Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel nono appuntamento, il viaggio parte dall’Arco di Tito, alle pendici del Palatino, per giungere alla Sinagoga del parco archeologico di Ostia Antica, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma

Nono appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dalle pendici del Palatino, precisamente dall’Arco di Tito, e si arriva al parco archeologico di Ostia Antica, alla Sinagoga, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma.

Costruito sul punto più alto della Via Sacra, l’Arco di Tito domina il paesaggio del Foro Romano: “Fu forse proprio la sua posizione – raccontano gli archeologi del PArCo – a far sì che nel Medioevo fosse incorporato nella fortezza costruita dalla famiglia Frangipane; fu poi parte del vicino convento di Santa Maria Nova, e solo tra il 1812 ed il 1824, grazie ai restauri di Raffaele Stern e Giuseppe Valadier, fu “liberato” assumendo l’aspetto attuale”.

“L’arco, ad un solo fornice – spiegano gli archeologi del PArCo -, fu dedicato all’imperatore Tito dopo la sua morte (unico tra gli archi trionfali superstiti ad essere dedicato ad un imperatore divinizzato), per commemorare la vittoria nella Guerra giudaica conclusasi drammaticamente nel 70 d.C. con il saccheggio di Gerusalemme e con la distruzione del Tempio da parte dell’esercito romano. Sono proprio questi avvenimenti ad essere illustrati sui rilievi all’interno dell’arco, che per struttura e decorazione costituisce una dei capolavori dell’arte romana: nella sua decorazione, infatti, sono per la prima volta vengono introdotti in un monumento ufficiale gli elementi stilistici dell’arte popolare”.


Copia del rilievo del fornice meridionale dell’arco di Tito con la rappresentazione della menorah e degli altri oggetti sacri portati via del tempio di Gerusalemme (foto PArCo)
“Nella volta, riccamente decorata a cassettoni, è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore, portato in cielo da un’aquila. I due grandi rilievi sui lati interni del fornice rappresentano invece il trionfo di Tito: a Nord, Tito è sulla quadriga trionfale, incoronato dalla Vittoria; sul lato Sud, si vede invece il corteo che avanza verso la Porta Triumphalis: si distinguono gli oggetti saccheggiati al tempio di Gerusalemme, i vasi sacri, le trombe di argento e la menorah (il candelabro a sette braccia) che saranno poi esposti come “bottino di guerra” nel vicino Tempio della Pace. La fine della guerra giudaica, con l’imposizione del “Fiscus iudaicus”, la tassa da pagare al tempio di Giove Capitolino, segnò forse il momento di crisi più profonda tra la gerarchia imperiale e la numerosa ed influente comunità ebraica romana, considerata la più antica del mondo, stanziata a Roma probabilmente già dalla metà del II secolo a.C.”.

Ma una comunità ebraica numerosa doveva essere presente anche nella vicina Ostia Antica, come dimostra la scoperta della sinagoga, avvenuta nel 1961 durante i lavori di realizzazione della viabilità verso Fiumicino. L’edificio si impose subito all’attenzione degli archeologi per la sua monumentalità e per la sua lunga vita.

La sinagoga di Ostia Antica sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare, fuori dalla porta cittadina (in età romana la linea di costa era molto arretrata rispetto all’attuale): “Una posizione decentrata”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “che si spiega con il voler mantenere la propria identità religiosa ben distinta dalla serie di culti che si svolgevano in città e ai quali erano dedicati tantissimi luoghi, sacelli, templi e aree sacre, in funzione delle specificità delle singole divinità. Inoltre, per gli Ebrei le spiagge del Mediterraneo erano considerate luoghi puri per fare abluzioni rituali. L’edificio di culto era orientato in direzione Est/Sud-Est: ovvero in direzione di Gerusalemme”.


La menorah raffigurata nell’edicola della sinagoga di Ostia (foto parco ostia antica)
“Considerata per lungo tempo la più antica sinagoga dell’Occidente mediterraneo, secondo le ultime interpretazioni essa si imposta su un edificio privato del I secolo d.C. che solo all’inizio del III secolo fu destinato a sinagoga. Gli interventi strutturali più importanti risalgono però al IV secolo d.C. quando il complesso fu ampliato anche con funzioni di ospitalità per viaggiatori ebrei e con la realizzazione all’interno dell’aula di culto di un’edicola nella quale erano conservati i rotoli della Legge, la Torah. L’edicola – concludono – era un piccolo spazio absidato e monumentalizzato con colonnine con mensole decorate con la rappresentazione della menorah (il calendario a 7 bracci) a bassorilievo a lato dell’ingresso”.
Ostia antica. Il parco archeologico per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 promuove tre laboratori didattici per bambini e un’attività per adulti

