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#iorestoacasa. Pompei: un volo con il drone sulla città antica e nei nuovi scavi alla scoperta delle domus venute alla luce nella Regio V. Un esclusivo tour virtuale con la narrazione del direttore Massimo Osanna

Il mosaico di Orione nella Casa di Orione a Pompei (foto da drone del parco archeologico di Pompei)

È la primavera del 2018 quando Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, annuncia che a Pompei si torna a scavare su vasta scala. “La messa in sicurezza globale dei fronti di scavo e l’indagine del cuneo rappresentano il più grande intervento nell’area non scavata di Pompei, dal dopoguerra. Finora si era sempre proceduto per piccoli interventi di tamponamento nei punti più critici”. Gli interventi interessano soprattutto la Regio V. In questi due anni è stato tutto un susseguirsi di grandi ritrovamenti e di eccezionali scoperte (di cui archeologiavocidalpassato ha dato puntuale notizia): la casa del Giardino con gli splendidi affreschi del triclinio e il portico dipinto; la casa di Orione con le pitture di Primo stile e il mosaico di Orione, unico nel suo genere; ma anche gli ambienti della vita di tutti i giorni. Uno spaccato straordinario della vita quotidiana della città.

Un volo con il drone sulla città antica e nei nuovi scavi alla scoperta delle domus venute alla luce nella Regio V: un esclusivo tour virtuale con Massimo Osanna direttore del Parco archeologico di Pompei. Tutto questo è visibile sul canale YouTube del MiBACT, dove dall’inizio dell’emergenza coronavirus i musei, i parchi archeologici e gli istituti autonomi statali stanno fornendo contributi audiovisivi di ogni genere per permettere alle persone di continuare a godere del patrimonio culturale nazionale. Gli scavi della Regio V, resi possibili dal Grande Progetto Pompei, hanno portato alla luce ambienti straordinari dell’antica città: strade, edifici con balconi, la Casa del Giardino, di cui i paleobotanici hanno ricostruito interamente la flora, e la Casa di Orione, con i due straordinari mosaici di ispirazione egizia che narrano il catasterismo dell’eroe greco nell’omonima costellazione. Come visibile dalle suggestive immagini riprese dall’alto grazie al volo del drone, la Regio V si affaccia sulla via di Nola, una delle grandi arterie di Pompei, una zona ricca di attività commerciali e di case sfarzose, benché non di grandi dimensioni. Segno di quella classe media che nella antica città aveva prosperato fino all’eruzione del 79 d.C.

Parco archeologico di Pompei. Al ministro Franceschini in visita presentato il bilancio del Grande Progetto Pompei: conclusa la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III. Risultati raggiunti e scoperte in cifre

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Pompei, obiettivo raggiunto: si è conclusa con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III il piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica, avviato nel 2014 con il Grande Progetto Pompei. In cinque anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo” (GPPM), ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di Leda e il cigno, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è di 92 milioni di euro. “Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari”, commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, in visita ufficiale nell’area degli scavi. “Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia“. E il direttore generale Massimo Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Il grande cantiere di via dell’Abbondanza a Pompei dove si affacciano le sei domus restaurate (foto parco archeologico Pompei)

Messa in sicurezza nelle Regiones I, II e III. Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a Sud e via di Nola a Nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidii per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidii statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree. Resta in via di completamento il grande intervento di consolidamento dei fronti di scavo, con i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo nella Regio V. Già alla fine del 2018, lungo via del Vesuvio, la restituzione alla fruizione della strada ha permesso di rendere visibile per la prima volta al pubblico la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più recenti e suggestivi dei nuovi scavi della Regio V.

