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Parco archeologico di Pompei. Lunedì 3 maggio riaprono tutti i siti del territorio: la villa di Poppea, villa Regina, villa Arianna, villa S. Marco, il museo Archeologico “Libero D’Orsi”. Riapre anche il castello di Lettere. A Pompei tariffa ridotta nel pomeriggio

Affresco conservato al museo Archeologico “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto Francesco Squeglia)

Dopo Pompei Scavi, riaprono al pubblico dal 3 maggio 2021 gli altri siti archeologici del parco archeologico di Pompei: Villa Regina a Boscoreale, la Villa di Poppea a Oplontis, Villa Arianna e Villa San Marco a Stabiae,  il museo Archeologico “Libero D’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia e il Castello di Lettere. Le splendide ville archeologiche vesuviane consentono una conoscenza ampia della vita quotidiana, dell’organizzazione sociale e delle attività produttive in epoca romana.

La ricca decorazione parietale della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)

Dalla maestosa villa di Poppea  a Torre Annunziata, attribuita alla seconda moglie di Nerone, alla poco distante villa Regina di Boscoreale che costituisce un esempio ben conservato di fattoria rustica adibita alla produzione del vino, con i numerosi dolia interrati, usati per la conservazione del vino.

Un affresco parietale della villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

Mentre sulla collina di Varano a Castellammare predominano le grandi Ville di Stabia,  esempi di dimore aristocratiche con affaccio panoramico sul golfo e i cui pregiati affreschi e suppellettili assieme a tanti altri provenienti da tutto il territorio dell’antica Stabiae sono esposti e conservati al Museo archeologico Libero D’Orsi, presso la Reggia di Quisisana.

Il castello e le aree archeologiche del castello di Lettere (foto parco archeologico di Lettere)

Riapre al pubblico anche il Castello di Lettere nel Comune omonimo, con il suo percorso museale che racconta attraverso l’esposizione di vasellame e armi, la vita nel castello in età medievale.

Il foro romano della città antica di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Pompei introduce, dal 3 maggio 2021, la novità di una tariffa ridotta a 10 euro per l’accesso pomeridiano a partire dalle 15.30. L’ ingresso pomeridiano consentirà un’ampia visita del sito, con riduzione d’accesso in alcune domus a partire dalle 16.  L’elenco degli edifici visitabili è consultabile sul sito www.pompeiisites.org. Si conferma il giorno di chiusura del lunedì fino al 6 giugno 2021, e l’apertura tutti i giorni a partire dal 7 giugno 2021 per tutto il periodo estivo, fino a nuova comunicazione.

Il Palazzo Reale di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico Pompei)

I siti periferici osserveranno il giorno di chiusura del martedì con accesso nei consueti orari estivi (9 – 19 con ultimo ingresso 17.30/ ultimo ingresso Reggia di Quisisana 18.30). I biglietti di ingresso ai siti saranno acquistabili sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore online autorizzato o presso le biglietterie di piazza Anfiteatro e di piazza Esedra per Pompei o di Oplontis per la Villa di Poppea. Per tutti i siti, il sabato e la domenica la prenotazione per l’ingresso sarà possibile esclusivamente con acquisto on line sul sito www.ticketone.it, da effettuarsi almeno il giorno precedente alla visita, come da DPCM del 2 marzo 2021 art.14. Nei giorni infrasettimanali l’acquisto on-line è, invece, possibile anche nella stessa giornata fino a esaurimento disponibilità.

Villa Regina a Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)
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L’allestimento museale all’interno del Castello di Lettere (foto parco archeologico di Pompei)

Costo dei biglietti. Pompei + Villa Regina (Boscoreale): dalle 9 alle 15.30: intero 16 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa; dalle 15.30: intero 10 euro, ridotto 2 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile on-line o presso le biglietterie di piazza Esedra e piazza Anfiteatro. Il costo della prevendita on-line, al momento, è in aggiunta solo sul biglietto ridotto di 2 euro. Oplontis + Villa Regina (Boscoreale): 5 euro + prevendita on-line 1.50 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile on-line o presso le biglietterie di Oplontis. Villa Regina (Boscoreale): 2 euro + prevendita on-line  1.50  euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile esclusivamente on-line sul sito www.ticketone.it. Ville di Stabiae: ingresso gratuito. Per la prenotazione del fine settimana: 081.8575347. Reggia di Quisisana: 6 euro + prevendita on-line 1.50 euro, gratuità e riduzioni come da normativa. Acquisto possibile esclusivamente on-line sul sito www.ticketone.it. Castello di Lettere: 2 euro biglietto unico. Accesso gratuito esibendo il biglietto di Pompei. Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con chiusura dalle 13.30 alle 14.30, ultimo ingresso alle 12 per la mattina/ alle 18 per il pomeriggio. Per prenotare per il fine settimana:  tel. 081.8575347, veritas.onlus@alice.it.

Si torna a visitare gli scavi di Pompei in sicurezza (foto parco archeologico di Pompei)

Per il sito di Pompei permangono le fasce orarie per il contingentamento dei visitatori secondo le seguenti modalità: al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 500 persone, fino alle 13. Dopo le 13 l’ingresso consentito è per un massimo 300 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta e poi conservato per registrarlo sul tornello in uscita. È tollerato un ritardo di 10 minuti massimo rispetto all’orario della fascia oraria indicata, tanto per i visitatori quanto per le guide. Per i possessori della card Pompei365, la validità dell’abbonamento sarà prorogata per il numero di giorni corrispondenti a quelli di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria. Per il sito di Oplontis e le Ville di Stabia il contingentamento dei visitatori è di 40 persone massimo ogni 15 minuti. Per Villa Regina 15 persone ogni 30 minuti. Per la Reggia di Quisisana di 15 persone ogni 15 minuti. In ciascun sito i visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. Resta obbligatorio l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi e aperti a prescindere dalla distanza interpersonale. Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da SARS-COV 2 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata nei singoli siti. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. 

