#domenicalmuseo. Nella prima domenica di novembre si conferma la classifica assoluta di ottobre: al primo posto il Colosseo (16.445 ingressi), seguito da Pompei (13.750 ingressi), e dal Foro romano e Palatino (13.173 ingressi)
Sono stati oltre 250mila gli ingressi domenica 2 novembre 2025, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di novembre, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. La classifica assoluta vede la conferma del podio registrato nel mese di ottobre 2025: al primo posto il Colosseo (16.445 ingressi), seguito da Pompei (13.750 ingressi), seguito da Foro romano e Palatino (13.173 ingressi).

Visitatori in coda al museo Archeologico nazionale di Napoli per la #domenicalmuseo (foto sergio siano / mann)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 16.445 ingressi; area archeologica di Pompei 13.750; Foro Romano e Palatino 13.173; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.736; museo Archeologico nazionale di Napoli 4.300; Terme di Diocleziano 4.097; Terme di Caracalla 3.730; museo e area archeologica di Paestum 3.115; parco archeologico di Ercolano 2.808; Villa Adriana 2.542; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 2.503; Palazzo Massimo 2.212; museo Archeologico nazionale del Melfese Massimo Pallottino e Castello svevo di Melfi 1.915; Palazzo Altemps 1.826; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 1.780; museo Archeologico di Venezia 1.775; anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 1.344; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.044; museo Archeologico nazionale di Taranto 953; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 802; Appia antica – Mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 662; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 565; museo Archeologico nazionale di Aquileia 433; Appia antica – Villa dei Quintili e Santa Maria Nova 432; Anfiteatro Flavio di Pozzuoli 391; parco archeologico di Cuma 366.
Pompei. All’auditorium, in presenza e on line, la conferenza internazionale “Il Trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia”: due giorni di interventi per esplorare la figura e il culto di Dioniso (Bacco) nel contesto italiano e mediterraneo, partendo dal recente ritrovamento della “Stanza del Tiaso”
Il 30 e il 31 ottobre 2025 il parco archeologico di Pompei ospita all’Auditorium la conferenza internazionale “Il Trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia”, organizzata in collaborazione con il ministero della Cultura e l’università Paris Cité, che si propone di esplorare in profondità la figura e il culto di Dioniso (Bacco) nel contesto italiano e mediterraneo, partendo dal ritrovamento della “Stanza del Tiaso” nei recenti scavi. La conferenza si articola su due giornate ricche di interventi e dibattiti, con la partecipazione di eminenti studiosi provenienti da istituzioni accademiche italiane e internazionali. Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti. Per iscrizioni: iscrizioni@epcongressi.it. La diretta del convegno “Il trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia” sarà sul canale YouTube https://www.youtube.com/@PompeiiSites79dc/streams. La giornata inaugurale di giovedì 30 ottobre 2025 sarà dedicata ai saluti istituzionali e a una serie di interventi che esploreranno la figura di Dioniso da differenti prospettive, analizzandone la diffusione del culto e il suo rapporto con il mondo femminile. La seconda giornata di venerdì 31 ottobre 2025 invece sarà dedicata all’esplorazione dell’immagine del dionisiaco e ai festeggiamenti in onore del dio dal punto di vista dell’iconografia, dell’archeologia, dell’epigrafia, al fine di tracciarne un quadro interdisciplinare. Un’occasione per studiosi e appassionati di archeologia classica e storia delle religioni per approfondire la complessa e affascinante figura di Dioniso nel contesto culturale e artistico dell’antica Italia. L’ingresso è libero su prenotazione.
