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Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII: nuovi scavi e ricerche a Pompei in collaborazione con università italiane e straniere

Il tempio di Esculapio nel quartiere dei teatri a Pompei

Dal Foro Triangolare al Tempio di Esculapio, dalle fulloniche della Regio VI alla Necropoli di Porta Sarno, dalle botteghe di Via dell’Abbondanza nell’Insula VII, alla Casa del Leone presso l’Insula Occidentalis: sono diverse le campagne di studio condotte dal Parco archeologico in collaborazione con l’università Federico II di Napoli o le concessioni come quelle dell’università di Genova, l’École Française de Rome e l’università di Rouen, la universidad Europea de Valencia sotto la supervisione del Parco, nonché l’attività di scavo presso il sito di Civita Giuliana con il supporto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata. A Pompei proseguono le attività di ricerca e di studio condotte in collaborazione con università italiane e straniere in città e nel suburbio per approfondire la conoscenza delle fasi più antiche della città e acquisire ulteriori elementi relativi alla storia degli spazi urbani, al loro impiego nel tempo e alla influenza sulla vita sociale ed economica della città. Una conoscenza che è alla base della tutela e della salvaguardia del sito.

Nuove ricerche a Pompei in collaborazione con le università

Nell’area del Foro Triangolare si è concluso il progetto di scavi in collaborazione con il dipartimento di Studi Umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, avviato nel 2016, volto a definire le diverse fasi edilizie del circuito murario urbano in questo settore della città e a stabilirne le relazioni con il vicino portico occidentale e con il cosiddetto Tempio Dorico. Le indagini di scavo del 2017 avevano portato alla luce due tratti murari posti in prossimità della Schola (tomba a esedra): il primo, una porzione di muro in grandi blocchi di tufo, rinvenuto dal Maiuri, l’altro un muro in opera incerta. Le indagini hanno analizzato il rapporto tra i due tratti murari rintracciati, per chiarirne la cronologia e contribuire a definire lo sviluppo delle mura urbane in questo tratto e la loro strutturazione nel corso del tempo. È molto probabile che questo settore del Foro Triangolare fosse interessato tra III e II secolo a.C. dalla presenza di un imponente sistema difensivo costituito da una struttura a doppia cortina e nucleo interno.

Scavi nell’area del tempio di Esculapio con studenti dell’università Federico II di Napoli

Nell’ambito dello stesso progetto è stato condotto e concluso lo scavo al Tempio di Esculapio (Asclepio in greco), posto nel Quartiere dei Teatri, all’incrocio tra via di Stabia e la cosiddetta via del Tempio di Iside, allo scopo di riesaminare la struttura dell’edificio per ricostruirne le fasi edilizie, dalla sua costruzione all’eruzione del 79 d.C. Per molto tempo, l’attribuzione di questo luogo di culto è stata controversa. Si riteneva che il tempio fosse dedicato a Giove Meilichio, divinità ctonia e funeraria, il cui culto difficilmente trova spazio all’interno delle città. Studi recenti tendono ad attribuire la titolarità del culto al dio della medicina e della guarigione, Asclepio. Attribuzione già sostenuta da J. J. Winckelmann sulla base del rinvenimento di due statuette (secondo lo studioso, raffiguranti Asclepio stesso e Salus), e rafforzata dal rinvenimento di una cassetta contenente strumenti chirurgici e decorata da un rilievo in bronzo raffigurante il dio.

Scavi negli spazi urbani della produzione a Pompei

L’evoluzione delle installazioni produttive e le produzioni tessili e dell’antica Pompei sono, invece, oggetto del programma di ricerca “Spazi urbani di produzione e storia delle tecniche a Pompei e Delo” condotto dall’ École Française de Rome e dall’Università di Rouen sulle fulloniche e su una bottega della Regio VI, con l’obiettivo di comprendere il funzionamento dell’economia urbana attraverso le attività produttive di due città antiche. Presso la necropoli di Porta Sarno, invece, durante uno scavo di emergenza del 1998-‘99 furono scoperte alcune tombe sannitiche e due recinti funerari romani. Quest’estate si è avviata la prima campagna del progetto di studio e indagine scientifica , oggetto della convenzione con il Colegio de Doctores y Licenciados de Valencia, la Universidad Europea de Valencia e l’Institut Valencià de restauració I Conservació sotto la direzione di R. Albiach e L. Alapont, finalizzata al restauro dei monumenti funerari e alla documentazione fotogrammetrica e planimetrica della necropoli.

