Archivio tag | Riccardo Drusi

Cividale. Al museo Archeologico nazionale per il festival Musica Cortese concerto “LA FLOR EN PARADIS” con Tasto Solo

cividale_archeologico_205mo-compleanno_locandina“LA FLOR EN PARADIS – Liturgia & fin’amor nell’Ars Antiqua” è il titolo del nuovo concerto, a ingresso libero, di Musica Cortese, il festival internazionale di musica antica nei centri storici del Friuli Venezia Giulia. Appuntamento sabato 16 luglio 2022, alle 21, al museo Archeologico nazionale di Cividale con Tasto Solo l’ensemble fondata da Guillermo Perez (ES), preceduto dalla prolusione “Il mito del Medioevo: l’invenzione delle lingue europee” a cura del prof. Riccardo Drusi (università Ca’ Foscari – Venezia). Tutti gli appuntamenti di Musica Cortese 2022 sono “in presenza” di pubblico. Ogni concerto ed evento del Festival viene registrato professionalmente in multi-cam, con l’obiettivo di offrire a chi assisterà “in differita” una visione ed un ascolto quanto più possibile fedele all’ascolto dal vivo. È raccomandata la prenotazione da inviare alla mail dramsamcgma@gmail.com, indicando il proprio nominativo.

TS-A.K.-Olsen-G.-Perez_foto-Robin-.H.-Davies

Tasto Solo: Guillermo Pérez e Anne-Kathryn Olsen (foto di Robin H. Davies)

LA FLOR EN PARADIS. Il secolo XIII è stato un periodo essenziale per lo sviluppo e la fioritura della polifonia in Occidente. Tra tutte le forme musicali, il mottetto francese si impose come il genere preferito delle classi intellettuali. Il mottetto, risultato del processo di aggiunta di nuove voci a una melodia gregoriana pre-esistente, aprì nuove opportunità di sperimentazioni trasformandosi in un vibrante veicolo di esplorazione di nuove tecniche di composizione e di nuove formule contrappuntistiche. Il concerto presenta una selezione di mottetti composti principalmente tra il 1250 e il 1300 ed eseguiti associando in modo inusuale al canto l’organetto, secondo la pratica medievale dell’intavolatura: al piccolo organo sono affidate le voci inferiori mentre il cantante interpreta il canto superiore. Oltre ai mottetti, Tasto Solo presenta altri brani caratteristici dell’Ars Antiqua e dei primordi dell’Ars Nova. Il programma si basa soprattutto su due manoscritti: da un lato il famoso e prezioso Codex Montpellier, un codice che a dispetto della sua piccola dimensione, ha un valore incalcolabile poiché contiene la maggior collezione di mottetti francese del XIII secolo; dall’altro il celebre manoscritto Las Huelgas, che riporta le musiche utilizzate dalle monache e esperte cantatrici del monastero di Santa Maria la Real de Lau Huelgas di Burgos e la cui compilazione risale ai decenni a cavallo tra i secoli XIII e XIV.

Cividale. Al museo Archeologico nazionale fa tappa il Festival Internazionale di Musica Cortese: concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora e prolusione di Riccardo Drusi (Ca’ Foscari) su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”

Il Festival Internazionale di Musica Cortese realizzato da Dramsam – Centro Giuliano di musica Antica torna a far tappa al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Il programma, dal titolo “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante”, quasi interamente dedicato al settimo centenario dantesco, prevede per giovedì 5 agosto 2021, alle 21, il concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora, introdotto dalla prolusione del prof. Riccardo Drusi dell’università Ca’ Foscari di Venezia su “Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi”.  Per l’occasione il Museo rimarrà aperto, senza soluzione di continuità, fino alle 22.30 (ultimo ingresso alle 22.30). Posti limitati, prenotazione obbligatoria scrivendo a dramsamcgma@gmail.com.

Locandina dell’evento “Cantando come donna innamorata: la musica al tempo di Dante” al museo Archeologico nazionale di Cividale

Cantando come donna innamorata. Concerto “Ghirlande d’erba” con l’Ensemble La Manticora: Carla Babelegoto voce; Enea Sorini voce, percussioni; Peppe Frana liuto, chitarrino; Alessandro De Carolis flauti; Raffaele Tiseo viella, ribeca. Ecco il programma di sala: “Quando l’aire comenza a farsi bruno” (Maestro Piero: Rossi, Biblioteca Vaticana Possiniano 215); “Cavalcando con un giovane accorto” (Maestro Piero: Firenze, Biblioteca Laurenziana Panciatichiano 26; “Lucente stella, che l’mio cor desfai” (Anon.: Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215; “Tre fontane” (Anon.: London, British Musem, add. 29987); “Du’ occhi ladri, sot’una ghirlanda” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Su la rivera dove ‘l sol agiaza” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Per tropo fede talor se perigola” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Chominciamento di gioia” (London, British Musem, add. 29987); “De soto ‘l verde vidi gli occhi vaghi” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Isabella” (London, British Musem, add. 29987); “Quando i oselli canta” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215); “Amor mi fa cantare alla francesca” (Rossi, Biblioteca Vaticana Rossiniano 215).

Grafica dal Codex Rossi, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana (foto man-cividale)

Uomo e natura nella polifonia del Codex Rossi. Il Codice Rossi (Biblioteca Apostolica Vaticana, Rossi 215) rappresenta la più antica fonte musicale dell’Ars Nova italiana. Compilato intorno agli anni Cinquanta del Trecento, ci consegna una retrospettiva su repertori e stilemi musicali dell’Italia settentrionale nella prima metà del quattordicesimo secolo. La forma musicale in esso più ricorrente è il Madrigale, un peculiare tipo di composizione polifonica costruita su una semplice ed evocativa melodia di Tenor, spesso di chiara ispirazione liturgica o trovadorica, a cui si sovrappone una voce superiore fiorita e melismatica, caratteristica che anticipa le successive sperimentazioni polifoniche dei più tardi compositori fiorentini e che inaugura di fatto lo stile musicale dell’Ars Nova italiana. Il contenuto poetico dei madrigali trecenteschi è sempre contraddistinto da metafore naturalistiche in cui le descrizioni di scene bucoliche si alternano al canto d’amore e all’esplorazione di temi esistenziali, in cui il bel paesaggio del luogo naturale e il paesaggio interiore del poeta sfumano l’uno nell’altro.