PROGRAMMA 30 OTTOBRE 2025. Alle 9.30, saluti istituzionali; 9.40, Gabriel Zuchtriegel, Alessandro Russo, Giuseppe Scarpati (parco archeologico di Pompei): “La casa del Tiaso: alla ricerca di Dioniso”; 10.40, Coffee break. Dioniso e il mondo femminile Alle 11.20, Luca Cerchiai (università di Salerno): “Dioniso e l’universo delle donne: percorsi iconografici tra mondo etrusco e italico”; 12, Julietta Steinhauer (University College London): “Always present, never there. Women in the cult of Dionysus: a re-assessment”; 12.40, Ria Berg (Institutum Romanum Finlandiae): “Sese tortis serpentibus incingebant – adornarsi come una menade”; 13.20, Lunch break. Dioniso per totam Italiam Alle 14.20, Daniele Miano (Universitetet i Oslo): “Roman Liber in the Italic context (c.500-200BCE)”; 15, Chiara Pizzirani (università di Bologna): “Dionysos / Fufluns in Etruria”; 15.40, Beatrice Lietz (università di Ginevra): “Una statua di Aristeo nel tempio di Liber” (Cicerone, Verrine, 2.4.128): tradurre Dioniso nella Siracusa repubblicana”; 16.20, Francesco Massa (università di Torino): “I misteri di Dioniso: problemi di definizione e di metodo”; 17, visita agli scavi.
PROGRAMMA 31 OTTOBRE 2025. L’immagine del dionisiaco Alle 9, Marin Mauger (École française de Rome): “L’image dionysiaque dans les cultes domestiques en Italie”; 9.40, Federica Giacobello (università di Milano): “Sotto la protezione di Dioniso. Il culto del dio nelle case pompeiane”; 10.20, Stéphanie Wyler (université Paris Cité): “Il tiaso nella casa. Echos et jeux d’échelle dans les décors dionysiaques pompéiens”; 11, Coffee break; 11.40, Christophe Vendries (Université Rennes 2): “Les musiciens acteurs de la transe dionysiaque. La circulation des images et la construction d’un imaginaire musical”. Festeggiare con Dioniso Alle 12.20, Mauro Menichetti (università di Salerno): “Il banchetto degli dèi. Augusto “Apollo” e Marco Antonio “nuovo Dioniso”; 13, Valerie Huet (Centre Jean Bérard): “Animali sacrificati a Dioniso e animali sventrati: a proposito dei rilievi a Roma e in Italia”; 13.40, Maria Chiara Scappaticcio (università di Napoli “Federico II”): “Spezzatini e iniziazioni: il cinghiale squartato e la ‘chiave-bacchica’ della Cena Trimalchionis”; 14.20, Lunch break
Pompei. Al Tempio di Iside nuovo appuntamento di “Luce di Iside” con i Synaulia: percorso attraverso suoni sacri e “magici”, con strumenti musicali antichi ricostruiti, per un’esperienza sensoriale psicoacustica
“Luce di Iside”: nuovo appuntamento di fruizione meditativa del patrimonio archeologico, ispirato alla figura di Iside, presso il tempio dedicato alla dea nell’antica città di Pompei, mercoledì 23 e giovedì 24 ottobre 2025. In due turni di visita alle 17 e alle 18 su prenotazione fino a esaurimento posti su www.ticketone.it, ripropone, dopo il positivo riscontro del primo appuntamento di settembre, un percorso attraverso suoni sacri e “magici”, con strumenti musicali antichi ricostruiti, per un’esperienza sensoriale psicoacustica. I visitatori saranno accolti dagli esperti musicisti del gruppo Synaulia che da diversi anni studiano e ripropongono musica e danze tipiche dell’antica Roma Imperiale e parteciperanno a un percorso all’interno del santuario, accompagnati da musiche, danze, oltre che da profumi di incensi, utilizzati durante gli antichi riti. Il culto di Iside, divinità egizia dispensatrice di vita, si diffuse nel Mediterraneo dal III secolo a.C. e trovò a Pompei un terreno fertile, coinvolgendo ogni ceto sociale. Il tempio, scavato nel 1764 e ritrovato quasi intatto, ha ispirato artisti come Mozart, che lo visitò nel 1770, influenzando le scenografie del “Flauto Magico”. L’esperienza non intende ricostruire filologicamente una cerimonia dell’epoca; piuttosto, si pone come un tentativo di ricreare l’incanto racchiuso nella musica antica quale chiave ritualizzata all’inconscio individuale e collettivo nelle sue accettazioni storiche. L’evento su prenotazione è incluso nel prezzo del biglietto di ingresso. Accesso da Piazza Esedra.
