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Castellammare di Stabia (Na). Dopo un anno di stop per il nuovo allestimento, riapre il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Uno spazio anche per il Doriforo di Stabia, trafugato dai clandestini ed esposto a Minneapolis (USA).  Il procuratore Fragliasso fa il punto sull’iter giudiziario per far tornare il capolavoro in Italia

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Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

6 marzo 2023 – 6 marzo 2024: è passato esattamente un anno dalla chiusura del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia Quisisana di Castellammare di Stabia (Na) (vedi Castellammare (Na). Il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” chiude per cambiare volto: ampliamento e valorizzazione dei depositi e degli spazi espositivi aperti sul paesaggio e le ville romane. Spazio speciale per il Doriforo trafugato, oggi ancora a Minneapolis | archeologiavocidalpassato). Il nuovo allestimento è stato completato e il 6 marzo 2024 il museo sarà riaperto al pubblico.

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Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano con il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel in una visita al sito archeologico (foto parco archeologico pompei)

Lunedì 4 marzo 2024, alle 15, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, l’inaugurazione ufficiale del rinnovato allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione. Interverranno: il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna; il prefetto capo della commissione straordinaria di Castellammare di Stabia, Raffaele Cannizzaro; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; la direttrice del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, Maria Rispoli; il prof. Carlo Rescigno dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Concluderà il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Nell’occasione il comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, cap. Massimiliano Croce presenterà il recupero di circa 125 reperti archeologici di produzione campana, condotto in sinergia con il parco archeologico di Pompei – Area Tutela. I reperti saranno tutelati e valorizzati nel contesto del rinnovato museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”.

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Il nuovo allestimento del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Chiudere per diventare più grandi. È stato questo il “motto” al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia proponendo un concept innovativo che interessa i depositi, al fine di renderli sempre più non solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca, mentre il percorso di visita museale viene arricchito di ulteriori reperti, approfondimenti e strumenti multimediali (nel video del parco archeologico di Pompei l’allestimento dello splendido soffitto con testa di Medusa, restaurato e proveniente da Villa San Marco). Previsto nel nuovo allestimento anche uno spazio per il Doriforo di Stabia, la statua di eccezionale qualità oggi al Minneapolis Institute of Art (USA).

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Un momento del briefing sul Doriforo di Stabia con il procuratore Nunzio Fragliasso (foto parco archeologico pompei)

Sul caso del Doriforo di Stabia è intervenuto qualche giorno fa, in un incontro stampa col direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che ha ripercorso e fatto il punto sull’iter giudiziario intrapreso per riportare il Doriforo di Stabia in Italia. Innanzitutto le tappe percorse dalla Procura di Torre Annunziata. “Il 18 gennaio 2022 su richiesta della Procura di Torre Annunziata – spiega – il Gip del Tribunale di Torre Annunziata ordina la confisca della statua del Doriforo avendo ritenuto provata la provenienza della statua del Doriforo, copia romana del capolavoro di Policleto. Un’altra è esposta al Mann, ma non a detta di chi vi parla – non sono un addetto ai lavori – ma degli esperti, è una copia ancora più bella. E secondo gli accertamenti della Procura e condivisi dal Giudice questa statua proviene da Stabia, appartiene all’Italia, ed è esposta al museo di Minneapolis dove è stata esportata clandestinamente. Il 21 febbraio 2022 – continua -, la Procura di Torre Annunziata ha inoltrato alle competenti autorità degli Stati Uniti – città di Washington – una rogatoria internazionale per riportare la statua del Doriforo in Italia dando istituzione della notifica di confisca in attuazione dei trattati internazionali stipulati tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Stati Uniti: il 9 novembre 1982, un altro il 3 maggio 2006, e un altro il 25 giugno 2013. Il 16 maggio 2022 su richiesta degli Stati Uniti la Procura di Torre Annunziata ha trasmesso alle competenti autorità statunitensi un nuovo esemplare del documento di confisca recante la certificazione dell’esecutività del provvedimento. Quindi il 18 ottobre e 14 dicembre 2022 sono stati trasmessi agli Stati Uniti integralmente i documenti sui quali si fonda l’adozione del provvedimento di confisca. E questi atti sono stati notificati al museo di Minneapolis. Il 3 marzo 2023 la difesa italiana del museo di Minneapolis ha ritirato presso la Procura di Torre Annunziata la copia integrale del procedimento penale nell’ambito del quale è stato emesso il provvedimento di confisca. A oggi, pur potendolo fare, il museo di Minneapolis non ha proposto alcun gravame – tecnicamente si chiama incidente di esecuzione – al provvedimento di confisca. Ciò non di meno la statua sta ancora esposta al museo. L’ultima notizia – ricorda – è del 15 dicembre 2023 la Procura di Torre Annunziata ha avanzato una formale richiesta di verifica alle autorità di Washington chiedendo che si dia corso alla rogatoria internazionale. Non abbiamo ricevuto risposta”. Ora si confida su un supporto anche dai contatti diplomatici e le buone relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti. Intanto lo Stato italiano ha bloccato ogni prestito dall’Italia al museo di Minneapolis finché non si risolve questo contenzioso.

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Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata (foto graziano tavan)