Silvia Pallecchi (università di Genova)

Luigi Cicala (università di Napoli)

Gli scavi archeologici in alcune botteghe di Via dell’Abbondanza (in corrispondenza della Regio VII, Insula 14) condotti dall’università di Genova (coordinamento equipe universitaria prof. Silvia Pallecchi), hanno permesso il recupero di varie tipologie di materiali (ceramica, intonaci, metalli, reperti faunistici, malacofauna, monete, carporesti), utili per la comprensione di questi spazi e della loro articolazione in un periodo compreso tra il II sec. a.C. e il 79 d.C. Lo studio, attualmente in corso, dei reperti qui ritrovati è preziosa fonte di informazione sugli aspetti della vita quotidiana, degli usi e costumi degli abitanti di Pompei. Presso l’Insula Occidentalis, un nuovo tratto del peristilio della Casa del Leone (VI 17, 25), è emerso nel corso delle recenti indagini condotte dal Parco, in collaborazione con l’università di Napoli Federico II, (coordinatore dell’equipe universitaria prof. Luigi Cicala). L’area del peristilio, posta su uno dei terrazzamenti inferiori del complesso abitativo era, difatti, stata reinterrata dopo gli scavi borbonici. Oggi lo studio di tali ambienti è fondamentale, anche in funzione del progetto di musealizzazione del soprastante Laboratorio di Ricerche Applicate.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

Nel suburbio settentrionale dell’antica Pompei, in località Civita Giuliana, infine, il parco archeologico di Pompei ha ripreso gli scavi nell’area di una grande villa rustica oggetto di cunicoli clandestini intercettati dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Gli scavi negli scorsi mesi hanno portato in luce cinque ambienti pertinenti al quartiere servile della villa. E’ stato possibile realizzare i calchi di due letti e per la prima volta, il calco integro di un cavallo, rinvenuto con gli elementi della bardatura nella stalla di fronte a una mangiatoia. L’intervento, da poco avviato in un’ottica di tutela del territorio, mira a completare lo scavo della stalla dove è stato rinvenuto l’equino, riportando in luce tutto l’ambiente e le murature perimetrali.

Pompei a luci rosse: dalla camera da letto della casa di via del Vesuvio l’eccezionale sensuale affresco con Leda, moglie del re di Sparta, ingravidata da Zeus, trasformatosi in cigno. È l’ultima scoperta dagli scavi nella al Regio V. Dalla stessa domus in agosto era uscito l’affresco con Priapo che si pesa il fallo

Nuove scoperte a Pompei: affresco di Leda e il cigno (foto Cesare Abbate)

Dal loro talamo gli sposi o gli amanti di quella ricca casa, probabilmente di un facoltoso commerciante, potevano ammirare (o ispirarsi) alle imprese amatorie nientemeno che di Giove, il re degli dei. Sulla parete della camera da letto ecco infatti una sensuale, ammiccante, rappresentazione della bellissima Leda, moglie di Tindaro re di Sparta, mentre viene ingravidata da Giove che, pur di averla, si è trasformato in cigno. L’affresco con il mito di Leda e il cigno è l’ultima eccezionale scoperta fatta a Pompei, durante i lavori di riprofilamento dei fronti di scavo della Regio V a Pompei. Esplicito e sensualissimo, ricco di colori e sfumature che ne sottolineano l’altissima qualità esecutiva, l’affresco è stato ritrovato in via del Vesuvio, una via parallela alla via dei Balconi che nei mesi scorsi ha restituito reperti straordinari. “Un ritrovamento eccezionale e unico”, conferma all’ANSA il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, “perché il riferimento al mito greco, che pure a Pompei è abbastanza diffuso, non era mai stato trovato con questa iconografia decisamente sensuale, che sembra guardare al modello scultoreo di Timoteo, importante scultore greco del IV secolo a.C.”.

Specchio in argento con il mito con Leda e il cigno, parte del “Tesoro di Boscoreale” scoperto nel 1895, oggi conservato a Parigi (foto Musee du Louvre)

A Pompei l’episodio di Giove e Leda gode di una certa popolarità – ricordano in soprintendenza -, poiché è attestato in varie domus, con diverse iconografie (la donna è in genere stante, e non seduta come nell’affresco della domus di via del Vesuvio, e in alcuni casi non è raffigurato il momento del congiungimento carnale). Tra le varie rappresentazioni si ricordano quelle del Citarista, della Venere in conchiglia, della Regina Margherita, di Meleagro, dei Capitelli Colorati o di Arianna, della Caccia Antica, di Fabio Rufo, della Fontana d’Amore, e forse anche nelle case di L. Rapinasius Optatus e degli Amorini Dorati. Il mito di Leda e il cigno compare anche in affreschi staccati da Ercolano e da Villa Arianna a Stabia, oggi al museo Archeologico nazionale di Napoli e, a conferma della popolarità del soggetto, su uno specchio d’argento del tesoro di Boscoreale oggi al Louvre.