Castellammare di Stabia. “D’Orsi, l’archeologo romantico che inventò Stabiae”: il video riscopre la figura del professore che con la sua tenacia riuscì a “riscoprire” l’antica Stabiae, scavata dai Borbone e poi “scomparsa”. E sottolinea i suoi lasciti culturali: villa Arianna, villa San Marco e il museo nella reggia Quisisana

Un affresco parietale della villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

Il 18 gennaio 2021 la riapertura è toccata al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia Quisisana e, quasi un mese dopo, il 15 febbraio 2021 alla Villa di Arianna a Castellammare di Stabia: sono due “siti” che oggi possiamo ammirare e presentare con orgoglio al mondo. Ma ciò non sarebbe possibile se negli anni ’50 del secolo scorso un professore d’italiano, Libero D’Orsi, innamorato della storia della sua città natale, Castellammare di Stabia, non si fosse impegnato con tutte le sue forze a “riscoprire” l’antica Stabiae, trovata – è vero – dai scavi iniziati il 7 giugno 1749 per volere di Carlo III di Borbone, che esplorarono, secondo l’uso del tempo, attraverso cunicoli rinterrando e passando ad altro quando i rinvenimenti non erano ritenuti degni di essere esposti al museo Borbonico di Portici, un impianto urbano, con botteghe e strade e sei ville residenziali sul ciglio del pianoro di Varano. Lo scavo, seguito dall’ingegnere spagnolo Alcubierre e dall’ingegnere svizzero Karl Weber iniziò dalla villa San Marco (1749-1754) quindi interessò la villa “del pastore” (1754) e la villa di Arianna con il complesso adiacente (1757-1762). Ma la ricopertura degli scavi settecenteschi e l’attività agricola sul pianoro di Varano avevano fatto perdere, quasi dimenticare, l’interesse per questo sito archeologico. Spettò a Libero d’Orsi, professore e poi preside della scuola media locale, restituire, grazie a fortunatissime campagne di scavo, anche autofinanziate, il giusto valore storico e archeologico a questo importante luogo di delizie, costituito da ville grandi come palazzi e riccamente decorate con vista mozzafiato sul golfo di Napoli.

Una sala del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico di Pompei)

Ora un cortometraggio, dal titolo “D’Orsi, l’archeologo romantico che inventò Stabiae”, prodotto da Fondazione Cives – Mav museo Archeologico virtuale di Ercolano, ricostruisce la figura e l’opera di Libero D’Orsi, tra archeologia e civismo, ma anche l’eredità che questo “archeologo romantico” – come amava definirsi – ci ha lasciato, dalle ville che oggi possiamo visitare e ammirare all’ultimo risultato che si è concretizzato solo nel settembre 2020, cioè il nuovo museo Archeologico di Stabia, non a caso intitolato proprio a Libero D’Orsi, nella Reggia Quisisana di Castellammare di Stabia, dove hanno trovato spazio gli 8mila reperti che D’Orsi aveva raccolto durante le sue campagne di scavo. Il corto è nato da un’idea di Antonio Ferrara, e ha visto la collaborazione del “Comitato per gli Scavi di Stabia fondato nel 1950” di Castellammare di Stabia e del parco archeologico di Pompei, attraverso il suo direttore generale Massimo Osanna, e l’archeologo Francesco Muscolino responsabile area archeologica di Stabiae. La voce narrante è di Gianfelice Imparato, video ed editing di Raffaele Gentiluomo, riprese di Salvatore Musella.

Dov’è Stabiae? Era questo il cruccio di un ragazzo cresciuto agli inizi del ‘900 a ridosso del porto di Castellammare di Stabia, città di mare affacciata sul golfo di Napoli. A 8 anni era stato agli scavi di Pompei. Gli avevano parlato di Ercolano, ma la sua città era scomparsa. Dov’è Stabiae? Si chiedeva Libero d’Orsi. Una domanda che lo accompagnerà per 80 anni. Chi era Libero d’Orsi? Professore di italiano, tra le due guerre mondiali insegnò in Puglia, Veneto e Romagna, dove ottenne l’incarico di preside. Nel 1946 rientrò nella città natale per assumere la presidenza della scuola media. Castellammare, come il resto del Paese, era alle prese con la ricostruzione post bellica. D’Orsi non si perse d’animo. Nel 1949 fu nominato ispettore onorario alle Antichità e Belle arti. Chiamò a raccolta professionisti appassionati di archeologia e diede vita al Comitato per gli scavi di Stabia, associazione ancora attiva, che sostenne le spese dei lavori e del personale. Tra il 1950 e il 1968 furono portate alla luce una decine di ville romane. Erano sia residenze di lusso sia fattorie agricole. I frammenti di affreschi e di stucchi recuperati nel corso degli scavi, condotti con i disoccupati dei cantieri scuola, venivano custoditi tra la Grotta San Biagio e la presidenza della scuola media. Sfidando le resistenze di molti accademici Libero D’Orsi, archeologo romantico come lui stesso amava definirsi, tirò fuori dall’oblio Stabiae. “Per gli scavi sono dovuto ricorrere ad alcuni studenti universitari, a qualche professionista che mi hanno aiutato”, spiega D’Orsi in immagini d’archivio. Come ha fatto? “Li ho chiamati, li ho catechizzati e ho detto loro – forse una parola un po’ antipatica – ho detto: sentite, oggi sulla superficie della terra siamo quel che siamo, sotto terra siamo grandi uomini. Volete essere grandi uomini? Allora venite a scavare. Hanno detto di sì, e siamo andati”. Quella di D’Orsi fu un’impresa in bilico tra archeologia ufficiale e civismo. Ma è soprattutto una storia rappresentativa di un’Italia che usciva dalla guerra e puntava sulla cultura per ripartire, anche in una piccola città di provincia come Castellammare. Eccoli i lasciti di questa tenace personalità. Senza D’Orsi non avremmo villa Arianna e la villa del secondo complesso. Superbe residenze allineate lungo il ciglio della collina in posizione panoramica, e villa San Marco dalle ardite soluzioni architettoniche con impianto termale e una grande piscina. Questa villa affascinò Lucio Dalla che nel 2008 volle esibirsi in un concerto gratuito dal titolo Stabia svelata, e finalmente il 24 settembre  2020 l’inaugurazione del museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi” aperto all’interno del palazzo reale di Quisisana, dove abitavano re e regine dagli Angioini agli Aragonesi fino ai Borbone. Questo museo ora accoglie la collezione di 8mila reperti di quell’Antiquarium stabiano aperto il 4 luglio 1959 da D’Orsi al piano terra della sua scuola media. Libero D’Orsi si spense a Castellammare di Stabia il 18 gennaio 1977, a quasi novant’anni. Il suo impegno è oggi esempio per quanti credono nel valore e nella forza della cultura come motore di sviluppo e di crescita sociale civile e turistica di una comunità.