L’azione giudiziaria iniziata due anni fa dalla Procura di Torre Annunziata ha ripreso, valorizzandola, una inchiesta dell’inizio degli anni ’80 del Novecento della Procura di Napoli per riportare la statua del Doriforo che all’epoca era esposta al museo di Monaco di Baviera. “E la statua era esposta – lo sappiamo da fonte certa – come Doriforo di Stabia”. “Da nostre indagini – riprende Fragliasso – sappiamo che la statua è stata esportata all’estero clandestinamente, passando dalla Svizzera scomposta in quattro pezzi, da Eli Borowsky, un trafficante internazionale – nel frattempo deceduto – di reperti archeologici e opere d’arte: quando un servizio della Rai mostrò le foto del Doriforo scomposto in quattro parti facendo montare la polemica, lo stesso Borowsky ammise che quelle foto, e quindi la statua, erano nelle sue disponibilità. La statua all’epoca – continua – fu anche sequestrata dalle autorità di Monaco di Baviera. Il sequestro durò circa un paio di anni, e poi fu dissequestrata dal procuratore generale di Monaco di Baviera, ma il museo di Monaco di Baviera a quel punto non la volle comprare. Da quel momento si perdono le tracce della statua che poi ricompare al museo di Minneapolis. E noi abbiamo la prova del fatto che quando i rappresentanti del museo di Minneapolis hanno acquistato la statua sapevano della sua provenienza clandestina. Noi abbiamo un carteggio, che ci è stato consegnato dagli Stati Uniti – sottolinea Fragliasso -, tra un rappresentante del museo di Minneapolis e quello di un altro museo nel quale si legge (siamo nel 1976 quindi ben prima dell’acquisto della statua, che è stato dopo il 1984) che la statua è stata ripulita solo dalla terra. E in un altro tra due rappresentanti dello stesso museo di Minneapolis si legge che la statua, secondo gli esperti di arte romana, proveniva dalla terra e non dal mare. Ciò smentisce quanto sempre sostenuto dal Borowsky, cioè che la statua era stata rinvenuta in mare. Se è così, cioè proveniente dalla terra, continuano i due, meglio non dirlo ad alta voce oppure il vecchio furto di Castellammare potrebbe venir fuori di nuovo. La prova del nove ce l’abbiamo con una verifica effettuata sulla statua dalle autorità tedesche: una perizia datata 11 settembre 1984 conclude che il genotipo della superficie del marmo della statua viene pregiudicato da due grosse macchie calcaree riconducibili al giacimento della statua per molto tempo sotto terra”.

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Il Minneapolis Institute of Art (USA) (foto wikipidia)

“Questo dettaglio è importante – fa notare il procuratore – perché se la statua proveniva da sotto terra significa che questa proveniva da scavi clandestini e per la legislazione dell’epoca (legge 1089/39), ma che è stata una costante di tutte le leggi che si sono succedute, tutti i reperti archeologici provenienti dal territorio italiano appartengono allo Stato italiano. Perciò l’esportazione all’estero di beni archeologici rinvenuti nello Stato italiano è reato, e questo reato comporta obbligatoriamente la confisca anche in assenza di condanna. Viene fatta salva, come ha scritto la Corte costituzionale, la buona fede del terzo acquirente. E noi abbiamo dimostrato che i rappresentanti del museo di Minneapolis non fossero affatto in buona fede al punto tale – conclude – che molto prima di comprare la statua loro sapevano della provenienza della statua da sotto terra, e quindi da uno scavo clandestino, e consigliavano di non far emergere questa circostanza”.

Grande Pompei. “Domenica al Museo” con ingresso gratuito e visita speciale al cantiere dei nuovi scavi della Regio IX di Pompei (con prenotazione) e al cantiere di restauro degli affreschi di Villa San Marco

pompei_parco_domenica-al-museo_3-marzo_locandinaLa “Domenica al Museo” con ingresso gratuito nei luoghi di cultura, al parco archeologico di Pompei, per il 3 marzo 2024, si arricchisce con l’’iniziativa speciale di visita ad alcuni cantieri di scavi e di restauro.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Pompei sarà possibile visitare il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX, già aperto alle visite dal lunedì al venerdì, prenotando al seguente numero di telefono 327 2716666 (gruppi di massimo 15 persone, dalle 10 alle 12, in italiano e inglese). Le visite, effettuate dal personale impegnato sul cantiere, saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi, tra cui il panificio- prigione, l’atrio con la parete dipinta con la natura morta (che ricorda la “pizza” dei nostri giorni), oltre alle recenti novità dello scavo e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori.

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella Regio IX- uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito –stanno riguardano un’area estesa per circa 3.200 mq, e rientrano in un più ampio progetto di tutela e messa in sicurezza del sito archeologico. Lo scavo fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Ripreso dopo più di un secolo sta restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Antica Stabiae (Castellammare), Villa San Marco: frammenti della decorazione del peristilio (portico colonnato) superiore (foto parco archeologico pompei)

Alla Villa San Marco a Castellammare di Stabia sarà invece possibile accedere al cantiere di restauro degli apparati decorativi di alcuni ambienti della villa, in particolare l’atrio e gli ambienti circostanti, il corridoio che costeggia il quartiere termale e gli ambienti della Diaeta (ambiente di soggiorno) settentrionale. La visita per gruppi di massimo 10 persone alla volta saranno possibili dalle 10 alle 13. Non è necessaria prenotazione. Gli interventi di restauro su pareti affrescate e pavimenti musivi hanno riguardato in particolare la pulitura e il consolidamento degli apparati, riportando allo splendore dettagli decorativi che erano quasi scomparsi e che consentiranno al visitatore di apprezzare la Villa in tutta la sua rinnovata bellezza.

Pompei. Villa dei Misteri: grazie all’accordo con la Procura di Torre Annunziata, abbattuti due edifici abusivi (un ristorante e una casa privata), scoperti cunicoli di clandestini e il criptoportico di un edificio sconosciuto, e avviate le ricerche nella parte non scavata della villa antica

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Foto aerea del 18/2/24 della villa dei Misteri a Pompei: si vede l’inizio dello scavo stratigrafico nell’rea a ridosso, prima occupata da una casa abusiva (foto parco archeologico pompei)

A Pompei, dopo quasi un secolo dalla grande campagna di scavo di Amedeo Maiuri, si completa lo scavo della parte ancora non indagata della Villa dei Misteri. Dopo l’abbattimento della casa abusiva sopra villa dei Misteri, nuove indagini stratigrafiche del parco archeologico in collaborazione con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in funzione di un protocollo d’intesa per il contrasto alle attività di scavo clandestino, hanno portato alla luce un pezzo del muro perimetrale Nord della villa, di cui un settore era rimasto inesplorato dopo gli scavi sistematici degli anni 1929-‘31. Della storia degli scavi alla Villa dei Misteri e delle nuove scoperte ha parlato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, in un primo briefing in videoconferenza.