Lo sguardo obliquo di Leda che sembra guardare chi entra nella stanza da letto (foto di Cesare Abbate)

Medaglione con raffinato volto di donna scoperto negli ambienti di via del Vesuvio

Ancora un’immagine femminile dunque che riaffiora dai nuovi scavi della Regio V e si aggiunge ai raffinati volti di donna dipinti in medaglioni di alcuni ambienti lungo via del Vesuvio e alla figura di Venere e Adone dalla casa con giardino, già emersi. La scena piena di sensualità rappresenta – come si diceva – il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta: “L’affresco – sottolinea Osanna – è ammiccante e piuttosto licenzioso con lo sguardo obliquo di Leda che sembra incrociare gli occhi di chi entra nella stanza”. Dal doppio amplesso – racconta il mito -, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), e poi Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitennestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone re di Argo e fratello di Menelao.

L’affresco con il Priapo emerso dallo scavo dell’ingresso della casa di via del Vesuvio

Il più famoso Priapo della Casa dei Vettii a Pompei

L’ambiente che conserva il dipinto è posto accanto al corridoio di ingresso (fauces) dove già era stato individuato nell’agosto di quest’anno l’affresco del Priapo che si pesa il fallo. La figura di Priapo, a Pompei ben conosciuto per la raffigurazione che campeggia all’ingresso della casa dei Vettii, è apparso per la seconda volta in questa domus poco distante. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus. Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita, e per gli antichi romani un simbolo apotropaico, utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Non è un caso, difatti, che poco oltre un altro fallo in tufo grigio dipinto è emerso, lungo la strada, su una parete del vicolo dei Balconi.

L’ambiente di scavo della casa di via del Vesuvio a Pompei

Lavori di sterro e di consolidamento in via del Vesuvio a Pompei

Per esigenze di sicurezza del sito gli altri ambienti di questa ricca dimora non potranno essere riportati alla luce. Tanto che per mettere in salvo e proteggere i due splendidi affreschi, anticipa il direttore, “si valuterà con i tecnici e con la direzione generale archeologia l’ipotesi di rimuoverli e di spostarli in un luogo dove potranno essere salvaguardati ed esposti al pubblico”. E continua: “La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti. Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via del Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi), via delle Nozze d’Argento e via dei Balconi, dove si stanno concentrando i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita équipe interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell’ISCR”.

Pompei. Dal 1° novembre aprono al pubblico la Casa dei Ceii e i Praedia di Giulia Felice, che si aggiungono alle altre importanti dimore che si possono visitare tutti i giorni

L’interno ricco di affreschi della Casa dei Ceii a Pompei

L’atrio della Casa di Giulia Felice a Pompei

1° novembre speciale per i visitatori di Pompei. Dal 1° novembre 2018 riaprono infatti al pubblico due importanti dimore pompeiane, la Casa dei Ceii, celebre per le pitture che si dispiegano sugli alti muri del giardino con scene di ispirazione egizia e animali selvaggi e i Praedia di Giulia Felice, grande complesso residenziale con ampi spazi verdi, ricche decorazioni e il lussuoso quartiere termale privato. Così, le due nuove domus, al parco archeologico di Pompei, si aggiungono alle domus la cui apertura è garantita per tutta la giornata (fino al 31 marzo 2019, l’orario di apertura del sito archeologico di Pompei sarà 9-17, con ultimo ingresso alle 15.30; sabato e domenica apertura alle 8.30), che sono la Casa di Championnet, la Casa di Romolo e Remo, la Casa di Trittolemo, la Casa del Marinaio, la Casa dei Vettii, la Casa della Fontana Piccola, la Casa del Principe di Napoli, il Lupanare, la Casa di Sirico, la Casa dell’Orso Ferito, la Casa dell’Efebo, la Fullonica di Stephanus, la Casa del Menandro, la Casa del Criptoportico, la Casa del Frutteto, la Casa della Venere in conchiglia, Domus e Botteghe, la Casa del Larario Fiorito, la Villa dei Misteri.

Il grande complesso dei Praedia di Giulia Felice a Pompei

Dettaglio degli affreschi sulla parete del giardino della Casa dei Ceii a Pompei

La Domus dei Ceii era chiusa da diversi anni, mentre i Praedia di Giulia Felice erano stati in parte riaperti dopo il restauro degli apparati decorativi effettuato tra il 2015-2016 nell’ambito del Grande Progetto Pompei. I due complessi sono, di recente, stati oggetto di interventi di riqualificazione, regimentazione delle acque meteoriche e manutenzione delle coperture, resisi necessari a causa di una progressiva perdita di funzionalità delle stesse, che negli anni stava esponendo a un serio rischio degrado gli ambienti sottostanti, caratterizzati da intonaci decorati e pavimenti di grande pregio. Gli interventi realizzati fanno parte del progetto “Italia per Pompei” finanziato con fondi della Comunità Europea POR-FESR 2007 -2013, che già aveva interessato altre case della Regio I e II, tra cui la Domus del Larario Fiorito e la Domus del Triclinio all’aperto, riaperte lo scorso anno.