Campania “gialla”. Così lunedì 18 gennaio riaprono il sito di Pompei e il museo di Stabia “Libero d’Orsi” dal lunedì al venerdì. Visita lungo un percorso segnalato nel rispetto delle norme anti Covid: ecco cosa si può vedere

L’home page del sito del parco archeologico di Pompei annuncia la riapertura del sito di Pompei e del museo “Libero Orsi”
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Una sala del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” (foto parco archeologico di Pompei)

Era la notizia che si attendeva da settimane: i musei possono riaprire nelle Regioni “gialle”, cioè con moderato rischio di contagio. La Campania da domenica 17 gennaio 2021 sarà “gialla”. E il parco archeologico di Pompei non ha perso tempo. Il sito archeologico di Pompei e il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana lunedì 18 gennaio 2021 riaprono al pubblico dopo la chiusura di questi mesi. In ottemperanza alle indicazioni ministeriali e fino al ulteriore comunicazione i  siti saranno aperti dal lunedì al venerdì nei consueti orari (Pompei 9 – 17, con ultimo ingresso alle 15.30; museo “Libero D’Orsi” 9 -17, con ultimo ingresso alle 16), con chiusura il sabato e la domenica. In questa fase di graduale riapertura l’accesso e l’uscita per l’area archeologica di Pompei saranno possibili dal varco di piazza Anfiteatro. La visita si svilupperà lungo un percorso segnalato all’interno del sito e sull’app di supporto My Pompeii allo scopo di assicurare una visita in sicurezza del sito e nel pieno rispetto delle disposizioni sanitarie anti Covid.

La palestra grande e l’anfiteatro di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)
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Le colonne nel foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

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L’allestimento della mostra “VENUSTAS. Grazia e bellezza a Pompei” alla Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Sarà possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, accedere alla Palestra grande e alla mostra “Venustas. Grazia e Bellezza a Pompei”.  Si potranno visitare i Praedia di Giulia Felice e spostarsi su via dell’Abbondanza con accesso alle principali domus, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da via dell’abbondanza, inoltre, si potrà raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire via Stabiana fino a via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno. L’elenco completo degli edifici visitabili è consultabile sul sito www.pompeiisites.org. Il biglietto di ingresso ai due siti è  acquistabile esclusivamente on-line sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore ufficiale autorizzato. Tariffe: Pompei intero: € 14.50 (+ € 1.50 su prevendita online), ridotto: € 2 (+ € 1.50 su prevendita online); Quisisana € 6 (+ € 1.50 su prevendita online), ridotto: € 2 (+ € 1.50 su prevendita online). Gratuità e riduzioni come da normativa.

L’affresco con Leda e il Cigno, rinvenuto negli scavi della Regio V alla fine del 2018, è una delle più importanti scoperte recenti a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 500 persone ogni 15 minuti, fino alle 13. Dopo le 13 l’ingresso consentito è per un massimo 300 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta e poi conservato per registrarlo sul tornello in uscita. È tollerato un ritardo di 10 minuti massimo rispetto all’orario della fascia oraria indicata, tanto per i visitatori quanto per le guide. La prenotazione sarà possibile anche nella stessa giornata fino a esaurimento disponibilità.

Dal 1° gennaio 2020 arriva l’abbonamento POMPEI 365 per entrare nel sito archeologico tutte le volte che si vuole per un anno intero

Per i possessori della card Pompei365, la validità dell’abbonamento sarà prorogata per il numero di giorni, corrispondenti a quelli di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria. È inoltre  in corso la promozione al 50% sull’acquisto dell’abbonamento fino al 28 febbraio. Solo per gli abbonamenti in proroga,  l’acquisto in promozione entro il 28 febbraio, avrà validità annuale dalla data del primo utilizzo. Il biglietto gratuito per l’accesso singolo, di volta in volta, dovrà essere richiesto sul sito www.ticketone.it. I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. Resta obbligatorio l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi e aperti, a prescindere dalla distanza interpersonale. Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da SARS-COV 2 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica.

Alcune indicazioni per visitare in sicurezza l’area archeologica di Pompei in tempi di coronavirus

La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata dal Parco. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. I visitatori con difficoltà motoria potranno seguire da piazza Anfiteatro il percorso facilitato “Pompei per tutti”, con ritorno in uscita a piazza Anfiteatro o eventualmente usufruire dell’uscita di piazza Esedra¸  utilizzando l’ascensore dell’Antiquarium. Presso l’ingresso di piazza Anfiteatro (fino a nuova comunicazione) sarà possibile richiedere un servizio visite guidate, dalle 9 alle 13. I gruppi potranno accedere secondo le seguenti indicazioni: gruppi di visitatori autonomi, massimo 5 persone; gruppi accompagnati da guide turistiche, massimo 10 persone (max 25 persone se il gruppo è dotato di auricolari/whisper usa e getta).