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Archivio Parco di Pompei: lettera di Amedeo Maiuri con richiesta di contributo al Banco di Napoli per la Villa dei Misteri (foto parco archeologico pompei)

“Alla Villa dei Misteri gli scavi sono partiti nel 1909-’10 da parte di un privato, lo svizzero Aurelio Item, che aveva comprato il terreno dalla proprietaria di una casa adiacente l’area”, ricorda Zuchtriegel. “Sono quelli gli ultimi anni in cui lo scavo da parte di un privato era possibile. In questi scavi vengono portati alla luce essenzialmente il grande salone dei Misteri e poco altro. Dopo quasi vent’anni – continua – Amedeo Maiuri riprende lo scavo per portare alla luce tutto il complesso”. In archivio del parco archeologico c’è una testimonianza straordinaria, parte di un faldone dove c’è scritto sopra “Richiesta di contributo al Banco di Napoli – Pompei Villa de Misteri”. La lettera del 7 febbraio 1929, secondo Zuchtriegel, dimostra che Maiuri si adopera subito in una grande operazione esemplare. “L’onorevole vice presidente dell’Economia – scrive Maiuri – si è compiaciuto di far presente all’eccellenza vostra (quindi al presidente direttore generale del Banco di Napoli) tra i molti gravi e urgenti bisogni del patrimonio archeologico della Campania quello che riveste in questo momento carattere di più particolare urgenza e interesse archeologico e turistico, e cioè il compimento e la sistemazione della nota e celebrata Villa dei Misteri in Pompei. Scoperta solo in minima parte verso il 1910, divulgatene in tutto il mondo la bellezza dei grandiosi affreschi di carattere dionisiaco, la villa restò per altro in massima parte sepolta e gli affreschi minacciati dalle infiltrazioni di terre incombenti da ogni lato e da possibili frane (“Sono quasi le stesse motivazioni – sottolinea Zuchtriegel – che oggi ci portano a intervenire in situazioni come la insula 10: fronte di scavo, assetto idrogeologico).

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Villa dei Misteri a Pompei: una fase degli scavi diretti da Amedeo Maiuri tra il 1929 e il 1930 (foto archivio parco archeologico pompei)

Solo nello scorso anno – continua la lettera – fu possibile alla mia soprintendenza ottenere dal superiore ministero un primo fondo per attuare rapidamente un programma di scavo e di sistemazione integrale di questa che è tra le più preziose ville romane della Campania. Ma essendo stato per imprescindibili necessità di bilancio decurtato il fondo richiesto, i lavori già iniziati scavo e restauro dovranno tra pochi giorni necessariamente interrompersi con grave nocumento delle pitture e delle strutture murarie in parte già emergenti dal terreno in parte ancora sepolte. Trattandosi di un monumento pompeiano verso il quale per il singolarissimo interesse per le pitture è rivolta l’attenzione di tutto il mondo – insiste Maiuri – ho pensato di non vanamente rivolgermi all’eccellenza vostra che con così alta visione degli interessi economici, morali e culturali di questa città ne regge il massimo istituto bancario. Dal preventivo delle opere da eseguire per lo scavo e la sistemazione del monumento si prevede il fabbisogno di almeno 50mila lire. E con tanto il lavoro potrebbe essere metodicamente concluso prima dell’estate. Nel rimettermi a quanto l’eccellenza vostra vorrà fare per uno dei più insigni monumenti dell’arte antica, voglia gradire l’espressione del mio profondo ossequio”. Praticamente – riprende Zuchtriegel – noi abbiamo qui in questa lettera il primo esempio di Art Bonus ante litteram. Questo è un documento straordinario perché racconta la visione ampia che è esattamente la stessa che noi oggi insegniamo agli studenti di Beni culturali. Cioè quando lui parla di valori economici, la sostenibilità, morali – noi oggi diremmo etici -, culturali e scientifici, e lo mette tutto insieme per chiedere un contributo considerando l’importanza di questo monumento è esattamente la stessa cosa che noi facciamo oggi”.

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2022: veduta zenitale dell’area pertinente la villa dei Misteri a Pompei. In alto, a destra, una casa privata; in basso, il ristorante “Bacco e Arianna” (foto parco archeologico pompei)

Maiuri completa lo scavo, quasi. Perché “ci rimane una parte”, come dice sempre lo stesso Maiuri: ed è quella che rimane tra l’area scavata e lo spazio che arriva fino alla casa accanto alla Villa dei Misteri. Poi la casa passa in altre mani, la casa viene ampliata abusivamente, e dunque la situazione si è fossilizzata/stabilizzata nel tempo, come rilevato nel 2022, come accertato dalle immagini da drone con il quale da anni ogni mese viene monitorato tutto il sito, e dal quale è stato individuato anche il ristorante “Bacco e Arianna”, totalmente abusivo, che si inserisce materialmente nel sito archeologico. Per decenni, quindi, il valore inestimabile della villa dei Misteri, situata fuori le mura dell’antica Pompei e famosa per i suoi affreschi a tema dionisiaco, è stato compromesso da costruzioni abusive: al di sopra della villa antica troneggiava una villetta costruita intorno a un antico rudere, mentre a fianco sorgeva il ristorante “Bacco e Arianna”, che si inseriva materialmente nel perimetro dell’area archeologica occupando un pezzo di terra nelle immediate vicinanze della dimora antica.

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Veduta aerea del 2023 dell’area di competenza della Villa dei Misteri: in basso, si vede che è già stato abbattuto il ristorante “Bacco e Arianna” (foto parco archeologico pompei)

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La nuova illuminazione adottata nella Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La situazione è cambiata profondamente nel 2023, quando, in virtù di un ulteriore protocollo d’intesa tra Procura e Parco che mira a contrastare l’abusivismo edilizio nella buffer zone intorno al sito UNESCO, sono stati abbattuti i due edifici (la casa privata e il ristorante Bacco e Arianna) per iniziare un’attività di ripristino della legalità e della pubblica fruizione. Contemporaneamente, si concludeva il lotto 1 di un intervento di restauro della villa che prevedeva l’illuminazione degli affreschi e il montaggio di tegole fotovoltaiche per produrre energie elettrica senza creare impatto visivo. “La Procura si è fatta promotrice del progetto e dell’iniziativa”, spiega Zuchtriegel, “ma non avendo un proprio bilancio ha fatto leva sul bilancio del parco, e quindi si fa una collaborazione che prevede che poi l’autorità preposta per la tutela – in questo caso il Parco – diventi il proprietario dell’area di sedime. Con questa operazione non solo abbiamo migliorato/ripristinato il decoro di un sito Unesco ma siamo anche divenuti proprietari di un’area che adesso finalmente può chiudere questa ferita”.