I “Synaulia”, nati come gruppo di lavoro finalizzato alla ricostruzione di strumenti musicali dell’antichità a scopo didattico, hanno ampliato il loro raggio d’azione anche proponendo la musica e le danze tipiche dell’antica Roma Imperiale. L’ensemble nasce nel 1994 nel Parco Archeologico Archeon in Olanda dall’incontro tra Walter Maioli, Luce Maioli e Natalie Van Ravenstein. Si sviluppa così l’idea di approfondire il patrimonio musicale antico e il potere psicoacustico delle sonorità derivanti da esso. L’attività della compagnia – che propone uno speciale connubio di musica e danza di forte valore simbolico, fondato sul carattere rituale dell’esibizione – ha attraversato diverse fasi artistiche che hanno permesso di coprire un’ampia gamma di strumenti musicali antichi, il cui recupero, uso e reintroduzione in epoca moderna rinsalda il sentire emotivo con il nostro passato. Ritroviamo infatti un uso sapiente di strumenti a fiato come la syrinx, a corda come la lyra, integrati al loro volta da percussioni come il tympanon ed i cymbala. Intensa è l’attività in Olanda, Germania, Spagna e Portogallo, presso istituzioni museali. I Synaulia possono vantare, inoltre, la partecipazione anche a produzioni di successo internazionale come film e documentari, in veste di compositori: le loro produzioni musicali sono infatti presenti in film come “Il Gladiatore”, pluripremiata pellicola di Ridley Scott e serie televisive di grande successo come “Roma”.
Pompei. Grazie all’utilizzo delle tecniche digitali a cura del Parco e dell’università Humboldt di Berlino ipotizzata la presenza di una domus con torre, simbolo di potere e ricchezza, da cui si poteva ammirare la città e il golfo: ecco in sintesi la ricerca pubblicata sull’E-Journal Scavi di Pompei “La torre della casa del Tiaso”

Ricostruzione del complesso della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Non si arrivava ai livelli delle città medievali come Bologna o San Giminiano, ma anche a Pompei i grandi palazzi delle famiglie emergenti potevano essere dotate di torri, quali simboli del potere e della ricchezza dell’élite locale. È questa l’ipotesi che viene sostenuta in un nuovo articolo “La torre della casa del Tiaso. Un nuovo progetto di ricerca per la documentazione e la ricostruzione digitale della Pompei perduta’, pubblicato oggi sull’e-journal degli scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/. La ricerca si inserisce in un progetto di “archeologia digitale” che mira a ricostruire i piani superiori di Pompei, spesso perduti. Nel caso particolare, gli archeologi guidati dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dalla prof.ssa Susanne Muth del dipartimento di Archeologia classica dell’università Humboldt di Berlino (Winckelmann-Institut) in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, hanno preso spunto da una scala monumentale nella Casa del Tiaso che sembra condurre nel nulla. Da lì l’ipotesi che servisse per raggiungere una torre per osservare la città e il golfo, ma anche le stelle di notte, come sono attestate sia nella letteratura (si pensi alla torre di Mecenate da cui Nerone avrebbe osservato l’incendio di Roma), sia nell’arte. Infatti, molti dipinti pompeiani di ville mostrano torri come elemento architettonico. Le ville a loro volta diventano il modello per le case urbane dell’élite. “La ricerca archeologica a Pompei è molto complessa”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Oltre a quella sul campo con gli scavi che restituiscono contesti intatti sulla vita nel mondo antico e nuove storie da raccontare sulla tragedia dell’eruzione, esiste anche la ricerca non invasiva, fatta di studio e di ipotesi ricostruttive di ciò che non si è conservato, ma che completa la nostra conoscenza del sito”.