A ottobre (venerdì e sabato) e a novembre (Notte dei Musei) passeggiate notturne a Pompei, reggia di Quisisana a Stabia, villa di Poppea A Oplontis e villa Regina a Boscoreale

Una suggestiva immagine del tempio di Giove by night nel foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Tornano i percorsi illuminati nei siti archeologici vesuviani, nell’ambito dei progetti di valorizzazione 2020, promossi dal ministero per i Beni, le Attività culturali e il Turismo. Otto serate, dal 2 ottobre fino al 24 ottobre 2020, tutti i venerdì e i sabato (2/3 -9/10-16/17-23/24 ottobre)  dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22) nei siti di Pompei, alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia – Museo archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”, alla Villa di Poppea a Oplontis e a Villa Regina a Boscoreale. A Pompei, Oplontis e Villa Regina è prevista un’ulteriore apertura serale il 31 ottobre 2020, a recupero della serata prevista nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio del 26 settembre scorso e rinviata a causa del maltempo. L’apertura, dalle 20 alle 23, con ultimo ingresso alle 22 è al costo simbolico di 1 euro. Acquisto on-line su www.ticketone.it (+ 1,50 euro di prevendita) o presso la biglietteria di Porta Marina Superiore. Alle aperture serali di ottobre, si aggiunge la Notte dei Musei il 14 novembre 2020, negli stessi siti e con gli stessi orari e tariffe di ingresso.

Passeggiata notturna al Foro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

A Pompei le passeggiate notturne interesseranno uno dei luoghi più monumentali del sito, l’area del Foro, cuore della vita politica, religiosa ed economica della città antica, attraverso un percorso di suoni e luci a cura di Enel Sole, che ha inizio da porta Marina. L’itinerario si conclude con una video proiezione alla Basilica, l’antico palazzo di Giustizia e con l’ uscita dal Tempio di Venere su piazza Esedra. Ingresso di porta Marina superiore con uscita a piazza Esedra. Il biglietto di ingresso per Pompei, di 6 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure alla biglietteria di porta Marina. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora secondo i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. A Pompei sarà consentito ingresso per massimo 300 persone per turno. Accesso disabili garantito a Pompei con ascensore dell’Antiquarium.

Una sala del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi” (foto parco archeologico di Pompei)

Stabia partecipa alle aperture serale con la possibilità di accedere al museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”, nuovo spazio museale di recente inaugurato negli storici ambienti della Reggia di Quisisana e dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano, alcuni mai esposti prima in Italia, tra affreschi, pavimenti in opus sectile, stucchi, sculture, terrecotte, vasellame da mensa, oggetti in bronzo e in ferro. Il percorso espositivo del museo, il cui progetto scientifico è curato dal Parco Archeologico di Pompei, si propone di offrire un quadro complessivo di Stabiae e dell’Ager Stabianus dall’età arcaica sino all’eruzione del 79 d.C. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile esclusivamente online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita). Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. Le sale del museo sono accessibili a persone con difficoltà motoria.

La villa di Poppea by night a Oplontis (Torre Annunziata) (foto parco archeologico di Pompei)

A Oplontis sarà possibile accedere alla villa di Poppea illuminata, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppaea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure presso la biglietteria del sito. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. Alla Villa di Poppea sarà consentito ingresso per massimo 40 persone per turno. Sono previste iniziative a cura dell’Archeoclub di Torre Annunziata. Accesso disabili con accompagnatore.

Passeggiate notturne a villa Regina a Boscoreale (foto Cesare Abbate)

Villa Regina by night a Boscoreale (foto Cesare Abbate)

A Boscoreale, infine, sarà possibile accedere alla villa Regina, unica villa rustica interamente visitabile tra le numerose fattorie specializzate nella produzione agricola presenti sul territorio pompeiano. È composta da vari ambienti disposti sui tre lati di un cortile scoperto che ospita la cella vinaria con diciotto dolia (orci per la conservazione del vino). L’attività principale era infatti la produzione del vino. Il biglietto di ingresso di 3 euro, 2 euro il ridotto (gratuità come da normativa) è acquistabile online su www.ticketone.it  (+ 1,50 euro di prevendita) oppure presso la biglietteria di Oplontis. Gli ingressi sono scaglionati ogni mezz’ora con i seguenti turni: 20; 20.30; 21; 21.30; 22. A Villa Regina sarà consentito ingresso per massimo 15 persone per turno. Sono previste iniziative a cura della Pro Loco Villa Regina. Accesso disabili con accompagnatore.

Castellammare di Stabia (Na). Il ministro Franceschini inaugura nell’ex reggia borbonica Quisisana il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”

L’invito alla cerimonia di inaugurazione del nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libro Orsi” a Castellammare di Stabia (Na)

Nell’estate 2018 sembrava solo un bel progetto da libro dei sogni: aprire nella reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia un museo dedicato a Stabiae. Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, l’aveva annunciato in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alla ricerca di Stabia” all’antiquarium di Pompei: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/08/05/alla-ricerca-di-stabia-allantiquarium-di-pompei-una-mostra-sulla-necropoli-di-s-maria-delle-grazie-e-del-santuario-dei-privati-anticipa-il-progetto-multidisciplinare-per-l/). Quel progetto si è realizzato. Giovedì 24 settembre 2020, alle 11, alla reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, si inaugura il nuovo museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi”. Alla cerimonia interverranno Dario Franceschini, ministro ai Beni culturali, Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia.