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Foto aerea 18/2/2024: evidenziata la planimetria della Villa dei Misteri con le evidenze archeologiche riscontrate nell’area adiacente dove c’era la casa abusiva (foto parco archeologico pompei)

“Poco dopo anche l’abbattimento della casa soprastante”, fa sapere Zuchtriegel, “già in fase di esplorazione da parte dei carabinieri di Pompei e della Procura si era notato la presenza di scavi che partono dalle cantine. Perciò il progetto fin dall’inizio ha previsto una piccola indagine stratigrafica. Questo piccolo saggio ha portato a dei risultati notevoli seppur non spettacolari – certo non ci si deve aspettare un altro ciclo della Villa dei Misteri -, ma abbiamo dei dati molto promettenti. Ciò significa che nei prossimi anni dovremo investire in quest’ara per rendere accessibile e prima indagare, capire l’estensione delle attività clandestine, e poi per valorizzare anche scientificamente per il pubblico questo sito”.

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Lo scavo dell’area prima occupata dalla casa abusiva dietro la Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

A Nord della villa corre una piccola strada campestre, da identificare con la c.d. via superior, una ramificazione della via per Ercolano. Sull’altro lato della strada, al di sotto dell’area di sedime della casa abusiva, sono stati intercettati resti di un ulteriore complesso, di cui finora si conoscono due muri e un criptoportico. In tutta l’area è stata documentata la presenza di attività di scavo clandestino, sulle quali la Procura sta indagando. “Abbiamo tracce di un altro edificio a monte della Villa dei Misteri di cui finora conosciamo solo questo muro”, precisa Zuchtriegel, “nel quale c’era una breccia che ha consentito l’esplorazione di quello che c’è dietro che sembrerebbe un criptoportico, quindi un ambiente semi-interrato che esattamente come nel caso della Villa dei Misteri doveva correre – è ancora un’ipotesi – lungo il perimetro di un altro complesso che ancora non conosciamo”.

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Un cunicolo scoperto dai carabinieri giunge fino al muro perimetrale della Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nell’altra parte dello stesso scavo sono state trovate tracce di cunicoli, di gallerie scavate dai sotterranei della casa. “Sempre in collaborazione con la Procura e i carabinieri stiano cercando di capire con metodi archeologici come si datano questi interventi. Abbiamo trovato – ad esempio – una busta di plastica, una maglietta… cioè cose che non sono normalmente oggetto di studi archeologici, però in questo caso ci aiutano a capire a quanto tempo fa risalgono queste attività che sono estremamente dannose. E un cunicolo arriva al muro perimetrale della Villa dei Misteri, dell’ultima parte non scavata. Quindi adesso riusciamo a vedere quella piccola parte che Maiuri non è riuscito a scavare. È solo l’inizio. Ora dobbiamo continuare le ricerche. Quindi un’occasione straordinaria ancora di gettare luce finalmente su queta parte inesplorata, portare a termine quello che aveva iniziato Maiuri, e al tempo stesso capire esattamente i danni che sono stati arrecati al patrimonio da questi scavi clandestini”.

Pompei. All’auditorium la conferenza “Il sistema idraulico ipogeo del Foro Civile” con lo speleologo Graziano Ferrari e l’archeo-speleologo Daniele De Simone promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sui risultati dell’associazione Cocceius 

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Particolare del sistema idraulico ipogeo dell’antica città di Pompei (foto associazione cocceius)

Sotto il Foro Civile di Pompei, via Marina e la cosiddetta Villa Imperiale si sviluppa un complesso sistema ipogeo di raccolta, conservazione e drenaggio delle acque piovane, risultato di diversi interventi, realizzato in antico e solo parzialmente indagato nel XX secolo per garantire un efficace smaltimento delle piogge al di fuori dell’area archeologico. Tale sistema, che alcuni anni fa ha mostrato limiti nella capacità di assorbimento delle acque meteoriche in caso di forti eventi temporaleschi, è stato oggetto nel 2018-2020 di un’attività di esplorazione attraverso tecniche speleologiche da parte dell’associazione Cocceius, grazie ad un accordo con il parco archeologico di Pompei: è stata perlustrata e studiata la zona sotterranea che si trova al di sotto del Foro Civile, di via Marina e della cosiddetta Villa Imperiale dell’antica città consentendo di aggiungere dati sulla gestione delle acque nel sottosuolo della città.

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Esplorazioni dell’associazione Cocceius nel sistema idraulico ipogeo del Foro Civile di Pompei (foto associazione cocceius)

pompei_auditorium_amici-di-pompei_conferenza-il-sistema-idraulico-ipogeo-del-foro-civile_locandinaVenerdì 23 febbraio 2024, alle 17, all’auditorium scavi del parco archeologico di Pompei, l’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS ospita la conferenza “Il sistema idraulico ipogeo del Foro Civile” con lo speleologo Graziano Ferrari, presidente dell’associazione Cocceius, e l’archeo-speleologo Daniele De Simone che proporranno i risultati delle indagini realizzate dagli speleologi dell’associazione Cocceius. L’indagine, oltre a dare informazioni sull’evoluzione del sito tra il II a.C. e il I d.C., ha fornito dati sulle caratteristiche strutturali dei condotti, sulle potenziali cause di degrado e di dissesto della struttura che funziona tutt’oggi per il drenaggio del Foro Civile. Tali dati, che sono significativi per la comprensione delle scelte costruttive dei progettisti antichi, costituiscono anche una base di conoscenza fondamentale per le azioni future di conservazione e tutela che il parco archeologico di Pompei potrà intraprendere.

