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Pyrgi. Al via vasto progetto della soprintendenza dell’Etruria meridionale per la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico della zona del Santuario integrata con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa

L’area archeologica di Pyrgi è al centro di un articolato progetto di valorizzazione della soprintendenza (foto sabap vt)

“Nell’area di Pyrgi è in atto un vasto programma di progettualità di tutela e valorizzazione, sia attraverso lo strumento vincolistico, sia con il recupero della zona del Santuario”, spiega l’archeologa Rossella Zaccagnini della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, annunciando un progetto, basato su una azione studiata ad hoc sulle sue specificità.

Percorsi tra terra e mare nell’area di Pyrgi (foto sabap vt)
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Una veduta aerea dell’area sacra di Pyrgi a un passo dal mare

“Quello di Pyrgi, ricordano gli archeologi della Sabap Viterbo, fu uno dei santuari più importanti del Mediterraneo, frequentato anche da Fenici e Greci; con due aree sacre di circa 12mila mq, che accoglievano riti diversi. Fu il grande porto della metropoli etrusca di Caere-Cerveteri con la quale era collegata da un’arteria lunga ben 13 chilometri, da cui partiva il controllo delle rotte del mar Tirreno. Proprio in quanto porto, Pyrgi è stato crocevia di popolazioni, dal carattere multietnico, frequentato da Etruschi, Greci e Fenici. Noto anche grazie a preziose attestazioni letterarie, il sito era ricordato per la sua vocazione “marinara”, il suo santuario, la ricchezza dei suoi tesori e per le pratiche religiose che vi si svolgevano”.

Le lamine auree di Pyrgi con un testo bilingue: etrusco e fenicio (foto sabap vt)
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Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)

Le tre lamine d’oro con iscrizione bilingue in etrusco e fenicio sono ad oggi probabilmente il più famoso ritrovamento effettuato a Pyrgi: “Documento eccezionale – sottolinea Zaccagnini – sui rapporti tra Etruschi e Cartaginesi, sull’egemonia di Caere nel Mediterraneo e su Pyrgi quale avamposto strategico”. Trovate nel 1964 durante una delle prime campagne di scavo della “Sapienza” Università di Roma, il loro rinvenimento ha portato lo scavo di Pyrgi ad essere annoverato tra i “Grandi Scavi” del prestigioso ateneo romano, consentendo di riconsegnare alla storia l’area santuariale con i due templi monumentali (noti come A e B, dedicati a Leucothea e ad Uni), il santuario meridionale, con i suoi altari e sacelli dedicati a culti misterici di tipo greco, ed il quartiere pubblico-cerimoniale, che con i suoi edifici ci offre uno spaccato di vita quotidiana. Gli scavi si susseguono ininterrottamente dal 1957, con intere generazioni di archeologi che hanno qui operato negli anni, ma il sito è talmente ricco che la sua conoscenza non è stata ancora esaurita.

Il castello di Santa Severa che insiste sull’antico castrum romano di Pyrgi

L’obiettivo della Soprintendenza per il futuro è non solo quello di preservare un bene archeologico di indubbio valore, ma anche quello di integrare tale conoscenza con il contesto ambientale, paesaggistico e monumentale circostante, mantenutosi miracolosamente quasi intatto con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa, tanto da essere stato dichiarato nel 2017 Monumento Naturale dalla Regione Lazio. Vasto 60 ettari, è ancora conservato: un ecosistema ricco di biodiversità da salvaguardare, habitat ideale per molte specie. “Un mix di naturalità, antropizzazione, monumentalità, paesaggio. Con scelte condivise occorre non solo studiarne meglio la morfologia, ma preservare, con il drenaggio delle acque in eccesso, l’assetto sia archeologico delle evidenze, che naturale, animale e vegetale”.

Rendering dei percorsi di visita dell’area di Pyrgi (foto sabap vt)

La grande azione di tutela e valorizzazione avviata a Pyrgi dalla soprintendenza prevede l’imposizione di vincoli, per evitarne la cementificazione, e un moderno progetto di fruizione della zona del Santuario, che vede in campo professionisti esperti di ingegneria naturalistica che progettino modalità concrete di conservazione, fruizione e accessibilità. “Sono in studio percorsi di visita”, continua l’archeologa Rossella Zaccagnini, “che si integrino in un ambiente tanto delicato a partire da un centro visite dotato delle più moderne tecnologie, una nuova esposizione dei reperti all’interno della Manica Lunga del Castello di Santa Severa e la rifunzionalizzazione dei depositi del materiale archeologico, che comprendono una attrezzata sala studio e il laboratorio di restauro. L’intento – conclude Zaccagnini – è rendere Pyrgi un luogo simbolo di rinascita e fulcro e architrave di civiltà, incentivandone la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico”.

