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#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.

Pompei. Dal 3 gennaio apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX: tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 per gruppi di 15 persone. Il personale di cantiere illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo

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Scavi in corso nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Dal 3 gennaio 2024 apre alle visite al pubblico il cantiere dei nuovi scavi della Regio IX. Tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 11 sarà possibile – previa prenotazione al numero 3272716666 – accedere in gruppi di 15 persone all’area, accompagnati dal personale di cantiere che illustrerà – in italiano e inglese – i principali rinvenimenti e ambienti emersi e la metodologia di scavo. Durata visita 45 minuti. Il servizio di prenotazione è attivo dalle 9.30 alle 13.30 dal lunedì al venerdì. Punto di incontro: via di Nola (angolo Nord-Ovest dell’Insula 10 della Regio IX, fra via di Nola e vicolo dei Gladiatori. L’apertura del cantiere al pubblico costituisce uno dei migliorativi offerti dalla ATI Cooperativa Archeologia/ Minerva S.r.l nell’Insula 10 della Regio IX. Le visite, effettuate dal personale impegnato nel cantiere saranno incentrate sull’illustrazione degli ambienti emersi e sulle attività in corso, con particolare attenzione agli aspetti delle metodologie di lavoro degli archeologi e dei restauratori e sulle tecniche di indagine, volte al recupero integrale del potenziale informativo della stratigrafia anche grazie all’applicazione di indagini scientifiche multidisciplinari. In caso di forte pioggia la visita sarà annullata e saranno contattati telefonicamente i partecipanti.

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Pompei, Regio IX, insula 10: mappa dell’area di scavo da drone al 21 febbraio 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Affresco con disegni geometrici dalla Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini nella cosiddetta Regio IX di Pompei – uno dei nove quartieri in cui è suddiviso il sito – sono partite a febbraio 2023, in un’area estesa per circa 3.200 mq, quasi un intero isolato della città antica sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio. Il progetto si inserisce in un più ampio approccio che mira a rettificare e risolvere i problemi idrogeologici e conservativi dei fronti di scavo, ovvero il confine tra la parte scavata e quella inesplorata della città antica. Quest’ultima ammonta a circa 22 ettari di isolati e case ancora sepolti sotto lapilli e cenere, quasi un terzo dell’abitato antico.

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Il forno nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Lo scavo in quest’area della Regio IX, lungo via di Nola, fu iniziato nel 1888 ma ben presto interrotto. Dopo più di un secolo è stato ripreso restituendo due case ad atrio, già parzialmente indagate nell’800, costruite in età Sannitica e trasformate nel I secolo d.C. in officine produttive. Si tratta di una fullonica (lavanderia) impiantata nell’atrio dell’abitazione al civico 2, con banconi da lavoro e vasche per il lavaggio e la tintura degli abiti e di un panificio con il forno, con gli spazi per le macine e gli ambienti per la lavorazione dei prodotti alimentari da distribuire in città.

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Planimetria dell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Larario nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

In questi ultimi ambienti sono affiorati i resti ossei di tre vittime dell’eruzione, tre pompeiani che si erano rifugiati in cerca della salvezza e che hanno invece trovato la morte sotto i crolli dei solai. Una serie di osservazioni ha dimostrato che le persone impiegate nei lavori, così come gli asini usati per macinare il grano necessario a produrre il pane, fossero rinchiusi e sfruttati in condizioni di schiavitù. L’ ambiente emerso si presenta angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.

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L’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia dall’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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La parete con l’affresco di una natura morta raffigurante una focaccia nell’atrio della domus nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Su una delle pareti invece dell’atrio è emerso l’affresco di una natura morta – che ricorda la “pizza” dei nostri giorni –   raffigurante una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni. Si tratta di un genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, che prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.).

Grande Pompei. Il 2023 ci lascia il MATT – museo Archeologico Territoriale di Terzigno ampliato, il 2024 ci porta la riapertura del museo Archeologico “Libero D’Orsi” a Castellammare di Stabia

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Grande Pompei. Particolare degli affreschi del salone della Villa 6 di Terzigno esposto al Matt (foto parco archeologico pompei)

Grande Pompei: da un anno all’altro, da un museo all’altro. Il 2023 ci lascia a Terzigno un museo ampliato, e il 2024 ci porta la riapertura del museo di Stabia. Il 19 dicembre 2023 al MATT – museo Archeologico Territoriale di Terzigno, è stato presentato un ulteriore ampliamento espositivo, realizzato nell’ambito del Progetto #AmpliAMOmatt, alla presenza del direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; del presidente del parco nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca; del sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri; del vicesindaco con delega alla Cultura, Genny Falciano e di altri rappresentanti delle Istituzioni locali. Dopo un primo ampliamento nel 2020 con l’allestimento del Triclinio, caratterizzato dalle tre pareti affrescate e utilizzato come soggiorno per ricevere gli ospiti, oggi si aggiungono ulteriori affreschi. Nel prossimo futuro è previsto, grazie all’attuazione del secondo lotto del Progetto, l’allestimento di una sala dedicata ad oggettistica in oro e argento, rinvenuta nella Villa 2.

