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Altino. Lo Stato acquisisce con 3 milioni alcuni terreni agricoli per scavare Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali della città romana. Ecco tutto il piano dei Cantieri della Cultura: in totale 200 milioni per 38 interventi, e 13 per le acquisizioni. Molti riguardano l’archeologia

L’ok al Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, è arrivato solo nel tardo pomeriggio di mercoledì 9 febbraio 2022. Ma la notizia è rimbalzata subito ai margini della laguna nord, nella “Venezia prima di Venezia”. A pochi giorni dall’annuncio dell’avvio del progetto per la creazione del parco archeologico di Altino, il primo in Veneto, ecco una nuova buona notizia per Altino, e Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica: nelle tre nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato previste dai “Cantieri della Cultura” c’è anche Altino. Dei quasi 13 milioni di euro stanziati, 7,5 vanno all’acquisizione di Villa Massenzia, estesa proprietà tra Cecilia Metella e Circolo Massenzio lungo la via Appia Pignatelli a Roma (una volta acquisita allo Stato diverrà la base per i servizi aggiuntivi a favore dell’intero parco archeologico dell’Appia Antica); 2,3 all’acquisizione della storica Villa Buonaccorsi a Potenza Picena, aggiudicata da un fondo immobiliare privato (sarà indispensabile alle successive operazioni di valorizzazione sotto il profilo ambientale, storico, culturale ed economico per una nuova fruizione pubblica della splendida villa settecentesca); e infine con 3 milioni di euro la terza acquisizione avviene in provincia di Venezia e riguarda alcuni terreni agricoli -privi di fabbricati- che, secondo i rilevamenti scientifici, corrispondono al contesto di giacenza della massima estensione della città romana di Altino (corrispondente a Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali) la cui acquisizione permetterebbe di rendere unitaria e organica l’area archeologica e il percorso di visita comprendente il Museo Nazionale, AltinoLab e le aree archeologiche di Altino. “Un altro importante segnale di attenzione da parte del ministero della Cultura, che ormai con tutta evidenza considera Altino un cantiere culturale sul quale investire”. Commenta la direttrice Marianna Bressan. “Questo stanziamento ci permetterà finalmente di indagare con scavi archeologici il cuore monumentale della città antica e di ampliare il circuito di visita, sempre più verso la realizzazione del parco archeologico altinate”.

Cantieri della Cultura. È di 200 milioni di euro l’ammontare degli investimenti per i 38 nuovi progetti e le 3 nuove acquisizioni al patrimonio dello Stato contenuti nel Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” varato dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha ricevuto oggi il parere favorevole della Conferenza Unificata Stato-Regioni dopo il passaggio in Consiglio Superiore dei beni Culturali. “Trentotto interventi strategici, diffusi in tutta Italia, e tre nuove acquisizioni che confermano la centralità della cultura nell’azione di politica economica del governo”, commenta il ministro della Cultura Dario Franceschini, che sottolinea come “il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale è uno degli assi fondamentali su cui si fonda la crescita economica e sociale del Paese”. Gli interventi approvati si incardinano nella strategia portata avanti dal ministero della Cultura negli ultimi anni per favorire il rilancio della competitività territoriale del Paese e la crescita economica e sociale ponendo al centro i beni e i siti di eccezionale interesse culturale e di rilevanza nazionale che necessitano di interventi organici di tutela e riqualificazione, di valorizzazione e promozione culturale, anche nell’ottica dell’incremento dell’offerta turistico culturale. I 199.076.000 euro sono destinati a finanziare 38 interventi di recupero e valorizzazione per 186.285.510 euro in 16 regioni italiane e 3 nuove acquisizioni al Patrimonio dello Stato di beni immobili per un valore di 12.790.490 euro.

La mappa degli interventi e delle acquisizioni previste nei Grandi Progetti Beni Culturali

Interventi. Dei 38 finanziati, alcuni riguardano aree o musei archeologici. Villa Diana / isola Gallinara (SV): 3 milioni di euro. Restauro conservativo, consolidamento statico, risanamento igienico, riqualificazione funzionale e opere di allestimento espositivo e valorizzazione per destinare l’immobile a “Centro di documentazione per la ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’isola e dei fondali marini”, che costituirà una base logistica per campagne di indagini archeologiche, e sarà sede del parco archeologico-naturalistico subacqueo di Albenga e dell’isola di Gallinara

Colosseo (Roma): 4,5 milioni di euro. In continuità con la ricostruzione in legno dell’arena, l’intervento prevede il restauro delle due porte di accesso: Porta Trumphalis, da cui entravano in scena i gladiatori e gli animali, e Porta Libitinensis, da cui venivano portati via i corpi senza vita dei combattenti. Sarà inoltre sistemato il podio dell’arena per la collocazione della grande iscrizione di Teodosio II e Valentiniano III, promotori dei restauri durante i due regni congiunti

Archeologia green del Pan di Milano: 3,5 milioni di euro. Il progetto PAN Parco Anphitheatrum Naturae mira a completare lo scavo archeologico e a recuperare un grande fabbricato da destinare a laboratorio di restauro e a luogo espositivo, dove mostrare le opere scoperte in situ, compreso un importante corredo in ceramica di età celtica del IV – III sec. a.C.

Anfiteatro romano di Volterra: ulteriori 3 milioni di euro. Dopo la grande scoperta del 2015, è ora previsto il completamento dello scavo archeologico dell’Anfiteatro e la realizzazione di un ambizioso progetto di restauro e valorizzazione del monumento per coinvolgere il territorio dando vita a un’area archeologica diffusa migliorando l’attrattività turistica.

Sito archeologico di Iulium Carnicum (Zuglio – UD): 1,25 milioni di euro. Oggetto dell’intervento è il completamento dello scavo archeologico, il rinnovamento della copertura e la realizzazione di un punto panoramico che permetta una migliore e completa comprensione dell’area archeologica valorizzando tutto il percorso di visita del Foro.

Sito nuraghe e villaggio Costa nella foresta di Burgos (SS): 1 milione di euro. I lavori di tutela e conservazione riguarderanno pulizia, documentazione preliminare e prosieguo degli scavi e dei restauri nel nuraghe e nel villaggio, attività indispensabili nell’ottica anche della successiva valorizzazione del sito attraverso la realizzazione di un percorso archeologico e naturalistico a cura del Comune di Sassari.

Circuito dei nuraghi (Quartu Sant’Elena, CA; Pompu, OR; Ussaramanna, SU): 890mila euro. Intervento di consolidamento e restauro delle parti già messe in luce dei tre impianti nuragici e creazione di un circuito per la fruizione pubblica delle aree archeologiche per costituire una nuova offerta turistica, lenta e sostenibile, con ricadute positive su un territorio interno attualmente soggetto a grave spopolamento.

Museo Egizio di Torino: 5 milioni di euro. In occasione del bicentenario della nascita del museo, sono previsti la copertura della corte interna dell’edificio con una cupola in vetro e acciaio e l’allestimento del Giardino Egizio, con specie vegetali tipiche dell’ambiente nilotico. La copertura consentirà di trasferire gli spazi di accoglienza e servizi al pubblico, restituendo alla città un’altra piazza.