Modello digitale dello scavo della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Nel contributo sull’E-Journal pubblicato il 20 ottobre 2025 si presentano i primi risultati di un progetto di ricerca non invasivo, POMPEII RESET, che ha l’obiettivo di utilizzare le tecniche digitali per documentare, in una prima fase ciò che è stato conservato degli edifici sotto forma di modello 3D e, in una seconda fase di ricostruire ciò che è andato perduto sulla base del twin digitale e con l’uso della ricostruzione digitale e della simulazione virtuale. “La Pompei perduta consiste soprattutto nei piani superiori, che sono essenziali per comprendere la vita nella città antica. Mettendo insieme i dati in un modello digitale 3D possiamo sviluppare ipotesi ricostruttive che ci aiutano a comprendere l’esperienza, gli spazi e la società dell’epoca”. Il progetto utilizza le più recenti tecnologie di documentazione digitale e ricostruzione virtuale, che aprono nuove possibilità per la ricerca, la conservazione dei monumenti e la trasmissione delle conoscenze nel campo dell’archeologia. Sulla base di scansioni digitali dettagliate degli spazi architettonici conservati, ciò che è andato perduto viene ricostruito digitalmente, rendendo possibile comprendere il complesso architettonico come spazio della vita e dell’abitare nell’antichità. La Casa del Tiaso nell’Insula 10 della Regio IX è un caso studio di grande interesse, dal momento che i recenti scavi promossi dal parco archeologico di Pompei hanno fornito molti dati nuovi che sono stati analizzati dal gruppo di ricerca internazionale nell’ambito del progetto POMPEII RESET, che ha visto coinvolti, oltre ai funzionari del Parco, numerosi ricercatori e studenti della Università Humboldt di Berlino.
Un esempio di studio particolare: l’ambiente 21 della casa del Tiaso La Casa del Tiaso nell’Insula 10 della Regio IX, recentemente riportata alla luce (vedi Pompei. Nell’insula 10 della Regio IX scoperto, in una sala per banchetti, un eccezionale fregio a figure grandi con Baccanti satiri e il corteo di Dioniso per l’iniziazione di una donna: nuova luce sui misteri dionisiaci a 100 anni dalla scoperta della Villa dei Misteri. Gli interventi del direttore Zuchtriegel e del ministro Giuli | archeologiavocidalpassato), costituisce un reperto che riveste un ruolo speciale nella ricerca delle tracce dei piani superiori andati perduti. “L’impressione generale del complesso residenziale”, scrivono Susanne Muth, Dirk Mariaschk, Elis Ruhemann, Maximilian von Mayenburg nell’e-journal n° 9 del 20 ottobre 2025, “è dominata principalmente da grandi e alte sale di rappresentanza e da ampi peristylia; solo ai margini della domus si trovano singole stanze più piccole con piani superiori, la cui accessibilità dalla strada o dalla Casa del Tiaso rimane per ora poco chiara. Tuttavia, in una posizione prominente all’interno della domus, c’è uno spazio a più piani che appare tanto più sensazionale e singolare nella tradizione di Pompei.

Planimetria della Casa del Tiaso: dettaglio, con evidenziato l’ambiente 21 (foto parco archeologico pompei)
Si tratta dell’ambiente 21, che confina a sud con il grande salone nero (amb. 24) e a ovest con il peristilio termale (amb. 47). A prima vista, la stanza in sé non sembra particolarmente spettacolare. Ha una pianta rettangolare di grandi dimensioni e misura all’interno 5,15-5,17 m (nord-sud) x 3,85-3,97 m (est-ovest), all’esterno 6 m (nord-sud) x 4,75-4,80 m (est-ovest). Le sue mura sono con servate fino a un’altezza di circa 5,43 m. L’ambiente 21 è accessibile tramite una porta sulla parete sud. Durante gli scavi all’interno dello spazio sono state osservate una serie di tegole in diversi strati di riempimento: ciò indica uno spazio coperto e un crollo piuttosto graduale della struttura del tetto nel 79 d.C. Diversi buchi di trave si trovano sulle pareti interne dell’ambiente. Tutti i buchi delle travi sono di forma rettangolare, variano nell’orientamento orizzontale e verticale e misurano ca. 0,09-0,17 x 0,09-0,16 m; nessuno dei buchi attraversa il muro. Ciò che rende questo ambiente interessante per la ricerca di tracce dell’architettura dei piani è la monumentale scala in pietra, che si collega all’ambiente da ovest e che in alto trovava il suo ingresso nell’ambiente. Questa scala testimonia quindi l’esistenza di un piano superiore di qualche tipo. La scala è addossata alla parete esterna sud del complesso del salone nero e conduce all’angolo nord-ovest dell’ambiente 21. L’ingresso dalla scala al piano superiore dell’ambiente 21 è stato confermato dai risultati delle indagini. Durante gli scavi sono stati osservati i resti del gradino superiore e l’apertura nel muro nella zona della soglia della porta”.