Dettaglio degli affreschi sulla parete del giardino della Casa dei Ceii a Pompei

Nel nuovo allestimento della Casa dei Ceii anche il calco del mobilio

La Casa dei Ceii. Torna nuovamente visibile la grande scena di caccia con animali selvatici che orna la parete di fondo del giardino, e i paesaggi egittizzanti popolati di Pigmei e di animali tipici del Delta del Nilo raffigurati sulle pareti laterali attigue: soggetti che spesso ricorrono nella decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani, per ampliare illusionisticamente le dimensioni di tali spazi ed evocare all’interno degli stessi un’atmosfera idilliaca e suggestiva. “In questo caso”, sottolineano gli archeologi della soprintendenza, “con ogni probabilità, il tema delle pitture testimoniava anche un legame e un interesse specifico che il proprietario della domus aveva per il mondo egizio e per il culto di Iside, particolarmente diffuso a Pompei negli ultimi anni di vita della città. Il grande affresco sarà presto oggetto di uno specifico restauro, che sarà realizzato “a vista” del pubblico”. La proprietà della domus è stata attribuita al magistrato Lucius Ceius Secundus, sulla base di una iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. La facciata della domus, con il suo rivestimento a riquadri in stucco bianco e l’alto portale coronato da capitelli cubici, è esemplificativa dell’aspetto severo che doveva avere una casa di livello medio d’età tardo sannitica (II sec. a.C.). Al centro dell’atrio tetrastilo peculiare è la vasca dell’impluvio, realizzata con frammenti di anfore posti di taglio, secondo una tecnica diffusa in Grecia ma che Pompei trova solo un altro confronto nella casa della Caccia Antica. Nella casa è riproposto parte dell’allestimento originario della dimora, con la ricollocazione del tavolo in marmo e della vera di pozzo nell’atrio, dove è anche visibile il calco di un armadio e il calco della porta di accesso della casa. Mentre nella cucina è visibile una piccola macina domestica.

Il triclinio estivo della Casa di Giulia Felice a Pompei, rivestito a mo’ di grotta, con giochi d’acqua attorno ai letti conviviali e aperto sul portico

Il lungo canale (euripo) al centro del giardino della Casa di Giulia Felice a Pompei

Il grande complesso dei Praedia Di Giulia Felice, sorto alla fine del I sec. a.C. dall’accorpamento di costruzioni preesistenti, si presenta invece come una sorta di “villa urbana”, provvista di ampi spazi verdi e articolata in quattro diversi nuclei con ingressi indipendenti: una casa ad atrio, un grande giardino su cui si aprono gli ambienti residenziali, un quartiere termale riccamente decorato e un vasto parco. Il complesso deve il suo nome a un’iscrizione dipinta in facciata (ora al museo Archeologico nazionale di Napoli), in cui l’ultima proprietaria, Giulia Felice, dopo il disastroso terremoto del 62 d.C., annunciava la locazione di parte della sua proprietà. Al periodo post- sisma risale un unitario rinnovamento decorativo che interessò gran parte degli ambienti, tra i quali spicca il triclinio (sala da pranzo) estivo, rivestito a mo’ di grotta, con giochi d’acqua attorno ai letti conviviali e aperto sul portico scandito da pilastri marmorei. Il giardino munito di un euripo centrale (lungo canale) ricreava nel suo allestimento originario uno spazio idillico-sacrale. La casa, scavata e poi ricoperta al termine delle esplorazioni di età borbonica, è stata interamente portata alla luce negli anni ’50 del Novecento.

A Pompei “appuntamento con Bacco” al vigneto della Casa del Triclinio estivo: insieme al direttore generale Massimo Osanna brindisi beneaugurale con il vino Villa dei Misteri 2011 per celebrare la XIX vendemmia a Pompei. Oggi sono ben 15 le aree a vigneto tra la Regio I e la Regio II

La raccolta nell’Orto Boario davanti al grande anfiteatro di Pompei (foto Ciro Fusco)

“L’appuntamento con Bacco” è al vigneto della Casa del Triclinio estivo di Pompei. Giovedì 25 ottobre 2018 ci si ritrova agli Scavi per la tradizionale raccolta delle uve nei vigneti di Pompei, XIX edizione della vendemmia a Pompei, frutto di un rigoroso percorso scientifico di studio delle antiche tecniche di viticoltura. Brindisi di buon augurio alle 10 con il direttore generale Massimo Osanna e il prof. Piero Mastroberardino per celebrare la consolidata collaborazione con l’azienda vinicola Mastroberardino che, nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei, si è negli anni presa cura delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, oltre a dar vita al pregiato vino “Villa dei Misteri”. L’idea progettuale, nata nel 1994, ha dapprima interessato un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una produzione potenziale di circa 40 quintali per ettaro.