Tornano le Giornate Europee dell’Archeologia promosse dall’Inrap, l’Istituto nazionale di ricerca archeologica francese. Quest’anno il Parco archeologico è lieto di offrire tre laboratori didattici per bambini in età scolare (6-11 anni) e un’attività per adulti, nella splendida cornice delle sue aree archeologiche. Venerdì 18 giugno 2021, alle 16, “Frammenti di storie: faccia a faccia con gli antichi ostiensi”, laboratorio per adulti che con Paola Francesca Rossi che illustrerà quante informazioni si possono ricavare dalle ossa degli antichi abitanti di Ostia. Sabato 19 giugno 2021 laboratori didattici per bambini “Cercasi scheletro!” e “Occhio ai colori” con Serena Vaccaro e Maurizio Milana, che si terranno eccezionalmente nell’Area archeologica dei Porti imperiali di Claudio e Traiano (Comune di Fiumicino). I laboratori si svolgono in contemporanea su due turni, alle 11 e alle 16: per svolgere entrambe le attività, è necessario prenotarne una al mattino e una al pomeriggio. Domenica 20 giugno 2021, alle 11, nell’area archeologica di Ostia antica, i piccoli esploratori potranno mettere alla prova il loro senso dell’orientamento in una “Caccia al mosaico”, seguendo gli indizi in rima dell’archeologo Franco Tella. Per le attuali norme per il contrasto al Covid-19, i posti disponibili sono limitati. Quindi bisogna affrettarsi a prenotare all’indirizzo: pa-oant.laboratorididattici@beniculturali.it
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel secondo appuntamento, seguendo il culto di Cibele, il viaggio parte dal tempio della Magna Mater sul Palatino per arrivare al parco archeologico di Ostia Antica

Secondo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Stavolta si parte dal Palatino e precisamente dall’area del Tempio della Magna Mater, prima divinità straniera accolta a Roma e celebrata con questo edificio inaugurato nel 191 a.C., per andare alla ricerca di un altro santuario dedicato alla stessa divinità: il viaggio, andando a ritroso nel tempo,arriverà nel parco archeologico di Ostia Antica.


Statua della dea Cibele in trono, con il chitone stretto sotto il seno ed il mantello avvolto attorno ai fianchi; la statua, in marmo Pentelico, fu scoperta da Pietro Rosa nel 1872 durante gli scavi presso la gradinata del tempio ed è ora conservata al Museo Palatino (foto PArCo)
“Nel periodo drammatico della Seconda guerra Punica”, raccontano gli archeologi del PArCo, “prostrati da quasi 15 anni di ostilità, i Romani, su indicazione dei Libri Sibillini, scelsero di affidarsi alla protezione di una nuova divinità: Cibele, signora della natura e degli animali, venerata sul Monte Ida, nella Troade, sotto forma di una pietra nera. Il culto fu introdotto a Roma il 4 aprile del 204, e il tempio dedicato alla dea, che i Romani chiamarono Magna Mater, fu inaugurato nel 191 a.C. La sua costruzione costituì una rivoluzione nella topografia religiosa della Roma antica: per la prima volta una divinità straniera veniva accolta a Roma, non sul “periferico” Aventino, ma sul Palatino, all’interno del Pomerio, il recinto sacro della città, proprio accanto alle capanne romulee. La provenienza di Cibele dalla Troade, considerata, tramite Enea, progenitrice di Roma, facilitò forse questo posizionamento strategico.

Per ricordare la dedica del tempio – continuano gli archeologi del PArCo – si celebravano, dal 4 al 10 Aprile di ogni anno, i Ludi Megalenses, giochi scenici per cui scrissero commedie anche Plauto e Terenzio; l’11 aprile, a conclusione dei Ludi, si festeggiava il dies Natalis della dea, a cui si offriva il moretum, la tradizionale focaccia di erbe, formaggio, sale, olio e aceto. Del tempio, ricostruito dopo un incendio nel 111 a.C., e poi per volere di Augusto nel 3 d.C., si conserva oggi l’alto podio, sormontato da un boschetto di olmi, che lo ombreggia e ne accresce la suggestione.

Ma ancor prima che a Roma, Cibele giunse ad Ostia: “Qui infatti arrivò via nave la pietra nera – continua il racconto degli archeologi del PArCo -, che fu poi trasferita su un’imbarcazione più piccola per la navigazione fluviale fino a Roma. Quando la nave, con pessimo auspicio, si incagliò nella sabbia, a salvarla fu una donna, Claudia Quinta, della quale si metteva in dubbio la moralità: chiedendo alla Dea Madre di dare a tutti un segno della sua castità, Claudia afferrò una fune dell’imbarcazione e riuscì a trainarla senza sforzo.