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Esplorazioni dell’associazione Cocceius nel sistema idraulico ipogeo del Foro Civile di Pompei (foto associazione cocceius)

“I condotti oggetto della ricerca”, racconta Graziano Ferrari, “erano stati esplorati solo nell’anno 1900 dagli operai addetti agli scavi destinati al ripristino funzionale del sistema, per cui non ne era mai stato steso un rilievo. Gli scavi per il ripristino non furono completati mentre le recenti esplorazioni hanno così rivelato l’esistenza di un tratto di circa 15 metri di lunghezza in cui è ancora presente il riempimento originale ricco di materiale fittile. Si tratta di un cosiddetto record intatto che meriterebbe quindi una delicata operazione di scavo archeologico in ambiente confinato ipogeo. Tali informazioni forniscono dati utili alla comprensione dell’urbanistica delle domus soprastanti e dell’evoluzione nel tempo della gestione idrica del settore di Pompei compreso fra il Foro Civile e Porta Marina”.

Pompei. Il Parco aderisce alla campagna “M’illumino di Meno”: tra le 20 e le 21 si spengono a random le luci perimetrali della città antica

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Suggestiva immagine dall’alto della città antica di Pompei al tramonto (foto parco archeologico pompei)

pompei_parco_mi-illumino-di-meno_2024_locandinaIl parco archeologico di Pompei partecipa anche quest’anno alla campagna “M’illumino di Meno. Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili”, che Rai Radio2 con Caterpillar organizza annualmente dal 2005 per diffondere la cultura della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse. Venerdì 16 febbraio 2024, a Pompei saranno spenti alternativamente e random, per pochi secondi – tra le 20 e le 21 – i 14 circuiti che compongono l’intero sistema di illuminazione perimetrale della città antica, garantendo naturalmente i livelli minimi di sicurezza.

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Al parco archeologico di Pompei è stato adottato l’ecopascolo nel pianoro della città antica (foto parco archeologico pompei)

In linea con questa tendenza il Parco, già da alcuni anni, ha adottato una politica “green”, sia sotto il profilo della integrazione e risistemazione del verde delle domus, con la ricostruzione dei giardini pompeiani secondo criteri storico scientifici, nella manutenzione del verde attraverso ecopascolo e più ingenerale nella valorizzazione di tutto il patrimonio naturale (vigneti, olivi) del Parco e progetti di agricoltura sociale, sia attraverso l’attivazione del nuovo impianto di illuminazione perimetrale e interno ad alcuni edifici, completamente a Led e dunque a grande risparmio energetico. Tale impianto, costituito da 361 corpi illuminanti, ha consentito una riduzione importante (oltre il 65%) in termini di consumi elettrici, nonché dei costi di manutenzione (maggiore durata delle lampade) e un efficace ed efficiente funzionamento notturno delle telecamere.

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Prove tecniche di illuminazione alla Villa dei Misteri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Anche l’iconica Villa dei Misteri, di recente riaperta al pubblico dopo interventi di restauro, è stata dotata di un nuovo impianto di illuminazione alimentato con tegole fotovoltaiche a imitazione delle originali. Esperimento utilizzato anche in altre case pompeiane, come la casa dei Vettii ricca di pitture. Le tegole alimentano i nuovi sistemi di illuminazione avanzati a LED, che grazie alla ridotta emissione spettrale delle componenti del blu, non incidono sul deperimento degli apparati decorativi e limitano i possibili rischi degenerativi della retina.  Inoltre, attraverso la luce che emettono e sfruttando la innovativa tecnologia wireless (Li-Fi o Light Fidelity), che utilizza le onde luminose emesse da una lampadina a LED anziché le onde radio, sono in grado di trasmettere dati e informazioni.

Pompei. È on line il primo volume di E-journal degli scavi di Pompei, con gli articoli scientifici sulle più importanti scoperte del 2023. Zuchtriegel: “Usiamo la rete per diffondere tempestivamente e in formato digitale i dati che continuamente emergono dagli scavi e dalle ricerche in corso a Pompei e nel territorio circostante: base scientifica alla divulgazione mediatica. Pompei si conferma all’avanguardia dell’archeologia del XXI secolo”

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La copertina del primo volume di E-journal degli scavi di Pompei, con gli articoli pubblicati nel 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Autorità alla Casa delle Nozze d’Argento: in primo piano, da sinistra, Massimo Osanna, Luigi Ferraris. Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano e Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico pompei)

