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Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020

L’antico molo con i buchi dei pali delle bricole dell’antica Equilo scoperti a Jesolo nella campagna di scavo 2020 dell’università Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi (foto unive)

Il litorale di Jesolo ai limiti della laguna nord di Venezia

Un molo, bricole e una piroga: sono i nuovi ritrovamenti dello scavo di Equilo-Jesolo a ridosso del Canale di San Mauro, che confermano la vocazione tipica di questo territorio lagunare. Una campagna di scavo ricca di soddisfazioni quella che Ca’ Foscari, sotto la direzione del prof. Sauro Gelichi, sta proseguendo nella località “Le Mure” di Jesolo, grazie anche all’amministrazione comunale che ha investito permettendo ai ricercatori di gettare nuova luce sulla storia della città. I risultati della campagna 2020 aggiungono un nuovo tassello alla ricca e complessa storia di questo territorio nel corso del Medioevo, che l’équipe di archeologia medievale del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari aveva cominciato a svelare nel 2011 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/01/17/le-origini-di-jesolo-lequilo-altomedievale-riemergono-dagli-scavi-delluniversita-di-venezia-in-localita-le-mure/). Proprio sulle ricerche archeologiche di Jesolo / Equilo tra tarda antichità e Medioevo un ampio servizio curato da Sauro Gelichi, Alessandra Cianciosi e Silvia Cadamuro, sulla rivista “Archeologia Viva” di luglio-agosto 2020 (n° 202) fa il punto sui risultati raggiunti.

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)

Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

“Il progetto archeologico su Jesolo”, spiega il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo e del Centro Interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo, “che il nostro ateneo sta portando avanti in accordo e cooperazione con l’amministrazione comunale e con la soprintendenza, si sta configurando come uno dei più organici e promettenti avviati in regione negli ultimi anni. I risultati scientifici conseguiti hanno rivelato un sito del più alto interesse storico ed archeologico: il passato di Equilo sta facendo emergere una storia ricca di implicazioni politiche, sociali, culturali, funzionale a comprendere meglio le vicende di tutta l’area lagunare veneziana e delle zone contermini. Una storia che si intreccia con quella dell’antica Altino e, poi, della vicina Cittanova e della più lontana, ma sempre presente, storia di Venezia. La ricerca archeologica ha messo in luce straordinarie ed inedite narrazioni ma anche realtà materiali di notevole consistenza e valore, come ad esempio i dimenticati resti del cosiddetto monastero di San Mauro. Così si rende sempre più necessario avviare un processo di restauro e valorizzazione (a cui l’Università sta lavorando in accordo con l’amministrazione e la soprintendenza), che recuperi al meglio tutte queste testimonianze (le nuove ma anche le vecchie messe in luce negli scavi della cattedrale), per recuperarle e riproporle, opportunamente tradotte, in un percorso di conoscenza e di riappropriazione collettiva. Un percorso che dovrebbe avere diversi punti ‘forti’ (accanto ai ruderi della cattedrale, i resti del monastero di San Mauro e la Torre di Caligo) e che, assieme ad uno spazio idoneo dove esporre i reperti mobili e opportune ricostruzioni e ambientazioni digitali, sia in grado di affascinare ed istruire i cittadini ma anche le migliaia di turisti che affollano, d’estate, le spiagge di questa bellissima cittadina”.

I ruderi del campanile di S, Maria Assunta di Equilo

L’abitato dell’antica Jesolo sorgeva su un’isola, l’insula Equilus, oggi terraferma per effetto delle piene del Piave e delle bonifiche. Basta percorrere i pochi chilometri che separano i famosi lidi dal centro storico – affacciato questo sulla Piave Vecchia e sulla Paluda (l’estremità nord-orientale della laguna di Venezia) – e osare oltre dove finisce la città verso la campagna, per imbattersi nei ruderi ancora notevoli di un monumento un tempo grandioso: la chiesa cattedrale di Equilo, costruita molto probabilmente nel XII secolo. Quei ruderi martoriati sono lì a ricordarci un passato che la stessa comunità di Jesolo stenta a riconoscere, reciso com’è dal Medioevo in avanti. La Jesolo attuale è appunto l’erede dell’antica Equilo, insediamento ricordato in uno sparuto gruppo di documenti scritti medievali e abbandonato a partire dal XIII secolo. In casi come questo solo l’archeologia può tentare di riannodare i fili con la storia, dandole un senso e una profondità.