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Ampliamento del MATT – museo Archeologico Territoriale di Terzigno: ambiente affrescato 41 dalla Villa 6 (foto parco archeologico pompei)

Questa seconda estensione dell’offerta espositiva del museo civico di Terzigno riguarda un ambiente affrescato, indicato con il numero 41 della Villa 6, rinvenuto nel corso dell’ultima campagna di scavo del 2011. Anche questo, come il Triclinio, è un intero ambiente, utilizzato però come camera da letto: due alcove sul lato sud e sul lato ovest, contrassegnate da uno schema decorativo con alti pilastri dipinti in vario colore chiaro, che scandiscono l’articolazione del cubicolo in tre parti: l’alcova ovest, l’alcova sud e l’anticamera come spiegato dal direttore del MATT, Angelo Massa nel corso del suo intervento.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, al Matt – museo Archeologico Territoriale di Terzigno (foto parco archeologico pompei)

“Venendo qui la prima volta”, è intervenuto il direttore Zuchtriegel, “ho capito il grande valore scientifico e storico – artistico del Museo e del Territorio. Il Salone della Villa 6, pubblicato dall’archeologa Caterina Cicirelli, in realtà non è così noto nella bibliografia scientifica come meriterebbe di essere, la conferma è che ne ho parlato con molti colleghi illustri che sono rimasti sorpresi dall’ampiezza”. Zuchtriegel è convinto sull’importanza di valorizzare anche scientificamente la collezione del MATT: “Dobbiamo pensare ad iniziative che riescano a comunicare questo valore immenso, abbastanza unico, tra i maggiori esempi del Secondo Stile”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei; Genny Falciano, vicesindaco di Terzigno; Francesco Ranieri, sindaco di Terzigno; Angelo Massa, direttore del Matt; e Raffaele De Luca, presidente del parco nazionale del Vesuvio: al Matt – museo Archeologico Territoriale di Terzigno (foto parco archeologico pompei)

Il vicesindaco Genny Falciano si è soffermata sull’importanza dell’accordo con il protocollo d’intesa per la realizzazione del Museo, tra il Comune, il Parco Nazionale del Vesuvio e il Parco Archeologico di Pompei, ringraziando i tanti che hanno contribuito alla sua realizzazione. “Mi piace ricordare – ha dichiarato Genny Falciano – il professor Massimo Osanna che ha creduto tantissimo nel nostro progetto del MATT, non potendo mai più dimenticare quando siamo stati in Cava Ranieri con lui. Ringraziando anche il Presidente del Parco Vesuvio, lasciando sperare, come ha detto, che ci sarà sempre accanto proprio nel sostentamento culturale del nostro MATT”. E il sindaco Ranieri: “Molte volte non si avverano i grandi progetti perché non ci si crede abbastanza. Noi abbiamo creduto in questo progetto museale e abbiamo avuto la fortuna di trovare enti che ci hanno affiancato perché anche loro ci hanno creduto. Noi vogliamo essere parte integrante di Pompei, io sono orgoglioso di dire che sono un figlio di questa magnifica Terra Vesuviana e quindi Terzigno è collegata a questa storia meravigliosa, come quella di Pompei”.

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Fase di riallestimento del museo Archeologico “Libero D’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il museo “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana si prepara alla riapertura nel 2024. Una nuova veste per il museo Archeologico di Castellammare di Stabia, che sarà proiettato alla valorizzazione dell’antico territorio stabiano, costituito da tutti i centri che si dispiegavano lungo la via Nuceria e dai comuni pedemontani che circondavano Stabiae. Un museo pensato per le comunità, soprattutto per i giovani, ma che adotta linguaggi universali e trasversali.

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Fase di riallestimento del museo Archeologico “Libero D’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

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Fase di riallestimento del museo Archeologico “Libero D’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il progetto di revisione e di ampliamento del museo “Libero d’Orsi” si è posto questo principale obiettivo: conoscere il presente partendo dall’indagine del passato. Il nuovo allestimento, che ha previsto l’integrazione degli apparati multimediali e didattici, l’implementazione di una nuova sezione arricchita di ulteriori 90 reperti, di cui molti recentemente restaurati, a cui si sono aggiunti 30 provenienti dal Mann, concorre alla promozione della conoscenza dell’importante patrimonio stabiano e dell’antica Stabiae di cui sarà possibile conoscerne l’identità attraverso le sue trasformazioni in un percorso che va dalle antiche origini fino alle tappe che ne hanno determinato l’aspetto contemporaneo.

Pompei. Dallo scavo nella Regio V emerse 13 statuine in terracotta che sembrano rimandare al mito di Cibele e Attis, connesso al ciclo vitale delle stagioni e della fertilità della terra. E dalla Casa di Leda e il cigno una stanza finemente affrescata dove spiccano 4 tondi con volti femminili di raffinata eleganza

A Pompei affiorano dal lapillo 13 statuine di terracotta nel corso dello scavo di una domus a nord della Casa di Leda e il cigno. E il fatto che ciò sia avvenuto in piena atmosfera natalizia ha fatto associare la scoperta all’idea suggestiva di un presepe ante litteram, ma assolutamente priva di qualsiasi riscontro storico e scientifico. Le sculture sono emerse dal lapillo a un’altezza superiore ai 2 metri rispetto al piano pavimentale. L’ambiente che le conservava, probabilmente l’atrio della casa, presentava anche delle decorazioni affiorate per ora nella parte superiore delle pareti.

