornare a riflettere, attraverso l’archeologia, sulle radici più antiche di Venezia e sul ruolo di San Pietro di Castello nella formazione della città medievale.

Olivolo, archeologia alle origini di Venezia. “Il libro dedicato agli scavi archeologici condotti tra il 1986 e il 1992 presso l’isola di San Pietro di Castello, nel cuore dell’antico Olivolo”, scrive Fabrizio Magani, “costituisce un contributo essenziale alla conoscenza delle origini di Venezia e rappresenta al contempo un atto pienamente coerente con i principi e gli obiettivi della tutela pubblica del patrimonio culturale. La sua pubblicazione giunge a colmare una lacuna lunga oltre trent’anni, dando finalmente forma organica e pubblica a una documentazione archeologica tra le più significative per la ricostruzione delle prime fasi insediative della città lagunare. Con la sua articolata sequenza stratigrafica e con l’eccezionale conservazione di strutture lignee e sistemi di bonifica, il sito di San Pietro di Castello si impone oggi come uno dei luoghi fondativi della Venezia medievale. La ricchezza delle informazioni raccolte, oggi ordinatamente presentate e interpretate, consente di leggere con nuova chiarezza le trasformazioni che interessarono questo margine orientale dell’arcipelago veneziano tra il Tardoantico e l’alto Medioevo, con evidenze che rimandano non solo alla formazione di spazi abitativi e religiosi, ma anche a sistemi di organizzazione ambientale e produttiva. La pubblicazione, frutto di una solida collaborazione tra la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e Laguna e il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari, si inserisce in un percorso di tutela che ha saputo unire, con rigore e visione, le esigenze della conservazione, dell’approfondimento scientifico e della comunicazione pubblica”.
Un cratere, un’hydria, un’oinochoe, una lekythos, un askòs… A Venezia soprintendenza e carabinieri del TPC presentano i reperti magnogreci sequestrati in laguna e destinati al museo Archeologico di Vibo Valentia per l’esposizione e la valorizzazione

Dettaglio del “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C., sequestrato dai carabinieri del TPC e restituito allo Stato per l’esposizione al museo Archeologico di Vibo Valentia (foto mic)
“Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato”: mercoledì 17 dicembre 2025, a Venezia, al Salone del Piovego di Palazzo Ducale, sede Sabap, l’incontro dedicato alla consegna di un gruppo di reperti archeologici di eccezionale pregio, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio e la Procura della Repubblica. I dodici beni, provenienti da scavi clandestini, sono stati destinati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove saranno valorizzati e resi fruibili al pubblico. I reperti sono stati recuperati dai carabinieri in una casa e in un importante palazzo di Venezia e presso un antiquario di Torino. Tra i beni restituiti figura un “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C. La raccolta comprende, inoltre, un’hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un’oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una “tanagrina”, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.

Il castello medievale di Vibo Valentia ospita il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” (foto drm-cal)
“La consegna di questi importanti reperti al museo di Vibo”, sottolinea il direttore della direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano, “è il frutto di una collaborazione virtuosa tra il Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Venezia, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, la nostra e altre istituzioni del ministero della Cultura, che desidero ringraziare per la professionalità e la dedizione dimostrate in ogni fase del procedimento. Il lavoro costante del Nucleo Tpc nel recupero dei beni culturali, unito al supporto tecnico-scientifico delle realtà preposte, permette di restituire allo Stato manufatti di straordinario valore storico e identitario, assicurando che tornino a essere patrimonio condiviso della collettività. Tale operazione, tra l’altro, rappresenta l’ulteriore conferma che la tutela diventa davvero efficace quando le istituzioni collaborano in modo continuo e integrato tra loro”. “L’arrivo di questi reperti”, afferma il direttore del “Capialbi”, Michele Mazza, “rappresenta un’ulteriore opportunità per il percorso di valorizzazione che stiamo sviluppando nell’ambito del Grande progetto Beni Culturali, dove sarà possibile prevedere una sala appositamente dedicata ai reperti confiscati e restituiti allo Stato. Si tratterà di uno spazio pensato per raccontare non solo il valore storico e artistico dei manufatti, ma anche l’impegno quotidiano delle istituzioni nella lotta al traffico illecito e nella difesa del patrimonio culturale. L’assegnazione al nostro Museo conferma il ruolo che esso riveste come presidio di tutela, ricerca e memoria”.



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