Il Grande Progetto Pompei doveva essere ultimato entro il dicembre 2019

Pompei in cifre. Ecco alcuni dati che danno un’idea dell’impegno e della misura degli interventi nel cuore del parco archeologico di Pompei che, in questi anni, ha visto crescere progressivamente il numero di visitatori, dai 2.668.178 del 2014 ai 3.937.468 del 2019, pari a un +47,5%. Il Grande Progetto Pompei ha contato su un importo complessivo di 105 milioni, il 75% del quale coperto da un cofinanziamento Ue e il 25% da una quota nazionale, con il quale sono stati finanziati 76 interventi. La messa in sicurezza del sito archeologico ha interessato 50 km di colmi murari, con 30mila mc di murature e 10mila mq di intonaci. E la messa in sicurezza ha interessato 2,7 chilometri di fronti di scavo, con l’indagine archeologica di oltre 2mila mq, noti come il “cuneo”. Per il GPP sono state coinvolte 781 imprese. E oggi, nell’ambito del progetto “Percorso Pompei per tutti”, sono disponibili 4 chilometri di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Scoperte nella Regio V. È stata portata in luce un’ulteriore parte della città antica, con vicoli e domus, rivelando apparati decorativi (affreschi, mosaici) di grande pregio oltre a numerosi reperti (tra cui diversi oggetti di uso quotidiano) e a ritrovamenti di vittime dell’eruzione. Nell’area del cosiddetto cuneo, posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio frontone sono emerse 2 domus e “il vicolo dei balconi”, che ha permesso di ricongiungere la grande arteria di via di Nola, già alla luce e visitabile dai turisti, con il vicolo delle Nozze d’argento, finora non interamente riportato in luce. Durante l’intervento sono stati rimossi 30mila mc di materiale di scavo (lapilli, cenere e terreno), con la scoperta di 1167 cassette e 168 colli di reperti archeologici (tra frammenti di intonaci, marmi, gocciolatoi, vasi in vetro, oggetti in bronzo e altro ), 73 anfore di cui 52 integre, 7 ricomponibili e 14 tagliate e riutilizzate per altri scopi. Nelle ricerche sono stati coinvolti archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, geologo, vulcanologo, antropologo, paleobotanico, zooarcheologo. E nei cantieri di scavo sono state utilizzate tecniche di rilievo (Drone, asta telescopica, laser scanner, georadar); Indagini di conoscenza delle strutture e tecniche murarie (endoscopia, prove soniche, prelievo di campioni di malte nella fase immediatamente successiva allo scavo); indagini sui reperti durante le attività di scavo (indagini paleobotaniche sui reperti rinvenuti nei giardini, analisi morfologiche e chimico fisico per la determinazione dei materiali utilizzati, analisi palinologiche); analisi antropologiche.

Pompei. La Casa di Orione nella Regio V era di un gromatico. Secondo il parco archeologico di Pompei e il Politecnico di Milano i mosaici scoperti mostrano analogia con le illustrazioni dei codici dei gromatici romani

Pianta della Casa di Orione scoperta nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’arte degli agrimensori romani emerge dai pavimenti rinvenuti nei nuovi scavi a Pompei. Gli enigmatici mosaici recentemente rivenuti nella Casa di Orione (altrimenti nota come casa di Giove) nella Regio V hanno attirato l’attenzione di Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, che, insieme a Luisa Ferro e Giulio Magli della Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, ha proposto una nuova interpretazione nel recente articolo “Gromatics illustrations from newly discovered pavements in Pompeii” per la Cornell University: questi mosaici avrebbero una chiara analogia con le illustrazioni dei codici dei gromatici romani, tecnici altamente specializzati che si occupavano della misurazione della terra e del tracciamento delle linee per la fondazione delle città, utilizzando uno speciale strumento topografico chiamato, appunto, groma. Il rinvenimento è avvenuto nel corso dei nuovi scavi della Regio V, nella casa chiamata “di Orione”, dai bei mosaici che ne decorano due stanze, presentati nel libro del direttore Osanna “Pompei. Il tempo Ritrovato” Ediz. Rizzoli (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/24/lunedi-speciale-a-pompei-riapre-via-del-vesuvio-con-la-recente-scoperta-della-casa-di-leda-e-il-cigno-e-la-casa-degli-amorini-dorati-e-per-la-prima-volta-il-pubblico-ammirera-le-terme-centrali-in/).