“Le attestazioni del culto di Cibele ad Ostia partono tuttavia dal I secolo d.C., e solo nel corso del secolo successivo avvenne la sistemazione del santuario: a differenza del tempio sul Palatino questo era prudentemente situato in un’area periferica della città, in prossimità di Porta Laurentina, e non era costituito solamente da un tempio, ma da una vasta area sacra, di forma triangolare. Al suo interno furono eretti templi e sacelli dedicati a Cibele e alle divinità a lei associate: oltre al tempio di Magna Mater vi si trovano infatti il sacello di Attis, il mitico pastore amante della dea, il tempio di Bellona, dea italica della guerra, e la sede degli Hastiferi i “portatori di lance”, che durante le cerimonie eseguivano danze rituali. Gli edifici – concludono gli archeologi del PArCo – erano disposti intorno a un ampio spazio aperto in cui si svolgevano i riti religiosi, tra i quali avevano un ruolo importante le processioni sacre e i riti iniziatici che prevedevano l’aspersione dei fedeli con il sangue dei tori uccisi nel corso dei sacrifici (taurobolia)”. Il Campo della Magna Mater fa parte del percorso di visita degli Scavi di Ostia. Per sapere di più sull’area archeologica di Ostia antica: https://www.ostiaantica.beniculturali.it/…/ostia-antica/
L’area archeologica di Ostia antica riapre dal 27 aprile in sicurezza con percorsi di visita modificati. Restano chiusi il museo Ostiense e le Case Decorate

Ci siamo! Da oggi, martedì 27 aprile 2021, riapre l’area archeologica di Ostia antica. L’orario sarà quello precedente alle chiusure autunnale e invernale: dal martedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19, ultimo ingresso alle 18. Sarà possibile visitare l’area archeologica il sabato e la domenica solo su prenotazione (ad eccezione di sabato 1° maggio, giorno di chiusura del sito). Il parco sta predisponendo il sistema di prenotazione online, non appena sarà operativo sarà annunciato su tutti i canali web e social. Le visite guidate organizzate e gestite dal Concessionario sono per il momento sospese, pertanto non è possibile prenotarle. Prima di accedere alla biglietteria e in genere agli Scavi, un operatore autorizzato misurerà la temperatura corporea di ciascuno. L’accesso agli Scavi è infatti subordinato alla rilevazione della temperatura corporea dei visitatori al fine di ridurre e limitare il contagio da COVID-19: tale trattamento rientra nelle operazioni di prevenzione, tutela e sicurezza della salute pubblica, in ottemperanza alle disposizioni nazionali e regionali in materia. La temperatura sarà rilevata mediante pistola termoscanner: chi presenterà una temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5°C non potrà accedere all’area archeologica di Ostia antica, anche se munito dei dispositivi di protezione individuale. All’ingresso verrà fornita un’informativa contenente tutte le disposizioni da osservare durante la visita. Per accedere all’area archeologica di Ostia antica è necessario indossare la mascherina. La mascherina va indossata nel modo corretto, a coprire sia il naso che la bocca. all’interno dell’area archeologica sono stati collocati appositi cestini per la raccolta differenziata di guanti e mascherine usati. È necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone. In alcuni luoghi lungo il percorso di visita è stata collocata una apposita segnaletica, che ricorda il divieto di assembramenti. La distanza di almeno un metro va mantenuta sempre, a partire dalla biglietteria, al passaggio ai tornelli e una volta entrati nell’area archeologica. Per terra, davanti alla biglietteria, è apposta una segnaletica orizzontale che aiuterà a rispettare la corretta distanza. Lungo il percorso di visita sono disponibili alcune fontanelle di acqua potabile, con colonnine di igienizzante per le mani. Igienizza le tue mani se ne hai bisogno, ma non abusarne, nel rispetto di tutti gli altri visitatori.