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Collage delle statuine in terracotta emerse nella domus a nord della Casa di Leda nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Regio V di Pompei: l’ambiente dove sono state rinvenute le 13 statuine di terracotta (foto parco archeologico pompei)

“L’11 dicembre 2023, al di sotto di una coltre di lapillo, all’interno di una nicchia ricavata nella parete N-S dell’ambiente 42”, raccontano Maria Rispoli e Gabriel Zuchtriegel, archeologa e direttore del parco archeologico di Pompei, su http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, “sono state rinvenute 13 statuine in terracotta, di circa 15-20 cm, realizzate con matrici bivalve e caratterizzate da una vivace policromia. Esse sono state ritrovate schierate su un asse orizzontale in posizione eretta, all’interno di un vano definito da blocchi di travertino, dove presumibilmente si trovava un mobile scaffale. In realtà, il recupero di molti altri frammenti denota la presenza di una teoria di sculture senz’altro più copiosa. Oltre figure antropomorfe, si riconoscono una noce, una mandorla, la testa di un gallo in argilla, una pigna in vetro”.

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Regio V a Pompei: statuetta accovacciata, identificato probabilmente con Attis (foto parco archeologico pompei)

Dai primi studi, alcuni soggetti sembrano rimandare al mito di Cibele e Attis, connesso al ciclo vitale delle stagioni e della fertilità della terra e dunque all’equinozio di primavera. “Il mito – spiegano – è originario della Frigia, in Asia Minore, dove la dea era venerata come Signora della natura, simbolo dei cicli vitali e naturali che contemplano la nascita, la morte e il continuo rinnovarsi della vita stessa. Come tale, Cibele era considerata la dea sia dei vivi sia dei morti e veniva venerata sotto molteplici valenze in diverse località̀ della Grecia e dell’Oriente. Il mito si diffonde nel Mediterraneo in due versioni principali: quella lidia e quella frigia”.

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Regio V a Pompei: statuina che raffigura una madre in procinto di porgere al lattante il seno scoperto, probabile ex voto a Cibele (foto parco archeologico pompei)

In Italia il culto arriva attraverso la Magna Grecia. Esso fu accolto a Roma soprattutto dai ceti più abbienti. A Pompei la figura di Attis compare nella Casa di Pinarius Cerialis (Regio III 4, 4) dove il pastore è raffigurato sulla parete di un cubiculum con il pedum di fianco ad un pino. La figura di Attis compare nelle città vesuviane, Ercolano, Pompei e Oplontis nei bronzetti come ex voto ma anche negli arredi. La presenza di questi oggetti lascia intuire come la figura del pastore sia diventata popolare presso il territorio vesuviano, entrando così nei luoghi privati, case e botteghe, non soltanto come forme del culto ma anche come parte del repertorio decorativo. Nel contesto rinvenuto nell’ambito dello scavo della Casa di Leda, Attis è connotato da diversi attributi, il berretto frigio, la cista, il pedum e un gallo, animale che nella nicchia in questione ritorna anche da solo come ex voto rimandando alle figure dei sacerdoti officianti il culto. Quindi Attis è presente nelle sembianze del pastore, veste una tunica con maniche, che copre le spalle e lascia scoperto il ventre. “Siamo, dunque, di fronte ad un contesto di grande interesse – concludono gli archeologi del Parco – che mostra momenti del racconto mitologico ma che restituisce anche ex voto che rimandano all’evocazione di precise azioni rituali. Tra questi una pigna in vetro, conservatasi in maniera sorprendente, richiama un rituale a cui i sacerdoti, preposti al suo culto, si sottoponevano: durante le cerimonie, che ricordavano la morte di Attis, questi erano soliti percuotersi il petto proprio con delle pigne”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con una delle statuette trovate durante lo scavo nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere in corso sta interessando ambienti già noti della Casa di Leda (messi in luce tra il 2018 e il 2019 nell’ambito dei lavori previsti dal Grande Progetto Pompei) e quelli di due domus, non meglio identificate, che si sviluppano a Nord e a Sud della casa di Leda. Lo scavo è finalizzato alla messa insicurezza dei fronti di scavo (perimetro tra strutture già in luce e aree non scavate) e alla salvaguardia e alla conservazione degli apparati decorativi, in vista anche della pubblica fruizione del complesso.

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Regio V, Casa di Leda e il cigno a Pompei: volto di figura femminile con corona di foglie (foto parco archeologico pompei)

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Regio V, Casa di Leda e il cigno a Pompei: volto di figura femminile con monili e ramoscello d’ulivo (foto parco archeologico pompei)

Durante la fase di rimozione delle terre ancora presenti in alcuni ambienti della Casa di Leda, al fine di raggiungere il livello del piano pavimentale, è inoltre emersa una stanza finemente affrescata dove spiccano 4 tondi con volti femminili di raffinata eleganza: tra queste, una figura femminile adornata da monili e caratterizzata dalla presenza di un ramoscello di ulivo; e un’altra caratterizzata da una corona di foglie di vite intorno il capo.

“Il restauro storico di giardini e parchi storici”: al parco archeologico di Pompei un corso di formazione per “Giardinieri d’arte”

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Il giardino della Casa degli Amorini di Pompei (foto parco archeologico pompei)

C’è tempo fino alle 18 di mercoledì 27 dicembre 2023 per presentare la domanda di partecipazione al “Corso di qualificazione professionale per giardiniere d’arte per giardini e parchi storici” finanziato dalla Regione Campania a cura dell’ente di formazione Bridge in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, la Società REAM, ditta specializzata di manutenzione del verde e con il supporto de Il Tulipano soc coop sociale, già impegnata nel Parco in progetti di agricoltura sociale con ragazzi con autismo e/o disabilità cognitivo.