Gli ambienti della Casa di Orione nella Regio V di Pompei con i disegni dei cerchi simili a quelli dei codici dei gromatici romani (foto parco archeologico di Pompei)

La scoperta fa pensare che il proprietario dell’edificio fosse un gromatico. Nello specifico, la prima di queste immagini è un quadrato inscritto in un cerchio tagliato da due linee perpendicolari, una delle quali coincide con l’asse longitudinale dell’atrio della casa e appare come una sorta di rosa dei venti che identifica una divisione regolare del cerchio in otto settori equidistanti: l’immagine è sorprendentemente simile a quella usata nel codice medievale per illustrare il modo in cui i Gromatici dividevano lo spazio. La seconda immagine, invece, mostra un cerchio con una croce ortogonale incisa al suo interno, collegata da cinque punti disposti come una sorta di piccolo cerchio a una linea retta con una base: essa appare come la rappresentazione di un Groma.

La ricostruzione di una groma per la mostra “Homo Faber” all’antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)

Le competenze tecniche degli agrimensori romani – i tecnici incaricati delle centuriazioni (divisione delle terre) e di altri sondaggi come la pianificazione delle città e degli acquedotti – sono leggendarie. Ad esempio, progetti di centuriazioni estremamente precisi sono ancora visibili oggi in Italia e in altri paesi del Mediterraneo. Il loro lavoro aveva anche connessioni religiose e simboliche legate alla fondazione di città e alla tradizione etrusca.

Il rilievo di Popidius Nicostratus con la raffigurazione di attrezzi agrimensori all’Antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)

Questi tecnici erano chiamati Gromatici per il loro principale strumento di lavoro, chiamato Groma. Quest’ultima si basava su una croce fatta di quattro bracci perpendicolari, ciascuno dei quali portava corde con pesi identici, che fungevano da filo a piombo. L’Agrimensore poteva allineare con estrema precisione due linee a piombo molto sottili opposte con pali di riferimento tenuti a varie distanze da assistenti o fissati nel terreno, allo stesso modo in cui le paline (pali rossi e bianchi) vengono utilizzate nella moderna rilevazione del teodolite.

Illustrazioni dai testi medievali dei gromatici (foto parco archeologico di Pompei)

Finora l’unico esemplare mai ritrovato di questo strumento proveniva dagli scavi di Pompei mentre le immagini che illustrano il lavoro dei Gromatici vennero trasmesse soltanto dal codice medievale, risalente a molti secoli dopo che l’arte degli Agrimensores non era più praticata. Così sembra che ancora una volta Pompei sia il luogo in cui possano emergere nuove informazioni su questi antichi architetti.

Lunedì speciale a Pompei: riapre via del Vesuvio con la recente scoperta della Casa di Leda e il cigno, e la casa degli Amorini dorati. E per la prima volta il pubblico ammirerà le Terme centrali. In questa occasione anteprima del libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico Massimo Osanna

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

La copertina di Massimo Osanna libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli)

“Come ogni città viva Pompei è un sistema di relazioni, un fluire incessante di cambiamenti, un laboratorio di sperimentazioni, di emozioni, di conoscenza”, scrive Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, nel suo libro “Pompei. Il tempo ritrovato. Le nuove scoperte” (ed. Rizzoli) che verrà presentato in anteprima stampa lunedì 25 novembre 2019, alle 11, nella sala convegni di San Paolino all’interno del parco archeologico di Pompei. E poi, due presentazioni per il pubblico, lunedì 25 novembre 2019, alle 18, al teatro di Costanzo Mattiello, in via Sacra 37, a Pompei (Na) e martedì 26 novembre 2019, alle 17.30, al teatro Mercadante, in piazza Municipio, a Napoli. Il volume sarà in distribuzione nelle librerie dal 26 novembre. Affreschi, dipinti, mosaici. E ancora domus, taverne, tombe. Il direttore del Parco Archeologico di Pompei ci guida nel più grande museo a cRegio ielo aperto del mondo, in un percorso avvincente tra le nuove scoperte.

