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Padova. Con l’apertura straordinaria di Palazzo Folco, sede della soprintendenza, presentazione del libro “Spineda. Il passato tra i ciottoli. Archeologia ai margini della centuriazione di Padova nord-ovest” di Matteo Frassine

padova_palazzo-folco_conferenza-spineda-il-passato-tra-i-ciottoli_locandinaSarà possibile addentrarsi in un territorio finora poco conosciuto dal punto di vista archeologico, localizzato nell’alta pianura trevigiana in località Spineda (comune di Riese Pio X). Giovedì 10 novembre 2022, alle 17, in occasione dell’apertura straordinaria di Palazzo Folco a Padova – sede della Soprintendenza – che sarà visitabile dalle 15 alle 18.30, conferenza di presentazione del libro “Spineda. Il passato tra i ciottoli. Archeologia ai margini della centuriazione di Padova nord-ovest”, a cura di Matteo Frassine. I lavori per la costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) hanno infatti messo in luce numerose tracce antropiche che raccontano di paesaggi agrari antichi, di un edificio rustico di epoca romana, dove veniva prodotta la pece, e di una popolazione forse gota, di cui rimangono ancora da scoprire le dinamiche insediative. Interverranno Massimo Dadà, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna; Matteo Frassine, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso. L’ingresso alla conferenza è gratuito su prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti. La richiesta va inviata esclusivamente on line al link: https://forms.gle/tvgCV19BsrJgvMiu8. Per la visita a Palazzo Folco non è necessaria la prenotazione.

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Copertina del libro “Spineda. Il passato tra i ciottoli. Archeologia ai margini della centuriazione di Padova nord-ovest”

Spineda. Il passato tra i ciottoli. Nell’alta pianura trevigiana, presso il torrente Musone, i lavori per la costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), progettata per collegare le autostrade A4 e A27 da Montecchio Maggiore (Vicenza) a Spresiano (Treviso), hanno messo in luce in località Spineda (Riese Pio X) diverse tracce riferibili ad una frequentazione antropica estesa nel tempo. Le indagini documentano le progressive modifiche attuate nel paesaggio agrario antico, che vede nella centuriazione di Padova nord-ovest l’intervento di maggiore impatto, e la costruzione di un edificio rustico di epoca romana, improntato ad un’economia di autosussistenza. Fra gli aspetti più caratteristici di quanto emerso vanno annoverati la produzione della pece e alcune sepolture di bovini. Dopo un periodo di parziale abbandono, una nuova fase di vita è legata all’arrivo di una popolazione alloctona, forse gota, alla quale sono ascritte una Grubenhaus e una sepoltura di bambina con pregevole corredo. Le informazioni raccolte aggiungono, dunque, un significativo tassello nella conoscenza di questa porzione di territorio, finora sostanzialmente privo di rinvenimenti archeologici.

Venezia. Scavo della villa romana di Lio Piccolo: portato alla luce un antico magazzino per il sale dagli archeologi del progetto Vivere d’acqua di Ca’ Foscari

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L’antico magazzino del sale portato alla luce tra le barene della laguna a Lio Piccolo nel progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Il progetto Vivere d’acqua dell’università Ca’ Foscari ha portato alla luce un altro segmento dell’antica storia lagunare, rivelando un ulteriore settore delle monumentali strutture in legno di un edificio collegato ad una filiera produttiva, probabilmente un antico magazzino per il sale, di epoca romana. Si tratta di una delle pertinenze rustiche della cosiddetta villa marittima di Lio Piccolo. L’edificio aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. L’argilla lagunare usata come riempimento della fossa garantiva un’estrema solidità della fondazione di un edificio in legno, circondato dalle acque, che doveva svilupparsi in elevato, ma che soprattutto poteva sopportare un carico di pesi notevolissimo. L’ipotesi di lavoro a cui Diego Calaon e Daniela Cottica – direttori del progetto archeologico- stanno lavorando è che questo edificio possa essere una delle strutture delle antiche saline romane presso la costa, usato magari proprio per conservare il sale appena prodotto nelle vicine aree di salinazione, presso l’attuale isola delle “Saline”.