Roma. Il nuovo anno porta al museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” il progetto “Li-Fi” (modalità di visita sperimentale, guidata dalla luce) e la riapertura straordinaria dopo oltre 20 anni della cosiddetta Casa romana nei sotterranei del Museo

L’ingresso del museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” a Roma (foto musei in comune)

Cosa ci porta il 2022? L’anno nuovo si apre con una doppia novità al museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” a Roma: il nuovo progetto “Li-Fi” per una visita sperimentale guidata dalla luce, e la riapertura della casa romana nei sotterranei del museo. Il tutto per una quarantina di giorni, con possibilità di proroga. A partire dal 6 gennaio e fino al 20 febbraio 2022 i visitatori hanno l’opportunità di approfondire una selezione di opere della collezione permanente attraverso l’esperienza innovativa offerta dal progetto Li-Fi, una modalità di visita con tecnologia senza fili promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e presentato dalle aziende To Be Srl, DB Ingegneria dell’immagine Srl e Tecno Electric Srl con il sostegno dell’Unione Europea. Il progetto fa parte dei 43 vincitori – su 126 partecipanti – del bando “L’impresa fa Cultura” indetto dalla Regione Lazio per promuovere, attraverso l’uso di nuove tecnologie, il patrimonio culturale del Lazio. Il progetto è stato presentato il 5 gennaio 2022 al museo Barracco in un incontro moderato da Gianni Todini (direttore Askanews). Dopo il saluto di benvenuto di Maria Vittoria Marini Clarelli (sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali), sono intervenuti: Claudio Parisi Presicce (direttore musei Archeologici e Storico – Artistici, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), David Porrello (vice presidente del Consiglio Regionale, Regione Lazio); Francesco Paolo Russo (founder & ceo di To Be Srl); Giancarlo Brasini (project manager DB Ingegneria dell’Immagine); Alfonso Pecoraro Scanio (presidente Fondazione UniVerde); Gabriele Ferrieri (presidente ANGI – associazione nazionale Giovani Innovatori).

Il museo Barracco è tra i primi musei al mondo a dotarsi del sistema Li-Fi, acronimo di Light Fidelity (foto To Be srl)

Il museo Barracco è tra i primi musei al mondo a dotarsi del sistema Li-Fi, acronimo di Light Fidelity. Un meccanismo di comunicazione tra i più moderni e innovativi che consente di trasmettere informazioni e immagini in modalità wireless, mediante la modulazione della luce, da appositi faretti LED (trasmettitori) ai dispositivi mobili dei visitatori dotati di fotocamera (ricevitori). Per fruire dei contenuti multimediali di approfondimento, rispetto al percorso di visita ordinario, basterà scaricare l’apposita App e posizionare lo smartphone o il tablet sotto la luce del faretto Li-Fi. Una soluzione realizzata con attenzione a modalità di fruizione ‘non tradizionali’: è presente infatti una doppia modalità di fruizione, sia per vedenti che per non vedenti (o ipovedenti), grazie all’utilizzo di tracce audio realizzate a partire dai contenuti testuali.

La sperimentazione del progetto Li Fi al museo Barracco è in 14 punti di interesse (foto To Be srl)

La sperimentazione coinvolgerà una selezione di 14 punti di interesse, di cui 9 nelle sale al piano terra e al primo piano e 5 nella c.d. Casa romana, risalente nelle sue principali strutture documentate al IV secolo d.C. e situata nei sotterranei del museo, che riapre al pubblico per l’occasione dopo oltre 20 anni di chiusura. La scoperta dei resti nei sotterranei del museo Barracco è fortuita e risale al 1899, nel corso dei lavori di parziale demolizione dell’edificio rinascimentale, che dal 1948 ospita il Museo, realizzati per l’apertura del nuovo asse viario di corso Vittorio Emanuele. La domus, che non è accessibile al pubblico dal 2000, sarà straordinariamente aperta tutti i giorni (tranne il lunedì) fino al 9 gennaio 2022 e, successivamente, fino alla fine di febbraio 2022, solo nei fine settimana, dal venerdì alla domenica. La riapertura temporanea della Domus, legata alla sperimentazione, è solo il primo passo di un più ampio e complesso progetto di valorizzazione del sito che avrà sviluppo nei prossimi mesi.

La nuova tecnologia Li-Fi dialoga con gli smartphone e i tablet dei visitatori (foto To Be srl)

Tecnologia Li-Fi al museo di Scultura Antica Giovanni Barracco. Il progetto presentato dalle aziende To Be Srl, DB Ingegneria dell’immagine Srl e Tecno Electric Srl, sostenuto dell’Unione Europea (www.europa.eu), ha previsto la realizzazione di “Nuove modalità di visita del museo di Scultura Antica Giovanni Barracco di Roma”. La collezione del Museo, allestita in un suggestivo palazzo cinquecentesco, è costituito da circa 400 opere che testimoniano la cultura figurativa egizia, mesopotamica, fenicia, cipriota, greca, etrusca e romana, offrendo anche esempi di arte medievale. Tutto in un percorso espositivo articolato in 9 sale disposte su tre piani. “Il contributo delle nuove tecnologie, in particolare del Li-Fi, messo a disposizione di una selezione delle opere della collezione”, dichiara Francesco Paolo Russo. “Consente di offrire ai visitatori del Museo strumenti di approfondimento, funzionali a una migliore comprensione delle opere esposte”. La tecnologia Li-Fi, acronimo di Light Fidelity, sfrutta l’impiego della luce LED per trasmettere dati a smartphone o tablet. Più precisamente, il corpo luminoso Li-Fi svolge il ruolo di trasmettitore, mentre il dispositivo mobile, dotato di telecamera, quello di ricevitore. In questo modo si realizza una rete dati ad altissima velocità con una caratteristica molto importante: la direzionalità, perché i dispositivi comunicano solo se illuminati dalla luce emessa dal corpo illuminante garantendo così un elevato livello di sicurezza.