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo Archeologico di Stabia

Firma della convenzione tra Gaetano Cimmino (sindaco) e Massimo Osanna (dg Pompei) per allestire il museo Archeologico di Stabia nella Reggia di Quisisana (foto parco archeologico Pompei)

Per arrivare a questo risultato è stato necessario un passaggio intermedio: la concessione d’uso della reggia i cui recenti restauri e la riqualificazione degli spazi hanno permesso di recuperarne il corpo di fabbrica, che si colloca sulle pendici del Monte Faito, restituendo una testimonianza storica destinata a ricevere una fruizione di alto livello culturale e istituzionale. Massimo Osanna, allora direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, hanno firmato mercoledì 15 ottobre 2019 nella sala convegni del Palazzo Reale di Quisisana la convenzione per l’istituzione del museo Archeologico nelle stanze dell’ex residenza borbonica, una location di prestigio per ospitare i reperti dal territorio stabiano, tra cui gli affreschi romani e gli oggetti provenienti dalle ville di Stabiae in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, chiuso dal 1997 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/15/la-reggia-di-quisisana-ospitera-il-museo-archeologico-di-castellammare-di-stabia-firmato-laccordo-di-valorizzazione-tra-il-parco-archeologico-di-pompei-e-il-comune-di-castellammare-sara-un/).

La Reggia di Quisisana ospiterà il museo Archeologico di Castellammare di Stabia: firmato l’Accordo di Valorizzazione tra il Parco Archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare. Sarà un polo museale che integra il circuito archeologico delle ville romane stabiane

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo Archeologico di Stabia

Firma della convenzione tra Gaetano Cimmino (sindaco) e Massimo Osanna (dg Pompei) per allestire il museo Archeologico di Stabia nella Reggia di Quisisana (foto parco archeologico Pompei)

Il museo Archeologico di Castellammare di Stabia non è più solo un bel progetto da libro dei sogni. Nel luglio 2018, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Alla ricerca di Stabia” all’antiquarium di Pompei, il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna, l’aveva anticipato: “È imminente la concessione d’uso della Reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia alla soprintendenza per allestirvi un museo dedicato a Stabiae e un centro di ricerca sull’area che è considerata di grande interesse” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/08/05/alla-ricerca-di-stabia-allantiquarium-di-pompei-una-mostra-sulla-necropoli-di-s-maria-delle-grazie-e-del-santuario-dei-privati-anticipa-il-progetto-multidisciplinare-per-l/). Sono passati quasi quindici mesi e quel progetto è realtà: il Palazzo Reale di Quisisana ospiterà il museo Archeologico di Castellammare di Stabia. Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, hanno firmato mercoledì 15 ottobre 2019 nella sala convegni del Palazzo Reale di Quisisana la convenzione per l’istituzione del museo Archeologico nelle stanze dell’ex residenza borbonica, una location di prestigio per ospitare i reperti dal territorio stabiano, tra cui gli affreschi romani e gli oggetti provenienti dalle ville di Stabiae in parte già ospitati nell’Antiquarium stabiano, chiuso dal 1997. I recenti restauri e la riqualificazione degli spazi hanno permesso di recuperare il corpo di fabbrica del Palazzo Reale di Quisisana, che si colloca sulle pendici del Monte Faito, restituendo una testimonianza storica destinata a ricevere una fruizione di alto livello culturale e istituzionale. È evidente che la realizzazione di un polo museale di eccellenza a Castellammare di Stabia integra l’offerta culturale e il circuito archeologico dell’antica Stabiae, in rete con Villa San Marco e Villa Arianna, due importanti esempi di ville romane aristocratiche sul pianoro di Varano.

Il direttore generale Massimo Osanna illustra i reperti stabiani in mostra all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Il Palazzo Reale di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico Pompei)

La convenzione definisce le modalità operative con le quali le parti intendono gestire, ciascuno per propria competenza, l’uso degli spazi destinati alla fruizione dei visitatori e degli utenti. Il sito è di proprietà del Comune di Castellammare di Stabia che ne gestisce la fruizione; le funzioni di tutela sono di competenza del parco archeologico di Pompei. “L’approvazione dello schema di convenzione tra il parco archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia per la realizzazione del museo Archeologico nel Palazzo Reale di Quisisana è stato il primo provvedimento della nostra giunta”, ricorda soddisfatto il sindaco Gaetano Cimmino, “testimonianza evidente della rilevanza che questo progetto assume per la nostra Amministrazione e per l’intera Città di Castellammare di Stabia. Abbiamo chiesto di intitolare il museo al professor Libero D’Orsi, che alla guida del comitato per gli scavi avviò nel 1950 le attività di riesplorazione delle ville romane. E in sinergia con il parco archeologico di Pompei continueremo a dare impulso al percorso per la valorizzazione degli scavi di Stabia, simbolo della nostra storia e della nostra cultura”. E il dg Osanna: “Questa firma rappresenta un traguardo importante per Stabia e il suo ricco patrimonio culturale. Dopo le travagliate vicende, che hanno accompagnato il processo di completamento di questa convenzione, finalmente possiamo attivarci per dare un’appropriata collocazione ai numerosissimi reperti stabiani. Lavoreremo per allestire, quanto prima, un’ampia collezione permanente oltre a prevedere mostre temporanee, al fine di dare un nuovo impulso alla conoscenza di questo patrimonio straordinario e al turismo. In tal senso, la collaborazione con il Comune di Castellammare è di fondamentale importanza per un’azione ad ampio raggio di valorizzazione del territorio. L’intervento di tutela e salvaguardia delle strutture archeologiche, che è naturalmente una nostra priorità, non è da solo sufficiente per il rilancio turistico dell’area. È mia volontà lavorare assieme, anche per migliorare l’accessibilità e raggiungibilità delle Ville di Stabia”.