Scavi in corso nel grande edificio usato come “albergo” nella mansio attiva sull’isola di Equilo fra IV e V secolo. Ognuno degli ambienti che vediamo affiancati in serie serviva per dormire e farsi da mangiare (foto unive)

Per prima cosa è stata progettata una campagna di ricognizioni e analisi geo-archeologiche, con il fine di ricostruire, nei limiti del possibile, l’antica situazione ambientale di quest’area oggi perilagunare in rapporto con le possibili zone abitate. Da ciò è emerso il quadro di un insediamento che doveva svilupparsi su un arcipelago di barene o isolotti separati da canali alla foce dell’estuario della Piave Vecchia. Si trattava, dunque, di una posizione particolarmente favorevole, che spiega anche il motivo della colonizzazione di queste aree all’interno di una laguna separata dal mare da relitti di antichi cordoni costieri. Aree che gli scavi hanno dimostrato essere frequentate almeno dall’epoca medio imperiale (II-III sec. d.C.), quando vi si raccoglieva la conchiglia murex per produrre la porpora, attività probabilmente collegata con l’industria laniera della vicina città romana di Altinum (Altino). Così si spiega anche la fondazione, intorno al IV secolo, di una grande mansio nell’ambito di una rete di collegamenti interna alla laguna. Sono stati gli scavi più recenti a mettere in evidenza questa importantissima lontana fase insediativa e a far emergere strutture collegate con la ricezione e lo stazionamento di persone, animali e merci. Peraltro si tratta di una tra le stazioni di posta meglio conservate e documentate archeologicamente nel nostro Paese. Tuttavia la vita di questa mansio dovette essere piuttosto breve. Gli anni turbolenti del V secolo, coincidenti con lo stesso dissolvimento dell’Impero romano d’Occidente, sono lo spazio storico all’interno del quale possiamo datare l’incendio e l’abbandono delle strutture di questa mansio, che non furono più rioccupate, se non in maniera episodica.

Foto aerea delle due zone di scavo a Jesolo/Equilo: le Mure e San Mauro (foto unive)

Dopo il rinvenimento della mansio tardo antica, nel 2018 gli archeologi si erano concentrati nell’area di San Mauro, a nord della località “Le Mure”, scavata per la prima volta nel 1954 da G. Longo, assistente della soprintendenza Archeologica di Padova che vi aveva identificato i resti del monastero di San Mauro, citato nelle fonti medievali. I primi lavori di scavo avevano portato al ritrovamento di una piccola chiesa triabsidata, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie più recenti, forse collegate al monastero. Ma in seguito le rovine erano state lasciate in stato di abbandono.

Foto zenitale da drone del complesso religioso di San Mauro sull’isola di Equilo attivo a partire dal IX secolo e per tutto il Medioevo nell’ambito di un’intensa attività di bonifica del territorio a fini agricoli (foto unive)

La campagna di scavo 2018, ha ridato nuova vita a questo sito proseguendo l’indagine dell’intera area di San Mauro per comprendere lo sviluppo dell’abitato di Equilo a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, almeno quelle che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie e valutandone lo stato di conservazione. L’indagine del 2018, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall’altra, numerosi dati del tutto inediti. È stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio e datare la formazione di questa porzione dell’insula Equilo al VII secolo d.C. Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, appartenenti al cimitero annesso alla chiesa, per ora indagato solo parzialmente. Eccezionale è stata la messa in luce delle fondazioni del campanile di cui si era persa memoria, costituite da un esteso basamento in legno e da perimetrali spessi ben 160 cm, costruiti con grandi pietre squadrate.

Particolare di una sepoltura del cimitero di Equilo (VI-VII sec. d.C.). Come unico oggetto di corredo funebre vediamo un pettine in osso a doppia fila di denti, un tipo di manufatto che ricorre spesso nelle tombe altomedievali (foto unive)

La lunga stagione dell’Alto Medioevo. Durante il VI secolo tutta quanta l’area dovette passare nelle disponibilità della Chiesa. A questo periodo viene datato l’edificio religioso con mosaici, a cui abbiamo fatto riferimento prima , che rappresenterebbe il primo segno tangibile della presenza di un vescovo a Equilo, altrimenti documentata dalle fonti scritte solo a partire dal IX secolo. Altro segno di un controllo ecclesiastico dell’area sempre nel VI secolo è poi costituito da un cimitero, composto da inumazioni di nuclei familiari. Siamo giunti così all’Alto Medioevo. Finora gli scavi hanno restituito poche testimonianze di questo periodo, se non le fasi più antiche di una chiesa (IX secolo) che stanno venendo alla luce nell’area del già citato “monastero di San Mauro”. Tuttavia di una comunità equilense abbiamo notizie dirette da fonti scritte che si riferiscono a questo luogo, come quelle che compaiono nel testamento (829) redatto dal duca veneziano Giustiniano Particiaco, oltre che da elementi scultorei, come l’eccezionale frammento di sarcofago di un certo Antoninus tribunus (rappresentante della classe dirigente) e di sua moglie, databile sempre nel IX secolo.