Modello digitale dello scavo della Casa del Tiaso nella Regio IX di Pompei:dettaglio della scala in pietra dell’ambiente 21 (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere di scavo della scala dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso nelal Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Dove conduce la scala? Come ricostruire il piano superiore perduto dell’ambiente 21, al quale conduceva la grande scala in pietra? A queste domande cerca di dare una risposta il contributo di Susanne Muth, Dirk Mariaschk, Elis Ruhemann, Maximilian von Mayenburg: “Anche se questo scenario non è verificabile, sembra comunque un’ipotesi abbastanza plausibile, sulla base della quale è possibile spiegare in modo coerente i danni subiti dalle due parti del muro”, spiegano. “Il fatto che alcuni buchi attraversassero completamente la parete indica una particolare funzione portante di queste travi. A nostro avviso, queste travi trasversali più corte sostenevano a loro volta delle travi verticali che a loro volta sostenevano una trave orizzontale situata più in alto, che attraversava l’ambiente in questo punto da est a ovest. Il fatto che questa trave dovesse essere particolarmente sostenuta nella parte superiore può essere spiegato da un carico di peso speciale proprio in quel punto: ovvero dall’installazione di una scala in legno che conduceva direttamente dall’apertura della porta verso l’alto, in continuazione della scala in pietra.

Ipotesi di ricostruzione della scala di legno nella torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Nella ricostruzione della scala in legno si presentano fondamentalmente due opzioni, analogamente a quanto riscontrato nelle scale di Pompei ed Ercolano: da un lato come una scala più semplice con gradini inseriti, dall’altro come una scala con gradini a cuneo in legno massiccio, posizionati su due travi squadrate. Si può anche supporre – continuano – che la struttura in legno della scala non fosse aperta lateralmente o verso il basso nell’ambiente, ma fosse chiusa da una parete in legno, creando un corridoio separato e separando la scala dall’ambiente che si apriva lateralmente e al di sotto. La scala in legno così presunta conduceva quindi dall’ingresso direttamente al piano superiore. Se si trasferisce la pendenza della scala in pietra alla scala in legno, questa supererebbe un’altezza di ca. 5,53 m e condurrebbe a un livello superiore a un’altezza totale di 7,84 m. Non è tuttavia da escludere che la scala in legno avesse una pendenza diversa e che l’ambiente superiore fosse leggermente più alto. Questa proposta di ricostruzione si basa quindi sull’architettura di una torre più alta (altezza circa 12 m).

Ipotesi di ricostruzione dell’organizzazione degli spazi interni della torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Questa torre era accessibile tramite un’imponente scala rettilinea: nella parte inferiore sotto forma di monumentale scalinata in pietra, poi tramite una scala in legno all’interno della sala 21. Al piano superiore si può presumere la presenza di una sala con funzione rappresentativa, una sala per banchetti o per il soggiorno del dominus. Da questa sala si poteva godere della vista sulla città e sul paesaggio, motivo per cui nella ricostruzione proponiamo finestre più grandi e chiudibili su tutte le pareti. La parte inferiore della sala 21 deve essere chiaramente separata dal salone di rappresentanza situato nella parte superiore della torre. La struttura tangibile rimanda a uno spazio socialmente meno importante: è possibile che qui si trovasse uno spazio di servizio, nel quale venivano preparati i cibi per i banchetti nella torre (e anche in altre sale della domus) e dove venivano conservati gli utensili necessari per i banchetti (alimenti, anfore, stoviglie ecc.) con l’uso di scaffali”.