Con la tecnologia Li-Fi i contenuti sono accessibili anche ai non vedenti (foto To Be srl)

L’utilizzo di questa tecnologia nel museo Barracco ha visto la definizione e creazione di un breve ma significativo percorso, costituito da alcuni punti di interesse presenti al piano terra e al primo piano del Museo, opportunamente illuminato dai faretti Li-Fi. I contenuti sono fruibili anche in una modalità pensata per persone ipovedenti o non vedenti, costituita da tracce audio realizzate a partire da contenuti testuali. Il faretto Li-Fi accoppiato con un router Li-Fi, infatti, emana una luce modulata a cui è associato un codice univoco. I dispositivi ricevitori in prossimità dei faretti sono in grado di ricevere il codice e associare tramite un’apposita App un contenuto multimediale descrittivo dell’opera o del percorso di visita da compiere. Grazie al Li-Fi è possibile realizzare un sistema di geolocalizzazione interna flessibile e riconfigurabile, che consente di visitare il Museo con il supporto di contenuti multimediali (foto, video, infografiche, etc.) che arricchiscono notevolmente l’esperienza del visitatore. Una soluzione fortemente innovativa per il museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco”, tra i primi al mondo a implementare una soluzione basata sulla tecnologia Li-Fi.

La casa romana scoperta nel 1899 nei sotterranei del museo Barracco a Roma (foto francesco giordano)

La cosiddetta Casa romana. Nel sotterraneo del museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” si conservano cospicui resti archeologici di epoca romano-imperiale. La scoperta fortuita risale al 1899 nel corso dei lavori di parziale demolizione dell’edificio rinascimentale – che dal 1948 ospita il Museo –, demolizione resasi necessaria per l’apertura del nuovo asse viario di corso Vittorio Emanuele. A oltre 4 metri di profondità al di sotto dell’attuale piano stradale si osserva una struttura architettonica, costituita da un peristilio di colonne, che in origine – come di consueto – circondava un’area centrale scoperta. Tale cortile porticato, caratteristico elemento dell’architettura greca e romana, sia pubblica che privata, è conservato per un’ampia porzione, dove restano in piedi varie colonne con basi e capitelli, sia intere che frammentarie.

Nella casa romana sotto il museo Barracco sono stati trovati vari elementi di arredo, riferibili a fontane o bacini e una mensa ponderaria (foto francesco giordano)

Vi si possono ammirare, inoltre, la superstite pavimentazione marmorea e vari elementi di arredo, riferibili a fontane o bacini e una mensa ponderaria. Tanto per l’alzato architettonico, quanto per la pavimentazione e gli ulteriori elementi, fu profusamente impiegato il marmo, sia bianco che pregevoli marmi colorati. L’edificio subì modifiche e importanti ristrutturazioni nel corso del tempo, per le quali furono reimpiegati materiali di recupero, ovvero asportati da edifici in disuso, secondo una prassi diffusa sin da epoca tardo-imperiale. Molti degli elementi così posti in opera risalgono a epoca augustea e giulio-claudia.

La ricca pavimentazione in marmo nella cosiddetta casa romana sotto il museo Barracco (foto francesco giordano)

La maggior parte delle strutture e, con esse, l’ultima fase di vita documentata, risale invece al IV sec. d.C. Molto discussa è l’identificazione dell’edificio, sicuramente caratterizzato da una valenza architettonica tutt’altro che dimessa. Secondo un’ipotesi ormai risalente, si tratterebbe di una delle sedi (o meglio, di alcuni suoi ambienti), delle celebri quattro fazioni di aurighi, che competevano nel Circo, sedi a noi note dalle Fonti antiche con il nome di Stabula quattuor factionum. Certamente vi si deve riconoscere un edificio pubblico. I resti romani al museo Barracco sono di grande importanza archeologica, per l’entità di quanto conservato, per la loro ubicazione nel cuore della topografia dell’antico Campo Marzio e dei suoi sontuosi edifici pubblici, oggetto di intensi studi.

Roma. Sesto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, terzo e ultimo del 2021: protagonista nell’anfiteatro flavio Ellynora, accompagnata dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande di Carolina Di Domenico

Ellynora protagonista di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)

Sabato 20 novembre 2021 sarà online il terzo e ultimo appuntamento 2021, sesto della serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, dedicata quest’anno a tre nomi emergenti, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio a supporto della musica indipendente. Protagonista di questo ultimo atto sarà Ellynora, accompagnata dall’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli alla scoperta di luoghi del Colosseo non particolarmente noti al pubblico, scelti volutamente per il loro “carattere” femminile. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). La puntata andrà in onda in esclusiva sul canale YouTube del PArCo sabato 20 novembre 2021, alle 18, per essere poi rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di LAZIOSound. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “Star Walks” del canale Spotify del PArCo.

L’appuntamento di Star Walks con Ellynora è ambientato nell’Anfiteatro Flavio: storie di donne – gladiatrici sull’arena, ma anche regine adoranti l’idolo del Colosseo e persino contesse votate allo studio -, che hanno contribuito a loro modo alla fama dell’anfiteatro e ora validi spunti per la curiosità di Carolina Di Domenico, speaker della puntata, sempre abile nel far emergere impressioni e sensazioni dell’artista ospite. L’incontro è chiuso dall’esecuzione live del singolo Mi Bendiciòn, con l’accompagnamento della chitarra unplugged di Sonia Bertolotti. Ellynora è la vincitrice della categoria Urban Kings di LAZIOSound, programma della Regione Lazio per sostenere produzione, promozione, distribuzione e internazionalizzazione dei giovani musicisti under 35.