Dallo scavo archeologico di Jesolo / Equilo a un percorso di visita permanente: amministrazione comunale e università Ca’ Foscari studiano il piano di fattibilità (foto unive)

La memoria del passato per gli abitanti e gli ospiti. Una storia così rilevante ha necessità di essere ricostruita, ma anche raccontata. E per farlo devono esistere luoghi e modi adatti. L’amministrazione comunale di Jesolo, di concerto con l’università Ca’ Foscari, sta dunque studiando un piano di fattibilità, non solo per recuperare e restaurare sul posto i resti della cattedrale e del “monastero di San Mauro”, ma anche per creare un percorso di visita che possa degnamente illustrare queste vicende. L’obbiettivo è restituire una fetta di quel passato non solo alla comunità, ma anche a coloro che durante il periodo estivo scelgono Jesolo come luogo di vacanza: un modo per valorizzare con contenuti diversi quella vocazione all’ospitalità che, già dall’età Tardoantica, il luogo dimostrava di possedere.

“Syria. The making the future”: i workshop estivi di progettazione architettonica dello Iuav di Venezia dedicati alla ricostruzione della Siria. Il rettore: “Non solo temi archeologici, abitativi e architettonici, ma anche la ricostruzione di un’identità culturale forte”

Effetti della guerra in Siria: la distruzione della moschea umayyade di Aleppo

Ricostruire la Siria. Non solo Palmira. Ecco Wave 2017 “Syria. The making the future”, workshop estivi di progettazione architettonica dell’università Iuav di Venezia, dedicata alla ricostruzione della Siria. Hanno lavorato in 1341 per tre settimane a immaginare e progettare il futuro della Siria. Sono stati guidati da 26 architetti provenienti da tutto il mondo, di generazioni e formazioni molto diverse tra loro, ognuno dei quali è stato chiamato a studiare e analizzare un’area geografica specifica del territorio siriano. Si sono confrontati con esperti nei campi della conservazione del patrimonio, dell’architettura e del progetto urbano, dell’emergenza umanitaria e della cultura mediorientale, molti dei quali provenienti dalla Siria e attivi in rinomati studi internazionali. Al termine delle tre settimane di progettazione sono stati presentati i risultati dell’intenso lavoro degli studenti Iuav e dei 150 studenti stranieri ospiti dei workshop W.A.Ve. “I temi che la Siria ci pone oggi non sono solo archeologici, abitativi, architettonici, ma riguardano la ricostruzione di un’identità culturale molto forte”, afferma Alberto Ferlenga, rettore dello Iuav. “Questa edizione di W.A.Ve. rinnova un’attitudine storica della nostra Scuola, quella del prendersi cura, ed è anche un segno di come l’architettura si stia trasformando, sviluppando una nuova e sempre più intensa attenzione ai temi del mondo. Quello di oggi non è un punto di arrivo, ma è una tappa di un percorso iniziato in Iuav due anni fa con l’Omaggio di Venezia a Palmyra ed è il preludio a un intervento operativo, di ricostruzione, che sarà possibile al termine del conflitto”. Che la ricostruzione non sia solo un tema architettonico, ma anche e soprattutto identitario e sociale è stato anche il pensiero di Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, che ricorda i 12 siti Unesco presenti in Siria: “La parola ricostruzione è una sconfitta per tutti. Vorremmo più coerenza tra l’outstanding value dei siti UNESCO e le loro politiche di difesa e controllo. I workshop di Iuav non offriranno una soluzione, ma un metodo e una nuova consapevolezza. Auguro che W.A.Ve., questo bellissimo acronimo, porti un’onda di creatività, di progettualità, di futuro”.