La domus degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Le Terme centrali di Pompei aprono al pubblico (foto parco archeologico Pompei)

Lunedì 25 novembre 2019 è un giorno speciale per Pompei. Proprio in occasione della presentazione del libro che racconta i recenti scavi attraverso lo sguardo del direttore del parco archeologico, riaprono via del Vesuvio con la casa di Leda e il cigno, e le terme centrali, per la prima volta visibili al pubblico. La riapertura, alle 11, di via del Vesuvio arriva al termine degli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata dell’antica città, nell’ambito del Grande Progetto Pompei. La restituzione alla fruizione della strada e degli edifici che vi si affacciano, permetterà al pubblico di ammirare, per la prima volta la domus di Leda e il cigno (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/11/19/pompei-a-luci-rosse-dalla-camera-da-letto-della-casa-di-via-del-vesuvio-leccezionale-sensuale-affresco-con-leda-moglie-del-re-di-sparta-ingravidata-da-zeus-trasformatosi-in-cigno-e-l/, https://archeologiavocidalpassato.com/2019/02/14/pompei-nuova-eccezionale-scoperta-nella-regio-v-liberata-tutta-la-stanza-con-leda-e-il-cigno-unalcova-raffinata-e-sensuale-e-nellatrio-trovato-un-affresco-di-narciso-am/) rinvenuta nel corso degli scavi alla Regio V e, a seguito dei recenti restauri, il complesso delle Terme Centrali, mai finora accessibile (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/04/25/pompei-aveva-cercato-di-salvarsi-dalleruzione-del-vesuvio-nelle-terme-centrali-invano-dopo-duemila-anni-trovato-lo-scheletro-di-un-bambino-giovane-vittima-delleruzione-ritrovame/). Riapre al pubblico anche la Casa degli Amorini Dorati al termine degli interventi di manutenzione.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Gli straordinari ritrovamenti frutto dei nuovi scavi, tra cui quello della vasta area del “cuneo” – posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio Frontone – sono stati raccontati nel loro aspetto storico scientifico, ma anche più romantico legato all’emozione delle scoperte stesse, nel libro del direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, che ne ha curato gli scavi. Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna mostra l’affrresco dei gladiatori scoperto nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Quanto restava della Schola Armatorarum dopo il crollo del 2010 (foto coordinamento Uil beni culturali)

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

È l’alba del novembre 2010. Poco prima che aprano i cancelli ed entrino i visitatori, a Pompei collassa uno degli edifici più celebri, la Schola Armaturarum. La notizia fa il giro del mondo, i giornali italiani e internazionali denunciano a gran voce lo stato di incuria in cui versa il fiore all’occhiello del patrimonio archeologico del nostro Paese. Sono passati quasi dieci anni da allora. Anni intensi e di duro lavoro, che hanno permesso, grazie soprattutto all’avvio del Grande Progetto Pompei, di mettere in sicurezza la maggior parte delle rovine, di riprendere le indagini e gli interventi di scavo, di valorizzare al meglio quello che Chateaubriand definiva “il più meraviglioso museo della Terra”. Massimo Osanna, oggi al secondo mandato da direttore generale del Parco Archeologico, è – insieme a una nutrita squadra di collaboratori – uno dei protagonisti della “resurrezione”, ed è lui a guidarci in queste pagine tra le nuove scoperte realizzate negli ultimi anni. Affreschi, come la celebre immagine di Leda e il cigno rinvenuta nel 2018; splendidi mosaici come nella Casa di Orione, ricchissime domus rimaste sepolte fino a oggi, e ancora pitture, graffiti, architetture che vengono qui presentati per la prima volta in forma estesa al grande pubblico. Al contempo, Osanna ci restituisce “il presente di duemila anni fa”, illustrando con registro divulgativo ma approccio scientifico dove e come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.

“Così abbiamo salvato Pompei”: alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico il team del parco archeologico ha ripercorso le tappe per mettere in sicurezza il sito

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, con il direttore del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

“Così abbiamo salvato Pompei”. Dal direttore generale del Grande Progetto, il generale Mauro Cipolletta, al direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, agli architetti e agli ingegneri che hanno coordinato ogni segmento del lavoro, l’intero team interdisciplinare che ha messo in sicurezza il sito archeologico di Pompei, ha raccontato alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico i lavori svolti dal 2017 per oltre 60 milioni già spesi nei cantieri già chiusi. L’intervento si è reso particolarmente necessario in seguito al crollo della Schola Armaturarum del 6 novembre 2010, all’aggiornamento della Carta del rischio del 2011, alla presa d’atto della situazione di dissesto idrogeologico diffuso dopo le consistenti piogge nel 2014, e tenuto conto dell’apporto disastroso delle oltre 160 bombe sganciate sul sito o nei suoi pressi durante la seconda guerra mondiale e dei terremoti.