Ipotesi di ricostruzione della torre dell’ambiente 21 della Casa del Tiaso a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“La casa del Tiaso rappresenta senza dubbio un caso eccezionale nell’ambito dell’architettura residenziale pompeiana”, scrivono Susanne Muth e Gabriel Zuchtriegel, tirando le fila della ricerca. “Il sensazionale oecus corinthius, il magnifico salone nero, le terme private: tutti questi ambienti testimoniano il carattere straordinario di questa domus, recentemente riportata alla luce. Le nostre riflessioni sulla stanza 21 e la proposta di ricostruzione di una torre fuori dal comune suggeriscono che la domus presentasse un ulteriore elemento architettonico che, al pari degli ambienti sopra citati, risultava anch’esso di grande impatto e sottolineava nuovamente l’ambizione di un’architettura residenziale altamente rappresentativa e sontuosa. Soprattutto, la presenza della torre introduceva all’interno del contesto urbano un elemento tipico del lusso proprio delle ville di campagna o suburbane. A differenza degli altri spazi spettacolari della domus, la torre – grazie alla sua altezza – era visibile da lontano, annunciando visivamente il rango elitario e la straordinaria ricchezza del proprietario della casa del Tiaso. Mentre per ambienti come l’oecus corinthius, il salone nero o il complesso termale, gli scavi hanno immediatamente rivelato il loro carattere spettacolare, nel caso della torre, conservata solo parzialmente nella stanza 21, l’impressione iniziale risulta piuttosto modesta: soltanto la scala in pietra suggerisce l’esistenza di un piano superiore oggi perduto. In questo caso, è dunque soltanto grazie alla ricostruzione digitale, basata su una documentazione accurata di tutte le tracce presenti nel twin digitale dell’ambiente conservato, che è possibile restituire un’idea plausibile della torre perduta. Pur trattandosi di un’ipotesi ricostruttiva – e essa consente comunque di immaginare la torre come doveva probabilmente apparire in origine: un elemento architettonico di grande impatto visivo, decisamente rappresentativo e lussuoso, perfettamente in grado di competere con gli altri ambienti spettacolari della casa del Tiaso. Diversamente però dagli spazi effettivamente riportati alla luce, come l’oecus corinthius o il salone nero, la nostra proposta per la torre rimane, in ultima analisi, un’ipotesi; la sua ricostruzione digitale – concludono – non può che essere una forma di approssimazione. Per quanto suggestive possano risultare le immagini dei modelli 3D, la nostra ricostruzione va intesa come una proposta provvisoria, pensata per alimentare la discussione intorno alla torre, e non come una conclusione definitiva”.
Pompei (Na). All’Hotel Forum presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)
Lunedì 20 ottobre 2025, alle 17, all’Hotel Forum Pompei in via Roma 99 a Pompei (Na), presentazione del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore), incontro promosso dal Nuovo Circolo Culturale Pompei. Dialogheranno con l’autrice Rita Montemarano e Giuseppe Di Leva.

Copertina del libro “Donne e Grand Tour. Viaggiatrici a Napoli, Pompei, Ercolano e Vesuvio tra ‘700 e ‘800” di Luciana Jacobelli (Arbor Sapientiae Editore)
Donne e Grand Tour. Sul Grand Tour è stato detto e scritto moltissimo, tuttavia è un argomento che può ancora riservare risvolti interessanti se lo si guarda da una prospettiva diversa, quella del viaggio al femminile. Negli ultimi anni si è aperto un filone di studi su questo argomento che ha toccato periodi, modalità e fini diversi, ma ancora molto resta da fare. Basti pensare che mentre gran parte dei resoconti di viaggio maschili sono facilmente accessibili, pubblicati e anche tradotti in varie lingue, i resoconti di viaggio delle donne sono spesso di difficile reperimento o mai dati alle stampe. Da un recente studio è stato calcolato che tra il 1770 e il 1870 il 20% della letteratura odeporica è scritta da donne, ma solo il 6% è pubblicato. Questo libro non ha la pretesa di colmare tali lacune, né di affrontare il complesso mondo dei viaggi al femminile, ma solo di contribuire a divulgare una tematica ancora poco nota ad un pubblico più vasto di quello degli addetti ai lavori e di restituire visibilità ad opere che avrebbero meritato una maggiore fortuna.