Roma. Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”: protagonisti gli Oddroots al roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino, in onda sui canali social del parco archeologico del Colosseo

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Gli Oddroots protagonisti di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” (foto PArCo)

Secondo appuntamento della nuova serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” dedicata quest’anno a tre nomi emergenti, affermatisi di recente nel contest LAZIOSound, iniziativa della Regione Lazio nell’ambito del programma regionale delle Politiche Giovanili “GenerAzioni: la Regione per i Giovani”, con il sostegno del Dipartimento per le Politiche Giovanili, coordinata da Lorenzo Sciarretta, delegato del Presidente alle Politiche Giovanili. Protagonisti gli Oddroots nella puntata che andrà in onda in esclusiva sul canale YouTube del PArCo sabato 23 ottobre 2021, alle 18, per essere poi rilanciata sui social @parcocolosseo e sui social di LAZIOSound. Le canzoni suonate nella puntata arricchiranno la playlist “StarWalks” del canale Spotify del PArCo. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video: Popup Live Sessions; sigla iniziale: Cristiano Grillo; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo). Con questa serie nella serie, condividendone spirito e finalità, il PArCo ha voluto aderire all’iniziativa LAZIOSound, programma per sostenere la produzione, promozione, distribuzione e l’internazionalizzazione dei giovani musicisti under 35 con il quale la Regione Lazio affianca i giovani musicisti nel momento più difficile, quello in cui si affacciano in un mondo complesso come quello musicale. Attraverso una squadra di professionisti i vincitori delle cinque categorie sono seguiti in tutte le fasi del lavoro che li porterà alla pubblicazione e alla promozione di un brano. 

Gli Oddroots durante le riprese nel roseto degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Dopo Claire Audrin, vincitrice assoluta dell’ultima edizione di LAZIOSound, è la volta degli Oddroots, i cui membri fondatori, accompagnati dalle note archeologiche di Andrea Schiappelli e dalle domande della speaker Carolina Di Domenico, raggiungeranno il roseto degli Horti Farnesiani sulla sommità del Palatino. Salite le scenografiche scalinate affacciate sulla Basilica di Massenzio, Andrea Paoloemili e Fabrizio Ballistreri ritroveranno la band al completo sul terrazzo delle Uccelliere per la live session di rito. La band eseguirà “Queen of Evolution”, una canzone che parla di crescita personale, di adattamento al mondo che non si adatta a noi e di presa di coscienza del nostro potere su di esso. Il brano vuole dirci che siamo noi i responsabili della nostra evoluzione e ricordarci il ruolo personale di ognuno di noi nella costruzione della propria felicità.

Gli Oddroots in concerto nelle Uccelliere degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

“Gli echi esotici della musica degli Oddroots si addicono perfettamente al luogo scelto per il set live, le Uccelliere del giardino dei Farnese, dove all’interno di voliere metalliche erano ostentati agli ospiti uccelli provenienti dai Nuovi Mondi, lontani da Roma”, spiega il direttore del PArCo Alfonsina Russo. “La gabbia che tratteneva gli sfortunati volatili oggi rappresenta la tensione a superare i propri limiti, come emerge molto bene dalla musica di questi 8 ragazzi desiderosi di dare forma alla propria libertà di espressione”. Tutto questo e molto altro sono i The Oddroots: Giorgia Giusti, Andrea Paoloemili, Lorenzo Caciotta, Fabrizio Ballistreri, Alessio Carbone, Andrea Ceccarelli, Riccardo Alexander e Luca Masotti. Giovani talenti uniti dalla passione per il reggae e per il dub e dalla voglia di contaminazione con funk, soul, ska, jazz e hip hop. C’è tanta anima e tanto groove nella loro musica che attinge al passato. Grazie al voto della giuria popolare e dei giudici di LAZIOSound, The Oddroots sono i vincitori della categoria Jazzology, dedicata al jazz in tutte le sue forme: musica che sta vivendo un’onda di grande interesse da parte dei più giovani che, come The Oddroots, portano contaminazione con altre musiche creando una versione personale di jazz. Nel 2021, dopo aver pubblicato la live session “Ayahuaska”, il gruppo ha pubblicato i due singoli “Strangers” e “Queen of Evolution” con l’etichetta Orange Park Records.

Roma. Quinto appuntamento con “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”: la giovane cantante romana Claire Audrin col singolo D-Dance un-plugged in una passeggiata lungo il sentiero meridionale del Palatino, un percorso verde e in piena fioritura primaverile, con l’archeologo Andrea Schiappelli e la speaker Carolina Di Domenico

Claire Audrin protagonista del quinto appuntamento con Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica (foto PArCo)

Quinto appuntamento, come annunciato, di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” con Claire Audrin, vincitrice di Lazio Sound 2020, iniziativa della Regione Lazio a supporto dei giovani talenti musicali, insieme alla speaker Carolina Di Domenico e all’archeologo del PArCo Andrea Schiappelli, lungo il sentiero meridionale del Palatino, un percorso verde e in piena fioritura primaverile. “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” è un progetto del Servizio Comunicazione del PArCo (responsabile Federica Rinaldi), ideato e curato da Andrea Schiappelli (PArCo), con Elisa Cella (PArCo), Andrea Lai e Roberto Testarmata; produzione audio e video Pop Up Live Session; social-media manager: Astrid D’Eredità con Francesca Quaratino (PArCo).