Uva raccolta nei vigneti all’interno dell’area archeologica di Pompei

Quest’anno gli appassionati di vino potranno degustare il Villa dei Misteri annata 2011, prima produzione frutto dell’uvaggio storico di Piedirosso e Sciascinoso cui si aggiunge il primo raccolto di Aglianico. Risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento. La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata l’alberello, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. Il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

“DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”: a villa Arianna a Stabia in mostra il progetto di Lara Favaretto

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

Il progetto “Digging up. Atlas of the blank histories” di Lara Favaretto

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna

Villa Arianna a Castellamare di Stabia, per iniziativa della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre, museo d’arte contemporanea della Regione Campania, e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, dal 25 ottobre al 18 novembre 2018 ospita il progetto di Lara Favaretto “DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”, vincitore della seconda edizione del Bando Italian Council 2017, ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del Ministero per i beni e le attività culturali. “Se ci immergiamo nel futuro immaginato da Chris Marker in La Jetée”, spiega Lara Favaretto, “ci troviamo in un mondo in cui la superficie della Terra si riduce a una gigantesca landa radioattiva e gli umani sono costretti a vivere sottoterra. Qui, i vincitori della guerra eseguono esperimenti sui vinti. Dal momento che non possono usare lo spazio, gli scienziati di questo mondo sotterraneo cercano di sfruttare la dimensione del tempo. Usano i prigionieri come porcellini d’India che rimandano indietro nel passato sperando di trovare risorse che possano usare per assicurare la sopravvivenza dell’umanità e per ripopolare il pianeta usando il presente. In questo presente esteso e mobile, il futuro potrebbe già aver avuto luogo e il passato potrebbe ancora prendere forma”. Digging Up è un tentativo di materializzare ciò che nel film vediamo come una successione di immagini. Lo fa affidando il viaggio nel passato al nucleo noioso, che esemplifica la stratificazione del tempo. I nuclei costituiscono il DNA dei luoghi da cui provengono e il loro campionamento consente di garantire la riproducibilità in futuro. Ciò inverte il passato in una sorta di memoria di ciò che verrà, e questo è impressionato dal materiale estratto dalle viscere della Terra. Con l’Atlante delle storie omesse Lara Favaretto, coadiuvata dal coordinatore scientifico Anna Cuomo per il museo Madre, propone un’indagine del territorio volta a tracciare una mappatura di zone sensibili, luoghi che custodiscono nel sottosuolo tracce di storie laterali e dimenticate che, riportate alla luce attraverso carotaggi, dopo essere state mostrate, studiate e catalogate in una scatola di conservazione, saranno archiviate, insieme, in un contenitore di ferro che verrà sigillato e sepolto come Time Capsule. Il luogo dell’interramento sarà contrassegnato da una pietra lavica recante la data della sepoltura e del futuro dissotterramento, che avverrà tra cento anni, e le sue coordinate saranno inviate all’International Time Capsule Society (ITCS) ad Atlanta. Giovedì 25 ottobre 2018, alle 12, a villa Arianna, alla presentazione del progetto, saranno presenti Federica Galloni, direttore generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del ministero per i Beni e le Attività Culturali; Massimo Osanna, direttore generale Parco archeologico di Pompei; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Laura Valente, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Andrea Viliani, direttore generale museo Madre e l’artista Lara Favaretto.

Pompei. La scoperta di un’iscrizione a carboncino nella Casa con Giardino sposterebbe la datazione dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da agosto a ottobre. L’annuncio durante la visita agli scavi della Regio V del ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli

La Casa con Giardino tornata alla luce nella Regio V di Pompei

La datazione dell’eruzione del Vesuvio sarebbe sbagliata. Eppure l’abbiamo studiata a scuola, l’abbiamo letta su libri importanti e vista ricreata con effetti speciali in film più o meno colossal. Dobbiamo ricrederci: l’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei e gli altri centri vicini al vulcano non sarebbe avvenuta nell’agosto del 79 d.C., come sostenuto da Plinio il giovane. La datazione andrebbe spostata al mese di ottobre. Non è la prima volta che vengono formulate ipotesi o comunque tesi che mettono in dubbio il mese di agosto. Ma stavolta l’archeologia avrebbe fornito una prova molto attendibile: dalla cosiddetta Casa con Giardino è emersa una nuova iscrizione che permette un decisivo passo avanti per datare correttamente l’eruzione. La scoperta è stata annunciata oggi, 16 ottobre 2018, nel corso della visita ufficiale del ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli per fare il punto sul cantiere aperto nella Regio V dove gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei hanno riportato alla luce due dimore di pregio, la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti, e, appunto, la Casa con Giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie.