Roma. Al parco archeologico dell’Appia Antica ultimi giorni della mostra “Misurare la Terra. Un’epigrafe napoleonica dai Musei Vaticani al Mausoleo di Cecilia Metella”

Locandina della mostra “Misurare la terra” al parco archeologico dell’Appia Antica fino al 9 gennaio 2022

Ultimi giorni per visitare la mostra “Misurare la Terra. Un’epigrafe napoleonica dai Musei Vaticani al Mausoleo di Cecilia Metella”, ospitata fino al 9 gennaio 2022 al Parco Archeologico dell’Appia Antica, in due sedi espositive, al Complesso di Capo di Bove e al Mausoleo di Cecilia Metella. L’esposizione, curata da Aura Picchione, Stefano Roascio, Ilaria Sgarbozza, cade nel bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte e vuole raccontare il contesto scientifico e culturale romano di fine XVIII e inizio XIX secolo, quando ebbe inizio la redazione delle mappe geografiche di tipo scientifico, ed in particolare il ruolo del Mausoleo di Cecilia Metella, scelto in ancien régime come base geodetica e utilizzato per le rilevazioni e misurazioni cartografiche dei territori pontifici e napoleonici e per una nuova misurazione del meridiano terrestre. La mostra nasce dalla fortunata riscoperta nei Musei Vaticani di un’epigrafe che, tra il 1810 e il 1813, fu posizionata sul sepolcro. Sfuggita alla distruzione dei simboli dell’impero, rappresenta una delle poche testimonianze materiali superstiti dell’occupazione francese. Ricollocata in copia nel punto della sistemazione ottocentesca, l’epigrafe restituisce al Mausoleo la sua valenza di luogo della scienza cartografica. L’esposizione si presta a due fondamentali chiavi di lettura: la ricostruzione del milieu scientifico in cui l’epigrafe viene concepita e utilizzata e il ruolo del Mausoleo nella cultura e nelle arti.

Capriccio, di autore ignoto, raffigurante il celebre sepolcro della Regina Viarum in prossimità del golfo di Napoli (foto parco appia antica)

In questi ultimi giorni di esposizione la mostra si è arricchita di un’opera, straordinariamente interessante, che documenta l’apposizione sul tamburo del Mausoleo di Cecilia Metella dell’epigrafe napoleonica. Si tratta di un capriccio, di autore ignoto, raffigurante il celebre sepolcro della Regina Viarum in prossimità del golfo di Napoli, secondo una prospettiva nota, individuata alla metà del Settecento dai celebri vedutisti Claude-Joseph Vernet e Antonio Joli. L’epigrafe vi appare in tutta la sua evidenza, della forma e delle dimensioni che ancora oggi le riconosciamo. Alle rare fonti letterarie in nostro possesso, si aggiunge dunque una fonte iconografica inedita, che documenta lo stato del monumento in età napoleonica, prima della rimozione del manufatto, avvenuta presumibilmente tra il 1814 e il 1816.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel quindicesimo e ultimo appuntamento il viaggio parte dal Tempio dei Dioscuri, al Foro Romano, e arriva sulla via Appia, seguendo la famiglia dei Metelli

Panorama del Foro Romano con il Tempio dei Dioscuri in primo piano (foto PArCo)

I “Percorsi fuori dal PArCo” sono giunti all’ultima tappa. È stato un lungo viaggio ideale proposto dal parco archeologico del Colosseo che ci ha dato la possibilità di scoprire monumenti e luoghi significativi per l’evoluzione della civiltà romana… e non solo! Siamo dunque al quindicesimo e ultimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, Palazzo Farnese a Caprarola (Vt), le gallerie nazionali Barberini Corsini, la loggia di Galatea nella Villa Farnesina, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora una volta dal Foro Romano, esattamente come nella prima tappa dello scorso aprile, dal Tempio dei Castori, per giungere sulla via Appia, seguendo la famiglia dei Metelli.

Il portico di Ottavia come lo vediamo oggi dopo il restauro da parte di Ottaviano Augusto (foto graziano tavan)

“La storia è formata da luoghi, da eventi ma anche da persone”, spiegano gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo. “Per questo vogliamo concludere questo ciclo parlando di una delle famiglie più importanti della Roma repubblicana: i Metelli. La famiglia romana della gens Caecilia diede alla vita militare e politica romana numerosi esponenti protagonisti di avvenimenti importanti. Lucio Cecilio nel 250 a.C. riportò una vittoria significativa contro i Cartaginesi a Panormo. Quinto Cecilio Macedonico combatté la quarta guerra macedonica e ridusse la Macedonia a provincia romana nel 146 a.C. Inoltre, dopo il grandioso successo riportato, commissionò la Porticus Metelli, oggi meglio conosciuta come Portico di Ottavia dal nome della sorella di Augusto a cui fu dedicata dopo il restauro da parte del princeps”.

Le tre colonne ancora in situ risalgono alla ricostruzione di Tiberio del 6 d.C. Invece l’alto podio su cui sorgevano le colonne fu consolidato durante il rinnovamento finanziato da L. Cecilio Metello Dalmatico anche se fu nuovamente restaurato da Augusto a causa dei numerosi problemi statici dell’edificio (foto PArCo)

“La grandiosa costruzione rappresentava una novità assoluta nel panorama romano”, continuano gli archeologi del PArCo, “e riprendeva il modello della stoà greca, divenendo contenitore di opere d’arte di eccezione. Vogliamo ricordare infine Lucio Cecilio Metello Dalmatico, console dal 119 a.C., che prese il suo cognomen dalle vittorie riportate sui Dalmati. Con il bottino di guerra, nel 117 a.C., finanziò uno dei primi restauri del Tempio dei Castori nel Foro Romano, dandogli la struttura che ancora oggi possiamo in parte osservare”.

Via Appia, il Mausoleo di Cecilia Metella dall’alto. In base a confronti con monumenti funerari simili sappiamo che in origine il cilindro doveva essere sormontato da un tumulo di terra ricoperto da vegetazione. Visibile anche l’oculus, l’apertura posta sulla sommità della camera sepolcrale (foto PArCo)

La famiglia dei Metelli restaurò ed eresse nuovi monumenti anche fuori dall’Urbe: “Uno dei più emblematici”, ricordano gli archeologi del PArCo, “è il Mausoleo di Cecilia Metella sulla Via Appia nel parco archeologico dell’Appia Antica che riveste grande importanza nell’ambito dell’architettura funeraria romana e testimonia il prestigio della famiglia dei committenti che potevano finanziare costruzioni simili sulla Regina Viarum. Il Mausoleo è uno degli edifici funerari più rappresentativi della via Appia Antica, vero e proprio monumento-simbolo che si staglia al III miglio della strada consolare. Si tratta di una tomba monumentale costruita fra il 30 e il 20 a.C. per ospitare le spoglie di Cecilia Metella, esponente dell’aristocrazia romana”.