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Progetto Vivere d’acqua: fondazione lignea portata alla luce nello scavo a Lio Piccolo (foto unive)

Le analisi stratigrafiche, condotte al di sotto dei livelli medi di marea grazie all’impiego di pompe in un grande cantiere appositamente pensato per poter scavare scientificamente all’asciutto al di sotto delle acque e delle barene, descrivono un edificio con una probabile forma a “c” che si sviluppava intorno ad un cortile interno, occupato da una vasca per il filtraggio delle acque, ovvero un pozzo alla veneziana. Un’ampia vasca foderata in argilla, riempita con sabbia pulitissima proveniente da dune costiere che, come i pozzi della Venezia medievale, serviva a filtrare l’acqua piovana dei tetti dell’edificio per renderla potabile. L’edificio in legno era sicuramente il luogo di lavoro degli schiavi che si muovevano intorno alla villa. Le stratigrafie rivelano piani di lavoro, buche di palo, resti di attività artigianali: probabilmente per riparare e preparare gli strumenti che servono al mantenimento di un complesso sistema ambientale, fatto di argini e strutture complesse per poter sfruttare al massimo le risorse lagunari.

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Veduta da drone dell’antico magazzino per il sale a Lio Piccolo nello scavo della villa romana del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

L’elemento di novità dello scavo del 2022, che prosegue il progetto inaugurato lo scorso anno in collaborazione con il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti e l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, risiede nel fatto che si è riusciti a documentare un lungo periodo di occupazione del sito, che va dal I secolo d.C. al VI secolo d.C. La fotografia proposta è quella di una laguna stabilmente sfruttata in antichità, soprattutto presso gli spazi acquei di comunicazione tra il porto dell’antica città di Altino e la sua costa, ovvero lungo i canali di marea che connettevano il porto con il mare. Si è, quindi, molto lontani da quell’idea che avevamo in passato di una laguna in epoca romana priva di strutture antiche pre-veneziane. Allo stesso modo le ricerche di tipo globale che sono condotte in seno al progetto (survey, analisi di materiali, studi tipologici) ci permettono di capire che i reperti che abbondantemente troviamo in laguna (ad esempio le anfore) spesso non sono legati a un generico insediamento, ma a delle vere proprie attività di sfruttamento del territorio, dove si costruivano argini con anfore per dividere valli da pesca e “fondamenti” di saline.

Dallo scavo emergono numerose le tessere musive e i frammenti di intonaco che decoravano un edificio antico presente nella stessa area, databile proprio al I secolo d.C. È da qui, infatti, che provengono i numerosi frammenti di affresco raccolti da Ernesto Canal, celebrati dalla famosa mostra nel 2019. Gli archeologi spiegano come queste strutture, prima abitative e produttive, e poi eminentemente produttive, abbiano cambiato forma nell’arco dei secoli adattandosi a diversi modelli economici di sfruttamento della laguna: il prodotto non cambiava (si continuava a fare sale) ma cambiavano le tipologie delle strutture e le modalità di occupazione in base a modelli economici che via via si sono susseguiti nel territorio dell’antica Regio Venetia et Histria. Così, ad esempio, lo scavo ci illustra come tra V e VI secolo d,C.  l’edificio di legno venga sostituito da un edificio in muratura, con muri di laterizi di epoche precedenti riutilizzati e con un diverso orientamento.

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Carotaggi a Lio Piccolo nella laguna di Venezia nell’ambito del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Non solo la villa marittima, ma un complesso sistema di insediamenti romani per lo sfruttamento delle risorse costiere: da qui si origina la “forza lavoro” che contribuirà alla creazione della futura Venezia. L’équipe del progetto Vivere d’Acqua sta concludendo l’indagine in questi giorni con una serie di carotaggi e di analisi geologico ambientali per comprendere come la micro-morfologia del territorio abbia permesso questo tipo di insediamenti e lo sfruttamento della costa in epoca romana. E, forse, anche in epoca precedente. Dallo scavo e dai carotaggi, infatti emergono alcuni interessantissimi livelli antropici forse di età pre-augustea. Cristophe Morhange (Universitè Aix-Marseille) e Giovanni Sarti (Università di Pisa) insieme con il team veneziano sono certi che il litorale di tutta l’area di Lio Piccolo darà importanti informazioni in futuro sulla conformazione di questo paesaggio antico, oggi paesaggio sommerso.