L’ospite di Star Walks, Claire Audrin, è una giovane cantante romana vincitrice assoluta di LAZIOSound Scouting 2020 con il singolo D-Dance, brano che viene eseguito in versione unplugged nella live session alle pendici nord-ovest del colle Palatino​. Di qui, la passeggiata insieme alla speaker Carolina Di Domenico – che fa l’intervista – e all’archeologo Andrea Schiappelli – che illustra le bellezze toccate – prosegue lungo il sentiero meridionale alla base dell’altura, un percorso verde e in piena fioritura primaverile sotteso -in perfetta sequenza cronologica- tra le capanne delle origini alle arcate del III sec. d.C. “È un percorso di grande suggestione – spiega Schiappelli – perché è il percorso più verde del parco, immerso in una vegetazione ancora spontanea, che abbiamo rispettato. Questo percorso primaverile sembra ispirato dalla musica di Audrin, che abbiamo sentito e ci ha fatto dire secondo noi questo percorso verde è perfetto per Claire”. Il percorso raggiunge una radura, a pochi metri, più in basso, dalle prime capanne di Romolo, il primo villaggio dell’età del Ferro. “Dopo secoli, Augusto ha voluto costruire la sua casa di rappresentanza, anche con una parte privata. E l’ha voluta proprio costruire accanto alla capanna di Romolo che veniva conservata come monumento nazionale da molto tempo”. Si arriva poi davanti al Paedagogium, la scuola di alta formazione per la servitù dei palazzi imperiali. Praticamente una sorta di college in cui gli schiavi, già selezionati, venivano formati per lavorare nei palazzi che si trovano sopra il colle. Sugli intonaci che rivestivano le pareti delle stanze gli archeologi hanno trovato diverse scritte, diversi graffiti fatti dagli schiavi stessi. “Il più importante, il più famoso di tutti – ricorda Schiappelli – è quello riprodotto su un pannello all’esterno del monumento, mentre l’originale è conservato al museo Palatino. Si vede una persona in tunica, con la testa d’asino, crocifissa, e un altro personaggio in piedi e sempre in tunica che lo apostrofa. Probabilmente questo schiavo di un’altra religione, forse un pagano, sta beffeggiando Alexàmenos che adora il suo dio”. In questi bellissimi prati il PArCo organizza delle cacce al tesoro con i bambini, alla base dei palazzi imperiali che sono una delle grandi manifestazioni del genio dell’architettura romana. Alla fine del percorso alle pendici meridionali sono state piantate delle essenze che hanno dei poteri di assorbimento sia del particolato, dello smog, sia quando saranno più grandi anche acustico. “Quindi una barriera ecologica a protezione di questo versante del Parco”.

Lazio in zona rossa. A Roma musei chiusi. Ma sul web molte le iniziative culturali promosse da Roma Culture. Ecco il programma ai musei Capitolini, Mercati Traianei, Ara Pacis e villa Torlonia

Il passaggio del Lazio in zona rossa ha determinato la chiusura di mostre e musei su tutto il territorio regionale. Secondo i nuovi provvedimenti, quindi, a Roma da lunedì 15 marzo 2021 musei e spazi espositivi rimarranno chiusi fino a nuove disposizioni. In attesa della riapertura e del superamento della crisi sanitaria, l’invito è quello di seguire le nostre attività online, l’unico modo che abbiamo, in questo momento, per continuare a comunicare la bellezza delle nostre collezioni. L’attività digital della programmazione è promossa da Roma Culture, sia sul sito culture.roma.it che sui canali social di @cultureroma. Tanti gli appuntamenti digital gratuiti sui canali web e social del Sistema Musei di Roma Capitale. Lunedì 15 marzo 2021 per “Educare alle mostre, educare alla città” sulla piattaforma Google Suite, c’è stato l’appuntamento online sul tema della mostra “Napoleone e il mito di Roma”, al momento non visitabile, allestita ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali e curata da Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi, Simone Pastor.

Locandina dell’incontro con Giuseppe Scarpati su “Ritratti di imperatori tra il Museo Torlonia alla Lungara e il Museo Capitolino” (foto musei in comune)

Per “Musei Aperti: il racconto in diretta dei Marmi Torlonia ai Musei Capitolini”, il ciclo di incontri online dedicato ad alcuni dei temi connessi alla mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, in programma, in diretta sulla pagina Facebook dei musei Capitolini, martedì 16 marzo 2021 alle 18 l’incontro con Giuseppe Scarpati, archeologo del parco archeologico di Pompei, che parlerà dei “Ritratti di imperatori tra il Museo Torlonia alla Lungara e il Museo Capitolino”. La spettacolare serie dei ritratti imperiali, o presunti tali, che concludeva il percorso espositivo del museo Torlonia alla Lungara costituiva uno dei punti salienti della collezione di sculture antiche allestita per volontà del principe Alessandro Torlonia. Modello ideale per la costruzione della galleria iconografica fu la celebre Sala degli Imperatori del museo Capitolino, formata in gran parte con i busti provenienti dalla prima raccolta del cardinale Albani, acquistata nel 1733 da papa Clemente XII. Il gruppo dei ritratti Torlonia attualmente in mostra ai musei Capitolini è il risultato di una ponderata selezione che offre l’opportunità di presentare alcuni esemplari di grande interesse alla luce dei recenti restauri. Interventi in diretta di 20/25 minuti – interazione con il pubblico (domande con moderatore) massimo 10/15 minuti.