Luciana Jacobelli ha insegnato Antichità Pompeiane all’università ‘Bicocca’ di Milano e Metodologia dello scavo archeologico all’università del Molise. È docente del Master “Museologia, gestione e valorizzazione dei Beni culturali’ dell’università Niccolò Cusano. Ha condotto scavi a Cuma, Napoli, Pompei, Stabia, Positano. Ha tenuto conferenze in Italia e all’Estero (Europa, Stati Uniti, Brasile). È autrice di oltre 60 pubblicazioni tra cui: ‘Le pitture erotiche delle Terme Suburbane di Pompei’ (1995); ‘Gladiators at Pompeii’ (2003); ‘Pompei la costruzione di un mito’ (2008); e con Eva Cantarella ‘Pompei i volti dell’amore’ (1999).
Pompei. All’auditorium degli Scavi l’incontro “Insula VII 4. Nuovi scavi a Pompei. L’età sannitica” con gli archeologi Albert Ribera i Lacomba (Institut Català d’Arqueologia Clàssica) e Christoph Baier (Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze) promosso dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei

Gli archeologi Albert Ribera i Lacomba e Christoph Baier nell’insula 4 della Regio VII a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Insula VII 4. Nuovi scavi a Pompei. L’età sannitica” è il titolo dell’incontro proposto dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS con gli archeologi Albert Ribera i Lacomba (Institut Català d’Arqueologia Clàssica) e Christoph Baier (Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze). Appuntamento giovedì 16 ottobre 2025, alle 17, all’auditorium degli Scavi di Pompei. Durante l’incontro verranno presentati i risultati dei recenti scavi e ricerche realizzati nella Regio VII dell’antica città sotterrata dal Vesuvio. Nel tessuto urbano di Pompei, l’area a nord della cosiddetta Altstadt svolge una funzione di cerniera tra il centro mercantile e sacro della città e il vecchio quartiere residenziale della cosiddetta Regio VI. Lo studio sistematico di questa zona fornisce informazioni essenziali per una comprensione più approfondita dello sviluppo urbano, tanto più che il suo utilizzo nel corso dei secoli sembra essere stato caratterizzato da alcune peculiarità. In particolare, i dati a disposizione suggeriscono che l’area era votata ad un utilizzo residenziale non prima della seconda metà del II secolo a.C., mentre per il periodo antecedente sono numerose le evidenze di celebrazioni di banchetti. La conferenza presenta una panoramica delle nuove scoperte emerse dalle ricerche in corso e propone alcune riflessioni sulle dinamiche di sviluppo e sull’utilizzo dell’area in età sannitica.
Castellammare di Stabia (Na). Al museo Archeologico presentazione del libro (in due volumi) “GRANDE POMPEI. Le nuove scoperte e i siti tra Stabiae e Oplontis”, in uscita omaggio con il quotidiano La Repubblica Napoli nel week end

Copertine dei due volumi del libro “GRANDE POMPEI. Le nuove scoperte e i siti tra Stabiae e Oplontis” a cura di Gabriel Zuchtriegel
Dagli scavi al museo diffuso. Cosa è la Grande Pompei? I luoghi che fanno parte di questo ampio museo diffuso sul territorio, raccontato da chi li vive quotidianamente con il suo lavoro, sono i protagonisti del libro “GRANDE POMPEI. Le nuove scoperte e i siti tra Stabiae e Oplontis”, in uscita omaggio con il quotidiano La Repubblica Napoli sabato 11 e domenica 12 ottobre 2025. Il libro in due volumi, a cura del direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel e di Antonio Ferrara de La Repubblica, su progetto editoriale di Ottavio Ragone, sarà presentato giovedì 9 ottobre 2025, alle 17, al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (Na). I capitoli redatti dai funzionari del Parco, si susseguono all’interno di un percorso che prende spunto dalle recenti scoperte di Pompei a partire dalla casa del Tiaso con la stanza della megalografia dionisiaca, allarga lo sguardo oltre le mura della città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. (Civita Giuliana, Boscoreale, Terzigno, Poggiomarino, Scafati, Oplontis) si spinge verso l’ager Stabianus, oltre il fiume Sarno (le Ville romane di Varano, il Museo archeologico di Stabia, il Castello di Lettere). Un racconto su protagonisti, aspetti luoghi ed eventi connessi al patrimonio archeologico e alla fruizione anche in chiave turistica dei beni culturali di Pompei e del territorio.