Il documentario “Panorami sommersi”. Un’intuizione geniale cerca Venezia prima di Venezia, un pioniere nelle ricerche archeologiche veneziane, un team di ricercatori attivi in laguna convinti che raccontare lo scavo “mentre si fa” sia un dovere etico e una modalità scientifica di co-interpretazione dei paesaggi antichi: questi sono alcuni degli elementi narrati nel film documentario di controcampo produzioni panorami sommersi, prodotto in collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia. “Panorami sommersi” è il titolo del film documentario di cui il progetto vivere d’Acqua è uno dei protagonisti. Il film, presentato nella sua anteprima veneziana il 26 ottobre 2022 all’Auditorium S. Margherita, è prodotto da Controcampo, e rappresenta una modalità inedita di raccontare l’archeologia del territorio veneziano, collegando i fili di narrazioni antiche con narrazioni contemporanei. Il gusto estetico e poetico del regista, Samuele Gottardello, ha incontrato la pragmaticità degli archeologi che scavano il fango, e insieme hanno provato a raccontare una storia di riappropriazione di un paesaggio scomparso, quello romano, indicato e descritto prima di tutti da Ernesto Canal. Il film narra come nasce un’intuizione archeologica, come il modello interpretativo possa venire elaborato e come la comunità se ne possa riappropriare in tutti i modi possibili che l’archeologia, la storia e l’arte consentono.

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Grande la risposta del pubblico nelle visite guidate allo scavo di Lio Piccolo con il progetto di archeologia pubblica di Vivere d’acqua (foto unive)

Il progetto di archeologia pubblica dell’università Ca’ Foscari. Il progetto Vivere d’Acqua ha scelto una via di comunicazione partecipata per condividere con quasi 2mila visitatori in un mese di scavo le ricerche in corso. Il programma di archeologia Pubblica con eventi, visite guidate, conversazioni e aperitivi archeologici ha permesso alle comunità locali, agli archeologi, e ai visitatori di riunirsi intorno allo scavo in corso e insieme narrare in modi diversi un passato comune. La lunga stagione degli appuntamenti di archeologia pubblica e partecipata collegati al progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino” hanno visto quasi 2 mila persone visitare e intrattenersi presso lo scavo della Villa marittima di Lio Piccolo. Il film “Panorami Sommersi” rappresenta uno di questi capitoli dove l’archeologia incontra la comunità. Proiettato per la sua “prima veneziana” presso l’Auditorium di Santa Margherita di Ca’, è un omaggio alla comunità cafoscarina che ha collaborato e ospitato parte delle riprese anche durante le ricerche archeologiche per individuare i resti della Villa Romana sepolta, riemersa in parte con gli scavi del 2021 e i recenti interventi, e di cui Canal ha più volte segnalato l’esistenza. Il film di Controcampo Produzioni ha felicemente incontrato il progetto dell’università Ca’ Foscari “Vivere d’Acqua”. Il progetto ha poche semplici regole: condivisione continua delle ricerche archeologiche con la comunità locale, comunicazione e co-progettazione delle azioni archeologiche e costruzione collettiva delle narrazioni del nostro passato, unendo archeologi e cittadini nel momento magico della scoperta e dell’interpretazione delle tracce sepolte. Gli incontri non hanno voluto essere didattici ma cogliere storia di uomini e di sogni alla ricerca della verità, in un’esperienza unica per vivere la Laguna meno nota e frequentata come un fertile incubatore di civiltà, di racconti, di esperienze, di ambienti naturali. Di bellezza.

 

Venezia. “Un ambiente naturale del tutto artificiale: uomo e acqua ieri e oggi”: ne parla a bordo scavo di Lio Piccolo il team di scavo di Ca’ Foscari con l’attivista Jane Da Mosto. Visita guidata, aperitivo archeologico con musica e dj set