Il teatro antico di Ostia (foto parco archeologico di Ostia antica)
Modifiche al percorso di visita. Per evitare il più possibile assembramenti e per consentire di mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, il percorso di visita dell’area archeologica di Ostia subisce alcune modifiche. Tutte le terrazze panoramiche sono interdette. Le terrazze sono spazi di dimensioni ridotte, per raggiungere le quali bisogna percorrere scale spesso molto strette. Onde evitare assembramenti, sono stati interdetti i seguenti belvedere: Terme di Nettuno, Caseggiato del Sole, Domus del Protiro, Caseggiato di Giove e Ganimede, Portico di Pio IX. All’interno dell’area archeologica di Ostia antica per alcuni monumenti sono stati individuati dei percorsi obbligati, in modo tale da evitare che le persone possano incrociarsi o sfiorarsi involontariamente. Sempre nel rispetto del distanziamento tra le persone, sono stati individuati i seguenti percorsi obbligati: Teatro e Piazzale delle Corporazioni, Termopolio della via della Casa di Diana, Piccolo Mercato, dalle Terme del Buticoso alla Domus di Amore e Psiche, Terme del Foro, Caseggiato del Serapide, Terme dei Sette Sapienti, Caseggiato degli Aurighi. Sono stati inoltre individuati i seguenti percorsi a senso unico alternato: Porta Romana, Porta Marina, Porta Laurentina. Il parco raccomanda di attenersi scrupolosamente alle direzioni indicate dai cartelli: questi percorsi obbligati sono stati pensati proprio per evitare il più possibile occasioni di assembramento anche involontario. Lungo il tracciato dei percorsi a senso unico o a senso unico alternato non sono consentite soste; in tutti gli altri ambienti parzialmente coperti e non interdetti alla fruizione la sosta massima consentita è di 10 minuti.


Le Case decorate del parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Con la riapertura al pubblico dell’area archeologica di Ostia antica il museo Ostiense resta chiuso. La chiusura è solo in parte legata all’emergenza COVID: il museo infatti ha sale di piccole dimensioni e non ha finestre che possano consentire un ricambio d’aria; ma la vera motivazione è che a brevissimo inizieranno i lavori di ristrutturazione dell’edificio con conseguente riallestimento delle opere nelle sue sale. Le visite alle Case Decorate sono sospese fino al perdurare dell’emergenza COVID in quanto sono luoghi che, per le modalità di visita e per gli spazi angusti, presentano un alto rischio di formazione di assembramenti. I visitatori in gruppo, così come i visitatori singoli, devono assolutamente attenersi al divieto di assembramento. È consentita la visita di gruppi organizzati accompagnate da guide turistiche a condizione che esse assicurino il distanziamento sociale e una modalità di visita ordinata fin dall’ingresso al Parco, evitando comunque ogni forma di assembramento. È consentito l’accesso di gruppi fino a 10 persone + guida senza l’uso di dispositivi particolari e fino a 25 persone + guida con uso di dispositivi audio (sistema integrato microfono-auricolari). Durante la visita dell’area archeologica e degli ambienti coperti presenti all’interno di essa dovranno essere rispettate tutte le norme sopraindicate. Ai servizi igienici potrà accedere una persona per volta. Si raccomanda a ciascuno la scrupolosa attenzione alle regole per una corretta pulizia delle mani nell’interesse della salvaguardia della salute di tutti.
Archeologia in lutto. Si è spento dopo lunga malattia l’archeologo britannico Simon Keay, specializzato in particolare nei porti del Mediterraneo romano, figura fondamentale negli studi su Portus e Isola Sacra. Lo ricordano la British School di Roma (lì insegnava dal 2006) e il parco archeologico di Ostia antica (membro del Comitato scientifico dal 2018)

Archeologia in lutto. Il 7 aprile 2021 si è spento dopo una lunga malattia l’archeologo e accademico britannico Simon Keay a 66 anni (era nato il 21 maggio 1954), professore emerito di archeologia all’università di Southampton, specializzato nell’archeologia dell’Impero Romano, in particolare nei porti del Mediterraneo romano, nel commercio e nel cambiamento culturale in Italia e Iberia. Dal 2006 era professore di ricerca e direttore di archeologia alla British School di Roma. È stata proprio la BSR, “profondamente triste” ad annunciare la scomparsa di uno dei suoi membri più stimati. “Simon era un uomo gentile e generoso, pieno di vita ed energia”, scrivono Chris Wickham e Stephen Kay. “Era attivo, nonostante la sua malattia, nell’aiutarci, fino a pochi giorni prima della sua morte. La Scuola gli deve una somma incalcolabile. Inviamo le nostre più sentite condoglianze a Nina, James e Leo, e stiamo ricevendo messaggi da tutto il mondo che dimostrano l’alta considerazione con cui è stato tenuto. Lo commemoreremo correttamente, una volta superato lo shock della sua scomparsa”. E continuano: “Molti colleghi e amici della BSR avranno familiarità con il lavoro di Simon dal suo duraturo studio e classificazione delle anfore romane. Fu attraverso questa ricerca, che prevedeva uno studio approfondito del commercio nel Mediterraneo, che rimase affascinato dai porti e dal commercio. Fu questo che lo portò a Roma e iniziò il suo lungo e stretto rapporto con la BSR. Nel 1997, in seguito all’inizio dei lavori a Falerii Novi, Simon fu invitato dai colleghi italiani ad iniziare le ricerche a Portus, il porto imperiale di Roma. Iniziando con un’importante indagine geofisica nel 1998, Simon trascorse i successivi 23 anni studiando aspetti del porto, iniziando importanti scavi nel sito nel 2007. Nel 2018 è stato nominato membro del comitato scientifico consultivo del Parco Archeologico di Ostia antica sul quale ha prestato servizio con grande entusiasmo e borsa di studio. Più recentemente, Simon ha aperto il suo studio ai porti di tutto il mar Mediterraneo, e i libri su questo, per lo più pubblicati nella serie di archeologia BSR, stanno ancora uscendo. Insieme a un’ampia rete di colleghi e amici ha aperto la strada alla pratica della ricerca geofisica come metodo non invasivo di investigazione di siti in Italia su larga scala, e la sua eredità presso la BSR è ora un gruppo altamente specializzato che applica regolarmente queste tecniche in tutta Italia e nel Mediterraneo”.