L’iscrizione a carboncino, scoperta nella Casa con Giardino di Pompei, che riporta la data del 17 ottobre del 79 d.C.

Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto. La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. L’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; ci dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

Il ministro Alberto Bonisoli a Pompei

“Oggi siamo qui al Parco Archeologico di Pompei”, ha dichiarato il ministro Bonisoli, “per presentare una scoperta straordinaria avvenuta nell’ambito dei nuovi cantieri di scavo: un’iscrizione che cita la data del 17 ottobre del 79 d.C., a supporto di quelle teorie che sostengono che l’eruzione del Vesuvio possa essere successiva al 24 agosto. Ma quello che mi preme sottolineare, oltre l’eccezionale valore scientifico e storico-artistico dei ritrovamenti, è ciò che i nuovi scavi rappresentano, ossia l’eccezionale competenza del nostro Paese. Essa nasce dall’impegno costante delle strutture statali – del MiBAC- nella ricerca così come nella tutela, dal lavoro d’equipe interdisciplinare e di alta specializzazione che viene portato avanti con la collaborazione delle Università italiane e internazionali, dall’utilizzo di tecnologie estremamente avanzate. Tutto questo crea un modello virtuoso che può e deve essere esportato in altre realtà analoghe e soprattutto nei siti considerati minori solo perché ancora non hanno flussi turistici rilevanti”.

Dalla Regio V di Pompei emerge un sontuoso larario popolato di serpenti agatodemoni e pavoni, con decori floreali e scene di caccia: è tra le nuove scoperte che il ministro Bonisoli potrà ammirare nella sua visita ufficiale agli scavi

Serpenti agatodemoni e pavoni popolano il larario scoperto negli scavi della Regio V a Pompei (foto di Ciro Fusco)

Alberto Bonisoli, ministro ai Beni culturali

Serpenti agatodemoni, pavoni, decori floreali e scene di caccia nel sontuoso larario emerso dagli scavi della Regio V di Pompei saranno tra i tesori che martedì 16 ottobre 2018 alle 11 potrà ammirare il ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli in visita al cantiere dei nuovi scavi della Regio V. Al ministro saranno illustrati lo stato di avanzamento degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza previsti dal Grande Progetto Pompei e le recenti scoperte degli scavi. E proprio il larario dipinto di circa 4m x 5m, riaffiorato tra i lapilli, rappresenta una delle scoperte più importanti in un ambiente ancora in corso di scavo nella Regio V di Pompei, nell’ambito dei lavori di consolidamento dei fronti di scavo, previsti – come detto – dal Grande progetto Pompei. “Questi straordinari ritrovamenti che continuano a regalare grandi emozioni, rientrano nel più vasto intervento di manutenzione, quello della messa in sicurezza dei fronti di scavo”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna, “che sta interessando i circa 3 km di fronti che delimitano l’area non scavata di Pompei. Un intervento fondamentale in una delle aree più a rischio del sito, mai prima trattata complessivamente e che oggi grazie all’operazione di riprofilamento dei fronti, che ha lo scopo di ridurre la pressione del terreno sulle aree già scavate, ci sta anche consentendo di portare alla luce ambienti intatti con splendide decorazioni”.

Il direttore generale Massimo Osanna mostra l’eccezionale scoperta del larario nella Regio V a Pompei (foto di Ciro Fusco)

Esperti al lavoro per recuperare le pareti affrescate del larario (foto di Ciro Fusco)

Il bel larario, tra i più eleganti emersi a Pompei, è pertinente a un ambiente di una casa già in parte scavata agli inizi del Novecento, con accesso dal vicolo di Lucrezio Frontone. Al centro di una parete con paesaggi idilliaci e una lussureggiante natura con piante e uccelli, si trova l‘edicola sacra con ai lati dipinte le figure dei “Lari” protettori della casa e, al di sotto, due grandi serpenti agatodemoni (demone buono), simbolo di prosperità e buon auspicio. In un continuo gioco tra illusione e realtà si mescolano e confondono nell’ambiente, piante dipinte con quelle vere che dovevano crescere rigogliose nell’aiuola sottostante il larario, mentre un pavone dipinto sembra calpestare il terreno del giardino. Al pari, l’ara dipinta al centro dei due serpenti, con le offerte (la pigna e le uova), trova corrispondenza in un’arula (piccolo altare) in pietra ritrovata nel giardinetto e sulla quale ancora insistono tracce di bruciato delle offerte che servivano a onorare le divinità domestiche, a garanzia del benessere e della prosperità di tutta la famiglia. Sulla parete opposta, invece, una scena di caccia su fondo rosso con diversi animali di colore chiaro che circondano un cinghiale nero, sembra alludere simbolicamente alla vittoria delle forze del bene sul male.