venezia_lio-piccolo_vivere-d-acqua_uomo-e-acqua_15-ottobre_locandinaCome dobbiamo considerare la laguna: uno spazio naturale o uno spazio artificiale, modellato dall’uomo? A volte propendiamo per delle distinzioni di comodo. Le acque lagunari diventano artificiali quando dobbiamo proporre progetti, infrastrutture, cambiamenti. La natura diventa naturale quando invece siamo pronti a difenderla dall’inquinamento, dalle modificazioni o da elementi estranei. L’archeologia ci parla di uno spazio profondamente influenzato dall’ingegneria umana fin da più di 2000 anni fa: ma tale ingegno non sarebbe stato possibile senza il rispetto degli elementi naturali. Se ne parla nel nuovo appuntamento, sabato 15 ottobre 2022, alle 16, a Lio Piccolo (Venezia) con “Archeologia di comunità. Lo scavo della villa marittima di epoca romana di Lio Piccolo, anno 2022”, nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In programma visita dello scavo, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico. Si accede all’area dello scavo dall’agriturismo Le Saline in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo (Ve). Per partecipare scrivere a vivereacqua@unive.it, messaggi whatsapp a +39 351 690 0300. Il tema di sabato 15 ottobre 2022 è “Un ambiente naturale del tutto artificiale: uomo e acqua ieri e oggi”. Il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica incontrano l’attivista Jane Da Mosto, executive director di We are here Venice, insieme al sindaco di Cavallino Treporti, Roberta Nesto, l’assessore Alberto Ballarin e Sara Bini, funzionaria della soprintendenza ABAP di Venezia e laguna. Dopo lo scavo, si potrà sorseggiare un aperitivo accompagnati dalla musica e Dj Set con @sabba_techno.

Venezia. Lo scavo archeologico della villa marittima di Lio Piccolo apre le porte al pubblico con gli Aperitivi Archeologici. Incontri con gli archeologi e visite guidate

venezia_lio-piccolo_scavo-villa-marittima_locandinaDal 1° ottobre 2022 lo scavo archeologico di Lio Piccolo apre ufficialmente le porte al pubblico: proiezioni cinematografiche, visite guidate e conversazioni archeologiche animeranno Lio Piccolo, Ca’ Savio e l’area di cantiere dello scavo. Tutte le attività saranno accessibili tramite prenotazione (vivereacqua@unive.it e whatsapp 3516900300). L’indagine archeologica come lo scorso anno è diretta dal prof. Diego Calaon e dalla prof.ssa Daniela Cottica dell’università di Ca’ Foscari Venezia e vede la collaborazione e il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti, sotto l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ministero della Cultura. Le attività di archeologia pubblica sono organizzate in collaborazione con la Direzione Regionale Musei, Veneto. “L’apertura al pubblico e la condivisione dei risultati è per noi archeologi un’azione fondamentale per un progetto partecipato e condiviso”, spiegano Diego Calaon e Daniela Cottica. “Condividere il percorso stratigrafico e, soprattutto, interpretativo ci ha permesso lo scorso anno di recuperare preziosissime informazioni dalla comunità: in un’indagine affascinante, talvolta complessa, che mira a comprendere il legame tra uomo e ambiente nell’antichità, per capire le modalità di sfruttamento degli spazi costieri antichi, abbiamo bisogno di condividere le informazioni con chi, “vive d’acqua”, proprio come il nome del nostro progetto”. L’apertura delle aree archeologiche mentre il lavoro è in corso, permette al pubblico di esser parte integrante di questo processo: non solo visitatori dunque, ma protagonisti del processo cognitivo e interpretativo. Che aspetto aveva la costa di fronte ad Altino presso Lio Piccolo in epoca romana? È questa la domanda e la sfida posta dallo scavo. L’amministrazione di Cavallino-Treporti ha inoltre promosso un percorso didattico finalizzato alla conoscenza del luogo per le scuole del territorio che hanno colto l’opportunità e che in questi giorni porteranno i ragazzi delle classi primarie e secondarie a visitare le aree archeologiche.

venezia_lio-piccolo_aperitivi-archeologici_1-ottobre_locandinaSabato 1° ottobre 2022, alle 16, Aperitivo Archeologico con Diego Calaon, Daniela Cottica e il team di scavo. Ospite Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino. Segue la visita guidata agli scavi. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it, la prenotazione dal diritto pass per il passaggio nella ZTL di Lio Piccolo. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). Info: vivereacqua@unive.it, WhatsApp: +39 351 690 0300.