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Giardino della Casa dell’Ancora a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Giardino della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il bando-programma prevede 150 ore di lezioni teoriche presso le sedi di Pompei e di Napoli, 150 ore di formazione on line, 120 ore di laboratorio e 180 ore di stage presso il parco archeologico di Pompei e le aziende del territorio. I corsi prenderanno avvio dal mese di gennaio 2024. Saranno selezionati attraverso prova scritta e orale 20 partecipanti e 4 uditori. Il programma delle lezioni comprende temi e approfondimenti di botanica, agronomia, paesaggio, archeologia, restauro, rilievo, tecniche colturali, sicurezza, informatica, pratiche gestionali. Al termine del corso sarà rilasciato un attestato abilitante all’esercizio dell’attività di manutenzione del verde art. 12 legge numero 154/2016 e accordo conferenza Stato regioni-22 febbraio 2018.

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Giardini dei praedia di Giulia Felice a Pompei (foto pier paolo metelli)

Il corso si svolgerà in buona parte presso il parco archeologico di Pompei, che da anni investe nella gestione, manutenzione e valorizzazione del verde e del paesaggio delle aree archeologiche, nonché nella ricostruzione storica dei giardini delle domus, attraverso il vivaio del Parco, vero e proprio laboratorio di studio agricolo ai fini della produzione di colture “antiche”. La formazione prevede un percorso gratuito di 600 ore capace di formare professionalità in grado di intervenire nel processo di conservazione, rinnovamento, manutenzione e restauro di giardini e parchi storici, pubblici o privati, rispettandone le forme originarie e valorizzandone le peculiarità storiche, di cultura materiale, architettoniche, ambientali, paesaggistiche, attraverso l’utilizzo delle tecniche e dei materiali più idonei al tipo di intervento da realizzare.

Pompei segna un nuovo record: già superati i 4 milioni di visitatori nel 2023. Il parco archeologico ha premiato il visitatore numero 4.000.000

A Pompei superati i 4 milioni di visitatori_ un record. E l’anno non è ancora finito. Nei giorni scorsi, infatti, il parco archeologico di Pompei ha dato il benvenuto al suo visitatore numero 4.000.000 nel 2023. Una cifra che rappresenta un record nella storia degli scavi, il numero più alto di presenze mai raggiunte nel sito archeologico. Il visitatore numero 4.000.000 è stato omaggiato del nuovo libro fotografico di Luigi Spina “Interno pompeiano” (Five Continents Editions). “Questo è un grande successo per il Parco, grazie al costante supporto del Ministro Sangiuliano e del Ministero, un lavoro di squadra di uno staff sempre più in sinergia con il territorio della Grande Pompei”, commenta il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Questo grande afflusso di visitatori è molto importante non solo per il sito di Pompei, ma anche per l’economia di un territorio che dipende in buona parte dal turismo. Il nostro impegno costante è dunque un investimento in un contesto molto più ampio”.

Giornata speciale per Pompei: alla Palestra Grande apre la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio”, con 300 reperti che raccontano la storia degli “ultimi”. E all’Auditorium la conferenza “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra L’Altra Pompei”, con il direttore Zuchtriegel e il procuratore Fragliasso, ultimo incontro dell’anno dell’associazione internazionale “Amici di Pompei”

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Una suggestiva immagine della sezione Spiritualità e Morte della mostra “L’altra Pompei” nella Palestra Grande degli scavi (foto parco archeologico pompei)

Giornata speciale per Pompei quella di domani 15 dicembre 2023. Viene presentata ufficialmente e, dalle 14.30, sarà aperta al pubblico la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra Grande degli scavi, dove sarà visitabile per un anno, fino al 15 dicembre 2024. E alle 17, all’Auditorium, sempre degli scavi, appuntamento con l’ultima conferenza dell’anno promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”, dal tema strettamente connesso alla mostra: “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra l’Altra Pompei” con Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica di Torre Annunziata. Cui seguiranno gli auguri di fine anno da parte del presidente dell’associazione, Antonio Varone. L’ingresso alla conferenza è libero, ma se qualcuno – impossibilitato a partecipare – avesse piacere di seguirla, potrà guardare il video della conferenza che verrà pubblicato poi sul sito https://www.amicidipompei.com/.

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Locandina della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra grande degli scavi dal 15 dicembre 2023 al 15 dicembre 2024

LA MOSTRA. La vita quotidiana della popolazione comune, composta da schiavi, liberti, artigiani e lavoratori di varia categoria, quella Pompei spesso silenziosa nelle fonti antiche, è in primo piano nella mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” in programma dal 15 dicembre 2023 alla Palestra grande degli scavi. Attraverso sette sezioni, circa trecento reperti e tre installazioni multimediali, il percorso espositivo consente di seguire idealmente il corso dell’esistenza di coloro che appartenevano a questa popolazione, dalla nascita fino alla morte indagandone le attività quotidiane, l’alimentazione, i rapporti personali, i costumi e gli svaghi, ma anche il rapporto con il mondo esterno e con la fede religiosa e l’aldilà. La mostra – sponsorizzata da American Express Italia – sarà inaugurata e presentata dal direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

pompei_auditorium_amici-di-pompei_conferenza-da-civita-giuliana-alla-mostra_locandinaLA CONFERENZA. Per l’ultimo incontro dell’anno, l’associazione internazionale “Amici di Pompei ETS”, ospita la conferenza “Civita Giuliana: dall’indagine della Procura alla mostra L’Altra Pompei”. A raccontare delle ultime scoperte dell’area extraurbana dell’antica città saranno il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel insieme al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso. La campagna di scavo della villa di Civita Giuliana, sita in un’area a circa 700 metri a Nord-Ovest delle mura dell’antica città sotterrata dalla furia del Vesuvio del 79 d.C., nasce dalla sinergia, necessaria per fermare scavi clandestini e tutelare il patrimonio archeologico nazionale, tra il Parco Archeologico e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