L’epigrafe, ancora visibile sulla parte alta del monumento, ricorda che Cecilia era figlia del console Quinto Cecilio Metello (foto PArCo)

“L’epigrafe, ancora visibile sulla parte alta del monumento”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “ci svela che Cecilia era figlia del console Quinto Cecilio Metello, noto come ‘Cretico’ per aver conquistato l’isola di Creta. Il termine “Crassi” con cui si conclude l’iscrizione si riferisce al marito che era con ogni probabilità Marco Licino Crasso, distintosi al seguito di Cesare nella spedizione in Gallia tra il 57 e il 51 a.C. La tomba, che impressiona ancora oggi il viaggiatore per la sua imponenza ed eleganza, era un omaggio alla defunta ma anche e soprattutto una celebrazione delle glorie, delle ricchezze e del prestigio delle famiglie di appartenenza. Era costituita da un imponente cilindro, che si presenta ancora rivestito dalle originarie lastre di travertino, poggiante su un basamento a pianta quadrata di cui si conserva il solo nucleo cementizio in scaglie di selce. Sulla sommità del tamburo è un fregio marmoreo decorato con teste di bue e ghirlande di fiori e frutta da cui deriva il termine ‘Capo di Bove’ che a partire dal medioevo indica il monumento stesso e tutta la tenuta circostante”.

Mausoleo di Cecilia Metella. Sulla destra, il mausoleo costituito da un imponente cilindro ancora rivestito dalle originarie lastre di travertino; poggia su un basamento a pianta quadrata di cui si conserva il solo nucleo cementizio in scaglie di selce. Ben visibile sulla sommità del tamburo il fregio marmoreo decorato con teste di bue e ghirlande di fiori e frutta (foto PArCo)

“Nel 1303, con l’aiuto di papa Bonifacio VIII, il mausoleo venne acquisito dalla famiglia Caetani e fortificato con un castrum formato da una cinta muraria, un palazzo e un torrione che si ergeva sulla mole della tomba romana. All’interno del villaggio fortificato – concludono – era anche la chiesa gotica di San Nicola, ancora oggi visibile di fronte al mausoleo”. Il Mausoleo di Cecilia Metella è in via Appia Antica 161. Aperto dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso alle 18.30. Come arrivare: Metro A (Arco di Travertino) e poi autobus 660 oppure 118. Ingresso con La Mia Appia Card. Per sapere di più sulle modalità di accesso: http://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/…/prepara…/

Parco archeologico dell’Appia antica: dal 27 aprile aprono in sicurezza il Mausoleo di Cecilia Metella con il Castrum Caetani e l’Antiquarium di Lucrezia Romana, dal 4 maggio il Complesso di Capo di Bove, il Parco delle Tombe della Via Latina e la Villa dei Quintili con il Casale di Santa Maria Nova

Riaprono i siti del parco archeologico dell’Appia antica (foto parco appia antica)

Riaprono i siti del parco archeologico dell’Appia antica. Col passaggio del Lazio in fascia gialla da martedì 27 aprile 2021, il Mausoleo di Cecilia Metella con il Castrum Caetani e l’Antiquarium di Lucrezia Romana saranno nuovamente aperti al pubblico. E la settimana  prossima, da martedì 4 maggio 2021, apriranno i cancelli per tornare a condividere i loro tesori anche il Complesso di Capo di Bove, il Parco delle Tombe della Via Latina e la Villa dei Quintili con il Casale di Santa Maria Nova. Tutti i siti saranno visitabili con la Mia Appia Card dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19, ad eccezione dell’Antiquarium di Lucrezia Romana che riaprirà con gli stessi orari il martedì, il giovedì e la domenica. L’accesso ai siti nel fine settimana sarà possibile prenotando telefonicamente almeno un giorno prima. In tutti i luoghi del parco archeologico per poter accedere i visitatori dovranno indossare una mascherina coprendo naso e bocca e utilizzare il gel disinfettante posto all’ingresso. Prima di entrare saranno sottoposti da personale autorizzato alla misurazione della temperatura corporea: l’accesso è infatti subordinato alla rilevazione della temperatura corporea dei visitatori che deve essere inferiore a 37,5°C. Una pannellistica specifica, posta sia all’ingresso e che all’interno delle aree, fornirà ai visitatori tutte le informazioni necessarie, ricordando di non formare assembramenti, di rispettare la distanza interpersonale di almeno 2 m e di mantenere una adeguata distanza dalle strutture e dalle opere. L’accesso ai servizi igienici è consentito una persona per volta. Si ricorda di osservare le regole per una corretta pulizia delle mani nell’interesse di tutti.

Il Mausoleo di Cecilia Metella sull’Appia antica (foto parco appia antica)

Mausoleo di Cecilia Metella – Castrum Caetani e Chiesa di San Nicola: via Appia Antica 161. Aperto dal martedì alla domenica alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura. Come arrivare: Metro A (Arco di Travertino) e poi autobus 660 oppure 118. Prenotazioni per il fine settimana chiamando in orario di apertura allo  067886254. All’interno del Mausoleo di Cecilia Metella sono consentite visite fino a un massimo di 20 persone in contemporanea. L’ingresso a gruppi accompagnati dalla propria guida turistica è consentito in numero non superiore alle 14 unità (oltre la guida) e solo se muniti di sistemi di audioguida (whisper) qualora superiori alle 6 unità.

Il complesso archeologico di Capo di Bove (foto parco appia antica)

Complesso di Capo di Bove: via Appia Antica 222. Aperto dal martedì alla domenica alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura. Come arrivare: Metro A (Arco di Travertino) e poi autobus 660 oppure 118. Prenotazioni per il fine settimana chiamando in orario di apertura allo 067806 686. All’interno dell’edificio di Capo di Bove è consentito l’ingresso ad un massimo di 6 persone contemporaneamente mentre all’esterno non dovrà essere superiore ai 15 visitatori.

Villa dei Quinitli, una delle più belle ville edificate lungo la via Appia (foto parco appia antica)

Villa dei Quintili – Santa Maria Nova: via Appia Antica 251 oppure via Appia Nuova 1092. Aperto dal martedì alla domenica alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. All’interno del Casale di Santa Maria Nova è ospitata la mostra fotografica, documentaria e multimediale “L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi” di Paolo Rumiz e compagni. Come arrivare:  in auto oppure Metro A (Colli Albani) e poi autobus 664 oppure 118. Prenotazioni per il fine settimana chiamando in orario di apertura allo 0671291210. Negli spazi all’aperto delle aree archeologiche di Villa dei Quintili, Villa di Settebassi e di Tombe della via Latina l’accesso a gruppi accompagnati dalla propria guida turistica è consentito in numero non superiore alle 14 unità e solo se muniti di sistemi di audioguida (whisper) tali da permettere un adeguato distanziamento interpersonale. All’interno dell’Antiquarium di Villa dei Quintili è consentito l’accesso ad un massimo di 4 visitatori. All’interno del Casale di Santa Maria Nova è consentito l’accesso ad un massimo di 15 persone. L’ingresso a gruppi accompagnati dalla propria guida turistica è consentito in numero non superiore alle 7 unità e solo se muniti di sistemi di audioguida (whisper).