A unirsi nel cordoglio per la prematura scomparsa del professor Simon Keay è il parco archeologico di Ostia antica di cui il professore era membro del Comitato scientifico. “Eminente studioso dell’archeologia e della storia dei porti e del commercio nel mondo romano, è stato una figura fondamentale negli studi su Portus e Isola Sacra, nel comprendere le articolazioni del grande porto di Roma imperiale con Ostia e il Trastevere Ostiense”, si legge sul sito del Parco. “Indagini geofisiche, ma anche scavi archeologici: in particolare le ricerche nel Palazzo Imperiale di Portus hanno consentito di comprendere l’articolazione del complesso e di portare in luce edifici come il piccolo anfiteatro e i Navalia, dei quali non si conosceva l’esistenza. Nel territorio, le indagini geofisiche si sono svolte principalmente su due fronti, l’uno volto a comprendere il collegamento tra Portus e Ostia attraverso Isola Sacra, l’altro rivolto a comprendere l’estensione e l’articolazione del bacino di Claudio e a individuare l’Isola Faro nota dalle fonti, ma della quale oggi non resta traccia. Delle ricerche a Isola Sacra aveva recentissimamente pubblicato una monografia, in collaborazione con il Parco: The Isola Sacra Survey: Ostia, Portus and the port system of Imperial Rome (a cura di S. keay, M. Millett, K. Strutt e P. Germoni), 2020; precedentemente aveva pubblicato due volumi dedicati a Portus: Portus (a cura di S. keay, M. Millett, L. Paroli e K. Strutt), 2005, e Portus and its hinterland (a cura di S. Keay e L. Paroli), 2011. Oltre a questi volumi, ha pubblicato numerosissimi contributi e report scientifici dedicati alle ricerche geofisiche e alle indagini archeologiche condotte a Portus”.

“Alla ricerca scientifica e formativa degli studenti, con il progetto PortusLimen”, continua il ricordo del Parco, “ha sempre abbinato l’attività di divulgazione, attraverso progetti quali il Portus Project, sul cui blog online ha pubblicato man mano il progredire delle ricerche, e attraverso ricostruzioni virtuali estremamente accurate che restituiscono le infrastrutture del porto di Traiano. Alle doti scientifiche si affiancano le qualità umane: ricorderemo sempre l’eleganza, la pacatezza, la cortesia e la pazienza del professor Keay, ma soprattutto la grande passione che lo animava, l’amore che provava per Portus e per la ricerca, e quel guizzo negli occhi, carico di forte motivazione”.
Per il Dantedì il parco archeologico di Ostia antica è andato a vedere come si presentava all’epoca di Dante, nel Trecento, la foce del Tevere (ricordata nel Purgatorio), alla Tor Boacciana