Massimo Osanna con Mauro Cipolletta alla presentazione degli scavi nella Regio V di Pompei

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

I lavori, cominciati nel 2017, dovrebbero arrivare a conclusione nel 2020. La parola d’ordine è comunicazione, ultimo anello di una catena di azioni come anamnesi, diagnosi, terapia, che partono dalla ricerca. Ciò ha posto in essere un approccio multidisciplinare che ha permesso di tornare a scavare con tecniche moderne e tecnologia avanzata, per esempio nella Regio Quinta, lasciata dalla fine dell’800 semi-scavata. Una trentina di restauri sono ancora in corso.

L’affresco dei gladiatori è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’altra novità è che il lavoro è quotidiano, viene programmato e poi documentato. Ciò significa che in futuro non dovrà essere decifrato dall’apparato murario. I tecnici presenti, gli architetti Annamaria Mauro, Gianluca Vitagliano, Bruno De Nigris e Arianna Spinosa, gli archeologi Marialaura Iadanza e Alberta Martellone, l’ingegnere Vincenzo Calvanese, sono stati in grado di presentare i risultati ottenuti. Le linee di ricerca e quindi la filosofia del progetto, hanno considerato il problema complesso, ma non complicato, formato da una serie di problemi.

Pompei: nuova eccezionale scoperta nel cantiere della Regio V. Nel sottoscala di una bottega con alloggio (forse con prostitute) riemerge l’affresco realistico di due gladiatori: uno, soccombendo, chiede la grazia

L’affresco con i due gladiatori scoperto nel cantiere della Regio V a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il sangue sgorga abbondante dalle ferite del gladiatore (foto parco archeologico di Pompei)

Il sangue sprizza copioso dalle ferite lasciate dai fendenti. I due gladiatori sono giunti all’epilogo del combattimento. L’uno, ritto, sembra pronto a sferrare il colpo finale e godersi l’ovazione del pubblico. L’altro, colto nel momento in cui sta rovinando a terra, ha ancora la forza di alzare la mano per chiedere la grazia. È quanto si può vedere nell’ultima, eccezionale scoperta: un affresco con due gladiatori al termine del combattimento, l’uno vince l’altro soccombe, rinvenuto a Pompei nell’area di cantiere della Regio V, nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza e rimodulazione dei fronti di scavo, previsti dal Grande Progetto Pompei. “Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole”, sottolinea il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. “Oggi è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro”.

L’affresco dei gladiatori è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Mirmillone: gladiatore con spada corta (gladium), scudo ed elmo a tesa larga, visiera e pennacchi (foto parco archeologico di Pompei)

L’affresco di notevoli dimensioni (circa 1,12 mt x 1,5 mt), rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, ha forma trapezoidale, una scelta obbligata dallo spazio lasciato libero dal sottoscala, forse di una bottega, dove è stato collocato. Proprio al di sopra della pittura si intravede l’impronta della scala lignea. Molto probabilmente decorava un ambiente frequentato da gladiatori, forse una bettola dotata di un piano superiore, destinato ad alloggio dei proprietari dell’esercizio commerciale o come di frequente, soprattutto vista la presenza di gladiatori, destinato alle prostitute.
Su uno sfondo bianco, delimitato su tre lati da una fascia rossa, si compone la scena di lotta tra i due gladiatori, un “Mirmillone” e un “Trace”, due tipologie di lottatori distinti da armature differenti e classici avversari nelle lotte gladiatorie. Quello sulla sinistra è un “Mirmillone” della categoria degli “Scutati”: impugna l’arma di offesa, il gladium (corta spada romana), e un grande scudo rettangolare (scutum) e veste un elmo a tesa larga dotato di visiera con pennacchi, il cimiero. L’altro, in posizione soccombente, è un “Trace”, gladiatore della categoria dei “Parmularii”, con lo scudo a terra. È rappresentato con elmo (galea), a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, sormontato da un alto cimiero.