Linea diretta scientifica con i cantieri di scavo a Pompei. Dalle vittime trovate nell’insula dei Casti Amanti alla natura morta con xenia dalla casa della Regio IX, dalle ricerche a Villa San marco di Stabia al Larario della Regio IX, dal panificio di Rustio Vero alle nuove scoperte nella Casa di Leda. Come? Su E-journal degli scavi di Pompei. Quindi on line, ovviamente, grazie alle nuove tecnologie. “Quando iniziarono gli scavi a Pompei, nel 1748”, ricorda il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “era persino vietato prendere appunti e fare disegni senza apposita autorizzazione da parte della corte borbonica. Oggi il parco archeologico di Pompei, istituto dotato di autonomia scientifica e gestionale del ministero della Cultura, pubblica i dati scientifici da nuovi scavi e ricerche on-line in un’apposita rivista digitale, l’E-Journal degli scavi di Pompei, spesso mentre le indagini sul campo sono ancora in corso. Una scelta di trasparenza radicale, che risale a maggio scorso”. Ora i primi nove articoli, pubblicati nel corso dell’anno 2023 in occasione di importanti scoperte sul sito web del Parco Archeologico (al link all’E-Journal: http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/raccolta-e-journal-2023/) sono stati raccolti in un unico volume – sempre in formato digitale. “La rete sta cambiando il nostro modo di vivere e l’archeologia non si potrà sottrarre a questa trasformazione”, dichiara Zuchtriegel. “Ora il nostro compito è di gestire la trasformazione digitale in maniera proattiva per svilupparne l’enorme potenziale. Tramite l’E-Journal e la nostra piattaforma http://open.pompeiisites.org, oggi possiamo raggiungere un livello di accessibilità dei dati inimmaginabile nel passato, e possiamo condividere i dati quasi in tempo reale. Tutto ciò cambierà il modo di fare archeologia: si va verso un modello di conoscenza collettiva e connettiva, supportata in futuro anche da strumenti di Intelligenza Artificiale che, come ha detto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, va concessa e dominata. Pompei si conferma all’avanguardia dell’archeologia del XXI secolo”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con una delle statuette trovate durante lo scavo nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Ecco l’editoriale, a firma del comitato di redazione Valeria Amoretti, Giuseppe Scarpati, e del direttore Gabriel Zuchtriegel, che introduce al primo volume dell’E-Journal, appena pubblicato. Il primo volume delle Notizie degli Scavi di Antichità uscì nel 1876, grazie soprattutto a un archeologo e manager della cultura con una grande visione: Felice Barnabei. Nato nel 1842 nel piccolo borgo di Castelli in provincia di Teramo, nel 1875 diventa il segretario del direttore generale dei Musei e degli Scavi, Giuseppe Fiorelli, al quale succederà nel 1896. Nel decennio precedente, dal 1865 al 1875, mentre Fiorelli dirigeva gli scavi di Pompei, Barnabei aveva insegnato latino e greco presso il Convitto Nazionale di Napoli: un’occasione per il giovane studioso di occuparsi anche dell’archeologia delle città vesuviane e non solo. La finalità di Notizie degli Scavi, rivista annuale pubblicata dall’Accademia dei Lincei, è semplice ma avrà un grande seguito, che continua fino ai giorni nostri: pubblicare tempestivamente i risultati delle indagini archeologiche in corso su suolo italiano, mese per mese, regione per regione. Il valore di tale iniziativa è inestimabile: chi è del settore sa quanto preziosa sia la rassegna annuale di nuove scoperte, e quanto ci mancherebbe oggi in termini di conoscenza e dati se l’idea di Barnabei non fosse divenuta realtà. Un periodico, con la possibilità della soscrizione, all’epoca era il mezzo più rapido e più efficace per diffondere le novità nelle biblioteche di università e studiosi in tutta l’Europa e oltre. Era l’internet di allora. Perciò, portare avanti la visione di Barnabei e Fiorelli oggi vuol dire usare la rete per diffondere tempestivamente e in formato digitale i dati che continuamente emergono dagli scavi e dalle ricerche in corso a Pompei e nel territorio circostante. È con questo obiettivo che nel 2023 il parco archeologico di Pompei ha fondato l’E-Journal degli Scavi di Pompei, a seguito di un confronto con il Consiglio Scientifico dell’ente. Il titolo è un voluto omaggio al “Giornale degli Scavi di Pompei” di Fiorelli. Con la fondazione della rivista online si è voluto aggiungere una base scientifica alla divulgazione mediatica di nuove scoperte, avvenute sia nell’ambito di interventi seguiti dal Parco sia nel corso di progetti di università italiane e straniere. Una divulgazione che corrisponde a un’esigenza giusta di trasparenza e informazione della comunità, che finanzia con fondi pubblici e con i biglietti d’ingresso il proseguimento delle ricerche.

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Il mulino e le tracce del passaggio di schiavi e animali nel panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Da maggio 2023, la diffusione delle importanti novità archeologiche è sempre accompagnata dalla messa in rete di un primo inquadramento scientifico dei dati emersi sul nostro E-Journal. In tal modo, il parco archeologico di Pompei si è allineato con le best practices della ricerca scientifica, dove è uso annunciare nuove scoperte contestualmente alla pubblicazione in rivista accreditata e sottoposta a controllo di qualità. Il comitato scientifico dell’E-Journal degli Scavi di Pompei, presieduto dal direttore del parco pro tempore, è composto dai funzionari archeologi, architetti, antropologi, restauratori e ingegneri del sito. Ciò non solo è una garanzia della qualità scientifica pluridisciplinare dei contributi, ma vuole essere anche un segnale: i musei e i parchi archeologici, da statuto ministeriale, hanno tra i loro compiti anche quello della ricerca. Coinvolgere i funzionari nella gestione della rivista è un tentativo di dare corpo a questa missione dei nostri enti e di valorizzare le competenze all’interno dell’amministrazione. Ovviamente questo non significa una chiusura verso il mondo dell’università, che anzi speriamo di avere sempre al nostro fianco nella realizzazione di una prassi archeologica all’altezza della società del XXI secolo: l’E-Journal per noi vuol dire archeologia trasparente, democratica, condivisa e accessibile per tutti e su tutti i livelli in tempi brevi. Ringraziamo tutti i funzionari del parco archeologico di Pompei, i collaboratori che ci hanno supportati in questa nuova impresa, i professori che ci hanno sostenuti e consigliati mettendo a disposizione la loro esperienza. Ringraziamo inoltre l’Ufficio Stampa del Parco, e tutti coloro che, moralmente e fattivamente, hanno contribuito alla nascita dell’E-Journal”.

Padova. Per l’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università lezione di Gabriel Zuchtriegel su “Pompei, la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. A seguire il convegno “Nel segno del tempo”. Ecco il programma