Agli Alberoni (Lido di Venezia) emerse strutture in elementi lignei e lapidei, e recipienti in vimini, uno ancora con coperchio. I risultati presentati in un incontro con i protagonisti

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Le strutture in elementi lignei e lapidei emerse nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

alberoni_sabap_conferenza_il-passato-che-riaffiora_locandinaAl Lido di Venezia, in località Alberoni sono emerse alcune strutture in elementi lignei e lapidei, oltre a dei recipienti in vimini, uno dei quali ancora con coperchio. Per chi è curioso di sapere qualche notizia più approfondita sui rinvenimenti agli Alberoni, la funzionaria archeologa Cecilia Rossi, assieme ai colleghi archeologi che hanno partecipato allo scavo, giovedì 1° settembre 2022, nella chiesa di Santa Maria della Salute, alle 17, hanno illustrato le prime interpretazioni del sito e i progetti di studio e valorizzazione futuri nella conferenza dal titolo “Alberoni: il passato che riaffiora. Gli scavi archeologici in corso in Strada della Marina”. Con gli archeologi incaricati dello scavo presenti anche alcuni ricercatori coinvolti nelle indagini aggiuntive. Ingresso gratuito senza obbligo di prenotazione.

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I recipienti in vimini, uno ancora col coperchio, scoperti nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

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Le strutture in elementi lignei e lapidei emerse nello scavo di emergenza agli Alberoni (Lido di Venezia) (foto sabap-ve-lag)

Durante i lavori per la realizzazione di due palazzine al Lido di Venezia, in località Alberoni, la funzionaria archeologa Cecilia Rossi aveva prescritto la sorveglianza archeologica, seguita dallo studio Zandinella. E la richiesta non era fuori luogo. “Sono infatti emerse – spiega – alcune strutture in elementi lignei e lapidei, oltre a dei recipienti in vimini, uno dei quali ancora con coperchio. Non è ancora chiaro a cosa potessero fare riferimento, ma non si esclude la loro interpretazione come strutture spondali, con camminamenti rialzati, rapportabili a un bacino interno (lacus) raffigurato, proprio in località Alberoni, nella mappa di Nicolò Dal Cortivo risalente al XVI secolo. Forse un luogo adibito alla piscicoltura?”. Qualche risposta più precisa nell’incontro promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Venezia e laguna il 1° settembre agli Alberoni.

Archeologia subacquea in laguna di Venezia. Il team di Ca’ Foscari ha scoperto a Lio Piccolo, nel sito della villa romana, una vasca per l’acquacoltura dei molluschi con le ostriche di duemila anni fa eccezionalmente conservate

Gusci di ostriche di duemila anni fa a un metro e mezzo di profondità nella laguna di Venezia, in una vasca che probabilmente serviva per conservare i prelibati molluschi prima di essere degustati. Siamo nel sito lagunare di Lio Piccolo, nel comune di Cavallino Treporti, scoperto quasi venti anni fa dall’archeologo amatore Ernesto Canal. E l’ipotesi preliminare su cui sta lavorando il team interdisciplinare impegnato nei giorni scorsi nella seconda campagna di scavo archeologico subacqueo è che la struttura detta “Villa romana di Lio Piccolo” era dotata di piscine per l’acquacoltura, in particolare di ostriche. Le indagini sono state dirette da Carlo Beltrame, professore associato di archeologia marittima del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Il progetto di indagine, pluriennale, ha coinvolto anche studenti e studentesse con idoneo brevetto di subacqueo, che hanno avuto l’occasione di formarsi in condizioni di sicurezza. Inoltre, hanno partecipato l’impresa Idra di Venezia; Paolo Mozzi, geomorfologo e geoarcheologo del Dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova; e Elisabetta Boaretto, specialista in analisi al radiocarbonio del Weizmann Institute di Rehovot (Israele).

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Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

“Nel mondo romano”, spiega Carlo Beltrame, “le ostriche erano molto apprezzate e allevate, anche se forse già adulte, in Gallia e nella penisola italiane. Come ricorda Cicerone, famose erano quelle allevate nel Lago Lucrino da Sergio Orata. Gli autori antichi ci parlano anche delle ostriche dell’Istria ma non menzionano Altino, dove però ostriche sono emerse da vari scavi della città romana. Non stupisce quindi trovarle a Lio Piccolo, ossia in una località che in età romana doveva essere in prossimità del litorale, in condizioni ideali per la loro crescita”.