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Coppe e stoviglie in ceramica trovate in situ in un ambiente dei quartieri servili del grande complesso di Civita Giuliana (Pompei) (foto parco archeologico di pompei)

Lo scavo, di particolare interesse, ha portato alla luce diverse meraviglie, tra cui non solo il ricco carro nuziale, ora esposto nell’Antiquarium di Boscoreale, ma anche letti, mobilia, e oggetti che raccontano le condizioni di vita dei più umili, come è emerso dalla stanza degli schiavi. Tali scoperte sono tra le protagoniste della mostra “L’Altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” curata dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dal funzionario archeologo Silvia Martina Bertesago, che ha come obiettivo dare voce alle storie degli ultimi dell’antica città. “Siamo molto contenti”, afferma il presidente Antonio Varone, “che nell’evento di dicembre dell’Associazione, in cui faremo anche gli auguri per il nuovo anno, abbiamo l’occasione di ospitare un incontro sulle ultime scoperte di Civita Giuliana. La possibilità di ascoltare direttamente dal direttore Zuchtriegel e dal procuratore Fragliasso la storia di questo scavo. proprio nello stesso giorno dell’inaugurazione della mostra L’altra Pompei, dà forza alla mission dell’associazione come strumento per la divulgazione della conoscenza dell’antica realtà pompeiana”.

Pompei. All’antiquarium di Boscoreale al via “Il vetro antico di Pompei”, progetto sperimentale di monitoraggio sull’influenza degli effetti ambientali sul vetro antico di Pompei

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All’antiquarium di Boscoreale al via “Il vetro antico di Pompei”, progetto sperimentale di monitoraggio sull’influenza degli effetti ambientali sul vetro antico di Pompei

Diversi campioni di vetro, la cui composizione replica quella del vetro antico saranno esposti in una teca dell’Antiquarium di Boscoreale per valutare l’impatto delle condizioni ambientali sulla conservazione dei reperti museali. Frutto di una partnership tra il parco archeologico di Pompei e l’Istituto Italiano di Tecnologia – Centre for Cultural Heritage Technology (CCHT), questa sperimentazione avrà luogo nell’Antiquarium di Boscoreale, recentemente riaperto con un nuovo allestimento, a seguito di lavori di messa in sicurezza. I ricercatori utilizzeranno questi campioni per osservare come le condizioni di conservazione nei musei influenzino il processo di alterazione del materiale vetroso esposto. I dati ambientali, quali temperatura e umidità relativa, verranno registrati quotidianamente attraverso l’uso di un data logger per poter essere correlati al livello di alterazione dei campioni esposti.

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All’antiquarium di Boscoreale al via “Il vetro antico di Pompei”, progetto sperimentale di monitoraggio sull’influenza degli effetti ambientali sul vetro antico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

La sperimentazione durerà tre anni al termine dei quali i campioni verranno raccolti e analizzati mediante avanzate tecniche diagnostiche. Questo studio è parte del progetto GoGreen, finanziato con 4 milioni di Euro dalla Commissione Europea, che coinvolge diversi Paesi Europei. Contestualmente, campioni identici a quelli esposti a Boscoreale verranno esposti in diversi ambienti museali appartenenti a diverse aree climatiche. Questa collaborazione rappresenta un’opportunità per le ricerche multidisciplinari in corso tra il parco archeologico di Pompei e i vari istituzioni di ricerca, universitarie e non, mirate ad approfondire la conoscenza del mondo antico attraverso l’uso di moderne tecnologie per la conservazione ed il restauro dei reperti archeologici frutto delle presenti e passate attività di scavo effettuate all’interno dell’area vesuviana.

Paestum. Partiti i lavori per il restauro e il riallestimento del museo del Santuario di Santa Venera, dell’ex stabilimento Cirio e della nuova porta di accesso al parco e al museo Archeologico

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L’ex stabilimento Cirio a Paestum (foto pa-paeve)

Al via i lavori per il restauro e il riallestimento del museo del Santuario di Santa Venera, dell’ex stabilimento Cirio e della nuova porta di accesso al parco e al museo Archeologico di Paestum. L’ambizioso progetto apre un nuovo capitolo nella storia del patrimonio culturale pestano e si concentra intorno a un’icona della città capaccese. L’ex fabbrica di pomodori “Cirio” fu costruita nel 1907 in parte sugli antichi resti di un santuario dedicato ad Afrodite la cui presenza è ancora oggi ricordata nel toponimo della zona “Santa Venere”. I lavori appena iniziati si pongono come obiettivo prioritario il ripristino dello stato di conservazione dell’edificio purtroppo in condizioni molto precarie con corpi di fabbrica pericolanti o crollati e la pulizia dell’area esterna da rovi infestanti e vegetazione spontanea. Dopo la necessaria operazione di bonifica da eventuali ordigni bellici è in programma la messa in sicurezza e l’allestimento del cantiere in tutto il lotto, l’avvio dei lavori di preparazione delle murature storiche da restaurare, lo smantellamento dei piccoli corpi di fabbrica, la demolizione dei manufatti ammalorati e delle coperture pericolanti. Seguirà l’avvio del restauro vero e proprio.