padova_maldura_scuola-specializzazione-beni-culturali_lezione-inaugurale-gabriel-zuchtriegel_locandina (002)Il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, sarà l’ospite d’onore dell’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (A.A. 2023/2024) e delle Giornate di Studio organizzate dalla stessa Scuola “Nel segno del tempo: l’archeologia attraverso alterazioni resistenze e fratture”, con la lezione inaugurale “Pompei la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. Zuchtriegel rifletterà sul significato dell’archeologia e della storia dell’arte attraverso la scoperta delle rovine di Pompei: un esercizio di empatia con il passato per costruire un ponte tra noi e gli antichi. Appuntamento lunedì 29 gennaio 2024, alle 9, nell’aula magna di Palazzo Maldura, in piazzetta Gianfranco Folena 1 a Padova. Sono invitati a partecipare assegnisti, dottorandi, specializzandi, studenti dei corsi di Laurea e tutti gli interessati. Si inizia alle 9 con l’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (A.A. 2023/2024): i saluti istituzionali e l’introduzione sono affidati alla prof.ssa Giovanna Valenzano (direttrice del dipartimento dei Beni culturali) e alla prof.ssa Maria Stella Busana (direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici). Quindi alle 10, la lezione di Gabriel Zuchtriegel “Pompei, la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. “Perché oggi ci interessa l’antichità?”, si chiede Zuchtriegel. “Cos’ha da raccontarci e cosa racconta di noi? Cos’è che rende significative le scoperte archeologiche di cui ogni tanto si parla nei media? Per capirlo dobbiamo consentire a noi stessi di entrare in contatto con la nostra storia personale e la nostra emotività. Senza di esse, del resto, non esisterebbero né archeologia né storia dell’arte, o qualsiasi altra forma di storiografia, semplicemente non avrebbe senso…Considerandolo così, il passato non è affatto passato: noi che torniamo sempre a riscoprirlo e a raccontarlo, ci siamo dentro”.

padova_maldura_scuola-specializzazione-beni-culturali_convegno-nel.segno-del-tempo_locandina (002)Convegno “Nel segno del tempo”. Lunedì 29 gennaio 2024. PRIMA SESSIONE: Rappresentazioni in mutamento. Tradizioni, influenze e innovazioni. Modera: prof.ssa Monica Salvadori. 11.20, Annalaura Pegoraro (università di Padova) “Dal Protogeometrico B all’Orientalizzante: persistenze e innovazioni nello stile decorativo della ceramica cretese di VII secolo a.C.”; 11.40, Giulia Lucia De Grazia (università di Bologna) “Attestazioni ricorrenti di tipologie di cane in Etruria tra VIII e IV secolo a.C.”; 12, discussione. Dopo la discussione, il Convegno si sposterà nella sede di Palazzo Liviano (piazza Capitaniato, 7), dove è prevista la pausa pranzo dalle 13 alle 14. SECONDA SESSIONE: Forme tecniche del cambiamento. Tradizioni artigianali, processi produttivi e innovazioni tecnologiche. Modera: prof. Massimo Vidale. 14, Luana Tesoro (università di Bari “Aldo Moro”) “Lebetes gamikòi: problemi morfologici”; 14.20, Gabriele Viola (università di Pisa) “Continuità e discontinuità nelle opere idrauliche vicino orientali, dall’Età del Ferro a Roma”; 14.40, Giulia Felicia Sammarco (università di Genova) “Continuità e mutamenti nelle pratiche della concia delle pelli, dall’Antichità ad oggi: analisi delle tracce archeologiche e dei comportamenti”; 15, Alice Andrea Rappelli (università di Pisa) “La continuità nelle opere di estrazione e trasporto nei bacini lunensi-carraresi”; 15.20, discussione; 15.40, pausa caffè. TERZA SESSIONE: Il sacro nel tempo. Riflessioni su usi, costumi e pratiche rituali. Modera: prof. Jacopo Bonetto. 16, Samira Ranzato (università di Padova) “Il deposito votivo di Corte Lazise (Villabartolomea, VR). Le trasformazioni dei codici di autorappresentazione delle élites guerriere dell’area nord-padana tra ciclo storico delle terramare e sistema Frattesina”; 16.20, Marco Capurro (università di Napoli “L’Orientale”/università di Salerno) “Il culto di Zeus Agoraios nell’isola di Creta: un riesame delle attestazioni archeologiche ed epigrafiche ad oggi note”; 16.40, Ginevra Coppola (università di Bari “Aldo Moro”) “I costumi funerari come indicatori dei mutamenti nella società peucezia fra IV e III secolo a.C.”; 17, discussione.

Martedì 30 gennaio 2024. Sala Sartori – Palazzo Liviano. QUARTA SESSIONE: Paesaggi in trasformazione. Lettura delle dinamiche di continuità e discontinuità. Modera: prof. Jacopo Turchetto. 9, Mirta Schievano (università di Padova) “Continuità e discontinuità nell’ambito dell’analisi del fenomeno dei siti rifugio del TMIIIC nella baia di Mirabello a Creta”; 9.20, Eleonora Franco (università di Milano) “Il regno Seleucide nella piana di Erbil: elementi di continuità e discontinuità nell’occupazione del territorio”; 9.40, Federico Quintarelli (università di Padova) “Il ruolo della Memoria e la percezione dell’Antichità nella Periegesi di Pausania”; 10, Alessandra Sorrenti (università di Roma “La Sapienza”) “Otricoli (TR) e la romanizzazione della media valle tiberina. Continuità e discontinuità tra record archeologico e fonti storiche”; 10.20, Lorenzo Balzerani (università di Roma “La Sapienza”), Ada Ioana Rabita (università di Roma “Tor Vergata”) “La Via Amerina e l’Agro Falisco: storia e memoria attraverso una strada antica”; 10.40, Rossella Megaro (università di Pisa) “C’era una volta…. Trasformazioni geoambientali tra le paludi di Bientina e Fucecchio”; 11, discussione; 11.20, pausa caffè. QUINTA SESSIONE: Analizzare le alterazioni. Strumenti, metodologie e approcci multidisciplinari. Modera: prof.ssa Margarita Gleba. 11.40, Antonina Mafodda (università di Padova) “Favorire la continuità di vita dei resti osteodentari. Case study: gli inumati del Pio”; 12.20, Alessia Galbusera, Martina Trevisan (università di Padova) “Alterazioni e persistenze nell’osso umano combusto: approcci macro e microscopici allo studio bioarcheologico della necropoli di La Cona (I sec. a.C. – I sec. d.C.)”; 12.40, Vittorio Petrella (università di Padova) “L’evoluzione storico-architettonica del Ponte della Badia a Vulci: uno studio di continuità/discontinuità applicato alle architetture antiche”; 13, pausa pranzo; 14.30, Giulio Alberto Da Villa (università di Padova) “Discontinuità nel record ceramico del Tempio romano di Nora: implicazioni per l’interpretazione archeologica”; 14.50, Angelica Gabrielli (università di Verona) “Le restituisco pertanto la memoria: la Villa dei Mosaici di Negrar e il carteggio De Stefani”; 15.10,  discussione; 15.30, conclusione e saluti finali.