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Ricerche subacquee dei ricercatori dell’università Ca’ Foscari nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

La prima campagna si era svolta esattamente un anno fa e aveva permesso di mettere in luce alcune strutture murarie e palificate segnalate da Canal a poche decine di metri dall’argine di Lio Piccolo lungo Canale Rigà. Questa nuova breve campagna ha permesso di chiarire l’interpretazione e la datazione di quanto visto nel 2021. Il fondale conserva una vasca in mattoni sesquipedali di forma rettangolare databile, anche sulla base di analisi al radiocarbonio, al 1° e 2° secolo d.C. In età romana, la struttura era sommersa e serviva per la conservazione, forse poco prima della consumazione, di ostriche. Questi molluschi si sono infatti eccezionalmente conservati sul fondo della vasca. Le ostriche verranno ora studiate da Davide Tagliapietra di Cnr-Ismar. La presenza di un gargame in legno, che doveva suddividere lo spazio per mezzo di una saracinesca, fa pensare peraltro che questa non fosse l’unica specie ospitata nella vasca.

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Spalletta della vasca in mattoni usata duemila anni fa per l’acquacoltura delle ostriche a Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Ostriche e affreschi per una villa di pregio. Gli studiosi hanno rinvenuto delle strutture fondazionali ad una profondità minore rispetto al livello del medio mare. Si tratta di fitte palificate infisse su un fondale argilloso compatto che sostenevano dei camminamenti in mattoni rivestiti di cocciopesto. Numerosi resti di affreschi di pregio, in corso di analisi ad opera di Alessandra De Lorenzi, chimico-fisica dell’ateneo veneziano, e di mosaici bianchi e neri completano il quadro. Secondo l’ipotesi preliminare del team di studiosi, ci troviamo di fronte a una villa marittima di un certo livello dotata di piscine per l’allevamento ittico. L’applicazione, in via sperimentale, della tecnica fotogrammetrica subacquea, condotta da Elisa Costa, assegnista di ricerca del Dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo veneziano, sta dando ottimi risultati anche in queste acque a bassissima visibilità permettendo di documentare al meglio le strutture sommerse individuate.

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Pali di fondazione e resti di pavimento in mattoni nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Il progetto riguarda la portualità di Altino. Questo sito si inserisce nel progetto di archeologia dei paesaggi lagunari condotto da Carlo Beltrame in collaborazione con Paolo Mozzi e incentrato sulla ricostruzione della dimensione portuale di Altino. Negli ultimi due anni sono già stati oggetto di indagine il cosiddetto torrione romano, dimostratosi in realtà una cisterna di tipologia estremamente simile a quelle “alla veneziana” come quella, già nota, di Ca’ Ballarin (molto vicina alla villa di Lio Piccolo). È stato inoltre indagato un piccolo molo in opera pozzolanica, sempre di età imperiale romana, forse di servizio alla cisterna di Ca’ Ballarin, anch’esso a poche centinaia di metri dalla villa romana. Parte integrante del progetto sono anche le ricerche “terrestri” sull’area del porto urbano di Altino in località Vallerossa dove è stata indagata la grande darsena ad elle, di un ettaro di superfice, collegata al Sioncello, già nota da precedenti ricerche del Dipartimento di Geoscienze dell’ateneo patavino. “Le quote di giacitura di queste strutture sommerse – conclude Beltrame – sono preziosissimi markers per studiare il fenomeno dell’innalzamento relativo del livello del mare nelle sue due componenti eustatiche (innalzamento o abbassamento a scala globale del livello medio dei mari, non dipendente cioè da fenomeni locali) e di subsidenza regionale che, sommate, hanno portato gli edifici romani ad una sommersione di oltre due metri rispetto al livello del medio mare attuale”.

Scoperte ad Altino. Dagli scavi dell’area residenziale emerge un’imponente cloaca, parte di un sistema fognario pubblico. E, sul fondo, lucerne vasellame oggetti per la cura del corpo. Questi ritrovamenti saranno svelati in anteprima nell’iniziativa “Scavi aperti”

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L’imponente cloaca scoperta nel quartiere residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Una cloaca. Imponente. Ad Altino. All’inizio non ha sorpreso più di tanto, nonostante l’imponenza, perché qualcosa del genere era già emerso diversi decenni fa, nella zona a nord oltre l’anfiteatro, e probabilmente parte dello stesso sistema fognario. Ma gli scavi, iniziati a marzo 2022 nel quartiere augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve), hanno svelato un “tesoro” che i fortunati partecipanti all’iniziativa “Scavi aperti” di mercoledì 20 luglio 2022, potranno vedere in anteprima. Dal “nuovo” lotto di scavi ad Altino iniziati in marzo, condotti sul campo dalla società cooperativa Petra di Padova e diretti dal Museo in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, sono emerse delle scoperte inaspettate: in particolare le basi molto ben conservate di una struttura imponente, una cloaca, probabilmente costruita nello stesso periodo in cui la città si ampliò, interrando il canale con l’accesso acqueo. Un’infrastruttura a volta (di cui sono rimaste alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate. La struttura si trova 3 metri sotto terra rispetto al piano campagna (il livello del terreno in cui si cammina oggi).