Dalla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia l’occhio spazia fino al Vesuvio (foto parco archeologico Pompei)

Antefissa in terracotta con la testa di Ercole dal luogo di culto in località Privati a Stabia (foto Graziano Tavan)

La Reggia di Quisisana, a Castellammare di Stabia, fu costruita nel XIII secolo dai sovrani angioini come luogo di villeggiatura e di cura, ma fu solo con gli interventi condotti da Carlo III di Borbone tra il 1765 e il 1790 che il palazzo assunse l’aspetto attuale. Il complesso, che rispecchiava l’idea del “palazzo di caccia e villeggiatura”, ha una struttura a elle così da godere da un lato di una splendida vista sul golfo e dall’altro di essere meglio collegato a Castellammare. Nel periodo seguente anche il parco venne riammodernato e ingrandito sui modelli del giardino all’inglese con grandi viali, scale, fontane e giochi d’acqua che sfruttavano scenograficamente sia la ricca vegetazione delle pendici del Faito che le sorgenti d’acqua. La fama del Palazzo era tale da attrarre moltissimi viaggiatori e personalità straniere a soggiornare nell’area e il suo splendore ci è testimoniato dagli acquerelli e dalle incisioni di Hackert e Dahl nonché dalle vedute della Scuola di Posilippo. Dopo alcuni decenni di abbandono, il palazzo è stato oggetto all’inizio del 2000 di un grande intervento di restauro terminato nel 2009 e che ha restituito l’antico splendore. Oggi il complesso è al centro di un grande progetto di valorizzazione sotto la direzione del parco archeologico di Pompei che mira a renderlo sede di un museo dedicato alle ricche ville romane di Castellammare di Stabia e dove saranno esposti i magnifici affreschi e i reperti attualmente conservati all’Antiquarium. Il palazzo ospiterà anche un grande deposito visitabile per far entrare il pubblico nel “cuore” del museo stesso e al contempo per ospitare i nuovi reperti delle ricerche scientifiche che sono state riavviate nel territorio.

Con Pasqua 2019 riapre a Castellammare (Na) la bellissima Villa Arianna, dai preziosi affreschi, danneggiata dall’ondata di maltempo dell’ottobre 2018. Migliorati anche l’arredo esterno e la segnaletica

Il grande ambiente di Villa Arianna a Castellammare di Stabia con al centro l’affresco con il mito di Arianna (foto parco archeologico di Pompei)

Nell’uovo di Pasqua 2019 Castellammare (Na) trova la riapertura di Villa Arianna, la famosa villa dell’antica Stabiae così denominata per la grande pittura a soggetto mitologico rinvenuta sulla parete di fondo del triclinio, durante gli scavi condotti dall’ingegnere svizzero Karl Weber tra il 1757 e il 1762, cioè all’inizio degli scavi borbonici, quando si procedeva attraverso esplorazioni sotterranee che prevedevano solo il recupero degli oggetti e non anche l’indagine dell’intero contesto architettonico: pertanto, le suppellettili e gli affreschi meglio conservati venivano prelevati e inviati al museo Borbonico presso il Palazzo Reale di Portici, poi confluiti in quello che oggi è il museo Archeologico nazionale di Napoli.

Un affresco parietale della villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)

A villa Arianna: da sinistra, Francesco Muscolino (direttore scavi), Alfonsina Russo (direttore ad interim Pompei), Gaetano Cimmino (sindaco Castellammare); Mauro Cipolletta (direttore Gpp) (foto Parco archeologico Pompei)

La Villa era chiusa da ottobre 2018 per i danni causati da una straordinaria ondata di maltempo. In questi mesi sono stati effettuati lavori di ripristino e puntellatura della copertura moderna dell’atrio in modo da riconsentire la riapertura al pubblico. Le coperture della Villa e dell’adiacente “Secondo Complesso” saranno, a breve, oggetto di un più radicale rifacimento, già definito a livello progettuale. La forzata chiusura al pubblico è stata l’occasione per condurre interventi di miglioramento del decoro complessivo della Villa e di accoglienza per i visitatori, che sono stati presentati alla presenza della direttrice ad interim Alfonsina Russo, del direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta, del direttore degli scavi di Stabia Francesco Muscolino e del sindaco di Castallammare, Gaetano Cimmino. “La riapertura della villa è solo l’inizio di una progressiva riqualificazione”, dichiara Alfonsina Russo, “e una dimostrazione della rinnovata attenzione del parco archeologico di Pompei verso lo straordinario patrimonio archeologico dell’antica Stabiae”.

Nuove staccionate per la visita a villa Arianna di Stabia (foto parco archeologico Pompei)

Nuove staccionate di contenimento fronti non scavati di villa Arianna di Stabia (foto parco archeologico Pompei)

Nell’ottica di una sempre maggiore integrazione con il contesto territoriale, sono stati riposizionati i nuovi cartelli segnaletici nelle immediate adiacenze esterne della villa, prima tappa di un necessario potenziamento della cartellonistica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna sia Villa San Marco. Sono state, inoltre, interamente rifatte per una lunghezza complessiva di circa cinquecento metri, le staccionate che delimitano i percorsi di visita e recingono gli spazi a monte della villa, sostituendo le vecchie recinzioni ormai ammalorate o mancanti in alcuni punti, allo scopo di rendere sempre più quest’ampia area verde, a Ovest della villa, circondata da ulivi e allestita con panchine, un confortevole luogo di sosta per i visitatori del sito e non solo. Contestualmente, con la realizzazione di nuove viminate (staccionate di contenimento) e altri piccoli interventi, si sono stabilizzati alcuni tratti dei fronti non scavati.