Il gesto dell’adlocutio: il trace ferito implora salvezza con la mano (foto parco archeologico di Pompei)

Il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna

“È molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori”, spiega il direttore generale Massimo Osanna. “Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, provengono il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali. Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di adlocutio, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia. L’ambiente di rinvenimento è solo parzialmente portato in luce – su un lato emerge un’altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura- in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V”.

Pompei. Lo scavo della Regio V restituisce un’altra eccezionale scoperta: il “tesoretto della fattucchiera”, amuleti, gemme, gioielli femminili, statuine, portafortuna indossati o portati con sé per proteggersi contro la malasorte

Il “tesoretto” di amuleti e gioielli scoperto nella casa del Giardino durante lo scavo della Regio V a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Anche un teschio tra gli amuleti ritrovati nel “tesoretto” della Casa del Guardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Amuleti, gemme, gioielli femminili, statuine, elementi decorativi; c’è anche un piccolo teschio. Sono in faïence, bronzo, osso e ambra: utilizzati per ornamento personale ma anche portafortuna indossati o portati con sé per proteggersi contro la malasorte. È il “tesoretto della fattucchiera” l’ultima eccezionale scoperta, restituitaci dallo scavo della Regio V di Pompei, in uno degli ambienti della casa del Giardino. Custoditi in una cassa in legno, e da poco restaurati e riportati al loro splendore dalle restauratrici del Laboratorio di Restauro del Parco Archeologico di Pompei, si trattava di una parte dei preziosi di famiglia, che forse gli abitanti della casa non riuscirono a portare via prima di tentare la fuga. Considerate le straordinarie condizioni di conservazione e la particolare qualità dei manufatti è stato possibile donar loro una nuova vita mediante un intervento di semplice pulitura e consolidamento con materiali reversibili. Presto i monili saranno esposti, con altri gioielli pompeiani, alla Palestra Grande, in un’esposizione che si propone come seguito di “Vanity”, la mostra da poco conclusasi, e dedicata finora al confronto di stile e manifattura di gioielli dalle Cicladi e da Pompei, oltre che da altri siti campani.

Ambre e vaghi di collana scoperti nella Casa del Giardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

Straordinarie paste vitree incise tra i gioielli e gli amuleti trovati nella Casa del Giardino a Pompei (foto Cesare Abbate / Ansa)

La scoperta, lo scavo. La traccia della cassa in legno che conteneva i reperti, le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno del materiale vulcanico, a differenza della parte lignea decompostasi, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassa o mobile nell’angolo di uno degli ambienti di servizio, probabilmente usato come deposito. Sul fondo dell’impronta sono stati rinvenuti i numerosi oggetti preziosi, tra cui due specchi, diversi vaghi di collana, elementi decorativi in faïence, bronzo, osso e ambra, un unguentario vitreo, amuleti fallici, due frammenti di una spiga di circa 8 cm e una figura umana, entrambi in ambra, probabilmente dal valore apotropaico, e varie gemme (tra le quali una ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano). Diversi pezzi si contraddistinguono per la qualità pregiata dei materiali, oltre che per la fattura. Tra le paste vitree, straordinarie sono quelle con incise, su una la testa di Dioniso, sull’altra un satiro danzante.

Durante lo scavo della Casa del Giardino nella Regio V a Pompei è stato scoperto un tesoretto di gioielli e amuleti (foto parco archeologico Pompei)

Alcuni oggetti preziosi sono stati rinvenuti anche in una altra stanza della casa, presso l’atrio, dove sono stati documentati i resti scheletrici di donne e bambini, sconvolti da scavi clandestini di età moderna (XVII – XVIII secolo), probabilmente finalizzati proprio al recupero dei preziosi che le vittime portavano con sé. Solo un anello in ferro, ancora al dito della vittima, e un amuleto di faïence sono casualmente sfuggiti a questo saccheggio.

Oggetti di ornamento personale femminili scoperti a Casa del Giardino (foto Cesare Abbate / Ansa)

“Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna. “Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con dieci vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul DNA. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime. Particolarmente interessante è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la mala sorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione”.