La colonna Traiana in una stampa dell’Ottocento (foto musei in comune)

Mercoledì 17 marzo 2021 per la rubrica aMICi online si terranno due incontri fruibili sulla piattaforma Google Suite. Il primo alle 16, a cura di Nicoletta Bernacchio, ricostruisce un angolo sparito di Roma grazie ad alcune vedute dell’Ottocento della Colonna di Traiano, esposte nella mostra “Napoleone e il mito di Roma” ai Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali. Fino all’inizio dell’Ottocento la Colonna di Traiano era circondata da un recinto e posta al centro di una piccola piazza, su cui affacciavano chiese, monasteri ed edifici con botteghe e abitazioni. Questo panorama urbano non esiste più, cancellato dalle demolizioni promosse per l’allargamento della piazza voluto da Governo Napoleonico nel 1812, che portarono alla scoperta dei resti della Basilica Ulpia.

Personaggi: dettaglio di rilievi sull’Ara Pacis (foto musei in comune)

Nel secondo incontro, alle 17.30, con Lucia Spagnuolo e Francesca Romana Chiocci, l’attenzione si sposta sul museo dell’Ara Pacis spaziando dal racconto del progetto dinastico augusteo alla storia dei personaggi rappresentati sui pannelli dell’Ara. Un incontro sempre diverso: dal racconto del progetto dinastico augusteo, alla storia dei personaggi rappresentati sull’Ara Pacis; dalla lettura degli elementi decorativi, alla ricostruzione dei momenti salienti della riscoperta del monumento.

La facciata del Casino Nobile di villa Torlonia (foto musei in comune)

Giovedì 18 marzo 2021, alle 16, sulla piattaforma Google Suite la curatrice Annapaola Agati del museo del Casino Nobile ripercorrerà la storia di Villa Torlonia tra le due guerre attraverso il racconto della genesi di una o più opere esposte e la vita di alcune figure significative o alcuni luoghi nascosti della villa non aperti normalmente al pubblico. (Prenotazione obbligatoria allo 060608). La curatrice del Museo del Casino Nobile guida i visitatori su temi ogni volta diversi: può essere analizzata e approfondita la genesi di una o più opere presenti nel percorso espositivo, o raccontata la vita di alcune figure significative per la storia della villa o ancora, può essere ripercorsa la trasformazione del Casino Nobile da luogo di delizia per i soli principi Torlonia a Museo di se stesso o anche, potrebbero essere svelati alcuni luoghi nascosti della villa che per le loro caratteristiche conservative non possono essere aperti normalmente al pubblico.

Il Cratere di Eufronio, capolavoro del V secolo, torna con una mostra a Cerveteri a 40 anni dal trafugamento: ora è accanto all’altro capolavoro di Eufronio: la kylix. E si pensa farlo restare per l’Expo

Il Cratere di Eufronio, capolavoro del V sec. a.C., trafugato nel 1971 da Cerveteri dove ora è tornato in mostra

Il Cratere di Eufronio, capolavoro del V sec. a.C., trafugato nel 1971 da Cerveteri dove ora è tornato

Il ministro Dario Franceschini all'inaugurazione della mostra "I capolavori di Eufronio" a Cerveteri

Il ministro Dario Franceschini all’inaugurazione della mostra “I capolavori di Eufronio” a Cerveteri

Il Cratere di Eufronio è tornato nella “sua” Cerveteri. Il capolavoro dell’arte attica del V secolo di uno dei più importanti pittori del mondo antico, dopo una quarantennale avventura di scavi di frodo, trafficanti internazionali e trattative con gli Stati Uniti, dove è stato conservato per anni, è esposto al museo nazionale Cerite fino al 20 gennaio nella mostra di Cerveteri “I Capolavori di Eufronio” accanto alla kylix (coppa da vino) dello stesso autore. A inaugurare l’eccezionale mostra il ministro per i Beni culturali e turismo Dario Franceschini e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, accolti dal sindaco Alessio Pascucci.  Proprio il sindaco della cittadina laziale, che sui beni culturali della città ha grandi progetti e che ha visto triplicare i biglietti del museo da quando vi è esposta la kylix di Eufronio, anch’essa tornata in Italia dopo aver percorso le vie del traffico illegale, aveva esplicitamente e a più riprese chiesto al ministro che il cratere (attualmente parte della collezione di Villa Giulia a Roma) rimanesse a Cerveteri. E Franceschini, a Cerveteri, ha lasciato intendere di non essere contrario a una collocazione definitiva del capolavoro nella cittadina laziale da cui era stato strappato, accendendo le speranze del giovane sindaco Alessio Pascucci: “Il patrimonio culturale deve essere distribuito nel Paese. Credo che questa mostra sul Cratere di Eufronio vada prolungata anche nel periodo di Expo, che va da maggio a ottobre. E poi, chissà…”.  E ha continuato: “Expo sarà, ne siamo certi, un successo enorme, che avrà numeri incredibili. In Cina sono già stati venduti un milione di biglietti e altri 500mila saranno venduti a breve. La nostra sfida è evitare che tutti si concentrino su Roma e Milano e sui grandi musei di queste città”.