paestum_parco_avvio-restauro-e-riqualificazione-ex-stabilimento-cirio_locandinaI primi risultati dei lavori e la programmazione degli interventi futuri saranno presentati nei prossimi giorni nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum dove interverranno il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo; il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel; il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri; il direttore del museo nazionale di Matera e responsabile unico del Procedimento, arch. Annamaria Mauro; il direttore dei lavori, arch. Luigi Di Muccio; i progettisti dello Studio Guicciardini & Magni Architetti e l’impresa Consorzio CONPAT S.c.a.r.l. aggiudicatrice dei lavori.

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Partiti i lavori all’ex stabilimento Cirio di Paestum (foto pa-paeve)

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

“L’avvio dei lavori all’ex stabilimento Cirio”, dichiara Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, “segna l’impegno concreto ad ampliare e ridefinire il complesso del Parco archeologico di Paestum e Velia e a potenziare il suo rapporto con il territorio. A pochi passi dalla cinta muraria, il Santuario di Santa Venera torna a essere accessibile e soprattutto offre l’opportunità unica di legare armoniosamente il passato più recente e quello antico della città per creare una realtà dinamica, una vera e propria fabbrica in cui costruire nuovi progetti culturali”. E il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “I lavori in programma porteranno alla creazione di un nuovo luogo della cultura, spazio di conoscenza, apprendimento e ispirazione per le comunità del territorio e per i pubblici provenienti da tutto il mondo. Un progetto virtuoso capace di creare valore partendo dalla riqualificazione di un edificio industriale e di un’area archeologica segnata dalla presenza dell’importante Santuario extraurbano dedicato ad Afrodite, scavato e studiato a partire dagli anni ’80 dal grande maestro Mario Torelli insieme all’Università del Michigan”.

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Il santuario di Afrodite nella zona di Santa Venera a pochi passi dalla cinta muraria di Paestum (foto pa-paeve)

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei: “È una grande opportunità per il territorio che lega uno dei santuari più importanti dell‘antica Poseidonia, quello di Afrodite, alle spalle del complesso e di una forma rara ma non senza confronti, come ha mostrato il compianto Mario Torelli evidenziandone le similitudini con il cosiddetto Heroon di Olimpia, alla Paestum medievale, all‘archeologia industriale, all’arte contemporanea e alla dieta mediterranea. Una factory culturale in grado di esprimere tutta la ricchezza dell’eredità della Magna Grecia”. Gli fa eco il sindaco della Città di Capaccio Paestum, Franco Alfieri: “I lavori che, tra le altre cose, porteranno al restauro e alla riqualificazione dell’ex stabilimento Cirio si inseriscono nella stagione di rinascita che la Città di Capaccio Paestum sta vivendo negli ultimi anni. Congratulazioni al direttore D’Angelo per questo importante risultato conseguito”.

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Il cantiere aperto all’ex stabilimento Cirio a Paestum (foto pa-paeve)

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L’architetto Annamaria Mauro del parco archeologico di Paestum e Velia (foto pa-paeve)

“Il binomio archeologia classica e archeologia industriale”, interviene Annamaria Mauro, responsabile unico del Procedimento, “si sposa in questo cantiere unico e straordinario. Restaurare, valorizzare e aprire al pubblico l’area dell’ex stabilimento Cirio costituisce l’obiettivo primario dell’intervento. L’articolato cantiere mette a sistema, dopo  un’approfondita analisi storica e tipologica che ci ha portati a delle scelte mirate di restauro critico, e quindi a tutelare e valorizzare soprattutto ciò che è rimasto del primo nucleo storico della fabbrica del 1910 e dell’ampliamento del 1950, sia a livello spaziale che materico, la realizzazione di un polo culturale strettamente connesso all’area archeologica e al Museo che sarà centro di informazione e di accoglienza per i visitatori e che ospiterà eventi di arte contemporanea, mostre e manifestazioni, depositi visitabili, un auditorium, un centro di studi e ricerca e diversi approfondimenti sul patrimonio immateriale, sulle tradizioni locali e sul paesaggio”. Chiude Luigi Di Muccio, direttore dei lavori: “Alla base della trasformazione di questa ex fabbrica c’è la volontà di creare un centro pulsante di conoscenza, ispirazione ed educazione. Un luogo in cui la storia parla, dove le generazioni possono imparare dalle sfide e dalle vittorie del passato. Un luogo in cui l’identità di Santa Venera è celebrata e condivisa. Questi sono i temi e i valori che hanno indirizzato i progettisti e che animano i lavori appena iniziati”.