In occasione del Dantedì – le celebrazioni in onore di Dante Alighieri, anche il parco archeologico di Ostia antica ha voluto dare il suo contributo. Cosa c’entra Dante con Ostia? Ebbene, nel secondo Canto del Purgatorio, Dante cita la foce del Tevere. Il parco archeologico di Ostia antica ha deciso di andare a vedere come si presentava all’epoca di Dante, nel Trecento, la foce del Tevere. E sicuramente all’epoca la foce era dominata dalla Tor Boacciana. Proprio alla Tor Boacciana, raccontata dall’archeologo Dario Daffara, è dedicato il video che proponiamo per il Dantedì – e con il quale inaugura anche la rubrica video a cura del Parco “Play Ostia” che verrà pubblicata via via nelle prossime settimane.
Ond’io, ch’era a la marina volto / dove l’acqua di Tevero s’insala, / benignamente fu’ da lui ricolto. / A quella foce ha elli or dritta l’ala, / però che sempre quivi si ricoglie / qual verso Acheronte non si cala (La Divina Commedia, Purgatorio, Canto II, vv. 100-105). La foce del fiume che attraversa Roma e sulle cui sponde un tempo sorgeva Ostia antica – oggi la linea della costa è avanzata e alla foce sorgono la zona del Lido di Ostia a Sud e Fiumicino a Nord – viene identificata da Dante come il luogo in cui le anime attendono di essere trasportate dall’angelo nocchiero verso la spiaggia del Purgatorio. La foce del Tevere è menzionata infatti nel II Canto del Purgatorio al verso 101, quando Dante, proprio sulla spiaggia, incontra Casella, musico toscano, morto all’inizio del Trecento. Dante lo definisce suo amico: è probabile che Casella abbia musicato qualche canzone del poeta. Il musicista si presenta come anima intimamente tranquilla, staccata dalle cose del mondo eppure profondamente legata all’amico.
Giornata nazionale del Paesaggio. Focus sull’Architettura del verde nel parco archeologico di Ostia Antica dagli interventi di Italo Gismondi e Guido Calza al progetto dell’architetto Michele Busiri Vici completato dall’architetto Raffaele De Vico


La pianta di Ostia con sistemazione a giardino realizzata e firmata dall’architetto Michele Busiri Vici (foto parco ostia antica)
Ostia antica ha un suo paesaggio ben definito, sicuramente suggestivo, e storicizzato: esso deriva non solo dalla successione dei monumenti e delle antiche vie, non solo dalla vegetazione spontanea rigogliosa (sta arrivando la primavera, tra l’altro, con tutte le fioriture che porterà). Il paesaggio di Ostia così come lo percepiamo oggi si è formato anche grazie alle sistemazioni che lo interessarono all’inizio degli anni ’40, a seguito di un vero e proprio progetto di “architettura del verde”. Nella Giornata nazionale del Paesaggio il parco archeologico di Ostia antica partecipa con un approfondimento dedicato all’Architettura del verde nell’area archeologica di Ostia antica. Un percorso che inizia già alla fine del XIX secolo e che si sviluppa in parallelo con le attività di scavo e di ritrovamento dell’antica città ostiense durante la prima metà del secolo scorso, per giungere sino ai nostri giorni.

La sistemazione paesaggistica di Ostia antica. I primi scavi di Ostia Antica ebbero inizio già nella seconda metà dell’Ottocento sotto il pontificato di Pio IX, ma veri e propri interventi sistematici si susseguirono per tutta la prima metà del Novecento con il culmine negli anni 1938-42 in vista dell’Esposizione Universale del 1942 (che non avrà mai luogo a causa della Guerra). La principale parte dei lavori venne effettuata sotto la direzione di Italo Gismondi e Guido Calza; quest’ultimo non solo inserì Ostia antica nel programma delle opere per l’Esposizione Universale di Roma del 1942, ma propose una nuova sistemazione del verde all’interno della zona archeologica che via via veniva in luce. Il progetto venne redatto dall’architetto Michele Busiri Vici, venendo poi realizzato soltanto in parte dallo stesso, e in seguito portato a compimento dall’architetto Raffaele De Vico. I lavori iniziarono nel 1941 ma subirono un periodo di arresto per carenza di fondi nel 1943.

I punti salienti di questo progetto di vera e propria “architettura del verde” erano costituiti dall’impiego di grandi alberature, delle specie suggerite dalle vedute della campagna romana, diffuse tra il XVI e il XVIII secolo. Le specie scelte sono quelle che possiamo vedere ancora oggi: lungo la strada carrabile d’accesso agli scavi, perpendicolare e prospiciente al castello di Giulio II, furono piantumati il platano – Platanus orientalis e il pino – Pinus pinea; lungo il Decumano ritroviamo Pinus pinea e il cipresso – Cupressus sempervirens, mentre vicino agli antichi edifici e lungo le strade secondarie, le alberature scelte presentano specie di grandezza minore, come l’alloro – Laurus nobilis e l’albero di Giuda – Cercis siliquastrum. Infine, all’interno e vicino alle principali Domus, vennero impiantate essenze arbustive come il viburno – Viburnum tinus, l’oleandro – Nerium oleander e il melograno – Punica granatum. Con l’avvento del secondo conflitto mondiale, la sistemazione del verde è stata costretta ad arrestarsi bruscamente e in alcune aree periferiche dell’area archeologica lo stato di abbandono si è protratto fino ad anni relativamente recenti, causando l’estendersi di alcune zone inselvatichite. Questa condizione si è però rivelata un elemento fondamentale per la sopravvivenza di importanti testimonianze della flora spontanea dell’areale mediterraneo.
Roma-Fiumicino. Riapertura area archeologica dei Porti di Claudio e di Traiano (Portus) e necropoli di Porto a Isola Sacra: nuove modalità di visita in sicurezza