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

“Il manufatto”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto), “ha una dimensione imponente quindi si tratta sicuramente di un sistema fognario pubblico predisposto secondo un preciso disegno urbanistico, non di  un piccolo fognolo di scarico dalle abitazioni private. Il livello di conservazione è molto buono e ci dice molto della pianificazione urbanistica dell’epoca”.

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Una delle lucerne ritrovate con altro vasellame sul fondo della grande cloaca scoperta nel quartiere residenziale di Altino (foto drm-veneto)

Oltre alla struttura ha un valore importante anche ciò che in essa è contenuto: vasellame da mensa, fine o grezzo, vasellame da cucina, lucerne, oggetti in osso per la cura del corpo, frammenti in vetro, piccoli strumenti in bronzo, pezzi di attrezzi da artigiani (come ad esempio un manico di mannaia) finiti nella fognatura attraverso gli ampi tombini dell’epoca. “Gli scavi di Altino riservano sorprese, scientificamente e qualche volta anche dal punto di vista dei monumenti e dei reperti che restituiscono”, interviene Bressan. “Per il futuro quindi ci auguriamo di continuare a scavare, qui, nelle altre aree demaniali, e non soltanto perché Altino è ancora tutta da scoprire e perché la ricerca, che in archeologia significa soprattutto scavo, è il fondamento e la base per la valorizzazione del patrimonio archeologico”.

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Visite guidate nel cantiere aperto dell’area residenziale di Altino con l’iniziativa “Scavi Aperti” (foto drm-veneto)

Tutte queste scoperte, che in futuro non rimarranno a vista, saranno osservabili in un’occasione speciale: l’incontro di “Scavi Aperti”, l’iniziativa di archeologia pubblica promossa dal Museo di Altino che a luglio raddoppia: appuntamento mercoledì 20 luglio 2022, alle 16, su prenotazione (0422 789443). Nel pomeriggio, durante l’incontro con il pubblico, oltre alla visita della ditta Petra, società cooperativa di Padova delle indagini archeologiche nell’area residenziale augustea, verrà infatti proposta anche una visita agli scavi di Campo Rialto dell’università Ca’ Foscari di Venezia, progetto “Alla ricerca di Altinum”. Sono raccomandati abbigliamento e scarpe comode, una bottiglietta d’acqua e antizanzare.

Altino (Ve). Scavo nel quartiere residenziale augusteo: a Nord, trovate tracce di strutture piro-tecnologiche; a Sud, spazi abitati di età romana lungo il Siloncello. E mercoledì tona “Scavi aperti” con la visita guidata

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Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

Nuove scoperte accompagnano le indagini stratigrafiche nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve). E a distanza di un mese torna “Scavi Aperti”, iniziativa di archeologia pubblica per scoprire tutte le ultime scoperte dagli scavi in corso. Appuntamento nel pomeriggio di mercoledì 25 maggio 2022, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino: è in programma una visita accompagnata allo scavo con la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Fa caldo, quindi meglio indossare scarpe comode e portarsi una bottiglietta d’acqua. Questa volta è meglio la prenotazione, per capire se serve organizzare la visita in turni o andare tutti insieme: 0422789443.

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Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

Ma quali sono le novità questo mese? Nel settore a Nord della strada, lo scavo sotto i livelli pavimentali della fase di II sec. d.C. ha individuato tracce di strutture piro-tecnologiche: attualmente sono al vaglio due ipotesi di lavoro ovvero se fossero precedenti e indipendenti rispetto all’impianto residenziale o invece a esso correlate per ragioni di cantiere. Cosa significa “piro-tecnologico”? significa che si tratta di una struttura che impiega il fuoco per funzionare. Nel settore a Sud della strada, sta prendendo corpo l’articolazione degli spazi abitati di età romana lungo il lato occidentale del canale Siloncello. Non ci sono resti di pavimenti strutturati e i muri perimetrali degli ambienti sono tutti spogliati, tuttavia cominciano a chiarirsi le geometrie e la successione delle fasi abitative. Qualche materiale ci offre orizzonti cronologici indicativi: sicuramente in quest’area c’erano attività di età imperiale (almeno I sec. d.C.), tardo repubblicana (II – I sec. a.C.), forse anche di età precedente, quando i Veneti abitavano Altino prima dell’arrivo dei Romani. Latitano invece i materiali più tardi, come mai? le spoliazioni li hanno fatti scomparire del tutto? oppure si tratta di un’area non interessata da insediamento di epoca tardoantica?