Parco delle tombe della Via Latina (foto parco appia antica)

Parco delle tombe della via Latina: via dell’Arco di Travertino 151. Aperto dal martedì alla domenica alla domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. L’accesso all’interno degli ipogei, a causa delle particolari caratteristiche microclimatiche con elevata percentuale di umidità e limitata aerazione, non è al momento consentito. Come arrivare: Metropolitana Linea A (Arco di Travertino) oppure autobus (capolinea ATAC Arco di Travertino). Prenotazioni per il fine settimana chiamando in orario di apertura allo 067809255. All’interno del Parco delle Tombe della via Latina è consentito l’accesso ad un massimo di 50 visitatori contemporaneamente. L’accesso all’interno degli ipogei, a causa delle particolari caratteristiche microclimatiche con elevata percentuale di umidità e limitata aerazione, non è al momento consentito.

Una sala dell’antiquarium di Lucrezia Romana (foto parco appia antica)

Antiquarium di Lucrezia Romana: via Lucrezia Romana 62. Aperto il martedì, il giovedì e la domenica dalle 9 alle 19 con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Come arrivare: in auto o con la Metro A (Cinecittà o Anagnina) e poi l’autobus linea 503. Prenotazioni per il fine settimana chiamando in orario di apertura allo 0672016669. All’interno dell’Antiquarium di Lucrezia Romana è consentito l’accesso ad un massimo di 8 visitatori contemporaneamente (4 in ciascun edificio di cui si compone l’Antiquarium).

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Mia Appia Card: abbonamento annuale a tutti i siti del parco archeologico dell’Appia antica

Biglietti: acquisto online sul sito di Coopculture o presso il ticket office nella piazza del Colosseo. La Mia Appia Card: 10 euro (+2 euro di prevendita). Biglietto combinato con tutti i siti del parco archeologico dell’Appia Antica, nominativo e valido 1 anno solare dalla data di acquisto (ingressi illimitati). Permette l’accesso ai seguenti siti: Mausoleo di Cecilia Metella, Villa dei Quintili-Santa Maria Nova, Antiquarium di Lucrezia Romana, Complesso di Capo di Bove (fatta eccezione per l’area archeologica esterna e l’archivio, che restano ad accesso libero), Tombe della Via Latina (fatta eccezione per l’area del Parco esterno ai sepolcri che resta a libero accesso), Villa di Sette Bassi (visitabile solo su prenotazione di gruppi di 15 persone o in occasione di aperture straordinarie). Ridotto: 2 euro (+2 euro prevendita). Ingresso giornaliero agevolato riservato ai giovani tra i 18 e 25 anni. Gratuito (+2 euro prevendita): per i minori di 18 anni, i membri ICOM e tutte le altre agevolazioni previste dalla normativa (https://www.beniculturali.it/agevolazioni). Gratuito senza prevendita per i portatori di handicap, il loro accompagnatore, le guide turistiche abilitate.

Roma. Il parco archeologico del Colosseo lancia il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole far scoprire i legami profondi tra i monumenti del PArCo e quelli del territorio circostante: un percorso virtuale in 14 racconti che poi diventerà un percorso realmente percorribile

Una nuova rubrica lega il parco archeologico del Colosseo ai monumenti e ai luoghi di Roma e del Lazio​, in un percorso e itinerario di visita virtuale, pensato nel corso della pandemia, che finalmente potrà tornare ad essere anche reale. È il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante. Oggi lunedì 26 aprile 2021 sui canali social del PArCo è stato pubblicato il video con la presentazione del progetto, che sarà l’occasione per dare il benvenuto e accogliere virtualmente tutti gli enti che hanno aderito. Da martedì 27 aprile 2021, e per quattordici martedì, la rubrica legherà il PArCo ai monumenti e ai luoghi di Roma e del Lazio, in un percorso e itinerario di visita virtuale, pensato nel corso della pandemia, che finalmente potrà tornare ad essere anche reale, grazie alla riapertura di Musei e Luoghi della Cultura prevista proprio a partire da oggi 26 aprile 2021. Le connessioni si svilupperanno attraverso il web e i profili social Facebook e Instagram del PArCo e di tutti gli enti coinvolti con gli hashtag #parcofuoridalparco e #percorsifuoridalparco. Al termine della campagna social l’intero percorso, di fatto realmente percorribile, sarà pubblicato sul sito web nella sezione Percorsi: https://parcocolosseo.it/percorsi/ con tutte le informazioni per la visita dei luoghi.

Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo (foto PArCo)

Da quando nel 2018 il Parco archeologico del Colosseo ha ottenuto il Marchio dell’Anno del Patrimonio Europeo con il progetto “Il PArCo fuori dal PArCo”, che ha l’obiettivo di promuovere l’osmosi dell’area archeologica di Foro Romano-Palatino, Domus Aurea e Colosseo con il territorio circostante, le attività per costruire una rete di relazioni storiche, sociali e culturali non si sono mai interrotte. All’interno di questo programma è nato il progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia”. Il percorso coinvolge istituti del ministero della Cultura operanti nel Lazio (tra cui la Direzione regionale Musei, le Gallerie nazionali Barberini Corsini, il museo nazionale Romano, i parchi archeologici dell’Appia Antica e di Ostia Antica), la Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali di Roma, l’Accademia nazionale dei Lincei con la Villa Farnesina, i Comuni di Cori e Priverno e la fondazione Roffredo Caetani, che hanno aderito all’iniziativa con grande entusiasmo.

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Lo stadio realizzato da Domiziano sul Palatino (foto PArCo)

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Piazza Navona a Roma che insiste sullo stadio di Domiziano (foto sovrintendenza capitolina ai beni culturali)

Il progetto prevede il “racconto” con testi e immagini, sui canal social del PArCo e delle istituzioni coinvolte, del legame che unisce la storia di un monumento o di un reperto del Parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello” situato in una delle realtà culturali che hanno aderito. I legami tra i monumenti saranno di diverso tipo: cronologico, tipologico, tematico, stilistico, iconografico, architettonico, storico. Così i Dioscuri di Cori dialogheranno con i Dioscuri dell’omonimo tempio affacciato sul Foro Romano; scopriremo che la Magna Mater è venerata sia sul Palatino che a Ostia; visiteremo le residenze urbane e suburbane di Livia la moglie di Augusto, tra Palatino e Prima Porta, e arriveremo fino a Priverno; seguiremo le tracce del Palladium da Sperlonga a Roma; passeggeremo nello stadio di Domiziano sul Palatino, imparando che l’imperatore ne aveva fatto costruire un altro che oggi è Piazza Navona; e ancora, scopriremo i legami tra la Chiesa di Santa Maria Nova nel Foro Romano e l’omonima tenuta nel Parco dell’Appia; ammireremo le pitture di Santa Maria Antiqua e quelle di Santa Maria Maggiore nel Giardino di Ninfa; infine, arrivando fino al Rinascimento e al Barocco, passeremo dalla Vigna Barberini sul Palatino al Palazzo Barberini, scopriremo i legami tra la Loggia Mattei e la Villa Farnesina, e seguiremo la storia della famiglia Farnese dai giardini sul Palatino al palazzo di Caprarola.