Dopo la chiusura di novembre 2020 e dopo aver apprestato le necessarie misure di prevenzione dal rischio di contagio da Covid-19, giovedì 11 febbraio 2021 a Fiumicino hanno riaperto al pubblico l’area archeologica dei Porti di Claudio e di Traiano e da giovedì 18 febbraio 2021 aprirà la Necropoli di Porto a Isola Sacra.

Per l’area archeologica dei Porti di Claudio e di Traiano (Portus) c’è un nuovo orario, in ottemperanza alle disposizioni relative alle regioni in “zona gialla”: tutti i giovedì, tutti i venerdì, il 1° e il 3° mercoledì del mese, sempre dalle 9.30 alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30. Non è prevista la prenotazione e non si possono accogliere richieste di visite per gruppi al di fuori dell’orario e dei giorni indicati. I visitatori all’ingresso, dotati di mascherina, dovranno sottoporsi alla misurazione della temperatura corporea e non potranno accedere se la temperatura risulterà uguale o superiore ai 37,5 °C. Il percorso di visita inizia dal Portico di Claudio. L’area delle “Colonnacce” non è accessibile per restauri in corso; il Belvedere sul Lago di Traiano non è accessibile per restauri in corso. Per quanto riguarda le misure di prevenzione del contagio, le regole sono poche e semplici: obbligo di mascherina all’ingresso, mantenimento della distanza di almeno 1 m dalle persone. Per i gruppi valgono le stesse regole dell’area archeologica di Ostia antica: è consentito l’accesso di gruppi fino a 10 persone + guida senza l’uso di dispositivi particolari e fino a 25 persone + guida con uso di dispositivi audio (sistema integrato microfono-auricolari).

La Necropoli di Isola Sacra, in ottemperanza alle disposizioni relative alle regioni in “zona gialla”, dal 18 febbraio 2021 aprirà il giovedì e il venerdì, dalle 10 alle 16, la 1^ e 3^ settimana del mese. Non è prevista la prenotazione e non si possono accogliere richieste di visite per gruppi al di fuori dell’orario e dei giorni indicati. I visitatori all’ingresso, dotati di mascherina, dovranno sottoporsi alla misurazione della temperatura corporea e non potranno accedere se la temperatura risulterà uguale o superiore ai 37,5 °C. Il percorso è indicato da segnaletica direzionale. Si può accedere solo in alcune tombe: la tomba 97, 86, 76 e 75 (opportunamente segnalate); in queste tombe monumentali può accedere una persona alla volta per evitare assembramenti. Non è possibile invece entrare invece in tutte le altre tombe. Per quanto riguarda le misure di prevenzione del contagio, le regole sono poche e semplici: obbligo di mascherina all’ingresso, mantenimento della distanza di almeno 1 metro dalle persone. Per i gruppi valgono le stesse regole dell’area archeologico di Ostia antica: è consentito l’accesso di gruppi fino a 10 persone + guida senza l’uso di dispositivi particolari e fino a 25 persone + guida con uso di dispositivi audio (sistema integrato microfono-auricolari).
Il parco archeologico di Ostia antica riapre il 2 febbraio 2021 in sicurezza. Percorso modificato per evitare assembramenti. Interdetti i belvedere. Il direttore anticipa i progetti per l’estate, tra cui il museo delle Navi a Fiumicino