La distruzione del tempio di Baal a Palmira da parte dei miliziani dell’Isis

Il mondo della cultura italiana accende dunque un faro sulla ricostruzione in Siria. Lo Iuav di Venezia si presenta come hub di discussione e confronto, avviando, attraverso il programma estivo di architettura W.A.Ve., un processo culturale a supporto della rinascita di questo territorio, una volta terminato il conflitto. Questi sono gli obiettivi di W.A.Ve. 2017, “Syria / The making of the future”, il workshop promosso dall’ateneo veneziano in collaborazione con UN ESCWA, UNESCO e Aga Khan Award for Architecture e sponsorizzato da I-Barbon, che mira a richiamare l’attenzione del mondo globale dell’architettura su un argomento fondamentale ma ancora poco affrontato. “L’intento dell’iniziativa”, spiega Ferlenga, “è di creare un network importante di architetti, esperti locali e globali pronti ad avviare una riflessione sugli strumenti e sui metodi necessari a stabilire una pratica progettuale della ricostruzione di un luogo devastato dalla guerra. Un’opportunità – prosegue il rettore – per riaffermare l’appartenenza della Siria al patrimonio culturale dell’umanità e la responsabilità cosmopolita della sua ricostruzione”.

La presentazione dei progetti realizzati dagli studenti dello Iuav a Wave 2017 “Syria. The making the future”

Veronique Dauge, Head Culture Unit Unesco, sottolinea l’importanza delle iniziative Iuav in favore della Siria, in particolare la Carta della ricostruzione messa a punto dall’Ateneo: “La ricostruzione della Siria implica non solo un intervento nelle città, nei contesti rurali, nei siti archeologici, ma in primo luogo la trasformazione della società”. E Achille Amerio, ultimo ambasciatore italiano in Siria: “Il nostro Paese ha investito in ospedali, agricoltura, energia elettrica, cultura e missioni archeologiche con l’intenzione di creare un indotto che andasse a beneficio delle popolazioni locali. Tutti questi progetti sono stati interrotti. A questo punto bisogna pensare non solo alla ricostruzione, ma anche alla riconciliazione, alla creazione di un nuovo baricentro dell’identità nazionale”. “Pace” è stata la parola chiave dell’intervento di Benno Albrecht, responsabile scientifico del workshop: “Pace come spazio di resistenza umanistica, in cui costruire una nuova cultura architettonica. Iuav si propone come luogo di discussione e di lavoro sulle possibilità che l’architettura ha di lavorare per preservare e ricostruire la pace. Per dirla con le parole di Elio Vittorini all’indomani della seconda guerra mondiale, un luogo dove formare non una cultura che consoli dalle sofferenze, ma una cultura che protegga dalle sofferenze”.

“Omaggio di Venezia a Palmyra تدمر Canto per immagini, parole, suoni”: lo spettacolo dello Iuav

Forte della sua esperienza progettuale, lo Iuav ha messo a punto una Carta di Venezia della ricostruzione in cui sono individuate le azioni necessarie alla rinascita sostenibile dei luoghi distrutti dalla guerra. Negli ultimi anni, in particolare, lo Iuav di Venezia ha promosso numerose iniziative a favore delle città della Siria: lo spettacolo teatrale “Omaggio di Venezia a Palmyra” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/07/03/omaggio-di-venezia-a-palmira-lo-iuav-propone-un-canto-per-immagini-parole-suoni-dedicata-alla-sposa-del-deserto-violentata-dallisis-e-al-suo-custode-dir/) ha portato alla riscoperta delle radici comuni delle due realtà; le conferenze “Urbicide Syria” a Venezia e “Urbicide Iraq Palestine Syria Yemen” a Beirut, hanno coinvolto i maggiori esperti nel campo della ricostruzione; la mostra “Sketch for Syria” è nata da una call internazionale di disegni che ha collezionato più di 150 proposte di architetti da tutto il mondo sulla ricostruzione del paese. Tra le iniziative che confermano l’impegno di Iuav nella ricostruzione rientrano a pieno titolo i workshop W.A.Ve.: occasioni internazionali di confronto e progettazione per giovani studenti.

Uno scatto della mostra “Territori della ricostruzione”, a corollario di Wave 2017

Scopo finale del workshop W.A.Ve. 2017 è la costituzione del SyriaHub Iuav, un think tank che intende fornire una piattaforma apartitica, aperta e collaborativa per la ricerca, la progettazione, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di capacità relative alla futura ricostruzione della Siria. Con lo Iuav di Venezia in campo anche la Bocconi di Milano (Economia), la Sapienza di Roma (Archeologia) e l’Università di Bologna (Giurisprudenza). “Attraverso lo studio multidisciplinare delle attuali condizioni del territorio siriano e lo sviluppo di soluzioni per l’architettura, l’urbanistica e la gestione dell’ambiente costruito”, conclude Ferlenga, “giovani professionisti internazionali e siriani condivideranno una strategia di restauro urbano sostenibile per la ricostruzione. Il rinnovo della tradizione italiana del restauro urbano può contribuire a preservare il patrimonio culturale e a promuovere la riconciliazione sociale futura nelle città e nei paesi devastati dalla guerra”.