Fondazione Scuola Beni culturali: nel primo seminario on line rafforzato il ruolo internazionale dell’Italia per l’area del Mediterraneo nella gestione del patrimonio

Progettare il futuro nella gestione del patrimonio: la dimensione internazionale. Con un seminario online dal titolo “Programme follow-up: twinnings and skills sharing” (Aggiornamento del programma: gemellaggi e condivisione delle competenze) si è conclusa, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, la prima edizione della International School of Cultural Heritage, il programma di scambio e aggiornamento professionale per l’area del Mediterraneo lanciato nel novembre 2019 dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Un appuntamento di lavoro basato sul reciproco ascolto e sulla condivisione di esperienze, con il quale si è voluto valorizzare il cospicuo investimento realizzato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, allo scopo di rafforzare il ruolo internazionale dell’Italia nel campo della gestione del patrimonio e condividere con i Paesi partecipanti il know how italiano. Le indicazioni e le valutazioni emerse durante il seminario conclusivo costituiranno una base di partenza condivisa per la programmazione di attività future: è già prevista per la fine del 2021 una seconda edizione del Programma, e l’avvio di accordi e gemellaggi tra istituzioni italiane e dei Paesi coinvolti. La vice ministra MAECI Marina Sereni e l’Assistant Director-General per la Cultura dell’UNESCO, Ernesto Ottone Ramirez, hanno portato i loro saluti confermando l’interesse e la piena disponibilità delle loro istituzioni a continuare nel lavoro comune. Al seminario hanno preso parte i rappresentanti di alcuni dei partner coinvolti, che hanno ospitato i referenti stranieri nelle loro esperienze sul campo in Italia: Parco archeologico di Paestum, Parco Archeologico dell’Appia Antica, Coopculture, Museo Egizio di Torino, CNR – Istituto di scienze per il patrimonio culturale, Museo Etrusco di Villa Giulia, Fondazione Brescia Musei. Sono intervenuti poi i responsabili apicali delle istituzioni dell’area mediterranea che hanno aderito al Programma, da Algeria, Egitto, Etiopia, Giordania, Iraq, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Tunisia e Turchia. Il confronto è stato coordinato da Mounir Bouchenaki, archeologo algerino già Vice-Direttore dell’UNESCO per la Cultura e Direttore Generale di ICCROM, attualmente consulente esperto per l’UNESCO.

La prima edizione della International School ha visto la partecipazione di diciannove tra archeologi, architetti, esperti e gestori di musei provenienti da diverse aree del Mediterraneo e dall’Etiopia coinvolti in un corso residenziale della durata di cinque mesi, con il titolo “Gestione del patrimonio archeologico mediterraneo: sfide e strategie”. I professionisti hanno partecipato, in un primo tempo, alla parte teorica del programma: lezioni, visite tematiche e visite di studio a siti e istituzioni culturali, workshop, casi di studio e incontri, si sono susseguiti offrendo un vasto panorama di tematiche legate alla conservazione e alla ricerca, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Successivamente, e fino allo scorso marzo, ogni partecipante si è poi dedicato individualmente a uno specifico progetto sul campo presso enti e istituzioni in tutta la Penisola: da Brescia ad Agrigento, Torino, Roma, Napoli, Paestum, Ercolano e Pompei, collaborando con i colleghi italiani appartenenti a istituzioni, musei e parchi archeologici. Durante il lavoro sul campo, i partecipanti stranieri hanno potuto studiare i modelli e le pratiche delle istituzioni ospitanti e sviluppare un proprio progetto applicabile al contesto di provenienza.

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Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali


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Maria Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola Beni e Attività culturali

“Grazie al contributo delle istituzioni archeologiche italiane già coinvolte nel Programma”, spiega Vincenzo Trione, presidente della Fondazione, “è già in corso la costruzione di una offerta formativa, al momento online, di profilo internazionale: una serie di webinar, in lingua inglese, come occasione di formazione per i partecipanti stranieri e come momento di “promozione” delle istituzioni italiane”. E il direttore Alessandra Vittorini: “L’iniziativa odierna, che ha visto partecipazioni di alto profilo e interessanti riconoscimenti sui risultati conseguiti, rafforza la Fondazione, nel suo impegno volto a contribuire alla costruzione di una rete permanente per l’aggiornamento e l’accrescimento dei professionisti del patrimonio culturale, puntando prevalentemente sullo scambio di esperienze di eccellenza e la condivisione di modelli di lavoro”. “Oggi abbiamo constatato un grande interesse nel modello di scambio della International School e nella proposta di lavorare su possibili gemellaggi tra istituzioni italiane e Paesi stranieri”, conclude Andrea Meloni, membro del Consiglio di Gestione della Fondazione e delegato per i rapporti internazionali, aggiungendo che “tutti i colleghi dei Paesi esteri hanno confermato il pieno apprezzamento per il lavoro fatto e si sono dichiarati fortemente interessati a continuare a lavorare per progetti di collaborazione nel prossimo futuro”.

#iorestoacasa. “Passeggiata archeologica” da Nord a Sud con i video promossi dal Mibact per portare il patrimonio culturale nella casa degli italiani in piena emergenza da coronavirus: “La cultura non si ferma”

#iorestoacasa è l’invito che da qualche settimana è chiesto a tutti noi, un mantra che ci accompagna in ogni comunicazione ufficiale. Lo ha recepito molto bene il ministero per i Beni e le Attività culturali che però assicura: “La cultura non si ferma”. E lancia una serie di brevi video promozionali per far conoscere, stando a casa, le bellezze del nostro patrimonio culturale. Ecco una breve carrellata di immagini, da Nord a Sud, che diventa una vera e propria “passeggiata archeologica”.

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia è tra le principali e più antiche istituzioni museali del Friuli Venezia Giulia. Inaugurato il 3 agosto del 1882, e rinnovato il 3 agosto 2018, è parte del Polo museale del Friuli Venezia Giulia e conferito in uso alla Fomdazione Aquileia. Il complesso museale, con la sua notevole estensione e l’ingente ed eccezionale collezione archeologica, fortemente legata al territorio e alle indagini archeologiche effettuate nel sito, rappresenta una delle più importanti istituzioni museali dell’Italia settentrionale.