Altino (Ve). Visita accompagnata allo scavo attualmente in corso nell’area archeologica del quartiere residenziale augusteo con la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della Sabap

Iniziati a marzo 2022 gli scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Dopo le comunicazioni, la visione diretta degli scavi in corso. Succede ad Altino (Ve) nell’area archeologica dove da qualche settimana sono iniziate nuove ricerche archeologiche. L’annuncio della direzione del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino è allettante: “Volete scoprire tutte le novità dagli scavi in corso nell’area del quartiere residenziale augusteo di Altino? Vi aspettiamo a “Scavi Aperti”!”. Appuntamento nel pomeriggio di mercoledì 27 aprile 2022 al museo Archeologico nazionale. Alle 15.30, è prevista una visita accompagnata allo scavo attualmente in corso presso l’area archeologica del quartiere residenziale augusteo di Altino. Guideranno la visita la direttrice Marianna Bressan e Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Non è necessario prenotare.

Altino (Ve). Sotto i mosaici emergono lacerti di pavimenti in cementizio, tipo “terrazzo alla veneziana”: gli scavi in corso riportano alla luce lo strato più antico della città romana. E mercoledì al via “Scavi aperti”

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Scavi in corso nel quartiere augusteo di Altino (Ve): sotto i mosaici lacerti di pavimento in cementizio, la fase più antica della città romana (foto drm-veneto)

A guardarli da lontano sembrerebbero proprio dei “terrazzi alla veneziana”. Siamo nell’area archeologica di Altino (Ve) dove da marzo sono iniziate le ricerche archeologiche per saperne di più sulla storia della “Venezia prima di Venezia”. Gli ampi lacerti di pavimenti in cementizio fanno capolino sotto i mosaici attualmente esposti e ben conservati (come quelli della Casa della Pantera) e raccontano una storia ancora più antica, di un quartiere residenziale antecedente a quello esposto e che nessuno ha più visto dagli anni ’60. “Prima messa in luce, poi di nuovo interrata”, racconta Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, “la pavimentazione è riemersa durante i lavori di scavo cominciati un mese fa ad Altino, in particolare nell’area archeologica del quartiere residenziale augusteo”. Gli scavi, che rappresentano una delle azioni del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, sono stati affidati alla ditta PETRA di Padova con la direzione lavori di Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna.

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Veduta aerea dell’area archeologica di Altino tagliata in due dalla strada provinciale (foto drm – veneto)

Le pavimentazioni, però, non sono l’unica “novità”. “Nella zona dei nuovi cantieri (aperti, questi sì, ex novo), che si sviluppano nell’area archeologica in direzione del Museo, sono riaffiorate alcune strutture murarie, una delle quali potrebbe essere la prosecuzione della banchina già scoperta in passato lungo il canale Sioncello, attivo in quest’area fino al I secolo a. C. e interrato alla fine dello stesso secolo per ampliare i quartieri abitativi della città. È presto per tirare delle conclusioni definitive”, continua Bressan. “Gli esperti sono al lavoro, ma dopo un mese di scavi abbiamo già diverse ipotesi sulle quali lavorare. Aspettiamo intanto tutta la cittadinanza alla scoperta degli scavi che permetterà loro di vedere cosa nasconde il sottosuolo di Altino”. Mercoledì 27 aprile 2022 sarà infatti possibile per tutti gli interessati vedere gli scavi dal vivo, nel corso dell’iniziativa “Scavi aperti”. L’appuntamento per tutti è alle 15.30 al Museo; da lì partirà la visita allo scavo in corso e a condurla saranno proprio la direttrice del Museo, Marianna Bressan, e il direttore dei lavori, Massimo Dadà della Soprintendenza.