Dettaglio dell’edicola con le immagini dei Lari ai lati trovata nella Regio V di Pompei

Non è comunque tutto chiaro. C’è bisogno di ulteriori ricerche. “Di certo questo ambiente era una stanza adibita al culto dei Lari”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “ma è ancora da definire nella disposizione degli spazi, considerata la presenza insolita di alcuni elementi come la vasca bordata dal giardinetto, posta al centro dell’ambiente e lo spazio soppalcato che chiude uno dei lati, ancora interamente da scavare”.

Oplontis (Torre Annunziata): “Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea. Musica, danza e performance per raccontare gli amori di Nerone

La villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata) illuminata per le visite in notturna

Due week end con Nerone nella villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata). Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell’Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla SCABEC in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e “animata” dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo “Nerone e le Imperatrici”, con testo e regia di Rosario Sparno. Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell’area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all’interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina. Le visite serali spettacolarizzate ad Oplontis si tengono il 5/6/12/13 ottobre 2018 con tre turni a sera a partire dalle 19.45. Costo del biglietto 12 euro. È possibile acquistare i biglietti online sul sito di Ticketone oppure prenotare la propria partecipazione al numero 800 600 601 – da cellulari e estero +39 081 19737256, formalizzando l’acquisto la sera dell’evento. È consigliabile recarsi al sito 15 minuti prima del proprio turno di visita. La villa di Poppea, inserita tra i beni che l’UNESCO ha definito “Patrimonio dell’Umanità”, è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone. Con la direzione di Imma Bergamasco, il sito di Oplontis fa parte del Parco Archeologico di Pompei.

Lo spettacolo “Nerone e le imperatrici” alla villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata)

Nerone e le imperatrici. “Intendo parlare di Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico. Nerone. Semplicemente. Non intendo l’assassino. L’ incendiario. Non intendo il politico. Intendo l’uomo Nerone. L’uomo che ama. Come un bambino. L’uomo che si incollerisce. Per un niente”. Nella splendida Villa Imperiale di Oplontis si aggira Poppea Sabina seconda adorata moglie dell’imperatore Nerone. Si suppone che la Villa di Oplontis sia appartenuta a lei. Il suo volto si nasconde dagli occhi indiscreti che voglio sapere la verità, che vogliono ascoltare una storia dimenticata. Mai raccontata. Lo spettacolo è una produzione Casa del Contemporaneo/Le Nuvole. Testo e regia Rosario Sparno; con Raffaele Ausiello, Chiara di Girolamo, Leonardo Guadagno, Marianita Carfora, Antonella Romano; danzatori Sara Lupoli, Loris De Luna, Antonio Nicastro, Francesco Russo; musica dal vivo Cristiano della Monica, Massimiliano Sacchi. Coreografo Antonello Tudisco; costumi Alessandra Gaudioso; disegno luci Enrico de Capoa e Gaetano di Maso, musiche originali di Massimiliano Sacchi. Assistente costumista Federica Gatto; assistenti tecnici Mario Plaitano, Dario Ragano, Mauro Varchetta.

Al parco archeologico di Pompei nella “Notte europea dei ricercatori” gli specialisti sveleranno il loro lavoro: dall’archeobotanica allo studio dei corpi alle dinamiche dell’eruzione del 79 d.C., dalla lavorazione antica dei tessuti ai segreti delle murature

Specialista al lavoro nel laboratorio del parco archeologico di Pompei

La locandina de “La notte dei ricercatori 2018” a Pompei

Il Parco Archeologico di Pompei partecipa alla “Notte europea dei ricercatori 2018”, venerdì 28 settembre 2018 dalle 15 alle 19. Esperti di antropologia, geologia, archeobotanica – specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate, che affiancano quotidianamente con i loro studi gli archeologi, gli architetti e i restauratori di Pompei nell’ottica della più completa attività interdisciplinare di studio, salvaguardia e tutela del sito – saranno a disposizione del pubblico, per raccontare le attività scientifiche in corso a Pompei. Gli esperti accoglieranno i visitatori dalle 15 alle 19 in alcuni luoghi significativi dell’area archeologica, dove racconteranno curiosità scientifiche sulla storia del sito e sulle vicende legate all’eruzione, secondo il loro punto di vista specialistico. La Notte Europea dei Ricercatori 2018, rientra nella manifestazione #ERN18, BE a citizEn Scientist (BEES), coordinata dall’Associazione Frascati Scienza volta a incoraggiare la partecipazione dei cittadini nella ricerca scientifica e chiude venerdì 28 la settimana dal 22 al 29 settembre dedicata alla ricerca, con conferenze a tema, incontri con i ricercatori, presentazioni di libri, quiz, aperitivi scientifici in varie realtà italiane. Un modo per far conoscere ai cittadini, il mondo della ricerca e i ricercatori. Il progetto è promosso dalla Commissione Europea.