Pompei. Nella casa di Rustio Vero (Regio IX, insula 10), scoperto un panificio-prigione, dove persone ridotte in schiavitù e asini erano rinchiusi e sfruttati per macinare il grano necessario a produrre il pane. L’intervento del direttore del parco archeologico Zuchtriegel. Prende forma la testimonianza di Apuleio nelle “Metamorfosi”

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Il panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Pianta della casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le tre grandi macine erano poste in uno spazio ristretto: per essere fatte girare dagli animali o dagli schiavi il movimento circolare doveva essere attentamente sincronizzato così da ottenere il massimo della produzione di farina per l’annesso forno. Nessuna porta o finestra verso l’esterno. Netta divisione della zona di produzione con la parte residenziale della Casa di Rustio Vero nella Regio IX di Pompei. Quello scoperto in questi giorni dalle indagini stratigrafiche in corso nella Regio IX, insula 10, dell’antica città di Pompei, avviate nel 2023 dal parco archeologico di Pompei, nell’ambito di un più ampio progetto di sistemazione, messa in sicurezza e manutenzione dei fronti che perimetrano l’area ancora non indagata della città antica di Pompei (vedi Pompei. Nuove scoperte dagli scavi della IX Regio: trovate iscrizioni elettorali all’interno di una casa che invitano a votare un tale Aulus Rustius Verus, candidato per la carica di edile: il “voto di scambio” si promuoveva anche durante le cene. Notizie “in diretta” con l’E-Journal degli Scavi di Pompei. Zuchtriegel: “Esempio di trasparenza scientifica: siamo convinti che in questo Pompei sarà un modello a livello internazionale” | archeologiavocidalpassato), è un vero e proprio panificio-prigione, dove persone ridotte in schiavitù e asini erano rinchiusi e sfruttati per macinare il grano necessario a produrre il pane. Un ambiente angusto e senza affaccio esterno, con piccole finestre con grate in ferro per il passaggio della luce. E nel pavimento intagli per coordinare il movimento degli animali, costretti a girare per ore con occhi bendati.

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Veduta dall’alto del panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le indagini hanno restituito una casa in corso di ristrutturazione. Un’abitazione suddivisa – come spesso avviene – in un settore residenziale decorato con raffinati affreschi di IV stile, e un quartiere produttivo destinato in questo caso alla panificazione. In uno degli ambienti del panificio, erano già emerse nei mesi scorsi tre vittime, a conferma che nonostante la ristrutturazione in corso, la dimora fosse tutt’altro che disabitata.

Una fotografia/testimonianza del lavoro massacrante a cui erano sottoposti uomini, donne e animali negli antichi mulini-panifici, del cui racconto abbiamo la fortuna di poter disporre di una fonte d’eccezione, lo scrittore Apuleio, vissuto nel II secolo d.C., che nelle Metamorfosi IX 11-13, racconta l’esperienza del protagonista, Lucio, trasformato in asino e venduto a un mugnaio, evidentemente sulla base di una conoscenza diretta di contesti simili, anche se va tenuto conto della distanza cronologica e geografica tra la provincia africana del II sec. d.C. di Apuleio e la Pompei degli anni prima del 79 d.C.: “IX, 11: Lì un gran numero di bestie da soma, descrivendo percorsi circolari senza fine, facevano ruotare con giri più o meno larghi le macine; e non soltanto di giorno, ma anche per tutta la notte, grazie alla rotazione ininterrotta di quei congegni, stavano svegli a produrre farina senza dormire mai. Quanto a me però, forse perché non mi lasciassi spaventare dalla prima esperienza di quel lavoro, il nuovo padrone mi trattò da ospite privilegiato: quel primo giorno infatti me lo diede di vacanza e mi riempì generosamente di cibo la mangiatoia. Tuttavia quella vita beata, fatta di ozio e di dieta ricostituente, non durò molto di più, perché già il giorno dopo di buon mattino vengo attaccato a una macina, e a quella che pareva la più grossa, e subito, con gli occhi bendati, vengo spinto sulla pista curva di quel fossato circolare in modo che, nel cerchio di quel solco che correva tutto in tondo, continuassi a ricalpestare le mie impronte tornandoci sempre sopra coi passi, e ad andare vagando senza meta lungo un percorso sempre fisso. Io comunque non mi dimenticai del tutto la mia astuzia e il mio senso pratico, così da offrirmi docilmente all’apprendimento del mestiere e, sebbene quando ancora vivevo tra gli uomini avessi visto mille volte manovrare questi congegni in modo simile, tuttavia fingendo di non capire, come se fossi assolutamente all’oscuro di quel lavoro, me ne restavo lì impalato senza muovere un passo; credevo infatti che, ritenuto poco adatto, anzi decisamente inutile a questo genere di mansione, sarei stato quantomeno destinata a una fatica più leggera o che addirittura mi avrebbero dato lo stesso da mangiare, lasciandomi senza far nulla. Ma l’ingegnosità di cui diedi prova si rivelò inutile, anzi dannosa. Infatti senza perder tempo mi si piazzarono intorno in tanti, armati di bastoni, e mentre io, che avevo gli occhi bendati, me ne stavo ancora lì tutto tranquillo, all’improvviso, a un dato segnale e con un coro di grida, mi scaricano addosso un cumulo di bastonate e mi stordiscono a tal punto con tutto quel chiasso che io, abbandonati tutti i miei piani, da bravo mi butto subito con tutto il mio peso sulla fascia di corda e mi metto a correre in tondo a gran velocità. IX, 12: Quest’improvviso cambiamento di condotta suscitò naturalmente l’ilarità di tutta la compagnia. La giornata era ormai quasi finita e io comunque ero proprio a pezzi, quando mi staccarono dal collare di corda e scioltomi dalla macina mi misero davanti alla mangiatoia. Io però, anche se ero completamente sfinito, assolutamente bisognoso di rimettermi in forze e davvero morto di fame, tuttavia, distratto e tutto preso dalla mia solita curiosità, misi per un momento da parte il cibo – e ce n’era una quantità enorme – e me ne stavo a osservare con un certo interesse l’organizzazione di quell’odioso posto di lavoro. Bontà divina, che sottospecie di uomini che c’erano! Con la pelle tutta segnata la lividi scuri, con la schiena piagata dai colpi, su cui uno straccio lacero più che coprire faceva ombra; alcuni poi avevano addosso solo un pezzo di panno ridottissimo intorno alle parti intime, e tutti quanti comunque erano vestiti in modo tale che attraverso quei cenci gli si vedeva tutto, avevano la fronte marchiata da lettere, la testa rasata a metà e i piedi incatenati, ed erano sfigurati dal pallore e con le palpebre consumate dall’oscurità nebbiosa di quell’ambiente buio e fumoso e perciò ci vedevano molto male. E, come i pugili che combattono tutti cosparsi di polvere, erano schifosamente coperti del bianco di quella polvere farinosa. IX, 13: Come descrivere poi e con quali parole gli animali miei compagni di schiavitù? Che muli decrepiti, che ronzini sfiancati! Se ne stavano intorno alla mangiatoia, con la testa affondata a triturare mucchi di paglia, col collo che cascava giù per il marciume putrefatto delle piaghe, le narici molli divaricate dagli incessanti colpi di tosse, il petto ulcerato dallo sfregamento continuo contro la cinghia di corda, le costole scoperte fin quasi all’osso dalle infinite percosse, gli zoccoli allungati a dismisura a furia di correre intorno senza tregua, e tutto il cuoio rovinato da una crosta di sporcizia, dalla magrezza e dalla rogna. Temendo anche per me la stessa penosa sorte di quella compagnia di schiavi e ripensando alla condizione felice del Lucio che ero un tempo, precipitato ormai all’estremo limite della sopravvivenza, chinai il capo e me stavo tutto mesto”. (traduzione di Laura Nicolini tratta da: Apuleio, Le Metamorfosi, Bur, Milano 2005).