#domenicalmuseo. Nella prima domenica di ottobre il Colosseo con 19.015 ingressi torna al primo posto della classifica assoluta, seguito da Pompei (16.795 ingressi) e da Foro romano e Palatino (14.410 ingressi)
Sono stati circa 250mila gli ingressi domenica 5 ottobre 2025, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di agosto, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. La classifica assoluta vede il ritorno al primo posto del Colosseo (19.015 ingressi), seguito da Pompei (16.795 ingressi), seguito da Foro romano e Palatino (14.410 ingressi).

Visitatori in coda nella #domenicalmuseo per entrare al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto sergio siano)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo – Anfiteatro Flavio 19.015 ingressi; area archeologica di Pompei 16.795; Foro Romano e Palatino 14.410; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.536; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.200; Terme di Caracalla 3.621; parco archeologico di Ercolano 2.547; Villa Adriana 2.387; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 2.341; museo e area archeologica di Paestum 2.211; museo Archeologico di Venezia 2.138; Terme di Diocleziano 2.089; Palazzo Massimo 1.862; Palazzo Altemps 1.768; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.568; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.498; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.166; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 781; anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 719; museo dell’Arte salvata 696; museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Villa di Tiberio 620; museo Archeologico nazionale Mario Torelli e parco archeologico di Venosa 526.
Grande Pompei. Ultimo spettacolo del progetto teatrale “POMPEII. VOX FEMINAE. Le parole segrete delle donne”: protagonista Asellina all’Odeion di Pompei
Arianna, Giulia Felice, Ifigenia, Eumachia, Poppea, Flavia Agatea, Fedra, Wilhelmina, Amaryllis, Asellina, sono i personaggi dell’inedito progetto teatrale POMPEII. VOX FEMINAE. Le parole segrete delle donne”, che accompagna e amplifica il racconto della mostra “Essere donna nell’Antica Pompei” (nella Palestra Grande, visitabile fino al 31 gennaio 2026), ambientato nei “teatri” della Grande Pompei. Tutti gli appuntamenti prevedono una replica alle 17.30 per il pubblico già presente nei siti archeologici (fino ad esaurimento posti) e due repliche serali, alle 20.30 e alle 22 (biglietto 7 euro + prevendita su www.tickteone.it selezionando POMPEI VOX FEMINAE). È importante presentarsi mezz’ora prima dell’orario indicato perché gli spettacoli saranno sempre puntuali. Non sarà possibile accedervi dopo che saranno iniziati, anche se si è in possesso di prenotazione. Prima di ogni spettacolo è prevista una breve visita didattica a cura de Le Nuvole teatro arte scienza, che illustrerà le caratteristiche e la storia dei luoghi che ospitano le performance. Asellina è la protagonista dell’ultimo spettacolo del progetto.
Sabato 4 ottobre 2025, nell’Odeion di Pompei: 17.30, 20.30, 22, durata: 30′. “Asellina. Di fame fuoco e bordelli” con Imma Villa, Costanza Cutaia e Marianna Fontana, musiche dal vivo Facundo Quënce. Un canto che dà voce alle donne dimenticate di Pompei: schiave, libertae, cuoche, prostitute, madri. Attraverso i racconti di Asellina e delle sue “Aselline”, rivivono desideri, lotte, soprusi e sogni sepolti. Tra ricette antiche e battute taglienti, sensualità e denuncia si intrecciano in un viaggio nel ventre della città, dove la fame non è solo di cibo. Perché le donne parlano d’amore. Non di morte.










Commenti recenti