Il laboratorio di ricerche applicate del parco archeologico di Pompei

Il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei, presso il quale sono attivi i vari specialisti, è la sezione operativa, una sorta di HUB, nel quale si esaminano e si utilizzano tutte le possibilità che le scienze e le tecnologie attuali ci offrono per raggiungere il fine della conservazione del patrimonio archeologico di Pompei. Gli interventi conservativi, di prevenzione e manutenzione sui manufatti e le strutture antiche, partono, imprescindibilmente, dall’analisi dello stato di conservazione dei beni e delle loro condizioni ambientali di custodia, per arrivare alla diagnosi attraverso l’anamnesi delle cause di degrado mediante indagini e prove non invasive e in situ.

L’Orto dei fuggiaschi a Pompei: nella “Notte dei ricercatori” si parlerà dei risultati di archeobotanica nell’area e degli studi sui corpi

Alla Palestra Grande l’archeobotanica Chiara Comegna, illustrerà le caratteristiche dei reperti organici rinvenuti a Pompei; presso l’ Orto dei Fuggiaschi l’antropologa Valeria Amoretti, racconterà le novità relative allo studio dei corpi delle vittime; mentre lungo il Viale delle Ginestre, il geologo Vincenzo Amato spiegherà le caratteristiche e le dinamiche dell’eruzione del 79 d.C. Inoltre, grazie alla collaborazione di Enti convenzionati, alla Fullonica di Stephanus, la dott.ssa Francesca Coletti del dipartimento di Scienze dell’antichità e del Laboratorio LTFAPA dell’Università ‘La Sapienza’, illustrerà i tre diversi momenti della catena operativa tessile secondo le procedure impiegate nel mondo antico; mentre l’ingegnere Francesca Autiero del dipartimento Dist di Ingegneria Strutturale dell’Università Federico II spiegherà la tipologia e l’utilità di indagini non distruttive di tipo sonico sulle murature antiche, presso il Foro Civile.

Pompei. Nuove scoperte nella Regio V. Nella Casa di Giove affreschi in I stile, tracce di incendio e reperti carbonizzati, e un quadretto idillico sacrale

Il cantiere di scavo della Casa di Giove nella Regio V di Pompei (foto di Cesare Abbate)

Uno squarcio nella parete della Casa di Giove a Pompei creato dagli scavi borbonici (foto di Cesare Abbate)

Ancora novità dagli scavi archeologici nella Regio V di Pompei. Abbiamo visto, nelle scorse settimane, come le scoperte nel “cuneo” si susseguano quasi senza soluzione di continuità, riportando alla luce strutture e reperti, affreschi preziosi, oggetti e tracce di vita quotidiana. Ciò permette di delineare sempre con maggiore chiarezza le articolazioni delle singole domus. Una di queste ricche dimore è la casa di Giove, che sta emergendo con tutti i suoi ambienti decorati. La casa fu già in parte scavata tra Settecento e Ottocento e piuttosto compromessa in più punti da cunicoli e trincee, tuttora visibili, con i quali era in uso praticare gli scavi in epoca borbonica. Il nome della casa deriva da un quadretto raffigurante Giove rinvenuto già nell’800 su un larario posto nel giardino.

Particolare di un affresco rinvenuto nella Casa di Giove nella Regio V di Pompei (foto di Cesare Abbate)

L’intervento odierno sta via via profilando la pianta di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei Balconi, anche esso di recente scoperta e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti. Gli ambienti di rappresentanza attorno all’atrio hanno svelato una ricca decorazione in primo stile, con riquadri di stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e conservata in alcuni punti della parte superiore, una ricca cornice di stucco con modanature dentellate. L’atrio stesso era completato probabilmente, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in alcuni punti. “È molto probabile”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “che la casa abbia volutamente mantenuto, negli spazi di rappresentanza, questa più antica decorazione in I stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne”.

Il quadretto idillico-sacrale nella casa a nord del giardino della Casa di Giove a Pompei (foto di Cesare Abbate)

Tracce di incendio su una parete della Casa di Giove a Pompei (foto di Cesare Abbate)

Tracce di un incendio sono state ritrovate, invece, in un ambiente della domus confinante con la adiacente casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un bel quadretto idillico-sacrale, che raffigura una scena di sacrificio nei pressi di un santuario agreste è emerso, invece, in un ambiente poco distante dalla casa di Giove, in quella che attualmente è identificata come Casa a Nord del giardino. Si tratta di una tra le prime scene figurate di una certa complessità, assieme al quadro dell’Adone ferito con Venere e amorini, già emerso in un alcova poco distante.