Vetrine allestite all’interno di villa Arianna (foto parco archeologico Pompei)

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo nazionale di Stabia

“La proposta inserita all’interno del Piano Strategico per lo sviluppo delle aree comprese nel piano di gestione del sito UNESCO “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”, aggiunge il generale Mauro Cipoletta, “prevede la valorizzazione delle aree archeologiche di Stabia, Villa San Marco e Villa Arianna, attraverso il miglioramento delle vie di accesso e di collegamento ad altre evidenze culturali, nonché la riqualificazione delle aree di sosta, dotandole anche di adeguate strutture di accoglienza turistica (ingresso con info-point, piccola area espositiva, bar etc).” E il sindaco Gaetano Cimmino: “La riapertura di Villa Arianna è un avvenimento atteso sin da quando l’ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura, che è stata ora rimessa a nuovo con interventi finalizzati alla messa in sicurezza della splendida villa romana e al miglioramento dell’accoglienza. Si tratta dell’ennesimo segnale della sinergia intrapresa tra il Parco Archeologico di Pompei e l’amministrazione comunale di Castellammare di Stabia per la valorizzazione del vasto patrimonio storico e culturale del territorio, che costituisce una risorsa preziosa per Castellammare. Una cooperazione che proseguirà con la realizzazione del museo Archeologico di Stabia all’interno di Palazzo Reale a Quisisana, nell’ottica del potenziamento del marketing territoriale che insieme siamo pronti a promuovere per dare impulso al turismo culturale in città”.

Nuovo sito web per il parco archeologico di Pompei: mappa interattiva e informazioni in sette lingue

Una pagina del nuovo sito web del Parco archeologico di Pompei

Dal 10 dicembre sarà online il nuovo sito web del Parco Archeologico di Pompei con una nuova veste grafica, ma soprattutto con una maggiore navigabilità e accessibilità per gli utenti e un più ricco contenuto testuale, di immagini e video. Il sito del Parco, che manterrà l’indirizzo http://www.pompeiisites.org e avrà le due versioni in italiano e inglese, prevede anche una landing page con le informazioni di base in ulteriori 7 lingue (tedesco, francese, spagnolo, russo, portoghese, giapponese e cinese) e porta in evidenza le informazioni su Pompei, ma anche sui siti periferici della Reggia di Quisisana, del Polverificio Borbonico, di Villa Sora e Longola che, oltre ai siti di Stabiae, Oplontis e l’Antiquarium di Boscoreale, rientrano nella competenza del Parco Archeologico di Pompei.

Sul nuovo sito web del parco archeologico di Pompei mappa interattva e info in 7 lingue

Una novità è la mappa interattiva dell’area archeologica di Pompei, facilmente navigabile sia da mobile che da desktop, con aggiornamenti in tempo reale sulle aperture e gli orari delle domus, con foto e descrizione degli edifici e con la possibilità di potersene servire come guida mobile per orientarsi facilmente all’interno degli scavi. Il sito, nell’ottica dell’attenzione che il Parco archeologico sta riservando all’ accessibilità degli utenti di ogni categoria al patrimonio culturale di Pompei, è in linea da un punto di vista normativo con gli standard tecnici previsti dal Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 e successive modifiche (Allegato A ).

“Alla ricerca di Stabia”: all’Antiquarium di Pompei una mostra sulla necropoli di Madonna delle Grazie e del santuario dei Privati anticipa il progetto multidisciplinare per lo studio, la riscoperta e la valorizzazione dell’antica Stabiae. Con l’antiquarium stabiano chiuso da anni, il nuovo museo di Stabia sarà nella reggia borbonica di Quisisana

Il manifesto che annuncia la mostra “Alla scoperta di Stabia” all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Il team di archeologi della soprintendenza di Pompei tra i direttori generali Osanna (a sinistra) e Cipolletta (a destra) (foto Graziano Tavan)

Focus sull’antica Stabiae. Era ora, sarebbe quasi il caso di dire. E lo ha fatto ben capire e trasparire dalle sue parole Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, nel presentare la mostra “Alla ricerca di Stabia”, aperta all’Antiquarium di Pompei fino al 31 gennaio 2019: un percorso di conoscenza della storia dell’antica Stabiae attraverso le testimonianze lasciateci dai ritrovamenti nella necropoli di Madonna delle Grazie, con le sue numerose sepolture, e nel santuario extraurbano in località Privati connesso, come rivelano i reperti votivi rinvenuti, al mondo femminile, alla protezione della fertilità e delle nascite. “Di solito”, esordisce Osanna, “le mostre archeologiche rappresentano il punto di arrivo di un progetto di ricerca archeologica. Stavolta, invece, vogliamo portare l’attenzione sulle necropoli di Stabiae, che raccontano la storia di una comunità aperta ai contatti con il Mediterraneo. La diversità dei materiali raccolti racconta un mondo fatto di mobilità, di migrazioni, di contatto tra culture, una cultura fatta di recezioni, di stimoli che vengono da aree culturali diverse. Questa mostra porta luce su un luogo troppo a lungo dimenticato che è l’antiquarium Stabiano, che è stato un luogo glorioso negli anni Sessanta per i materiali straordinari che conteneva, poi chiuso per problemi di agibilità dell’edificio. Così l’Antiquarium Stabiano è diventato il contenitore inadeguato di materiale non più fruibile da parte del pubblico”.

La reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia ospiterà il nuovo museo nazionale di Stabia

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

Un progetto scientifico e di valorizzazione ambizioso per l’antica Stabiae. “Di Stabiae si sa pochissimo”, ammette Osanna. “È per questo che abbiamo messo insieme un programma di ricerca a tappeto su tutto il territorio di Stabia e capire la nascita e lo sviluppo di questo insediamento e arrivare a una conoscenza da aprire alla comunità del territorio e ai visitatori. A seguire il progetto è stato chiamato un gruppo cui fanno parte l’università di Salerno, l’università di Napoli Federico II, l’università di Bologna e la Columbia University”. E ancor prima del “taglio del nastro”, è stato proprio il soprintendente, affiancato dal direttore generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta, a dare la prima importante notizia: “È imminente la concessione d’uso della Reggia borbonica di Quisisana a Castellammare di Stabia alla soprintendenza per allestirvi un museo dedicato a Stabiae e un centro di ricerca sull’area che è considerata di grande interesse”. L’antico ager stabianus è infatti finora noto per la diffusione, tra la conquista sillana dell’89 a.C. e l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., di ville residenziali e produttive, come sottolineava già all’epoca Plinio il Vecchio: insediamenti richiamati dai terreni favorevoli alla coltura della vite e dell’olivo, e un retroterra montuoso adatto all’allevamento del bestiame per la produzione di lana, latte e derivati. Le residenze di lusso furono edificate sul pianoro di Varano, in posizione panoramica sul mare: ville di grandi dimensioni, spesso su più livelli. Pensiamo alla villa Arianna e al cosiddetto Secondo Complesso, oggi visitabili; la villa del Pastore, attualmente interrata; e la villa San Marco, aperta al pubblico. Sui terrazzamenti collinari dei monti Lattari stavano invece le ville rustiche: le ricerche della soprintendenza archeologica di Pompei negli ultimi anni ne ha individuato una cinquantina.