Museo Archeologico nazionale del Mare di Caorle. La visita inizia con “TERREDACQUE da mostra a museo”, allestita già nel 2014 dall’allora Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto. In queste sale, situate al primo piano del Museo, sono stati esposti i reperti più significativi rinvenuti a Caorle e in siti limitrofi, databili in un ampio arco cronologico che va dall’età del Bronzo recente (XIII—prima metà XII secolo a.C.) all’epoca moderna. Nelle sale al piano terra è invece raccontata la storia del brick Mercurio, un’imbarcazione da guerra a due alberi, armata con due vele quadre e una vela trapezoidale con un solo ponte, costruita in età napoleonica e ceduta dai Francesi alla flotta italiana. Il vascello saltò in aria il 22 febbraio del 1812, perché colpito al Santa Barbara, cioè nelle polveri poste a poppa, durante la battaglia di Grado, combattuta dagli Italo-francesi contro gli Inglesi.

Museo Archeologico nazionale di Ferrara. Allestito nel cinquecentesco palazzo tradizionalmente attribuito a Ludovico Sforza detto il Moro, Duca di Milano, appartenne in realtà ad Antonio Costabili, segretario di Ludovico e personalità di spicco della corte del Duca Ercole I d’Este, palazzo progettato da Biagio Rossetti per Antonio Costabili, il museo conserva le testimonianze della necropoli e dell’abitato di Spina, il fiorente porto commerciale etrusco che tra il VI e il III sec. a.C. rappresentò uno dei centri focali della regione. Sono esposti alcuni dei corredi ritrovati nelle oltre 4.000 tombe, reperti di impressionante bellezza tra cui spicca un’imponente raccolta di vasi attici a figure rosse del V sec. a.C. Recentemente ampliato e riallestito con apparati all’avanguardia, il museo vanta una Sala del Tesoro affrescata dal Garofalo, la Sala delle Piroghe, imbarcazioni monossili di età tardo romana (III-IV secolo d.C.), e la Sala degli Ori con gioielli d’oro, argento, ambra e pasta vitrea risalenti al V e IV sec. a.C. Al piano terra, quattro sale – di cui due affrescate dal Garofalo e dalla sua scuola – sono dedicate “alla città dei vivi”, all’abitato di Spina, ai culti e ai miti, ai popoli e alle scritture. Chiude il percorso una delle “biblioteche virtuali” che introduce alla necropoli. Il piano nobile, in consonanza con l’originario allestimento degli anni Trenta, è dedicato alla necropoli della città etrusca e annovera capolavori della pittura vascolare attica, bronzi etruschi, preziosi oggetti di importazione da tutto il Mediterraneo.

Il Colosseo, il Foro e il Palatino risplendono in questo video realizzato in piena emergenza coronavirus per permettere alle persone di continuare a godere del patrimonio culturale nazionale. Dall’attenzione alle famiglie con le numerose attività e laboratori per bambini e ragazzi alle attività di studio e ricerca, con la possibilità di ammirare luoghi meno noti come la domus di Scauro; dagli scavi realizzati insieme a studenti e specializzandi per la formazione specialistica sul campo ai percorsi multimediali attraverso i luoghi di Nerone, Augusto e Livia; dalle opere di manutenzione e restauro all’Arco di Tito, con l’inconsueto accesso a una scala interna al monumento trionfale, al lavoro quotidiano del personale nel Parco Archeologico del Colosseo. Questo e molto altro è visibile nel video che illustra uno dei luoghi iconici del patrimonio culturale mondiale, pronto ad accogliere nuovamente appena possibile chi vorrà godere dal vivo dei suoni e delle luci che animano le memorie più preziose della nostra storia.

“Classico pop”: curioso video con i tesori del museo nazionale Romano. Nato nel 1889 come uno dei principali centri di cultura storica ed artistica dell’Italia unita, oltre ad accogliere ed esporre le opere di collezioni storiche passate allo Stato e le numerose antichità che emergevano dai lavori di adeguamento di Roma al suo nuovo ruolo di Capitale del Regno d’Italia, il Museo era destinato ad accrescere il patrimonio storico ed artistico della città e contribuire con esso nel modo più efficace all’incremento della cultura. Circa un secolo dopo la sua istituzione nelle Terme di Diocleziano, il Museo è stato riorganizzato in quattro sedi distinte: alle Terme si sono aggiunti Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e la Crypta Balbi.

Le Terme di Diocleziano, che fanno parte del museo nazionale Romano, rivivono in questa ricostruzione 3D, che mostra gli straordinari resti del grande impianto d’età imperiale come appariva ai Romani del IV secolo d.C.

Il Parco Archeologico dell’Appia Antica si sviluppa da Porta Capena sino alla località di Frattocchie nel comune di Marino, tra la via Ardeatina e l’Appia Nuova, includendo la Valle della Caffarella e l’area di Tormarancia. Il Parco Archeologico ha in consegna un ampio tratto dell’antica via Appia, di proprietà del Demanio dello Stato, dal civico n. 195 fino alla località di Frattocchie, con i monumenti sui lati, e i siti di Cecilia Metella e Castrum Caetani, Capo di Bove, Villa dei Quintili e Santa Maria Nova, il Parco delle Tombe della via Latina, il complesso degli Acquedotti, la Villa dei Sette Bassi, l’Antiquarium di Lucrezia Romana.

Museo e parco archeologico Nazionale di Egnazia. Il museo, intitolato a Giuseppe Andreassi, direttore del museo e dell’area archeologica dal 1976 al 1985 e Soprintendente Archeologo della Puglia dal 1990 al 2009, sorge all’esterno delle mura di cinta dell’antica Gnathia, nell’area della necropoli messapica. La città, citata dagli autori classici per la sua posizione geografica privilegiata, fu scalo commerciale strategico nel collegamento tra Occidente e Oriente. Della fase messapica di Egnazia restano le poderose mura di difesa e le necropoli, con tombe a fossa, a semicamera e le monumentali tombe a camera. Della città romana si possono ammirare i resti della Via Traiana, della Basilica Civile con l’aula delle Tre Grazie, del Sacello delle divinità orientali, della piazza porticata, del criptoportico e delle terme. Tra gli edifici di culto cristiano, sorti tra il IV ed il VI sec. d.C., si segnalano la Basilica Episcopale con il battistero e la Basilica Meridionale, originariamente pavimentate con mosaici. Il nuovo museo è stato inaugurato nel luglio 2013. Il percorso espositivo, diviso in 7 sezioni, narra le vicende che hanno caratterizzato la ricerca archeologica ad Egnazia e l’evoluzione storica del sito dal XVI sec. a.C. fino al XIII secolo d.C., epoca dell’abbandono.

Anfiteatro Romano di Lecce. Collocato nel cuore di Lecce, in piazza S. Oronzo, l’Anfiteatro romano testimonia l’importanza raggiunta dall’antica Lupiae in epoca imperiale. Scoperto agli inizi del Novecento, dell’edificio originario è oggi visibile circa un terzo, con parte dell’arena e della cavea, mentre la restante porzione è celata al di sotto della piazza e dei fabbricati prospicenti.

Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è stato istituito nel 1969 e intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853). Erudito del luogo animato da spirito antiquario, per primo raccolse e custodì le testimonianze della vita della città, ricostruendone la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia. Dal 1995 il Museo ha sede nel Castello Normanno-Svevo della città che, nella sua struttura originaria e più antica, risale all’epoca di Federico II. I materiali esposti provengono dagli scavi effettuati nella città e nel suo territorio a partire dalle prime ricerche effettuate da Paolo Orsi nel 1921. Accanto ai reperti rinvenuti nelle indagini archeologiche, sono presenti quelli provenienti dalle prestigiose raccolte Capialbi, Cordopatri e Albanese. Le collezioni del Museo illustrano la storia e l’archeologia del territorio, dalla preistoria (primo piano) all’età greca (piano terra e primo piano) e a quella romana e medioevale (piano terra). L’allestimento, basato su criteri cronologici e topografici, ha inizio con manufatti di età protostorica e con reperti provenienti dagli scavi condotti nelle aree sacre della città magnogreca. L’area sacra di Scrimbia ha restituito manufatti databili tra la fine del VII e la fine del V secolo a.C. Il piano terra espone reperti ritrovati nelle necropoli di Hipponion (fine VII – IV secolo a.C.), tra i quali spicca una laminetta aurea attestante il culto orfico con un’iscrizione in dialetto dorico-ionico che fornisce consigli per il passaggio del defunto nel mondo dei morti. L’itinerario prosegue con i materiali di età romana. All’archeologia subacquea è dedicata ampia attenzione: tra i vari reperti viene presentata la ricostruzione parziale della chiglia di un’imbarcazione e alcune anfore e ancore di diverse epoche rinvenute in buona parte nei fondali vibonesi.

Con i bronzetti nuragici del museo Archeologico nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro alcuni consigli per chi è costretto a stare a casa. Il museo è stato inaugurato nel 2002, nel palazzo ottocentesco appartenuto a Giorgio Asproni, intellettuale e uomo politico sardo del XIX secolo. L’esposizione offre un’intensa testimonianza del ricco patrimonio paleontologico e archeologico proveniente dalla provincia di Nuoro: dalle testimonianze di vertebrati del Monte Tuttavista e della Grotta Corbeddu, ai reperti del Paleolitico di Ottana ed alla collezione di oggetti di vita quotidiana del Neolitico. Seguono i materiali delle culture dell’Età del Rame di Filigosa, Abealzu, Monte Claro, del vaso Campaniforme e della cultura di Bonnanaro, a cui si data lo scheletro di Sisaia, ritrovato nell’omonima grotta. Gli oggetti del periodo nuragico, l’età del Bronzo e del Ferro provengono da importanti siti quali Su Tempiesu ad Orune, Sa Sedda ‘e Sos Carros, ad Oliena; la collezione include inoltre la ricostruzione della fonte sacra di Oliena.

Riforma Franceschini: nominati i dieci nuovi direttori di musei e parchi archeologici. Sono italiani, archeologi e storici dell’arte, con esperienza internazionale

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Archeologi e storici dell’arte chiamati per la Riforma Franceschini dalla commissione presieduta da Paolo Baratta, con Lorenzo Casini (ordinario di diritto amministrativo della Scuola IMT Alti studi di Lucca), Keith Christiansen (storico dell’arte e curatore capo del Department of Eurepean Paintings del Metropolitan Museum of Art di New York), Claudia Ferrazzi (consigliere di Amministrazione del Louvre-Lens) e Michel Gras (archeologo e direttore di ricerca del Centre national de la recherche scientifique di Parigi): con la selezione internazionale per i direttori dei 10 grandi musei e parchi archeologici italiani si è infatti conclusa la seconda fase della riforma, che ha interessato il museo Nazionale romano, il complesso monumentale della Pilotta a Parma, il museo della Civiltà di Roma, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il museo storico e il parco del Castello di Miramare a Trieste, il parco archeologico dei Campi Flegrei a Napoli, il parco archeologico dell’Appia antica a Roma, il parco archeologico di Ercolano a Napoli, il parco archeologico di Ostia antica a Roma, Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. Due dei 10 nuovi direttori rientrano in Italia dopo un’esperienza professionale all’estero: si tratta di Andreina Contessa, scelta per il Castello di Miramare di Trieste, che arriva dal Nahon Museum of Italian Jewish Art di Gerusalemme, e Simone Verde scelto per dirigere la Pilotta a Parma, che viene dal Louvre di Abu Dhabi. Sei dei nuovi direttori sono archeologi e quattro storici dell’arte, mentre sei, tre funzionari e tre dirigenti, provengono dal Mibact. “Con queste 10 nomine di grande levatura scientifica”, interviene il ministro Franceschini, “sono state riconosciute le eccellenze italiane, con particolare riferimento all’archeologia e alla storia dell’arte. La commissione ha fatto un grande lavoro e ha offerto al direttore generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani con elevata professionalità nella direzione del patrimonio culturale, con alcuni che tornano nel nostro Paese dopo importanti esperienze all’estero”. Il ministro ha scelto il direttore del museo nazionale Romano, mentre il dg Soragni ha scelto i direttori degli altri 9 musei e parchi archeologici. Vediamo le dieci schede.

Daniela Porro, neo direttore del museo nazionale Romano

Daniela Porro, neo direttore del museo nazionale Romano

MUSEO NAZIONALE ROMANO (ROMA): Daniela Porro, storica dell’arte. Entrata nel 1985 al Mibact dove dal 2009 è dirigente storico dell’arte. Dal 2012 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale per il Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma. Dal 2015 è segretario regionale del Lazio. È considerata tra i dirigenti più esperti nel settore museale.

Simone Verde, neo direttore del Complesso della Pilotta

Simone Verde, neo direttore del Complesso della Pilotta

COMPLESSO MONUMENTALE DELLA PILOTTA (PARMA): Simone Verde, storico dell’arte. Dal 2014 è responsabile della ricerca scientifica e della produzione editoriale del Louvre-Abu Dhabi negli Emirati Arabi, dove ha anche coordinato l’equipe scientifica dell’Agence France-Muséums. Curatore di mostre e docente, è autore di noti saggi nel settore del patrimonio culturale.

Filippo Maria Gambari, neo direttore del museo delle Civiltà

Filippo Maria Gambari, neo direttore del museo delle Civiltà

MUSEO DELLE CIVILTÀ (ROMA): Filippo Maria Gambari, archeologo. Dirigente dal 2009 del Mibact dove è entrato nel 1979. Soprintendente per i beni archeologici dell’Emilia Romagna dal 2010 al 2014, della Lombardia dal 2014 al 2016, e poi della Sardegna. Archeologo con una vasta esperienza sul campo e dall’alto profilo scientifico.

Valentino Nizzo, neo direttore del museo etrusco di Villa Giulia

Valentino Nizzo, neo direttore del museo etrusco di Villa Giulia

MUSEO NAZIONALE ETRUSCO DI VILLA GIULIA (ROMA): Valentino Nizzo, archeologo. Dottore di ricerca in Archeologia, dal 2010 funzionario archeologo della soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna. Ha all’attivo numerose attività di scavo e ricognizione archeologica antecedenti all’ingresso nel Mibact. Autore di diverse pubblicazioni.