Giornate Europee del Patrimonio 2016. Memorie del sottosuolo a Este. Dialogo tra Galileo e Shakespeare a Padova. Imago populi a Montegrotto. L’area archeologica di Feltre. Giochiamo come si faceva al tempo dei romani ad Altino

giornate-europee-patrimonioPer le Giornate Europee del Patrimonio 2016, previste il 24 e 25 settembre, ricco il programma proposto dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Venezia e Laguna.

SABATO 24 SETTEMBRE

Nell'area archeologica di Santo Stefano a Este in programma "Memorie dal sottosuolo"

Nell’area archeologica di Santo Stefano a Este in programma “Memorie dal sottosuolo”

Memorie dal sottosuolo. Passeggiata nelle aree archeologiche di Este preromana e romana”. A Este, aree archeologiche di via Santo Stefano e via Tiro a Segno: 1° turno alle 18, 2° turno alle 20. Visite guidate a cura di Cinzia Tagliaferro. Punto di ritrovo: chiesa della Beata Vergine della Salute a Este. Partecipazione gratuita, è gradita la prenotazione. Info: Carla Pirazzini, tel. 049.8243811 – carla.pirazzini@beniculturali.it; prenotazione: Cinzia Tagliaferro, tel. 339.8555316.

“Dialogo tra Galileo e Shakespeare – La bisbetica domata. Letture Shakespeariane con accompagnamento musicale”. A Padova, a Palazzo Folco, in via Aquileia 7: la sede sarà aperta al pubblico dalle 19 alle 23. Inizio rappresentazione alle 19.30. Ingresso libero. Reading. Interpreti Fabio Albertin e Viviana Agugiaro. Musiche di Matteo Vettore. A seguire visite guidate a Palazzo Folco a cura di Gianfranco Maritan e Elena Pettenò. Info: Elena Pettenò, tel. 049.8243811 – elena.petteno@beniculturali.it.

“Imago populi. Istantanee dalle storie che la Storia dimentica”, percorso multisensoriale tra immagini e parole a Montegrotto Terme (PD), nell’area archeologica di viale Stazione-via degli Scavi, alle 21, 22 e 23. Mostra fotografica accompagnata da performance teatrali. Fotografie di Alessandro Magagna. Ideazione ed organizzazione di Marianna Bressan della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso con la collaborazione di Associazione Lapis – Archeologia, Storia, Arte, Ricerca, e con il contributo di Maglificio Bertha – Montegrotto Terme, Abano Terme, Hostaria “Ai Anzoi” – Montegrotto Terme, Machiavelli – Rivista di storia. Segue rinfresco a cura dell’Enoteca San Daniele di Serafino Baù, Torreglia. Info e prenotazioni: associazione Lapis – Archeologia, Storia, Arte, Ricerca 389 0235910 – lapisarcheologia@gmail.com

DOMENICA 25 SETTEMBRE

L'area archeologica sotto la piazza della cattedrale di Feltre

L’area archeologica sotto la piazza della cattedrale di Feltre

“L’area archeologica di Feltre. Soluzioni tecniche e strutturali per la conservazione e la valorizzazione”, a Feltre (BL), nell’area archeologica di piazza della Cattedrale, dalle 10.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.00. Presentazione dell’area e visite guidate a cura di Chiara D’Incà e Loretta Zega. Partecipazione gratuita. Iniziativa a cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, in collaborazione con l’associazione “Il Fondaco per Feltre”. Info: Chiara D’Incà, tel. 049.8243811 – chiara.dinca@beniculturali.it

“Giochi con me? Giochiamo come si faceva al tempo dei Romani”, ad Altino (VE), nell’area archeologica est, dalle 15.30 alle 19.30. L’area archeologica sarà aperta e visitabile gratuitamente dalle 15.30 alle 19.30. Visite guidate a cura di Marianna Bressan, con la collaborazione di Ferdinando Rizzardo dalle 16.30 alle 19. “Giochi con me?”: laboratori didattici per bambini e ragazzi, a cura dell’associazione Quarto Stile. L’attività prevede un contributo. Info apertura e visite guidate: Marianna Bressan, tel. 049.8243811 – marianna.bressan@beniculturali.it; Info e prenotazioni laboratori didattici: Associazione Quarto Stile – tel. 328.4598058 (Ilaria Montin),