La kylix di Eufronio a Cerveteri da maggio, era stata restituita nel 1999 dal Getty Museum di Malibu

La kylix di Eufronio a Cerveteri da maggio, era stata restituita nel 1999 dal Getty Museum di Malibu

Il Cratere di Eufronio esposto al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma

Il Cratere di Eufronio esposto al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma

Ritenuto unanimemente “l’opera più importante” fra le pochissime che ci sono rimaste, 27 in tutto, del grande maestro greco del V secolo a. C., il Cratere di Eufronio, cratere a calice decorato a figure rosse, alto 45.7 cm con un diametro di 55.1 cm, modellato dal ceramista Euxitheos e dipinto dal ceramografo Eufronio intorno al 515 a.C., e ornato con scene dell’episodio omerico del trasporto del corpo dell’eroe Sarpedonte, era stato trafugato nel 1971 dai tombaroli che lo avevano strappato da una tomba di Greppe Sant’Angelo, alle porte di Cerveteri. Il cratere fu venduto per un milione di dollari dal mercante d’arte svizzero Robert Hecht Jr. e dal mercante d’arte italiano Giacomo Medici al Metropolitan Museum of Art di New York. Solo grazie a una indagine della procura di Roma e dei carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale, e all’impegno del governo, che aprì un canale diplomatico con gli Usa, l’inestimabile reperto riuscì nel 2008 a rientrare in Italia, accolto nel museo nazionale etrusco di Villa Giulia. La kylix decorata con storie della caduta di Troia, invece, è stata restituita dal Getty Museum di Malibu, in California, nel 1999: proviene, hanno ricostruito gli studiosi, dal Santuario di Ercole di Cerveteri. Ecco dunque perché, per la soprintendente all’Etruria meridionale Alfonsina Russo Tagliante, la mostra di Cerveteri “è il simbolo della lotta contro il traffico illecito di reperti archeologici”, terzo mercato nero mondiale dopo armi e droga. Per l’assessore alla Cultura del Lazio, la scrittrice Lidia Ravera, “è come se i fregi del Partenone tornassero ad Atene”. Ma è anche una occasione per il territorio: “Cerveteri – spiega il governatore Zingaretti – sta entrando a far parte di una rete di promozione in Italia e nel mondo: bisogna lavorare in vista di Expo 2015 affinché si arrivi all’appuntamento con l’idea dell’esistenza del ‘bel Lazio’”.

La scena, tratta dall’Iliade, narra della morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e di Laodamia, alleato dei Troiani nella guerra contro gli Achei

La scena, tratta dall’Iliade, narra della morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e di Laodamia, alleato dei Troiani nella guerra contro gli Achei

Gruppo di giovani raffigurato nell'atto di indossare le armi prima di una battaglia

Gruppo di giovani raffigurato nell’atto di indossare le armi prima di una battaglia

Già numeroso il pubblico accorso a Cerveteri per ammirare i capolavori di Eufronio

Già numeroso il pubblico accorso a Cerveteri per ammirare i capolavori di Eufronio

L’opera è conservata al Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma: ha una capacità di 45 litri ed è l’unico cratere di Eufronio arrivato completo, è stato spiegato.  Le anse dividono la superficie in due aree decorate con scene differenti. La scena sul lato principale è tratta dall’Iliade e narra della morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e di Laodamia, alleato dei Troiani nella guerra contro gli Achei. Le personificazioni del Sonno, Hypnos e della Morte, Thanatos, ne riportano il corpo in patria, trascinandolo via dal campo, il dio Hermes, al centro della scena, dirige l’operazione. “La composizione – spiegano gli storici dell’arte antica – è dominata dal grande corpo di Sarpedonte che evidenzia la padronanza raggiunta da Euphronios nella rappresentazione dello scorcio e nella comprensione della struttura anatomica; le due figure allegoriche, chine sul giovane, sono rappresentate, a parte le ali, come guerrieri, in pose naturalistiche e con anatomia precisa. Due altri guerrieri chiudono la scena alle estremità; sono figure stanti, osservatori, tradizionalmente presenti ad indicare l’esemplarità della rappresentazione, forse un collegamento tematico con il gruppo di giovani che, sul lato opposto del cratere, vengono raffigurati nell’atto di indossare le armi prima di una battaglia: una scena di genere, non necessariamente collegata ad eventi identificabili. Si tratta di giovani ateniesi contemporanei, ma identificati con nomi tratti dalla mitologia dalle iscrizioni che accompagnano ciascuna figura. La scelta di unire scene storiche a vicende mitologiche, sullo stesso vaso e con lo stesso stile, crea un legame tra l’attualità e il mito”.

