Altino. Nona puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalla necropoli settentrionale di Altino

Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso l’area da cui proviene la stele sepolcrale di Ostiala (foto drm-veneto)
Nona puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalle sepolture della necropoli settentrionale di Altino.

La stele sepolcrale di Ostiala proveniente dalla necropoli settentrionale e conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
La zona a Nord dell’antico abitato di Altino, il “sepolcreto settentrionale”, ha restituito molte interessanti testimonianze della fase veneta della città. Tra queste la stele sepolcrale di Ostiala. Si tratta di un monumento funerario in trachite, databile tra la fine del V sec. a.C. e il III sec. a.C.: la stele reca un’iscrizione a spirale che in origine doveva correre lungo tutta la cornice, ma che ci è giunta danneggiata e frammentaria. L’iscrizione era dedicata a due donne: una si chiamava Ostiala, dell’altra non ci è giunto il nome; entrambe, però, avevano come nome anche Fremaist[ : forse un patronimico? Se questa ipotesi fosse vera, le due donne sarebbero sorelle. Un’altra parola molto importante che compare nel testo è “ekvopetars”: in questo caso il termine venetico può significare “oggetto pertinente alla classe dei cavalieri” (pet- = “signore”, ekvo- = “cavallo”; quindi ekvopetars = “cavaliere”). L’epitaffio può essere ricostruito così: “monumento funebre per Ostiala A… e per … …-na, (figlia/e di) Fremaist[ “.
Altino. Ottava puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un particolare aspetto dell’acqua strumento di malefici, tra fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana

Il canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (defixio) (foto drm-veneto)
Ottava puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un particolare aspetto del rapporto di Altino con l’acqua. Ad Altino l’acqua è sempre stato infatti un elemento di centrale importanza, vitale nel suo fornire la possibilità di pescare, navigare, fare commerci e scambi con tutto il Mediterraneo. Tuttavia, l’acqua è stato anche strumento per… malefici. Nel canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (oggi esposta al museo Archeologico nazionale di Altino), che originariamente doveva essere stata ripiegata e trafitta da un chiodo prima di essere gettata in acqua: la pratica del trafiggere con un chiodo, che in latino si chiama defixio, nell’antichità identificava anche quelli che noi chiameremmo malefici.

Laminetta – defixio in piombo incisa a sgraffio (metà del I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
Sulla lamina, incisa a sgraffio, erano scritti i nomi di una ventina di persone (sia di condizione libera che liberti e schiavi) verso i quali era diretta la maledizione attraverso l’intermediazione di una divinità, il cui nome è andato perduto. Anche del personaggio che lanciò la maledizione non sappiamo nulla, nemmeno il nome; i destinatari del maleficio erano forse la ciurma di una nave, una famiglia oppure i lavoratori di un’impresa commerciale. La laminetta è interessante perché attesta la presenza di fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana.
Altino. Quarta puntata della rubrica #archeoaltino: focus sugli Antenati Altinati: ritratti, epigrafi e monumenti funerari restituiti dalle campagne altinati con le bonifiche

Veduta delle campagne altinati verso l’idrovora dalla torre di osservazione del museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
Quarta puntata della rubrica #archeoaltino che, ogni martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus sugli Antenati Altinati: i rilievi – ritratti, epigrafi e monumenti funerari – restituiti dalle campagne altinati e oggi esposti nel museo Archeologico nazionale.

Il rilievo degli sposi conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
“Durante i lavori di bonifica eseguiti nell’Ottocento da Giuseppe Maria Reali”, ricordano all’Archeologico di Altino, “le campagne altinati hanno restituito importantissimi reperti: tra questi, spiccano per bellezza e interesse storico-archeologico i ritratti, epigrafi e monumenti funerari, già parte della collezione di una degli eredi dei Reali, Guarientina Guarienti, divenuta di proprietà pubblica nel 2018”.

La mostra esperienziale permanente “Antenati Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
“Oggi la collezione è esposta al Museo di Altino sotto forma di mostra esperienziale permanente: percorrendo una via ideale, puoi osservare i monumenti che vi si affacciano e scoprire le storie dei loro personaggi, come se ti parlassero direttamente, grazie a “Stratigrafie Sonore”, installazione visiva e sonora realizzata dall’Accademia di Belle Arti di Venezia nell’ambito del progetto Historic”.

Rilievo con i quattro fratelli Clemens, Clarus, Prisca e Fuscus conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
“Sono gli Antenati Altinati: sposi ritratti nel gesto di scambiarsi l’anello, liberti che, dopo una vita da schiavi, avevano conquistato la libertà e fatto fortuna; esponenti di famiglie facoltose… personaggi che hanno fatto la storia di Altino e popolato l’antica città romana”.
Altino. Terza puntata della rubrica #archeoaltino: focus sulla scoperta del santuario del dio Altino sotto il giardino del museo e i reperti ritrovati

Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)

Statuetta di devoto offerente in bronzo (IV – III sec. a.C.) dal santuario di Altino, conservato nel museo Archeologico (foto drm-veneto)
Terza puntata della rubrica #archeoaltino che, ogni martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus sui legami tra l’area archeologica scoperta sotto il giardino del museo e i reperti esposti al Museo, provenienti da quest’area. Infatti proprio dove ora si estende il giardino dell’Archeologico durante gli scavi effettuati per la costruzione delle strutture del nuovo Museo, emersero importanti ritrovamenti su di un sito fondamentale: il santuario del dio Altino.

Bronzetti votivi di guerrieri in riposo (tipo “Lagole di Calalzo”), cavalieri e offerenti dal santuario di Altino (V – III sec. a.C.) conservati al museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

Iscrizione su parete esterna di dolio in cui compare il nome del dio Altino, V-IV sec. a.C. (foto drm-veneto)
“Alla fine degli anni ‘90, in località Fornace (questo il nome del luogo che oggi ospita il Museo e i suoi nuovi edifici)”, raccontano all’Archeologico altinate, “furono ritrovati i resti dell’antico santuario emporico, delle sue strutture e di molti oggetti votivi, che puoi osservare oggi al Museo: ad esempio, la statuetta votiva di offerente al dio Altino, che raffigura un personaggio che tiene una ciotola in mano, mentre compie una libagione al dio; oppure il frammento di ceramica in cui compare l’iscrizione con il nome del dio Altno; e, infine, i bellissimi bronzetti votivi raffiguranti cavalieri e guerrieri: tutti oggetti che testimoniano la lunga frequentazione del santuario dedicato al dio Altino e la provenienza eterogenea dei devoti”.













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