Cassano All’Ionio (Cs). Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide il convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”. Ecco il ricco programma

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La sede del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano all’Ionio (Cs) (foto drm-calabria)

Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide si discute di cambiamenti climatici e salvaguardia del patrimonio culturale nel convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”, organizzato dal ministero della Cultura, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal parco archeologico di Sibari: appuntamento lunedì 15 gennaio 2024, nella sala conferenze del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano All’Ionio (Cs). Gli esperti discuteranno di metodologie e sistemi avanzati per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico in particolare in riferimento a situazioni che interessano direttamente le aree archeologiche e i musei. Il problema a Sibari è particolarmente sentito, vista l’alluvione subìta dal Parco nel 2013: l’obiettivo – spiegano al museo – è che quanto accaduto a Sibari oltre dieci anni fa non si ripeta mai più.

Si comincia alle 9.45 con i saluti istituzionali affidati a Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Crotone e Sibari; Paola Aurino, soprintendente ABAP di Cosenza; Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria; e Giovanni Papasso, sindaco di Cassano All’Ionio, comune all’interno del quale ricade il parco archeologico di Sibari. Subito dopo si entra nel vivo dei lavori. Gli interventi – moderati dall’ingegnere Antonio Spalletta e dal generale Carlo Magrassi – inizieranno con la relazione dell’ingegnere Angelo Antonio Orlando, dirigente unità di missione PNRR del ministero della Cultura. A seguire, il collega Paolo Iannelli della direzione generale Sicurezza MIC, relazionerà su “Il Piano Straordinario di Monitoraggio e Conservazione dei beni Culturali Immobili”. All’ingegnere Silvano Pecora della direzione generale Uso sostenibile del Suolo e delle Risorse idriche dipartimento Sviluppo sostenibile M.A.S.E dirigente divisione IV è affidata invece la dissertazione su “Il Sistema Nazionale di Monitoraggio Integrato”. La dottoressa Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità di Bacino Meridionale, parlerà invece de “Il sistema dei Beni Culturali/Storici/Architettonici nei processi di gestione del rischio idrogeologico: Bene da difendere quale ricchezza del Nostro Paese”.

Quindi il generale Luca Baione, Aeronautica Militare, de “L’integrazione delle reti di osservazione: requisito irrinunciabile per l’adattamento al cambiamento climatico” e la dottoressa Federica Gonzato, soprintendente ABAP Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini di “Eventi emergenziali e il rilievo del danno al patrimonio paesaggistico”. Il dottor Alberto Bruni, del parco archeologico di Pompei presenterà il caso de “Il PON Legalità 2014-2020 per la Safety & security delle Aree archeologiche del SUD”, mentre Andrea Schiappelli, del parco archeologico del Colosseo, parlerà del work in progress de “Il sistema di monitoraggio del Parco MPAC e il progetto dei 6 Parchi”. A seguire, la dottoressa Piera Di Vito dell’Agenzia Spaziale Europea, parlerà di “ESA-Incubed: opportunità correnti e future”; l’architetto Caterina Loddo, dirigente della Regione Calabria, racconterà “Il Sistema Informativo della Regione Calabria per la digitalizzazione dei Beni Culturali”. Ultime relazioni affidate a due docenti. Il professor Mauro Fiorentino, dell’università della Basilicata, parlerà di “Impatti dei cambiamenti climatici e rischio alluvionale”, mentre il collega Gino Mirocle Crisci, professore emerito dell’università della Calabria e presidente del Consorzio Cultura e Innovazione interverrà su “La prevenzione: Un possibile modello per futuri interventi”. Previsto anche un intervento degli stakeholder assegnatari dello sviluppo del sistema di monitoraggio integrato MASE, definizione di area di sperimentazione nel parco archeologico per verificare il funzionamento di piattaforme del sistema integrato o della carta del rischio del MIC. Conclusioni affidate al direttore parco archeologico Sibari-Crotone, Filippo Demma, e a Vito Maria Rosario D’Adamo, capo segreteria sottosegretario di Stato sen. Lucia Borgonzoni MIC e consigliere amministrazione parco archeologico Sibari.

#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.

Pompei. Dal 3 gennaio apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX: tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 per gruppi di 15 persone. Il personale di cantiere illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo

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Scavi in corso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 3 gennaio 2024 apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 sarà possibile – previa prenotazione al numero 3272716666 – accedere in gruppi di 15 persone all’area, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Durata visita 45 minuti. Il servizio di prenotazione è attivo dalle 9.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì. Punto di incontro: via di Nola (angolo Nord-Ovest dell’Insula 10 della Regio IX, fra via di Nola e vicolo dei Gladiatori. L’apertura del cantiere al pubblico costituisce uno dei migliorativi offerti dalla ATI Cooperativa Archeologia/ Minerva S.r.l nell’Insula 10 della Regio IX. Le visite, effettuate dal personale impegnato nel cantiere saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori e sulle tecniche di indagine, volte al recupero integrale del potenziale informativo della stratigrafia anche grazie all’applicazione di indagini scientifiche multidisciplinari. In caso di forte pioggia la visita sarà annullata e saranno contattati telefonicamente i partecipanti.

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Pompei, Regio IX, insula 10: mappa dell’area di scavo da drone al 21 febbraio 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Il progetto si inserisce in un più ampio approccio che mira a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammonta a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo in quest’area della Regio IX, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Planimetria dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Larario nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

In questi ultimi ambienti sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione, tre pompeiani che si erano rifugiati in cerca della salvezza e che hanno invece trovato la morte sotto i crolli dei solai. Una serie di osservazioni ha dimostrato che le persone impiegate nei lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, fossero rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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La parete con l’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia nell’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Su una delle pareti invece dell’atrio è emerso l’affresco di una natura morta – che ricorda la “pizza” dei nostri giorni –   raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Si tratta di un genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, che prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).