Eccezionale scoperta a Vulci: nella necropoli etrusca dell’Osteria trovata la tomba intatta del “piccolo principe”, un bambino di 2500 anni fa con ricco corredo

La famosa tomba etrusca "della sfinge" alla necropoli dell'Osteria di Vulci

La famosa tomba etrusca “della sfinge” alla necropoli dell’Osteria di Vulci

La valorizzazione del parco archeologico e naturalistico di Vulci sembra essere nata sotto una buon stella. A Vulci, nella necropoli etrusca dell’Osteria, scoperta la tomba intatta di un bambino di 2500 anni fa già ribattezzata “del piccolo principe” per le probabili connessioni familiari con la vicina e molto famosa tomba principesca “della sfinge”. Grazie ai lavori del Por (Progetto operativo regionale) Comune, Regione Lazio e Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria Meridionale stanno infatti portando avanti lo studio e la valorizzazione della necropoli dell’Osteria con l’obiettivo preciso di rilanciare il parco archeologico e naturalistico di Vulci. Così se un anno fa gli archeologi esultarono per l’eccezionale scoperta della “tomba delle mani d’argento” (ricordate? Ne abbiamo parlato nel post di archeologiavocidalpassato del 14 maggio 2014. Per intenderci è quella in mostra in questi giorni al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, e da luglio “tornerà a casa” impreziosendo le sale espositive del museo al Castello della Badia di Vulci), ora si applaude per un’altra tomba etrusca scoperta nella necropoli dell’Osteria, quella di un bambino, che fin da subito ha dato l’idea dell’eccezionalità.

Gli archeologi esaminano la toma del bambino alla necropoli dell'Osteria a Vulci

Gli archeologi esaminano la toma del bambino alla necropoli dell’Osteria a Vulci

Quindi ancora una volta a Vulci torna protagonista la necropoli etrusca dell’Osteria, a un tiro di schioppo dal Castello della Badia di Vulci dove sono raccolte importanti testimonianze della città etrusca di Vulci: dal IX secolo a.C. all’età romana la necropoli è stata utilizzata per sepolture di famiglie aristocratiche, e dal ‘700 è stata oggetto di interventi di scavo non sempre condotti con quelli che oggi sono considerati criteri scientifici irrinunciabili, ma la stessa necropoli – proprio per la sua ricchezza – ha subito nei secoli anche violazioni e saccheggi. Qui, nella primavera del 2013, è stata scoperta la “tomba delle mani d’argento” che fa parte di un gruppo di sepolture aristocratiche come la “tomba della sfinge”, nota per aver restituito esempi di scultura funeraria e la “tomba dei soffitti intagliati”.

Lo scavo della tomba etrusca di un bambino detta "del piccolo principe" a Vulci

Lo scavo della tomba etrusca di un bambino detta “del piccolo principe” a Vulci

Gli archeologi stavano proprio intervenendo a salvaguardia della famosa tomba principesca “della sfinge”, con la sistemazione di una tettoia di copertura, quando una nuova scoperta li ha colti di sorpresa: una sepoltura a camera, trovata così come è stata sigillata dagli antichi etruschi, e contenente un ricco corredo in buono stato di conservazione datato al 520 a.C., che comprende anche un servizio da mensa e da vino, riferibile al rito del banchetto funerario. Adiacente alla tomba “della sfinge” è stato trovato un piccolo dromos con un vestibolo, su cui si prospettano due camere, una delle quali contenente oggetti che fanno parte di un corredo appartenente a un giovane morto probabilmente all’età di 10 anni. All’interno della camera gli studiosi hanno rinvenuto il corredo del defunto: oggetti di bucchero e di impasto, una piccola ascia, una lancia e un coltello in ferro, più una serie di oggetti in bronzo tra cui due coppe in ceramica di pregiata fattura con decorazioni dipinte. Tra le immagini raffigurate, con molta probabilità, anche una piccola sfinge. Gli studiosi ritengono che quest’ultimo ritrovamento abbia vincoli di parentela con la tomba principesca vista la stretta vicinanza al singolare dromos lungo 27 metri.

Nella tomba "del piccolo principe" a Vulci trovato anche un ricco corredo

Nella tomba “del piccolo principe” a Vulci trovato anche un ricco corredo

A far pensare che si tratti della sepoltura di un bambino è stato il rinvenimento di ossa di piccole dimensioni. “Potrebbe trattarsi di una persona di dieci anni”, dice la soprintendenteAlfonsina Russo Tagliente, “ma aspettiamo l’esito delle analisi antropologiche per confermare il sesso e l’età”. “Poi, sul pavimento, abbiamo rinvenuto dei fori che seguono una forma rettangolare al centro della cella”, continua la soprintendente. “È suggestivo pensare che lì fosse collocato un letto funebre, ma mancano gli altri resti organici”. In ogni caso, per adesso la sepoltura è stata soprannominata “del piccolo principe”, anche perché, data la vicinanza con la tomba della Sfinge, si ipotizza che possa appartenere a un membro della famiglia principesca. Inoltre “sul vestibolo rettangolare nella cui parete di fondo si aprono due celle”, continua Russo Tagliente, “dove erano posti numerosi oggetti tra cui un’ascia, una lancia, un coltello, alcuni oggetti in bronzo e in ceramica, e anche una piccola sfinge”.

Lo scavo della tomba "del piccolo principe" rientra nel progetto del parco archeologico di Vulci

Lo scavo della tomba “del piccolo principe” rientra nel progetto del parco archeologico di Vulci

“L’antica necropoli dell’Osteria”, insiste Sergio Caci, sindaco di Montalto di Castro, “è un luogo straordinario ed è sicuramente un grande attrattore culturale turistico che insieme al resto del parco di Vulci rende il nostro territorio ancor più prestigioso. Grazie ai lavori finanziati dalla Regione Lazio, con la collaborazione del ministero dei Beni culturali, e grazie alla stretta partecipazione della soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale – conclude-, stiamo completando l’area della necropoli realizzando un percorso turistico accessibile, anche ai disabili”.