Il direttore generale Massimo Osanna illustra i reperti in mostra all’antiquarium di Pompei (foto Graziano Tavan)

Quindi a Pompei una mostra per fare il punto sulle ricerche a Stabia con un focus su due contesti di grande importanza per la ricostruzione delle dinamiche insediative del territorio stabiano e per le sue vicende storiche in epoca preromana. La necropoli di Madonna delle Grazie, con circa 300 tombe distribuite su un’area di circa 15mila mq, datate tra la seconda metà del VII sec. a.C. e la fine del III sec. a.C., testimonia della più antica occupazione stabile del territorio e rappresenta dunque una fonte preziosa di informazione sugli abitanti degli antichi centri che circondavano Pompei. Il luogo di culto in località Privati documenta invece un aspetto inedito della storia di Stabiae e cioè la presenza di un santuario extra-urbano nella seconda metà del IV sec. a.C.
La necropoli di Madonna delle Grazie si trova in una zona pianeggiante lungo la moderna statale Stabia-Nocera, in un’area che oggi costituisce la periferia orientale di Castellammare di Stabia. Le indagini condotte tra il 1959 e il 1989 hanno restituito circa 300 sepolture che indicano un utilizzo ininterrotto della necropoli tra la seconda metà del VII sec. a.C. e la fine del III sec. a.C. Tombe a fossa, a cassa litica o coperte con tegole sono le principali tipologie di sepolture attestate Nei corredi troviamo oggetti legati al banchetto, tra cui vasi utilizzati per il consumo di bevande come il vino (coppe, brocche, anforette) e strumenti impiegati nella preparazione dei cibi (coltelli e alari per la cottura delle carni); fibule, anellini, bracciali e collane sono invece elementi distintivi dell’abbigliamento e dell’ornamento.

Corredi funerari in mostra a Pompei dalla necropoli di Madonna delle Grazie a Stabia (foto Graziano Tavan)

“Gli oggetti in mostra delineano l’identità del defunto e attestano l’adozione di forme di consumo del vino legate al mondo greco ed etrusco”, spiegano gli archeologi. “I reperti testimoniano, inoltre, la presenza in Campania di nuove genti come gli Etruschi che, tra la fine del VII e gli inizi del VI sec. a.C., innescano profonde trasformazioni negli assetti territoriali e nelle dinamiche insediative. In questo periodo, sollecitati anche dall’arrivo di genti straniere, le popolazioni locali delle aree più interne della piana del Sarno e dei Monti Lattari si spinsero infatti fino al golfo di Napoli e si aprirono a nuovi contatti. La necropoli di Madonna delle Grazie ci racconta questa complessa fase di trasformazione”. E continuano: “Una comunità aperta ai contatti con genti straniere tra il VII e il V sec. a.C. consolida la propria presenza nel territorio stabiano e seppellisce i propri morti proprio nella necropoli di Santa Maria delle Grazie. Nelle tombe troviamo i segni di queste molteplici relazioni: diverse tipologie di ceramiche, tra cui vasi di impasto legati alla tradizione locale, forme in bucchero caratteristiche del mondo etrusco e importazioni greche”. Tra la metà del V e la metà del IV sec. a.C. l’arrivo di popolazioni sannitiche in Magna Grecia porta profonde trasformazioni sociali e negli insediamenti. “Segni di cambiamento si osservano anche a Stabia: nella necropoli di Madonna delle Grazie aumenta il numero delle tombe e cambia la tipologia delle ceramiche nei corredi, costituiti ora soprattutto da vasi privi di decorazione, ceramiche a vernice nera e più raramente vasi a figure rosse”.

Antefissa in terracotta con la testa di Ercole dal luogo di culto in località Privati a Stabia (foto Graziano Tavan)

Di grande interesse, quanto poco conosciuto, il luogo di culto in località Privati. Il deposito votivo, su una terrazza dei Monti Lattari digradante panoramicamente verso il golfo di Stabiae, segnava anticamente il confine meridionale del territorio stabiano, in una strategica posizione di controllo del percorso che collegava la valle del Sarno e l’area sorrentino-amalfitana. Il santuario, a partire dal IV sec. a.C., era probabilmente legato alla sfera femminile e alla protezione della fertilità e delle nascite, come indicano le terrecotte con immagini femminili, di bambini: tante offerte votive ed ex voto, anche con ossa animali.

Deposito di ex voto e materiale votivo da una fossa al centro della terrazza del luogo di culto in località Privati di Stabia (foto Graziano Tavan)

Al centro della terrazza gli archeologi hanno individuato una grande fossa con materiale votivo, spesso frammentato intenzionalmente prima di essere depositato, frammisto a terreno bruciato e a offerte di ossa animali. “Gli ex voto”, spiegano, “vennero gettati probabilmente per far posto a nuove offerte in occasione di un rifacimento del santuario tra II e I sec. a.C.”. Tra i votivo predomina la ceramica, con forme legate all’uso rituale dell’acqua e all’offerta di liquidi. “Alcuni tipi di statuine, come la figura di Atena con berretto frigio e le antefisse con Atena ed Eracle inseriscono il santuario di Privati in una rete di luoghi di culto che costellavano la penisola sorrentina dal Tempio Dorico di Pompei all’Athenaion di Punta della Campanella.