Conto alla rovescia… Si riparte! Da martedì 2 febbraio 2021 l’area archeologica di Ostia antica riapre al pubblico in sicurezza. Dalla settimana successiva, 8 febbraio 2021, l’apertura sarà dal lunedì al venerdì al fine di compensare, almeno parzialmente, i due giorni di chiusura obbligatoria nelle giornate di sabato e domenica, per disposizioni governative in materia di regioni in fascia gialla. L’orario giornaliero segue i normali orari: 8.30-16.30 (ultima ingresso 15.30). Si può acquistare il biglietto sia online all’indirizzo https://buy.ostiaanticatickets.it/ sia direttamente in biglietteria. L’acquisto online consente di evitare la coda davanti alla biglietteria, offrendo la possibilità di andare direttamente ai tornelli d’ingresso al pubblico. Si informa che è possibile acquistare online esclusivamente i biglietti a tariffa intera; per riduzioni e gratuità è possibile rivolgersi alla biglietteria all’ingresso dell’area archeologica. Le visite guidate organizzate sono per il momento sospese, pertanto non è possibile prenotarle. Sono disponibili le audioguide, che saranno igienizzate ad ogni noleggio. I visitatori possono in alternativa scegliere di scaricare il contenuto dell’audioguida direttamente sul proprio smartphone tramite app: tutte le istruzioni per il download e il funzionamento verranno fornite in biglietteria.
Prima di accedere alla biglietteria e in genere agli Scavi, un operatore autorizzato misurerà la temperatura corporea di ciascuno. La temperatura sarà rilevata mediante pistola termoscanner: chi presenterà una temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5°C non potrà accedere all’area archeologica di Ostia antica, anche se munito dei dispositivi di protezione individuale. All’ingresso verrà fornita un’informativa contenente tutte le disposizioni da osservare durante la visita. Per accedere all’area archeologica di Ostia antica è necessario indossare la mascherina. La mascherina va indossata nel modo corretto, a coprire sia il naso che la bocca. all’interno dell’area archeologica sono stati collocati appositi cestini per la raccolta differenziata di guanti e mascherine usati. È necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone. In alcuni luoghi lungo il percorso di visita è stata collocata una apposita segnaletica, che ricorda il divieto di assembramenti. Lungo il percorso di visita sono disponibili alcune fontanelle di acqua potabile, con colonnine di igienizzante per le mani.

Percorso di visita. Per evitare il più possibile assembramenti e per consentire di mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, il percorso di visita dell’area archeologica di Ostia subisce alcune modifiche. Interdizione dei belvedere. Tutte le terrazze panoramiche sono interdette. Le terrazze sono spazi di dimensioni ridotte, per raggiungere le quali bisogna percorrere scale spesso molto strette. Onde evitare assembramenti, sono stati interdetti i seguenti belvedere: Terme di Nettuno, Caseggiato del Sole, Domus del Protiro, Caseggiato di Giove e Ganimede, Portico di Pio IX, Infrastruttura. All’interno dell’area archeologica di Ostia antica per alcuni monumenti sono stati individuati dei percorsi obbligati, in modo tale da evitare che le persone possano incrociarsi o sfiorarsi involontariamente. Sempre nel rispetto del distanziamento tra le persone, sono stati individuati i seguenti percorsi obbligati: Teatro e Piazzale delle Corporazioni, Termopolio della via della Casa di Diana, Piccolo Mercato, dalle Terme del Buticoso alla Domus di Amore e Psiche, Terme del Foro, Caseggiato del Serapide, Terme dei Sette Sapienti, Caseggiato degli Aurighi. Sono stati inoltre individuati i seguenti percorsi a senso unico alternato: Porta Romana, Porta Marina, Porta Laurentina. Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle direzioni indicate dai cartelli: questi percorsi obbligati sono stati pensati proprio per evitare il più possibile occasioni di assembramento anche involontario. Lungo il tracciato dei percorsi a senso unico o a senso unico alternato non sono consentite soste; in tutti gli altri ambienti parzialmente coperti e non interdetti alla fruizione la sosta massima consentita è di 10 minuti.

Il museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il Museo Ostiense. Con la riapertura al pubblico il museo Ostiense resta chiuso. La chiusura è solo in parte legata all’emergenza Covid: il museo infatti ha sale di piccole dimensioni e non ha finestre che possano consentire un ricambio d’aria; ma la vera motivazione è che a brevissimo inizieranno i lavori di ristrutturazione dell’edificio con conseguente riallestimento delle opere nelle sue sale.

Le Case decorate del parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Case Decorate. Le visite alle Case Decorate sono sospese fino al perdurare dell’emergenza Covid in quanto sono luoghi che, per le modalità di visita e per gli spazi angusti, presentano un alto rischio di formazione di assembramenti. Informazioni sull’apertura dell’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano e della Necropoli di Porto saranno comunicate prossimamente.
Il direttore Alessandro D’Alessio racconta l’esperienza del parco archeologico di Ostia Antica durante la fase epidemiologica del Covid 19 e le attività messe in campo in occasione della chiusura al pubblico. Spettacolari riprese da drone sulla città antica accompagnano le parole di D’Alessio sugli interventi di manutenzione e restauro in corso e i progetti futuri, tra cui l’inaugurazione in estate del museo delle Navi presso l’aeroporto di Fiumicino, e la riorganizzazione della fruizione dei porti di Claudio e Traiano.



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