Andreina Contessa, neo direttore del Castello di Miramare

Andreina Contessa, neo direttore del Castello di Miramare

MUSEO STORICO E PARCO DEL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE): Andreina Contessa, storica dell’arte e curatrice museale. Dal 2009 è direttore del Nahon Museum of Italian Jewish Art a Gerusalemme. Dal 1994 ha insegnato storia dell’arte in Europa e negli Stati Uniti. Autrice di numerose pubblicazioni, ha curato diverse mostre, realizzando direttamente anche documentari e altri prodotti multimediali.

Adele Campanelli, il neo direttore del parco dei Campi Flegrei

Adele Campanelli, il neo direttore del parco dei Campi Flegrei

PARCO ARCHEOLOGICO DEI CAMPI FLEGREI: Adele Campanelli, archeologo. Dirigente archeologo Mibact dove è entrata nel 1980. Soprintendente per i Beni archeologici delle Province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta dal 2010 al 2014. Dal 2015 al 2016 è stata soprintendente Archeologia della Campania e, poi, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio dal 2016. Vanta una lunga esperienza sia nella tutela del territorio, sia nella gestione e nella direzione di istituti e luoghi della cultura.

Rita Paris, neo direttore del parco dell'Appia antica

Rita Paris, neo direttore del parco dell’Appia antica

PARCO ARCHEOLOGICO DELL’APPIA ANTICA: Rita Paris, archeologo. Funzionaria del Mibact dal 1983. Responsabile dei monumenti e delle aree archeologiche dell’Appia antica dal 1996, cura, dal 2006, anche l’Archivio Cederna. È studiosa molto apprezzata in Italia e all’estero.

Francesco Sirano, neo direttore del parco di Ercolano

Francesco Sirano, neo direttore del parco di Ercolano

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO: Francesco Sirano, archeologo. Funzionario Mibact dal 1999, ha maturato importanti esperienze nella gestione e nella tutela delle aree archeologiche della Campania. Autore di numerose pubblicazioni, è abilitato all’insegnamento come professore universitario in Italia e in Francia.

Fabrizio Delussu, neo direttore del parco di Ostia antico

Fabrizio Delussu, neo direttore del parco di Ostia antico

PARCO ARCHEOLOGICO DI OSTIA ANTICA: Fabrizio Delussu, archeologo. Direttore e curatore del museo Archeologico di Dorgali, in Sardegna, dal 2012 al 2016. Docente e ricercatore all’università di Sassari dal 1998, vanta una decennale esperienza nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, con specifico riguardo alla archeologia.

Andrea Bruciati, neo direttore di Villa Adriana

Andrea Bruciati, neo direttore di Villa Adriana

VILLA ADRIANA E VILLA D’ESTE (TIVOLI): Andrea Bruciati, curatore e storico dell’arte. È stato direttore artistico di ArtVerona e di BJCEM 2015, la biennale di giovani creativi dell’Europa (Milano 2015). Ha all’attivo numerosi progetti curatoriali e numerose pubblicazioni su riviste di settore.

Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani

Il gruppo del "Gladiatore che uccide il leone" in un'incisione della seicentesca Collezione Giustiniani

Il gruppo del “Gladiatore che uccide il leone” in un’incisione della seicentesca Collezione Giustiniani

Palazzo Massimo a Roma, sede del museo nazionale Romano

Palazzo Massimo a Roma, sede del museo nazionale Romano

Per la prima volta dopo 50 anni tornano insieme due dei tre pezzi del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani, trafugati tra il 1966 e il 1971: sono la testa del leone, preso, ma ruggente. E il busto dell’atleta pronto a colpirlo a morte. Testa di leone e busto dell’atleta sono le star indiscusse della mostra “Archaelogy and Me – Pensare l’archeologia nell’Europa contemporanea”, aperta al museo nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma fino al 23 aprile 2017. Che cos’è l’archeologia? Come viene percepita dai cittadini europei? Quale ruolo ha nella società contemporanea? Sono le domande alle quali risponde la mostra a cura di Maria Pia Guermandi e Rita Paris, promossa dalla soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area centrale di Roma e dal museo nazionale Romano, in collaborazione con l’Istituto per i Beni Artistici Culturali e naturali dell’Emilia Romagna, con l’organizzazione di Electa.

Il torso di Mitra-Gladiatore restituito dal Paul Getty Museum, ora in mostra a Roma

Il torso di Mitra-Gladiatore restituito dal Paul Getty Museum, ora in mostra a Roma

Il gruppo del “Gladiatore che uccide un leone”, ritratto in una delle incisioni volute dal marchese Vincenzo Giustianiani nel 1631 per illustrare la sua collezione di antichità, era in realtà una composizione creata all’epoca intorno al frammento di un Mitra tauroctono di età romana. Rubato dalla Villa di Bassano Romano, il torso è stato restituito dal Getty Museum nel ’99 grazie al nucleo Tutela patrimonio culturale dei carabinieri dopo una lunga vicenda, ben riassunta sul sito “Archaelogy and me”, che dimostra come “l’archeologia non sia solo scavo, ma anche studio, conoscenza, collaborazione e tanta pazienza. E talora, come nel caso del “torso di Mitra”, l’archeologia un caso  da risolvere!”. “Siamo al 1984”, raccontano gli esperti di Archaeology and me, “quando alcune foto di dettaglio del solo busto della statua apparvero in un articolo sui restauri del Paul Getty Museum di Malibu, in California. Non venivano forniti né una foto per intero della statua né indicazioni sulla provenienza! Ancora una volta fu un archeologo a riconoscere il pezzo: il tedesco Rainer Vollkommer, studioso dell’iconografia del dio Mitra. Evidentemente il torso del “Gladiatore-Mitra” era uscito illegalmente dal nostro Paese per essere venduto sul mercato antiquario. Grazie al reparto operativo del comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel 1999 l’opera ritornò in Italia e venne collocato a Ostia, accanto all’originale come avrebbe voluto Giovanni Becatti”.

La testa di leone del gruppo Giustiniani: era esposta a Villa di Capo del Bove sulla via Appia

La testa di leone del gruppo Giustiniani: era esposta a Villa di Capo del Bove sulla via Appia

La testa del leone è stata invece rinvenuta ad aprile scorso nel sito archeologico di Capo di Bove sulla Via Appia, in una villa privata acquistata dalla soprintendenza e oggi aperta al pubblico. “Per una strana coincidenza della sorte”, ci raccontano ancora gli archeologi di Archaeology and Me, “la testa, rubata nel 1966, era già rientrata a far parte delle collezioni dello Stato: era esposta nella Villa di Capo di Bove, al Parco Archeologico dell’Appia Antica! È possibile che la testa fosse stata acquistata sul mercato antiquario dal vecchio proprietario della villa, prima che la proprietà fosse venduta alla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 2002. E ora, grazie al sapiente lavoro dei Carabinieri del Nucleo Tutela il pezzo è stato riconosciuto e, in occasione della mostra “Archaeology&ME”, è finalmente possibile rivedere riuniti due “protagonisti” di questa lunga storia!”.