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Un elemento di macina nel panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Le nuove scoperte rendono possibile descrivere meglio anche il funzionamento pratico dell’impianto produttivo che, seppure in disuso al momento dell’eruzione, ci restituisce una conferma puntuale del quadro sconcertante dipinto da Apuleio. Il settore produttivo messo in luce è privo di porte e comunicazioni con l’esterno; l’unica uscita dà sull’atrio, nemmeno la stalla possiede un accesso stradale come frequente in altri casi. “Si tratta, in altre parole, di uno spazio in cui dobbiamo immaginare la presenza di persone di status servile di cui il proprietario sentiva il bisogno di limitare la libertà di movimento”, fa notare il direttore Gabriel Zuchtriegel, in un articolo scientifico a più mani pubblicato oggi sull’E-Journal degli scavi di Pompei http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/. “È il lato più sconvolgente della schiavitù antica, quello privo di rapporti di fiducia e promesse di manomissione, dove ci si riduceva alla bruta violenza, impressione che è pienamente confermata dalla chiusura delle poche finestre con grate di ferro”.

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Il mulino e le tracce del passaggio di schiavi e animali nel panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La zona delle macine, ubicate nella parte meridionale dell’ambiente centrale, è adiacente alla stalla, caratterizzata dalla presenza di una lunga mangiatoia. Attorno alle macine si individua una serie di incavi semicircolari nelle lastre di basalto vulcanico. Data la forte resistenza del materiale, è verosimile che quelle che a prima vista potrebbero sembrare delle “impronte” siano in realtà intagli realizzati appositamente per evitare che gli animali da tiro scivolassero sulla pavimentazione e contemporaneamente tracciare un percorso, formando in tal modo un “solco circolare” (curva canalis) come lo descrive anche Apuleio.

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La tomba del fornaio Marcus Vergilius Eurysaces a Porta Maggiore di Roma (foto roma capitale)

“Le fonti iconografiche e letterarie, in particolare i rilievi della tomba di Eurysaces a Roma, suggeriscono che di norma una macina fosse movimentata da una coppia composta da un asino e uno schiavo. Quest’ultimo, oltre a spingere la mola, aveva il compito di incitare l’animale e monitorare il processo di macinatura, aggiungere del grano e prelevare la farina”. L’usura dei vari intagli può essere ascritta agli infinti giri, sempre uguali, svolti secondo lo schema predisposto nella pavimentazione. Più che a un solco viene pertanto da pensare all’ingranaggio di un meccanismo di orologeria, concepito per sincronizzare il movimento intorno alle quattro macine concentrate in questa zona.

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Nella Palestra Grande di Pompei si sta ultimando l’allestimento della mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio”

L’ambiente riaffiorato, con la sua testimonianza di dura vita quotidiana, integra il quadro raccontato nella mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio” – che inaugurerà il 15 dicembre 2023 alla Palestra grande di Pompei – dedicata a quella miriade di individui spesso dimenticati dalle cronache storiche, come appunto gli schiavi, che costituivano la maggioranza della popolazione e il cui lavoro contribuiva in maniera importante all’economia, ma anche alla cultura e al tessuto sociale della civiltà romana. “In ultima analisi – aggiunge il direttore – sono spazi come questo che ci aiutano anche a capire perché c’era chi riteneva necessario cambiare quel mondo e perché negli stessi anni un membro di un piccolo gruppo religioso di nome Paolo, poi santificato, scrive che è meglio essere tutti servi, douloi che vuol dire schiavi, ma non di un padrone terrestre, bensì di uno celeste”.